MLXVIIIAnno diCristoMLXVIII. IndizioneVI.Alessandro IIpapa 8.Arrigo IVre di Germania e d'Italia 13.Non avea di buona voglia ilre Arrigopresa per moglie laregina Berta, e ne cominciò ben presto a far conoscere a lei, anzi al pubblico tutto, l'avversione. Se si ha a credere a Brunone scrittore della guerra sassonica[Hist. Belli Saxon. apud Freherum.], autore contemporaneo, ma nemico d'esso re e parziale de' Sassoni, da cui non discorda Bertoldo da Costanza[Bertholdus Constantinensis, in Chron.], già Arrigo era arrivato ad una strana sfrenatezza di costumi, e perduto nella libidine, senza curarsi più della moglie, tuttochè giovane, bella e savia, e cercando in tutt'altre parti pastura alle sue voglie impudiche. Cominciò pertanto a desiderare di liberarsi da questo legame, e gli cadde in pensiero di far tentare da un suo confidente l'onestà di essa regina. Con tale audacia e costanza costui ne parlò a Berta, ch'ella s'avvide non poter egli senza consentimento del marito tenerle di sì fatti ragionamenti. Mostrò dunque d'arrendersi, e concertò di ammetterlo nel buio della notte. Ciò riferito ad Arrigo, all'ora prefissa venne con costui o per sorprendere la moglie ed aver legittimomotivo di separarsene, ovvero con pensier di levarle la vita. Per paura che appena introdotto nella camera il compagno, si serrasse l'uscio, volle egli essere il primo ad entrare, e fu ben riconosciuto da Berta, che tosto diede il catenaccio alla porta ed escluse l'altro, infingendosi di non conoscere il marito. Erano preparate tutte le sue damigelle con bastoni e scanni, che se gli avventarono addosso, gridando la regina:Ah figliuolo di rea femmina, come hai avuto tanto ardire di entrar qua?Fioccavano le bastonate; e benchè egli dicesse d'essere il re, Berta replicava ch'egli mentiva, perchè suo marito non aveva bisogno di cercar furtivamente ciò che gli era dovuto di ragione. Insomma tante gliene diedero, che il lasciarono mezzo morto: ed egli senza palesare ad alcuno questo accidente, e fingendone altra cagione, per un mese attese a guarire in letto. Così operava, o almen si dicea che operasse lo sconsigliato re, il quale, oltre gli eccessi della sua libidine, commetteva ancora di quando in quando delle crudeltà, e fece quanto potè per disgustar i popoli della Turingia e Sassonia: il che fu principio d'aspre guerre in quelle contrade. Ciò nondimeno che maggiormente dispiaceva al romano pontefice e a tutti i buoni, era il vender egli pubblicamente i vescovati e le badie a chi più offeriva, e più a d'uno lo stesso benefizio, e a gente anche per altro indegna del sacro ministero.Attesta il Fiorentini, fondato su molte carte esistenti nell'archivio archiepiscopale di Lucca[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 1.], che il pontefice Alessandro II si trattenne in Lucca, cioè nell'antico suo diletto vescovato, che egli tuttavia governava,sul principio di luglio fino al principio di dicembre. In un continuo allarme erano in questi tempi i Saraceni e i popoli restati loro sudditi in Sicilia, perchè l'indefessoconte Ruggieriora in questa ora in quella parte faceva delle scorrerie, e metteva tutto il paese in contribuzione. Non sapendo essi comepiù vivere in mezzo a tanti affanni, secondochè lasciò scritto Gaufredo Malaterra[Malaterra, Hist., lib. 2, cap. 41.], misero insieme un grosso esercito, ed in quest'anno allorchè Ruggieri comparve verso Palermo a bottinare, gli furono addosso all'improvviso nel luogo di Michelmir, e il serrarono da tutte le parti. Alla vista di costoro, il conte, animata con breve ragionamento e schierata la sua picciola armata, la spinse contro ai nemici, e tal macello ne fece, che (se pur si ha in ciò da credere alla esagerazione di quello storico) non vi restò chi potesse portarne la nuova a Palermo. Trovaronsi fra il bottino dei colombi chiusi in alcune sportelle, e Ruggeri chiestone conto, venne a sapere, essere uso de' Mori il portar seco tali uccelli, per potere, allorchè il bisogno lo richiedeva, informar la città degli avvenimenti, con legare al collo o sotto l'ali d'essi un polizzino, e dar loro la libertà. Dura tuttavia quest'uso in alcune parti del Levante, e celebre fu fra i Romani nell'assedio di Modena. Fece il conte scrivere in arabico in un poco di carta il successo infelice de' Mori, e i colombi sciolti ne portarono tosto a Palermo la nuova, che empiè di terrore e pianto tutta quella cittadinanza. Abbiamo da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]che Roberto Guiscardo duca di Puglia in quest'anno assediò la città di Montepeloso, e veggendo che indarno vi spendeva il tempo, andò con pochi sotto Obbiano ossia Ojano, e l'ebbe in suo potere. Romoaldo Salernitano[Romualdus Salern., tom. 7 Rer. Ital.]lo chiama Ariano. Poscia per tradimento di un certo Gotifredo s'impadronì da lì a non molto anche di Montepeloso. Osserva il Malaterra[Gaufrid. Malaterra, lib. 2, cap. 39.]che quella città era di Goffredo da Conversano, nipote dello stesso Roberto, perchè figliuolo di una sua sorella, il quale valorosamente l'avea con altre castella conquistato senza aiuto del duca, e perònon si credeva obbligato a servirgli, come il duca esigeva. Ma l'ambizion di Roberto non solea guardare in faccia nè a parenti nè ad amici, e però gli tolse quella città, benchè dipoi gliela rendesse con giuramento di omaggio. Si può nondimeno dubitare che per conto del tempo si sia ingannato il Protospata; imperocchè tanto il Malaterra quanto Guglielmo Pugliese[Guillelmus Apulus, lib. 3.]rapportano questo fatto prima che Roberto imprenda l'assedio di Bari, a cui, siccome abbiam veduto, egli diede principio nell'anno precedente, e continuollo ancora nel presente. Tuttavia anche Romoaldo salernitano sotto quest'anno riferisce la presa di Montepeloso nel dì 6 di febbraio, correndo l'indizione sesta.
Non avea di buona voglia ilre Arrigopresa per moglie laregina Berta, e ne cominciò ben presto a far conoscere a lei, anzi al pubblico tutto, l'avversione. Se si ha a credere a Brunone scrittore della guerra sassonica[Hist. Belli Saxon. apud Freherum.], autore contemporaneo, ma nemico d'esso re e parziale de' Sassoni, da cui non discorda Bertoldo da Costanza[Bertholdus Constantinensis, in Chron.], già Arrigo era arrivato ad una strana sfrenatezza di costumi, e perduto nella libidine, senza curarsi più della moglie, tuttochè giovane, bella e savia, e cercando in tutt'altre parti pastura alle sue voglie impudiche. Cominciò pertanto a desiderare di liberarsi da questo legame, e gli cadde in pensiero di far tentare da un suo confidente l'onestà di essa regina. Con tale audacia e costanza costui ne parlò a Berta, ch'ella s'avvide non poter egli senza consentimento del marito tenerle di sì fatti ragionamenti. Mostrò dunque d'arrendersi, e concertò di ammetterlo nel buio della notte. Ciò riferito ad Arrigo, all'ora prefissa venne con costui o per sorprendere la moglie ed aver legittimomotivo di separarsene, ovvero con pensier di levarle la vita. Per paura che appena introdotto nella camera il compagno, si serrasse l'uscio, volle egli essere il primo ad entrare, e fu ben riconosciuto da Berta, che tosto diede il catenaccio alla porta ed escluse l'altro, infingendosi di non conoscere il marito. Erano preparate tutte le sue damigelle con bastoni e scanni, che se gli avventarono addosso, gridando la regina:Ah figliuolo di rea femmina, come hai avuto tanto ardire di entrar qua?Fioccavano le bastonate; e benchè egli dicesse d'essere il re, Berta replicava ch'egli mentiva, perchè suo marito non aveva bisogno di cercar furtivamente ciò che gli era dovuto di ragione. Insomma tante gliene diedero, che il lasciarono mezzo morto: ed egli senza palesare ad alcuno questo accidente, e fingendone altra cagione, per un mese attese a guarire in letto. Così operava, o almen si dicea che operasse lo sconsigliato re, il quale, oltre gli eccessi della sua libidine, commetteva ancora di quando in quando delle crudeltà, e fece quanto potè per disgustar i popoli della Turingia e Sassonia: il che fu principio d'aspre guerre in quelle contrade. Ciò nondimeno che maggiormente dispiaceva al romano pontefice e a tutti i buoni, era il vender egli pubblicamente i vescovati e le badie a chi più offeriva, e più a d'uno lo stesso benefizio, e a gente anche per altro indegna del sacro ministero.
Attesta il Fiorentini, fondato su molte carte esistenti nell'archivio archiepiscopale di Lucca[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 1.], che il pontefice Alessandro II si trattenne in Lucca, cioè nell'antico suo diletto vescovato, che egli tuttavia governava,sul principio di luglio fino al principio di dicembre. In un continuo allarme erano in questi tempi i Saraceni e i popoli restati loro sudditi in Sicilia, perchè l'indefessoconte Ruggieriora in questa ora in quella parte faceva delle scorrerie, e metteva tutto il paese in contribuzione. Non sapendo essi comepiù vivere in mezzo a tanti affanni, secondochè lasciò scritto Gaufredo Malaterra[Malaterra, Hist., lib. 2, cap. 41.], misero insieme un grosso esercito, ed in quest'anno allorchè Ruggieri comparve verso Palermo a bottinare, gli furono addosso all'improvviso nel luogo di Michelmir, e il serrarono da tutte le parti. Alla vista di costoro, il conte, animata con breve ragionamento e schierata la sua picciola armata, la spinse contro ai nemici, e tal macello ne fece, che (se pur si ha in ciò da credere alla esagerazione di quello storico) non vi restò chi potesse portarne la nuova a Palermo. Trovaronsi fra il bottino dei colombi chiusi in alcune sportelle, e Ruggeri chiestone conto, venne a sapere, essere uso de' Mori il portar seco tali uccelli, per potere, allorchè il bisogno lo richiedeva, informar la città degli avvenimenti, con legare al collo o sotto l'ali d'essi un polizzino, e dar loro la libertà. Dura tuttavia quest'uso in alcune parti del Levante, e celebre fu fra i Romani nell'assedio di Modena. Fece il conte scrivere in arabico in un poco di carta il successo infelice de' Mori, e i colombi sciolti ne portarono tosto a Palermo la nuova, che empiè di terrore e pianto tutta quella cittadinanza. Abbiamo da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]che Roberto Guiscardo duca di Puglia in quest'anno assediò la città di Montepeloso, e veggendo che indarno vi spendeva il tempo, andò con pochi sotto Obbiano ossia Ojano, e l'ebbe in suo potere. Romoaldo Salernitano[Romualdus Salern., tom. 7 Rer. Ital.]lo chiama Ariano. Poscia per tradimento di un certo Gotifredo s'impadronì da lì a non molto anche di Montepeloso. Osserva il Malaterra[Gaufrid. Malaterra, lib. 2, cap. 39.]che quella città era di Goffredo da Conversano, nipote dello stesso Roberto, perchè figliuolo di una sua sorella, il quale valorosamente l'avea con altre castella conquistato senza aiuto del duca, e perònon si credeva obbligato a servirgli, come il duca esigeva. Ma l'ambizion di Roberto non solea guardare in faccia nè a parenti nè ad amici, e però gli tolse quella città, benchè dipoi gliela rendesse con giuramento di omaggio. Si può nondimeno dubitare che per conto del tempo si sia ingannato il Protospata; imperocchè tanto il Malaterra quanto Guglielmo Pugliese[Guillelmus Apulus, lib. 3.]rapportano questo fatto prima che Roberto imprenda l'assedio di Bari, a cui, siccome abbiam veduto, egli diede principio nell'anno precedente, e continuollo ancora nel presente. Tuttavia anche Romoaldo salernitano sotto quest'anno riferisce la presa di Montepeloso nel dì 6 di febbraio, correndo l'indizione sesta.