MLXXAnno diCristoMLXX. IndizioneVIII.Alessandro IIpapa 10.Arrigo IVre di Germania e d'Italia 15.Mancò di vitaGotifredo Barbatoduca di Lorena e Toscana; ma non è sì facile l'accordar gli scrittori intorno all'anno della sua morte. Bertoldo da Costanza[Bertold. Constantiensis, in Chron.]la mette nell'anno 1069, succeduta nella vigilia del santo Natale: nel che è seguitato dal Fiorentini nelle Memorie di Matilda[Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.], e dal padre Mabillone[Mabill., Annal. Benedict.]. Ma Lamberto da Scafnaburgo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], l'Annalista sassone[Annalista Saxo apud Eccardum, tom. 1 Corp. Hist.]ed altri, ai quali aderì il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.]col padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.]la riferiscono all'anno presente. E se si potesse con franchezza riposare sopra una memoria informe recata dallo stesso Fiorentini, si dovrebbe credere veramente passato all'altra vita nell'anno presente. Ma non sembra finora ben deciso questo punto. Anche la breve Cronica di san Vincenzo di Metz[Labbe, Nova Bibliot., tom. 1, pag. 345.]all'anno 1069 riferisce la di lui morte. Vo io credendo derivata questa sconcordanza degli storici dall'anno che terminavacolla vigilia del santo Natale, cominciando il nuovo nel dì seguente. Dovette mancare questo principe nella notte che divideva l'uno anno dall'altro. Presso gli storici suddetti egli si truova ornato di molti elogi, e fu da taluno appellatoGotifredo il Grande, a distinzione degli altri duchi di Lorena di questo nome. Morì appunto in Lorena, ed ebbe sepoltura in Verdun, con lasciar vedova per la seconda voltaBeatrice duchessadi Toscana, e un figliuolo di lui nato dalle prime nozze, per nomeGozelone, ossiaGotifredo, giovine di gran talento, ma gobbo: il che servì a lui di soprannome per distinzione dagli altri. Ossia che vivente il padre, o che dopo la sua morte si conchiudesse l'affare, certo è che fra questo giovane principe, cioè Gotifredo il Gobbo e lacontessa Matilda, unica figliuola di Bonifazio già duca e marchese di Toscana e della suddetta Beatrice, seguì matrimonio; e noi vedremo in breve questo principe, già succeduto al padre nel ducato della Lorena, esercitar anche in Italia l'autorità di duca di Toscana per ragione di Matilda sua moglie. Non erano per anche divenuti ereditarii i ducati e gli altri governi d'Italia, talmente che le donne ancora vi succedessero; ma la potenza e la costituzion de' tempi avea già introdotto questo costume. L'abbiamo parimente osservato inAdelaide marchesanadi Susa, principessa d'animo virile. Vien creduto dal Guichenon[Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1.], che a questa Adelaide appartenga una Memoria riferita dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episc. Astens.], ed estratta dalla Cronica del monistero di Fruttuaria, cioè la seguente:Anno Domini MLXX, mense majo capta fuit et incensa civitas astensis ab Alaxia comitissa astensi: nella quale occasione il suddetto Ughelli fu d'avviso che Adelaide facesse ricevere a quel popolo per suo vescovoGirlemo, fin qui rigettato dagli Astigiani. Leggesi una simil Memorianelle Croniche d'Asti[Chron. Astens., tom. 9 Rer. Ital.], ma con diversità, dicendosi ivi che la città d'Asti fu presa in quest'anno,nono kalendas maii a comitissa Alaxia; et ab ea tota succensa fuit de anno MXCI decimo quinto kalendas aprilis; et eodem anno dicta comitissa obiit. Alassia e Adelaide sono lo stesso nome; ma se è vero questo incendio, non dovette già questo entrare nel catalogo de' suoi elogi. In quest'anno ancora diede fine a' suoi giorniOdelrico ducae marchese di Carintia[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron. Annalista Saxo apud Eccardum, tom. 1 Corp. Histor.]. Soleva in addietro andare unito col governo della Carintia quello ancora della Marca di Verona; ma non so dire s'egli godesse nello stesso tempo di questa, nè chi fosse ora presidente d'essa Marca. Ebbe per successoreBertoldoossiaBertolfo. Nè si dee tacere, per gloria dell'Italia, che in quest'anno daGuglielmore d'Inghilterra e duca di Normandia, soprannominato il Conquistatore, fu creato arcivescovo di Cantorberì e primate dell'Inghilterra il beatoLanfrancodi nazione pavese, personaggio celebre nella storia ecclesiastica non meno per la sua letteratura, che per le sue gloriose azioni. Appoggiato il Sigonio[Sigionius, de Regno Ital., lib. 4.]alle Croniche moderne di Pisa, scrisse che in quest'anno i Pisani portarono la guerra in Corsica: del che offesi i Genovesi, con dodici galere andarono a bloccar la bocca di Arno; ma usciti in armi i Pisani, ne presero sette nel dì di san Sisto d'agosto. Non sono indubitate cotali notizie. Gli antichi Annali di Pisa[Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]altro non dicono, se non che sorse gran guerra fra i Pisani e Genovesi. L'avidità del commercio diede moto all'invidia, all'odio, e poscia alle guerre fra queste due nazioni; e andando innanzi, ne vedremo de' lagrimevoli effetti. Neppur lasciò passare l'anno presentepapa Alessandrosenza rivedere la sua diletta chiesa di Lucca, dove, secondo lememorie allegate da Francesco Maria Fiorentini[Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 1.], nel dì 6 di ottobre solennemente consecrò la cattedrale di san Martino, nuovamente fabbricata in quella città, e confermò i privilegii a quel vescovato.V'ha chi crede che in quest'anno giugnesseRoberto Guiscardoduca ad insignorirsi della capital della Puglia, cioè di Bari[Gaufrid. Malaterra, lib. 2, cap. 43. Guillelm. Apulus, lib. 3.]. Già cominciava ad assottigliarsi forte la vettovaglia in quella città, e Roberto più che mai si mostrava risoluto di forzarla a cedere. Spedirono perciò que' cittadini un messo a Costantinopoli con lettere compassionevoli aRomano Diogene imperadore, per implorare soccorso. Nè lo chiesero in vano. Romano, messa insieme una buona flotta di navi con soldatesche e viveri, ne diede il comando a Gocelino normanno, che disgustato e ribello del duca Roberto, era alcuni anni prima passato alla corte imperiale d'Oriente, ed avea fatta ivi gran fortuna colla sua bravura. Tornato il messo a Bari, e segretamente entrato, riempiè di allegrezza quel prima disperato popolo coll'avviso del vicino aiuto, e loro ordinò di stare attenti per far dei fuochi la notte, allorchè si vedesse avvicinare la flotta de' Greci. Ma s'affrettarono essi di troppo. La stessa notte cominciarono ad accendere de' fuochi nelle torri e in altri siti della città: il che osservato dai Normanni, servì loro d'indizio, che aspettassero in breve qualche aiuto per mare. Per buona ventura ilconte Ruggierialle premurose istanze del fratello Roberto era anch'egli dalla Sicilia venuto a quell'assedio, menando seco un poderoso naviglio. Fu a lui data commission di vegliare dalla banda del mare, nè passò molto che si videro da lungi molti fanali, segni indubitati di navi che venivano alla volta di Bari. Allora l'intrepido Ruggeri, imbarcata la gente sua, con leonina ferocia volò incontro ai Greci,i quali credendo che i Baritani per l'allegrezza venissero a riceverli, non si prepararono alla difesa. Andarono i Normanni a urtar sì forte ne' legni nemici, che una delle navi normanne, dove erano cento cinquanta corazzieri, si rovesciò, e restò cogli uomini preda dell'onde. Ma il valoroso Ruggieri adocchiata la capitana, perchè portava due fanali, andò a dirittura ad investirla, e la sottomise con far prigione il generale Gocelino, che poi lungamente macerato in una prigione, quivi miseramente morì. Questa presa, e l'avere affondata un'altra nave de' Greci, mise in rotta e fuga tutto il rimanente con gloria singolare de' Normanni, che in addietro non s'erano mai avvisati di esser atti a battaglie navali, e cominciarono allora ad imparare il mestiere. Nè di più vi volle perchè i cittadini di Bari trattassero e concludessero la resa della città al duca Roberto, che trattò amorevolmente non solo essi, ma anche la guarnigion greca, e il lor generale Stefano, con rimandar poi tutti essi Greci liberi al loro paese. Se veramente in quest'anno, oppure nel seguente, Roberto Guiscardo facesse così importante conquista, si è disputato fra gli eruditi. Chiaramente scrive Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]ch'egli entrò vittorioso in Bari nel dì 15 d'aprile dell'anno 1071; e a lui si attiene il padre Pagi[Pagius, in Crit. ad Annal. Baron.], con osservare, che, per testimonianza di Guglielmo Pugliese, duròtre anniquell'assedio, e che, per conseguente, esso dovette aver principio nell'anno 1068. Gaufredo Malaterra[Malaterra, lib. 2, cap. 43.]all'incontro scrive che Bari venne alle mani di Roberto nell'anno presente 1070, e Camillo Pellegrini[Peregrin., Hist. Princip. Langobard.]si sottoscrisse a tale opinione. Stimò il padre Pagi poco sicura la cronologia del Malaterra, senza osservare che non è di miglior tempera quella di Lupo Protospata, dacchè troviamo da esso storico posticipata di unanno la caduta dal trono di Romano Diogene Augusto. Anche Romoaldo Salernitano nella Cronica sua[Romualdus Salernitanus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.], siccome ancora la Cronichetta amalfitana[Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 213.]mettono sotto quest'anno la presa di Bari. Tuttavia l'autorità dell'Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 30.]sembra bastante a decidere questo punto; cioè a persuaderci che veramente nell'anno seguente il vittorioso Roberto, dopo un assedio dicirca quattro anni, mettesse il piede in Bari. Vedremo in breve ciò ch'egli ne dice. Vennero in questo anno a Roma, per attestato di Lamberto[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], gli arcivescovi di Magonza e ColoniaSigefredoedAnnone, edErmanno vescovodi Bamberga. Probabilmente ci conta favole quello storico con dire che Ermanno accusato di simonia, con preziosi regali placò il papa. Alessandro, pontefice di rara virtù, non era personaggio da lasciarsi in tal guisa sovvertire. Aggiugne quello storico che a tutti e tre poi fece esso pontefice un'acerba riprensione, perchè simoniacamente vendessero gli ordini sacri. Non dovea per anche Annone arcivescovo essere giunto a quella santità, di cui parlano gli storici dei secoli susseguenti. Era in questi tempi un gran faccendiereGregorio vescovodi Vercelli, e cancelliere di Arrigo IV re di Germania e d'Italia. Da lui ottenne egli nell'anno presente varii casali posti nel contado di Vercelli per la sua chiesa[Antiquit. Italic., Dissert. XIII, pag. 738.], con esser ivi espresso donato ancoraservitium, quod pertinet ad comitatum: il che fa intendere che si andava sempre più pelando e sminuendo l'autorità e il provento spettante ai conti governatori delle città, di modo che a poco a poco si ridusse quasi in nulla il distretto di esse città, e la signoria de' conti urbani. Ma dacchè si misero in libertà le stesse città, colla forza, siccome vedremo, ripigliarono e sottomisero al loro dominio nonmeno i conti territoriali ed altri nobili possidenti castella indipendenti dalla lor giurisdizione, ma stesero le mani anche alle castella possedute dalle chiese.
Mancò di vitaGotifredo Barbatoduca di Lorena e Toscana; ma non è sì facile l'accordar gli scrittori intorno all'anno della sua morte. Bertoldo da Costanza[Bertold. Constantiensis, in Chron.]la mette nell'anno 1069, succeduta nella vigilia del santo Natale: nel che è seguitato dal Fiorentini nelle Memorie di Matilda[Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.], e dal padre Mabillone[Mabill., Annal. Benedict.]. Ma Lamberto da Scafnaburgo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], l'Annalista sassone[Annalista Saxo apud Eccardum, tom. 1 Corp. Hist.]ed altri, ai quali aderì il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.]col padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.]la riferiscono all'anno presente. E se si potesse con franchezza riposare sopra una memoria informe recata dallo stesso Fiorentini, si dovrebbe credere veramente passato all'altra vita nell'anno presente. Ma non sembra finora ben deciso questo punto. Anche la breve Cronica di san Vincenzo di Metz[Labbe, Nova Bibliot., tom. 1, pag. 345.]all'anno 1069 riferisce la di lui morte. Vo io credendo derivata questa sconcordanza degli storici dall'anno che terminavacolla vigilia del santo Natale, cominciando il nuovo nel dì seguente. Dovette mancare questo principe nella notte che divideva l'uno anno dall'altro. Presso gli storici suddetti egli si truova ornato di molti elogi, e fu da taluno appellatoGotifredo il Grande, a distinzione degli altri duchi di Lorena di questo nome. Morì appunto in Lorena, ed ebbe sepoltura in Verdun, con lasciar vedova per la seconda voltaBeatrice duchessadi Toscana, e un figliuolo di lui nato dalle prime nozze, per nomeGozelone, ossiaGotifredo, giovine di gran talento, ma gobbo: il che servì a lui di soprannome per distinzione dagli altri. Ossia che vivente il padre, o che dopo la sua morte si conchiudesse l'affare, certo è che fra questo giovane principe, cioè Gotifredo il Gobbo e lacontessa Matilda, unica figliuola di Bonifazio già duca e marchese di Toscana e della suddetta Beatrice, seguì matrimonio; e noi vedremo in breve questo principe, già succeduto al padre nel ducato della Lorena, esercitar anche in Italia l'autorità di duca di Toscana per ragione di Matilda sua moglie. Non erano per anche divenuti ereditarii i ducati e gli altri governi d'Italia, talmente che le donne ancora vi succedessero; ma la potenza e la costituzion de' tempi avea già introdotto questo costume. L'abbiamo parimente osservato inAdelaide marchesanadi Susa, principessa d'animo virile. Vien creduto dal Guichenon[Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1.], che a questa Adelaide appartenga una Memoria riferita dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episc. Astens.], ed estratta dalla Cronica del monistero di Fruttuaria, cioè la seguente:Anno Domini MLXX, mense majo capta fuit et incensa civitas astensis ab Alaxia comitissa astensi: nella quale occasione il suddetto Ughelli fu d'avviso che Adelaide facesse ricevere a quel popolo per suo vescovoGirlemo, fin qui rigettato dagli Astigiani. Leggesi una simil Memorianelle Croniche d'Asti[Chron. Astens., tom. 9 Rer. Ital.], ma con diversità, dicendosi ivi che la città d'Asti fu presa in quest'anno,nono kalendas maii a comitissa Alaxia; et ab ea tota succensa fuit de anno MXCI decimo quinto kalendas aprilis; et eodem anno dicta comitissa obiit. Alassia e Adelaide sono lo stesso nome; ma se è vero questo incendio, non dovette già questo entrare nel catalogo de' suoi elogi. In quest'anno ancora diede fine a' suoi giorniOdelrico ducae marchese di Carintia[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron. Annalista Saxo apud Eccardum, tom. 1 Corp. Histor.]. Soleva in addietro andare unito col governo della Carintia quello ancora della Marca di Verona; ma non so dire s'egli godesse nello stesso tempo di questa, nè chi fosse ora presidente d'essa Marca. Ebbe per successoreBertoldoossiaBertolfo. Nè si dee tacere, per gloria dell'Italia, che in quest'anno daGuglielmore d'Inghilterra e duca di Normandia, soprannominato il Conquistatore, fu creato arcivescovo di Cantorberì e primate dell'Inghilterra il beatoLanfrancodi nazione pavese, personaggio celebre nella storia ecclesiastica non meno per la sua letteratura, che per le sue gloriose azioni. Appoggiato il Sigonio[Sigionius, de Regno Ital., lib. 4.]alle Croniche moderne di Pisa, scrisse che in quest'anno i Pisani portarono la guerra in Corsica: del che offesi i Genovesi, con dodici galere andarono a bloccar la bocca di Arno; ma usciti in armi i Pisani, ne presero sette nel dì di san Sisto d'agosto. Non sono indubitate cotali notizie. Gli antichi Annali di Pisa[Annales Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]altro non dicono, se non che sorse gran guerra fra i Pisani e Genovesi. L'avidità del commercio diede moto all'invidia, all'odio, e poscia alle guerre fra queste due nazioni; e andando innanzi, ne vedremo de' lagrimevoli effetti. Neppur lasciò passare l'anno presentepapa Alessandrosenza rivedere la sua diletta chiesa di Lucca, dove, secondo lememorie allegate da Francesco Maria Fiorentini[Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 1.], nel dì 6 di ottobre solennemente consecrò la cattedrale di san Martino, nuovamente fabbricata in quella città, e confermò i privilegii a quel vescovato.
V'ha chi crede che in quest'anno giugnesseRoberto Guiscardoduca ad insignorirsi della capital della Puglia, cioè di Bari[Gaufrid. Malaterra, lib. 2, cap. 43. Guillelm. Apulus, lib. 3.]. Già cominciava ad assottigliarsi forte la vettovaglia in quella città, e Roberto più che mai si mostrava risoluto di forzarla a cedere. Spedirono perciò que' cittadini un messo a Costantinopoli con lettere compassionevoli aRomano Diogene imperadore, per implorare soccorso. Nè lo chiesero in vano. Romano, messa insieme una buona flotta di navi con soldatesche e viveri, ne diede il comando a Gocelino normanno, che disgustato e ribello del duca Roberto, era alcuni anni prima passato alla corte imperiale d'Oriente, ed avea fatta ivi gran fortuna colla sua bravura. Tornato il messo a Bari, e segretamente entrato, riempiè di allegrezza quel prima disperato popolo coll'avviso del vicino aiuto, e loro ordinò di stare attenti per far dei fuochi la notte, allorchè si vedesse avvicinare la flotta de' Greci. Ma s'affrettarono essi di troppo. La stessa notte cominciarono ad accendere de' fuochi nelle torri e in altri siti della città: il che osservato dai Normanni, servì loro d'indizio, che aspettassero in breve qualche aiuto per mare. Per buona ventura ilconte Ruggierialle premurose istanze del fratello Roberto era anch'egli dalla Sicilia venuto a quell'assedio, menando seco un poderoso naviglio. Fu a lui data commission di vegliare dalla banda del mare, nè passò molto che si videro da lungi molti fanali, segni indubitati di navi che venivano alla volta di Bari. Allora l'intrepido Ruggeri, imbarcata la gente sua, con leonina ferocia volò incontro ai Greci,i quali credendo che i Baritani per l'allegrezza venissero a riceverli, non si prepararono alla difesa. Andarono i Normanni a urtar sì forte ne' legni nemici, che una delle navi normanne, dove erano cento cinquanta corazzieri, si rovesciò, e restò cogli uomini preda dell'onde. Ma il valoroso Ruggieri adocchiata la capitana, perchè portava due fanali, andò a dirittura ad investirla, e la sottomise con far prigione il generale Gocelino, che poi lungamente macerato in una prigione, quivi miseramente morì. Questa presa, e l'avere affondata un'altra nave de' Greci, mise in rotta e fuga tutto il rimanente con gloria singolare de' Normanni, che in addietro non s'erano mai avvisati di esser atti a battaglie navali, e cominciarono allora ad imparare il mestiere. Nè di più vi volle perchè i cittadini di Bari trattassero e concludessero la resa della città al duca Roberto, che trattò amorevolmente non solo essi, ma anche la guarnigion greca, e il lor generale Stefano, con rimandar poi tutti essi Greci liberi al loro paese. Se veramente in quest'anno, oppure nel seguente, Roberto Guiscardo facesse così importante conquista, si è disputato fra gli eruditi. Chiaramente scrive Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]ch'egli entrò vittorioso in Bari nel dì 15 d'aprile dell'anno 1071; e a lui si attiene il padre Pagi[Pagius, in Crit. ad Annal. Baron.], con osservare, che, per testimonianza di Guglielmo Pugliese, duròtre anniquell'assedio, e che, per conseguente, esso dovette aver principio nell'anno 1068. Gaufredo Malaterra[Malaterra, lib. 2, cap. 43.]all'incontro scrive che Bari venne alle mani di Roberto nell'anno presente 1070, e Camillo Pellegrini[Peregrin., Hist. Princip. Langobard.]si sottoscrisse a tale opinione. Stimò il padre Pagi poco sicura la cronologia del Malaterra, senza osservare che non è di miglior tempera quella di Lupo Protospata, dacchè troviamo da esso storico posticipata di unanno la caduta dal trono di Romano Diogene Augusto. Anche Romoaldo Salernitano nella Cronica sua[Romualdus Salernitanus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.], siccome ancora la Cronichetta amalfitana[Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 213.]mettono sotto quest'anno la presa di Bari. Tuttavia l'autorità dell'Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 3, cap. 30.]sembra bastante a decidere questo punto; cioè a persuaderci che veramente nell'anno seguente il vittorioso Roberto, dopo un assedio dicirca quattro anni, mettesse il piede in Bari. Vedremo in breve ciò ch'egli ne dice. Vennero in questo anno a Roma, per attestato di Lamberto[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], gli arcivescovi di Magonza e ColoniaSigefredoedAnnone, edErmanno vescovodi Bamberga. Probabilmente ci conta favole quello storico con dire che Ermanno accusato di simonia, con preziosi regali placò il papa. Alessandro, pontefice di rara virtù, non era personaggio da lasciarsi in tal guisa sovvertire. Aggiugne quello storico che a tutti e tre poi fece esso pontefice un'acerba riprensione, perchè simoniacamente vendessero gli ordini sacri. Non dovea per anche Annone arcivescovo essere giunto a quella santità, di cui parlano gli storici dei secoli susseguenti. Era in questi tempi un gran faccendiereGregorio vescovodi Vercelli, e cancelliere di Arrigo IV re di Germania e d'Italia. Da lui ottenne egli nell'anno presente varii casali posti nel contado di Vercelli per la sua chiesa[Antiquit. Italic., Dissert. XIII, pag. 738.], con esser ivi espresso donato ancoraservitium, quod pertinet ad comitatum: il che fa intendere che si andava sempre più pelando e sminuendo l'autorità e il provento spettante ai conti governatori delle città, di modo che a poco a poco si ridusse quasi in nulla il distretto di esse città, e la signoria de' conti urbani. Ma dacchè si misero in libertà le stesse città, colla forza, siccome vedremo, ripigliarono e sottomisero al loro dominio nonmeno i conti territoriali ed altri nobili possidenti castella indipendenti dalla lor giurisdizione, ma stesero le mani anche alle castella possedute dalle chiese.