MLV

MLVAnno diCristoMLV. IndizioneVIII.Vittore IIpapa 1.Arrigo IIIre di Germania 17, imperadore 10.Per quanto s'ha da Leone ostiense[Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 89.], fu spedito in Germania dal clero e popolo romanoIldebrando, allora suddiacono della santa Chiesa romana, acciocchè impetrasse dall'imperadore la libertà di eleggere a nome d'essi Romani un nuovo papa, il creduto da lui più degno, giacchè in Roma dicono che non si trovava persona atta a sì gran ministero. Scelse egliGebeardo vescovodi Aichstet, prelato di gran prudenza e facoltoso, col consenso degli stessi Romani, e presentollo all'imperadore, il quale non sapeva indursi a concederlo, perchè l'amava assaissimo, e il riputava troppo necessario ne' suoi consigli. Ripugnava anche lo stesso Gebeardo, non so se per umiltà, oppure per paura di sua vita in mezzo agl'Italiani. Arrigo ne propose degli altri; ma Ildebrando stette fisso nell'elezione fatta, e condusse in Italia Gebeardo. Questi, giunto a Roma canonicamente eletto ossia confermato dai Romani, assunse il nome diVittore II, e fu consecrato papa nel dì 13 d'aprile, cioè dopo essere stata vacante la santa Sede quasi un intero anno. Dacchè seguì il matrimonio fraGotifredoBarbato, duca di Lorena, eBeatriceduchessa di Toscana, cominciarono a fioccar le lettere alla corte imperiale sì da Roma che da altre parti d'Italia[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], rappresentanti l'esorbitante accrescimento di potenza in Italia d'esso Gotifredo; e che, se non si rimediava per tempo, correa pericolo questo regno di staccarsi da quello della Germania. Non trascurò questi avvisi l'Augusto Arrigo, e sul principio dell'anno presente colla sua armata calò in Italia per dar sesto a questi affari. Egli era in Veronanel dì 7 d'aprile, come consta da un suo diploma pubblicato dal Margarino[Bullar. Casinense, tom. 2, Constit. XCVI.]. E nel dì 16 d'esso mese celebrò la Pasqua in Mantova. Non giudicò bene Gotifredo, siccome principe assai accorto, di presentarsi all'imperadore, ma gli mandò incontro ambasciatori al di lui arrivo in Italia con grandi proteste di fedeltà. Poscia fece tener loro dietro la moglie Beatrice, figurandosi che il di lei sesso e la parentela stretta coll'imperadore l'esenterebbono da ogni insulto e gastigo. In fatti andò essa, ma non senza interni timori; ebbe difficilmente udienza, ed avutala, disse quante ragioni seppe per giustificar sè e il marito. Ma con tutto questo, perchè il matrimonio era seguito senza participazione e consentimento dell'imperadore con principe creduto pubblico nemico dell'imperio, fu essa ritenuta sotto guardia e come ostaggio, senza far caso del salvocondotto ch'ella avea prima procurato ed ottenuto, per quanto ha il Continuatore d'Ermanno Contratto[Continuator Hermanni Contracti.]. Fece studio l'imperadore per aver nelle mani anche il piccoloFederigofigliuolo del fu marchese Bonifazio e di Beatrice (chiamato Bonifazio dal suddetto storico) che potea con qualche ragione pretendere alla successione nel ducato della Toscana, affin di levare ogni pretesto al duca Goffredo di amministrare il governo di quegli Stati. Ma mentre chi avea cura di questo piccolo principe va cercando di non esporlo al duro trattamento che provava la duchessa sua madre, egli se ne morì, e liberò Arrigo da questo pensiero. Essendo già premorta Beatrice sua sorella, restò erede di quell'ampio patrimonio l'unica prole rimasta in vita de' figliuoli del marchese Bonifazio e di Beatrice, cioè la celebre contessaMatilda, che allora si trovava in età di otto anni, e verisimilmente si assicurò da ogni violenza con ritirarsi nella sua inespugnabil rocca di Canossa sul Reggiano.Il Fiorentini scrive[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 1.]ch'essa era allora colla madre: il che difficilmente m'induco io a credere. Nel dì 5 di maggio si trovava l'Augusto Arrigo ne' celebri prati di Roncaglia sul Piacentino, dove, secondo il consueto, si raunava, all'arrivo dei re e degl'imperadori, la dieta dei principi d'Italia, siccome costa da un suo placito ivi tenuto, da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. XXXIX, pag. 645.], che merita attenzione, perchè gli avvocati diGuido vescovodi Luni, avendo una lite pel castello di Aghinolfo con un Gandolfo, volevano deciderla col duello alla presenza dello stesso Augusto e di varii vescovi, se non che amichevolmente si acconciò l'affare. Di questa dieta fa menzione anche Arnolfo storico milanese nel lib. III, cap. 6, con dire che in essamarchionem Adelbertum, de quo nimia fuerat proclamatio, cum aliis flagitiosis, ferreis jubet vinciri nexibus. Non ho potuto chiarire se questo principe fosse della schiatta dei marchesi poscia appellati estensi.Perchè gl'interessi della Toscana stavano forte a cuore all'Augusto Arrigo, ed anche perchè il novellopapa Vittoreavea intimato un concilio da tenersi in Firenze, colà s'inviò egli, e trovossi col pontefice in quella città per la festa della Pentecoste[Continuator Hermanni Contracti, in Chron.]. Fu celebrato in Firenze il suddetto concilio, e quivi di nuovo condannata l'eresia di Berengario e la simonia, e vietata l'alienazione dei beni ecclesiastici. Non ci restano gli atti di quella sacra adunanza. Inviò anche lo zelante papa in Francia, o in questo anno, ovvero nel seguente, il celebre Ildebrando, suddiacono allora, siccome dissi, della santa romana Chiesa, per estirpare la simonia, male in questi tempi gravemente radicato per tutta la Cristianità. Vi operò egli delle mirabili cose, che si leggono nella storia ecclesiastica. In quest'anno ancora, per asserzione diLamberto da Scafnaburgo[Lambert. Schafnaburgensis, in Chronico. Annalista Saxo et alii.]e d'altri, accadde che dalla mano sacrilega di un suddiacono fu posto del veleno nel calice quando il suddetto pontefice era dietro a celebrar messa. Miracolosamente volle Dio che il buon papa dopo la consecrazione non potesse alzare il calice. Allora egli col popolo in orazione pregò Dio di rivelar la cagione di questa novità: ed eccoti essere preso dal demonio l'empio autore dell'iniquità, che confessò il suo delitto. Fece Vittore chiudere quel calice in un altare col vino attossicato; e rinnovò col popolo le preghiere a Dio, finchè il suddiacono si vide liberato dal demonio. Havvi chi crede essere provenuto un tale attentato da quel tristo di Teofilatto, che dianzi abbiam veduto sotto il nome di Benedetto IX sulla cattedra di san Pietro, il quale già deposto era tuttavia vivente, per quanto consta dalle parole dette dal santo papa Leone IX prima di morire nell'anno precedente[Acta Sanctorum Bolland., in Vita S. Leonis IX.]. Ma se sussiste ciò che si è detto di sopra all'anno 1044 d'esso Benedetto IX, sopra di lui non dovrebbe cadere un tal sospetto. Che l'Augusto Arrigo fosse in Firenze nel dì 6 di giugno dell'anno presente, possiamo anche provarlo colla conferma de' privilegii de' canonici di Parma, da me pubblicata[Antiquit. Italic., Dissert. XXIII.], e dataVIII idus junii, anno dominicae Incarnationis MLV, Indictione VIII, anno autem domni Heirici tercii regis, imperatoris autem secundi, ordinationis ejus XXVII, regni quidem XVI, imperii vero VIIII. Actum vero Florentiae. Accadde in quest'anno il ritorno in Italia diFederigocardinale, cancelliere della Sede apostolica, già spedito a Costantinopoli dal santo papa Leone IX, dove con vigore apostolico sostenne la dottrina della Chiesa romana contra di Michele Cerulario, principale autore di un deplorabilescisma[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 89.]. Fama corse ch'egli portasse da quella corte un gran tesoro, ed avvertitone l'imperadore Arrigo, per sospetto che Federigo, siccome fratello di Gotifredo duca di Lorena, cioè di una persona odiata non poco da esso augusto, avesse tramata col greco imperadore qualche lega in pregiudizio dell'imperio germanico, scrisse al papa di prenderlo e cacciarlo in prigione. Ne fu segretamente avvertito Federigo, e, per sottrarsi alla persecuzione d'Arrigo, corse al monistero di Monte Casino, e quivi si fece monaco. Leone ostiense, autore di questo racconto, avea detto nel capitolo precedente che Federigo in passando pel territorio teatino o sia di Chieti,Trasmondo contedi quella città l'avea spogliato di quanto egli portava seco, lasciandolo poi in libertà, con grave scandalo ed ingiuria della sede apostolica. Aggiugne il suddetto Ostiense[Idem, ibid., lib. 2, cap. 92 et 94.], che essendo mancato di VitaRicherio abbatedi Monte Casino, in suo luogo fu eletto dai monaci un di loro appellato Pietro. Se l'ebbe a male papa Vittore II, il quale per altro amava poco i monaci, e ne fece gran querela, perchè senza sua saputa avessero eletto un abbate. Mandò apposta colàUmbertovescovo e cardinale con ordine di adoperar le scomuniche;ita ad subjugandam sibi violenter abbatiam animum papa intenderat: quum numquam aliquis ante illum romanorum pontificum hoc attemptaverit; sed libera ab initio permanente, abbatis quidem electio monachis, papae vero sacratio tantummodo pertinuerit. Furono perciò in armi i sudditi della badia; ma non finì la faccenda, che Pietro eletto abbate rinunziò a quella dignità nell'anno 1057, siccome vedremo.Se si ha a credere a Lamberto da Scafnaburgo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], l'Augusto Arrigo aveva, almeno in apparenza, mostrato di accettarle scuse e proteste d'esso Goffredo, per timore specialmente ch'egli, unendosi coi Normanni, non isconvolgesse tutta l'Italia. Tuttavia essendosi ritirato Goffredo in Lorena, mal soddisfatto al vedere ritenuta dall'imperadore Beatrice sua moglie, concepì Arrigo dei sospetti ch'egli potesse tentar delle nuove ribellioni, ed in quest'anno appunto, secondo Sigeberto[Sigebertus, in Chronico.],Baldovino contedi Fiandracum Godefrido avunculum suum Fridericum ducem intra Androverpum obsidet. Perciò Arrigo determinò di ritornare in Germania, dappoichè l'Italia restava in una buona calma. Era egli sul Ferrarese verso il fine d'agosto, siccome consta dal diploma da me dato alla luce[Antiquit. Italic., Dissert. LXVIII.], in cui conferma al popolo di Ferrara i lor privilegii. Le note cronologiche son queste:VIII kalendas septembris, anno dominicae Incarnationis MLV, Indictione VIII, anno autem domni Henrici tertii regis, imperatoris autem secundi, ordinationis ejus XXVII, regni quidem XVII, imperii vero VIIII. Actum ad Pontem: forse ilPonteoggidì appellato diLagoscurosul Po. Nel dì 15 d'ottobre si truova lo stesso Augusto in Mantova, dove spedisce un diploma in favore de' canonici di Cremona colle suddette note[Ibidem. Dissertat. IX et XIII.]. Parimente in Verona nel dì 11 di novembre ratificò i privilegii del monistero di san Zenone, posto allora fuori di quella città, con diploma da me pubblicato altrove[Antichità Estensi, P. I, cap. 2.]. Leggonsi ancora tre placiti tenuti in questo anno daGunterocancelliere e messo dell'imperadore, uno nel contado di Firenze presso il fiume Arno,in loco, qui nominatur Omiclo, nel dì 14 di giugno; il secondoin civitate Mantua in lobia soleriata, quae fuit marchionis Bonifacii, XV kalendas novembris; il terzo nella villa di Volarno del contado di Verona nel dì 15 di novembre. Per la Baviera passò l'Augusto Arrigo a Turgau negli Svizzeri, dove celebrò la festa delsanto Natale[Continuator Hermanni Contracti, in Chron.],ibique Othonis marchionis filiam(appellataBerta)aequivoco suo filio desponsavit, cioè ad Arrigo IV, allora fanciullo di pochi anni. Altri non è questoOttonemarchese che il marchese di Susa, cioè il marito diAdelaidecelebre marchesana di quelle contrade. Oltre ad altri scrittori, Lamberto scafnaburgense[Lambertus Schafnaburgensis, in Chronico.]all'anno 1066 fa menzione delle nozze d'esso Arrigo IVet Berthae reginae filiae Ottonis marchionis Italorum.L'Annalista sassone[Annalista Saxo apud Eccardum.]la chiamafiliam Ottonis marchionis de Italia, et Adeleidis, quae soror erat comitis, qui agnominatus est de monte Bardonis in Italia.Quest'ultimo è una favola. Appartiene ancora al presente anno un avvenimento di grande importanza per la nobilissima casa d'Este. Nel suddetto diploma dato ai monaci di san Zenone vien mentovatoWelpho gloriosus dux, cioè duca della Carintia, e marchese della marca di Verona. L'autore della Cronica di Weingart[Chronic. Weingart., tom. 1 Scriptor. Brunsvicens.]e l'abbate urspergense[Conradus Abbas Urspergensis, in Chron.]raccontano che questo principe essendo ito ad aspettare ne' prati di Roncaglia l'imperadore, che vi si dovea trovare in un giorno determinato, dopo averlo aspettato indarno tre dì, impazientatosi, fece alzar le bandiere colle sue genti, e se ne tornò a casa. E tuttochè per via trovasse l'imperadore che veniva, nè per preghiere, nè per minacce vi fu maniera di farlo tornare indietro. Mise anche l'imperadore Arrigo una esorbitante contribuzion di danaro a' Veronesi, e la riscosse. Sopravvenne il duca Guelfo, e, saputo un sì pesante aggravio imposto a' suoi sudditi, fece tal fuoco presso del medesimo Augusto, che l'obbligò a rifondere quel danaro. Il Continuatore di Ermanno Contratto scrive che Gebeardo vescovo di Ratisbona,et Welphus dux licentiam repatriandi ab Italia impetraverunt, militesque eorum, illis (ut ajunt)ignorantibus, contra imperatorem conjuraverunt.Ma in questo medesimo anno lo stesso duca Guelfo III, giovane di spiriti eccelsi,suis, et omni populo flebili morte praeventus, apud altorfense coenobium sepultus est.In lui ebbe fine la famosa ed antichissima famiglia de' principi guelfi, se non che fors'anche era in vitaCunegondasua sorella, moglie diAlberto Azzo IImarchese, progenitore de' principi estensi. Da questo matrimonio era nato un figliuolo appellatoGuelfo IV. E contuttochè i monaci di Weingart, ossia delle vigne, in Altorf, prevalendosi del momento felice della mortal malattia d'esso Guelfo IV, l'avessero indotto a lasciar tutti i suoi Stati e beni della Suevia, che erano di grande estensione, al lor monistero; pureErmengardamadre di lui, tuttavia vivente, chiamò in Germania il nipoteGuelfo IVfigliuolo della figliuola e delmarchese Azzoe, fatto probabilmente conoscere informe e nullo il testamento del figliuolo, fece passare in esso suo nipote tutta l'ampia eredità della casa de' Guelfi. Ecco le parole dell'Urspergense:Mater ejusdem(di Guelfo III duca)hanc distributionem fieri non permisit; sed potius de Italia revocavit filium praefati Azzonis nepotem suum Welphonem quartum, eumque heredem omnium possessionum ejusdem generis instituit.Altrettanto ha la Cronica di Weingart presso il Leibnizio. È punto importante alla storia dell'Italia e della Germania, perchè il sangue de' principi estensi per mezzo di questo principe si propagò e divenne, siccome diremo, gloriosissimo in Germania, discendendo per diritta linea da essoGuelfo IVla reale ed elettoral casa di Brunsvic, siccome da un altro figlio di esso marchese Azzo la linea de' marchesi d'Este. Quando mancasse di vita la suddettaCunegonda, moglie del marchese Alberto Azzo, non l'ho potuto scoprire. Ben so che fu seppellita nella badia della Vangadizza presso all'Adigetto, posseduta per più secoli dai monaci camaldolesi; e il suo epitaffio, a me comunicato dalcelebre letterato don Guido Grandi camaldolese, fu già da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. LI.]. Abbiamo dalla Cronica antica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], che quella città nel dì di san Lorenzo di quest'anno restò da un terribil incendio in gran parte consumata. Fu anche guerra fra i Pisani e Lucchesi;Pisani vero vicerunt illos, se crediamo agli antichi Annali di Pisa[Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]; e la battaglia succedette in un luogo detto Vaccoli presso di Lucca. Scrive ancora il Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]che riuscì aDomenico Contarenodoge di Venezia di riportare (probabilmente in quest'anno) dall'imperadore Arrigo la conferma de' patti antichi col regno d'Italia.

Per quanto s'ha da Leone ostiense[Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 89.], fu spedito in Germania dal clero e popolo romanoIldebrando, allora suddiacono della santa Chiesa romana, acciocchè impetrasse dall'imperadore la libertà di eleggere a nome d'essi Romani un nuovo papa, il creduto da lui più degno, giacchè in Roma dicono che non si trovava persona atta a sì gran ministero. Scelse egliGebeardo vescovodi Aichstet, prelato di gran prudenza e facoltoso, col consenso degli stessi Romani, e presentollo all'imperadore, il quale non sapeva indursi a concederlo, perchè l'amava assaissimo, e il riputava troppo necessario ne' suoi consigli. Ripugnava anche lo stesso Gebeardo, non so se per umiltà, oppure per paura di sua vita in mezzo agl'Italiani. Arrigo ne propose degli altri; ma Ildebrando stette fisso nell'elezione fatta, e condusse in Italia Gebeardo. Questi, giunto a Roma canonicamente eletto ossia confermato dai Romani, assunse il nome diVittore II, e fu consecrato papa nel dì 13 d'aprile, cioè dopo essere stata vacante la santa Sede quasi un intero anno. Dacchè seguì il matrimonio fraGotifredoBarbato, duca di Lorena, eBeatriceduchessa di Toscana, cominciarono a fioccar le lettere alla corte imperiale sì da Roma che da altre parti d'Italia[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], rappresentanti l'esorbitante accrescimento di potenza in Italia d'esso Gotifredo; e che, se non si rimediava per tempo, correa pericolo questo regno di staccarsi da quello della Germania. Non trascurò questi avvisi l'Augusto Arrigo, e sul principio dell'anno presente colla sua armata calò in Italia per dar sesto a questi affari. Egli era in Veronanel dì 7 d'aprile, come consta da un suo diploma pubblicato dal Margarino[Bullar. Casinense, tom. 2, Constit. XCVI.]. E nel dì 16 d'esso mese celebrò la Pasqua in Mantova. Non giudicò bene Gotifredo, siccome principe assai accorto, di presentarsi all'imperadore, ma gli mandò incontro ambasciatori al di lui arrivo in Italia con grandi proteste di fedeltà. Poscia fece tener loro dietro la moglie Beatrice, figurandosi che il di lei sesso e la parentela stretta coll'imperadore l'esenterebbono da ogni insulto e gastigo. In fatti andò essa, ma non senza interni timori; ebbe difficilmente udienza, ed avutala, disse quante ragioni seppe per giustificar sè e il marito. Ma con tutto questo, perchè il matrimonio era seguito senza participazione e consentimento dell'imperadore con principe creduto pubblico nemico dell'imperio, fu essa ritenuta sotto guardia e come ostaggio, senza far caso del salvocondotto ch'ella avea prima procurato ed ottenuto, per quanto ha il Continuatore d'Ermanno Contratto[Continuator Hermanni Contracti.]. Fece studio l'imperadore per aver nelle mani anche il piccoloFederigofigliuolo del fu marchese Bonifazio e di Beatrice (chiamato Bonifazio dal suddetto storico) che potea con qualche ragione pretendere alla successione nel ducato della Toscana, affin di levare ogni pretesto al duca Goffredo di amministrare il governo di quegli Stati. Ma mentre chi avea cura di questo piccolo principe va cercando di non esporlo al duro trattamento che provava la duchessa sua madre, egli se ne morì, e liberò Arrigo da questo pensiero. Essendo già premorta Beatrice sua sorella, restò erede di quell'ampio patrimonio l'unica prole rimasta in vita de' figliuoli del marchese Bonifazio e di Beatrice, cioè la celebre contessaMatilda, che allora si trovava in età di otto anni, e verisimilmente si assicurò da ogni violenza con ritirarsi nella sua inespugnabil rocca di Canossa sul Reggiano.Il Fiorentini scrive[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 1.]ch'essa era allora colla madre: il che difficilmente m'induco io a credere. Nel dì 5 di maggio si trovava l'Augusto Arrigo ne' celebri prati di Roncaglia sul Piacentino, dove, secondo il consueto, si raunava, all'arrivo dei re e degl'imperadori, la dieta dei principi d'Italia, siccome costa da un suo placito ivi tenuto, da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. XXXIX, pag. 645.], che merita attenzione, perchè gli avvocati diGuido vescovodi Luni, avendo una lite pel castello di Aghinolfo con un Gandolfo, volevano deciderla col duello alla presenza dello stesso Augusto e di varii vescovi, se non che amichevolmente si acconciò l'affare. Di questa dieta fa menzione anche Arnolfo storico milanese nel lib. III, cap. 6, con dire che in essamarchionem Adelbertum, de quo nimia fuerat proclamatio, cum aliis flagitiosis, ferreis jubet vinciri nexibus. Non ho potuto chiarire se questo principe fosse della schiatta dei marchesi poscia appellati estensi.

Perchè gl'interessi della Toscana stavano forte a cuore all'Augusto Arrigo, ed anche perchè il novellopapa Vittoreavea intimato un concilio da tenersi in Firenze, colà s'inviò egli, e trovossi col pontefice in quella città per la festa della Pentecoste[Continuator Hermanni Contracti, in Chron.]. Fu celebrato in Firenze il suddetto concilio, e quivi di nuovo condannata l'eresia di Berengario e la simonia, e vietata l'alienazione dei beni ecclesiastici. Non ci restano gli atti di quella sacra adunanza. Inviò anche lo zelante papa in Francia, o in questo anno, ovvero nel seguente, il celebre Ildebrando, suddiacono allora, siccome dissi, della santa romana Chiesa, per estirpare la simonia, male in questi tempi gravemente radicato per tutta la Cristianità. Vi operò egli delle mirabili cose, che si leggono nella storia ecclesiastica. In quest'anno ancora, per asserzione diLamberto da Scafnaburgo[Lambert. Schafnaburgensis, in Chronico. Annalista Saxo et alii.]e d'altri, accadde che dalla mano sacrilega di un suddiacono fu posto del veleno nel calice quando il suddetto pontefice era dietro a celebrar messa. Miracolosamente volle Dio che il buon papa dopo la consecrazione non potesse alzare il calice. Allora egli col popolo in orazione pregò Dio di rivelar la cagione di questa novità: ed eccoti essere preso dal demonio l'empio autore dell'iniquità, che confessò il suo delitto. Fece Vittore chiudere quel calice in un altare col vino attossicato; e rinnovò col popolo le preghiere a Dio, finchè il suddiacono si vide liberato dal demonio. Havvi chi crede essere provenuto un tale attentato da quel tristo di Teofilatto, che dianzi abbiam veduto sotto il nome di Benedetto IX sulla cattedra di san Pietro, il quale già deposto era tuttavia vivente, per quanto consta dalle parole dette dal santo papa Leone IX prima di morire nell'anno precedente[Acta Sanctorum Bolland., in Vita S. Leonis IX.]. Ma se sussiste ciò che si è detto di sopra all'anno 1044 d'esso Benedetto IX, sopra di lui non dovrebbe cadere un tal sospetto. Che l'Augusto Arrigo fosse in Firenze nel dì 6 di giugno dell'anno presente, possiamo anche provarlo colla conferma de' privilegii de' canonici di Parma, da me pubblicata[Antiquit. Italic., Dissert. XXIII.], e dataVIII idus junii, anno dominicae Incarnationis MLV, Indictione VIII, anno autem domni Heirici tercii regis, imperatoris autem secundi, ordinationis ejus XXVII, regni quidem XVI, imperii vero VIIII. Actum vero Florentiae. Accadde in quest'anno il ritorno in Italia diFederigocardinale, cancelliere della Sede apostolica, già spedito a Costantinopoli dal santo papa Leone IX, dove con vigore apostolico sostenne la dottrina della Chiesa romana contra di Michele Cerulario, principale autore di un deplorabilescisma[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 89.]. Fama corse ch'egli portasse da quella corte un gran tesoro, ed avvertitone l'imperadore Arrigo, per sospetto che Federigo, siccome fratello di Gotifredo duca di Lorena, cioè di una persona odiata non poco da esso augusto, avesse tramata col greco imperadore qualche lega in pregiudizio dell'imperio germanico, scrisse al papa di prenderlo e cacciarlo in prigione. Ne fu segretamente avvertito Federigo, e, per sottrarsi alla persecuzione d'Arrigo, corse al monistero di Monte Casino, e quivi si fece monaco. Leone ostiense, autore di questo racconto, avea detto nel capitolo precedente che Federigo in passando pel territorio teatino o sia di Chieti,Trasmondo contedi quella città l'avea spogliato di quanto egli portava seco, lasciandolo poi in libertà, con grave scandalo ed ingiuria della sede apostolica. Aggiugne il suddetto Ostiense[Idem, ibid., lib. 2, cap. 92 et 94.], che essendo mancato di VitaRicherio abbatedi Monte Casino, in suo luogo fu eletto dai monaci un di loro appellato Pietro. Se l'ebbe a male papa Vittore II, il quale per altro amava poco i monaci, e ne fece gran querela, perchè senza sua saputa avessero eletto un abbate. Mandò apposta colàUmbertovescovo e cardinale con ordine di adoperar le scomuniche;ita ad subjugandam sibi violenter abbatiam animum papa intenderat: quum numquam aliquis ante illum romanorum pontificum hoc attemptaverit; sed libera ab initio permanente, abbatis quidem electio monachis, papae vero sacratio tantummodo pertinuerit. Furono perciò in armi i sudditi della badia; ma non finì la faccenda, che Pietro eletto abbate rinunziò a quella dignità nell'anno 1057, siccome vedremo.

Se si ha a credere a Lamberto da Scafnaburgo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], l'Augusto Arrigo aveva, almeno in apparenza, mostrato di accettarle scuse e proteste d'esso Goffredo, per timore specialmente ch'egli, unendosi coi Normanni, non isconvolgesse tutta l'Italia. Tuttavia essendosi ritirato Goffredo in Lorena, mal soddisfatto al vedere ritenuta dall'imperadore Beatrice sua moglie, concepì Arrigo dei sospetti ch'egli potesse tentar delle nuove ribellioni, ed in quest'anno appunto, secondo Sigeberto[Sigebertus, in Chronico.],Baldovino contedi Fiandracum Godefrido avunculum suum Fridericum ducem intra Androverpum obsidet. Perciò Arrigo determinò di ritornare in Germania, dappoichè l'Italia restava in una buona calma. Era egli sul Ferrarese verso il fine d'agosto, siccome consta dal diploma da me dato alla luce[Antiquit. Italic., Dissert. LXVIII.], in cui conferma al popolo di Ferrara i lor privilegii. Le note cronologiche son queste:VIII kalendas septembris, anno dominicae Incarnationis MLV, Indictione VIII, anno autem domni Henrici tertii regis, imperatoris autem secundi, ordinationis ejus XXVII, regni quidem XVII, imperii vero VIIII. Actum ad Pontem: forse ilPonteoggidì appellato diLagoscurosul Po. Nel dì 15 d'ottobre si truova lo stesso Augusto in Mantova, dove spedisce un diploma in favore de' canonici di Cremona colle suddette note[Ibidem. Dissertat. IX et XIII.]. Parimente in Verona nel dì 11 di novembre ratificò i privilegii del monistero di san Zenone, posto allora fuori di quella città, con diploma da me pubblicato altrove[Antichità Estensi, P. I, cap. 2.]. Leggonsi ancora tre placiti tenuti in questo anno daGunterocancelliere e messo dell'imperadore, uno nel contado di Firenze presso il fiume Arno,in loco, qui nominatur Omiclo, nel dì 14 di giugno; il secondoin civitate Mantua in lobia soleriata, quae fuit marchionis Bonifacii, XV kalendas novembris; il terzo nella villa di Volarno del contado di Verona nel dì 15 di novembre. Per la Baviera passò l'Augusto Arrigo a Turgau negli Svizzeri, dove celebrò la festa delsanto Natale[Continuator Hermanni Contracti, in Chron.],ibique Othonis marchionis filiam(appellataBerta)aequivoco suo filio desponsavit, cioè ad Arrigo IV, allora fanciullo di pochi anni. Altri non è questoOttonemarchese che il marchese di Susa, cioè il marito diAdelaidecelebre marchesana di quelle contrade. Oltre ad altri scrittori, Lamberto scafnaburgense[Lambertus Schafnaburgensis, in Chronico.]all'anno 1066 fa menzione delle nozze d'esso Arrigo IVet Berthae reginae filiae Ottonis marchionis Italorum.L'Annalista sassone[Annalista Saxo apud Eccardum.]la chiamafiliam Ottonis marchionis de Italia, et Adeleidis, quae soror erat comitis, qui agnominatus est de monte Bardonis in Italia.Quest'ultimo è una favola. Appartiene ancora al presente anno un avvenimento di grande importanza per la nobilissima casa d'Este. Nel suddetto diploma dato ai monaci di san Zenone vien mentovatoWelpho gloriosus dux, cioè duca della Carintia, e marchese della marca di Verona. L'autore della Cronica di Weingart[Chronic. Weingart., tom. 1 Scriptor. Brunsvicens.]e l'abbate urspergense[Conradus Abbas Urspergensis, in Chron.]raccontano che questo principe essendo ito ad aspettare ne' prati di Roncaglia l'imperadore, che vi si dovea trovare in un giorno determinato, dopo averlo aspettato indarno tre dì, impazientatosi, fece alzar le bandiere colle sue genti, e se ne tornò a casa. E tuttochè per via trovasse l'imperadore che veniva, nè per preghiere, nè per minacce vi fu maniera di farlo tornare indietro. Mise anche l'imperadore Arrigo una esorbitante contribuzion di danaro a' Veronesi, e la riscosse. Sopravvenne il duca Guelfo, e, saputo un sì pesante aggravio imposto a' suoi sudditi, fece tal fuoco presso del medesimo Augusto, che l'obbligò a rifondere quel danaro. Il Continuatore di Ermanno Contratto scrive che Gebeardo vescovo di Ratisbona,et Welphus dux licentiam repatriandi ab Italia impetraverunt, militesque eorum, illis (ut ajunt)ignorantibus, contra imperatorem conjuraverunt.Ma in questo medesimo anno lo stesso duca Guelfo III, giovane di spiriti eccelsi,suis, et omni populo flebili morte praeventus, apud altorfense coenobium sepultus est.In lui ebbe fine la famosa ed antichissima famiglia de' principi guelfi, se non che fors'anche era in vitaCunegondasua sorella, moglie diAlberto Azzo IImarchese, progenitore de' principi estensi. Da questo matrimonio era nato un figliuolo appellatoGuelfo IV. E contuttochè i monaci di Weingart, ossia delle vigne, in Altorf, prevalendosi del momento felice della mortal malattia d'esso Guelfo IV, l'avessero indotto a lasciar tutti i suoi Stati e beni della Suevia, che erano di grande estensione, al lor monistero; pureErmengardamadre di lui, tuttavia vivente, chiamò in Germania il nipoteGuelfo IVfigliuolo della figliuola e delmarchese Azzoe, fatto probabilmente conoscere informe e nullo il testamento del figliuolo, fece passare in esso suo nipote tutta l'ampia eredità della casa de' Guelfi. Ecco le parole dell'Urspergense:Mater ejusdem(di Guelfo III duca)hanc distributionem fieri non permisit; sed potius de Italia revocavit filium praefati Azzonis nepotem suum Welphonem quartum, eumque heredem omnium possessionum ejusdem generis instituit.Altrettanto ha la Cronica di Weingart presso il Leibnizio. È punto importante alla storia dell'Italia e della Germania, perchè il sangue de' principi estensi per mezzo di questo principe si propagò e divenne, siccome diremo, gloriosissimo in Germania, discendendo per diritta linea da essoGuelfo IVla reale ed elettoral casa di Brunsvic, siccome da un altro figlio di esso marchese Azzo la linea de' marchesi d'Este. Quando mancasse di vita la suddettaCunegonda, moglie del marchese Alberto Azzo, non l'ho potuto scoprire. Ben so che fu seppellita nella badia della Vangadizza presso all'Adigetto, posseduta per più secoli dai monaci camaldolesi; e il suo epitaffio, a me comunicato dalcelebre letterato don Guido Grandi camaldolese, fu già da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. LI.]. Abbiamo dalla Cronica antica di Parma[Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.], che quella città nel dì di san Lorenzo di quest'anno restò da un terribil incendio in gran parte consumata. Fu anche guerra fra i Pisani e Lucchesi;Pisani vero vicerunt illos, se crediamo agli antichi Annali di Pisa[Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]; e la battaglia succedette in un luogo detto Vaccoli presso di Lucca. Scrive ancora il Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]che riuscì aDomenico Contarenodoge di Venezia di riportare (probabilmente in quest'anno) dall'imperadore Arrigo la conferma de' patti antichi col regno d'Italia.


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