MLXIX

MLXIXAnno diCristoMLXIX. IndizioneVII.Alessandro IIpapa 9.Arrigo IVre di Germania e d'Italia 14.Arrivò in quest'anno il giovanil furore e l'avversione conceputa dal reArrigocontra diBertasua moglie[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], a trattare di ripudiarla; al qual fine adescò con varie promesseSigefredo arcivescovodi Magonza, per averlo favorevole in questo affare. Perchè non v'era legittimo alcun fondamento di divorzio, s'inorridirono a tal proposizione gli altri vescovi e magnati. Pertanto si determinò di tenere un concilio in Magonza, nella settimana dopo la festa di san Michele, dove si risolverebbe ciò che fosse di dovere. Avvisato intantopapa Alessandro IIdi questo mostruoso disegno del re, per impedirlo, spedì suo legato in Germania sanPier Damiano, che benchè oppresso dagli anni, ed anche mal soddisfatto della corte di Roma, pure non ricusò di assumere questo faticoso viaggio ed impiego. L'arrivo del legato mise in costernazione il re, e guastò i disegni del concilio e tutte le misure dell'arcivescovo di Magonza. In Francofortdiede Arrigo udienza al legato apostolico, che gli espose gli ordini del papa di guardarsi da sì scandalosa azione, troppo riprovata dai sacri canoni, e obbrobriosa alla gloria di sua maestà. A tenore del legato parlarono ancora quasi tutti i principi di quell'assemblea, in guisa che per necessità e vergogna, ma sempre di mal cuore, Arrigo smontò dalla sua pretensione, dicendo che avrebbe fatto forza a sè stesso per portare quel peso, giacchè non avea la maniera di sgravarsene. Che da lì innanzi passasse buona armonia fra esso re e la moglie Berta, si può riconoscere dall'avergli ella partorito figliuoli, e dall'averlo costantemente seguitato ne' suoi viaggi. Continuava intanto l'assedio di Bari, che con gran vigore veniva difeso dai cittadini e da Stefano Paterano uffiziale speditovi da Costantinopoli, ed uomo di molta probità e valore. Ma neppur cessava Roberto per mare e per terra, con quante macchine da guerra erano allora in uso, di tormentare la città, adoperando anche larghe promesse e fiere minacce, tutto nondimeno senza far frutto. Veggendo i Baritani e il loro governatore tanta ostinazione in Roberto, e che la vettovaglia andava scemando di troppo, s'avvisarono di liberarsi in altra maniera da questo pertinace nemico. Trovavasi in Bari un sicario, uomo di non ordinario ardimento, che prese l'assunto di tendere insidie al duca Roberto, e di levargli la vita[Guillelmus Apulus, lib. 2. Gaufrid. Malaterra, lib. 2, cap. 11.]. Altro non era il padiglione d'esso Roberto che una baracca o capanna formata di travicelli, e circondata da rami d'alberi fronzuti. Essendosi l'assassino finto uno dei suoi, verso la sera mentre il duca era per andare a cena, di dietro ad essa capanna gli tirò una saetta avvelenata, che gli toccò bensì le vesti, ma non già il corpo, ed ebbe quell'assassino la fortuna di salvarsi colla fuga nella città. Servì questo accidente per aprir gli occhi a Roberto e a' suoi, i quali tosto chiamati i muratorigli fecero fabbricare una casa, dove egli potesse dimorar con sicurezza.A quest'anno il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 9.]riferisce un concilio, tenuto da papa Alessandro in Salerno, al quale, oltre a molti vescovi ed abbati, intervennero ancheGisolfo principedi quella città,Roberto Guiscardoduca, e il conteRuggierisuo fratello. Ma nè in quest'anno, nè in quel luogo fu celebrato un tal concilio, se è vero, come io credo, il documento recato dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 7 in Archiepisc. Salernit.], che è l'unico testimonio a noi restato di questa sacra adunanza. Parla ivi il pontefice del sinodo,quae sexto pontificatus nostri anno apud Melphim celebrata est in ecclesia beati Petri Apostolorum principis, quae est ejusdem civitatis sedes episcopatus, die calendarum augustarum, a cui furono presenti i suddetti principi. L'anno sesto di papa Alessandro correa nel dì primo d'agosto dell'anno 1067, se pur egli contò gli anni dal dì della sua intronizzazione. E inMelfi, e non già in Salerno, si dice tenuto quel concilio. In questi tempi si vivea scomunicato dal papa Arrigo arcivescovo di Ravenna, per la cui riconciliazione inutilmente aveva adoperato i suoi buoni uffizii san Pier Damiano appresso il romano pontefice. Peggio anche passava in Milano aGuido arcivescovo, perchèErlembaldoCotta, nobile zelantissimo, dopo aver ricevuto da Roma la bandiera di san Pietro, colle armi temporali gli facea guerra: del che parlano gli storici milanesi Arnolfo e Landolfo seniore. Ora, siccome osservò il Puricelli[Puricellius, in Vita S. Herlembaldi, cap. 28.], nell'anno presente accadde, che trovandosi quel prelato, siccome persona creduta simoniaca, angustiato da tanti affanni, ed oramai per le malattie e per la vecchiaia in pessimo stato, s'indusse a rinunziar la chiesa aGotifredosuddiacono, uno degli ordinarii, cioè de' canonici della metropolitana, il quale, inviato l'anello e il pastorale in Germania,mediante lo sborso di buona somma di danaro, fu approvato per arcivescovo di Milano dal re Arrigo, ma non già dalla Sede apostolica, la quale fulminò contra di lui le sacre censure, e neppur fu accettato dal popolo milanese. Era seguita fra lui e Guido una convenzione verisimilmente di pagare al vecchio una ragionevol pensione. Ma avendo Erlembaldo mosse l'armi anche contra di questo simoniaco successore della cattedra ambrosiana, e mancando a lui i mezzi da soddisfare al convenuto, Guido accordatosi con Erlembaldo, tentò di ripigliare l'arcivescovato, e se ne tornò a Milano, dove burlato miseramente terminò poscia i suoi giorni nell'anno 1071. Essendo morto senza proleErberto contee principe del Maine in Francia, s'impadronì di quella provinciaGuglielmoil Conquistatore, duca di Normandia, e poi re d'Inghilterra. Ma quei popoli, malcontenti di avere un tal padrone, chiamarono alla signoria di quegli Stati ilmarchese Alberto Azzo IIprogenitore de' principi estensi. S'ha dunque a sapere, per testimonianza di Orderico Vitale[Ordericus Vitalis, Hist. Eccl., lib. 4.], che scrivea le sue storie circa l'anno 1130, che esso Erberto ebbe tre sorelle.Una earum data est Azzoni marchisio Liguriae, cioè al suddetto marchese Azzo. Il suo nome fuGarsenda, siccome ho dimostrato altrove[Antichità Estensi, P. I, cap. 3.]. Dal primo matrimonio conCunegondadei Guelfi avea questo principe avuto un figliuolo, cioèGuelfo IV, che vedremo in breve creato duca di Baviera, ascendente della real casa di Brunswich. Da questo altro matrimonio colla principessa del Maine ricavò due maschi, cioèUgoeFolco, dal secondo de' quali viene la ducal casa d'Este. Abbiamo dunque dalle Vite de' vescovi, date alla luce dal padre Mabillone[Mabill., Analect., tom. 3, cap. 33.], che forse circa questi tempi i primati del Mainemittentes in Italiam, Athonem quemdam marchisium cum uxore et filio, qui vocabatur Hugo venire fecerunt,seque et civitatem, et totam simul regionem eidem marchisio tradiderunt. Andò il marchese Azzo, s'impadronì di tutto il Maine, e vi lasciò signore il figliuolo Ugo. Ma nel 1072 di nuovo s'impadronì di quel principato il suddetto re d'Inghilterra Guglielmo. Di ciò ho io parlato più diffusamente nelle Antichità estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 27.]. AGiovanni ducadi Amalfi[Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 211.]succedette nell'anno presenteSergiosuo figliuolo.

Arrivò in quest'anno il giovanil furore e l'avversione conceputa dal reArrigocontra diBertasua moglie[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], a trattare di ripudiarla; al qual fine adescò con varie promesseSigefredo arcivescovodi Magonza, per averlo favorevole in questo affare. Perchè non v'era legittimo alcun fondamento di divorzio, s'inorridirono a tal proposizione gli altri vescovi e magnati. Pertanto si determinò di tenere un concilio in Magonza, nella settimana dopo la festa di san Michele, dove si risolverebbe ciò che fosse di dovere. Avvisato intantopapa Alessandro IIdi questo mostruoso disegno del re, per impedirlo, spedì suo legato in Germania sanPier Damiano, che benchè oppresso dagli anni, ed anche mal soddisfatto della corte di Roma, pure non ricusò di assumere questo faticoso viaggio ed impiego. L'arrivo del legato mise in costernazione il re, e guastò i disegni del concilio e tutte le misure dell'arcivescovo di Magonza. In Francofortdiede Arrigo udienza al legato apostolico, che gli espose gli ordini del papa di guardarsi da sì scandalosa azione, troppo riprovata dai sacri canoni, e obbrobriosa alla gloria di sua maestà. A tenore del legato parlarono ancora quasi tutti i principi di quell'assemblea, in guisa che per necessità e vergogna, ma sempre di mal cuore, Arrigo smontò dalla sua pretensione, dicendo che avrebbe fatto forza a sè stesso per portare quel peso, giacchè non avea la maniera di sgravarsene. Che da lì innanzi passasse buona armonia fra esso re e la moglie Berta, si può riconoscere dall'avergli ella partorito figliuoli, e dall'averlo costantemente seguitato ne' suoi viaggi. Continuava intanto l'assedio di Bari, che con gran vigore veniva difeso dai cittadini e da Stefano Paterano uffiziale speditovi da Costantinopoli, ed uomo di molta probità e valore. Ma neppur cessava Roberto per mare e per terra, con quante macchine da guerra erano allora in uso, di tormentare la città, adoperando anche larghe promesse e fiere minacce, tutto nondimeno senza far frutto. Veggendo i Baritani e il loro governatore tanta ostinazione in Roberto, e che la vettovaglia andava scemando di troppo, s'avvisarono di liberarsi in altra maniera da questo pertinace nemico. Trovavasi in Bari un sicario, uomo di non ordinario ardimento, che prese l'assunto di tendere insidie al duca Roberto, e di levargli la vita[Guillelmus Apulus, lib. 2. Gaufrid. Malaterra, lib. 2, cap. 11.]. Altro non era il padiglione d'esso Roberto che una baracca o capanna formata di travicelli, e circondata da rami d'alberi fronzuti. Essendosi l'assassino finto uno dei suoi, verso la sera mentre il duca era per andare a cena, di dietro ad essa capanna gli tirò una saetta avvelenata, che gli toccò bensì le vesti, ma non già il corpo, ed ebbe quell'assassino la fortuna di salvarsi colla fuga nella città. Servì questo accidente per aprir gli occhi a Roberto e a' suoi, i quali tosto chiamati i muratorigli fecero fabbricare una casa, dove egli potesse dimorar con sicurezza.

A quest'anno il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 9.]riferisce un concilio, tenuto da papa Alessandro in Salerno, al quale, oltre a molti vescovi ed abbati, intervennero ancheGisolfo principedi quella città,Roberto Guiscardoduca, e il conteRuggierisuo fratello. Ma nè in quest'anno, nè in quel luogo fu celebrato un tal concilio, se è vero, come io credo, il documento recato dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 7 in Archiepisc. Salernit.], che è l'unico testimonio a noi restato di questa sacra adunanza. Parla ivi il pontefice del sinodo,quae sexto pontificatus nostri anno apud Melphim celebrata est in ecclesia beati Petri Apostolorum principis, quae est ejusdem civitatis sedes episcopatus, die calendarum augustarum, a cui furono presenti i suddetti principi. L'anno sesto di papa Alessandro correa nel dì primo d'agosto dell'anno 1067, se pur egli contò gli anni dal dì della sua intronizzazione. E inMelfi, e non già in Salerno, si dice tenuto quel concilio. In questi tempi si vivea scomunicato dal papa Arrigo arcivescovo di Ravenna, per la cui riconciliazione inutilmente aveva adoperato i suoi buoni uffizii san Pier Damiano appresso il romano pontefice. Peggio anche passava in Milano aGuido arcivescovo, perchèErlembaldoCotta, nobile zelantissimo, dopo aver ricevuto da Roma la bandiera di san Pietro, colle armi temporali gli facea guerra: del che parlano gli storici milanesi Arnolfo e Landolfo seniore. Ora, siccome osservò il Puricelli[Puricellius, in Vita S. Herlembaldi, cap. 28.], nell'anno presente accadde, che trovandosi quel prelato, siccome persona creduta simoniaca, angustiato da tanti affanni, ed oramai per le malattie e per la vecchiaia in pessimo stato, s'indusse a rinunziar la chiesa aGotifredosuddiacono, uno degli ordinarii, cioè de' canonici della metropolitana, il quale, inviato l'anello e il pastorale in Germania,mediante lo sborso di buona somma di danaro, fu approvato per arcivescovo di Milano dal re Arrigo, ma non già dalla Sede apostolica, la quale fulminò contra di lui le sacre censure, e neppur fu accettato dal popolo milanese. Era seguita fra lui e Guido una convenzione verisimilmente di pagare al vecchio una ragionevol pensione. Ma avendo Erlembaldo mosse l'armi anche contra di questo simoniaco successore della cattedra ambrosiana, e mancando a lui i mezzi da soddisfare al convenuto, Guido accordatosi con Erlembaldo, tentò di ripigliare l'arcivescovato, e se ne tornò a Milano, dove burlato miseramente terminò poscia i suoi giorni nell'anno 1071. Essendo morto senza proleErberto contee principe del Maine in Francia, s'impadronì di quella provinciaGuglielmoil Conquistatore, duca di Normandia, e poi re d'Inghilterra. Ma quei popoli, malcontenti di avere un tal padrone, chiamarono alla signoria di quegli Stati ilmarchese Alberto Azzo IIprogenitore de' principi estensi. S'ha dunque a sapere, per testimonianza di Orderico Vitale[Ordericus Vitalis, Hist. Eccl., lib. 4.], che scrivea le sue storie circa l'anno 1130, che esso Erberto ebbe tre sorelle.Una earum data est Azzoni marchisio Liguriae, cioè al suddetto marchese Azzo. Il suo nome fuGarsenda, siccome ho dimostrato altrove[Antichità Estensi, P. I, cap. 3.]. Dal primo matrimonio conCunegondadei Guelfi avea questo principe avuto un figliuolo, cioèGuelfo IV, che vedremo in breve creato duca di Baviera, ascendente della real casa di Brunswich. Da questo altro matrimonio colla principessa del Maine ricavò due maschi, cioèUgoeFolco, dal secondo de' quali viene la ducal casa d'Este. Abbiamo dunque dalle Vite de' vescovi, date alla luce dal padre Mabillone[Mabill., Analect., tom. 3, cap. 33.], che forse circa questi tempi i primati del Mainemittentes in Italiam, Athonem quemdam marchisium cum uxore et filio, qui vocabatur Hugo venire fecerunt,seque et civitatem, et totam simul regionem eidem marchisio tradiderunt. Andò il marchese Azzo, s'impadronì di tutto il Maine, e vi lasciò signore il figliuolo Ugo. Ma nel 1072 di nuovo s'impadronì di quel principato il suddetto re d'Inghilterra Guglielmo. Di ciò ho io parlato più diffusamente nelle Antichità estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 27.]. AGiovanni ducadi Amalfi[Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 211.]succedette nell'anno presenteSergiosuo figliuolo.


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