MCXXXIIAnno diCristoMCXXXII. IndizioneX.Innocenzo IIpapa 3.Lottario IIIre di Germania e d'Italia 8.Per qualche mese ancora si trattennepapa Innocenzoin Francia con aggravio non piccolo di quelle chiese, come scrive Orderico[Ordericus Vital., Hist. Ecclesiast., lib. 13.], perchè egli non avea altra maniera da mantenersi. Nel febbraio fu al monistero di Clugnì e a Lione, da dove passò a Valenza e a Sant'Egidio. Finalmenteper montem Genuae(Genevaecrede il padre Pagi[Pagius, Crit. ad Annal. Baron.]che si debba leggere; Jacopo da Varagine[Jacob. de Varagine, in Chron.]scrive che Innocenzo II nel suo ritorno fu inGenova)fines Lombardiae intravit,atque apud Astam solemnitate Resurrectionis dominicae celebrata(nel dì 4 di aprile)venit Placentiam. Quivi celebrò il terzo suo concilio coi vescovi di Lombardia, della Romagna, Emilia e marca d'Ancona. Convien dire che egli lungo tempo si fermasse in quelle parti per aspettar l'arrivo del re Lottario, il quale, secondo il concerto, dovea venire in Italia. Vedesi una di lui bolla[Campi, Istor. di Piacenza, nell'Append.], data in CremonaII idus juliidell'anno presente, in favore dei monaci di san Sisto di Piacenza. E in BresciaIV kalendas augustiun'altra. Portano esse bolle l'uso dell'anno pisano. Abbiamo dall'Annalista Sassone[Annalista Saxo.]e dagli Annali d'Ildeseim[Annales Hildesheim.]che ilre Lottariocelebrò la festa dell'Assunzion della Vergine in Virtzburg, e di là poi mosse alla volta d'Italia, ma con un'armata assai tenue rispetto al suo decoro. Però solamente circa il principio di settembre arrivò per la via di Trento ai prati di Roncaglia sul Piacentino, dove soleano adunarsi i principi, vescovi, baroni e legati delle città di questo regno, allorchè il nuovo reveniva. Colà si portò ancora il papa per abboccarsi con lui, e stabilir le cose occorrenti per liberar dalle mani dell'antipapa la città di Roma, e conferir la corona dell'imperio ad esso re Lottario. Ma con poco suo onore fu Lottarlo ricevuto; perciocchè, secondo l'asserzione di Alberico monaco dei tre Fonti[Alberic. Monachus, apud Leibnitium.],in multis locis tam amore Conradi, quam respectu paucitatis suae, ab incolis terrae subsannatus et despectus fuit. Verum paulo ante Conradus, qui a Mediolanensibus constitutus rex fuerat, paene omnibus suis amissis, periculose ad patriam repatriavit. Questopaulo anteci fa scorgere insussistente l'opinione di chi credette partito d'ItaliaCorradonell'anno 1129. Quivi dovette egli dimorare fino all'anno presente, finchè udita la mossa del re Lottario, non credendosi più sicuro in Italia, se ne fuggì non senza pericoli in Germania. Ora il pontefice dopo il suddetto abboccamento dovette venire sul Modenese al monistero di Nonantola, per cui erano insorte liti fra i popoli di Modena e Bologna. Ho io pubblicata una sua bolla data in quel monistero[Antiquit. Italic., Dissert. LXV.]IV idus octobriscoll'anno pisano 1133, che è il volgare 1132. Da tal bolla apparisce l'opulenza d'esso monistero. Dopo ciò, il pontefice, passando per monte Bardone, cioè per la strada di Pontremoli, andò a fermarsi in Pisa. Colà chiamati gli ambasciadori de' Genovesi, trattò fra essi e i Pisani la pace: e per gratificare amendue que' popoli, da' quali avea ricevuti più servigi, levòSiro vescovodi Genova dalla suggezione dell'arcivescovo di Milano, col conferirgli la dignità archiepiscopale[Cardin. de Aragonia, in Vita Innocentii II. Gualvanus Flamma, Manip. Flor., cap. 167.], e sottomettere a lui i vescovati di Bobbio e di Brugneto, e tre altri in Corsica. Dichiarò eziandio primate della Sardegna l'arcivescovo di Pisa, e a lui sottomise inoltre il vescovato di Populonia, e tre altri nella Corsica suddetta, con che contentò amendue queipopoli. Caffaro scrive[Caffari, Annal. Genuens., lib. I.]che in Corneto fu stabilito l'ingrandimento di questi due arcivescovi. Se ciò è, appartiene il fatto all'anno seguente. Ma forse in Corneto furono solamente spedite le bolle di quanto in Pisa era stato accordato. Abbiamo dagli Annali d'Ildeseim[Annal. Hildesheim. Chronogr. Saxo, apud Lebnitium.]e dal Cronografo Sassone che il re Lottario celebrò la festa del santo Natale nella terra di Medicina, sul Bolognese, e non giàModoetiae, ossiaMonza, come sospettò il Leibnizio, per poca conoscenza di quella terra. Egli era nel luogo di Fontana sul Piacentino, allorchè concedette, in non so qual giorno, ai canonici di Cremona un privilegio[Antiquit. Italic, Dissert. LXII.], notato coll'anno pisano.Una gran rivolta di baroni di Puglia era seguita contraRuggieri redi Sicilia. Verisimilmente sperando la venuta del re Lottario e di papa Innocenzo, si animarono tutti contra di chi faceva a tutti paura. Ma Ruggieri, appena comparsa la primavera, con potente esercito passato lo Stretto[Falco Beneventanus, in Chron. Alexander Telesinus, lib. I.], si portò a Taranto, e di là passò all'assedio di Brindisi, che era diTancredidi Conversano, con obbligar quella città alla resa. Ritenne prigioneGoffredoconte di Andria, che fu astretto a cedergli buona parte delle sue terre. Quindi portò la guerra contra della città di Bari, e in tre settimane indusse quei cittadini a capitolare la resa, e a dargli in manoGrimoaldoprincipe di quella città, che fu mandato prigione in Sicilia. Venuti poi ad aperta rottura contra di Ruggieri il principe di CapoaRoberto IIeRainolfo conted'Alife cognato del re medesimo, unirono un'armata, se crediamo a Falcone, di tre mila cavalli e quaranta mila fanti (numero che ha dell'eccessivo). Riuscì all'accorto re Ruggieri, di guadagnarCrescenzio, cardinaledell'antipapa Anacleto, che governavaallora Benevento, con indurre parte di quel popolo eLandolfo arcivescovoa giurare la neutralità in que' torbidi di guerra. Ma sparsasi voce che Crescenzio volea dare in poter di Ruggieri essa città di Benevento, quel popolo andò nelle furie; e sollecitato dipoi dal principe di Capoa e da' suoi aderenti, abbracciò il partito di papa Innocenzo II. Portossi il re all'assedio di Nocera, per soccorrere la quale s'affrettò il principe di Capoa, sicchè all'Atripalda, o, come scrive l'Abbate Telesino, al fiume Sarno, in luogo chiamato Scafato, nel dì 24 di luglio si venne ad una battaglia campale. Al primo incontro riuscì a Ruggieri di far piegare e prender la fuga all'ala sinistra comandata dal principe di Capoa; ma il valoroso conte Rainolfo, che guidava l'ala destra, con tal bravura si spinse addosso all'armata del re, che in fine la sbaragliò, ed ottenne piena la vittoria coll'acquisto di un ricco bottino, ma non senza grande spargimento di sangue da ambedue le parti. Vedesi descritta questa vittoria in una lettera del vescovo agatense presso Udalrico da Bamberga[Udalricus Bamberg., tom. 2 Corp. Histor., p. 366, apud Eccardum.]. Non era avvezzo a simili colpi il re Ruggieri: questo servì ad umiliare alquanto la di lui ambizione ed alterigia. Ritirossi egli più che in fretta a Salerno, con volto nondimeno allegro e costanza tale d'animo, come se nulla gli fosse accaduto. Ma questa sua disavventura incoraggì forte tutti i suoi nemici, di modo che i baroni già abbassati ripigliarono l'armi contra di lui. Era dietro a far lo stesso anche il popolo di Bari; ma comparso colà Ruggieri, frenò i loro movimenti colle buone, e coll'accordare a que' cittadini quanto seppero addimandare. Poscia, dopo aver dato un terribil sacco al territorio di Benevento, venuto il dicembre, se n'andò in Sicilia a preparar nuove forze, per poter resistere, anzi per potere dar legge a tanti che s'erano ribellati contra di lui.
Per qualche mese ancora si trattennepapa Innocenzoin Francia con aggravio non piccolo di quelle chiese, come scrive Orderico[Ordericus Vital., Hist. Ecclesiast., lib. 13.], perchè egli non avea altra maniera da mantenersi. Nel febbraio fu al monistero di Clugnì e a Lione, da dove passò a Valenza e a Sant'Egidio. Finalmenteper montem Genuae(Genevaecrede il padre Pagi[Pagius, Crit. ad Annal. Baron.]che si debba leggere; Jacopo da Varagine[Jacob. de Varagine, in Chron.]scrive che Innocenzo II nel suo ritorno fu inGenova)fines Lombardiae intravit,atque apud Astam solemnitate Resurrectionis dominicae celebrata(nel dì 4 di aprile)venit Placentiam. Quivi celebrò il terzo suo concilio coi vescovi di Lombardia, della Romagna, Emilia e marca d'Ancona. Convien dire che egli lungo tempo si fermasse in quelle parti per aspettar l'arrivo del re Lottario, il quale, secondo il concerto, dovea venire in Italia. Vedesi una di lui bolla[Campi, Istor. di Piacenza, nell'Append.], data in CremonaII idus juliidell'anno presente, in favore dei monaci di san Sisto di Piacenza. E in BresciaIV kalendas augustiun'altra. Portano esse bolle l'uso dell'anno pisano. Abbiamo dall'Annalista Sassone[Annalista Saxo.]e dagli Annali d'Ildeseim[Annales Hildesheim.]che ilre Lottariocelebrò la festa dell'Assunzion della Vergine in Virtzburg, e di là poi mosse alla volta d'Italia, ma con un'armata assai tenue rispetto al suo decoro. Però solamente circa il principio di settembre arrivò per la via di Trento ai prati di Roncaglia sul Piacentino, dove soleano adunarsi i principi, vescovi, baroni e legati delle città di questo regno, allorchè il nuovo reveniva. Colà si portò ancora il papa per abboccarsi con lui, e stabilir le cose occorrenti per liberar dalle mani dell'antipapa la città di Roma, e conferir la corona dell'imperio ad esso re Lottario. Ma con poco suo onore fu Lottarlo ricevuto; perciocchè, secondo l'asserzione di Alberico monaco dei tre Fonti[Alberic. Monachus, apud Leibnitium.],in multis locis tam amore Conradi, quam respectu paucitatis suae, ab incolis terrae subsannatus et despectus fuit. Verum paulo ante Conradus, qui a Mediolanensibus constitutus rex fuerat, paene omnibus suis amissis, periculose ad patriam repatriavit. Questopaulo anteci fa scorgere insussistente l'opinione di chi credette partito d'ItaliaCorradonell'anno 1129. Quivi dovette egli dimorare fino all'anno presente, finchè udita la mossa del re Lottario, non credendosi più sicuro in Italia, se ne fuggì non senza pericoli in Germania. Ora il pontefice dopo il suddetto abboccamento dovette venire sul Modenese al monistero di Nonantola, per cui erano insorte liti fra i popoli di Modena e Bologna. Ho io pubblicata una sua bolla data in quel monistero[Antiquit. Italic., Dissert. LXV.]IV idus octobriscoll'anno pisano 1133, che è il volgare 1132. Da tal bolla apparisce l'opulenza d'esso monistero. Dopo ciò, il pontefice, passando per monte Bardone, cioè per la strada di Pontremoli, andò a fermarsi in Pisa. Colà chiamati gli ambasciadori de' Genovesi, trattò fra essi e i Pisani la pace: e per gratificare amendue que' popoli, da' quali avea ricevuti più servigi, levòSiro vescovodi Genova dalla suggezione dell'arcivescovo di Milano, col conferirgli la dignità archiepiscopale[Cardin. de Aragonia, in Vita Innocentii II. Gualvanus Flamma, Manip. Flor., cap. 167.], e sottomettere a lui i vescovati di Bobbio e di Brugneto, e tre altri in Corsica. Dichiarò eziandio primate della Sardegna l'arcivescovo di Pisa, e a lui sottomise inoltre il vescovato di Populonia, e tre altri nella Corsica suddetta, con che contentò amendue queipopoli. Caffaro scrive[Caffari, Annal. Genuens., lib. I.]che in Corneto fu stabilito l'ingrandimento di questi due arcivescovi. Se ciò è, appartiene il fatto all'anno seguente. Ma forse in Corneto furono solamente spedite le bolle di quanto in Pisa era stato accordato. Abbiamo dagli Annali d'Ildeseim[Annal. Hildesheim. Chronogr. Saxo, apud Lebnitium.]e dal Cronografo Sassone che il re Lottario celebrò la festa del santo Natale nella terra di Medicina, sul Bolognese, e non giàModoetiae, ossiaMonza, come sospettò il Leibnizio, per poca conoscenza di quella terra. Egli era nel luogo di Fontana sul Piacentino, allorchè concedette, in non so qual giorno, ai canonici di Cremona un privilegio[Antiquit. Italic, Dissert. LXII.], notato coll'anno pisano.
Una gran rivolta di baroni di Puglia era seguita contraRuggieri redi Sicilia. Verisimilmente sperando la venuta del re Lottario e di papa Innocenzo, si animarono tutti contra di chi faceva a tutti paura. Ma Ruggieri, appena comparsa la primavera, con potente esercito passato lo Stretto[Falco Beneventanus, in Chron. Alexander Telesinus, lib. I.], si portò a Taranto, e di là passò all'assedio di Brindisi, che era diTancredidi Conversano, con obbligar quella città alla resa. Ritenne prigioneGoffredoconte di Andria, che fu astretto a cedergli buona parte delle sue terre. Quindi portò la guerra contra della città di Bari, e in tre settimane indusse quei cittadini a capitolare la resa, e a dargli in manoGrimoaldoprincipe di quella città, che fu mandato prigione in Sicilia. Venuti poi ad aperta rottura contra di Ruggieri il principe di CapoaRoberto IIeRainolfo conted'Alife cognato del re medesimo, unirono un'armata, se crediamo a Falcone, di tre mila cavalli e quaranta mila fanti (numero che ha dell'eccessivo). Riuscì all'accorto re Ruggieri, di guadagnarCrescenzio, cardinaledell'antipapa Anacleto, che governavaallora Benevento, con indurre parte di quel popolo eLandolfo arcivescovoa giurare la neutralità in que' torbidi di guerra. Ma sparsasi voce che Crescenzio volea dare in poter di Ruggieri essa città di Benevento, quel popolo andò nelle furie; e sollecitato dipoi dal principe di Capoa e da' suoi aderenti, abbracciò il partito di papa Innocenzo II. Portossi il re all'assedio di Nocera, per soccorrere la quale s'affrettò il principe di Capoa, sicchè all'Atripalda, o, come scrive l'Abbate Telesino, al fiume Sarno, in luogo chiamato Scafato, nel dì 24 di luglio si venne ad una battaglia campale. Al primo incontro riuscì a Ruggieri di far piegare e prender la fuga all'ala sinistra comandata dal principe di Capoa; ma il valoroso conte Rainolfo, che guidava l'ala destra, con tal bravura si spinse addosso all'armata del re, che in fine la sbaragliò, ed ottenne piena la vittoria coll'acquisto di un ricco bottino, ma non senza grande spargimento di sangue da ambedue le parti. Vedesi descritta questa vittoria in una lettera del vescovo agatense presso Udalrico da Bamberga[Udalricus Bamberg., tom. 2 Corp. Histor., p. 366, apud Eccardum.]. Non era avvezzo a simili colpi il re Ruggieri: questo servì ad umiliare alquanto la di lui ambizione ed alterigia. Ritirossi egli più che in fretta a Salerno, con volto nondimeno allegro e costanza tale d'animo, come se nulla gli fosse accaduto. Ma questa sua disavventura incoraggì forte tutti i suoi nemici, di modo che i baroni già abbassati ripigliarono l'armi contra di lui. Era dietro a far lo stesso anche il popolo di Bari; ma comparso colà Ruggieri, frenò i loro movimenti colle buone, e coll'accordare a que' cittadini quanto seppero addimandare. Poscia, dopo aver dato un terribil sacco al territorio di Benevento, venuto il dicembre, se n'andò in Sicilia a preparar nuove forze, per poter resistere, anzi per potere dar legge a tanti che s'erano ribellati contra di lui.