MLXXIIIAnno diCristoMLXXIII. IndizioneXI.Gregorio VIIpapa 1.Arrigo IVre di Germania e d'Italia 18.Non potè molto durarlaAnnone arcivescovodi Colonia alla corte delre Arrigo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.]. Egli edificava con una mano, e il re distruggeva con tutte e due. Però non potendo più sopportare le sregolatezze del re, facendo valere la scusa della sua avanzata età, tanto disse, che ottenne di potersi liberar dalla corte, e di ritirarsi alla sua chiesa. Allora fu che Arrigo, vedendosi come tolto di sotto all'aio, lasciò la briglia a tutte le sue passioni, dandosi maggiormente in preda alle lascivie, e nulla curandosi, se riduceva alla disperazione i popoli della Turingia e Sassonia, con fabbricar tutto dì delle rocche in quel paese, con permettere alle guarnigioni di prendere colla forza il sostentamento dai poveri villani, e con proteggere le pretensioni dell'arcivescovo di Magonza, che volea contro il costume esigere le decime da que' popoli. Andarono perciò delle gravi doglianze a Roma contra di Arrigo, ed esposte furono tutte le di lui infamie, e spezialmente la vendita delle chiese: il che soprattuttodispiaceva al romano pontefice. Quindi cominciarono i Sassoni a ribellarsi, voltando l'armi loro contra delle fortezze fabbricate in lor pregiudizio dal re. Si aggiunse cheRidolfo ducadi Suevia,Bertolfo ducadi Carintia, e il novello duca di BavieraGuelfo IV[Bertholdus Constantiniensis, in Chron.], veggendo sprezzato alla corte il savio ed onorato lor parere, se ne ritirarono. In somma l'indomito cervello e furor giovanile di Arrigo tutto andava facendo per perdere l'amore non men dei grandi che dei piccoli, e per mettere la confusione in Germania: il che pur troppo gli venne fatto. Intanto papa Alessandro, se dobbiamo credere all'Urspergense[Abbas Urspergens., in Chron.], spedì lettere ad esso re,vocantes eum ad satisfaciendum pro simoniaca haeresi, aliisque nonnullis emendatione dignis, quae de ipso Romae fuerant audita.Ma non potè il buon ponteficeAlessandroproseguir più oltre questi disegni, perchè Dio il chiamò a sè nel dì 21 d'aprile: pontefice per la sua pietà, umiltà, eloquenza e zelo, non inferiore ai migliori[Marianus Scotus, in Chronico. Donizo. Paul. Benried., in Vit. Gregorii VII et alii.]. Si raccontano ancora varii miracoli operati da Dio per intercessione di lui. Appena fu nel giorno seguente data sepoltura al defunto papa, che i cardinali con tutto il clero e popolo concordemente acclamarono papa ilcardinale Ildebrandoche prese il nome diGregorio VII, e si rendè poi celebre a tutti i secoli avvenire. Resistè egli finchè potè, ma bisognò darla vinta al quasi furor del popolo, che non ammise dilazione. Nè ci volea di meno in questi tempi sì sconcertati della Chiesa di Dio, che il petto forte di questo virtuoso, dotto ed incorrotto pontefice, per correggere spezialmente gli abusi delle simonie e dell'incontinenza del clero, che troppo piede aveano preso dappertutto. Non volle ommettere il saggio eletto tutti i riguardi dovuti al re Arrigo, per procurare, se mai era possibile, di mantener la concordia,e per eseguir in parte anche il decreto di papa Niccolò II, nel quale anch'egli aveva avuta mano. Cioè spedì tosto i suoi messi in Germania coll'avviso al re della sua elezione, e per quanto si ha dalla Vita di lui, a noi conservata da Niccolò cardinal d'Aragona[Card. de Aragon., in Vit. Gregor. VII, ibid.], pregandolo, come avea fatto anche san Gregorio il Grande, di non prestar l'assenso a tale elezione.Quod si non faceret, certum sibi esset, quod graviores et manifestos ipsius excessus impunitos nullatenus toleraret.Se è vera la parlata di questo tenore (del che potrà talun dubitare), bisogna ben dire che il re Arrigo dovette qui fare un grande sforzo al suo mal talento per consentire, siccome è certo che consentì, ma non così tosto. Lamberto da Schafnaburgo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], senza parlare dei messi suddetti, e dopo avere esaltato l'integrità e l'altre virtù che concorrevano in questo pontefice, scrive che il di lui inflessibile zelo ed ingegno acre fece paura ai vescovi che si trovarono allora alla corte, ben consapevoli di varii lor mancamenti, dei quali poteva egli un giorno chiedere conto. Perciò esortarono Arrigo di dichiarar nulla l'elezione di lui, giacchè fatta senza conoscenza ed ordine suo. Ma dovette prevalere il parer dei più saggi, e il re si contentò d'inviare a Roma ilconte Eberardocon ordine di conoscere come era passato il fatto; e se trovasse già consecrato il papa novello, di protestare di nullità qualunque atto fatto. Andò questo uffiziale, fu cortesemente accolto, dimandò conto dell'operato, e l'eletto pontefice rispose, che contro sua volontà, non ostante l'opposizione sua, era stato eletto dal clero e popolo; ma che non s'era lasciato sforzare a prender anche l'ordinazione, volendo prima essere assicurato che il re e i principi germanici avessero prestato l'assenso all'elezione sua. Questa umile risposta, rapportata al re Arrigo, il soddisfece, e però diede tosto ordine che fosse consecrato.Et statim GregoriumVercellensem episcopum italici regni cancellarium ad urbem transmisit, quatenus autoritate regia electionem ipsam confirmaret, et consecrationi ejus interesse studeret.Lamberto scrive ch'egli fu consecrato nell'anno seguente nel giorno della Purificazione di santa Maria. Ma è un errore, a mio credere, de' suoi copisti. Tanto dalla Vita di lui conservata dal cardinal d'Aragona, quanto dal registro delle lettere del medesimo papa[Tom. 10. Concilior. Labbe.], chiaramente costa che fu celebrata la di lui consecrazione nella festa de' principi degli Apostoli, cioè nel dì 29 di giugno dell'anno presente.Già aveano prese l'armi i popoli della Sassonia e Turingia, perchè niuna giustizia poteano ottenere dal re. Ed egli inviperito volea procedere colla forza; ma gli arcivescovi di Colonia e Magonza, i vescovi d'Argentina e Vormazia, e i duchi di Baviera, di Suevia, dell'una e dell'altra Lorena e di Carintia ricusarono di somministrar gente, non parendo loro convenevole di andare all'oppressione di popoli innocenti. Non istette per questo Arrigo di marciare armato contra di que' popoli; ma più di quel che credeva li trovò forti e risoluti di vincere o di morire. E intanto fra vari principi della Germania, stomacati di tanti vizii di Arrigo, si cominciarono delle segrete pratiche per liberare il regno da un re che tendeva alla sua distruzione. Nel precedente anno era venuto in ItaliaGozelone, ossiaGotifredoil Gobbo, duca di Lorena, tra il quale eMatilda,contessae insieme duchessa insigne di Toscana, già dicemmo contratto matrimonio. Si disputa da varii scrittori se fra essi si conservò il celibato: quistione difficile a risolversi senza chiare testimonianze degli antichi, da chi è troppo lontano da que' tempi. In questi governavano la Toscana e gli altri Stati del fu marchese Bonifazio laduchessa Beatrice, e la suddettacontessa Matildasua figliuola. Ora che Matilda, morto che fu il padrigno Goffredo, cominciasse ad esercitareo sola o colla madre Beatrice la suddetta autorità, lo deduco da un placito tenuto dalla medesima in quest'anno[Antiquit. Italic., Dissert. X.],sexto idus februarii, Indictione undecima, extra muros lucensis civitatis, in burgo, qui vocatur Sancti Fridiani. Ivi essa è intitolatadomna Mactilda marchionissa, hac ducatrix, filia bonae memoriae Bonefatii marchionis. È osservabile in quel documento che Flaiperto giudice vien chiamatomissus domini imperatoris: eppure Arrigo IV non era giunto per anche alla corona dell'imperio, nè s'intitolava imperadore. Il notaio, usato a questa antica formola, non dovette badar molto al titolario d'allora. Un altro placito tenne in quest'anno la duchessa Beatrice[Ibid., Dissert. VI.]in civitate Florentia infra palatium de domo Sancti Johanni, cioè nel palazzo del vescovo. La carta è scrittaanno Domini nostri Jesu Christi septuagesimo secundo post mille, quinto kalendas martii, Indictione undecima. Qui è adoperata l'epoca fiorentina, che comincia l'anno nuovo nel dì 25 di marzo, e l'indizione XIfa conoscere che si parla dell'anno presente 1075, il quale, secondo lo stile fiorentino, era tuttavia anno 1072. In esso documento si vede intimato il bandodomni regis, e non già dell'imperadore. Troviamo poi la duchessa Beatrice[Antiquit. Italic., Dissert. XI.]cum praeclara filia mea Mathilda nell'anno presente, Indictione XI, in die sabbati, quod est quarto idus augusti, in festivitate sancti Laurentii martyris, che fa una donazione al monistero di san Zenone di Verona. Lo strumento fu stipulatoin monasterio sancti Zenonis in refectorio. Dissi venuto in Italia Gotifredo il Gobbo prima dell'anno presente. Ne fa fede un altro placito riferito dal Fiorentini[Fiorent., App. Memor. di Matil., pag. 150.], e tenuto dalla duchessa Beatricein civitate pisense in palatio domni regis, una cum Gotifredo duce et marchione, XVI calendas februarii, Indictione XI. E di qui ancoraimpariamo che il giovine Gotifredo in vigore del suo matrimonio colla contessa Matilda fu anch'egli ammesso al governo della Toscana e degli altri Stati. Leggesi poi una lettera[Gregor. VII, lib. 1, Ep. 4.]a lui scritta dal nuovo papa Gregorio eletto, in cui gli significa la sua elezione e il buon animo ed affetto paterno ch'egli tuttavia conservava verso del re Arrigo. Pruova il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccl.]che in quest'anno esso papa andò a Benevento, doveLandolfo VIprincipe di quella città gli prestò giuramento di fedeltà e vassallaggio. Passò anche a Capua, doveRiccardo Iprincipe fece un atto simile per riconoscere suo sovrano il romano pontefice.
Non potè molto durarlaAnnone arcivescovodi Colonia alla corte delre Arrigo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.]. Egli edificava con una mano, e il re distruggeva con tutte e due. Però non potendo più sopportare le sregolatezze del re, facendo valere la scusa della sua avanzata età, tanto disse, che ottenne di potersi liberar dalla corte, e di ritirarsi alla sua chiesa. Allora fu che Arrigo, vedendosi come tolto di sotto all'aio, lasciò la briglia a tutte le sue passioni, dandosi maggiormente in preda alle lascivie, e nulla curandosi, se riduceva alla disperazione i popoli della Turingia e Sassonia, con fabbricar tutto dì delle rocche in quel paese, con permettere alle guarnigioni di prendere colla forza il sostentamento dai poveri villani, e con proteggere le pretensioni dell'arcivescovo di Magonza, che volea contro il costume esigere le decime da que' popoli. Andarono perciò delle gravi doglianze a Roma contra di Arrigo, ed esposte furono tutte le di lui infamie, e spezialmente la vendita delle chiese: il che soprattuttodispiaceva al romano pontefice. Quindi cominciarono i Sassoni a ribellarsi, voltando l'armi loro contra delle fortezze fabbricate in lor pregiudizio dal re. Si aggiunse cheRidolfo ducadi Suevia,Bertolfo ducadi Carintia, e il novello duca di BavieraGuelfo IV[Bertholdus Constantiniensis, in Chron.], veggendo sprezzato alla corte il savio ed onorato lor parere, se ne ritirarono. In somma l'indomito cervello e furor giovanile di Arrigo tutto andava facendo per perdere l'amore non men dei grandi che dei piccoli, e per mettere la confusione in Germania: il che pur troppo gli venne fatto. Intanto papa Alessandro, se dobbiamo credere all'Urspergense[Abbas Urspergens., in Chron.], spedì lettere ad esso re,vocantes eum ad satisfaciendum pro simoniaca haeresi, aliisque nonnullis emendatione dignis, quae de ipso Romae fuerant audita.Ma non potè il buon ponteficeAlessandroproseguir più oltre questi disegni, perchè Dio il chiamò a sè nel dì 21 d'aprile: pontefice per la sua pietà, umiltà, eloquenza e zelo, non inferiore ai migliori[Marianus Scotus, in Chronico. Donizo. Paul. Benried., in Vit. Gregorii VII et alii.]. Si raccontano ancora varii miracoli operati da Dio per intercessione di lui. Appena fu nel giorno seguente data sepoltura al defunto papa, che i cardinali con tutto il clero e popolo concordemente acclamarono papa ilcardinale Ildebrandoche prese il nome diGregorio VII, e si rendè poi celebre a tutti i secoli avvenire. Resistè egli finchè potè, ma bisognò darla vinta al quasi furor del popolo, che non ammise dilazione. Nè ci volea di meno in questi tempi sì sconcertati della Chiesa di Dio, che il petto forte di questo virtuoso, dotto ed incorrotto pontefice, per correggere spezialmente gli abusi delle simonie e dell'incontinenza del clero, che troppo piede aveano preso dappertutto. Non volle ommettere il saggio eletto tutti i riguardi dovuti al re Arrigo, per procurare, se mai era possibile, di mantener la concordia,e per eseguir in parte anche il decreto di papa Niccolò II, nel quale anch'egli aveva avuta mano. Cioè spedì tosto i suoi messi in Germania coll'avviso al re della sua elezione, e per quanto si ha dalla Vita di lui, a noi conservata da Niccolò cardinal d'Aragona[Card. de Aragon., in Vit. Gregor. VII, ibid.], pregandolo, come avea fatto anche san Gregorio il Grande, di non prestar l'assenso a tale elezione.Quod si non faceret, certum sibi esset, quod graviores et manifestos ipsius excessus impunitos nullatenus toleraret.Se è vera la parlata di questo tenore (del che potrà talun dubitare), bisogna ben dire che il re Arrigo dovette qui fare un grande sforzo al suo mal talento per consentire, siccome è certo che consentì, ma non così tosto. Lamberto da Schafnaburgo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], senza parlare dei messi suddetti, e dopo avere esaltato l'integrità e l'altre virtù che concorrevano in questo pontefice, scrive che il di lui inflessibile zelo ed ingegno acre fece paura ai vescovi che si trovarono allora alla corte, ben consapevoli di varii lor mancamenti, dei quali poteva egli un giorno chiedere conto. Perciò esortarono Arrigo di dichiarar nulla l'elezione di lui, giacchè fatta senza conoscenza ed ordine suo. Ma dovette prevalere il parer dei più saggi, e il re si contentò d'inviare a Roma ilconte Eberardocon ordine di conoscere come era passato il fatto; e se trovasse già consecrato il papa novello, di protestare di nullità qualunque atto fatto. Andò questo uffiziale, fu cortesemente accolto, dimandò conto dell'operato, e l'eletto pontefice rispose, che contro sua volontà, non ostante l'opposizione sua, era stato eletto dal clero e popolo; ma che non s'era lasciato sforzare a prender anche l'ordinazione, volendo prima essere assicurato che il re e i principi germanici avessero prestato l'assenso all'elezione sua. Questa umile risposta, rapportata al re Arrigo, il soddisfece, e però diede tosto ordine che fosse consecrato.Et statim GregoriumVercellensem episcopum italici regni cancellarium ad urbem transmisit, quatenus autoritate regia electionem ipsam confirmaret, et consecrationi ejus interesse studeret.Lamberto scrive ch'egli fu consecrato nell'anno seguente nel giorno della Purificazione di santa Maria. Ma è un errore, a mio credere, de' suoi copisti. Tanto dalla Vita di lui conservata dal cardinal d'Aragona, quanto dal registro delle lettere del medesimo papa[Tom. 10. Concilior. Labbe.], chiaramente costa che fu celebrata la di lui consecrazione nella festa de' principi degli Apostoli, cioè nel dì 29 di giugno dell'anno presente.
Già aveano prese l'armi i popoli della Sassonia e Turingia, perchè niuna giustizia poteano ottenere dal re. Ed egli inviperito volea procedere colla forza; ma gli arcivescovi di Colonia e Magonza, i vescovi d'Argentina e Vormazia, e i duchi di Baviera, di Suevia, dell'una e dell'altra Lorena e di Carintia ricusarono di somministrar gente, non parendo loro convenevole di andare all'oppressione di popoli innocenti. Non istette per questo Arrigo di marciare armato contra di que' popoli; ma più di quel che credeva li trovò forti e risoluti di vincere o di morire. E intanto fra vari principi della Germania, stomacati di tanti vizii di Arrigo, si cominciarono delle segrete pratiche per liberare il regno da un re che tendeva alla sua distruzione. Nel precedente anno era venuto in ItaliaGozelone, ossiaGotifredoil Gobbo, duca di Lorena, tra il quale eMatilda,contessae insieme duchessa insigne di Toscana, già dicemmo contratto matrimonio. Si disputa da varii scrittori se fra essi si conservò il celibato: quistione difficile a risolversi senza chiare testimonianze degli antichi, da chi è troppo lontano da que' tempi. In questi governavano la Toscana e gli altri Stati del fu marchese Bonifazio laduchessa Beatrice, e la suddettacontessa Matildasua figliuola. Ora che Matilda, morto che fu il padrigno Goffredo, cominciasse ad esercitareo sola o colla madre Beatrice la suddetta autorità, lo deduco da un placito tenuto dalla medesima in quest'anno[Antiquit. Italic., Dissert. X.],sexto idus februarii, Indictione undecima, extra muros lucensis civitatis, in burgo, qui vocatur Sancti Fridiani. Ivi essa è intitolatadomna Mactilda marchionissa, hac ducatrix, filia bonae memoriae Bonefatii marchionis. È osservabile in quel documento che Flaiperto giudice vien chiamatomissus domini imperatoris: eppure Arrigo IV non era giunto per anche alla corona dell'imperio, nè s'intitolava imperadore. Il notaio, usato a questa antica formola, non dovette badar molto al titolario d'allora. Un altro placito tenne in quest'anno la duchessa Beatrice[Ibid., Dissert. VI.]in civitate Florentia infra palatium de domo Sancti Johanni, cioè nel palazzo del vescovo. La carta è scrittaanno Domini nostri Jesu Christi septuagesimo secundo post mille, quinto kalendas martii, Indictione undecima. Qui è adoperata l'epoca fiorentina, che comincia l'anno nuovo nel dì 25 di marzo, e l'indizione XIfa conoscere che si parla dell'anno presente 1075, il quale, secondo lo stile fiorentino, era tuttavia anno 1072. In esso documento si vede intimato il bandodomni regis, e non già dell'imperadore. Troviamo poi la duchessa Beatrice[Antiquit. Italic., Dissert. XI.]cum praeclara filia mea Mathilda nell'anno presente, Indictione XI, in die sabbati, quod est quarto idus augusti, in festivitate sancti Laurentii martyris, che fa una donazione al monistero di san Zenone di Verona. Lo strumento fu stipulatoin monasterio sancti Zenonis in refectorio. Dissi venuto in Italia Gotifredo il Gobbo prima dell'anno presente. Ne fa fede un altro placito riferito dal Fiorentini[Fiorent., App. Memor. di Matil., pag. 150.], e tenuto dalla duchessa Beatricein civitate pisense in palatio domni regis, una cum Gotifredo duce et marchione, XVI calendas februarii, Indictione XI. E di qui ancoraimpariamo che il giovine Gotifredo in vigore del suo matrimonio colla contessa Matilda fu anch'egli ammesso al governo della Toscana e degli altri Stati. Leggesi poi una lettera[Gregor. VII, lib. 1, Ep. 4.]a lui scritta dal nuovo papa Gregorio eletto, in cui gli significa la sua elezione e il buon animo ed affetto paterno ch'egli tuttavia conservava verso del re Arrigo. Pruova il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccl.]che in quest'anno esso papa andò a Benevento, doveLandolfo VIprincipe di quella città gli prestò giuramento di fedeltà e vassallaggio. Passò anche a Capua, doveRiccardo Iprincipe fece un atto simile per riconoscere suo sovrano il romano pontefice.