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MVAnno diCristoMV. IndizioneIII.GiovanniXVIII papa 3.Ardoinore d'Italia 4.ArrigoII re di Germania 4, d'Italia 2.Qualor si voglia prestar fede agli Annali pisani,fuit capta Pisa a Saracenis[Annal. Pisan., tom. 6 Rer. Ital.]. Il Tronci, storico di quella città, narra che i Pisani colla lor armata navale passarono in Calabria contra de' Saraceni, e trovatilirifugiati nella città di Reggio, vi posero l'assedio, e datale aspra battaglia, se ne impadronirono, con mettere a fil di spada tutti quegl'infedeli, e dare il sacco alle lor case. Aggiugne che Musetto re saraceno, divenuto padrone della Sardegna, inteso che la città di Pisa si trovava allora sprovveduta di combattenti, per essere eglino andati in corso, venne con grossa armata, prese quella città, la saccheggiò, e ne bruciò quella parte che si chiamò poiChinsica, perchè una donna chiamata Chinsica Gismondi, vedendo il pericolo della città, andò gridando al palazzo de' rettori della repubblica, e fece dar campana a martello; per la qual cosa i Barbari si diedero alla fuga. Fu poi alzata una statua a questa donna, e dato il nome di lei alla parte abbrugiata di essa città. V'ha delle contraddizioni in quel racconto, e, quanto a me, io il credo in parte favoloso. Forse il nome diChinsicavenne dalla lingua arabica a quella parte di Pisa, perchè ivi soleano abitare i mercatanti arabi ossia saraceni che venivano a trafficare in Pisa. Abbiamo dal Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]che nell'anno XV diPietro Orseolo II, doge di Venezia, il quale dovrebbe coincidere coll'anno presente o col susseguente, una terribil carestia e moria fu non solamente in Venezia, ma per tutto il mondo, in guisa che innumerabil gente perì. Fra gli altri che restarono preda di questo malore, si contòGiovannifigliuolo d'esso doge e suo collega nel ducato. E da lì a sedici dì soggiacque al medesimo funesto influsso ancheMariasua moglie, quella stessa ch'egli avea condotta da Costantinopoli, sorella di Romano, poscia imperadore de' Greci, come di sopra vedemmo all'anno 999. Di questa donna s'ha da intendere ciò che scrive san Pier Damiano colle seguenti parole[Petrus Damian., Opuscul. de Instit. Monial. cap. 11.]:Dux Venetiarum constantipolitanae urbis civem habebat uxorem, quae nimirum tam tenere, tam delicate vivebat, et non modosuperstitiosa, ut ita loquar, se se jucunditate mulcebat, ut etiam communibus se aquis dedignaretur abluere; sed ejus servi rorem coeli satagebant undecumque colligere, ex quo sibi laboriosum satis balneum procurarent(lo creda chi vuole).Cibos quoque suos manibus non tangebat, sed ab eunuchis ejus alimenta quaeque minutius concidebantur in frusta; quae mox illa quibusdam fuscinulis aureis atque bidentibus ori suo liguriens adhibebat. Ejus porro cubiculum tot thymiamatum aromatumque generibus redundabat, ut et nobis narrare tantum dedecus foeteat, et auditor forte non credat.Seguita poscia a dire che Dio colpì la vanità e superbia di questa donna, perchècorpus ejus omne computruit, ita ut membra corporis undique cuncta marcescerent, totumque cubiculum intolerabili prorsus foetore complerent. In tale stato, fuggita da tutti, terminò la sua vita questa vanissima principessa. Si ingannò il Dandolo, riferendo parte di queste parole di san Pier Damiano a' tempi di Domenico Silvio che fu eletto doge di Venezia nell'anno 1071. A questi tempi appartiene un tal fatto. Ma perciocchè l'abbate urspergense[Urspergensis, in Chronico.]mette la fame sotto l'anno precedente, nel quale parimente accadde la peste, per testimonianza del cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.], potrebbe taluno credere che a quell'anno si avesse da riferire l'avvenimento suddetto. Parla Ermanno Contratto[Ermannus Contract., in Chronic.]di questa carestia all'anno presente. All'incontro Sigeberto[Sigebertus, in Chron.]e gli Annali d'Ildeseim[Annales Hildesheim.]la mettono nell'anno seguente. Attese in questo anno il re Arrigo a domar Boleslao occupator della Boemia, e il ridusse a capitolar con giubilo di tutti i popoli. Stando in Utrecht confermò i privilegii del monistero ambrosiano con diploma[Puricellius Monument. Basil. Ambrosian.]datoanno dominicae Incarnationis MV Indictione III, anno vero domni Heinrici II, regisIII, data VI nonas maii. Actum Trajectum.

Qualor si voglia prestar fede agli Annali pisani,fuit capta Pisa a Saracenis[Annal. Pisan., tom. 6 Rer. Ital.]. Il Tronci, storico di quella città, narra che i Pisani colla lor armata navale passarono in Calabria contra de' Saraceni, e trovatilirifugiati nella città di Reggio, vi posero l'assedio, e datale aspra battaglia, se ne impadronirono, con mettere a fil di spada tutti quegl'infedeli, e dare il sacco alle lor case. Aggiugne che Musetto re saraceno, divenuto padrone della Sardegna, inteso che la città di Pisa si trovava allora sprovveduta di combattenti, per essere eglino andati in corso, venne con grossa armata, prese quella città, la saccheggiò, e ne bruciò quella parte che si chiamò poiChinsica, perchè una donna chiamata Chinsica Gismondi, vedendo il pericolo della città, andò gridando al palazzo de' rettori della repubblica, e fece dar campana a martello; per la qual cosa i Barbari si diedero alla fuga. Fu poi alzata una statua a questa donna, e dato il nome di lei alla parte abbrugiata di essa città. V'ha delle contraddizioni in quel racconto, e, quanto a me, io il credo in parte favoloso. Forse il nome diChinsicavenne dalla lingua arabica a quella parte di Pisa, perchè ivi soleano abitare i mercatanti arabi ossia saraceni che venivano a trafficare in Pisa. Abbiamo dal Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]che nell'anno XV diPietro Orseolo II, doge di Venezia, il quale dovrebbe coincidere coll'anno presente o col susseguente, una terribil carestia e moria fu non solamente in Venezia, ma per tutto il mondo, in guisa che innumerabil gente perì. Fra gli altri che restarono preda di questo malore, si contòGiovannifigliuolo d'esso doge e suo collega nel ducato. E da lì a sedici dì soggiacque al medesimo funesto influsso ancheMariasua moglie, quella stessa ch'egli avea condotta da Costantinopoli, sorella di Romano, poscia imperadore de' Greci, come di sopra vedemmo all'anno 999. Di questa donna s'ha da intendere ciò che scrive san Pier Damiano colle seguenti parole[Petrus Damian., Opuscul. de Instit. Monial. cap. 11.]:Dux Venetiarum constantipolitanae urbis civem habebat uxorem, quae nimirum tam tenere, tam delicate vivebat, et non modosuperstitiosa, ut ita loquar, se se jucunditate mulcebat, ut etiam communibus se aquis dedignaretur abluere; sed ejus servi rorem coeli satagebant undecumque colligere, ex quo sibi laboriosum satis balneum procurarent(lo creda chi vuole).Cibos quoque suos manibus non tangebat, sed ab eunuchis ejus alimenta quaeque minutius concidebantur in frusta; quae mox illa quibusdam fuscinulis aureis atque bidentibus ori suo liguriens adhibebat. Ejus porro cubiculum tot thymiamatum aromatumque generibus redundabat, ut et nobis narrare tantum dedecus foeteat, et auditor forte non credat.Seguita poscia a dire che Dio colpì la vanità e superbia di questa donna, perchècorpus ejus omne computruit, ita ut membra corporis undique cuncta marcescerent, totumque cubiculum intolerabili prorsus foetore complerent. In tale stato, fuggita da tutti, terminò la sua vita questa vanissima principessa. Si ingannò il Dandolo, riferendo parte di queste parole di san Pier Damiano a' tempi di Domenico Silvio che fu eletto doge di Venezia nell'anno 1071. A questi tempi appartiene un tal fatto. Ma perciocchè l'abbate urspergense[Urspergensis, in Chronico.]mette la fame sotto l'anno precedente, nel quale parimente accadde la peste, per testimonianza del cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.], potrebbe taluno credere che a quell'anno si avesse da riferire l'avvenimento suddetto. Parla Ermanno Contratto[Ermannus Contract., in Chronic.]di questa carestia all'anno presente. All'incontro Sigeberto[Sigebertus, in Chron.]e gli Annali d'Ildeseim[Annales Hildesheim.]la mettono nell'anno seguente. Attese in questo anno il re Arrigo a domar Boleslao occupator della Boemia, e il ridusse a capitolar con giubilo di tutti i popoli. Stando in Utrecht confermò i privilegii del monistero ambrosiano con diploma[Puricellius Monument. Basil. Ambrosian.]datoanno dominicae Incarnationis MV Indictione III, anno vero domni Heinrici II, regisIII, data VI nonas maii. Actum Trajectum.


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