MCXXXV

MCXXXVAnno diCristoMCXXXV. IndizioneXIII.InnocenzoII papa 6.LottarioIII re 11, imper. 3.Quanto le conquiste e vittorie rendeano più orgoglioso ilre Ruggieri, altrettanto affliggevano il buon ponteficeInnocenzo II, dimorante in Pisa, che sempre più mirava allontanarsi la speranza di rientrare in possesso della città di Roma. Seco ancora si trovavaRoberto principedi Capoa dopo la perdita del suo principato[Annalista Saxo.]. Però frequenti lettere esso papa andava scrivendo all'imperador Lottario, per muoverlo a soccorrere la Chiesa di Dio, e a reprimere il re Ruggieri nemico dell'imperio. Assicurò in quest'anno l'Augusto suddetto i suoi propri interessi in Germania col dare la pace a varii suoi nemici e ribelli. I più potenti ed ostinati erano finora statiFederigo ducadi Suevia eCorradosuo fratello. Fin l'anno precedenteArrigo ducadi Baviera e Sassonia, genero dell'imperadore, dopo aver sostenuta con vigore negli anni addietro la guerra controi due suddetti fratelli, avea tolta loro la città d'Ulma: colpo che sbalordì forte il duca Federigo, di modo che, mentre la imperadrice Richenza si trovava nella badia di Fulda, egli co' piedi nudi comparve alla di lei presenza, per implorar la grazia dell'Augusto suo consorte. Fu accettata la di lui umiliazione, e l'imperadrice dopo averlo fatto assolvere dalla scomunica per mezzo del legato apostolico che si trovava presso di lei[Abbas Urspergensis, in Chron.], trattò dipoi una piena concordia, a cui ebbe parte anchesan Bernardo, che in questi tempi, mercè della sua santità ed eloquenza, era il mediatore di tutti i grandi affari. In quest'anno adunque nel dì 17 di marzo tenne l'Augusto Lottario una solenne dieta di quasi tutti i principi della Germania in Bamberga. Colà arrivò anche il duca Federigo, e gittandosi ai piedi dell'imperadore, umilmente il supplicò della sua grazia, che non gli fu negata, con impegnarsi di accompagnare l'imperadore nella spedizion d'Italia, già risoluta per l'anno seguente. Oltre ai legati del papa, che il sollecitavano a venire, mandò ancoraGiovanniComneno imperador de' Greci i suoi al medesimo Lottario con ricchi presenti, per confermar la pace ed amicizia fra l'uno e l'altro imperio, ed anche per muoverlo contra del re Ruggieri, il cui ingrandimento recava già non lieve gelosia ai Greci stessi. Diede udienza Lottario a questi ambasciatori nella festa dell'Assunzione della Vergine in Mersburg, e li rimandò ben regalati e contenti. Poscia dopo la festa di san Michele di settembre, trovandosi esso imperadore in Mulausen, colà venneCorradofratello del suddetto duca Federigo, tutto umiliato, ed avendo ottenuta l'assoluzion della scomunica daCorrado arcivescovodi Maddeburgo, fu ammesso all'udienza dell'imperadore, a' cui piedi espresse il suo pentimento per la già usurpata corona d'Italia, ed implorò il perdono di tutti i suoi falli, che l'ottimo Augustobuona volontà gli concedette. Nella festa poi del Natale chiamò Lottario alla città di Spira tutti i principi, e con essi concertò la spedizion d'Italia, tanto sospirata dal romano pontefice. Altre novità succederono in quest'anno in Italia. Dopo il suo ritorno in Sicilia gravemente infermatosi il re Ruggieri, fece temer di sua vita[Alexander Telesinus, lib. 3, cap. 1.]. Non s'era egli per anche ben riavuto dal male, che la reginaAlberiasua moglie fu sorpresa da più gagliarda malattia, che la portò all'altra vita; principessa per la sua religione e per le sue tante limosine di memoria benedetta fra i Siciliani. Tal malinconia ed afflizione per questa perdita assalì il re consorte, che serratosi in camera, come inconsolabile, per più giorni non si lasciò vedere se non da' suoi più intimi familiari. Come suol accadere in simili casi, cominciò a prendere piede, e a volar dappertutto la fama che Ruggieri più non fosse vivo, e che per politica si occultasse la morte sua.Pertanto pervenuta questa voce a Pisa,Roberto principedi Capoa affrettò il soccorso promesso a lui da' Pisani, e con circa otto mila combattenti e con venti navi di quel popolo[Falco Beneventanus, in Chron.]si portò nell'aprile di quest'anno a Napoli, dove sì egli che ilduca Sergioalzarono bandiera contra del creduto defunto Ruggieri. Altrettanto fece ancora ilconte Rainolfo, figurandosi anch'egli di poter così operare a mano salva, perchè persuaso della morte del sovrano a cui aveva giurata fedeltà. Allora fu che il popolo di Aversa, tuttochè non mancasse chi asseriva molto ben vivo il re, ribellatosi, richiamò l'antico suo principe Roberto. Volevano i Pisani marciare di là addosso a Capoa, sperandone la conquista; ma furono ritenuti da chi sapea esservi un buon presidio, comandato da Guarino, consiglier di Ruggieri, uomo accorto, il quale mandò legata a Salerno la gente più sospetta di quella città, ed uscì ancora in campagna contra deinemici, portandosi al fiume Chiano. Il non veder comparire alcuno dalla Sicilia, accresceva ogni dì più la credenza della morte del re: quand'ecco arrivare esso re a Salerno nel dì 5 di giugno, e dar subito gli ordini per unir tutte le sue forze. La prima sua impresa fu contro la città di Aversa, da cui essendo fuggita buona parte di que' cittadini per paura a Napoli, non credendosi ivi sicuro ilconte Rainolfo, anche egli tenne la medesima via. Restò la dianzi opulenta città alla discrezion di Ruggieri, che, dopo averla abbandonata al sacco, la fece dare alle fiamme. Devastò poscia tutti i contorni di Napoli; e Guarino suo cancelliere inviato contro le terre del suddetto conte, s'impadronì dell'amena città di Alife e di sant'Angelo. Perchè Caiazzo e Sant'Agata fecero resistenza, passò lo stesso Ruggieri all'assedio di esse, e le costrinse alla resa. Di là tornò ad infestar Napoli; ma conoscendo troppo difficile la conquista di quella forte città, se ne ritirò, comandando solamente che si rifabbricasse Cucolo ed Aversa, per ristrignere ed infestare coi loro presidii i Napoletani. Alle calde istanze di Roberto principe di Capoa, e, come si può credere, anche di papa Innocenzo, spedirono i Pisani in questo anno altre venti navi con gente guerriera a Napoli per opporsi agli attentati del re Ruggieri. Trovavasi allora la città di Amalfi senza milizia, perchè impegnati gli abili all'armi dal re parte per mare e parte in terra contra de' suoi nemici. Animaronsi perciò i Pisani ad assalire una mattina quella città, e l'assalirla e il prenderla fu lo stesso. Andò tutta a sacco quella ricchissima città; innumerabile e prezioso fu il bottino che vi fecero e ne asportarono alle lor navi i Pisani. In questa congiuntura, vecchia tradizione fra i Pisani è stata che i lor maggiori, trovato in Amalfi l'antichissimo e rinomato codice delle Pandette pisane, lo portassero colle altre spoglie a Pisa, da dove poi per le disgrazie di quella repubblica passò a Firenze. V'ha uno scrittore del secolo quartodecimo,da me dato alla luce, che lo accenna. Se possa l'asserzion sua bastare, s'è disputato fra due valenti letterati in questi ultimi tempi: intorno a che nulla io oserei di decidere. Ben so che nell'anno presente 1135, chiamato da' Pisani secondo il loro stile 1136, toccò ad Amalfi la disavventura suddetta. Poscia i Pisani fecero lo stesso giuoco[Alexander Telesinus, lib. 3, cap. 20.]alla Scala, a Revello e ad altri piccioli luoghi. Ma saputosi dal re Ruggieri il guasto dato dall'armi pisane, da Aversa accorse colà colla sua armata, e trovati i Pisani all'assedio della Fratta, diede loro una considerabile spelazzata con ucciderne o farne prigioni circa mille e cinquecento. Fra i prigioni si contarono due de' consoli pisani, e il terzo vi lasciò la vita. Se ne tornarono i restanti alla lor patria colle navi cariche di spoglie, e con esso loro andò ancora il principe Roberto. Ruggieri, dopo essere tornato ai danni dei Napoletani, e fatto tagliar loro gli alberi portanti le viti, andò a Benevento, dove colla bandiera investì del principato di CapoaAnfusosuo terzogenito (nome che è lo stesso cheAlfonso), e dichiarò conte di Matera Adamo suo genero. Disposti poi gli affari della Puglia, e creati nel dì del santo Natale cavalieriRuggieri ducasuo primogenito, eTancredi principedi Bari suo secondogenito, se ne andò dipoi in Sicilia. Per quanto crede il signor Sassi[Saxius, in Notis ad Hist. Landulfi junior.], nel dì 29 di luglio dell'anno presente eletto fu arcivescovo di MilanoRobaldoossiaRoboaldovescovo d'Alba, il quale fu detto che accettasse l'elezione con patto di ritener il primiero suo vescovato[Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 42.]. E circa questi tempi uscirono i Milanesi in campagna contra de' Cremonesi, ma con poca fortuna, perchè furono fatti prigioni cento trenta de' loro soldati a cavallo. Apparisce ancora da una lettera di san Bernardo[S. Bernard., Epist. 131.]che anche i Piacentini ebbero nelle lor prigioni altri Milanesi.Accadde circa questi tempi che il deposto arcivescovoAnselmo, colla speranza di aver soccorso dall'antipapa Anacleto, si mosse per Po alla volta di Roma. Nelle vicinanze di Ferrara fu preso da Goizo de Martinengo, e inviato prigione a Roma nel mese d'agosto. Quivi l'infelice consegnato a Pietro Latrone ministro del papa, nello stesso mese finì i suoi giorni, senza sapersi se di morte naturale. Come poi si arrischiasse il papa a trasmettere un prigione di tanta conseguenza a Roma, dove comandava l'antipapa, non si può intendere, se non supponendo che anche il partito d'esso pontefice ritenesse tuttavia assai vigore e delle fortezze in quella città.

Quanto le conquiste e vittorie rendeano più orgoglioso ilre Ruggieri, altrettanto affliggevano il buon ponteficeInnocenzo II, dimorante in Pisa, che sempre più mirava allontanarsi la speranza di rientrare in possesso della città di Roma. Seco ancora si trovavaRoberto principedi Capoa dopo la perdita del suo principato[Annalista Saxo.]. Però frequenti lettere esso papa andava scrivendo all'imperador Lottario, per muoverlo a soccorrere la Chiesa di Dio, e a reprimere il re Ruggieri nemico dell'imperio. Assicurò in quest'anno l'Augusto suddetto i suoi propri interessi in Germania col dare la pace a varii suoi nemici e ribelli. I più potenti ed ostinati erano finora statiFederigo ducadi Suevia eCorradosuo fratello. Fin l'anno precedenteArrigo ducadi Baviera e Sassonia, genero dell'imperadore, dopo aver sostenuta con vigore negli anni addietro la guerra controi due suddetti fratelli, avea tolta loro la città d'Ulma: colpo che sbalordì forte il duca Federigo, di modo che, mentre la imperadrice Richenza si trovava nella badia di Fulda, egli co' piedi nudi comparve alla di lei presenza, per implorar la grazia dell'Augusto suo consorte. Fu accettata la di lui umiliazione, e l'imperadrice dopo averlo fatto assolvere dalla scomunica per mezzo del legato apostolico che si trovava presso di lei[Abbas Urspergensis, in Chron.], trattò dipoi una piena concordia, a cui ebbe parte anchesan Bernardo, che in questi tempi, mercè della sua santità ed eloquenza, era il mediatore di tutti i grandi affari. In quest'anno adunque nel dì 17 di marzo tenne l'Augusto Lottario una solenne dieta di quasi tutti i principi della Germania in Bamberga. Colà arrivò anche il duca Federigo, e gittandosi ai piedi dell'imperadore, umilmente il supplicò della sua grazia, che non gli fu negata, con impegnarsi di accompagnare l'imperadore nella spedizion d'Italia, già risoluta per l'anno seguente. Oltre ai legati del papa, che il sollecitavano a venire, mandò ancoraGiovanniComneno imperador de' Greci i suoi al medesimo Lottario con ricchi presenti, per confermar la pace ed amicizia fra l'uno e l'altro imperio, ed anche per muoverlo contra del re Ruggieri, il cui ingrandimento recava già non lieve gelosia ai Greci stessi. Diede udienza Lottario a questi ambasciatori nella festa dell'Assunzione della Vergine in Mersburg, e li rimandò ben regalati e contenti. Poscia dopo la festa di san Michele di settembre, trovandosi esso imperadore in Mulausen, colà venneCorradofratello del suddetto duca Federigo, tutto umiliato, ed avendo ottenuta l'assoluzion della scomunica daCorrado arcivescovodi Maddeburgo, fu ammesso all'udienza dell'imperadore, a' cui piedi espresse il suo pentimento per la già usurpata corona d'Italia, ed implorò il perdono di tutti i suoi falli, che l'ottimo Augustobuona volontà gli concedette. Nella festa poi del Natale chiamò Lottario alla città di Spira tutti i principi, e con essi concertò la spedizion d'Italia, tanto sospirata dal romano pontefice. Altre novità succederono in quest'anno in Italia. Dopo il suo ritorno in Sicilia gravemente infermatosi il re Ruggieri, fece temer di sua vita[Alexander Telesinus, lib. 3, cap. 1.]. Non s'era egli per anche ben riavuto dal male, che la reginaAlberiasua moglie fu sorpresa da più gagliarda malattia, che la portò all'altra vita; principessa per la sua religione e per le sue tante limosine di memoria benedetta fra i Siciliani. Tal malinconia ed afflizione per questa perdita assalì il re consorte, che serratosi in camera, come inconsolabile, per più giorni non si lasciò vedere se non da' suoi più intimi familiari. Come suol accadere in simili casi, cominciò a prendere piede, e a volar dappertutto la fama che Ruggieri più non fosse vivo, e che per politica si occultasse la morte sua.

Pertanto pervenuta questa voce a Pisa,Roberto principedi Capoa affrettò il soccorso promesso a lui da' Pisani, e con circa otto mila combattenti e con venti navi di quel popolo[Falco Beneventanus, in Chron.]si portò nell'aprile di quest'anno a Napoli, dove sì egli che ilduca Sergioalzarono bandiera contra del creduto defunto Ruggieri. Altrettanto fece ancora ilconte Rainolfo, figurandosi anch'egli di poter così operare a mano salva, perchè persuaso della morte del sovrano a cui aveva giurata fedeltà. Allora fu che il popolo di Aversa, tuttochè non mancasse chi asseriva molto ben vivo il re, ribellatosi, richiamò l'antico suo principe Roberto. Volevano i Pisani marciare di là addosso a Capoa, sperandone la conquista; ma furono ritenuti da chi sapea esservi un buon presidio, comandato da Guarino, consiglier di Ruggieri, uomo accorto, il quale mandò legata a Salerno la gente più sospetta di quella città, ed uscì ancora in campagna contra deinemici, portandosi al fiume Chiano. Il non veder comparire alcuno dalla Sicilia, accresceva ogni dì più la credenza della morte del re: quand'ecco arrivare esso re a Salerno nel dì 5 di giugno, e dar subito gli ordini per unir tutte le sue forze. La prima sua impresa fu contro la città di Aversa, da cui essendo fuggita buona parte di que' cittadini per paura a Napoli, non credendosi ivi sicuro ilconte Rainolfo, anche egli tenne la medesima via. Restò la dianzi opulenta città alla discrezion di Ruggieri, che, dopo averla abbandonata al sacco, la fece dare alle fiamme. Devastò poscia tutti i contorni di Napoli; e Guarino suo cancelliere inviato contro le terre del suddetto conte, s'impadronì dell'amena città di Alife e di sant'Angelo. Perchè Caiazzo e Sant'Agata fecero resistenza, passò lo stesso Ruggieri all'assedio di esse, e le costrinse alla resa. Di là tornò ad infestar Napoli; ma conoscendo troppo difficile la conquista di quella forte città, se ne ritirò, comandando solamente che si rifabbricasse Cucolo ed Aversa, per ristrignere ed infestare coi loro presidii i Napoletani. Alle calde istanze di Roberto principe di Capoa, e, come si può credere, anche di papa Innocenzo, spedirono i Pisani in questo anno altre venti navi con gente guerriera a Napoli per opporsi agli attentati del re Ruggieri. Trovavasi allora la città di Amalfi senza milizia, perchè impegnati gli abili all'armi dal re parte per mare e parte in terra contra de' suoi nemici. Animaronsi perciò i Pisani ad assalire una mattina quella città, e l'assalirla e il prenderla fu lo stesso. Andò tutta a sacco quella ricchissima città; innumerabile e prezioso fu il bottino che vi fecero e ne asportarono alle lor navi i Pisani. In questa congiuntura, vecchia tradizione fra i Pisani è stata che i lor maggiori, trovato in Amalfi l'antichissimo e rinomato codice delle Pandette pisane, lo portassero colle altre spoglie a Pisa, da dove poi per le disgrazie di quella repubblica passò a Firenze. V'ha uno scrittore del secolo quartodecimo,da me dato alla luce, che lo accenna. Se possa l'asserzion sua bastare, s'è disputato fra due valenti letterati in questi ultimi tempi: intorno a che nulla io oserei di decidere. Ben so che nell'anno presente 1135, chiamato da' Pisani secondo il loro stile 1136, toccò ad Amalfi la disavventura suddetta. Poscia i Pisani fecero lo stesso giuoco[Alexander Telesinus, lib. 3, cap. 20.]alla Scala, a Revello e ad altri piccioli luoghi. Ma saputosi dal re Ruggieri il guasto dato dall'armi pisane, da Aversa accorse colà colla sua armata, e trovati i Pisani all'assedio della Fratta, diede loro una considerabile spelazzata con ucciderne o farne prigioni circa mille e cinquecento. Fra i prigioni si contarono due de' consoli pisani, e il terzo vi lasciò la vita. Se ne tornarono i restanti alla lor patria colle navi cariche di spoglie, e con esso loro andò ancora il principe Roberto. Ruggieri, dopo essere tornato ai danni dei Napoletani, e fatto tagliar loro gli alberi portanti le viti, andò a Benevento, dove colla bandiera investì del principato di CapoaAnfusosuo terzogenito (nome che è lo stesso cheAlfonso), e dichiarò conte di Matera Adamo suo genero. Disposti poi gli affari della Puglia, e creati nel dì del santo Natale cavalieriRuggieri ducasuo primogenito, eTancredi principedi Bari suo secondogenito, se ne andò dipoi in Sicilia. Per quanto crede il signor Sassi[Saxius, in Notis ad Hist. Landulfi junior.], nel dì 29 di luglio dell'anno presente eletto fu arcivescovo di MilanoRobaldoossiaRoboaldovescovo d'Alba, il quale fu detto che accettasse l'elezione con patto di ritener il primiero suo vescovato[Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 42.]. E circa questi tempi uscirono i Milanesi in campagna contra de' Cremonesi, ma con poca fortuna, perchè furono fatti prigioni cento trenta de' loro soldati a cavallo. Apparisce ancora da una lettera di san Bernardo[S. Bernard., Epist. 131.]che anche i Piacentini ebbero nelle lor prigioni altri Milanesi.Accadde circa questi tempi che il deposto arcivescovoAnselmo, colla speranza di aver soccorso dall'antipapa Anacleto, si mosse per Po alla volta di Roma. Nelle vicinanze di Ferrara fu preso da Goizo de Martinengo, e inviato prigione a Roma nel mese d'agosto. Quivi l'infelice consegnato a Pietro Latrone ministro del papa, nello stesso mese finì i suoi giorni, senza sapersi se di morte naturale. Come poi si arrischiasse il papa a trasmettere un prigione di tanta conseguenza a Roma, dove comandava l'antipapa, non si può intendere, se non supponendo che anche il partito d'esso pontefice ritenesse tuttavia assai vigore e delle fortezze in quella città.


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