MLXIIAnno diCristoMLXII. IndizioneXV.AlessandroII papa 2.ArrigoIV re di Germania e d'Italia 7.Null'altro avea fatto nel verno di quest'anno l'antipapa Cadaloo che ammassar gente armata e danaro per passare a Roma con disegno di cacciarne il legittimo successor di san Pietro, e di farsi consecrare, se crediamo al continuator d'Ermanno Contratto[Continuator Hermanni Contracti, in Chron.]. Alcuniil pretendono già ordinato papa, perchè vescovo egli era, e che avesse assunto il nome di Onorio II, ma ne mancano le prove. E s'egli non mutò nome, segno è che neppur fu colle cerimonie ordinato pontefice. Con tali forze arrivò Cadaloo a Roma nel dì 14 di aprile (Benzone scrive che vi giunseVIII kalendas aprilis), e si accampò coll'esercito suo nei prati di Nerone. Nella Vita di papaAlessandro II, a noi conservata dal cardinal d'Aragona[Card. de Aragon., Vit. Alexandri II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], troviamo che molti capitani e nobili romani guadagnati coll'oro si dichiararono del partito di Cadaloo; ciò vien confermato da Leone Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 21.]e dall'autore di un'altra Vita di esso papa Alessandro[Vit. Alexandri II, P. II, tom. 3 Rer. Ital.], da cui impariamo che molti giorni dopo la esaltazion di esso papa,Romani, quorum mala consuetudo semper fuit, eum odio habere coeperunt, e furono essi gl'incitatori della venuta di Cadaloo. Uno de' principali, ma volpe vecchia, era Pietro di Leone, la cui famiglia fece anche dipoi gran figura in Roma. Da Benzone[Benzo, in Panegyric. Henrici IV, tom. 1 Rer. Germ., Menchenii.]è chiamatoGiudeo: il che probabilmente vuol dire che era nato tale, ma poi fatto cristiano. Non mancavano in Roma a papa Alessandro degli aderenti ed affezionati, e verisimilmente aveva egli anche procurato degli aiuti daRiccardo principedi Capua. Si venne dunque ad una battaglia, che riuscì sanguinosa, e finì colla peggio della fazione del legittimo papa. Poco nondimeno durò l'allegrezza di Cadaloo, perchè chiamato a RomaGotifredo ducadi Toscana, comparve colà in aiuto del pontefice Alessandro con sì numerose squadre e forze tali, che restò come assediato l'antipapa; e se volle uscirne salvo, gli convenne adoperar preghiere e grossi regali col duca, il quale si contentò di lasciargli aperta la porta per tornarsene libero, ma spogliato e collatesta bassa, a Parma. Benzone descrive a lungo questi fatti, ma se con fedeltà, nol saprei dire. Certamente da san Pier Damiano vien sospettato che il duca Gotifredo non operasse con tutta lealtà ed onoratezza o in questa o nelle seguenti congiunture. All'incontro Benzone scrive che il medesimo duca fece venire i Normanni a Roma a difesa del papa;Camerinum et Spoletum invasit(il che è degno d'attenzione),plures Comitatus juxta mare tyrannice usurpavit. Per totam Italiam, quos voluit, ad regis inimicitias incitavit.Aggiugne inoltre, essere egli stato quegli che mosseAnnone arcivescovodi Colonia a rapire il giovinettore Arrigo. E Lamberto da Scafnaburgo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.]osserva, come fosse scandaloso il vedere che laddove anticamente si fuggivano i vescovati, ora si faceano battaglie, e si spargeva il sangue cristiano per conseguirli: e vuol dire del papato. Ho detto cheAnnonerapì Arrigo IV. Intorno a che si ha da sapere che fin qui esso re era stato sotto il governo dell'imperadrice Agnese, la quale regolava gli affari unicamente coi consigli diArrigo vescovodi Augusta, personaggio ben accorto, che, ad esclusion degli altri pretendenti, avea saputo introdursi nella grazia di lei. Era savia, era pia principessa Agnese: tuttavia non potè schivar la maldicenza degli altri principi invidiosi della fortuna del vescovo augustano, perchè sparsero voce d'illecita familiarità fra lei e quel prelato. Il perchè Annone arcivescovo di Colonia, col consenso di molti altri principi, tolse all'Augusta madre il giovinetto Arrigo, ed assunse colla di lui tutela il governo degli Stati. La maniera da lui tenuta per far questo colpo la sapremo fra poco, richiedendo ora la voce sparsa contro l'onor dell'imperadrice Agnese, che io premunisca i lettori con avvertirli della malvagità che allora più che mai era in voga. Facile è l'osservare che i tempi di guerra son tempi di bugie; ma non si può dire abbastanza,quanto larga briglia si lasciasse in queste e nelle seguenti discordie fra il sacerdozio e l'imperio, alla bugia, alla satira, alla calunnia. Le più nere iniquità s'inventarono e sparsero dei papi, de' cardinali, de' vescovi da chi era loro contrario; ed altre vicendevolmente si spacciarono dai mal affetti contra di Arrigo IV e di tutti i suoi aderenti. Però sta ai prudenti lettori il camminar qui con gran riguardo, prestando solamente fede a ciò che si trova patentemente avverato dalla misera costituzion d'allora.Nè già si può fallare in credendo che Arrigo IV si scoprì col tempo principe d'indole cattiva, incostante e violento, e che tutti i vizii presero in lui gran piede per qualche difetto della madre, ma più per l'educazion seguente; e che la vendita de' vescovati, delle abbazie e dell'altre chiese, cioè la simonia, era un mercato ordinario di que' sì sconcertati tempi, per colpa specialmente della corte regale di Germania, in cui più potea l'amore dell'oro che della religione, e troppo regnava l'abuso, non però nato allora, di uguagliar lo spirituale al temporale. Ora, o sia che i maneggi segreti della corte di Roma, o quei del duca Gotifredo disponessero in Germania un ripiego per liberar la Chiesa dalla vessazione dell'indegno Cadaloo; oppure che il suddetto Annone arcivescovo, prelato tenuto in concetto di santa vita, con altri principi lo trovasse ed eseguisse, per mettere fine allo scisma: certo è, che in quest'anno, essendo ito esso arcivescovo pel Reno a visitare il re Arrigo, giovane allora di circa tredici anni, dopo il desinare l'invitò a veder la nave suntuosissima che l'avea condotto colà. Vi andò, di nulla sospettando il semplice giovanetto, ed entrato che fu, si diede tosto di mano ai remi. Sorpreso da quest'atto il picciolo re, temendo che il conducessero a morire, si gettò nel fiume; ma fu salvato dal conte Ecberto, che saltò anche esso nell'acqua. Su quella nave adunque pacificato con carezze fu condotto a Colonia,dove restò sotto il governo di quel saggio prelato, al quale dai principi ne fu accordata la tutela. L'imperadrice Agnese, trafitta da questo inaspettato colpo, e ravveduta de' falli commessi in patrocinar l'antipapa, determinò di dare un calcio al mondo, e passando dipoi a Roma, accettò la penitenza che le fu data da papa Alessandro II. Per testimonianza di san Pier Damiano[Petrus Damian., Opusc. 4 et in Opusc. 18.], non tardò l'arcivescovo di Colonia Annone a dare, per quanto era in sua mano, la pace alla Chiesa; perciocchè, raunato un concilio in Osbor, dove intervennero lo stesso re Arrigo e una gran copia di vescovi oltramontani ed italiani, nello stesso dì 28 di ottobre, in cui Cadaloo era stato nell'anno precedente eletto contro i canoni papa, fu egli anche deposto, o, per dir meglio, riprovato e condannato. Avea precedentemente il medesimo Pier Damiano scritta una lettera di fuoco al predetto Cadaloo, chiudendola con alcuni versi, e dicendo in fine[Petrus Damian., lib. 1, Epist. 20, et in Opusc. 18.]:Diligenter igitur intende, quod dico:Fumea vita volat, mors improvisa propinquat,Imminet expleti praepes tibi terminus aevi.Non ego te fallo: caepto morieris in anno.Visse anche dopo l'anno predetto Cadaloo. Pier Damiano, veggendo che non avea colto nella predizione, cercò uno scampo, con dire ch'egli s'era inteso della morte civile, cioè della di lui deposizione, e non già della morte naturale. Se i suoi versi ammettano tale scappata, non tocca a me il giudicarne. Certo confessa egli che per questo gli fecero le risa dietro i suoi avversarii. Levò ancora esso arcivescovo Annone il posto di cancelliere d'Italia aGuiberto, che parimente col tempo divenne arcivescovo di Ravenna ed antipapa, e lo diede aGregorio vescovodi Vercelli, uomo nondimeno macchiato anch'esso di vizii: il che fa conoscere che il re Arrigo, benchènon per anche coronato in Italia, pur ci era riconosciuto per padrone.Non so io già se in questi tempi sia ben regolata la cronologia di Lupo Protospata. Ben so aver egli scritto[Lupus Protospata, in Cronico.]cheRoberto Guiscardoduca s'impadronì in quest'anno della città d'Oria, e di nuovo prese Brindisi, e lo stesso miriarca (forse il suo governatore). È da vedere ancora, se appartenga all'anno presente, come ha il testo di Gaufrido Malaterra[Gaufrid. Malaterra, lib. 2, cap. 21.]la discordia insorta fra esso duca Roberto e ilconte Ruggieri. Benchè Roberto promesso avesse ad esso suo fratello di cedergli la metà della Calabria, pure non si veniva mai a questa sospirata cessione. A riserva di Melito, che era in man di Ruggieri, in tutto il resto delle conquiste l'ambizioso ed insaziabil Roberto la facea da signore. Però Ruggieri, presa occasione dal recente suo matrimonio, fece istanza a Roberto per l'esecuzion delle promesse, affine di poter dotare decentemente la nuova sua sposaErimberga, chiamata da altriDelizia, oGiuditta. Ricavandone solo parole, e non fatti, si ritirò forte in collera da lui, e gli intimò la guerra, se in termine di quaranta giorni nol soddisfacea. La risposta che gli diede Roberto, fu di portarsi coll'armata ad assediarlo in Melito. Ma con tutte le prodezze fatte dall'una e dall'altra parte, nulla profittò Roberto. Anzi Ruggieri, uscito una notte di Melito, gli occupò la città di Gierace per trattato fatto con quei cittadini. Allora Roberto tutto fumante d'ira corse all'assedio di Gierace; e siccome personaggio d'incredibile ardire, una notte ben incappucciato (che già era in uso il cappuccio anche fra i secolari) segretamente fu introdotto nella città da uno di questi potenti cittadini per nome Basilio. Per sua disavventura restò scoperto, e preso a furia di popolo; vide poco di poi trucidato Basilio, impalata sua moglie, e si credeva anch'egli spedito. Con belle parole gliriuscì di fermar la furia del popolo, e fu cacciato in prigione. Ne andò la nuova all'esercito suo; ma non sapendo che si fare i suoi capitani per liberarlo, miglior consiglio non seppero trovare che di spedirne incontanente l'avviso al conte Ruggieri, scongiurandolo che accorresse per salvare il fratello. Non si fece pregare il magnanimo Ruggieri; corse tosto co' suoi a Gierace, e chiamati fuor della città i capi, tanto disse colle buone e colle minaccie, che fece rimettere in libertà il fratello. Questo accidente e la costanza di Ruggieri produsse buon effetto, perchè dopo qualche tempo Roberto gli accordò il dominio della metà della Calabria. Passò dipoi Ruggieri in Sicilia, dove essendosi ribellato da lui il popolo di Traina, fece delle maraviglie di patimenti e di bravure contra di quei cittadini e dei Saraceni accorsi in loro aiuto, tantochè ne riacquistò veramente la signoria. Crede Camillo Pellegrini[Camillus Peregrinius, Hist. Princip. Langobard.]cheRiccardo I contedi Aversa, figliuolo di Ascilittino normanno, e non già fratello di Roberto Guiscardo duca, come immaginarono il Sigonio e il padre Pagi all'anno 1074, occupasse fin l'anno 1058 il principato di Capoa, citando sopra di ciò l'Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 3, cap. 16.]. A quell'anno ancora nella Cronichetta amalfitana[Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 213.]è scritto che Riccardo fu creatoprincipe di Capoainsieme con suo figlioGiordano. Certo è bensì che Niccolò II papa nell'anno 1059, gli concedette l'investitura di quel principato, ma non apparisce che ne fosse allora totalmente in possesso. Imperciocchè è da sapere che, secondo il suddetto Ostiense, invogliatosi tempo fa Riccardo di quella bella contrada, messo l'assedio a Capoa, vi fabbricò tre bastie all'intorno. MaPandolfo Vprincipe, che v'era dentro, collo sborso di settemila scudi d'oro l'indusse a ritirarsene. Mancato poi di vita esso Pandolfo (non so in qualanno), e succedutogliLandolfo Vsuo figliuolo, eccoti di nuovo Riccardo colle sue armi sotto Capoa. Tanto la strinse, che si venne nell'anno presente ad una capitolazione, per cui Landolfo se n'andò via ramingo, e i cittadini riceverono per loro principe Riccardo, ma con ritenere in lor potere le porte e le torri della città. Dissimulò per allora l'accorto Riccardo, e contentossi di questo. Poi rivolte le sue armi all'acquisto delle città e castella di quel principato, gli riuscì nello spazio di quasi tre mesi d'insignorirsi di tutto. Ciò fatto, intimò a' Capuani la consegna delle torri e porte, e perchè gliela negarono, strettamente assediò quella città. Spedirono bensì i Capuani al re Arrigo in Germania il loro arcivescovo per ottener soccorso; ma non avendo egli riportato se non parole, furono dalla fame astretti a far le voglie di Riccardo,anno dominicae Incarnationis MLXII quum jam per decem circiter annorum curricula Normannis viriliter repugnassent.Però, quantunque esistano più diplomi di questo principe, da' quali costa aver egli assunto fin dall'anno 1058, o 1059, il titolo di principe di Capoa, con associar ancoraGiordano Isuo figliuolo al dominio; nientedimeno solamente in quest'anno egli ottenne la piena e libera signoria di quel principato. Così cessò di regnare anche ivi la schiatta de' principi longobardi, e sempre più crebbe la potenza de' principi normanni. Da lì a poco, attaccatosi una notte il fuoco alla città di Tiano, probabilmente con premeditato consiglio, v'accorse nel mattino seguente Riccardo, e colla fuga di que' conti se ne impossessò. Parimente scrive Romoaldo Salernitano[Romualdus Salernitanus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.]che in quest'anno esso principeintravit terram Campaniae, obseditque Ceperanum, et usque Soram devastando pervenit.Ci ha conservata l'autore della Cronichetta amalfitana[Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 213.]una notizia; cioè che, per ordine dell'imperadore,Gotifredo marchesee duca di Toscana col suo esercito venne contra di Riccardo, e che seguirono fra loro varii fatti d'armi presso di Aquino, in guisa tale che fu obbligato Gotifredo a tornarsene indietro con poco suo gusto e men guadagno.
Null'altro avea fatto nel verno di quest'anno l'antipapa Cadaloo che ammassar gente armata e danaro per passare a Roma con disegno di cacciarne il legittimo successor di san Pietro, e di farsi consecrare, se crediamo al continuator d'Ermanno Contratto[Continuator Hermanni Contracti, in Chron.]. Alcuniil pretendono già ordinato papa, perchè vescovo egli era, e che avesse assunto il nome di Onorio II, ma ne mancano le prove. E s'egli non mutò nome, segno è che neppur fu colle cerimonie ordinato pontefice. Con tali forze arrivò Cadaloo a Roma nel dì 14 di aprile (Benzone scrive che vi giunseVIII kalendas aprilis), e si accampò coll'esercito suo nei prati di Nerone. Nella Vita di papaAlessandro II, a noi conservata dal cardinal d'Aragona[Card. de Aragon., Vit. Alexandri II, P. I, tom. 3 Rer. Ital.], troviamo che molti capitani e nobili romani guadagnati coll'oro si dichiararono del partito di Cadaloo; ciò vien confermato da Leone Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 21.]e dall'autore di un'altra Vita di esso papa Alessandro[Vit. Alexandri II, P. II, tom. 3 Rer. Ital.], da cui impariamo che molti giorni dopo la esaltazion di esso papa,Romani, quorum mala consuetudo semper fuit, eum odio habere coeperunt, e furono essi gl'incitatori della venuta di Cadaloo. Uno de' principali, ma volpe vecchia, era Pietro di Leone, la cui famiglia fece anche dipoi gran figura in Roma. Da Benzone[Benzo, in Panegyric. Henrici IV, tom. 1 Rer. Germ., Menchenii.]è chiamatoGiudeo: il che probabilmente vuol dire che era nato tale, ma poi fatto cristiano. Non mancavano in Roma a papa Alessandro degli aderenti ed affezionati, e verisimilmente aveva egli anche procurato degli aiuti daRiccardo principedi Capua. Si venne dunque ad una battaglia, che riuscì sanguinosa, e finì colla peggio della fazione del legittimo papa. Poco nondimeno durò l'allegrezza di Cadaloo, perchè chiamato a RomaGotifredo ducadi Toscana, comparve colà in aiuto del pontefice Alessandro con sì numerose squadre e forze tali, che restò come assediato l'antipapa; e se volle uscirne salvo, gli convenne adoperar preghiere e grossi regali col duca, il quale si contentò di lasciargli aperta la porta per tornarsene libero, ma spogliato e collatesta bassa, a Parma. Benzone descrive a lungo questi fatti, ma se con fedeltà, nol saprei dire. Certamente da san Pier Damiano vien sospettato che il duca Gotifredo non operasse con tutta lealtà ed onoratezza o in questa o nelle seguenti congiunture. All'incontro Benzone scrive che il medesimo duca fece venire i Normanni a Roma a difesa del papa;Camerinum et Spoletum invasit(il che è degno d'attenzione),plures Comitatus juxta mare tyrannice usurpavit. Per totam Italiam, quos voluit, ad regis inimicitias incitavit.Aggiugne inoltre, essere egli stato quegli che mosseAnnone arcivescovodi Colonia a rapire il giovinettore Arrigo. E Lamberto da Scafnaburgo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.]osserva, come fosse scandaloso il vedere che laddove anticamente si fuggivano i vescovati, ora si faceano battaglie, e si spargeva il sangue cristiano per conseguirli: e vuol dire del papato. Ho detto cheAnnonerapì Arrigo IV. Intorno a che si ha da sapere che fin qui esso re era stato sotto il governo dell'imperadrice Agnese, la quale regolava gli affari unicamente coi consigli diArrigo vescovodi Augusta, personaggio ben accorto, che, ad esclusion degli altri pretendenti, avea saputo introdursi nella grazia di lei. Era savia, era pia principessa Agnese: tuttavia non potè schivar la maldicenza degli altri principi invidiosi della fortuna del vescovo augustano, perchè sparsero voce d'illecita familiarità fra lei e quel prelato. Il perchè Annone arcivescovo di Colonia, col consenso di molti altri principi, tolse all'Augusta madre il giovinetto Arrigo, ed assunse colla di lui tutela il governo degli Stati. La maniera da lui tenuta per far questo colpo la sapremo fra poco, richiedendo ora la voce sparsa contro l'onor dell'imperadrice Agnese, che io premunisca i lettori con avvertirli della malvagità che allora più che mai era in voga. Facile è l'osservare che i tempi di guerra son tempi di bugie; ma non si può dire abbastanza,quanto larga briglia si lasciasse in queste e nelle seguenti discordie fra il sacerdozio e l'imperio, alla bugia, alla satira, alla calunnia. Le più nere iniquità s'inventarono e sparsero dei papi, de' cardinali, de' vescovi da chi era loro contrario; ed altre vicendevolmente si spacciarono dai mal affetti contra di Arrigo IV e di tutti i suoi aderenti. Però sta ai prudenti lettori il camminar qui con gran riguardo, prestando solamente fede a ciò che si trova patentemente avverato dalla misera costituzion d'allora.
Nè già si può fallare in credendo che Arrigo IV si scoprì col tempo principe d'indole cattiva, incostante e violento, e che tutti i vizii presero in lui gran piede per qualche difetto della madre, ma più per l'educazion seguente; e che la vendita de' vescovati, delle abbazie e dell'altre chiese, cioè la simonia, era un mercato ordinario di que' sì sconcertati tempi, per colpa specialmente della corte regale di Germania, in cui più potea l'amore dell'oro che della religione, e troppo regnava l'abuso, non però nato allora, di uguagliar lo spirituale al temporale. Ora, o sia che i maneggi segreti della corte di Roma, o quei del duca Gotifredo disponessero in Germania un ripiego per liberar la Chiesa dalla vessazione dell'indegno Cadaloo; oppure che il suddetto Annone arcivescovo, prelato tenuto in concetto di santa vita, con altri principi lo trovasse ed eseguisse, per mettere fine allo scisma: certo è, che in quest'anno, essendo ito esso arcivescovo pel Reno a visitare il re Arrigo, giovane allora di circa tredici anni, dopo il desinare l'invitò a veder la nave suntuosissima che l'avea condotto colà. Vi andò, di nulla sospettando il semplice giovanetto, ed entrato che fu, si diede tosto di mano ai remi. Sorpreso da quest'atto il picciolo re, temendo che il conducessero a morire, si gettò nel fiume; ma fu salvato dal conte Ecberto, che saltò anche esso nell'acqua. Su quella nave adunque pacificato con carezze fu condotto a Colonia,dove restò sotto il governo di quel saggio prelato, al quale dai principi ne fu accordata la tutela. L'imperadrice Agnese, trafitta da questo inaspettato colpo, e ravveduta de' falli commessi in patrocinar l'antipapa, determinò di dare un calcio al mondo, e passando dipoi a Roma, accettò la penitenza che le fu data da papa Alessandro II. Per testimonianza di san Pier Damiano[Petrus Damian., Opusc. 4 et in Opusc. 18.], non tardò l'arcivescovo di Colonia Annone a dare, per quanto era in sua mano, la pace alla Chiesa; perciocchè, raunato un concilio in Osbor, dove intervennero lo stesso re Arrigo e una gran copia di vescovi oltramontani ed italiani, nello stesso dì 28 di ottobre, in cui Cadaloo era stato nell'anno precedente eletto contro i canoni papa, fu egli anche deposto, o, per dir meglio, riprovato e condannato. Avea precedentemente il medesimo Pier Damiano scritta una lettera di fuoco al predetto Cadaloo, chiudendola con alcuni versi, e dicendo in fine[Petrus Damian., lib. 1, Epist. 20, et in Opusc. 18.]:Diligenter igitur intende, quod dico:
Fumea vita volat, mors improvisa propinquat,Imminet expleti praepes tibi terminus aevi.Non ego te fallo: caepto morieris in anno.
Fumea vita volat, mors improvisa propinquat,
Imminet expleti praepes tibi terminus aevi.
Non ego te fallo: caepto morieris in anno.
Visse anche dopo l'anno predetto Cadaloo. Pier Damiano, veggendo che non avea colto nella predizione, cercò uno scampo, con dire ch'egli s'era inteso della morte civile, cioè della di lui deposizione, e non già della morte naturale. Se i suoi versi ammettano tale scappata, non tocca a me il giudicarne. Certo confessa egli che per questo gli fecero le risa dietro i suoi avversarii. Levò ancora esso arcivescovo Annone il posto di cancelliere d'Italia aGuiberto, che parimente col tempo divenne arcivescovo di Ravenna ed antipapa, e lo diede aGregorio vescovodi Vercelli, uomo nondimeno macchiato anch'esso di vizii: il che fa conoscere che il re Arrigo, benchènon per anche coronato in Italia, pur ci era riconosciuto per padrone.
Non so io già se in questi tempi sia ben regolata la cronologia di Lupo Protospata. Ben so aver egli scritto[Lupus Protospata, in Cronico.]cheRoberto Guiscardoduca s'impadronì in quest'anno della città d'Oria, e di nuovo prese Brindisi, e lo stesso miriarca (forse il suo governatore). È da vedere ancora, se appartenga all'anno presente, come ha il testo di Gaufrido Malaterra[Gaufrid. Malaterra, lib. 2, cap. 21.]la discordia insorta fra esso duca Roberto e ilconte Ruggieri. Benchè Roberto promesso avesse ad esso suo fratello di cedergli la metà della Calabria, pure non si veniva mai a questa sospirata cessione. A riserva di Melito, che era in man di Ruggieri, in tutto il resto delle conquiste l'ambizioso ed insaziabil Roberto la facea da signore. Però Ruggieri, presa occasione dal recente suo matrimonio, fece istanza a Roberto per l'esecuzion delle promesse, affine di poter dotare decentemente la nuova sua sposaErimberga, chiamata da altriDelizia, oGiuditta. Ricavandone solo parole, e non fatti, si ritirò forte in collera da lui, e gli intimò la guerra, se in termine di quaranta giorni nol soddisfacea. La risposta che gli diede Roberto, fu di portarsi coll'armata ad assediarlo in Melito. Ma con tutte le prodezze fatte dall'una e dall'altra parte, nulla profittò Roberto. Anzi Ruggieri, uscito una notte di Melito, gli occupò la città di Gierace per trattato fatto con quei cittadini. Allora Roberto tutto fumante d'ira corse all'assedio di Gierace; e siccome personaggio d'incredibile ardire, una notte ben incappucciato (che già era in uso il cappuccio anche fra i secolari) segretamente fu introdotto nella città da uno di questi potenti cittadini per nome Basilio. Per sua disavventura restò scoperto, e preso a furia di popolo; vide poco di poi trucidato Basilio, impalata sua moglie, e si credeva anch'egli spedito. Con belle parole gliriuscì di fermar la furia del popolo, e fu cacciato in prigione. Ne andò la nuova all'esercito suo; ma non sapendo che si fare i suoi capitani per liberarlo, miglior consiglio non seppero trovare che di spedirne incontanente l'avviso al conte Ruggieri, scongiurandolo che accorresse per salvare il fratello. Non si fece pregare il magnanimo Ruggieri; corse tosto co' suoi a Gierace, e chiamati fuor della città i capi, tanto disse colle buone e colle minaccie, che fece rimettere in libertà il fratello. Questo accidente e la costanza di Ruggieri produsse buon effetto, perchè dopo qualche tempo Roberto gli accordò il dominio della metà della Calabria. Passò dipoi Ruggieri in Sicilia, dove essendosi ribellato da lui il popolo di Traina, fece delle maraviglie di patimenti e di bravure contra di quei cittadini e dei Saraceni accorsi in loro aiuto, tantochè ne riacquistò veramente la signoria. Crede Camillo Pellegrini[Camillus Peregrinius, Hist. Princip. Langobard.]cheRiccardo I contedi Aversa, figliuolo di Ascilittino normanno, e non già fratello di Roberto Guiscardo duca, come immaginarono il Sigonio e il padre Pagi all'anno 1074, occupasse fin l'anno 1058 il principato di Capoa, citando sopra di ciò l'Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 3, cap. 16.]. A quell'anno ancora nella Cronichetta amalfitana[Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 213.]è scritto che Riccardo fu creatoprincipe di Capoainsieme con suo figlioGiordano. Certo è bensì che Niccolò II papa nell'anno 1059, gli concedette l'investitura di quel principato, ma non apparisce che ne fosse allora totalmente in possesso. Imperciocchè è da sapere che, secondo il suddetto Ostiense, invogliatosi tempo fa Riccardo di quella bella contrada, messo l'assedio a Capoa, vi fabbricò tre bastie all'intorno. MaPandolfo Vprincipe, che v'era dentro, collo sborso di settemila scudi d'oro l'indusse a ritirarsene. Mancato poi di vita esso Pandolfo (non so in qualanno), e succedutogliLandolfo Vsuo figliuolo, eccoti di nuovo Riccardo colle sue armi sotto Capoa. Tanto la strinse, che si venne nell'anno presente ad una capitolazione, per cui Landolfo se n'andò via ramingo, e i cittadini riceverono per loro principe Riccardo, ma con ritenere in lor potere le porte e le torri della città. Dissimulò per allora l'accorto Riccardo, e contentossi di questo. Poi rivolte le sue armi all'acquisto delle città e castella di quel principato, gli riuscì nello spazio di quasi tre mesi d'insignorirsi di tutto. Ciò fatto, intimò a' Capuani la consegna delle torri e porte, e perchè gliela negarono, strettamente assediò quella città. Spedirono bensì i Capuani al re Arrigo in Germania il loro arcivescovo per ottener soccorso; ma non avendo egli riportato se non parole, furono dalla fame astretti a far le voglie di Riccardo,anno dominicae Incarnationis MLXII quum jam per decem circiter annorum curricula Normannis viriliter repugnassent.Però, quantunque esistano più diplomi di questo principe, da' quali costa aver egli assunto fin dall'anno 1058, o 1059, il titolo di principe di Capoa, con associar ancoraGiordano Isuo figliuolo al dominio; nientedimeno solamente in quest'anno egli ottenne la piena e libera signoria di quel principato. Così cessò di regnare anche ivi la schiatta de' principi longobardi, e sempre più crebbe la potenza de' principi normanni. Da lì a poco, attaccatosi una notte il fuoco alla città di Tiano, probabilmente con premeditato consiglio, v'accorse nel mattino seguente Riccardo, e colla fuga di que' conti se ne impossessò. Parimente scrive Romoaldo Salernitano[Romualdus Salernitanus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.]che in quest'anno esso principeintravit terram Campaniae, obseditque Ceperanum, et usque Soram devastando pervenit.Ci ha conservata l'autore della Cronichetta amalfitana[Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 213.]una notizia; cioè che, per ordine dell'imperadore,Gotifredo marchesee duca di Toscana col suo esercito venne contra di Riccardo, e che seguirono fra loro varii fatti d'armi presso di Aquino, in guisa tale che fu obbligato Gotifredo a tornarsene indietro con poco suo gusto e men guadagno.