MIIIAnno diCristoMIII. IndizioneI.Giovanni XVIIpapa 1.Giovanni XVIIIpapa 1.Ardoinore d'Italia 2.Circa il dì 11 di maggio dell'anno presente diede fine alla sua carrieraSilvestro IIpapa, prima chiamatoGerberto. Se si volesse credere all'Annalista sassone[Annalista Saxo, ad ann. 1001.], quella medesima Stefania, già moglie di Crescenzio console decapitato, che attossicò Ottone III Augusto, malamente conciò anche il suddetto pontefice.Veneficio ejusdem mulieris etiam papa Romanus gravatus asseritur, ita ut loquendi usum amiserit. Non si può dire quante ciarle si spargessero dipoi in discredito di esso Silvestro: cioè fu spacciato per negromante, e che per patto segreto del diavolo egli arrivasse al pontificato, e poco mancò che miseramente poi tra le griffe di lui non ispirasse l'anima. Stomacose calunnie son queste, o inventate, o spacciate da Bennone, cardinale scismatico a' tempi di papa Gregorio VII, nell'infame sua invettiva contra della corte romana[Menchenius, Scriptor. Rer. German., tom. 1.]. Sigeberto, Martino Polacco, Tolomeo da Lucca ed altri da questa puzzolente scrittura trassero la favola indegna del merito raro di questo pontefice. Perciocchè, per consentimento degli antichi e migliori storici,GerbertoossiaSilvestro II, se si eccettua la sua ambizione, fu uno dei più insigni personaggi di questi tempi: tanto era ilsuo sapere, non disgiunto dalla pietà, per cui parve a que' secoli ignoranti ch'egli più che umanamente possedesse le arti e le scienze. A lui anzi ha grande obbligazione l'Italia, potendosi in certa maniera dire, che dall'aver egli aperta scuola nel monistero di Bobbio, cominciò fra noi il risorgimento delle buone lettere; e così in Germania e in Francia, dove egli coll'esempio suo infervorò allo studio i dormigliosi ingegni. Di lui perciò si dilettava forte Ottone III imperadore, e soprattutto, perchè egli era assai istruito delle arti matematiche. Quelle linee e quei triangoli, cose allora troppo forestiere, probabilmente gli acquistarono il titolo di mago presso il goffo popolaccio.Optime, scriveva Ditmaro[Ditmarus, Chronic. sub finem lib. 6.], callebat astrorum cursus discernere, et contemporales suos variae artis notitia superare. In Magdaburg horologium fecit, illud recte constituens, considerata per fistulam quadam stella, nautarum duce. Anche prima dell'invenzione del cannocchiale, si servivano gli astronomi di un tubo per mirar le stelle, ma senza giungere a saper adoperare e congegnar lenti ed obbiettivi di vetro, che oggidì cotanto ingrandiscono e rendon visibili gli oggetti lontani. Il padre Pez diede alla luce la Geometria d'esso Gerberto[Pez, Thesaur. Anecdotor., P. II, tom. 3.]. Altre sue operette, oltre alle epistole, scritte con assai vivacità, sono rammentate dagli scrittori della storia letteraria. Ora a Silvestro II succedette nella cattedra di san Pietro unGiovanni, soprannominatoSicconeoSecco, il quale, secondo la cronologia pontificia, dovrebbe essere appellatoGiovanni XVI, e pure si truova nomato da alcuniGiovanni XVII, perchè quantunque Giovanni calabrese, che occupò la sedia a Gregorio V nell'anno 997, non meriti luogo tra i romani pontefici, pure altro sentimento dovettero avere i Romani d'allora, giacchè troviamo che il successore di questo Giovanni Secco venne sempre chiamato negli Atti pubbliciGiovanni XVII. Così il chiamò anche Mariano Scoto e l'Annalista sassone; e che così si abbia a chiamare saggiamente lo pretese il padre Pagi[Pagius, Crit. ad Annales Baron.]. Ma questoGiovanni XVII, dopo aver tenuta la cattedra pontificia appena sei mesi, colla sua morte fece luogo ad un altroGiovanni XVIII, che fu soprannominatoFasano. Crede il suddetto padre Pagi seguita la di lui ordinazione nel dì di santo Stefano, 26 di dicembre dell'anno corrente.In quest'anno ancora mi sia lecito il riferire quali principi d'Italia tenessero in favore delre Arrigo, secretamente nondimeno; credendo io che il soloOttone marchesedi Verona e duca di Carintia si dichiarasse apertamente contra di Ardoino. Trovavasi tuttavia in viaggio, tornando dall'ambasciata di Costantinopoli,Arnolfo IIarcivescovo di Milano, allorchè venne a morte Ottone III Augusto, e seguì l'elezione e coronazione d'esso Ardoino. Dovette egli aversi a male che senza di lui, primo fra' principi della Lombardia, e in possesso di coronare i re d'Italia, si fosse dato il regno e conferita la corona al marchese d'Ivrea. Perciò Ardoino, secondochè s'ha da Arnolfo storico[Arnulf., Hist. Mediol., lib. 1, cap. 19.],cognito jam dicti praesulis reditu, occurrit in itinere obvius, securitate, quanta valuit, sibi illum applicare procurans. Gli diede, a mio credere, il prelato delle buone parole, ma internamente seguitò ad essergli contrario. Anzi, se si volesse credere a Landolfo seniore[Landulf. Senior, Hist. Mediol., lib. 2, cap. 14.], da lì a pochi giorni questo arcivescovoin Rochalia cum omnibus Italiae primatibus colloquium habuit, ubi quum diverse de regni negotiis tractassent, Arduini spreto dominio, quod malis artibus usurpaverat, Henricum I theutonicum scientia illustrem, armis fortissimum militumque copiis abundantem, et divitiis affluentem elegit. Ma non presti qui fede il lettore a Landolfo, autore solito a vendere delle fanfaluche.Non è credibile questa dieta tenuta in Roncaglia (io non so come il Sigonio la metta in Lodi), allorchè Ardoino era tuttavia forte, nè avea competitore in Italia. Arnolfo, storico di maggior credito, sotto l'antecedente anno scrive con più apparenza di verità, che insorta la lite del regno fra Arrigo e Ardoino,in medio principes regni (italici) fraudulenter incedentes, Ardoino palam militabant, Henrico latenter favebant, avaritiae lucra sectantes. Adelboldo[Abelboldus, in Vita S. Henrici.], autore contemporaneo, ci viene annoverando quai fossero i fautori del re Arrigo in Italia, che nell'anno precedente l'invitarono in Italia.In voluntate hujusmodi, dice egli, aliqui manifesti, aliqui erant occulti. Tieboldus namque marchio et archiepiscopus ravennas, et episcopus mutinensis, veronensis, et vercellensis, aperte in regis Henrici fidelitate manebant. Archiepiscopus autem mediolanensis, et episcopi cremonensis, placentinus, papiensis, brixiensis, comensis, quod volebant, manifestabant. Omnes tamen in commune regem Henricum desiderabant, precibus per legatos et literas invitabant. Fra quei che camminavano con più riguardo, v'era l'arcivescovo di Milano. Veggasi dunque se regga la sparata di Landolfo storico milanese. QuelTieboldomarchese, siccome già accennai, altro non è cheTeodaldooTedaldo, avolo della contessa Matilda, e figliuolo di quell'Adalberto Azzo conte, oppure marchese, da noi veduto a' tempi di Ottone I Augusto. Di esso Tedaldo parla ancheBenzonevescovo d'Alba in quel suo scomunicato panegirico di Arrigo III fra gl'imperadori, con dire[Benzo, Panegyr. lib. 1, cap. 16. tom. 1 Rer. German. Menchen.]:De Tadone vero, qui propter metum Ardoini pedester legatus marchionis Teodaldi, atque episcopi Leonis (di Vercelli) quid fecit venerabilis clementia magni Henrici serenissimi imperatoris? Certe uni filio ejus dedit Veronae episcopatum; alteri comitatum;patri vero Gardam, et totum Benacum. Volle il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron. ad ann. 1002.]darci informazione di questo principe, con dire ch'egli sposòWillaossiaGuilla, sorella di Ugo duca e marchese di Toscana. Certo che unaWillafu moglie di esso Tedaldo; ma un sogno è del padre Pagi, perchè senza pruova alcuna dell'antichità, il darle per fratello il marcheseUgo. Soggiugne francamente cheTedaldosuccedette al marchese Ugo nel ducato della Toscana: il che hanno creduto alcuni moderni, ed inclinò a crederlo anche l'accuratissimo Francesco Maria Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.]. Per provarlo, adduce esso Pagi la fondazione da lui fatta del monistero di Polirone, dove s'intitola:Ego in Dei nomine Teudaldus marchio, filius quondam Adelberti itemque marchio. Stima eziandio cheAdalbertosuo padre sia stato marchese di Toscana. Ma è da dire che la storia della Toscana per questi tempi è involta in molte tenebre. Per conto di Adalberto, tale è l'error del Pagi, che non occorre confutarlo. Abbiam già veduto a cui finora sia stato appoggiato il governo della Toscana. Che poiTedaldosuo figliuolo succedesse ad Ugo marchese, nulla serve a provarlo il titolo dimarchese. Altri v'erano in que' tempi di questo titolo decorati, e fra gli altri anche gli antenati della casa d'Este, senza che si possa dire che governassero la Toscana. Nè perchè si truovi in Toscana un marchese, ci è lecito il tosto inferirne che egli fosse ancora marchese di Toscana. Altrimenti con più ragione si avrebbe ad asserire marchese di quella contrada[Antichità Estensi, P. I, cap. 21.]Adalberto marchese, figliuolo di Oberto marchese e nipote di Oberto marchese, uno degli antenati della suddetta casa d'Este, che poco più di due mesi dopo la morte di Ugo, potente marchese di Toscana, fa una vendita di beni[Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 3.]anno ab Incarnatione millesimo secundo, et tertio idus martii, Indictione XV, infra Burgode Luca prope portam sancti Fridiani. Ma io non mi sono arrischiato per questo solo documento a crederlo e chiamarlo marchese di Toscana. Tornando dunque al marcheseTedaldosuddetto, altro io non so dire, se non che egli eraconte di Reggio e di Modena, come altrove ho provato. Di lui scrisse ancora Donizone Monaco[Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, cap. 3.]nella vita della contessa Matilda sua nipote, che il papa l'investì di Ferrara.Regibus exsistit carus, notissimus illis,Romanus papa quem sincere peramabat,Et sibi concessit, quod ei Ferrarea servit.Inclino parimente a credere ch'egli governasse Mantova, perchè nel seguente anno truovoBonifaziosuo figliuolo con titolo dimarchesein quella città. Ed ancorchè non sappia io ben dire se il soprammentovato monistero di Polirone fosse allora situato nel contado di Mantova, oppure di Reggio; pure di qui ancora scorgiamo che la potenza diTedaldomarchese si stendeva per queste parti, senza che resti memoria alcuna comprovante ch'egli fosse marchese di Toscana. Perchè Arrigo re di Germania niun possesso e dominio godeva per anche in Italia, potrebbe sembrare alquanto strano un suo diploma riferito dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Parmens.], datoII kalendas martii, anno Incarnationis Domini MIII, Indictione I, anno vero domni Henrici regis primo. Actum Noviomagi, in cui esso re Arrigo,interventu nostri fidelis Teodaldi marchionis(così abbiamo veduto che era appellato dai Tedeschi il suddettoTedaldo), concede aSigefredovescovo di Parma la pingue badia di Nonantola sul modenese: parendo poco verisimile che Tedaldo marchese e il vescovo si portassero a Nimega, senza timore d'incontrar la disgrazia del regnante Ardoino. Ma questo broglio e l'aggraffamento di questa insigne badia sarà seguito per lettere e raccomandazioni segrete. E il buon re Arrigo non avea allorascrupolo a guadagnarsi de' partigiani in Italia, facendo il liberale coi beni ancora della chiesa.Quatenus (Sigefredus) firmatus in fide acriter deserviret nobis, lo dice chiaramente lo stesso Arrigo. Nè vo' lasciare di dire avere Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]scritto sotto quest'anno:Sarraceni obsederunt montem Scaviosum mense martii, sed nihil profecerunt.
Circa il dì 11 di maggio dell'anno presente diede fine alla sua carrieraSilvestro IIpapa, prima chiamatoGerberto. Se si volesse credere all'Annalista sassone[Annalista Saxo, ad ann. 1001.], quella medesima Stefania, già moglie di Crescenzio console decapitato, che attossicò Ottone III Augusto, malamente conciò anche il suddetto pontefice.Veneficio ejusdem mulieris etiam papa Romanus gravatus asseritur, ita ut loquendi usum amiserit. Non si può dire quante ciarle si spargessero dipoi in discredito di esso Silvestro: cioè fu spacciato per negromante, e che per patto segreto del diavolo egli arrivasse al pontificato, e poco mancò che miseramente poi tra le griffe di lui non ispirasse l'anima. Stomacose calunnie son queste, o inventate, o spacciate da Bennone, cardinale scismatico a' tempi di papa Gregorio VII, nell'infame sua invettiva contra della corte romana[Menchenius, Scriptor. Rer. German., tom. 1.]. Sigeberto, Martino Polacco, Tolomeo da Lucca ed altri da questa puzzolente scrittura trassero la favola indegna del merito raro di questo pontefice. Perciocchè, per consentimento degli antichi e migliori storici,GerbertoossiaSilvestro II, se si eccettua la sua ambizione, fu uno dei più insigni personaggi di questi tempi: tanto era ilsuo sapere, non disgiunto dalla pietà, per cui parve a que' secoli ignoranti ch'egli più che umanamente possedesse le arti e le scienze. A lui anzi ha grande obbligazione l'Italia, potendosi in certa maniera dire, che dall'aver egli aperta scuola nel monistero di Bobbio, cominciò fra noi il risorgimento delle buone lettere; e così in Germania e in Francia, dove egli coll'esempio suo infervorò allo studio i dormigliosi ingegni. Di lui perciò si dilettava forte Ottone III imperadore, e soprattutto, perchè egli era assai istruito delle arti matematiche. Quelle linee e quei triangoli, cose allora troppo forestiere, probabilmente gli acquistarono il titolo di mago presso il goffo popolaccio.Optime, scriveva Ditmaro[Ditmarus, Chronic. sub finem lib. 6.], callebat astrorum cursus discernere, et contemporales suos variae artis notitia superare. In Magdaburg horologium fecit, illud recte constituens, considerata per fistulam quadam stella, nautarum duce. Anche prima dell'invenzione del cannocchiale, si servivano gli astronomi di un tubo per mirar le stelle, ma senza giungere a saper adoperare e congegnar lenti ed obbiettivi di vetro, che oggidì cotanto ingrandiscono e rendon visibili gli oggetti lontani. Il padre Pez diede alla luce la Geometria d'esso Gerberto[Pez, Thesaur. Anecdotor., P. II, tom. 3.]. Altre sue operette, oltre alle epistole, scritte con assai vivacità, sono rammentate dagli scrittori della storia letteraria. Ora a Silvestro II succedette nella cattedra di san Pietro unGiovanni, soprannominatoSicconeoSecco, il quale, secondo la cronologia pontificia, dovrebbe essere appellatoGiovanni XVI, e pure si truova nomato da alcuniGiovanni XVII, perchè quantunque Giovanni calabrese, che occupò la sedia a Gregorio V nell'anno 997, non meriti luogo tra i romani pontefici, pure altro sentimento dovettero avere i Romani d'allora, giacchè troviamo che il successore di questo Giovanni Secco venne sempre chiamato negli Atti pubbliciGiovanni XVII. Così il chiamò anche Mariano Scoto e l'Annalista sassone; e che così si abbia a chiamare saggiamente lo pretese il padre Pagi[Pagius, Crit. ad Annales Baron.]. Ma questoGiovanni XVII, dopo aver tenuta la cattedra pontificia appena sei mesi, colla sua morte fece luogo ad un altroGiovanni XVIII, che fu soprannominatoFasano. Crede il suddetto padre Pagi seguita la di lui ordinazione nel dì di santo Stefano, 26 di dicembre dell'anno corrente.
In quest'anno ancora mi sia lecito il riferire quali principi d'Italia tenessero in favore delre Arrigo, secretamente nondimeno; credendo io che il soloOttone marchesedi Verona e duca di Carintia si dichiarasse apertamente contra di Ardoino. Trovavasi tuttavia in viaggio, tornando dall'ambasciata di Costantinopoli,Arnolfo IIarcivescovo di Milano, allorchè venne a morte Ottone III Augusto, e seguì l'elezione e coronazione d'esso Ardoino. Dovette egli aversi a male che senza di lui, primo fra' principi della Lombardia, e in possesso di coronare i re d'Italia, si fosse dato il regno e conferita la corona al marchese d'Ivrea. Perciò Ardoino, secondochè s'ha da Arnolfo storico[Arnulf., Hist. Mediol., lib. 1, cap. 19.],cognito jam dicti praesulis reditu, occurrit in itinere obvius, securitate, quanta valuit, sibi illum applicare procurans. Gli diede, a mio credere, il prelato delle buone parole, ma internamente seguitò ad essergli contrario. Anzi, se si volesse credere a Landolfo seniore[Landulf. Senior, Hist. Mediol., lib. 2, cap. 14.], da lì a pochi giorni questo arcivescovoin Rochalia cum omnibus Italiae primatibus colloquium habuit, ubi quum diverse de regni negotiis tractassent, Arduini spreto dominio, quod malis artibus usurpaverat, Henricum I theutonicum scientia illustrem, armis fortissimum militumque copiis abundantem, et divitiis affluentem elegit. Ma non presti qui fede il lettore a Landolfo, autore solito a vendere delle fanfaluche.Non è credibile questa dieta tenuta in Roncaglia (io non so come il Sigonio la metta in Lodi), allorchè Ardoino era tuttavia forte, nè avea competitore in Italia. Arnolfo, storico di maggior credito, sotto l'antecedente anno scrive con più apparenza di verità, che insorta la lite del regno fra Arrigo e Ardoino,in medio principes regni (italici) fraudulenter incedentes, Ardoino palam militabant, Henrico latenter favebant, avaritiae lucra sectantes. Adelboldo[Abelboldus, in Vita S. Henrici.], autore contemporaneo, ci viene annoverando quai fossero i fautori del re Arrigo in Italia, che nell'anno precedente l'invitarono in Italia.In voluntate hujusmodi, dice egli, aliqui manifesti, aliqui erant occulti. Tieboldus namque marchio et archiepiscopus ravennas, et episcopus mutinensis, veronensis, et vercellensis, aperte in regis Henrici fidelitate manebant. Archiepiscopus autem mediolanensis, et episcopi cremonensis, placentinus, papiensis, brixiensis, comensis, quod volebant, manifestabant. Omnes tamen in commune regem Henricum desiderabant, precibus per legatos et literas invitabant. Fra quei che camminavano con più riguardo, v'era l'arcivescovo di Milano. Veggasi dunque se regga la sparata di Landolfo storico milanese. QuelTieboldomarchese, siccome già accennai, altro non è cheTeodaldooTedaldo, avolo della contessa Matilda, e figliuolo di quell'Adalberto Azzo conte, oppure marchese, da noi veduto a' tempi di Ottone I Augusto. Di esso Tedaldo parla ancheBenzonevescovo d'Alba in quel suo scomunicato panegirico di Arrigo III fra gl'imperadori, con dire[Benzo, Panegyr. lib. 1, cap. 16. tom. 1 Rer. German. Menchen.]:De Tadone vero, qui propter metum Ardoini pedester legatus marchionis Teodaldi, atque episcopi Leonis (di Vercelli) quid fecit venerabilis clementia magni Henrici serenissimi imperatoris? Certe uni filio ejus dedit Veronae episcopatum; alteri comitatum;patri vero Gardam, et totum Benacum. Volle il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron. ad ann. 1002.]darci informazione di questo principe, con dire ch'egli sposòWillaossiaGuilla, sorella di Ugo duca e marchese di Toscana. Certo che unaWillafu moglie di esso Tedaldo; ma un sogno è del padre Pagi, perchè senza pruova alcuna dell'antichità, il darle per fratello il marcheseUgo. Soggiugne francamente cheTedaldosuccedette al marchese Ugo nel ducato della Toscana: il che hanno creduto alcuni moderni, ed inclinò a crederlo anche l'accuratissimo Francesco Maria Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.]. Per provarlo, adduce esso Pagi la fondazione da lui fatta del monistero di Polirone, dove s'intitola:Ego in Dei nomine Teudaldus marchio, filius quondam Adelberti itemque marchio. Stima eziandio cheAdalbertosuo padre sia stato marchese di Toscana. Ma è da dire che la storia della Toscana per questi tempi è involta in molte tenebre. Per conto di Adalberto, tale è l'error del Pagi, che non occorre confutarlo. Abbiam già veduto a cui finora sia stato appoggiato il governo della Toscana. Che poiTedaldosuo figliuolo succedesse ad Ugo marchese, nulla serve a provarlo il titolo dimarchese. Altri v'erano in que' tempi di questo titolo decorati, e fra gli altri anche gli antenati della casa d'Este, senza che si possa dire che governassero la Toscana. Nè perchè si truovi in Toscana un marchese, ci è lecito il tosto inferirne che egli fosse ancora marchese di Toscana. Altrimenti con più ragione si avrebbe ad asserire marchese di quella contrada[Antichità Estensi, P. I, cap. 21.]Adalberto marchese, figliuolo di Oberto marchese e nipote di Oberto marchese, uno degli antenati della suddetta casa d'Este, che poco più di due mesi dopo la morte di Ugo, potente marchese di Toscana, fa una vendita di beni[Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 3.]anno ab Incarnatione millesimo secundo, et tertio idus martii, Indictione XV, infra Burgode Luca prope portam sancti Fridiani. Ma io non mi sono arrischiato per questo solo documento a crederlo e chiamarlo marchese di Toscana. Tornando dunque al marcheseTedaldosuddetto, altro io non so dire, se non che egli eraconte di Reggio e di Modena, come altrove ho provato. Di lui scrisse ancora Donizone Monaco[Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, cap. 3.]nella vita della contessa Matilda sua nipote, che il papa l'investì di Ferrara.
Regibus exsistit carus, notissimus illis,Romanus papa quem sincere peramabat,Et sibi concessit, quod ei Ferrarea servit.
Regibus exsistit carus, notissimus illis,
Romanus papa quem sincere peramabat,
Et sibi concessit, quod ei Ferrarea servit.
Inclino parimente a credere ch'egli governasse Mantova, perchè nel seguente anno truovoBonifaziosuo figliuolo con titolo dimarchesein quella città. Ed ancorchè non sappia io ben dire se il soprammentovato monistero di Polirone fosse allora situato nel contado di Mantova, oppure di Reggio; pure di qui ancora scorgiamo che la potenza diTedaldomarchese si stendeva per queste parti, senza che resti memoria alcuna comprovante ch'egli fosse marchese di Toscana. Perchè Arrigo re di Germania niun possesso e dominio godeva per anche in Italia, potrebbe sembrare alquanto strano un suo diploma riferito dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Parmens.], datoII kalendas martii, anno Incarnationis Domini MIII, Indictione I, anno vero domni Henrici regis primo. Actum Noviomagi, in cui esso re Arrigo,interventu nostri fidelis Teodaldi marchionis(così abbiamo veduto che era appellato dai Tedeschi il suddettoTedaldo), concede aSigefredovescovo di Parma la pingue badia di Nonantola sul modenese: parendo poco verisimile che Tedaldo marchese e il vescovo si portassero a Nimega, senza timore d'incontrar la disgrazia del regnante Ardoino. Ma questo broglio e l'aggraffamento di questa insigne badia sarà seguito per lettere e raccomandazioni segrete. E il buon re Arrigo non avea allorascrupolo a guadagnarsi de' partigiani in Italia, facendo il liberale coi beni ancora della chiesa.Quatenus (Sigefredus) firmatus in fide acriter deserviret nobis, lo dice chiaramente lo stesso Arrigo. Nè vo' lasciare di dire avere Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]scritto sotto quest'anno:Sarraceni obsederunt montem Scaviosum mense martii, sed nihil profecerunt.