MLIIAnno diCristoMLII. IndizioneV.LeoneIX papa 4.ArrigoIII re di Germania 14, imperadore 7.Era stata in addietro l'Ungheria tributaria dell'imperio germanico; ma essendo insorte liti, e cessato il pagamento, si venne ad un'aspra guerra fra l'imperadore ArrigoedAndreare d'Ungheria. Il santo papa Leone, per desiderio di rimettere la concordia fra que' principi cristiani, si portò in quest'anno di nuovo in Germania per trattar di pace. Ermanno Contratto scrive[Hermannus Contractus, in Chronico.]ch'egli vi andò per le istanze del re Andrea; fece desistere l'imperadore dall'assedio di un castello; e trovatolo dispostissimo ad un accordo, già si credeva di avere in pugno la pace. Ma Andrea sconciamente ilburlò: laonde il papa fulminò contra di lui la scomunica. Se ciò sussiste, è cosa da stupir come Wiberto conti tutto al rovescio questa faccenda, con dire[Wibert., Vita S. Leonis IX, lib. 1, cap. 4.]che gli Ungheri erano pronti a pagare il tributo, purchè ottenessero il perdono dei trascorsi passati.Sed quia factione quorumdam curialium, qui felicibus sancti viri invidebant actibus, sunt Augusti aures obturatae precibus domni apostolici, ideo romana respublica subjectionem regni hungarici perdidit, et adhuc dolet finitima patriae praedis et incendiis devastari.Arrigovicecancelliere dell'imperadore fu in quest'anno da lui promosso all'arcivescovato di Ravenna; ma, secondo il Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.], non ottenne la conferma e il pallio dal papa, se non nell'anno seguente con bolla dataVI idus aprilis, anno pontificatus IV, Indictione VI. Sotto specie d'intronizzar questo novello arcivescovo, fu inviato a Ravenna ancheNizone vescovodi Frisinga, uomo pien di vizii, e che per qualche tempo mostrò di pentirsi e di abbracciar la vita monastica, ma in breve tornò alla vita di prima. Costui, giunto a Ravenna, quivi, colto da morte improvvisa, lasciò le sue ossa. Al suddetto Arrigo arcivescovo scrisse il suo libro ossia opuscolo intitolatoGratissimussan Pier Damiano, o, come si dovrebbe dire,Pietro di Damiano, nato nella città stessa di Ravenna, e gran luminare di santità e letteratura in Italia per questi tempi. Uno ancora dei motivi per gli quali s'indusse a tornare quest'anno in Germania il santo pontefice, fu, secondo l'Ostiense[Leo Ostiens., Chron. lib. 2, cap. 84.], per impetrar degli aiuti dall'imperadore contra de' Normanni di Puglia, le avanie e crudeltà dei quali egli non potea più sofferire. Un diploma, che si legge pubblicato nelle mie Antichità italiane[Antiquit. Italic., Dissert. XXXX, pag. 641.], ci fa vedere nel giugno di quest'anno in Zurigo l'imperadore Arrigo, che concede al clero di Volterra,fra gli altri privilegii, quello di poter decidere le liti col duello. Era allora troppo in uso questa barbarica e detestabil usanza, accresciuta dipoi nell'andare innanzi dai cacciatori di puntigli. Per isradicarla molto s'è fatto; ma al mondo non mancheranno mai dei pazzi. Ho io pubblicato un contratto seguito in questo anno fraBonifazio ducae marchese di Toscana, signore di Mantova, Ferrara ed altre città, eOttabadessa di santa Giulia di Brescia. Fu scritta quella carta[Antiquit. Ital., Dissertat. LXVI.]anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi millesimo quinquagesimo secundo, Enricus gratia Dei imperator Augustus, anno imperii ejus sexto, quarto kalendas aprilis, Indictione quinta. Ma poche settimane dipoi sopravvisse Bonifazio. Mentre egli da Mantova passava a Cremona, per mezzo di un ombroso bosco, fu ferito con una saetta, ossia con un dardo attossicato, e di quel colpo morì.His diebus marchio Bonifacius(son parole di Arnolfo milanese[Arnulfus, Hist. Mediolan., lib. 3, cap. 3.]autore contemporaneo)dum nemus transiret opacum, insidiis ex obliquo latentibus, venenato figitur jaculo. Heu senex ac plenus dierum, maturam mortem exiguo praeoccupavit.Il Fiorentini scrive[Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.]che eglinon molto carico d'annimorì; ma non avea veduto Arnolfo, scrittore più informato di lui. E se Bonifazio si truovamarchesefin l'anno 1004, convien dire che egli fosse vecchio nell'anno presente. E qui si dee notare che nell'edizione della storia d'esso Arnolfo fatta dal Leibnizio sopra un testo milanese, si leggemarchio Montisferrati Bonifacius. Ma il manuscritto estense più antico degli altri non haMontisferrati; e quella è una giunta di qualche ignorante, siccome già osservai[Rerum Italic. Scriptor., tom. 3.]nella prefazione al medesimo Arnolfo.Abbiamo da Donizone il tempo preciso della morte di questo principe, laddovescrive, ma accortamente tacendo ch'essa fosse violenta[Donizo, in Vita Mathild., lib. 1.]:Ipse die sexta maii post quippe kalendasDeseruit terram, quem Christus ducat ad ethram,Quando defunctus, terrae datus, estque sepultus,Tunc quinquaginta duo tempora mille Dei stant.Fu seppellito il di lui corpo in Mantova: perlocchè si legge presso il suddetto Donizone una curiosa altercazione fra quella città e la rocca di Canossa, dove pretendeva il buon monaco canossino Donizone che se gli dovesse dar sepoltura presso de' suoi antenati. Da altre memorie ancora da me rapportate nella prefazione al medesimo Donizone apparisce, aver la buona gente creduto che non nascesse erba nel luogo dove Bonifazio fu ferito. Certamente questo principe non era un santo. Anzi egli s'acquistò il brutto nome di tiranno presso i Tedeschi. Ermanno Contratto, vivente allora (se pure al suo testo non fu fatta qualche giunta), scrive sotto quest'anno[Hermannus Contractus, in Chronico.]:Bonifacius ditissimus Italiae marchio, immo tyrannus, insidiis a duobus exceptus militibus, sagittisque vulneratus et mortuus, Mantuae sepelitur.E il Fiorentini osserva[Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 1.]che in tre privilegii da Arrigo IV e V e Lottario, susseguenti imperadori, conceduti al popolo di Lucca, si legge:Consuetudines etiam perversas, a tempore Bonifacii marchionis duriter iisdem hominibus impositas, omnino interdicimus, et ne ulterius fiant praecipimus.Lasciò Bonifazio dopo di sè tre figliuoli a lui nati dalla duchessa Beatrice, cioèFederigo(appellatoBonifaziodal continuatore di Ermanno Contratto),BeatriceeMatilda, tutti tre di tenera età, e perciò bisognosi della madre. In questo anno ancora, per testimonianza dell'Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 85.]e di Romoaldo salernitano[Romualdus Salernit., Chron., tom. 7 Rer. Ital.],Guaimario IVprincipe di Salerno, per unacongiura fatta contra di lui da alcuni suoi parenti e da altri malcontenti, con più ferite tolto fu di vita; e il suo cadavero obbrobriosamente strascinato lungo il lido del mare. Salerno colla rocca restò in potere de' congiurati; maGuido ducadi Sorrento, e fratello d'esso Guaimario chiamati in aiuto i Normanni, da lì a cinque giorni ricuperò quella città; installò nel principatoGisolfo IIfigliuolo del trucidato principe, e fece morir quattro di lui parenti con trentasei altri, tutti rei di quel misfatto. Fermossi tutto quest'anno in Germania il santopapa Leone, ed in Vormazia celebrò la festa del Natale in compagnia dell'imperadore. Allora fu, secondo Ermanno Contratto, ch'egli fece istanza perchè fosse restituita sotto il dominio della Chiesa romana la ricca badia di Fulda con altre poste in quelle contrade, le quali ne' tempi addietro furono donate a san Pietro, e pagavano censo a Roma. Altrettanta premura ebbe pel vescovato di Bamberga, di cui Arrigo I Augusto avea fatto un dono alla Chiesa romana, e pagava anch'essa annualmente a Roma un cavallo bianco e cento marche d'argento. L'imperadore all'incontro, mosso da egual brama di poter disporre di quel vescovato e dello suddette badie, propose piuttosto un cambio, e questo fu accettato dal papa: cioè Leone rinunziò ad Arrigo i suoi diritti sopra quelle chiese, ed Arrigo in contraccambio gli cedette molti suoi Stati nelle parti di là da Roma. L'Ostiense scrive[Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 84.]chetunc inter ipsum apostolicum et imperatorem facta est commutatio de Benevento et bambergensi episcopio, ma senza dichiarare se fosse ceduta la sola città di Benevento col suo territorio, come gode oggidì la Sede apostolica, oppure anche il principato, di buona parte nondimeno del quale erano stati prima investiti i Normanni: e senza dire con qual titolo e patti cedesse tali Stati. Il Sigonio[Sigonius, de Regno Italiae, lib. 8.]dicenomine vicariatus.Così egli interpretò le parole dell'Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 46.], laddove scrive cheLeo nonus papa vicariationis gratia Beneventum ab Heinrico Conradi filio recepit. Da questo cambio poi deduce il padre Pagi[Pagius, in Annal. Baron.]che non sussista quanto ha Eutropio prete presso il Goldasto, con dire che Carlo Calvo avea distratto Benevento dall'imperio romano, e concedutolo ai pontefici romani. E si può similmente dedurre che neppure Lodovico Pio, Ottone I ed Arrigo I imperadori avessero mai conceduto loro esso ducato di Benevento.
Era stata in addietro l'Ungheria tributaria dell'imperio germanico; ma essendo insorte liti, e cessato il pagamento, si venne ad un'aspra guerra fra l'imperadore ArrigoedAndreare d'Ungheria. Il santo papa Leone, per desiderio di rimettere la concordia fra que' principi cristiani, si portò in quest'anno di nuovo in Germania per trattar di pace. Ermanno Contratto scrive[Hermannus Contractus, in Chronico.]ch'egli vi andò per le istanze del re Andrea; fece desistere l'imperadore dall'assedio di un castello; e trovatolo dispostissimo ad un accordo, già si credeva di avere in pugno la pace. Ma Andrea sconciamente ilburlò: laonde il papa fulminò contra di lui la scomunica. Se ciò sussiste, è cosa da stupir come Wiberto conti tutto al rovescio questa faccenda, con dire[Wibert., Vita S. Leonis IX, lib. 1, cap. 4.]che gli Ungheri erano pronti a pagare il tributo, purchè ottenessero il perdono dei trascorsi passati.Sed quia factione quorumdam curialium, qui felicibus sancti viri invidebant actibus, sunt Augusti aures obturatae precibus domni apostolici, ideo romana respublica subjectionem regni hungarici perdidit, et adhuc dolet finitima patriae praedis et incendiis devastari.Arrigovicecancelliere dell'imperadore fu in quest'anno da lui promosso all'arcivescovato di Ravenna; ma, secondo il Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.], non ottenne la conferma e il pallio dal papa, se non nell'anno seguente con bolla dataVI idus aprilis, anno pontificatus IV, Indictione VI. Sotto specie d'intronizzar questo novello arcivescovo, fu inviato a Ravenna ancheNizone vescovodi Frisinga, uomo pien di vizii, e che per qualche tempo mostrò di pentirsi e di abbracciar la vita monastica, ma in breve tornò alla vita di prima. Costui, giunto a Ravenna, quivi, colto da morte improvvisa, lasciò le sue ossa. Al suddetto Arrigo arcivescovo scrisse il suo libro ossia opuscolo intitolatoGratissimussan Pier Damiano, o, come si dovrebbe dire,Pietro di Damiano, nato nella città stessa di Ravenna, e gran luminare di santità e letteratura in Italia per questi tempi. Uno ancora dei motivi per gli quali s'indusse a tornare quest'anno in Germania il santo pontefice, fu, secondo l'Ostiense[Leo Ostiens., Chron. lib. 2, cap. 84.], per impetrar degli aiuti dall'imperadore contra de' Normanni di Puglia, le avanie e crudeltà dei quali egli non potea più sofferire. Un diploma, che si legge pubblicato nelle mie Antichità italiane[Antiquit. Italic., Dissert. XXXX, pag. 641.], ci fa vedere nel giugno di quest'anno in Zurigo l'imperadore Arrigo, che concede al clero di Volterra,fra gli altri privilegii, quello di poter decidere le liti col duello. Era allora troppo in uso questa barbarica e detestabil usanza, accresciuta dipoi nell'andare innanzi dai cacciatori di puntigli. Per isradicarla molto s'è fatto; ma al mondo non mancheranno mai dei pazzi. Ho io pubblicato un contratto seguito in questo anno fraBonifazio ducae marchese di Toscana, signore di Mantova, Ferrara ed altre città, eOttabadessa di santa Giulia di Brescia. Fu scritta quella carta[Antiquit. Ital., Dissertat. LXVI.]anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi millesimo quinquagesimo secundo, Enricus gratia Dei imperator Augustus, anno imperii ejus sexto, quarto kalendas aprilis, Indictione quinta. Ma poche settimane dipoi sopravvisse Bonifazio. Mentre egli da Mantova passava a Cremona, per mezzo di un ombroso bosco, fu ferito con una saetta, ossia con un dardo attossicato, e di quel colpo morì.His diebus marchio Bonifacius(son parole di Arnolfo milanese[Arnulfus, Hist. Mediolan., lib. 3, cap. 3.]autore contemporaneo)dum nemus transiret opacum, insidiis ex obliquo latentibus, venenato figitur jaculo. Heu senex ac plenus dierum, maturam mortem exiguo praeoccupavit.Il Fiorentini scrive[Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.]che eglinon molto carico d'annimorì; ma non avea veduto Arnolfo, scrittore più informato di lui. E se Bonifazio si truovamarchesefin l'anno 1004, convien dire che egli fosse vecchio nell'anno presente. E qui si dee notare che nell'edizione della storia d'esso Arnolfo fatta dal Leibnizio sopra un testo milanese, si leggemarchio Montisferrati Bonifacius. Ma il manuscritto estense più antico degli altri non haMontisferrati; e quella è una giunta di qualche ignorante, siccome già osservai[Rerum Italic. Scriptor., tom. 3.]nella prefazione al medesimo Arnolfo.
Abbiamo da Donizone il tempo preciso della morte di questo principe, laddovescrive, ma accortamente tacendo ch'essa fosse violenta[Donizo, in Vita Mathild., lib. 1.]:
Ipse die sexta maii post quippe kalendasDeseruit terram, quem Christus ducat ad ethram,Quando defunctus, terrae datus, estque sepultus,Tunc quinquaginta duo tempora mille Dei stant.
Ipse die sexta maii post quippe kalendas
Deseruit terram, quem Christus ducat ad ethram,
Quando defunctus, terrae datus, estque sepultus,
Tunc quinquaginta duo tempora mille Dei stant.
Fu seppellito il di lui corpo in Mantova: perlocchè si legge presso il suddetto Donizone una curiosa altercazione fra quella città e la rocca di Canossa, dove pretendeva il buon monaco canossino Donizone che se gli dovesse dar sepoltura presso de' suoi antenati. Da altre memorie ancora da me rapportate nella prefazione al medesimo Donizone apparisce, aver la buona gente creduto che non nascesse erba nel luogo dove Bonifazio fu ferito. Certamente questo principe non era un santo. Anzi egli s'acquistò il brutto nome di tiranno presso i Tedeschi. Ermanno Contratto, vivente allora (se pure al suo testo non fu fatta qualche giunta), scrive sotto quest'anno[Hermannus Contractus, in Chronico.]:Bonifacius ditissimus Italiae marchio, immo tyrannus, insidiis a duobus exceptus militibus, sagittisque vulneratus et mortuus, Mantuae sepelitur.E il Fiorentini osserva[Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 1.]che in tre privilegii da Arrigo IV e V e Lottario, susseguenti imperadori, conceduti al popolo di Lucca, si legge:Consuetudines etiam perversas, a tempore Bonifacii marchionis duriter iisdem hominibus impositas, omnino interdicimus, et ne ulterius fiant praecipimus.Lasciò Bonifazio dopo di sè tre figliuoli a lui nati dalla duchessa Beatrice, cioèFederigo(appellatoBonifaziodal continuatore di Ermanno Contratto),BeatriceeMatilda, tutti tre di tenera età, e perciò bisognosi della madre. In questo anno ancora, per testimonianza dell'Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 85.]e di Romoaldo salernitano[Romualdus Salernit., Chron., tom. 7 Rer. Ital.],Guaimario IVprincipe di Salerno, per unacongiura fatta contra di lui da alcuni suoi parenti e da altri malcontenti, con più ferite tolto fu di vita; e il suo cadavero obbrobriosamente strascinato lungo il lido del mare. Salerno colla rocca restò in potere de' congiurati; maGuido ducadi Sorrento, e fratello d'esso Guaimario chiamati in aiuto i Normanni, da lì a cinque giorni ricuperò quella città; installò nel principatoGisolfo IIfigliuolo del trucidato principe, e fece morir quattro di lui parenti con trentasei altri, tutti rei di quel misfatto. Fermossi tutto quest'anno in Germania il santopapa Leone, ed in Vormazia celebrò la festa del Natale in compagnia dell'imperadore. Allora fu, secondo Ermanno Contratto, ch'egli fece istanza perchè fosse restituita sotto il dominio della Chiesa romana la ricca badia di Fulda con altre poste in quelle contrade, le quali ne' tempi addietro furono donate a san Pietro, e pagavano censo a Roma. Altrettanta premura ebbe pel vescovato di Bamberga, di cui Arrigo I Augusto avea fatto un dono alla Chiesa romana, e pagava anch'essa annualmente a Roma un cavallo bianco e cento marche d'argento. L'imperadore all'incontro, mosso da egual brama di poter disporre di quel vescovato e dello suddette badie, propose piuttosto un cambio, e questo fu accettato dal papa: cioè Leone rinunziò ad Arrigo i suoi diritti sopra quelle chiese, ed Arrigo in contraccambio gli cedette molti suoi Stati nelle parti di là da Roma. L'Ostiense scrive[Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 84.]chetunc inter ipsum apostolicum et imperatorem facta est commutatio de Benevento et bambergensi episcopio, ma senza dichiarare se fosse ceduta la sola città di Benevento col suo territorio, come gode oggidì la Sede apostolica, oppure anche il principato, di buona parte nondimeno del quale erano stati prima investiti i Normanni: e senza dire con qual titolo e patti cedesse tali Stati. Il Sigonio[Sigonius, de Regno Italiae, lib. 8.]dicenomine vicariatus.Così egli interpretò le parole dell'Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 46.], laddove scrive cheLeo nonus papa vicariationis gratia Beneventum ab Heinrico Conradi filio recepit. Da questo cambio poi deduce il padre Pagi[Pagius, in Annal. Baron.]che non sussista quanto ha Eutropio prete presso il Goldasto, con dire che Carlo Calvo avea distratto Benevento dall'imperio romano, e concedutolo ai pontefici romani. E si può similmente dedurre che neppure Lodovico Pio, Ottone I ed Arrigo I imperadori avessero mai conceduto loro esso ducato di Benevento.