MCXXXVI

MCXXXVIAnno diCristoMCXXXVI. IndizioneXIV.InnocenzoII papa 7.LottarioIII re 12, imper. 4.Puossi ben credere che se non era amareggiato, era almeno bisognoso di molta pazienza il cuore del ponteficeInnocenzo II, al veder crescere ogni dì più le prosperità del re nemicoRuggieri, e non mai muoversi dai suoi paesi l'imperadoreLottarioper venire al soccorso d'esso papa e dei suoi alleati. Però sul principio del presente anno spedì allo stesso Augusto per suo legatoGherardo cardinale[Falco Beneventanus, in Chron.]conRoberto principedi Capoa eRiccardofratello del conte Rainolfo, a ricordargli vivamente il bisogno e le promesse di lui. Lottario benignamente gli accolse, li regalò, e li rimandò in Italia con sicurezza che in questo anno egli sarebbe calato con formidabile esercito in Italia. AncheSergio ducadi Napoli passò per mare a Pisa, affine d'implorare al suo pericoloso stato gagliardi soccorsi dal papa e dal popolo pisano. Quante buone parole e promesse egli volle, facilmente ottenne, ma nulla di fatti. Qualche segreto emissario dovea avere il re Ruggieri in quella città, che con regali distornò l'affare: laonde convenne al duca tornarsene, ma assai malcontento, a Napoli, città che già penuriava di viveri, non potendone ricevere nè per terra nè per mare, perchè tutti i contorni e il mare stesso erano infestati dalle genti e dalle galee di Ruggieri. Tuttavia Sergio ebbe maniera di arrivare colà con cinque navi cariche di vettovaglia: il che fu di gran conforto a quel popolo. Ma più si animarono essi coll'avere il duca portata la sicurezza che in quest'anno comparirebbe in Italia l'imperadore Lottario con gran potenza, e verrebbe a liberarli dal tiranno Ruggieri. Quali imprese facesse in quest'anno esso Ruggieri, non è giunto a nostra notizia, perchè la storia di Alessandro abbate di Telesa termina col fine dell'anno precedente; e Falcone altro non scrive, se non che crebbe a tal segno la fame nella città di Napoli, che molti fanciulli, giovani e vecchi cadeano morti per le piazze. Contuttociò era disposto quel popolo a soccombere piuttosto alla morte che di andar sotto il dominio dell'odiatissimo re Ruggieri. Nè Sergio duca mancava dal suo canto di rinvigorirli con far loro conoscere imminente l'arrivo dell'imperadore, colle cui forze si sarebbono liberati da quelle angustie. Tuttavia Falcone non dice una parola, che Ruggieri fosse in persona al blocco di Napoli. Tenne in quest'anno l'Augusto Lottario nella festa dell'Assunzione della Vergine una dieta generale in Wirtzburg[Annal. Saxo. Annal. Hildesh. Abbas Ursperg., in Chron.], terminata la quale, si mise in marcia con un potente esercito alla volta dell'Italia. Seco erano gli arcivescovi di Colonia, Treveri e Maddeburgo, con assai altri vescovi ed abbati,Arrigo ducadi Baviera e Sassonia, e genero di esso AugustoCorrado duca, dianzi efimero re d'Italia, ed altri non pochi principi e baroni. Presso alla città di Trento ritrovò i ponti rotti, e chi s'opponeva al suo passaggio. Presto se ne sbrigò; ed arrivato alla Chiesa dell'Adige, quivi ancora gli fu contrastato il passo; ma colla morte degli abitanti e del loro signore sifece largo, ed arrivò a Verona, dove fu con grande onore accolto. Andò poscia ad accamparsi presso il fiume Mincio, ed essendo comparsi colà in folla i Lombardi, tenne ivi una magnifica corte nella festa di san Maurizio, cioè nel dì 22 di settembre; e però non è da credere, come si figurò il padre Pagi, ch'egli nell'agosto fosse giunto al castello di san Bassano: e molto meno ch'egli fosse nell'aprile dell'anno precedente in Piacenza, come ha un privilegio pubblicato dal Campi[Campi, Istor. di Piac., tom. 1 nell'Append.], dato alla famiglia de' Bracciforti: documento anche per altre ragioni apocrifo ed insussistente. In tal congiuntura il vescovo di Mantova, che in addietro non s'era voluto sottomettere all'imperadore, fu necessitato ad umiliarsi e ad implorar la sua grazia. Guastalla, chiamata dall'Annalista Sassoneoppidum munitissimum Warstal, d'ordine d'esso Augusto (non ne sappiamo il perchè), fu assalita e presa, e posto dipoi l'assedio all'alta sua rocca. Tale era anche allora il costume degl'italiani, e specialmente del re Ruggieri, di fabbricare simili rocche, fortezze, castelli e gironi nelle città, per tenere in freno i cittadini, ed aver un luogo sicuro contra de' nemici. Dubbio nondimeno mi è rimasto, se ivi veramente si parli di Guastalla, perchè sembra parlarsi di luogo posto alla collina, e non al piano, come Guastalla. Nella stessa maniera fu anche presa la città di Garda nel lago Benaco, ossia di Verona: de' quali due luoghi l'imperadore infeudò il suo genero, cioè ilduca Arrigo. Ho io dato alla luce[Antichità Estensi, P. I, cap. 29.]uno strumento difettoso nelle note cronologiche, e che appartiene, forse con errore, all'anno presente, in cui si vede fatta donazione del castello di Cavallilo, posto nel Veronese, al monistero delle Carceri di Este da essoArrigo ducadi Sassonia. Lo strumento è fatto in Este, e il duca dice:Cum ad nostrum dominium spectent multa oppida, castra, atque rura sita in marchia trivisana, et ea, quae in districtu veronensihabemus, ec. Può essere che ad un altro anno, e forse al duca Arrigo Leone appartenga quel documento. Ma comunque sia, di qui ancora risulta il dominio che la linea estense di Germania, cioè dei duchi di Sassonia e Baviera, tuttavia riteneva in Italia sopra la sua parte dell'eredità del marchese Alberto Azzo II progenitore anche dell'altra linea de' marchesi di Este.Si trovò Cremona ribellante all'imperadore; e pure i Cremonesi erano stati fin qui nemici di Corrado innalzato dai Milanesi, e contrarii all'antipapa. Si sa, che avendo loro ordinato l'imperadore di rilasciar i prigioni milanesi, nol vollero ubbidire, nè consentirono alle proposizioni di pace. Ottone Frisingense scrive[Otto Frisingensis, lib. 7, cap. 19.], che dibattuta la controversia de' Milanesi coi Cremonesi, fu data ragione ai primi, e messi gli altri al bando dell'imperio. La disputa era per Crema. Perchè Lottario, in passando pel territorio loro, permise il sacco dei loro poderi e il taglio alle loro vigne.Casalam, item Cincellam oppugnavit, cepit, et destruxit, interfectis, et captis pluribus. Qui si parla di Casal Maggiore; ma qual luogo sia Cincella nol so dire. Arrivato poscia l'imperadore a Roncaglia sul Piacentino, bellissima e larga pianura, quivi per molti giorni si riposò, ed alzò tribunale con rendere a tutti giustizia. Vennero colà ben quaranta mila Milanesi ad inchinarlo con somma allegrezza, e in ubbidienza di lui,castrum munitissimum Samassan oppugnantes, ejus tamdem adjutorio ceperunt.Sono scorretti presso l'Annalista Sassone varii nomi di luoghi e di persone italiane. In vece diSamassancredo io che s'abbia a leggereSoncinum, che veramente fu preso con san Bassano, come si ha da Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap. 45.]. Andò poscia Lottario a mettere il campo nei borghi di Pavia, città che al pari della collegata Cremona nol volle ricevere, anzi gli mandò alcune risposte ingiuriose. Male per quel popolo,perchè prevalendosi dell'occasione i Milanesi, acerbi loro nemici, talmente si diedero all'ingegno, che misero il piede in quella città. Già s'era dato principio agli incendii e alle stragi; ma usciti in processione i cherici e monaci, corsero, chiedendo misericordia, ai piedi dell'imperadore, il quale siccome principe clementissimo loro perdonò, e fece desistere i Milanesi dalle offese. Ma perciocchè nel dì seguente restò ucciso un conte tedesco che insolentemente volea rompere una porta dalla città: fu in armi tutto il campo contra de' Pavesi, minacciando la morte a tutti; ma questi, mostrata la loro innocenza, ottennero il perdono, con restar nondimeno condannati a pagar venti mila talenti. Così dall'Annalista Sassone[Annalista Saxo.]narrati ci vengono questi fatti. Ma Landolfo da san Paolo, scrittore di maggior credito in questo, racconta[Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 45.]che Lottario venne a Lardirago sul fiume Olona in vicinanza di Pavia. Usciti in armi i Pavesi, furono rispinti fin sotto le mura dal principeCorrado, e molti ne restarono prigioni. Allora i Pavesi vennero a' piedi dell'imperadore, e dopo aver liberati i prigioni milanesi, ottennero anch'essi la libertà de' suoi. Trovaronsi ancora ribelli all'Augusto Lottario Vercelli, Torino e Gamondo (non so se nome sicuro), e però coll'esercito passò egli colà, e colla forza mise al dovere quelle città, e lo stesso fece con Castello Pandolfo.Post haec ingressus est terram Hamadan principis suae majestati contradicentis, quem destructis innumeris urbibus et locis munitis subjici sibi compulit. Questo principeHamadanha gran ciera d'essereAmedeoconte di Morienna, progenitore della real casa di Savoia, che possedeva molti Stati in Italia, ed è chiamato zio del re di Francia da Pietro Cluniacense. Dagli scrittori del Piemonte non è stata conosciuta questa particolarità.Venne poscia Lottario a Piacenza, anche essa collegata co' Cremonesi e Pavesi,e la espugnò. Da' Parmigiani fu accolto con grande onore, e loro in ricompensa concedette un castello e presidio contra de' Cremonesi loro nemici. Nè si dee lasciar sotto silenzio, che mentre questo imperadore sul principio di novembre tenne la sua magnifica dieta in Roncaglia, pubblicò una legge intorno ai feudi, che si truova fra le longobardiche[Leg. Langobard., P. II, tom. 1 Rer. Ital.]e nel Codicede Feudis. Abbiamo ancora dal Dandolo[Dandul, in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], che trovandosi egli in Correggio Verde sul Parmigiano, confermò i patti e privilegii aPietro Polanodoge di Venezia. Se vogliamo riposar sulla fede di Buonincontro Morigia[Morigia, Annal. Modoet., tom. 12 Rer. Ital.]e di Galvano Fiamma[Flamma, Manip. Flor., tom. 11 Rer. Ital.], scrittori del quartodecimo secolo, l'Augusto Lottario in quest'annoMediolanum venit, ubi ab Anselmo de Pusterla archiepiscopo mediolanensi primo in Modoetia, secundo in Mediolano coronatus fuit. Postea per Innocentium secundum in Roma coronatus fuit in ecclesia lateranensi. Zoppica di troppo questo racconto. Non era più arcivescovo, anzi neppur vivo in questi tempiAnselmo. E già vedemmo Lottario coronato imperadore in Roma nell'anno 1133. Che se quegli storici si sono intesi dell'anno stesso 1133, allora passava discordia fra esso imperadore e i Milanesi, ed Anselmo arcivescovo era legato dalla scomunica. Verisimil cosa nondimeno sarebbe, che trovandosi Lottario sì vicino a Milano, e così ben ristabilita l'armonia fra lui e quel popolo, si facesse coronare colla corona ferrea del regno d'Italia. Ma nulla dicendo di così importante funzione Landolfo da san Paolo, scrittore presente ai fatti d'allora, non si può far fondamento sull'asserzione de' suddetti storici posteriori, siccome lontani dal medesimo Landolfo[Landulfus junior., Hist. Mediol., cap. 45.], che probabilmente in quest'anno, e prima che calasse in Italia Lottario, seguì un fatto d'armi fra i Milanesi e Pavesi collasconfitta de' primi.Vexilla Mediolanensium, et eorum agmina capta aut fugata a Papiensibus velut mitissima ovium pecora. Portossi dipoi l'arcivescovo Robaldoa Pisa, dove giurò fedeltà a papa Innocenzo: risoluzione che dispiacque non poco al popolo milanese, quasichè cotale umiliazione sminuisse la dignità e libertà della lor chiesa. Pare nondimeno, secondo l'opinione del Puricelli[Paricellius, Monument. Basil. Ambrosian., num. 376.], che Robaldo sostenesse il suo punto in non volere ricever dalla mano del papa il pallio archiepiscopale, con esigere che gli fosse inviato a Milano, come per tanti secoli s'era praticato in addietro. A questa opinione dà qualche fondamento san Bernardo nella lettera CXXXI; se non che si crede essa scritta nel precedente anno 1135, e però converrebbe rapportare anche l'andata a Pisa di Robaldo a quell'anno. Certo è che questo arcivescovo, allorchè l'imperador Lottario fu in Roncaglia, si portò co' suoi suffraganei a fargli la corte; e che per ordine d'esso Augusto fulminò la scomunica contra de' Cremonesi, ostinati in non voler rendere i prigioni milanesi: scomunica nondimeno non approvata da papa Innocenzo II, il quale in quest'anno, oppure nel seguente, ne mandò l'assoluzione a quel popolo.

Puossi ben credere che se non era amareggiato, era almeno bisognoso di molta pazienza il cuore del ponteficeInnocenzo II, al veder crescere ogni dì più le prosperità del re nemicoRuggieri, e non mai muoversi dai suoi paesi l'imperadoreLottarioper venire al soccorso d'esso papa e dei suoi alleati. Però sul principio del presente anno spedì allo stesso Augusto per suo legatoGherardo cardinale[Falco Beneventanus, in Chron.]conRoberto principedi Capoa eRiccardofratello del conte Rainolfo, a ricordargli vivamente il bisogno e le promesse di lui. Lottario benignamente gli accolse, li regalò, e li rimandò in Italia con sicurezza che in questo anno egli sarebbe calato con formidabile esercito in Italia. AncheSergio ducadi Napoli passò per mare a Pisa, affine d'implorare al suo pericoloso stato gagliardi soccorsi dal papa e dal popolo pisano. Quante buone parole e promesse egli volle, facilmente ottenne, ma nulla di fatti. Qualche segreto emissario dovea avere il re Ruggieri in quella città, che con regali distornò l'affare: laonde convenne al duca tornarsene, ma assai malcontento, a Napoli, città che già penuriava di viveri, non potendone ricevere nè per terra nè per mare, perchè tutti i contorni e il mare stesso erano infestati dalle genti e dalle galee di Ruggieri. Tuttavia Sergio ebbe maniera di arrivare colà con cinque navi cariche di vettovaglia: il che fu di gran conforto a quel popolo. Ma più si animarono essi coll'avere il duca portata la sicurezza che in quest'anno comparirebbe in Italia l'imperadore Lottario con gran potenza, e verrebbe a liberarli dal tiranno Ruggieri. Quali imprese facesse in quest'anno esso Ruggieri, non è giunto a nostra notizia, perchè la storia di Alessandro abbate di Telesa termina col fine dell'anno precedente; e Falcone altro non scrive, se non che crebbe a tal segno la fame nella città di Napoli, che molti fanciulli, giovani e vecchi cadeano morti per le piazze. Contuttociò era disposto quel popolo a soccombere piuttosto alla morte che di andar sotto il dominio dell'odiatissimo re Ruggieri. Nè Sergio duca mancava dal suo canto di rinvigorirli con far loro conoscere imminente l'arrivo dell'imperadore, colle cui forze si sarebbono liberati da quelle angustie. Tuttavia Falcone non dice una parola, che Ruggieri fosse in persona al blocco di Napoli. Tenne in quest'anno l'Augusto Lottario nella festa dell'Assunzione della Vergine una dieta generale in Wirtzburg[Annal. Saxo. Annal. Hildesh. Abbas Ursperg., in Chron.], terminata la quale, si mise in marcia con un potente esercito alla volta dell'Italia. Seco erano gli arcivescovi di Colonia, Treveri e Maddeburgo, con assai altri vescovi ed abbati,Arrigo ducadi Baviera e Sassonia, e genero di esso AugustoCorrado duca, dianzi efimero re d'Italia, ed altri non pochi principi e baroni. Presso alla città di Trento ritrovò i ponti rotti, e chi s'opponeva al suo passaggio. Presto se ne sbrigò; ed arrivato alla Chiesa dell'Adige, quivi ancora gli fu contrastato il passo; ma colla morte degli abitanti e del loro signore sifece largo, ed arrivò a Verona, dove fu con grande onore accolto. Andò poscia ad accamparsi presso il fiume Mincio, ed essendo comparsi colà in folla i Lombardi, tenne ivi una magnifica corte nella festa di san Maurizio, cioè nel dì 22 di settembre; e però non è da credere, come si figurò il padre Pagi, ch'egli nell'agosto fosse giunto al castello di san Bassano: e molto meno ch'egli fosse nell'aprile dell'anno precedente in Piacenza, come ha un privilegio pubblicato dal Campi[Campi, Istor. di Piac., tom. 1 nell'Append.], dato alla famiglia de' Bracciforti: documento anche per altre ragioni apocrifo ed insussistente. In tal congiuntura il vescovo di Mantova, che in addietro non s'era voluto sottomettere all'imperadore, fu necessitato ad umiliarsi e ad implorar la sua grazia. Guastalla, chiamata dall'Annalista Sassoneoppidum munitissimum Warstal, d'ordine d'esso Augusto (non ne sappiamo il perchè), fu assalita e presa, e posto dipoi l'assedio all'alta sua rocca. Tale era anche allora il costume degl'italiani, e specialmente del re Ruggieri, di fabbricare simili rocche, fortezze, castelli e gironi nelle città, per tenere in freno i cittadini, ed aver un luogo sicuro contra de' nemici. Dubbio nondimeno mi è rimasto, se ivi veramente si parli di Guastalla, perchè sembra parlarsi di luogo posto alla collina, e non al piano, come Guastalla. Nella stessa maniera fu anche presa la città di Garda nel lago Benaco, ossia di Verona: de' quali due luoghi l'imperadore infeudò il suo genero, cioè ilduca Arrigo. Ho io dato alla luce[Antichità Estensi, P. I, cap. 29.]uno strumento difettoso nelle note cronologiche, e che appartiene, forse con errore, all'anno presente, in cui si vede fatta donazione del castello di Cavallilo, posto nel Veronese, al monistero delle Carceri di Este da essoArrigo ducadi Sassonia. Lo strumento è fatto in Este, e il duca dice:Cum ad nostrum dominium spectent multa oppida, castra, atque rura sita in marchia trivisana, et ea, quae in districtu veronensihabemus, ec. Può essere che ad un altro anno, e forse al duca Arrigo Leone appartenga quel documento. Ma comunque sia, di qui ancora risulta il dominio che la linea estense di Germania, cioè dei duchi di Sassonia e Baviera, tuttavia riteneva in Italia sopra la sua parte dell'eredità del marchese Alberto Azzo II progenitore anche dell'altra linea de' marchesi di Este.

Si trovò Cremona ribellante all'imperadore; e pure i Cremonesi erano stati fin qui nemici di Corrado innalzato dai Milanesi, e contrarii all'antipapa. Si sa, che avendo loro ordinato l'imperadore di rilasciar i prigioni milanesi, nol vollero ubbidire, nè consentirono alle proposizioni di pace. Ottone Frisingense scrive[Otto Frisingensis, lib. 7, cap. 19.], che dibattuta la controversia de' Milanesi coi Cremonesi, fu data ragione ai primi, e messi gli altri al bando dell'imperio. La disputa era per Crema. Perchè Lottario, in passando pel territorio loro, permise il sacco dei loro poderi e il taglio alle loro vigne.Casalam, item Cincellam oppugnavit, cepit, et destruxit, interfectis, et captis pluribus. Qui si parla di Casal Maggiore; ma qual luogo sia Cincella nol so dire. Arrivato poscia l'imperadore a Roncaglia sul Piacentino, bellissima e larga pianura, quivi per molti giorni si riposò, ed alzò tribunale con rendere a tutti giustizia. Vennero colà ben quaranta mila Milanesi ad inchinarlo con somma allegrezza, e in ubbidienza di lui,castrum munitissimum Samassan oppugnantes, ejus tamdem adjutorio ceperunt.Sono scorretti presso l'Annalista Sassone varii nomi di luoghi e di persone italiane. In vece diSamassancredo io che s'abbia a leggereSoncinum, che veramente fu preso con san Bassano, come si ha da Landolfo da san Paolo[Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap. 45.]. Andò poscia Lottario a mettere il campo nei borghi di Pavia, città che al pari della collegata Cremona nol volle ricevere, anzi gli mandò alcune risposte ingiuriose. Male per quel popolo,perchè prevalendosi dell'occasione i Milanesi, acerbi loro nemici, talmente si diedero all'ingegno, che misero il piede in quella città. Già s'era dato principio agli incendii e alle stragi; ma usciti in processione i cherici e monaci, corsero, chiedendo misericordia, ai piedi dell'imperadore, il quale siccome principe clementissimo loro perdonò, e fece desistere i Milanesi dalle offese. Ma perciocchè nel dì seguente restò ucciso un conte tedesco che insolentemente volea rompere una porta dalla città: fu in armi tutto il campo contra de' Pavesi, minacciando la morte a tutti; ma questi, mostrata la loro innocenza, ottennero il perdono, con restar nondimeno condannati a pagar venti mila talenti. Così dall'Annalista Sassone[Annalista Saxo.]narrati ci vengono questi fatti. Ma Landolfo da san Paolo, scrittore di maggior credito in questo, racconta[Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 45.]che Lottario venne a Lardirago sul fiume Olona in vicinanza di Pavia. Usciti in armi i Pavesi, furono rispinti fin sotto le mura dal principeCorrado, e molti ne restarono prigioni. Allora i Pavesi vennero a' piedi dell'imperadore, e dopo aver liberati i prigioni milanesi, ottennero anch'essi la libertà de' suoi. Trovaronsi ancora ribelli all'Augusto Lottario Vercelli, Torino e Gamondo (non so se nome sicuro), e però coll'esercito passò egli colà, e colla forza mise al dovere quelle città, e lo stesso fece con Castello Pandolfo.Post haec ingressus est terram Hamadan principis suae majestati contradicentis, quem destructis innumeris urbibus et locis munitis subjici sibi compulit. Questo principeHamadanha gran ciera d'essereAmedeoconte di Morienna, progenitore della real casa di Savoia, che possedeva molti Stati in Italia, ed è chiamato zio del re di Francia da Pietro Cluniacense. Dagli scrittori del Piemonte non è stata conosciuta questa particolarità.

Venne poscia Lottario a Piacenza, anche essa collegata co' Cremonesi e Pavesi,e la espugnò. Da' Parmigiani fu accolto con grande onore, e loro in ricompensa concedette un castello e presidio contra de' Cremonesi loro nemici. Nè si dee lasciar sotto silenzio, che mentre questo imperadore sul principio di novembre tenne la sua magnifica dieta in Roncaglia, pubblicò una legge intorno ai feudi, che si truova fra le longobardiche[Leg. Langobard., P. II, tom. 1 Rer. Ital.]e nel Codicede Feudis. Abbiamo ancora dal Dandolo[Dandul, in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], che trovandosi egli in Correggio Verde sul Parmigiano, confermò i patti e privilegii aPietro Polanodoge di Venezia. Se vogliamo riposar sulla fede di Buonincontro Morigia[Morigia, Annal. Modoet., tom. 12 Rer. Ital.]e di Galvano Fiamma[Flamma, Manip. Flor., tom. 11 Rer. Ital.], scrittori del quartodecimo secolo, l'Augusto Lottario in quest'annoMediolanum venit, ubi ab Anselmo de Pusterla archiepiscopo mediolanensi primo in Modoetia, secundo in Mediolano coronatus fuit. Postea per Innocentium secundum in Roma coronatus fuit in ecclesia lateranensi. Zoppica di troppo questo racconto. Non era più arcivescovo, anzi neppur vivo in questi tempiAnselmo. E già vedemmo Lottario coronato imperadore in Roma nell'anno 1133. Che se quegli storici si sono intesi dell'anno stesso 1133, allora passava discordia fra esso imperadore e i Milanesi, ed Anselmo arcivescovo era legato dalla scomunica. Verisimil cosa nondimeno sarebbe, che trovandosi Lottario sì vicino a Milano, e così ben ristabilita l'armonia fra lui e quel popolo, si facesse coronare colla corona ferrea del regno d'Italia. Ma nulla dicendo di così importante funzione Landolfo da san Paolo, scrittore presente ai fatti d'allora, non si può far fondamento sull'asserzione de' suddetti storici posteriori, siccome lontani dal medesimo Landolfo[Landulfus junior., Hist. Mediol., cap. 45.], che probabilmente in quest'anno, e prima che calasse in Italia Lottario, seguì un fatto d'armi fra i Milanesi e Pavesi collasconfitta de' primi.Vexilla Mediolanensium, et eorum agmina capta aut fugata a Papiensibus velut mitissima ovium pecora. Portossi dipoi l'arcivescovo Robaldoa Pisa, dove giurò fedeltà a papa Innocenzo: risoluzione che dispiacque non poco al popolo milanese, quasichè cotale umiliazione sminuisse la dignità e libertà della lor chiesa. Pare nondimeno, secondo l'opinione del Puricelli[Paricellius, Monument. Basil. Ambrosian., num. 376.], che Robaldo sostenesse il suo punto in non volere ricever dalla mano del papa il pallio archiepiscopale, con esigere che gli fosse inviato a Milano, come per tanti secoli s'era praticato in addietro. A questa opinione dà qualche fondamento san Bernardo nella lettera CXXXI; se non che si crede essa scritta nel precedente anno 1135, e però converrebbe rapportare anche l'andata a Pisa di Robaldo a quell'anno. Certo è che questo arcivescovo, allorchè l'imperador Lottario fu in Roncaglia, si portò co' suoi suffraganei a fargli la corte; e che per ordine d'esso Augusto fulminò la scomunica contra de' Cremonesi, ostinati in non voler rendere i prigioni milanesi: scomunica nondimeno non approvata da papa Innocenzo II, il quale in quest'anno, oppure nel seguente, ne mandò l'assoluzione a quel popolo.


Back to IndexNext