MLIAnno diCristoMLI. IndizioneIV.LeoneIX papa 3.ArrigoIII re di Germania 13, imperadore 6.Trovaronsi l'infaticabilLeone IXpapa e l'imperadore Arrigoin Augusta, dove insieme celebrarono la festa della Purificazione della santa Madre di Dio. In tal occasione, per attestato di Ermanno Contratto[Hermannus Contract., in Chron.], l'imperadore rimise in grazia del papaUnfredo arcivescovodi Ravenna. Ma Wiberto[Wibertus, Vit. Leonis IX., lib. 2, cap. 7.]aggiugne una particolarità: cioè che Unfredo fu chiamato da Arrigo ad Augusta, e dopo aver restituito al papa alcuni beni ingiustamente occupati, fu forzato a chiedere l'assoluzion delle censure. Inginocchiossi egli a' piedi del santo pontefice, e perchè tutti i prelati assistenti interposero le lor preghiere in favor di lui, Leone con alta voce disse:A misura della sua divozione Dio gli conceda l'assoluzione di tutti i suoi falli.Nel levarsi Unfredo in piedi, fu osservato, che quasi burlandosi del papa, e tuttavia gonfio di superbia, sogghignava. Vennero le lagrime agli occhi al buon pontefice, e con voce bassa disse ad alcuni che gli stavano intorno:Oimè, questo miserabile è morto.Poco stette Unfredo a cader malato, ed appena ricondotto in Italia, diede fine alla vita e all'alterigia sua. Ermanno Contratto lasciò scritto, essere corsa voce ch'egli morisse attossicato, perchè la sua morte fu improvvisa. Ma s'egli morì, come vuole il Rossi, nel dì 22 di agosto, gran tempo corse fra la di lui andata in Germania e la morte sua. Tornato a Roma papa Leone, quivi celebrò dopo Pasqua un nuovo concilio, dove fra l'altre cose scomunicòGregorio vescovodi Vercelli, imputato d'adulterio con una vedova già sposa di un suo zio. Non si trovava questo vescovo in Roma, e nulla perciò potè rispondere per sè.Ma avvertito della censura contra di lui fulminata, se nel volò a Roma, ed avendo promessa soddisfazione, se ne tornò assoluto e contento a casa. Questo ne' tempi susseguenti fece gran figura negli affari secolareschi d'Italia, siccome vedremo. Andò poscia il santo pontefice all'insigne monistero di Subiaco, da dove essendo fuggitoAttoneossiaAzzoabbate, a cui dovea rimordere la coscienza, egli diede per abbate a que' monaciUmberto, nato in Francia, e le cui imprese, parte buone e parte cattive, si leggono nella Cronica di Subiaco[Chron. Sublacense, tom. 24 Rer. Ital.], da me data alla luce. È notabile quanto ivi è scritto: cioè che il papa in quella congiunturaSublacenses ad se convocavit in monasterio, quorum et requirens instrumenta chartarum, notavit falsissima, et ex magna parte ante se igne cremari fecit. Di queste merci non furono privi una volta altri monisteri e chiese: il che sia detto senza pregiudizio degli innumerabili altri autentici documenti che si trovano nei loro archivii.Doveano in questi tempi avere i monaci di Farfa chi li perseguitava nella corte pontificia; e probabilmente uno dei lor nemici eraGiovanni vescovodella Sabina, che mosse di molte pretensioni contra di quell'insigne monistero. Scrissero i monaci una lettera al buon pontefice con esporgli le prerogative di quel sacro luogo, e pregarlo di non badare ai detrattori.Sumus enim(dicono essi)plus minus quingenti vestri oratores[Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]: il che, per mio avviso, si dee intendere non de' soli monaci abitanti in Farfa, ma degli altri ancora che erano ne' monisteri e priorati sottoposti. Nel concilio romano si agitò la lite fra i monaci e il suddetto vescovo. Finalmente papa Leone IX confermò al monistero farfense tutti i suoi privilegii con una bolla, in cui si fa sentire il suo cuore pien di divozione verso la santissima Vergine,data III idus decembris per manus Federici diaconi sanctaeromanae Ecclesiae bibliothecarii, vice domni Herimanni archicancellarii, et coloniensis archiepiscopi, anno domni Leonis IX papae tertio, Indictione V, cominciata nel settembre dell'anno presente. Crede il padre Mabillone[Mabillonius, Annal. Benedictin. ad hunc annum.]cheErmannoarcivescovo di Colonia fossearcicancellieredi papa Leone IX, nelle cui sole bolle si truova questa novità. Era il medesimo Ermanno arcicancelliere dell'imperio in questi giorni. Wiberto scrive[Wibertus, in Vita Leonis IX, lib. 2, cap. 5.]che papa Leone diedeofficium cancellarii sanctae romanae Sedisa lui e ai suoi successori. Confermò parimente il santo pontefice tutti i suoi diritti al monistero casauriense con altra bolla[Chron. Casauriens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], dataX kalendas julii, ec. anno domni Leonis IX papae II(dee essereIII),Indictione IV. Io tralascio altre bolle dello stesso papa, il quale, per testimonianza dell'Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 84.], in quest'anno andò a Capoa, a Benevento e a Salerno. In tal congiuntura è credibile che succedesse ciò che preventivamente aveva asserito il medesimo Ostiense, cioè ch'egli assolvesse dalla scomunica il popolo di Benevento. Tanti passi dell'ottimo pontefice verso quelle parti erano tutti per trovar, se era mai possibile, qualche rimedio o freno all'insolenza, crudeltà ed avidità incredibile de' Normanni, ogni dì più potenti e gravosi alla Puglia e alle vicinanze, e Cristiani più di nome che di fatti. In una lettera[Wibertus, in Vita Leonis IX, lib. 2, cap. 10.]scritta da esso papa all'imperador di Costantinopoli gli espone, come costoro ammazzavano, tormentavano que' miseri abitanti, neppur perdonando alle donne e a' fanciulli; spogliavano ancora ed incendiavano le chiese; e che per quante esortazioni e minacce avesse egli adoperato, nulla si mutavano i loro perversi costumi. Però s'era egli abboccato con Argiro catapano de' Greci per reprimere questa malagente, ed implorava anche il braccio dello stesso Augusto greco. In quest'anno appunto scrive Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]che arrivò, cioè da Costantinopoli tornò in Puglia,Argirofigliuolo di Melo educa di Italiaper gli Greci. Volle entrar in Bari, ma gli fu negato da Adralisto, Romoaldo e Pietro fratelli, capi di una fazion contraria. Finalmente il popolo di Bari al dispetto de' contradittori l'ammise in quella città. Se ne fuggì Adralisto; gli altri due fratelli presi, furono inviati in carcere a Costantinopoli.Drogoneconte e capo de' Normanni fu in quest'anno ucciso da un suo compare, e succedetteUnfredoconte, suo fratello, nel governo di quegli Stati. Noi troviamo battezzato in quest'anno nella città di Colonia il fanciulloArrigo, figliuolo dell'imperadore Arrigo, e tenuto al sacro fonte daUgoabbate di Clugnì, uomo santo. Da un documento che io diedi alla luce[Antiquit. Italic., Dissert. V, pag. 217.]apparisce che in questi tempiGuaimario IVeGisolfo IIsuo figlio erano principi di Salerno, e duchi di Amalfi e Sorriento.
Trovaronsi l'infaticabilLeone IXpapa e l'imperadore Arrigoin Augusta, dove insieme celebrarono la festa della Purificazione della santa Madre di Dio. In tal occasione, per attestato di Ermanno Contratto[Hermannus Contract., in Chron.], l'imperadore rimise in grazia del papaUnfredo arcivescovodi Ravenna. Ma Wiberto[Wibertus, Vit. Leonis IX., lib. 2, cap. 7.]aggiugne una particolarità: cioè che Unfredo fu chiamato da Arrigo ad Augusta, e dopo aver restituito al papa alcuni beni ingiustamente occupati, fu forzato a chiedere l'assoluzion delle censure. Inginocchiossi egli a' piedi del santo pontefice, e perchè tutti i prelati assistenti interposero le lor preghiere in favor di lui, Leone con alta voce disse:A misura della sua divozione Dio gli conceda l'assoluzione di tutti i suoi falli.Nel levarsi Unfredo in piedi, fu osservato, che quasi burlandosi del papa, e tuttavia gonfio di superbia, sogghignava. Vennero le lagrime agli occhi al buon pontefice, e con voce bassa disse ad alcuni che gli stavano intorno:Oimè, questo miserabile è morto.Poco stette Unfredo a cader malato, ed appena ricondotto in Italia, diede fine alla vita e all'alterigia sua. Ermanno Contratto lasciò scritto, essere corsa voce ch'egli morisse attossicato, perchè la sua morte fu improvvisa. Ma s'egli morì, come vuole il Rossi, nel dì 22 di agosto, gran tempo corse fra la di lui andata in Germania e la morte sua. Tornato a Roma papa Leone, quivi celebrò dopo Pasqua un nuovo concilio, dove fra l'altre cose scomunicòGregorio vescovodi Vercelli, imputato d'adulterio con una vedova già sposa di un suo zio. Non si trovava questo vescovo in Roma, e nulla perciò potè rispondere per sè.Ma avvertito della censura contra di lui fulminata, se nel volò a Roma, ed avendo promessa soddisfazione, se ne tornò assoluto e contento a casa. Questo ne' tempi susseguenti fece gran figura negli affari secolareschi d'Italia, siccome vedremo. Andò poscia il santo pontefice all'insigne monistero di Subiaco, da dove essendo fuggitoAttoneossiaAzzoabbate, a cui dovea rimordere la coscienza, egli diede per abbate a que' monaciUmberto, nato in Francia, e le cui imprese, parte buone e parte cattive, si leggono nella Cronica di Subiaco[Chron. Sublacense, tom. 24 Rer. Ital.], da me data alla luce. È notabile quanto ivi è scritto: cioè che il papa in quella congiunturaSublacenses ad se convocavit in monasterio, quorum et requirens instrumenta chartarum, notavit falsissima, et ex magna parte ante se igne cremari fecit. Di queste merci non furono privi una volta altri monisteri e chiese: il che sia detto senza pregiudizio degli innumerabili altri autentici documenti che si trovano nei loro archivii.
Doveano in questi tempi avere i monaci di Farfa chi li perseguitava nella corte pontificia; e probabilmente uno dei lor nemici eraGiovanni vescovodella Sabina, che mosse di molte pretensioni contra di quell'insigne monistero. Scrissero i monaci una lettera al buon pontefice con esporgli le prerogative di quel sacro luogo, e pregarlo di non badare ai detrattori.Sumus enim(dicono essi)plus minus quingenti vestri oratores[Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]: il che, per mio avviso, si dee intendere non de' soli monaci abitanti in Farfa, ma degli altri ancora che erano ne' monisteri e priorati sottoposti. Nel concilio romano si agitò la lite fra i monaci e il suddetto vescovo. Finalmente papa Leone IX confermò al monistero farfense tutti i suoi privilegii con una bolla, in cui si fa sentire il suo cuore pien di divozione verso la santissima Vergine,data III idus decembris per manus Federici diaconi sanctaeromanae Ecclesiae bibliothecarii, vice domni Herimanni archicancellarii, et coloniensis archiepiscopi, anno domni Leonis IX papae tertio, Indictione V, cominciata nel settembre dell'anno presente. Crede il padre Mabillone[Mabillonius, Annal. Benedictin. ad hunc annum.]cheErmannoarcivescovo di Colonia fossearcicancellieredi papa Leone IX, nelle cui sole bolle si truova questa novità. Era il medesimo Ermanno arcicancelliere dell'imperio in questi giorni. Wiberto scrive[Wibertus, in Vita Leonis IX, lib. 2, cap. 5.]che papa Leone diedeofficium cancellarii sanctae romanae Sedisa lui e ai suoi successori. Confermò parimente il santo pontefice tutti i suoi diritti al monistero casauriense con altra bolla[Chron. Casauriens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], dataX kalendas julii, ec. anno domni Leonis IX papae II(dee essereIII),Indictione IV. Io tralascio altre bolle dello stesso papa, il quale, per testimonianza dell'Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 84.], in quest'anno andò a Capoa, a Benevento e a Salerno. In tal congiuntura è credibile che succedesse ciò che preventivamente aveva asserito il medesimo Ostiense, cioè ch'egli assolvesse dalla scomunica il popolo di Benevento. Tanti passi dell'ottimo pontefice verso quelle parti erano tutti per trovar, se era mai possibile, qualche rimedio o freno all'insolenza, crudeltà ed avidità incredibile de' Normanni, ogni dì più potenti e gravosi alla Puglia e alle vicinanze, e Cristiani più di nome che di fatti. In una lettera[Wibertus, in Vita Leonis IX, lib. 2, cap. 10.]scritta da esso papa all'imperador di Costantinopoli gli espone, come costoro ammazzavano, tormentavano que' miseri abitanti, neppur perdonando alle donne e a' fanciulli; spogliavano ancora ed incendiavano le chiese; e che per quante esortazioni e minacce avesse egli adoperato, nulla si mutavano i loro perversi costumi. Però s'era egli abboccato con Argiro catapano de' Greci per reprimere questa malagente, ed implorava anche il braccio dello stesso Augusto greco. In quest'anno appunto scrive Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]che arrivò, cioè da Costantinopoli tornò in Puglia,Argirofigliuolo di Melo educa di Italiaper gli Greci. Volle entrar in Bari, ma gli fu negato da Adralisto, Romoaldo e Pietro fratelli, capi di una fazion contraria. Finalmente il popolo di Bari al dispetto de' contradittori l'ammise in quella città. Se ne fuggì Adralisto; gli altri due fratelli presi, furono inviati in carcere a Costantinopoli.Drogoneconte e capo de' Normanni fu in quest'anno ucciso da un suo compare, e succedetteUnfredoconte, suo fratello, nel governo di quegli Stati. Noi troviamo battezzato in quest'anno nella città di Colonia il fanciulloArrigo, figliuolo dell'imperadore Arrigo, e tenuto al sacro fonte daUgoabbate di Clugnì, uomo santo. Da un documento che io diedi alla luce[Antiquit. Italic., Dissert. V, pag. 217.]apparisce che in questi tempiGuaimario IVeGisolfo IIsuo figlio erano principi di Salerno, e duchi di Amalfi e Sorriento.