MIIAnno diCristoMII. IndizioneXV.Silvestro IIpapa 4.Ardoinore d'Italia 1.Dimorava l'AugustoOttone IIInella terra di Paterno con poca sanità, intento agli esercizii di penitenza. Questa terra di Paterno, Cosimo della Rena[Cosimo della Rena, Serie de' Duchi di Toscana.]la crede situata nel contado di Perugia, distante una giornata da Todi. Leone ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 24.]chiaramente scrive che Ottone si ritiròapud oppidum, quod nuncupatur Paternum, non longe a civitate, quae dicitur Castellana. Nelle Tavole del Magini tuttavia si osserva Paterno del contado di Città Castellana; e però non occorre senza testimonianza degli antichi cercare altro sito che questo. Stando in essa terra Ottone, che s'intitolaServus Apostolorum, diede un diploma[Puccinelli, Cronica della Badia Fiorent.]in favore della badia di FirenzeVI idus januarii, anno dominicae Incarnationis MII, Indictione XV, anno tertii Othonis regni XVIII, imperii VI. Datum in Paterno. Si osservi ancor qui l'anno del regnoXVIII, che, secondo l'epoca ordinaria dovrebbe essere ilXIX, e però indica un'epoca diversa dall'altra. Forse è presa dall'anno 884, dappoichè colla cessione del duca Arrigo egli fu ristabilito sul trono. Poscia nel dì 11 del medesimo mese ne spedì un altro in confermazione dei beni del monistero di santa Maria di Prataglia[Idem, ibidem, pag. 209.],III idus januarii, anno dominicae Incarnationis MII, Indictione XV, anno autem domni Ottonis inclitissimi tertii imperatoris, regnantis quidem XVIII, imperantis VI. Actum in Paterno. Ma da lì a pochi dì la morte rapì questo giovane imperadore, della cui nobilissima indole maravigliose doti d'animo e sapere, non si saziano di parlare gli storici antichi della Germania. La morte sua negli Annalid'Ildeseim[Annal. Hildesheim.]e da Ermanno Contratto[Hermannus Contrac., in Chronic.]vien registrata nel dì 23 di gennaio del presente anno. Ditmaro, che la mette nel dì 24, forse volle intendere della sepoltura. Se ad alcuni scrittori tedeschi s'ha da credere, Ottone III fu portato all'altra vita da una febbre petecchiale. Ma Leone ostiense, Landolfo seniore, Roberto tuiziense, Radolfo glabro ed altri tutti concordemente asseriscono che mancò di vita per veleno datogli da Stefania, già moglie di quel Crescenzio ch'egli avea fatto decapitare, benchè sieno discordi nella maniera, ed abbiamo infrascato di molte dicerie popolari questo avvenimento. L'incauto principe s'avea presa per concubina questa donna, laonde fu a lei facile il far vendetta dell'ucciso marito. Che Ottone l'avesse presa per moglie, come hanno asserito alcuni, e poi la ripudiasse, son favole, a mio credere, nate nell'immaginazione della buona gente. Fors'anche è una favola quel concubinato, che non s'accorda colla penitenza a cui egli attendeva in questi tempi. Fu incredibile il dolore e pianto di tutti i suoi per l'immatura morte di questo da loro amatissimo principe. La tennero essi celata finchè si raunassero le soldatesche sparse per le castella, e poi si misero in viaggio per riportarne il corpo ad Aquisgrana, dove egli desiderò di essere seppellito. Ditmaro[Ditmarus, lib. 4.]e l'Annalista[Annalista Saxo.]e il Cronografo sassone[Chronographus Saxo apud Leibnitium.]scrivono, che divulgata la morte di Ottone III, e che veniva trasportato in Germania il cadavero suo, i Romani (se pure non voglion dire gli Italiani) barbaramente si scatenarono contro la picciola armata dei Tedeschi; ed ora in aguati, ed ora a campagna aperta l'assalirono, con essere specialmente succedute tre battaglie, nelle quali ebbero la peggio i Romani. In somma per sette giornicontinui bisognò marciar quasi sempre combattendo; nè si trovarono mai sicuri, finchèad Bernam perveniunt civitatem. Ma in vece diBernasi ha a mio credere da scrivereBeronam, cioèVerona, in cui era marcheseOttone ducadi Carintia. In fatti nella vita di santo Arrigo imperadore[Adelboldus in Vita S. Henrici imperat.]si legge:Cum maxima difficultate et periculis pluribus per Veronam, per Bavariam, cadaver ipsius reportabant. Furono poi accolti ad una corte del vescovo d'Augusta daArrigo III ducadi Baviera, il quale cominciò di buon'ora a fare i suoi negoziati, per essere eletto re, giacchè il defunto Augusto non avea lasciato dopo di sè prole alcuna maschile. Era esso Arrigo figliuolo di Arrigo duca, e nipote di un altro Arrigo duca, già da noi veduto fratello di Ottone il Grande Augusto; e per conseguente, se era mancata la linea d'esso Ottone, durava nondimeno in lui l'altra in guisa ch'egli pretendeva come per diritto ereditario la corona. Però per forza occupò lo scettro, la corona, il pomo e gli altri ornamenti imperiali. E perchè il santo arcivescovo di ColoniaEribertoavea mandata innanzi la lancia, il fece arrestare, nè il rilasciò senza sigurtà che gliel'avrebbe inviata. Fu poi data sepoltura al corpo del defunto imperadore in Aquisgrana.In questo mentre, cioè appena intesa la morte di Ottone III Augusto senza successione, i principi, vescovi, ed altri primati d'Italia furono in gran moto. Ai più pareva che fosse risorta la lor libertà per poter eleggere quel re che fosse loro più in grado; e tanto per amore della propria nazione, quanto perchè non erano molto soddisfatti del governo dei monarchi tedeschi, si accordarono assaissimi d'essi nella dieta tenuta in Pavia di eleggere un re italiano.Ardoino marchesed'Ivrea, principe per accortezza e per ardire, ma non già per le virtù cristiane, superiore a molti, quegli fu che guadagnò i voti degli altri, e si fece eleggere e coronare re nella basilica di san Michele di Pavia.Episcopicidail chiama Ditmaro, e ne abbiam veduta la ragione di sopra all'anno 999. Favole io reputo quelle che racconta Valeriano Castiglione[Castiglione, nelle Annotaz. al regno d'Italia del Tesauro.], spacciando che in una dieta di Lodi seguisse l'elezion di Ardoino. Arnolfo milanese chiaramente scrive:Papiae eligitur. Nella Cronichetta dei re d'Italia[Anecdot. Latin, tom. 2, pag. 204.], da me data alla luce, si legge che dopo la morte di Ottone IIIfuit tunc regnum sine rege XXIV dies. Die qui fuit dominico, et fuit XV mensis februarii in civitate Papia inter basilicam sancti Michaelis fuit coronatus Ardoinus rex. Cadde appunto il dì XV di febbraio dell'anno presente indomenica; e di qui ancora si apprende, contando i dì 24 del regno vacante, che Ottone finì di vivere nel dì 23 di gennaio.Ardoino, chiamato da DitmaroHardwigusedHardwicus, e da Arnolfo storico milanese di questo secolo[Arnulf. Histor. Mediolanens. lib. 1.]nobilis Ipporegiae marchio, era figliuolo diDodoneossiaDoddone, come si ha da un suo diploma, dato[Guichenon Bibliothec. Sebus., Centur. II, cap. 10.]anno dominicae Incarnationis MXI, tertio kalendas aprilis, Indictione IX. Actum Bobii in episcopali palatio. Questo contiene una donazione fatta a san Siro di Paviapro anima patris nostris Doddonis, et pro anima patrui nostri domni Adalberti, rogante domno Wilelmo marchione carissimo consobrino germano nostro. Nè dà egli il titolo di marchese al padre, nè allo zio. Da altri il padre d'Ardoino sembra appellato Oddone, cioèOttone; ed avendo Ardoino avuto un figliuolo nomatoOttone[Idem, Ibidem, cap. 3.], pare che non sia senza fondamento un tal nome. Per quanto ancora ho osservato nelle Antichità estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 13.], non è inverisimile cheOdelrico MagnifredoossiaManfredi, marchese celebre di Susa, e fratello diAlricovescovo d'Asti, fosse suo zio paterno. Comunque sia,Ardoinodiede principioal suo governo col confermare i privilegii di varie chiese. Uno dei suoi diplomi pel monistero di san Salvatore di Pavia si vede spedito[Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. LXXI.]X kalendas martii, anno dominicae Incarnationis MII, anno domni Arduini regis I. Actum in papiensi palatio. Il Margarino ha dimenticata l'indizione. Due altri dati nello stesso giorno per la chiesa di Como si leggono presso il padre Tatti[Tatti, Istor. della Chiesa di Como, tom. 2.]colle seguenti note:VIII kalendas aprilis anno dominicae Incarnationis millesimo secundo, Indictione quintadecima, anno vero domni Ardoini regis regnantis primo. Actum Castro Montigio. Così passavano gli affari d'Italia, ed intanto si disputava in Germania per l'elezione del nuovo re. I due principali concorrenti, oltre adEcchicardomarchese di Turingia, eranoErimanno ducadi Alemagna e d'Alsazia, figliuolo diUdoneduca (morto nella sconfitta data dai Saraceni in Calabria ad Ottone II) e il soprammentovatoArrigo III,ducadi Baviera. Prevalse in fine, ma dopo molti movimenti d'armi, coi suoi aderenti esso duca Arrigo, il quale in Magonza, per attestato di Ditmaro[Ditmarus, Chron., lib. 5.],VII idus junii in regem eligitur, acclamatur, et a Willigiso praesule benedicitur et coronatur. Adelboldo[Atelboldus, in Vit. S. Henrici.]scriveoctavo idus junii: cioè sarà stato eletto nel dì 25 di maggio, e coronato nel dì 26: e n'era ben degno; tante virtù d'animo concorrevano in lui, e massimamente la religione e la pietà, per cui si meritò poscia il titolo di santo.Claudus, cioè zoppo, fra gli Arrighi vien appellato da alcuni, perchè zoppicava di un piede. Avea per moglieCunegonda, figliuola diSigefredo contedi Lucemburgo, che con lui gareggiava nel possesso ed esercizio delle più rare virtù, e per cagion d'esse arrivò anche ella ad essere registrata nel catalogo dei celesti cittadini[Annales Hildesheim.]. Ricevetteanch'essa dipoi la corona regale nel giorno di san Lorenzo in Paderbona. Sotto il presente anno Lupo protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]racconta cheobsedit Saphi caytus(cioè il generale dei Saraceni ossia dei Mori africani, padroni della Sicilia)Barum a die II maii usque ad sanctum Lucam mense octobris. Tunc liberata est per Petrum ducem Veneticorum. Questo fatto glorioso diPietro Orseolo II dogedi Venezia non fu ignoto all'accuratissimo cronista di Venezia Andrea Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], di cui sono le seguenti parole:Iste dux etiam contra Saracenos, qui barensem urbem Apuliae obsessam delinebant, cum navali stolo perrexit, et urbem intravit, et victualibus muniit. Et cum Gregorio catapano imperiali ex urbe exiens, de Saracenis victoria habuit, et liberata urbe ab obsidione Venetias rediit. Il Sigonio differì questa impresa fino all'anno 1005.Non fu l'assunzione del re Arrigo al trono germanico senza contrasti, e massimamente dalla parte del suddetto Erimanno duca d'Alemagna, o vogliam dire di Suevia. Tuttavia, giacchè chiunque de' baroni a tutta prima non aveva acconsentito alla di lui elezione, di mano in mano veniva a rendergli ubbidienza, Erimanno anch'egli, preso miglior consiglio, sul principio d'ottobre di quest'anno, e non già nel seguente, come hanno gli Annali d'Ildeseim, andò a gittarsegli a' piedi, e a giurargli fedeltà. Di questi prosperosi successi del re Arrigo informato il re Ardoino, già andava prevedendo che non tarderebbe molto il re germanico a portar la guerra in Italia[Ditmarus, Chronic., lib. 5.], ma in questo mentre si fabbricava egli la sua rovina col trattar aspramente que' medesimi principi d'Italia che l'aveano messo sul trono. Fra gli altri, perchè il vescovo di Brescia gli disse alcune spiacevoli parole, il prese pel ciuffo, e il cacciò vituperosamente in terra, come se fosse stato un bifolco. Questa sua sfrenatacollera fu cagione che molti dei principi italiani, pentiti d'averlo innalzato, segretamente spedirono o messi o lettere ad invitare in Italia il buon re Arrigo[Adelboldus, in Vita S. Henrici.]. Era, come ho detto di sopra, in questi tempi duca di Carintia e marchese della marca di Verona, ossia di Trivigi,Ottone, quel medesimo che vedemmo padre di Gregorio V papa, il cui padre fu Corrado duca di Franconia, la madre Liutgarda figliuola di Ottone I Augusto. Il discender egli dal sangue di esso imperadore, congiunto col credito di una rara probità e saviezza, parvero tali prerogative allo stesso Arrigo, non per anche re, che gli mandò ad offerire il regno. Ma egli con umiltà si sottrasse a questo onore e peso, e, per quanto potè, cooperò dipoi all'esaltazione d'Arrigo. Dalla Germania, ove era ito esso Ottone, ebbe ordine di tornarsene in Italia con un piccolo corpo di armata. Ardoino, che teneva di buone spie, non solo penetrò la di lui venuta, ma seppe ancora, che calato esso in Italia, erano per unire con lui le forze loroFederigo arcivescovo di RavennaeTeodolfo marchese. Così ha il testo di Ditmaro, e quello eziandio dell'Annalista sassone[Annalista Saxo apud Eccardum.]; ma senza dubbio in vece diTeodolfo, s'ha quivi da leggereTeodaldo, ossiaTedaldo marchese, avolo della gloriosa contessa Matilda.Tieboldusè nominato da Adelboldo[Adelboldus, in Vita S. Henrici.]. Però Ardoino frettolosamente con tutte le sue forze accorse alle Chiuse d'Italia, che fin qui erano state guardate dagli uomini del vescovo di Verona, e per forza le prese. S'avanzò anche fino a Trento, credendo che colà fossero già calati i Tedeschi; ma non avendoli trovati, se ne tornò in fretta alla campagna di Verona. Celebrava egli la festa del santo Natale in un castello, quando giunto il duca Ottone alla Chiusa dell'Adige, e trovato serrato quel passo, mandò al re Ardoino pregandolo della licenza dipoter passare. Trattenne Ardoino i messi sino alla mattina seguente, e nella notte raunate le sue truppe, sul far del giorno in ordinanza di battaglia portossi ad assalire i nemici. Calda fu quell'azione, molto sangue costò all'una e all'altra parte; ma in fine restarono sconfitti i Tedeschi, e pochi se ne salvarono coll'aiuto delle gambe. Narra il Sigonio questo fatto sotto l'anno 1003; ma assai chiaramente si raccoglie da Ditmaro che ciò seguì sul termine dell'anno presente. Non errò già egli, come pretende il padre Pagi[Pagius, Crit. ad Annal. Baron. ad ann. 1004.], in raccontare una tal battaglia e vittoria, essendo cosa indubitata, perchè asserita da Ditmaro[Ditmaro, Chron., lib. 5.]e da Adelboldo[Adeboldus, in Vita S. Henrici.]scrittori di questi tempi. Parimente Arnolfo storico del presente secolo scrive[Arnulf., Hist. Mediol., lib. 1, c. 15.]che il re Arrigo per consiglio de' principi d'Italia segretamente a lui favorevoli,direxit in Italiam suum cum exercitu ducem. Cui occurrens viriliter Ardoinus, facta congressione in campo Fabricae, quamplures stravit, ceteros extra fines regni fugavit. Curiosa cosa è il vedere un contrasto seguito in quest'anno fraConone, ossiaCorrado, vescovo di Perugia, e l'abbate del monistero di san Pietro di Perugia[Ughell., Ital. Sacr., tom. 9, pag. 918.],praesidente domno Sylvestro II Romanae sedis pontifice in synodo habita in palatio sacrosancto lateranensi, anno quarto ordinationis suae, mense Decembris die tertia, Indictione prima, cominciata nel settembre. Pretendeva il vescovo superiorità sopra quel monistero; pretendeva il papa che fosse esente ed immediatamente sottoposto alla santa sede in vigore di un privilegio pontificio. Rispondeva il vescovo:Privilegia haec non reprobo, sed sine consensu antecessoris mei, cujus temporibus illud primum privilegium factum est, factum fuisse dico. Si solum viderem consensum, haberem inde aeternum silentium. Gli fumostrata la lettera del suo predecessore col consenso, anzi con preghiera che fosse privilegiato quel monistero; laonde convenne al vescovo di cedere. Così i vescovi d'allora consentivano alla diminuzione della loro giurisdizione. E di qui si scorge che si esigeva questo loro consenso. Ma andando innanzi, fu creduto in Roma superfluo il chiederlo, e si privilegiarono tutti quanti i monisteri, secondochè piaceva ai romani pontefici.
Dimorava l'AugustoOttone IIInella terra di Paterno con poca sanità, intento agli esercizii di penitenza. Questa terra di Paterno, Cosimo della Rena[Cosimo della Rena, Serie de' Duchi di Toscana.]la crede situata nel contado di Perugia, distante una giornata da Todi. Leone ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 24.]chiaramente scrive che Ottone si ritiròapud oppidum, quod nuncupatur Paternum, non longe a civitate, quae dicitur Castellana. Nelle Tavole del Magini tuttavia si osserva Paterno del contado di Città Castellana; e però non occorre senza testimonianza degli antichi cercare altro sito che questo. Stando in essa terra Ottone, che s'intitolaServus Apostolorum, diede un diploma[Puccinelli, Cronica della Badia Fiorent.]in favore della badia di FirenzeVI idus januarii, anno dominicae Incarnationis MII, Indictione XV, anno tertii Othonis regni XVIII, imperii VI. Datum in Paterno. Si osservi ancor qui l'anno del regnoXVIII, che, secondo l'epoca ordinaria dovrebbe essere ilXIX, e però indica un'epoca diversa dall'altra. Forse è presa dall'anno 884, dappoichè colla cessione del duca Arrigo egli fu ristabilito sul trono. Poscia nel dì 11 del medesimo mese ne spedì un altro in confermazione dei beni del monistero di santa Maria di Prataglia[Idem, ibidem, pag. 209.],III idus januarii, anno dominicae Incarnationis MII, Indictione XV, anno autem domni Ottonis inclitissimi tertii imperatoris, regnantis quidem XVIII, imperantis VI. Actum in Paterno. Ma da lì a pochi dì la morte rapì questo giovane imperadore, della cui nobilissima indole maravigliose doti d'animo e sapere, non si saziano di parlare gli storici antichi della Germania. La morte sua negli Annalid'Ildeseim[Annal. Hildesheim.]e da Ermanno Contratto[Hermannus Contrac., in Chronic.]vien registrata nel dì 23 di gennaio del presente anno. Ditmaro, che la mette nel dì 24, forse volle intendere della sepoltura. Se ad alcuni scrittori tedeschi s'ha da credere, Ottone III fu portato all'altra vita da una febbre petecchiale. Ma Leone ostiense, Landolfo seniore, Roberto tuiziense, Radolfo glabro ed altri tutti concordemente asseriscono che mancò di vita per veleno datogli da Stefania, già moglie di quel Crescenzio ch'egli avea fatto decapitare, benchè sieno discordi nella maniera, ed abbiamo infrascato di molte dicerie popolari questo avvenimento. L'incauto principe s'avea presa per concubina questa donna, laonde fu a lei facile il far vendetta dell'ucciso marito. Che Ottone l'avesse presa per moglie, come hanno asserito alcuni, e poi la ripudiasse, son favole, a mio credere, nate nell'immaginazione della buona gente. Fors'anche è una favola quel concubinato, che non s'accorda colla penitenza a cui egli attendeva in questi tempi. Fu incredibile il dolore e pianto di tutti i suoi per l'immatura morte di questo da loro amatissimo principe. La tennero essi celata finchè si raunassero le soldatesche sparse per le castella, e poi si misero in viaggio per riportarne il corpo ad Aquisgrana, dove egli desiderò di essere seppellito. Ditmaro[Ditmarus, lib. 4.]e l'Annalista[Annalista Saxo.]e il Cronografo sassone[Chronographus Saxo apud Leibnitium.]scrivono, che divulgata la morte di Ottone III, e che veniva trasportato in Germania il cadavero suo, i Romani (se pure non voglion dire gli Italiani) barbaramente si scatenarono contro la picciola armata dei Tedeschi; ed ora in aguati, ed ora a campagna aperta l'assalirono, con essere specialmente succedute tre battaglie, nelle quali ebbero la peggio i Romani. In somma per sette giornicontinui bisognò marciar quasi sempre combattendo; nè si trovarono mai sicuri, finchèad Bernam perveniunt civitatem. Ma in vece diBernasi ha a mio credere da scrivereBeronam, cioèVerona, in cui era marcheseOttone ducadi Carintia. In fatti nella vita di santo Arrigo imperadore[Adelboldus in Vita S. Henrici imperat.]si legge:Cum maxima difficultate et periculis pluribus per Veronam, per Bavariam, cadaver ipsius reportabant. Furono poi accolti ad una corte del vescovo d'Augusta daArrigo III ducadi Baviera, il quale cominciò di buon'ora a fare i suoi negoziati, per essere eletto re, giacchè il defunto Augusto non avea lasciato dopo di sè prole alcuna maschile. Era esso Arrigo figliuolo di Arrigo duca, e nipote di un altro Arrigo duca, già da noi veduto fratello di Ottone il Grande Augusto; e per conseguente, se era mancata la linea d'esso Ottone, durava nondimeno in lui l'altra in guisa ch'egli pretendeva come per diritto ereditario la corona. Però per forza occupò lo scettro, la corona, il pomo e gli altri ornamenti imperiali. E perchè il santo arcivescovo di ColoniaEribertoavea mandata innanzi la lancia, il fece arrestare, nè il rilasciò senza sigurtà che gliel'avrebbe inviata. Fu poi data sepoltura al corpo del defunto imperadore in Aquisgrana.
In questo mentre, cioè appena intesa la morte di Ottone III Augusto senza successione, i principi, vescovi, ed altri primati d'Italia furono in gran moto. Ai più pareva che fosse risorta la lor libertà per poter eleggere quel re che fosse loro più in grado; e tanto per amore della propria nazione, quanto perchè non erano molto soddisfatti del governo dei monarchi tedeschi, si accordarono assaissimi d'essi nella dieta tenuta in Pavia di eleggere un re italiano.Ardoino marchesed'Ivrea, principe per accortezza e per ardire, ma non già per le virtù cristiane, superiore a molti, quegli fu che guadagnò i voti degli altri, e si fece eleggere e coronare re nella basilica di san Michele di Pavia.Episcopicidail chiama Ditmaro, e ne abbiam veduta la ragione di sopra all'anno 999. Favole io reputo quelle che racconta Valeriano Castiglione[Castiglione, nelle Annotaz. al regno d'Italia del Tesauro.], spacciando che in una dieta di Lodi seguisse l'elezion di Ardoino. Arnolfo milanese chiaramente scrive:Papiae eligitur. Nella Cronichetta dei re d'Italia[Anecdot. Latin, tom. 2, pag. 204.], da me data alla luce, si legge che dopo la morte di Ottone IIIfuit tunc regnum sine rege XXIV dies. Die qui fuit dominico, et fuit XV mensis februarii in civitate Papia inter basilicam sancti Michaelis fuit coronatus Ardoinus rex. Cadde appunto il dì XV di febbraio dell'anno presente indomenica; e di qui ancora si apprende, contando i dì 24 del regno vacante, che Ottone finì di vivere nel dì 23 di gennaio.Ardoino, chiamato da DitmaroHardwigusedHardwicus, e da Arnolfo storico milanese di questo secolo[Arnulf. Histor. Mediolanens. lib. 1.]nobilis Ipporegiae marchio, era figliuolo diDodoneossiaDoddone, come si ha da un suo diploma, dato[Guichenon Bibliothec. Sebus., Centur. II, cap. 10.]anno dominicae Incarnationis MXI, tertio kalendas aprilis, Indictione IX. Actum Bobii in episcopali palatio. Questo contiene una donazione fatta a san Siro di Paviapro anima patris nostris Doddonis, et pro anima patrui nostri domni Adalberti, rogante domno Wilelmo marchione carissimo consobrino germano nostro. Nè dà egli il titolo di marchese al padre, nè allo zio. Da altri il padre d'Ardoino sembra appellato Oddone, cioèOttone; ed avendo Ardoino avuto un figliuolo nomatoOttone[Idem, Ibidem, cap. 3.], pare che non sia senza fondamento un tal nome. Per quanto ancora ho osservato nelle Antichità estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 13.], non è inverisimile cheOdelrico MagnifredoossiaManfredi, marchese celebre di Susa, e fratello diAlricovescovo d'Asti, fosse suo zio paterno. Comunque sia,Ardoinodiede principioal suo governo col confermare i privilegii di varie chiese. Uno dei suoi diplomi pel monistero di san Salvatore di Pavia si vede spedito[Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. LXXI.]X kalendas martii, anno dominicae Incarnationis MII, anno domni Arduini regis I. Actum in papiensi palatio. Il Margarino ha dimenticata l'indizione. Due altri dati nello stesso giorno per la chiesa di Como si leggono presso il padre Tatti[Tatti, Istor. della Chiesa di Como, tom. 2.]colle seguenti note:VIII kalendas aprilis anno dominicae Incarnationis millesimo secundo, Indictione quintadecima, anno vero domni Ardoini regis regnantis primo. Actum Castro Montigio. Così passavano gli affari d'Italia, ed intanto si disputava in Germania per l'elezione del nuovo re. I due principali concorrenti, oltre adEcchicardomarchese di Turingia, eranoErimanno ducadi Alemagna e d'Alsazia, figliuolo diUdoneduca (morto nella sconfitta data dai Saraceni in Calabria ad Ottone II) e il soprammentovatoArrigo III,ducadi Baviera. Prevalse in fine, ma dopo molti movimenti d'armi, coi suoi aderenti esso duca Arrigo, il quale in Magonza, per attestato di Ditmaro[Ditmarus, Chron., lib. 5.],VII idus junii in regem eligitur, acclamatur, et a Willigiso praesule benedicitur et coronatur. Adelboldo[Atelboldus, in Vit. S. Henrici.]scriveoctavo idus junii: cioè sarà stato eletto nel dì 25 di maggio, e coronato nel dì 26: e n'era ben degno; tante virtù d'animo concorrevano in lui, e massimamente la religione e la pietà, per cui si meritò poscia il titolo di santo.Claudus, cioè zoppo, fra gli Arrighi vien appellato da alcuni, perchè zoppicava di un piede. Avea per moglieCunegonda, figliuola diSigefredo contedi Lucemburgo, che con lui gareggiava nel possesso ed esercizio delle più rare virtù, e per cagion d'esse arrivò anche ella ad essere registrata nel catalogo dei celesti cittadini[Annales Hildesheim.]. Ricevetteanch'essa dipoi la corona regale nel giorno di san Lorenzo in Paderbona. Sotto il presente anno Lupo protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]racconta cheobsedit Saphi caytus(cioè il generale dei Saraceni ossia dei Mori africani, padroni della Sicilia)Barum a die II maii usque ad sanctum Lucam mense octobris. Tunc liberata est per Petrum ducem Veneticorum. Questo fatto glorioso diPietro Orseolo II dogedi Venezia non fu ignoto all'accuratissimo cronista di Venezia Andrea Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], di cui sono le seguenti parole:Iste dux etiam contra Saracenos, qui barensem urbem Apuliae obsessam delinebant, cum navali stolo perrexit, et urbem intravit, et victualibus muniit. Et cum Gregorio catapano imperiali ex urbe exiens, de Saracenis victoria habuit, et liberata urbe ab obsidione Venetias rediit. Il Sigonio differì questa impresa fino all'anno 1005.
Non fu l'assunzione del re Arrigo al trono germanico senza contrasti, e massimamente dalla parte del suddetto Erimanno duca d'Alemagna, o vogliam dire di Suevia. Tuttavia, giacchè chiunque de' baroni a tutta prima non aveva acconsentito alla di lui elezione, di mano in mano veniva a rendergli ubbidienza, Erimanno anch'egli, preso miglior consiglio, sul principio d'ottobre di quest'anno, e non già nel seguente, come hanno gli Annali d'Ildeseim, andò a gittarsegli a' piedi, e a giurargli fedeltà. Di questi prosperosi successi del re Arrigo informato il re Ardoino, già andava prevedendo che non tarderebbe molto il re germanico a portar la guerra in Italia[Ditmarus, Chronic., lib. 5.], ma in questo mentre si fabbricava egli la sua rovina col trattar aspramente que' medesimi principi d'Italia che l'aveano messo sul trono. Fra gli altri, perchè il vescovo di Brescia gli disse alcune spiacevoli parole, il prese pel ciuffo, e il cacciò vituperosamente in terra, come se fosse stato un bifolco. Questa sua sfrenatacollera fu cagione che molti dei principi italiani, pentiti d'averlo innalzato, segretamente spedirono o messi o lettere ad invitare in Italia il buon re Arrigo[Adelboldus, in Vita S. Henrici.]. Era, come ho detto di sopra, in questi tempi duca di Carintia e marchese della marca di Verona, ossia di Trivigi,Ottone, quel medesimo che vedemmo padre di Gregorio V papa, il cui padre fu Corrado duca di Franconia, la madre Liutgarda figliuola di Ottone I Augusto. Il discender egli dal sangue di esso imperadore, congiunto col credito di una rara probità e saviezza, parvero tali prerogative allo stesso Arrigo, non per anche re, che gli mandò ad offerire il regno. Ma egli con umiltà si sottrasse a questo onore e peso, e, per quanto potè, cooperò dipoi all'esaltazione d'Arrigo. Dalla Germania, ove era ito esso Ottone, ebbe ordine di tornarsene in Italia con un piccolo corpo di armata. Ardoino, che teneva di buone spie, non solo penetrò la di lui venuta, ma seppe ancora, che calato esso in Italia, erano per unire con lui le forze loroFederigo arcivescovo di RavennaeTeodolfo marchese. Così ha il testo di Ditmaro, e quello eziandio dell'Annalista sassone[Annalista Saxo apud Eccardum.]; ma senza dubbio in vece diTeodolfo, s'ha quivi da leggereTeodaldo, ossiaTedaldo marchese, avolo della gloriosa contessa Matilda.Tieboldusè nominato da Adelboldo[Adelboldus, in Vita S. Henrici.]. Però Ardoino frettolosamente con tutte le sue forze accorse alle Chiuse d'Italia, che fin qui erano state guardate dagli uomini del vescovo di Verona, e per forza le prese. S'avanzò anche fino a Trento, credendo che colà fossero già calati i Tedeschi; ma non avendoli trovati, se ne tornò in fretta alla campagna di Verona. Celebrava egli la festa del santo Natale in un castello, quando giunto il duca Ottone alla Chiusa dell'Adige, e trovato serrato quel passo, mandò al re Ardoino pregandolo della licenza dipoter passare. Trattenne Ardoino i messi sino alla mattina seguente, e nella notte raunate le sue truppe, sul far del giorno in ordinanza di battaglia portossi ad assalire i nemici. Calda fu quell'azione, molto sangue costò all'una e all'altra parte; ma in fine restarono sconfitti i Tedeschi, e pochi se ne salvarono coll'aiuto delle gambe. Narra il Sigonio questo fatto sotto l'anno 1003; ma assai chiaramente si raccoglie da Ditmaro che ciò seguì sul termine dell'anno presente. Non errò già egli, come pretende il padre Pagi[Pagius, Crit. ad Annal. Baron. ad ann. 1004.], in raccontare una tal battaglia e vittoria, essendo cosa indubitata, perchè asserita da Ditmaro[Ditmaro, Chron., lib. 5.]e da Adelboldo[Adeboldus, in Vita S. Henrici.]scrittori di questi tempi. Parimente Arnolfo storico del presente secolo scrive[Arnulf., Hist. Mediol., lib. 1, c. 15.]che il re Arrigo per consiglio de' principi d'Italia segretamente a lui favorevoli,direxit in Italiam suum cum exercitu ducem. Cui occurrens viriliter Ardoinus, facta congressione in campo Fabricae, quamplures stravit, ceteros extra fines regni fugavit. Curiosa cosa è il vedere un contrasto seguito in quest'anno fraConone, ossiaCorrado, vescovo di Perugia, e l'abbate del monistero di san Pietro di Perugia[Ughell., Ital. Sacr., tom. 9, pag. 918.],praesidente domno Sylvestro II Romanae sedis pontifice in synodo habita in palatio sacrosancto lateranensi, anno quarto ordinationis suae, mense Decembris die tertia, Indictione prima, cominciata nel settembre. Pretendeva il vescovo superiorità sopra quel monistero; pretendeva il papa che fosse esente ed immediatamente sottoposto alla santa sede in vigore di un privilegio pontificio. Rispondeva il vescovo:Privilegia haec non reprobo, sed sine consensu antecessoris mei, cujus temporibus illud primum privilegium factum est, factum fuisse dico. Si solum viderem consensum, haberem inde aeternum silentium. Gli fumostrata la lettera del suo predecessore col consenso, anzi con preghiera che fosse privilegiato quel monistero; laonde convenne al vescovo di cedere. Così i vescovi d'allora consentivano alla diminuzione della loro giurisdizione. E di qui si scorge che si esigeva questo loro consenso. Ma andando innanzi, fu creduto in Roma superfluo il chiederlo, e si privilegiarono tutti quanti i monisteri, secondochè piaceva ai romani pontefici.