MCXXXIIIAnno diCristoMCXXXIII. IndizioneXI.InnocenzoII papa 4.LottarioIII re 9, imper. 1.Addolcito alquanto il verno, passò in Toscana ilre Lottario, e a Calcinaia nel territorio di Pisa si abboccò di nuovo conpapa Innocenzo[Cardinal. de Aragonia, in Vita Innocentii II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Marciò dipoi per la strada regale fino a Viterbo, dove arrivato ancora per la Marittima il pontefice, s'inviarono poscia unitamente per Orta, e pel territorio della Sabina e di Farfa sino a Roma. Dacchè furono vicini a Roma, si accamparono presso a Santa Agnese, e in quel luogo ebbero una visita da Teobaldo prefetto di Roma, da Pietro Latrone (e nonLeone, come ha il testo del Baronio) e da altri nobili romani del loro partito. Entrati finalmente in Roma sul fine d'aprile, papa Innocenzo II liberamente prese alloggio nel palazzo lateranense, e Lottario colle sue genti sul Monte Aventino. Buona parte allora de' Romani si dichiarò in favore del legittimo pontefice; ma non lasciò per questo l'antipapa Anacleto coi suoi aderenti di tener saldo castello Sant'Angelo colla basilica vaticana, ed altri siti forti di quella città, coll'andare intanto inviando ambasciatori al re Lottario, pregandolo di voler dar luogo senza guerra ad un esame canonico delle sue ragioni e di quelle d'Innocenzo, con esibire ancora ostaggi e fortezze in deposito. Ma i fatti non corrispondevano alle parole. Nè Lottario avea condotto tali forze da poter metter costui a dovere. Non più di due mila cavalli, scrivono alcuni ch'egli avesse di seguito[Falco Beneventanus, in Chron.]. Vennero bensì in aiuto del papa con otto galee i Genovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.]; con altre ancora vi accorsero i Pisani, e presero Cività Vecchia con altri piccioli luoghi, ma neppur questo bastava a snidar l'antipapa benfortificato ed assistito da molti nobili romani suoi aderenti. Veggendosi adunque mal disposte le cose[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 18. Annalista Saxo.], fu risoluto di dar come si potea la corona imperiale al re Lottario: al qual fine fu scelta la basilica lateranense, giacchè non si potea far la funzione nella vaticana. Pertanto nel dì 4 di giugno, giorno di domenica, dalla mano di papa Innocenzo II ricevette Lottario la corona e il titolo d'imperadore. Ora egli si truova chiamatoLottario IIIin quanto era re d'Italia, eLottario IIcome imperadore. Da lì a pochi giorni si compose la differenza durata fin qui fra la santa Sede ed Arrigo V imperadore e Lottario suo successore[Baronius, in Annal. Eccles. ad hunc annum.], per l'eredità dei beni allodiali della contessa Matilda. Fu preso questo mezzo termine, che il pontefice ne investisse esso Lottario, e dopo luiArrigo IVduca di Baviera e Sassonia, genero dello stesso imperadore, con che egli giurasse omaggio e fedeltà per esse terre al pontefice romano. Ne rapporta il cardinal Baronio la bolla pontificia. Abbiam veduto di sopra che la linea estense di Germania, ossia dei duchi di Baviera, per le nozze del ducaGuelfo Vcolla suddetta contessa Matilda, pretese la di lei eredità. Restarono esaudite in quest'anno le sue pretensioni, di modo che il duca Arrigo, il più potente de' principi della Germania, e che riteneva in Italia la porzione sua negli antichi Stati della casa d'Este, maggiormente stese la sua possanza ancora in queste parti colla giunta di quelli della contessa Matilda. Vennero a Roma in tal congiunturaRoberto principedi Capoa eRainolfoconte di Alife con circa trecento cavalli[Falco Beneventanus, in Chron.], sperando di concertar le maniere di difendersi daRuggieri redi Sicilia; ma gittarono i passi; perchè troppo smilze erano le forze dell'Augusto Lottario, e meno poteva papa Innocenzo, perchè inmano dell'antipapa restavano quasi tutte le torri e fortezze di Roma.Approssimandosi intanto i caldi perniciosi della state, l'imperador Lottario, con rimettere a tempo più propizio il totale ristabilimento di papa Innocenzo, sen venne alla volta di Lombardia. Era egli nel campo di san Leonardo sul Mantovano nel dì 30 di luglio[Antiquit. Italic., Dissert. XIII.], quando confermò al popolo di Mantova tutti i suoi privilegii, con facoltà di trasferire il palazzo imperiale dal borgo di San Giovanni al monistero di là dal fiume Mincio. Abbiamo dagli Annali d'Ildeseim[Annales Hildesheim. Annalista Saxo.], che giunto l'Augusto Lottario alla chiusa sull'Adige, nell'andare da Verona a Roveredo, essendogli negato il passaggio dagli abitanti di quel paese, egli mirabilmente s'impadronì della città situata in cima al monte (ben difficile è a credere che ivi fosse una città), fece prigione il padron d'essa, e felicemente passò in Germania, con celebrar la Natività della Vergine in Virtzburg, dove fu gran concorso di principi ecclesiastici e secolari. Dimorò per qualche tempo ancora papa Innocenzo in Roma nel palazzo lateranense; ma trovandosi continuamente infestato dall'antipapa e mal sicuro, ne uscì, e nel mese di settembre andò a ricoverarsi in Pisa, dove con grande onore ed amore accolto, trovò quel popolo costantissimo nel suo servigio. Mentre era in Roma l'imperador Lottario, certificato il re Ruggieri che nulla v'era da temere di lui, con un'armata più poderosa delle passate venne dalla Sicilia in Puglia[Alexander Telesinus, lib. 2, cap. 36.], pieno di veleno contra de' baroni ribelli e mancatori del giuramento a lui prestato. Ciò udito da Roberto principe di Capoa, veggendo egli fallite le sue speranze di ottener soccorso dai Tedeschi, d'ordine del papa, nel dì 24 di giugno se ne andò per mare a Pisa, dove gli riuscì d'impetrar allora alquanto di gente, con cui se ne ritornò a casa, portando secola promessa d'un aiuto di cento legni nel marzo prossimo venturo. Fece anche un trattato co' Genovesi, senza de' quali non si vollero impegnare i Pisani. Intanto il re Ruggieri, come un folgore, piombò sopra le terre de' baroni ribelli a lui contrarii[Falco Beneventan., in Chron. Romualdus Salernitanus, in Chron.]. Prese Venosa, Nardò, Baroli, Binerbino ed altre città, commettendo tali crudeltà sopra d'esse e sopra gli abitanti, che peggio non avrebbono fatto i Turchi e Saraceni nemici di Cristo. Tentò indarno coll'assedio Brindisi, che fu bravamente difeso. Ma con felicità occupò le terre diAlessandroconte di Matera, il quale si salvò colla fuga in Dalmazia.Goffredoconte di Andria fatto prigione, fu inviato in Sicilia a far penitenza di sua fellonia. Non fu più propizia la sorte aTancredidi Conversano, che si accinse alla difesa di Montepiloso. Assediata quella terra da Ruggieri, benchè forte di sito e guernita di coraggiosi difensori, pure dovette cedere alla forza ed industria d'esso Ruggieri, che condannò alle prigioni di Sicilia il conte caduto nelle sue mani. Con barbarie inaudita fece Ruggieri tagliare a pezzi tutti gli abitanti di quella terra, senza riguardo alcuno nè a donne nè a fanciulli. Si credette il popolo della città di Troia, allorchè intese incamminato il re alla lor volta, di placarlo; e però gli uscirono incontro con una divota processione e colle reliquie de' santi. Ma l'inumano re con occhi torvi guatata la misera genie, non volle ascoltarla, di maniera che chi qua e chi là presero la fuga. Fece egli mettere ne' ferri molti di quei cittadini, e dare il fuoco alle lor case e beni. Un egual trattamento provò poscia la città di Melfi. Con questo rapido corso di vittorie e di crudeltà s'impadronì egli di Bisseglia, di Trani, d'Ascoli, di Santa Agata e di altre terre. Intanto il conte Rainolfo, temendo che il temporale andasse a scaricarsi sopra le sue contrade, ricorse a Sergio duca di Napoli, il quale avea parimente cangiato mantello; e dalui e dal popolo d'Aversa ottenne promessa di un gagliardo aiuto. Ma per allora cessò il bisogno, perchè il re Ruggieri nell'ottobre passò in Sicilia con molti navigli carichi d'oro e d'argento e d'altre spoglie delle misere terre ch'egli avea non conquistate, ma ridotte all'ultima rovina. Altro da soggiogare non gli restava, se non Roberto principe di Capoa, Rainolfo suo cognato conte d'Alife, e Sergio duca di Napoli. Secondo il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], passò nel dì 3 di dicembre dell'anno presente a miglior vitasan Bernardovescovo di Parma, la cui Vita, scritta da un autore contemporaneo, è passata fino a' nostri tempi. Sappiamo di certo ch'egli avea accompagnato a Roma nell'anno presente l'Augusto Lottario.
Addolcito alquanto il verno, passò in Toscana ilre Lottario, e a Calcinaia nel territorio di Pisa si abboccò di nuovo conpapa Innocenzo[Cardinal. de Aragonia, in Vita Innocentii II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Marciò dipoi per la strada regale fino a Viterbo, dove arrivato ancora per la Marittima il pontefice, s'inviarono poscia unitamente per Orta, e pel territorio della Sabina e di Farfa sino a Roma. Dacchè furono vicini a Roma, si accamparono presso a Santa Agnese, e in quel luogo ebbero una visita da Teobaldo prefetto di Roma, da Pietro Latrone (e nonLeone, come ha il testo del Baronio) e da altri nobili romani del loro partito. Entrati finalmente in Roma sul fine d'aprile, papa Innocenzo II liberamente prese alloggio nel palazzo lateranense, e Lottario colle sue genti sul Monte Aventino. Buona parte allora de' Romani si dichiarò in favore del legittimo pontefice; ma non lasciò per questo l'antipapa Anacleto coi suoi aderenti di tener saldo castello Sant'Angelo colla basilica vaticana, ed altri siti forti di quella città, coll'andare intanto inviando ambasciatori al re Lottario, pregandolo di voler dar luogo senza guerra ad un esame canonico delle sue ragioni e di quelle d'Innocenzo, con esibire ancora ostaggi e fortezze in deposito. Ma i fatti non corrispondevano alle parole. Nè Lottario avea condotto tali forze da poter metter costui a dovere. Non più di due mila cavalli, scrivono alcuni ch'egli avesse di seguito[Falco Beneventanus, in Chron.]. Vennero bensì in aiuto del papa con otto galee i Genovesi[Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.]; con altre ancora vi accorsero i Pisani, e presero Cività Vecchia con altri piccioli luoghi, ma neppur questo bastava a snidar l'antipapa benfortificato ed assistito da molti nobili romani suoi aderenti. Veggendosi adunque mal disposte le cose[Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 18. Annalista Saxo.], fu risoluto di dar come si potea la corona imperiale al re Lottario: al qual fine fu scelta la basilica lateranense, giacchè non si potea far la funzione nella vaticana. Pertanto nel dì 4 di giugno, giorno di domenica, dalla mano di papa Innocenzo II ricevette Lottario la corona e il titolo d'imperadore. Ora egli si truova chiamatoLottario IIIin quanto era re d'Italia, eLottario IIcome imperadore. Da lì a pochi giorni si compose la differenza durata fin qui fra la santa Sede ed Arrigo V imperadore e Lottario suo successore[Baronius, in Annal. Eccles. ad hunc annum.], per l'eredità dei beni allodiali della contessa Matilda. Fu preso questo mezzo termine, che il pontefice ne investisse esso Lottario, e dopo luiArrigo IVduca di Baviera e Sassonia, genero dello stesso imperadore, con che egli giurasse omaggio e fedeltà per esse terre al pontefice romano. Ne rapporta il cardinal Baronio la bolla pontificia. Abbiam veduto di sopra che la linea estense di Germania, ossia dei duchi di Baviera, per le nozze del ducaGuelfo Vcolla suddetta contessa Matilda, pretese la di lei eredità. Restarono esaudite in quest'anno le sue pretensioni, di modo che il duca Arrigo, il più potente de' principi della Germania, e che riteneva in Italia la porzione sua negli antichi Stati della casa d'Este, maggiormente stese la sua possanza ancora in queste parti colla giunta di quelli della contessa Matilda. Vennero a Roma in tal congiunturaRoberto principedi Capoa eRainolfoconte di Alife con circa trecento cavalli[Falco Beneventanus, in Chron.], sperando di concertar le maniere di difendersi daRuggieri redi Sicilia; ma gittarono i passi; perchè troppo smilze erano le forze dell'Augusto Lottario, e meno poteva papa Innocenzo, perchè inmano dell'antipapa restavano quasi tutte le torri e fortezze di Roma.
Approssimandosi intanto i caldi perniciosi della state, l'imperador Lottario, con rimettere a tempo più propizio il totale ristabilimento di papa Innocenzo, sen venne alla volta di Lombardia. Era egli nel campo di san Leonardo sul Mantovano nel dì 30 di luglio[Antiquit. Italic., Dissert. XIII.], quando confermò al popolo di Mantova tutti i suoi privilegii, con facoltà di trasferire il palazzo imperiale dal borgo di San Giovanni al monistero di là dal fiume Mincio. Abbiamo dagli Annali d'Ildeseim[Annales Hildesheim. Annalista Saxo.], che giunto l'Augusto Lottario alla chiusa sull'Adige, nell'andare da Verona a Roveredo, essendogli negato il passaggio dagli abitanti di quel paese, egli mirabilmente s'impadronì della città situata in cima al monte (ben difficile è a credere che ivi fosse una città), fece prigione il padron d'essa, e felicemente passò in Germania, con celebrar la Natività della Vergine in Virtzburg, dove fu gran concorso di principi ecclesiastici e secolari. Dimorò per qualche tempo ancora papa Innocenzo in Roma nel palazzo lateranense; ma trovandosi continuamente infestato dall'antipapa e mal sicuro, ne uscì, e nel mese di settembre andò a ricoverarsi in Pisa, dove con grande onore ed amore accolto, trovò quel popolo costantissimo nel suo servigio. Mentre era in Roma l'imperador Lottario, certificato il re Ruggieri che nulla v'era da temere di lui, con un'armata più poderosa delle passate venne dalla Sicilia in Puglia[Alexander Telesinus, lib. 2, cap. 36.], pieno di veleno contra de' baroni ribelli e mancatori del giuramento a lui prestato. Ciò udito da Roberto principe di Capoa, veggendo egli fallite le sue speranze di ottener soccorso dai Tedeschi, d'ordine del papa, nel dì 24 di giugno se ne andò per mare a Pisa, dove gli riuscì d'impetrar allora alquanto di gente, con cui se ne ritornò a casa, portando secola promessa d'un aiuto di cento legni nel marzo prossimo venturo. Fece anche un trattato co' Genovesi, senza de' quali non si vollero impegnare i Pisani. Intanto il re Ruggieri, come un folgore, piombò sopra le terre de' baroni ribelli a lui contrarii[Falco Beneventan., in Chron. Romualdus Salernitanus, in Chron.]. Prese Venosa, Nardò, Baroli, Binerbino ed altre città, commettendo tali crudeltà sopra d'esse e sopra gli abitanti, che peggio non avrebbono fatto i Turchi e Saraceni nemici di Cristo. Tentò indarno coll'assedio Brindisi, che fu bravamente difeso. Ma con felicità occupò le terre diAlessandroconte di Matera, il quale si salvò colla fuga in Dalmazia.Goffredoconte di Andria fatto prigione, fu inviato in Sicilia a far penitenza di sua fellonia. Non fu più propizia la sorte aTancredidi Conversano, che si accinse alla difesa di Montepiloso. Assediata quella terra da Ruggieri, benchè forte di sito e guernita di coraggiosi difensori, pure dovette cedere alla forza ed industria d'esso Ruggieri, che condannò alle prigioni di Sicilia il conte caduto nelle sue mani. Con barbarie inaudita fece Ruggieri tagliare a pezzi tutti gli abitanti di quella terra, senza riguardo alcuno nè a donne nè a fanciulli. Si credette il popolo della città di Troia, allorchè intese incamminato il re alla lor volta, di placarlo; e però gli uscirono incontro con una divota processione e colle reliquie de' santi. Ma l'inumano re con occhi torvi guatata la misera genie, non volle ascoltarla, di maniera che chi qua e chi là presero la fuga. Fece egli mettere ne' ferri molti di quei cittadini, e dare il fuoco alle lor case e beni. Un egual trattamento provò poscia la città di Melfi. Con questo rapido corso di vittorie e di crudeltà s'impadronì egli di Bisseglia, di Trani, d'Ascoli, di Santa Agata e di altre terre. Intanto il conte Rainolfo, temendo che il temporale andasse a scaricarsi sopra le sue contrade, ricorse a Sergio duca di Napoli, il quale avea parimente cangiato mantello; e dalui e dal popolo d'Aversa ottenne promessa di un gagliardo aiuto. Ma per allora cessò il bisogno, perchè il re Ruggieri nell'ottobre passò in Sicilia con molti navigli carichi d'oro e d'argento e d'altre spoglie delle misere terre ch'egli avea non conquistate, ma ridotte all'ultima rovina. Altro da soggiogare non gli restava, se non Roberto principe di Capoa, Rainolfo suo cognato conte d'Alife, e Sergio duca di Napoli. Secondo il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], passò nel dì 3 di dicembre dell'anno presente a miglior vitasan Bernardovescovo di Parma, la cui Vita, scritta da un autore contemporaneo, è passata fino a' nostri tempi. Sappiamo di certo ch'egli avea accompagnato a Roma nell'anno presente l'Augusto Lottario.