MLXXVI

MLXXVIAnno diCristoMLXXVI. IndizioneXIV.Gregorio VIIpapa 4.Arrigo IVre di Germania e d'Italia 21.Fu sopra gli altri funesto l'anno presente, perchè principio dell'abbominevolguerra fra il sacerdozio e l'imperio. Fin qui avea il ponteficeGregoriousate tutte le maniere più efficaci, ma insieme dolci, per impedir la rottura, saldo nondimeno in voler abolita l'empia usanza di vendere i vescovati, ed eseguito il decreto formato contra le investiture delle chiese date dai principi laici. Ma ilre Arrigo, insuperbito per li buoni successi della guerra di Sassonia, più che mai continuava il commercio simoniaco, e comunicava cogli scomunicati dalla santa Sede. In una lettera scritta il dì 8 di gennaio dell'anno presente[Gregor. VII, lib. 1, Epist. 10.], con esso lui si doleva il papa, perchè avesse dato contro le promesse l'arcivescovato di Milano aTedaldo, ed inoltre conferite le chiese di Fermo e di Spoleti a persone incognite al medesimo papa: segno che il ducato di Spoleti e la marca, appellata già di Camerino e talvolta di Fermo o d'Ancona, erano ritornati, dopo la morte di Goffredo Barbato duca di Lorena e Toscana, all'ubbidienza del re Arrigo. Ora il pontefice Gregorio, siccome personaggio di cuore intrepido, non mancò di scrivergli delle lettere più vigorose delle passate, e di avvertirlo, che s'egli non mutava registro, sarebbe forzata la santa Sede ad escluderlo dalla comunion de' fedeli. A questo fine gl'inviò nuovamente dei legati, che furono accolti con disprezzo. Fece l'infuriato re tenere una gran dieta in Vormazia nella domenica di settuagesima, dove intervennero tutti i vescovi ed abbati mal intenzionati verso il papa. Sopraggiunse ancoraUgone il Biancocardinale, che di nuovo ribellatosi dalla Chiesa romana, comparve colà con lettere finte del senato romano, de' cardinali e d'altri vescovi, che richiedevano la deposizion di Gregorio VII e l'elezione di un nuovo papa. Di più non occorse, perchè il re Arrigo in essa dieta coi vescovi suddetti formassero un decreto, in cui dichiararono illegittimo pontefice e scomunicatopapa Gregorio. Dopo di che[Bertholdus Constantiensis, in Chron.]spedì Arrigo i suoi messi con lettere in Lombardia e nella marca di Fermo per significare a tutti la risoluzion presa, e per sommuovere ciascuno contra di lui. Fu eziandio data ad un Rolando cherico di Parma l'imcumbenza di portare alla Chiesa romana una lettera fulminante e un ordine spedito in qualità di patrizio a papa Gregorio di scendere dal trono pontifizio, per dar luogo all'elezione di un altro papa. Arrivò questo Rolando a Roma in tempo che si celebrava un concilio numeroso nella basilica lateranense[Paulus Benriedens., in Vit. Gregor. VII, cap. 69.], ed entrato nella sacra assemblea arditamente, dopo aver presentate al papa le lettere, con alta voce gl'intimò di lasciare in quel punto la cattedra pontificia, e al clero romano di portarsi per la Pentecoste alla corte, per ricevere dalle mani del re un vero papa, perchè il presente era un lupo. Alzossi alloraGiovanni vescovodi Porto, gridando che fosse preso quel temeriario; e il prefetto di Roma colla milizia, sguainate le spade, corsero sopra di lui per levarlo di vita; e l'avrebbono fatto, se, interpostosi il papa, non lo avesse salvato dalle loro mani. Ventilata dipoi nel concilio la causa, ed animato il pontefice dall'assistenza delladuchessa Beatricee dellacontessa Matilde, che stendevano la lor possanza sopra buona parte d'Italia, e dalla disposizione in cui sapea che erano i più riguardevoli principi della Germania, dichiarò scomunicato e decaduto dal regno Arrigo IV, con assolvere tutti i di lui sudditi dal giuramento di fedeltà: risoluzione che, quantunque non praticata da alcuno de' suoi predecessori, pure fu creduta giusta e necessaria in questa congiuntura.Morì nell'anno presente sul fine di febbraio, e di morte violenta,GozeloneossiaGoffredoil Gobbo, duca di Lorena e Toscana, da noi veduto marito della contessaMatilde[Lambertus Schafnaburgensis, in Chronico. Bertholdus Constantiensis, in Chronico. Bruno, de Bell. Saxon.]. Ito egli una notte al luogo adattato pei bisogni del corpo, che dovea ben essere fabbricato alla balorda, da un uomo che stava in agguato (fu detto per ordine diRoberto contedi Fiandra) di sotto con una freccia fu sì mortalmente ferito nelle natiche, che, secondo Lamberto, da lì a sette giorni, o, secondo Bertoldo, la stessa notte gli convenne morire, ed anche senza i sacramenti, se si ha a credere a Brunone scrittor della guerra di Sassonia. Per la sua bravura e prudenza vien lodato non poco da esso Lamberto. Fu gran partigiano del re Arrigo IV, e però sospetto e poco caro a papa Gregorio VII, e a Beatrice e Matilde. Ma potea ben risparmiare il Fiorentini[Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 1.]di farlo anche autore della nera congiura ed insolenza di Cencio romano contra la sacra persona di papa Gregorio, perchè nessun giusto fondamento di questa taccia a noi porge l'antica storia. Essendo egli morto senza prole, Arrigo investì del ducato della LorenaCorradosuo proprio figliuolo, e diede la marca d'Anversa aGotifredofigliuolo del conte Eustachio, e cugino del defunto Gotifredo, il quale col tempo divenne re di Gerusalemme. Restò con ciò senza marito la contessa Matilde, e non andò molto ch'ella si vide tolta anche la madre. Terminò il corso di sua vita la duchessaBeatricenel dì 18 di aprile nella città di Pisa, come consta dai versi di Donizone[Donizo, in Vit. Mathildis, lib. 1, cap. 20.]:Octo decemque dies aprilis dum sinit ireChristi post ortum vera de Virgine corpusAnno milleno bis terno septuageno.Principessa di gran pietà, di egual prudenza e d'animo virile, che si tenne sempre attaccata alla santa Sede, ma senza perdere il rispetto al re Arrigo, anzi con essere mediatrice di concordiae pace fra lui e il pontefice Gregorio. La maggior gloria nondimeno di Beatrice fu l'aver messa al mondo, e mirabilmente educata in tutte le virtù e nella cognizion delle varie lingue, lacontessa Matilde, la quale rimasta sola al governo della Toscana e degli altri aviti suoi Stati, cominciò a far conoscere i suoi rari pregi nelle fiere rivoluzioni che andrò da qui innanzi accennando. Nè si dee tacere che il monaco Donizone s'adirò contra di Pisa, perchè quivi, e non in Canossa, fu seppellita la duchessa Beatrice. I suoi versi ci faran conoscere conoscere, come allora fosse mercantile la città di Pisa[Donizo, in Vit. Mathildis, lib. 1, cap. 20.]:..... Dolor heic me funditus urit,Quum tenet urbs illam, qua non est tam bene digna.Qui pergit Pisas, videt illic monstra marina,Haec urbs Paganis, Turchis, Libycis quoque,Parthis,Sordida. Chaldaei sua lustrunt littora tetri.Sordibus a cunctis sum munda Canossa, sepulcriAtque locus pulcher mecum. Non expedit urbesQuaerere perjuras, patrantes crimina plura.Che voglia dire con queste ultime parole Donizone, non si può ben intendere. Ma ben si capisce che Pisa era in questi tempi un famoso emporio e porto franco, dove erano ammessi gl'infedeli orientali ed africani: il che parve a Donizone un'indegnità, e perciò più meritevole la sua patria Canossa, per cagione della sua purità in materia di religione.Le determinazioni prese in Roma contro del re Arrigo, quelle furono che finirono di determinare i primi principi della Germania a ritirarsi dal re Arrigo scomunicato, e a seriamente divisare dei mezzi di rimettere la quiete in quelle contrade[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron. Berthold. Constant., in Chron.]. E giacchè vedeano più che mai ostinato il re nelle sue violenze e in altri vizii, passarono a liberar sè stessi e i popoli da un principe nato solamente per rendere infelici i suoi sudditi. I primarii dunque che l'abbandonarono, furonoRidolfoduca di Suevia,Bertoldoduca di Carintia eGuelfoduca di Baviera, il cui padre, cioè il marcheseAlberto Azzo II, signore d'Este, di Rovigo e di altri Stati in Italia, parzialissimo fu sempre anch'egli della santa Sede, e dovea ben promuovere gl'interessi d'essa presso il figliuolo duca. Andò a dismisura crescendo il loro partito, e v'entrarono moltissimi vescovi. In una dieta da essi tenuta in Tribuna dopo la metà d'ottobre, dove intervennero anche i legati della santa Sede, fu progettato di creare un nuovo re. Arrigo venuto alla villa di Oppeneim, fra cui e Tribuna scorreva il Reno, affine di schivar l'imminente nembo, spediva di tanto in tanto legati, con promettere emendazion di vita, soddisfazioni, benefizii; e perchè niun si fidava di un principe che tante volte avea mancato alle promesse, e venivano rigettate le di lui belle parole, non lasciò egli indietro sommissione e preghiera alcuna per placarli. Finalmente gli fu accordato del tempo, e conchiuso che al romano pontefice sarebbe rimesso questo affare, e che esso papa sarebbe pregato di trovarsi in Augusta per la Purificazione di santa Maria; ed esaminate le ragioni dell'una e dell'altra parte, si starebbe al giudicato di sua Santità, con altre condizioni da eseguirsi al presente, che io tralascio. Non così fecero i più dei vescovi di Lombardia[Cardin. de Aragon., Vit. Greg. VII.]. Erano stati eglino scomunicati insieme conGuiberto arcivescovodi Ravenna nell'ultimo concilio romano, e da papa Gregorio. Però esso Guiberto, eTedaldo arcivescovodi Milano con altri vescovi scismatici, raunato un conciliabulo in Pavia, scomunicarono anch'essi lo stesso papa Gregorio. Questo partito a sè favorevole in Italia fece risolvere il re Arrigo di non aspettare in Germania la venuta del pontefice romano, ma di portarsi egli a dirittura ad implorare la di lui misericordia di qua dall'Alpi. E tanto più credette migliore questo spediente, perchè temeva di soccombere nella dietagermanica alla folla di tanti accusatori delle sue enormità, delle quali ben sapeva di non avere scusa; e che gli riuscirebbe più facile lungi da tanti suoi avversarii di guadagnare il romano pontefice. Ma perciocchè i duchi di Baviera, Suevia e Carintia aveano chiuso con gente armata i passi per i quali si cala in Italia, egli colla moglieBertae col piccolo figliuoloCorrado, accompagnato da pochi, prese il cammino della Borgogna[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], e celebrò il santo Natale in Besanzone. Continuando poscia il viaggio,quum in locum, qui Civis dicitur, venisset, obviam habuit socrum suam(cioèAdelaidemarchesana di Susa)filiumque ejus Amedeum nomine, quorum in illis regionibus et autoritas clarissima et possessiones amplissimae, et nomen celeberrimum erat. Non saprei dire se qui si parli della terra diCivasco. Fu onorevolmente ricevuto da essi Arrigo IV; ma se volle continuare il viaggio, gli convenne conceder loro cinque vescovati d'Italia contigui ai loro Stati: senza di che non voleano lasciarlo passare. Parve ciò duro al re, ma i suoi interessi più premurosi il fecero cedere a tali istanze. Il Guichenone[Guichenon, de la Maison de Savoye, tom. 1.]pretende che questi vescovati fossero in Borgogna, e forse ilBugey. Ma Lamberto chiaramente scrivequinque Italiae episcopatus. Talmente era in questi tempi cresciuta la fama e potenza diRoberto Guiscardo ducadi Puglia, Calabria e Sicilia, cheMichele Ducaimperadore d'Oriente concertò di avere una di lui figliuola per moglie diCostantino DucaPorfirogenito Augusto suo figliuolo e collega nell'imperio. Giovanni Zonara attesta[Zonaras, Annal., tom. 2, pag. 288. Guillelm. Apulus, cap. 3. Malaterra, lib. 3, cap. 13.]che la figliuola fu condotta a Costantinopoli, e, secondo l'uso de' Greci, le fu posto il nome di Elena. Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]nota anch'egli sotto l'anno presente le suddette nozze. Ed aggiugne cheRuggieri contedi Sicilia efratello d'esso Roberto fece prigione un nipote del re d'Africa, che era venuto in Sicilia a Mazzara comandante di cento cinquanta legni. Ma questa sarà l'impresa medesima che il Malaterra[Malaterra, lib. 3, cap. 10.]mette sotto l'anno precedente, e, per conseguente, potrebbe anche essere accaduto il matrimonio nobilissimo della figliuola di Roberto Guiscardo in esso anno. Resto io in dubbio se in questi tempi il medesimo Roberto facesse l'impresa di Salerno, come vuole Romoaldo salernitano[Romualdus Salernitanus, Chron., tom. 7. Rer. Ital. Malaterra, lib. 3, cap. 10.], oppure nel seguente, dove ne parleremo. In Sicilia avea lasciato esso conte Ruggieri per suo luogotenente Ugo di Gircea, marito di una sua figliuola bastarda. Questi, voglioso di segnalarsi con qualche bella impresa, benchè ne avesse un divieto dal conte, insieme con Giordano, figliuolo anch'esso illegittimo d'esso Ruggieri, diede addosso a Benavert saraceno governatore di Siracusa. Ma caduto in una imboscata, vi lasciò la vita co' suoi, e Giordano appena si salvò con pochi. Affrettò per questa disavventura il conte Ruggieri il suo ritorno in Sicilia, e fece per allora quella vendetta che potè, con dare il sacco a qualche castello e paese de' Mori vicini.

Fu sopra gli altri funesto l'anno presente, perchè principio dell'abbominevolguerra fra il sacerdozio e l'imperio. Fin qui avea il ponteficeGregoriousate tutte le maniere più efficaci, ma insieme dolci, per impedir la rottura, saldo nondimeno in voler abolita l'empia usanza di vendere i vescovati, ed eseguito il decreto formato contra le investiture delle chiese date dai principi laici. Ma ilre Arrigo, insuperbito per li buoni successi della guerra di Sassonia, più che mai continuava il commercio simoniaco, e comunicava cogli scomunicati dalla santa Sede. In una lettera scritta il dì 8 di gennaio dell'anno presente[Gregor. VII, lib. 1, Epist. 10.], con esso lui si doleva il papa, perchè avesse dato contro le promesse l'arcivescovato di Milano aTedaldo, ed inoltre conferite le chiese di Fermo e di Spoleti a persone incognite al medesimo papa: segno che il ducato di Spoleti e la marca, appellata già di Camerino e talvolta di Fermo o d'Ancona, erano ritornati, dopo la morte di Goffredo Barbato duca di Lorena e Toscana, all'ubbidienza del re Arrigo. Ora il pontefice Gregorio, siccome personaggio di cuore intrepido, non mancò di scrivergli delle lettere più vigorose delle passate, e di avvertirlo, che s'egli non mutava registro, sarebbe forzata la santa Sede ad escluderlo dalla comunion de' fedeli. A questo fine gl'inviò nuovamente dei legati, che furono accolti con disprezzo. Fece l'infuriato re tenere una gran dieta in Vormazia nella domenica di settuagesima, dove intervennero tutti i vescovi ed abbati mal intenzionati verso il papa. Sopraggiunse ancoraUgone il Biancocardinale, che di nuovo ribellatosi dalla Chiesa romana, comparve colà con lettere finte del senato romano, de' cardinali e d'altri vescovi, che richiedevano la deposizion di Gregorio VII e l'elezione di un nuovo papa. Di più non occorse, perchè il re Arrigo in essa dieta coi vescovi suddetti formassero un decreto, in cui dichiararono illegittimo pontefice e scomunicatopapa Gregorio. Dopo di che[Bertholdus Constantiensis, in Chron.]spedì Arrigo i suoi messi con lettere in Lombardia e nella marca di Fermo per significare a tutti la risoluzion presa, e per sommuovere ciascuno contra di lui. Fu eziandio data ad un Rolando cherico di Parma l'imcumbenza di portare alla Chiesa romana una lettera fulminante e un ordine spedito in qualità di patrizio a papa Gregorio di scendere dal trono pontifizio, per dar luogo all'elezione di un altro papa. Arrivò questo Rolando a Roma in tempo che si celebrava un concilio numeroso nella basilica lateranense[Paulus Benriedens., in Vit. Gregor. VII, cap. 69.], ed entrato nella sacra assemblea arditamente, dopo aver presentate al papa le lettere, con alta voce gl'intimò di lasciare in quel punto la cattedra pontificia, e al clero romano di portarsi per la Pentecoste alla corte, per ricevere dalle mani del re un vero papa, perchè il presente era un lupo. Alzossi alloraGiovanni vescovodi Porto, gridando che fosse preso quel temeriario; e il prefetto di Roma colla milizia, sguainate le spade, corsero sopra di lui per levarlo di vita; e l'avrebbono fatto, se, interpostosi il papa, non lo avesse salvato dalle loro mani. Ventilata dipoi nel concilio la causa, ed animato il pontefice dall'assistenza delladuchessa Beatricee dellacontessa Matilde, che stendevano la lor possanza sopra buona parte d'Italia, e dalla disposizione in cui sapea che erano i più riguardevoli principi della Germania, dichiarò scomunicato e decaduto dal regno Arrigo IV, con assolvere tutti i di lui sudditi dal giuramento di fedeltà: risoluzione che, quantunque non praticata da alcuno de' suoi predecessori, pure fu creduta giusta e necessaria in questa congiuntura.

Morì nell'anno presente sul fine di febbraio, e di morte violenta,GozeloneossiaGoffredoil Gobbo, duca di Lorena e Toscana, da noi veduto marito della contessaMatilde[Lambertus Schafnaburgensis, in Chronico. Bertholdus Constantiensis, in Chronico. Bruno, de Bell. Saxon.]. Ito egli una notte al luogo adattato pei bisogni del corpo, che dovea ben essere fabbricato alla balorda, da un uomo che stava in agguato (fu detto per ordine diRoberto contedi Fiandra) di sotto con una freccia fu sì mortalmente ferito nelle natiche, che, secondo Lamberto, da lì a sette giorni, o, secondo Bertoldo, la stessa notte gli convenne morire, ed anche senza i sacramenti, se si ha a credere a Brunone scrittor della guerra di Sassonia. Per la sua bravura e prudenza vien lodato non poco da esso Lamberto. Fu gran partigiano del re Arrigo IV, e però sospetto e poco caro a papa Gregorio VII, e a Beatrice e Matilde. Ma potea ben risparmiare il Fiorentini[Fiorentini, Memorie di Matilde, lib. 1.]di farlo anche autore della nera congiura ed insolenza di Cencio romano contra la sacra persona di papa Gregorio, perchè nessun giusto fondamento di questa taccia a noi porge l'antica storia. Essendo egli morto senza prole, Arrigo investì del ducato della LorenaCorradosuo proprio figliuolo, e diede la marca d'Anversa aGotifredofigliuolo del conte Eustachio, e cugino del defunto Gotifredo, il quale col tempo divenne re di Gerusalemme. Restò con ciò senza marito la contessa Matilde, e non andò molto ch'ella si vide tolta anche la madre. Terminò il corso di sua vita la duchessaBeatricenel dì 18 di aprile nella città di Pisa, come consta dai versi di Donizone[Donizo, in Vit. Mathildis, lib. 1, cap. 20.]:

Octo decemque dies aprilis dum sinit ireChristi post ortum vera de Virgine corpusAnno milleno bis terno septuageno.

Octo decemque dies aprilis dum sinit ire

Christi post ortum vera de Virgine corpus

Anno milleno bis terno septuageno.

Principessa di gran pietà, di egual prudenza e d'animo virile, che si tenne sempre attaccata alla santa Sede, ma senza perdere il rispetto al re Arrigo, anzi con essere mediatrice di concordiae pace fra lui e il pontefice Gregorio. La maggior gloria nondimeno di Beatrice fu l'aver messa al mondo, e mirabilmente educata in tutte le virtù e nella cognizion delle varie lingue, lacontessa Matilde, la quale rimasta sola al governo della Toscana e degli altri aviti suoi Stati, cominciò a far conoscere i suoi rari pregi nelle fiere rivoluzioni che andrò da qui innanzi accennando. Nè si dee tacere che il monaco Donizone s'adirò contra di Pisa, perchè quivi, e non in Canossa, fu seppellita la duchessa Beatrice. I suoi versi ci faran conoscere conoscere, come allora fosse mercantile la città di Pisa[Donizo, in Vit. Mathildis, lib. 1, cap. 20.]:

..... Dolor heic me funditus urit,Quum tenet urbs illam, qua non est tam bene digna.Qui pergit Pisas, videt illic monstra marina,Haec urbs Paganis, Turchis, Libycis quoque,Parthis,Sordida. Chaldaei sua lustrunt littora tetri.Sordibus a cunctis sum munda Canossa, sepulcriAtque locus pulcher mecum. Non expedit urbesQuaerere perjuras, patrantes crimina plura.

..... Dolor heic me funditus urit,

Quum tenet urbs illam, qua non est tam bene digna.

Qui pergit Pisas, videt illic monstra marina,

Haec urbs Paganis, Turchis, Libycis quoque,

Parthis,

Sordida. Chaldaei sua lustrunt littora tetri.

Sordibus a cunctis sum munda Canossa, sepulcri

Atque locus pulcher mecum. Non expedit urbes

Quaerere perjuras, patrantes crimina plura.

Che voglia dire con queste ultime parole Donizone, non si può ben intendere. Ma ben si capisce che Pisa era in questi tempi un famoso emporio e porto franco, dove erano ammessi gl'infedeli orientali ed africani: il che parve a Donizone un'indegnità, e perciò più meritevole la sua patria Canossa, per cagione della sua purità in materia di religione.

Le determinazioni prese in Roma contro del re Arrigo, quelle furono che finirono di determinare i primi principi della Germania a ritirarsi dal re Arrigo scomunicato, e a seriamente divisare dei mezzi di rimettere la quiete in quelle contrade[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron. Berthold. Constant., in Chron.]. E giacchè vedeano più che mai ostinato il re nelle sue violenze e in altri vizii, passarono a liberar sè stessi e i popoli da un principe nato solamente per rendere infelici i suoi sudditi. I primarii dunque che l'abbandonarono, furonoRidolfoduca di Suevia,Bertoldoduca di Carintia eGuelfoduca di Baviera, il cui padre, cioè il marcheseAlberto Azzo II, signore d'Este, di Rovigo e di altri Stati in Italia, parzialissimo fu sempre anch'egli della santa Sede, e dovea ben promuovere gl'interessi d'essa presso il figliuolo duca. Andò a dismisura crescendo il loro partito, e v'entrarono moltissimi vescovi. In una dieta da essi tenuta in Tribuna dopo la metà d'ottobre, dove intervennero anche i legati della santa Sede, fu progettato di creare un nuovo re. Arrigo venuto alla villa di Oppeneim, fra cui e Tribuna scorreva il Reno, affine di schivar l'imminente nembo, spediva di tanto in tanto legati, con promettere emendazion di vita, soddisfazioni, benefizii; e perchè niun si fidava di un principe che tante volte avea mancato alle promesse, e venivano rigettate le di lui belle parole, non lasciò egli indietro sommissione e preghiera alcuna per placarli. Finalmente gli fu accordato del tempo, e conchiuso che al romano pontefice sarebbe rimesso questo affare, e che esso papa sarebbe pregato di trovarsi in Augusta per la Purificazione di santa Maria; ed esaminate le ragioni dell'una e dell'altra parte, si starebbe al giudicato di sua Santità, con altre condizioni da eseguirsi al presente, che io tralascio. Non così fecero i più dei vescovi di Lombardia[Cardin. de Aragon., Vit. Greg. VII.]. Erano stati eglino scomunicati insieme conGuiberto arcivescovodi Ravenna nell'ultimo concilio romano, e da papa Gregorio. Però esso Guiberto, eTedaldo arcivescovodi Milano con altri vescovi scismatici, raunato un conciliabulo in Pavia, scomunicarono anch'essi lo stesso papa Gregorio. Questo partito a sè favorevole in Italia fece risolvere il re Arrigo di non aspettare in Germania la venuta del pontefice romano, ma di portarsi egli a dirittura ad implorare la di lui misericordia di qua dall'Alpi. E tanto più credette migliore questo spediente, perchè temeva di soccombere nella dietagermanica alla folla di tanti accusatori delle sue enormità, delle quali ben sapeva di non avere scusa; e che gli riuscirebbe più facile lungi da tanti suoi avversarii di guadagnare il romano pontefice. Ma perciocchè i duchi di Baviera, Suevia e Carintia aveano chiuso con gente armata i passi per i quali si cala in Italia, egli colla moglieBertae col piccolo figliuoloCorrado, accompagnato da pochi, prese il cammino della Borgogna[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], e celebrò il santo Natale in Besanzone. Continuando poscia il viaggio,quum in locum, qui Civis dicitur, venisset, obviam habuit socrum suam(cioèAdelaidemarchesana di Susa)filiumque ejus Amedeum nomine, quorum in illis regionibus et autoritas clarissima et possessiones amplissimae, et nomen celeberrimum erat. Non saprei dire se qui si parli della terra diCivasco. Fu onorevolmente ricevuto da essi Arrigo IV; ma se volle continuare il viaggio, gli convenne conceder loro cinque vescovati d'Italia contigui ai loro Stati: senza di che non voleano lasciarlo passare. Parve ciò duro al re, ma i suoi interessi più premurosi il fecero cedere a tali istanze. Il Guichenone[Guichenon, de la Maison de Savoye, tom. 1.]pretende che questi vescovati fossero in Borgogna, e forse ilBugey. Ma Lamberto chiaramente scrivequinque Italiae episcopatus. Talmente era in questi tempi cresciuta la fama e potenza diRoberto Guiscardo ducadi Puglia, Calabria e Sicilia, cheMichele Ducaimperadore d'Oriente concertò di avere una di lui figliuola per moglie diCostantino DucaPorfirogenito Augusto suo figliuolo e collega nell'imperio. Giovanni Zonara attesta[Zonaras, Annal., tom. 2, pag. 288. Guillelm. Apulus, cap. 3. Malaterra, lib. 3, cap. 13.]che la figliuola fu condotta a Costantinopoli, e, secondo l'uso de' Greci, le fu posto il nome di Elena. Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]nota anch'egli sotto l'anno presente le suddette nozze. Ed aggiugne cheRuggieri contedi Sicilia efratello d'esso Roberto fece prigione un nipote del re d'Africa, che era venuto in Sicilia a Mazzara comandante di cento cinquanta legni. Ma questa sarà l'impresa medesima che il Malaterra[Malaterra, lib. 3, cap. 10.]mette sotto l'anno precedente, e, per conseguente, potrebbe anche essere accaduto il matrimonio nobilissimo della figliuola di Roberto Guiscardo in esso anno. Resto io in dubbio se in questi tempi il medesimo Roberto facesse l'impresa di Salerno, come vuole Romoaldo salernitano[Romualdus Salernitanus, Chron., tom. 7. Rer. Ital. Malaterra, lib. 3, cap. 10.], oppure nel seguente, dove ne parleremo. In Sicilia avea lasciato esso conte Ruggieri per suo luogotenente Ugo di Gircea, marito di una sua figliuola bastarda. Questi, voglioso di segnalarsi con qualche bella impresa, benchè ne avesse un divieto dal conte, insieme con Giordano, figliuolo anch'esso illegittimo d'esso Ruggieri, diede addosso a Benavert saraceno governatore di Siracusa. Ma caduto in una imboscata, vi lasciò la vita co' suoi, e Giordano appena si salvò con pochi. Affrettò per questa disavventura il conte Ruggieri il suo ritorno in Sicilia, e fece per allora quella vendetta che potè, con dare il sacco a qualche castello e paese de' Mori vicini.


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