MIV

MIVAnno diCristoMIV. IndizioneII.GiovanniXVIII papa 2.Ardoinore d'Italia 3.ArrigoII re di Germania 3, d'Italia 1.Fin qui era durato il regno di Ardoino in Italia senza essere turbato, per quanto si sappia, da guerre interne, ma colla fede vacillante di molti principi che inclinavano al re Arrigo, o erano da lui mossi colla speranza di maggiori vantaggi. Ho io pubblicato[Antiq. Ital., Dissert. XXXI, pag. 965.]un placito tenuto da Adelelmoqui et Azo, missus domni Arduini regisin Cremona,anno regni domni Arduini regis tercio. Quinto kalendas marcii, Indictione II, cioè nel febbraio nell'anno presente. Ma non andò molto che arrivò in Italia chi gli rovesciò il suo trono. Arrigo II, re di Germania, tra perchè gli stava a cuore l'Italia, e perchè da' suoi parziali gli veniva dipinta per assai facile la conquista di questo regno, sbrigato che fu da alcune guerre civili, e creato che ebbe duca di BavieraArrigofratello dell'Augusta Cunegonda, s'incamminò con un possente esercito a questa volta, e nel dì delle palme arrivò a Trento. Se crediamo all'Annalista sassone[Annalista Saxo apud Eccardum.], già erano iti a trovarlo fino in Germania il vescovo di Verona,et alii quidam italici primores regni cum regiis muneribus. Secondochè scrive Ditmaro,[Ditmarus, Chron., lib. 6.], la venuta d'esso Arrigo in Italia accadde nell'anno seguente1005,consummata millenarii linea numeri et in quinto cardinalis ordinis loco. Però il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.], e dopo di lui il padre Pagi[Pagius, in Critic. Baronii.], rifiutando gli Annali d'Ildeseim[Annales Hildesheim.]che la mettono nell'anno presente, scrive:Henrici expeditionem italicam in annum sequentem MV, differt Ditmarus libro sexto, eique standum existimo. Ma il padre Pagi non colpì nel segno. Il testo di Ditmaro quivi è scorretto, e in vece diquintovi si ha da scriverequarto. L'Annalista sassone e il Cronografo sassone[Chronographus Saxo apud Leibnitium.], copiatori di esso Ditmaro, chiaramente scrivono che nell'anno presente il re Arrigo calò in Italia. Così ha Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chron.]con altri. E questa verità vien chiaramente confermata da Adelboldo[Adelboldus in Vita S. Henrici.], scrittore contemporaneo, e dai documenti che accennerò. Arrivato dunque a Trento il re germanico coll'esercito suo, trovò prese e ben fortificate da Ardoino le Chiuse dell'Adige, in maniera che gli era impossibile lo sforzare quel passo. Per consiglio de' suoi, rivolse le sue speranze al popolo della Carintia, il quale portossi ad occupare un'altra Chiusa verso la Brenta, non so se sul Vicentino o sul Trivisano, che non era custodita con tanta gelosia. Presa questa, Arrigo col fiore della sua armata per monti scoscesi e dirupi tanto fece, che da quella parte scese al piano d'Italia in vicinanza d'esso fiume Brenta. Quivi riposò le stanche soldatesche, e celebrò la santa Pasqua, che venne in quest'anno nel dì 17 d'aprile. Degno di considerazione è uno strumento dato alla luce dal padre Bacchini[Bacchini, Istoria del monistero di Polirone, Append., pag. 20.], in cuiBonifacio Marchio filius domni Teudaldi itemque Marchio, qui professus sum ex natione mea lege vivere Longobardorum, fa un donativo di terre al monistero diPolirone. Tali sono le note di quella carta:Henricus gratia Dei rex, anno regni ejus, Deo propitio, hic in Italia primo, mense martius, Indictione secunda. Actum in civitate Mantuae.Credette esso padre Bacchini spettante all'anno seguente 1005 questa donazione, non so se così persuaso dal padre Pagi, che ad esso anno mette la venuta del re Arrigo in Italia. Ma è fuor di dubbio che appartiene all'anno presente, dimostrandolo l'indizione seconda, corrente in quest'anno. Sicchè vegniamo ad intendere cheBonifaziomarchese, padre della contessa Matilda, vivente ancora il marcheseTedaldosuo padre, portò il titolo dimarchese, e signoreggiava in Mantova. Di esso Bonifacio appunto scrive Donizone:Cui juravere, patre tunc vivente fidelesServi prudentes proceres, comites pariterque.Intendiamo inoltre che esso marchese Bonifazio, appena udita la mossa del re Arrigo verso l'Italia, senza neppure aspettare ch'egli valicasse i monti, il riconobbe per re d'Italia, e cominciò a contare l'anno primo del suo regno. Si dovea egli fidar molto della fortezza di Mantova, siccome suo padre della rocca di Canossa. Nella terza festa di Pasqua passò il re Arrigo la Brenta, ed accampossi per ispiare gli andamenti d'esso Ardoino. Ma da lì a poco gli giunse il lieto avviso che l'armata d'esso Ardoino s'era sciolta, e chi l'una via e chi l'altra avea preso. Arnolfo milanese[Arnulfus, Hist. Mediolan., lib. 1, cap. 16.]così racconta il fatto:Ex adverso Ardoinus fidens viribus, nec minus armis instructus, non tantum defendere, quantum super eum(Heinricum)paratus insurgere, occurrit illi Veronae. Sed deceptus perfidia principum, majori militum parte destituitur. Quumque cessisset invitus, regnum Heinricus ingreditur.Non avea saputo Ardoino cattivarsi l'amore de' principi; abbondava anche di vizii, oltre al sapersi che il pescare nel torbido è mestiere non ignorato dai grandi; nè mancava allorain Italia chi credea di poter vantaggiare gl'interessi suoi sotto i re tedeschi e lontani. In somma il re Arrigo, esentato da ogni contrasto, fu ben tosto ricevuto in Verona con sommo applauso, e quivi se gli presentòTedaldomarchese col suddettoBonifaziomarchese suo figliuolo, e cogli altri parziali che s'erano cavata la maschera[Adelboldus, in Vit. S. Henrici, §. 48.]. Con pari lietissimo incontro fu accolto in Brescia da que' cittadini e dal loro vescovo, per quanto pare, appellatoAdalberoneda Ditmaro, sebbene l'Ughelli mette allora vescovo di quella cittàLandolfo.Ibi, soggiugne Adelboldo,archiepiscopus ravennas cum suis et sibi finitimis ei obviam venit, et manus nondum dominio adulterino pollutas, seniori diu exspectato reddit: parole significanti cheFedericoarcivescovo di Ravenna co' popoli dell'esarcato non avea voluto riconoscere per re in addietro Ardoino, e che egli giurò fedeltà ad Arrigo, come a suo signore. Dal che resta sempre più avverato che in que' tempi l'esarcato di Ravenna era parte del regno d'Italia, e non ne godevano i papi alcun temporale dominio. Ma poco più dovette sopravvivere esso arcivescovo di Ravenna, siccome apparirà da quanto diremo all'anno 1014. Andossene dipoi Arrigo a Bergamo, e colà venuto l'arcivescovo di MilanoArnolfo II, prestò ad esso re il giuramento di fedeltà. Giunto finalmente a Pavia, fu eletto ed acclamato re d'Italia dalla maggior parte dei principi, e coronato nella chiesa di san Michele. Nella prima delle Cronichette dei re d'Italia, da me date alla luce[Chronic. Regum Ital. tom. 1 Anecdot. Latin.], si legge:In die dominico, qui fuit die.... mensis madii inter basilicam sancti Michaelis, quae dicitur Majore; fuit electus Henricus, et coronatus in secundo die, qui fuit die Lunae. XII die mensis madi.Nell'altra Cronichetta abbiamo:Deinde venit Anricus rex. Fuit coronatus in regem in Papia tertio die ante festivitatem sancte Xiri, quae fuit in mense madio.Nel dì 17 di maggio in Pavia si celebrala traslazione di san Siro. Tre giorni prima, cioè nel dì 14 d'esso mese, correndo allora la domenica, dovette seguir l'elezione del re Arrigo, e la sua coronazione nel lunedì seguente, giorno 15 d'esso mese. Però in vece didie Lunae XII die mensis madii, vo io credendo s'abbia a leggereXV.Ma queste allegrezze restarono funestate da un terribilissimo accidente. Nello stesso giorno della coronazione del re, verso la sera, insorse lite fra i Pavesi e i Tedeschi che erano in Pavia. Gli storici tedeschi, da' quali soli vien con qualche particolarità esposto il fatto, attribuiscono l'origine della discordia all'ubbriachezza de' cittadini (il lettore più facilmente la immaginerà dei Tedeschi), e a qualche fazionario (il che può essere) di Ardoino che incitò il popolo all'armi. Presero i Pavesi le mura, e crescendo la loro furia, s'inviarono al palazzo dove era Arrigo.Eribertoarcivescovo di Colonia, per placare il rumore, s'affacciò ad una finestra; ma i sassi e le saette il fecero ritirare ben tosto. Intanto s'attrupparono quanti Tedeschi si trovavano nella città, e cominciò la mischia, che durò tutta la notte fino al giorno chiaro, in cui accorsi gli altri soldati ch'erano fuori della città, ridussero a mal punto i cittadini. Ma perciocchè dalle case venivano pietre, legni e verrettoni, i Tedeschi si avvisarono di attaccar fuoco in varii siti della città; e questo crebbe a tal segno, che tutta quella nobil città restò preda delle fiamme insieme col palazzo regale. Restarono vittime delle spade o del fuoco non pochi dei Pavesi; e ciò che non consumò il fuoco, andò miseramente a sacco. Ritirossi il re Arrigo fuori della città nel monistero di san Pietro inCoelo aureo, fece cessare, ma molto tardi, la guerra; e intanto, come scrive Arnolfo[Arnulfus, Hist. Mediolanens., lib. 1.],quum non ad votum sibi obtemperasset, uno totam Papiam concremavit incendio. I saggi imperadori tedeschi, per evitare simili tragedie, amavano di averfuori delle città i loro palagi. Ugo flaviniacense[Ugo Flaviniacens., in Chron.]scrive che Arrigo obbligò i Pavesi a rifare il palazzo regale. Noi non possiam ben sapere il netto di questi fatti, perchè non gli abbiamo se non da storici tedeschi, i quali ce ne danno notizia, e li dipingono come lor torna meglio. Ma si può ben credere che una sì barbarica vendetta non fece gran credito al re Arrigo, e meno alla gente sua, e sparse l'orrore per tutta l'Italia. Perciò stimò bene esso re di non fermarsi molto in un paese, dove lasciava segni tanto vivi di bestial furore per colpa de' suoi. Pare nondimeno ch'egli tuttavia dimorasse in Pavia nel dì 25 del mese di maggio, avendo io pubblicato un suo diploma[Antiquit. Ital., Dissert. LXXI.]in favore di Guinizone abbate di san Salvatore di Monte Amiata, datoVIII kalendas junii, anno dominicae Incarnationis millesimo quarto, Indictione II, anno vero domni Henrici regis II. Actum Papiae.Non parrà a taluno molto credibile che il re Arrigo si fermasse tanto in una città interamente bruciata, e in mezzo a cittadini che l'odiavano a morte. Quel che è certo, da Pavia se ne andò a Pontelungo, dove ricevette molti deputati di città e luoghi che vennero a sottomettersi. Poscia visitò Milano.Inde Chromo perveniens Pentecostem sanctam pia animi devotione celebravit.Che luogo sia questo, nol so.Grommoè chiamato dall'Annalista sassone[Annalista Saxo.]. Parmi di aver vedutoGromellonelle vecchie carte, ma mi è ignoto il suo sito, e per conseguente non posso discernere se convenga a questo racconto. Diede un egli amplissimo privilegio aSigefredovescovo di Parma[Antiquit. Italic., Dissert. LXXI.],II kalendas junii, anno dominicae Incarnationis MIIII, Indictione II, anno vero domni Henrici regis II. Actum in Rodo.Abbiam qui l'epoca del regno di Germania, ma dovrebbe essere l'anno III. Il luogo poi èRhò, terra del contado diMilano. Un altro diploma dal Tatti[Tatti, Istor. della Chiesa di Como, tom. 2.]e dall'Ughelli si dice dato ad Everardo vescovo di Como nello stesso giorno, cioèII idus junii, anno vero dominicae Incarnationis MIIII, Indictione II, anno vero domni Henrici secundi regis tertio. Actum in Lacunavara.Si osservi il nome diHenricus(si soleva scrivereHeinricus) e il titoloFrancorum pariterque Longobardorum rex, ch'è cosa rara. Aggiugne Adelboldo[Adelboldus, in Vita S. Henrici.], che nel partirsi Arrigo da Crommo,Tusci ei occurrunt, et manus per ordinem singuli reddunt. Se la Toscana avesse riconosciuto per re Ardoino, nol so dire. Certo di qui impariamo che quei popoli si diedero al re Arrigo; e non vedendosi parola del loro marchese, nasce sospetto che in questi tempi niuno essa ne avesse. Pare eziandio che vada per terra l'opinion di coloro che tenneroTedaldo, avolo della contessa Matilda, per marchese di Toscana. Se tal fosse stato, non si tardi quella provincia avrebbe accettato per re Arrigo, sapendosi che Tedaldo era de' suoi più parziali. Sbrigato così dagli affari d'Italia il regnante Arrigo, s'inviò alla volta dell'Alemagna, e celebrò in Argentina la festa di san Giovanni Batista. Quindi attese alla guerra contra di Boleslao usurpatore della Boemia. Che il Sigonio non abbia conosciuto la venuta in quest'anno di Arrigo in Italia, e gli altri atti suddetti, non è da maravigliarsene. Mancavano a lui molti lumi che noi ora abbiamo. Piuttosto si può chiedere, come abbondando di questi lumi Burcardo Struvio[Struv., Corp. Hist. German., in Henrico II.], scrivesse che Arrigo fu coronato re d'Italia in Pavia nell'anno 1005. Ma anch'egli senza altro esame dovette tener dietro al Pagi.Ho io pubblicata una donazione[Antiquit. Ital., Dissert. VI.]cheBonifacius gloriosus marchio(non so se sia il padre della contessa Matilda) fece al monistero di san Salvatoreanno Deo propitius, pontificatus domni Johannis summipontificis, ec. secundo, sicque regnante domno Heinrico piissimo rege in Italia anno tertio, die XXIII mensis septembris, Indictione septima. Fontana Tanoni.Gli anni del papa e del re indicano l'anno presente. Ma l'indizione è scorretta, e dovrebbe essere osecundaotertia. Se sapessi dove fosse il luogo diFontana Tanoni, saprei anche dire perchè entrino qui gli anni del romano pontefice. Negli Annali pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]si legge sotto questo anno:Fecerunt bellum Pisani cum Lucensibus in Aqualonga, et vicerunt illos. Questo è il primo fatto d'armi e la prima guerra d'una città italiana contra dell'altra, che ci somministri la storia d'Italia. Fin qui le città di questo regno erano state governate ognuna dal suo conte. I conti delle varie provincie erano subordinati a qualche marchese o duca, cioè al governatore della provincia. E i duchi e marchesi all'imperadore ossia al re di Italia. Così ognuno vivea in pace, e nascendo discordie fra l'un popolo e l'altro, o i duchi e marchesi, oppure gli uffiziali e messi imperiali tosto le sopivano. Abbiam solamente veduta fin qui una discordia civile in Milano. Se è vera la guerra suddetta, già cominciamo a scorgere che le città d'Italia alzano la testa, e si attribuiscono ovvero si usurpano il diritto regale di far guerra. Vedremo andar crescendo questa musica, la quale si tirò dietro col tempo una gran mutazione di cose in Italia. Ancor questo potrebbe parere indizio che allora la Toscana fosse senza un capo, cioè senza un marchese, la cui autorità tenesse a freno o troncasse somiglianti discordie. Nota appunto il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 8.]sotto il presente anno chePisa,GenovaeFirenzecominciarono a far figura e ad acquistarsi gran nome; perciocchè, coll'esempio de' Veneziani, si diedero alla mercatura ed all'armi, e fecero flotte navali. Delle due prime città possiamo accordarci con lui; ma per conto diFirenze, cominciò ellapiù tardi a salir in potenza e ricchezza, e a segnalarsi nell'armi. Per altro conviene andar ritenuto in credere tutto ciò che narrano i suddetti Annali, e, dopo di essi, il Tronci[Tronci, Annal. Pisan.], di tante prodezze dei Pisani coi lor vicini in questi tempi. Altri d'essi Annali raccontano all'anno 1002 la suddetta sconfitta de' Lucchesi ad Acqualunga. Poscia all'anno presente narrano cheLucani cum magno exercitu Lombardorum venerunt usque ad Pappianam, et Pisani eos fugaverunt usque ad Ripam Fractam. Non è sì facilmente da credere una tale armata de' Lucchesi, perchè non per anche i popoli d'Italia aveano scosso il giogo, nè soleano far tanto i bravi l'un contra l'altro. Secondochè osservò il cardinal Baronio, in quest'anno la peste infierì non poco in Roma. Confermò ancora il re Arrigo tutti i suoi beni e privilegii alla chiesa di Cremona con un diploma dato[Antiquit. Italic., Dissert. LXXI.]VII idus octubris, Indictione II, anno ab Incarnatione Domini MIIII, anno vero domni Henrici secundi regis II. Datum in Agidburgo.AGiovanni Petrelladuca di Amalfi succedette in questo annoSergiosuo figliuolo, il quale avendo dichiarato suo collega nel governoGiovannisuo figliuolo, dopo tredici anni fu scacciato dal popolo, mal soddisfatto di lui[Ibid., tom. 1, pag. 120.]. Nell'anno poscia 1019 lo stessoGiovannijuniore fu di nuovo proclamato duca, e regnò tredici anni.

Fin qui era durato il regno di Ardoino in Italia senza essere turbato, per quanto si sappia, da guerre interne, ma colla fede vacillante di molti principi che inclinavano al re Arrigo, o erano da lui mossi colla speranza di maggiori vantaggi. Ho io pubblicato[Antiq. Ital., Dissert. XXXI, pag. 965.]un placito tenuto da Adelelmoqui et Azo, missus domni Arduini regisin Cremona,anno regni domni Arduini regis tercio. Quinto kalendas marcii, Indictione II, cioè nel febbraio nell'anno presente. Ma non andò molto che arrivò in Italia chi gli rovesciò il suo trono. Arrigo II, re di Germania, tra perchè gli stava a cuore l'Italia, e perchè da' suoi parziali gli veniva dipinta per assai facile la conquista di questo regno, sbrigato che fu da alcune guerre civili, e creato che ebbe duca di BavieraArrigofratello dell'Augusta Cunegonda, s'incamminò con un possente esercito a questa volta, e nel dì delle palme arrivò a Trento. Se crediamo all'Annalista sassone[Annalista Saxo apud Eccardum.], già erano iti a trovarlo fino in Germania il vescovo di Verona,et alii quidam italici primores regni cum regiis muneribus. Secondochè scrive Ditmaro,[Ditmarus, Chron., lib. 6.], la venuta d'esso Arrigo in Italia accadde nell'anno seguente1005,consummata millenarii linea numeri et in quinto cardinalis ordinis loco. Però il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.], e dopo di lui il padre Pagi[Pagius, in Critic. Baronii.], rifiutando gli Annali d'Ildeseim[Annales Hildesheim.]che la mettono nell'anno presente, scrive:Henrici expeditionem italicam in annum sequentem MV, differt Ditmarus libro sexto, eique standum existimo. Ma il padre Pagi non colpì nel segno. Il testo di Ditmaro quivi è scorretto, e in vece diquintovi si ha da scriverequarto. L'Annalista sassone e il Cronografo sassone[Chronographus Saxo apud Leibnitium.], copiatori di esso Ditmaro, chiaramente scrivono che nell'anno presente il re Arrigo calò in Italia. Così ha Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chron.]con altri. E questa verità vien chiaramente confermata da Adelboldo[Adelboldus in Vita S. Henrici.], scrittore contemporaneo, e dai documenti che accennerò. Arrivato dunque a Trento il re germanico coll'esercito suo, trovò prese e ben fortificate da Ardoino le Chiuse dell'Adige, in maniera che gli era impossibile lo sforzare quel passo. Per consiglio de' suoi, rivolse le sue speranze al popolo della Carintia, il quale portossi ad occupare un'altra Chiusa verso la Brenta, non so se sul Vicentino o sul Trivisano, che non era custodita con tanta gelosia. Presa questa, Arrigo col fiore della sua armata per monti scoscesi e dirupi tanto fece, che da quella parte scese al piano d'Italia in vicinanza d'esso fiume Brenta. Quivi riposò le stanche soldatesche, e celebrò la santa Pasqua, che venne in quest'anno nel dì 17 d'aprile. Degno di considerazione è uno strumento dato alla luce dal padre Bacchini[Bacchini, Istoria del monistero di Polirone, Append., pag. 20.], in cuiBonifacio Marchio filius domni Teudaldi itemque Marchio, qui professus sum ex natione mea lege vivere Longobardorum, fa un donativo di terre al monistero diPolirone. Tali sono le note di quella carta:Henricus gratia Dei rex, anno regni ejus, Deo propitio, hic in Italia primo, mense martius, Indictione secunda. Actum in civitate Mantuae.Credette esso padre Bacchini spettante all'anno seguente 1005 questa donazione, non so se così persuaso dal padre Pagi, che ad esso anno mette la venuta del re Arrigo in Italia. Ma è fuor di dubbio che appartiene all'anno presente, dimostrandolo l'indizione seconda, corrente in quest'anno. Sicchè vegniamo ad intendere cheBonifaziomarchese, padre della contessa Matilda, vivente ancora il marcheseTedaldosuo padre, portò il titolo dimarchese, e signoreggiava in Mantova. Di esso Bonifacio appunto scrive Donizone:

Cui juravere, patre tunc vivente fidelesServi prudentes proceres, comites pariterque.

Cui juravere, patre tunc vivente fideles

Servi prudentes proceres, comites pariterque.

Intendiamo inoltre che esso marchese Bonifazio, appena udita la mossa del re Arrigo verso l'Italia, senza neppure aspettare ch'egli valicasse i monti, il riconobbe per re d'Italia, e cominciò a contare l'anno primo del suo regno. Si dovea egli fidar molto della fortezza di Mantova, siccome suo padre della rocca di Canossa. Nella terza festa di Pasqua passò il re Arrigo la Brenta, ed accampossi per ispiare gli andamenti d'esso Ardoino. Ma da lì a poco gli giunse il lieto avviso che l'armata d'esso Ardoino s'era sciolta, e chi l'una via e chi l'altra avea preso. Arnolfo milanese[Arnulfus, Hist. Mediolan., lib. 1, cap. 16.]così racconta il fatto:Ex adverso Ardoinus fidens viribus, nec minus armis instructus, non tantum defendere, quantum super eum(Heinricum)paratus insurgere, occurrit illi Veronae. Sed deceptus perfidia principum, majori militum parte destituitur. Quumque cessisset invitus, regnum Heinricus ingreditur.Non avea saputo Ardoino cattivarsi l'amore de' principi; abbondava anche di vizii, oltre al sapersi che il pescare nel torbido è mestiere non ignorato dai grandi; nè mancava allorain Italia chi credea di poter vantaggiare gl'interessi suoi sotto i re tedeschi e lontani. In somma il re Arrigo, esentato da ogni contrasto, fu ben tosto ricevuto in Verona con sommo applauso, e quivi se gli presentòTedaldomarchese col suddettoBonifaziomarchese suo figliuolo, e cogli altri parziali che s'erano cavata la maschera[Adelboldus, in Vit. S. Henrici, §. 48.]. Con pari lietissimo incontro fu accolto in Brescia da que' cittadini e dal loro vescovo, per quanto pare, appellatoAdalberoneda Ditmaro, sebbene l'Ughelli mette allora vescovo di quella cittàLandolfo.Ibi, soggiugne Adelboldo,archiepiscopus ravennas cum suis et sibi finitimis ei obviam venit, et manus nondum dominio adulterino pollutas, seniori diu exspectato reddit: parole significanti cheFedericoarcivescovo di Ravenna co' popoli dell'esarcato non avea voluto riconoscere per re in addietro Ardoino, e che egli giurò fedeltà ad Arrigo, come a suo signore. Dal che resta sempre più avverato che in que' tempi l'esarcato di Ravenna era parte del regno d'Italia, e non ne godevano i papi alcun temporale dominio. Ma poco più dovette sopravvivere esso arcivescovo di Ravenna, siccome apparirà da quanto diremo all'anno 1014. Andossene dipoi Arrigo a Bergamo, e colà venuto l'arcivescovo di MilanoArnolfo II, prestò ad esso re il giuramento di fedeltà. Giunto finalmente a Pavia, fu eletto ed acclamato re d'Italia dalla maggior parte dei principi, e coronato nella chiesa di san Michele. Nella prima delle Cronichette dei re d'Italia, da me date alla luce[Chronic. Regum Ital. tom. 1 Anecdot. Latin.], si legge:In die dominico, qui fuit die.... mensis madii inter basilicam sancti Michaelis, quae dicitur Majore; fuit electus Henricus, et coronatus in secundo die, qui fuit die Lunae. XII die mensis madi.Nell'altra Cronichetta abbiamo:Deinde venit Anricus rex. Fuit coronatus in regem in Papia tertio die ante festivitatem sancte Xiri, quae fuit in mense madio.Nel dì 17 di maggio in Pavia si celebrala traslazione di san Siro. Tre giorni prima, cioè nel dì 14 d'esso mese, correndo allora la domenica, dovette seguir l'elezione del re Arrigo, e la sua coronazione nel lunedì seguente, giorno 15 d'esso mese. Però in vece didie Lunae XII die mensis madii, vo io credendo s'abbia a leggereXV.

Ma queste allegrezze restarono funestate da un terribilissimo accidente. Nello stesso giorno della coronazione del re, verso la sera, insorse lite fra i Pavesi e i Tedeschi che erano in Pavia. Gli storici tedeschi, da' quali soli vien con qualche particolarità esposto il fatto, attribuiscono l'origine della discordia all'ubbriachezza de' cittadini (il lettore più facilmente la immaginerà dei Tedeschi), e a qualche fazionario (il che può essere) di Ardoino che incitò il popolo all'armi. Presero i Pavesi le mura, e crescendo la loro furia, s'inviarono al palazzo dove era Arrigo.Eribertoarcivescovo di Colonia, per placare il rumore, s'affacciò ad una finestra; ma i sassi e le saette il fecero ritirare ben tosto. Intanto s'attrupparono quanti Tedeschi si trovavano nella città, e cominciò la mischia, che durò tutta la notte fino al giorno chiaro, in cui accorsi gli altri soldati ch'erano fuori della città, ridussero a mal punto i cittadini. Ma perciocchè dalle case venivano pietre, legni e verrettoni, i Tedeschi si avvisarono di attaccar fuoco in varii siti della città; e questo crebbe a tal segno, che tutta quella nobil città restò preda delle fiamme insieme col palazzo regale. Restarono vittime delle spade o del fuoco non pochi dei Pavesi; e ciò che non consumò il fuoco, andò miseramente a sacco. Ritirossi il re Arrigo fuori della città nel monistero di san Pietro inCoelo aureo, fece cessare, ma molto tardi, la guerra; e intanto, come scrive Arnolfo[Arnulfus, Hist. Mediolanens., lib. 1.],quum non ad votum sibi obtemperasset, uno totam Papiam concremavit incendio. I saggi imperadori tedeschi, per evitare simili tragedie, amavano di averfuori delle città i loro palagi. Ugo flaviniacense[Ugo Flaviniacens., in Chron.]scrive che Arrigo obbligò i Pavesi a rifare il palazzo regale. Noi non possiam ben sapere il netto di questi fatti, perchè non gli abbiamo se non da storici tedeschi, i quali ce ne danno notizia, e li dipingono come lor torna meglio. Ma si può ben credere che una sì barbarica vendetta non fece gran credito al re Arrigo, e meno alla gente sua, e sparse l'orrore per tutta l'Italia. Perciò stimò bene esso re di non fermarsi molto in un paese, dove lasciava segni tanto vivi di bestial furore per colpa de' suoi. Pare nondimeno ch'egli tuttavia dimorasse in Pavia nel dì 25 del mese di maggio, avendo io pubblicato un suo diploma[Antiquit. Ital., Dissert. LXXI.]in favore di Guinizone abbate di san Salvatore di Monte Amiata, datoVIII kalendas junii, anno dominicae Incarnationis millesimo quarto, Indictione II, anno vero domni Henrici regis II. Actum Papiae.Non parrà a taluno molto credibile che il re Arrigo si fermasse tanto in una città interamente bruciata, e in mezzo a cittadini che l'odiavano a morte. Quel che è certo, da Pavia se ne andò a Pontelungo, dove ricevette molti deputati di città e luoghi che vennero a sottomettersi. Poscia visitò Milano.Inde Chromo perveniens Pentecostem sanctam pia animi devotione celebravit.Che luogo sia questo, nol so.Grommoè chiamato dall'Annalista sassone[Annalista Saxo.]. Parmi di aver vedutoGromellonelle vecchie carte, ma mi è ignoto il suo sito, e per conseguente non posso discernere se convenga a questo racconto. Diede un egli amplissimo privilegio aSigefredovescovo di Parma[Antiquit. Italic., Dissert. LXXI.],II kalendas junii, anno dominicae Incarnationis MIIII, Indictione II, anno vero domni Henrici regis II. Actum in Rodo.Abbiam qui l'epoca del regno di Germania, ma dovrebbe essere l'anno III. Il luogo poi èRhò, terra del contado diMilano. Un altro diploma dal Tatti[Tatti, Istor. della Chiesa di Como, tom. 2.]e dall'Ughelli si dice dato ad Everardo vescovo di Como nello stesso giorno, cioèII idus junii, anno vero dominicae Incarnationis MIIII, Indictione II, anno vero domni Henrici secundi regis tertio. Actum in Lacunavara.Si osservi il nome diHenricus(si soleva scrivereHeinricus) e il titoloFrancorum pariterque Longobardorum rex, ch'è cosa rara. Aggiugne Adelboldo[Adelboldus, in Vita S. Henrici.], che nel partirsi Arrigo da Crommo,Tusci ei occurrunt, et manus per ordinem singuli reddunt. Se la Toscana avesse riconosciuto per re Ardoino, nol so dire. Certo di qui impariamo che quei popoli si diedero al re Arrigo; e non vedendosi parola del loro marchese, nasce sospetto che in questi tempi niuno essa ne avesse. Pare eziandio che vada per terra l'opinion di coloro che tenneroTedaldo, avolo della contessa Matilda, per marchese di Toscana. Se tal fosse stato, non si tardi quella provincia avrebbe accettato per re Arrigo, sapendosi che Tedaldo era de' suoi più parziali. Sbrigato così dagli affari d'Italia il regnante Arrigo, s'inviò alla volta dell'Alemagna, e celebrò in Argentina la festa di san Giovanni Batista. Quindi attese alla guerra contra di Boleslao usurpatore della Boemia. Che il Sigonio non abbia conosciuto la venuta in quest'anno di Arrigo in Italia, e gli altri atti suddetti, non è da maravigliarsene. Mancavano a lui molti lumi che noi ora abbiamo. Piuttosto si può chiedere, come abbondando di questi lumi Burcardo Struvio[Struv., Corp. Hist. German., in Henrico II.], scrivesse che Arrigo fu coronato re d'Italia in Pavia nell'anno 1005. Ma anch'egli senza altro esame dovette tener dietro al Pagi.

Ho io pubblicata una donazione[Antiquit. Ital., Dissert. VI.]cheBonifacius gloriosus marchio(non so se sia il padre della contessa Matilda) fece al monistero di san Salvatoreanno Deo propitius, pontificatus domni Johannis summipontificis, ec. secundo, sicque regnante domno Heinrico piissimo rege in Italia anno tertio, die XXIII mensis septembris, Indictione septima. Fontana Tanoni.Gli anni del papa e del re indicano l'anno presente. Ma l'indizione è scorretta, e dovrebbe essere osecundaotertia. Se sapessi dove fosse il luogo diFontana Tanoni, saprei anche dire perchè entrino qui gli anni del romano pontefice. Negli Annali pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]si legge sotto questo anno:Fecerunt bellum Pisani cum Lucensibus in Aqualonga, et vicerunt illos. Questo è il primo fatto d'armi e la prima guerra d'una città italiana contra dell'altra, che ci somministri la storia d'Italia. Fin qui le città di questo regno erano state governate ognuna dal suo conte. I conti delle varie provincie erano subordinati a qualche marchese o duca, cioè al governatore della provincia. E i duchi e marchesi all'imperadore ossia al re di Italia. Così ognuno vivea in pace, e nascendo discordie fra l'un popolo e l'altro, o i duchi e marchesi, oppure gli uffiziali e messi imperiali tosto le sopivano. Abbiam solamente veduta fin qui una discordia civile in Milano. Se è vera la guerra suddetta, già cominciamo a scorgere che le città d'Italia alzano la testa, e si attribuiscono ovvero si usurpano il diritto regale di far guerra. Vedremo andar crescendo questa musica, la quale si tirò dietro col tempo una gran mutazione di cose in Italia. Ancor questo potrebbe parere indizio che allora la Toscana fosse senza un capo, cioè senza un marchese, la cui autorità tenesse a freno o troncasse somiglianti discordie. Nota appunto il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 8.]sotto il presente anno chePisa,GenovaeFirenzecominciarono a far figura e ad acquistarsi gran nome; perciocchè, coll'esempio de' Veneziani, si diedero alla mercatura ed all'armi, e fecero flotte navali. Delle due prime città possiamo accordarci con lui; ma per conto diFirenze, cominciò ellapiù tardi a salir in potenza e ricchezza, e a segnalarsi nell'armi. Per altro conviene andar ritenuto in credere tutto ciò che narrano i suddetti Annali, e, dopo di essi, il Tronci[Tronci, Annal. Pisan.], di tante prodezze dei Pisani coi lor vicini in questi tempi. Altri d'essi Annali raccontano all'anno 1002 la suddetta sconfitta de' Lucchesi ad Acqualunga. Poscia all'anno presente narrano cheLucani cum magno exercitu Lombardorum venerunt usque ad Pappianam, et Pisani eos fugaverunt usque ad Ripam Fractam. Non è sì facilmente da credere una tale armata de' Lucchesi, perchè non per anche i popoli d'Italia aveano scosso il giogo, nè soleano far tanto i bravi l'un contra l'altro. Secondochè osservò il cardinal Baronio, in quest'anno la peste infierì non poco in Roma. Confermò ancora il re Arrigo tutti i suoi beni e privilegii alla chiesa di Cremona con un diploma dato[Antiquit. Italic., Dissert. LXXI.]VII idus octubris, Indictione II, anno ab Incarnatione Domini MIIII, anno vero domni Henrici secundi regis II. Datum in Agidburgo.AGiovanni Petrelladuca di Amalfi succedette in questo annoSergiosuo figliuolo, il quale avendo dichiarato suo collega nel governoGiovannisuo figliuolo, dopo tredici anni fu scacciato dal popolo, mal soddisfatto di lui[Ibid., tom. 1, pag. 120.]. Nell'anno poscia 1019 lo stessoGiovannijuniore fu di nuovo proclamato duca, e regnò tredici anni.


Back to IndexNext