MLXXVII

MLXXVIIAnno diCristoMLXXVII. IndizioneXV.Gregorio VIIpapa 5.Arrigo IVre di Germania e d'Italia 22.Secondo il concerto, s'era messo in viaggio ilpontefice Gregoriocon disegno d'andare alla dieta già intimata da tenersi in Augusta nel principio di febbraio di quest'anno[Lambert. Schafnaburgensis, in Chronico. Cardinal. de Arag., in Vita Gregorii VII.]. Uno dei più atroci verni che mai sieno stati, si provava allora in Lombardia. Contuttociò l'animoso pontefice si mise in viaggio, e, scortato dallacontessa Matilde, arrivò fino a Vercelli:quando eccoti nuova che ilre Arrigoera giunto in Piemonte. Infatti dopo incredibili patimenti aveva egli valicate le Alpi piene di ghiacci e nevi, e corso più volte pericolo della vita colla moglie e col figliuolo; ma per timore che passasse l'anno dopo la scomunica contra di lui fulminata, egli si espose ad ogni rischio e fatica, tantochè pervenne in Italia. Sparsasi la fama del suo arrivo, corsero a visitarlo ed onorarlo i vescovi simoniaci di Lombardia e i conti; ed in breve si vide alla sua corte un conflusso innumerabil di gente. Ora non sapendo il papa se Arrigo venisse o con buona o con cattiva intenzione, tenuto consiglio, giudicò bene di retrocedere e di ritirarsi colla contessa Matilda alla di lui inespugnabil rocca di Canossa sul Reggiano. Colà comparvero molti vescovi e laici di Germania, venuti per disastrose ed inusitate strade a chieder l'assoluzion della scomunica, e dopo qualche giorno di penitenza l'ottennero. Vi comparve ancor il re Arrigo, e fatta chiamar la contessa Matilde ad un abboccamento,eam precibus ac promissionibus oneratam ad papam transmisit, et cum ea socrum suam(Adelaide marchesana di Susa)filiumque ejus(Amedeo)Azzonem etiam marchionem(dal quale abbiam detto che discende la real casa di Brunswich e la ducale d'Este)et abbatem cluniacensem(Ugo),et alios nonnullos ex primis Italiae Principibus, quorum auctoritatem magni apud eum momenti esse non ambigebat, obsecrans, ut excomunicatione absolveretur, ne principibus teutonicis, qui ad accusandum eum stimulo invidiae magis quam zelo justitiae exarsissent, temere fides haberetur. Somma fatica si durò da tutti per muovere il papa a commiserazione ed accordo. Lasciossi in fine piegare, purchè Arrigo deponesse le regali insegne, e desse veri segni di pentimento. Seguì pertanto quella scena, che fece allora e dipoi grande strepito, e farallo anche nei secoli avvenire: cioè fu ammesso Arrigo entro la seconda cinta di muro di quellarocca, che tre ne avea. Quivi accompagnato da tutti, senza alcun segno dell'esser suo di re, con veste di lana, co' piè nudi, mentre un eccessivo freddo regnava sopra la terra, restò un giorno, e poi l'altro, ed anche il terzo, con farlo ivi digiunare sino alla sera. Tempo viene talvolta che la superbia, primo mobile dei regnanti, cede il trono all'interesse. Dopo i tre dì, e come scrive Donizone[Donizo, in Vita Mathild., lib. 2, cap. 1.]:Ante dies septem, quam finem Janus haberet,Ante suam faciem concessit papa venireRegem, cum plantis nudis a frigore captis.Cioè nel dì 25 di gennaio diede il papa udienza ad Arrigo, che prostrato a' suoi piedi, dimandò misericordia de' suoi falli. Celebrò il pontefice la messa, e presa la sacra ostia nelle mani, perchè i suoi nemici lo spacciavano per simoniacamente asceso al papato, si purgò da questa calunnia. Esibì ad Arrigo di fare altrettanto, s'egli si credeva innocente, e non reo di tante accuse prodotte contra di lui. Ma egli con varie scuse se ne guardò. Fu poscia al pranzo col pontefice, il quale lo avea ben assoluto della scomunica, ma con lasciare in sospeso l'affare del regno, e rimettere ai principi germanici e ad una dieta il decidere s'egli dovesse deporre la corona, oppure ritenerla. Dopo ciò il papa venne a Reggio, dove si trovavaGuiberto arcivescovodi Ravenna, il più maligno degli avversarii del papa, con gli altri vescovi simoniaci, aspettando il compimento delle promesse di Arrigo.Convien ora sapere, essersi appena inteso in Lombardia come era passato il congresso del re col papa in Canossa[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], che infinite mormorazioni ed insolenze si sparsero non men contra dello stesso pontefice, trattandolo da tiranno, da omicida, da simoniaco, quanto contra d'Arrigo, perchè sì vilmente si fosse suggettato ad un sì indegno trattamento. Fu proposto di creareCorradofigliuolo diArrigo, benchè di tenera età, re: tutti fuggivano, o vilipendevano Arrigo, e le città gli serravano le porte in faccia. Ora tra per questo, e perchè non già di buon cuore, ma per necessità de' suoi affari, egli avea fatta quella concordia col papa, se ne pentì egli ben presto. Gli stava a' fianchi il suddetto Guiberto con altri vescovi scomunicati, a' quali non fu difficile il fargli ritrattare il fatto, e ricominciar lo sprezzo delle condizioni già accettate, e la nemicizia col papa. In questa maniera ricuperò Arrigo a poco a poco la buona grazia de' vescovi e dei popoli della Lombardia[Paulus Benried., in Vita Greg. VII, c. 86.]. Ma non potè ottenere dal papa la licenza d'essere coronato re d'Italia colla corona ferrea in Monza. Riassunse nondimeno le insegne di re, benchè si fosse obbligato col papa di vivere in maniera privata, finchè in Germania fosse decisa la di lui causa. Un suo diploma da me pubblicato[Antiquit. Italic., Dissert. XXXI, pag. 948.]cel fa vedere in Pavia nel dì 3 d'aprile dell'anno presente. Se s'ha a credere a Donizone[Donizo, lib. 2, cap. 1.], egli tentò ancora di tirare il papa ad una conferenza, con disegno di prenderlo. Ma avvertitane la contessa Matilde, fece sventare la mina e condusse il papa alle montagne. Fece Arrigo prendere ancheGeraldo vescovod'Ostia, mandato dal papa per suo legato a Milano. Di tutto questo andò avviso in Germania. Non volle poi Arrigo portarsi alla dieta intimata a Forcheim, come avea data parola. Vi si trovarono bensì i legati del papa, e quivi i duchiRidolfo, Guelfo e Bertoldo, gli arcivescovi di Magonza e di Maddeburgo, e i vescovi di Virtzburg, di Metz e di altre chiese, i quali trattarono della maniera di restituir la pace, come essi credevano, o almen desideravano, alla Germania; e fu risoluto di creare un nuovo re[Bruno, Histor., Bell. Saxon.]. Fu dunque elettoRidolfo ducadi Suevia, tuttochè egli resistesse un pezzoad accettar questa pericolosa dignità. A buon conto nello stesso giorno della sua consecrazione, che fu il dì 26 di marzo dell'anno presente[Bertholdus, Constantiensis, in Chron.], si sollevò contra di lui una sedizione in Magonza. Quel che è più strano, apparisce dalle lettere di papa Gregorio[Gregor. VII, lib. 4, Epistol. 23, 24, 28.]che esso pontefice non approvò l'elezion di Ridolfo, e si riserbò la conoscenza di tal causa, per decidere a chi de' due contendenti fosse dovuta la corona; del che poi fece gravi doglianze la fazione d'esso Ridolfo, scrivendone al medesimo papa. Ricorse in questi tempi Arrigo al medesimo pontefice, implorando il suo aiuto contra di Ridolfo usurpatore della corona. Ebbe per risposta, che non si potea soddisfarlo, mentre esso Arrigo teneva tuttavia prigione s. Pietro nel suo legatoGeraldo, il quale poi diede fine alle sue miserie, chiamato da Dio a miglior vita sul principio di dicembre dell'anno presente. Ora il pontefice, dopo essersi fermato per tutto giugno in Bibianello, Carpineto e Carpi, terre del Reggiano, allora della contessa Matilde, e in Figheruolo sul Po; chiarito abbastanza che l'animo di Arrigo, lungi dall'essersi mutato, era disposto a far peggio, s'incamminò per la Toscana alla volta di Roma. Il re Arrigo anch'egli seppe trovar via di penetrare in Germania, dove raunato un picciolo esercito, cominciò la guerra contra del nuovo re Ridolfo[Bertholdus, Constantiensis, in Chron.]. Morì nel dì 14 di dicembre in quest'anno l'imperadrice Agnesesua madre in Roma, lasciando dopo di sè il concetto di molta pietà e prudenza. Mancarono anche in questo anno di vitaSigeardo patriarcad'Aquileia (a cui fu surrogatoArrigocanonico d'Augusta) edImbricone vescovod'Augusta, fautore di Arrigo. Ma quel che dovette far più rumore, fu la morte diGregoriovescovo di Vercelli, cancelliere in Italia d'esso re. Aveva egli intimata una dieta del regno da tenersi ne' pratidi Roncaglia circa il dì primo di maggio dell'anno avvenire, con disegno, se mai potea, di deporre il papa; ma una morte improvvisa prima di quel dì troncò le sue trame, e senza lasciargli tempo di penitenza.Secondo Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.], in quest'annoRoberto Guiscardoduca di Puglia fece l'acquisto importante della città e del principato di Salerno. Ma per conto dell'anno è da maravigliarsi come cotanto discordino fra loro gli scrittori. L'anonimo casinense[Anonymus Casinens., in Chron.]accenna questo fatto all'anno 1075; Romoaldo salernitano[Romualdus Salernit., in Chron.]all'anno 1076. Quantunque io non vegga stabili nella lor cronologia questi autori, forse per difetto de' loro testi alterati dai copisti, pure stimo più verisimile che all'anno presente s'abbiano da riferir tali avvenimenti, per le ragioni che andremo adducendo. Erano in questi tempi gli Amalfitani sottoGisolfo principedi Salerno[Guillelmus Apulus, lib. 3.], ed aggravati da lui oltre il dovere e costume con dei tributi. Ricorsero essi a Roberto Guiscardo, che a bocca aperta stava aspettando l'opportunità e uno specioso pretesto per insignorirsi di quel nobile paese. Avendo egli presa ben volentieri la lor protezione, fece con ambasciata sapere a Gisolfo suo cognato che trattasse più umanamente quel popolo. Sdegnosamente gli rispose Gisolfo. Allora Roberto, che avea delle nimicizie conRiccardo I principedi Capoa, stabilì con esso lui pace, e fra le condizioni gl'impose di aiutarlo nell'impresa di Salerno. Infatti amendue colle lor forze e colle macchine militari posero l'assedio a Salerno per terra e per mare. Abbiamo da Pietro diacono[Petrus Diaconus, Chron. Casin., tom. 3, cap. 45.]continuator dell'Ostiense, che presentita questa guerra papa Gregorio, che amava non poco Gisolfo, gli spedìDesiderio abbatedi Monte Casino per esortarlo atrattar di pace; ma che Gisolfo neppur gli volle dare risposta. Dappoichè fu intrapreso l'assedio, tornò l'abbate casinense, e fatto abboccar Riccardo principe di Capoa con Gisolfo, gli consigliarono tutti di venire a concordia col duca Roberto. Egli più che mai pertinace nulla si curò del loro parere. Crebbe la fame nell'assediata città a tal segno, che il povero popolo si ridusse a cibarsi delle carni più immonde; e non potendo più reggere, aprirono le porte ai Normannioctavi tempore mensis. Ritirossi il principe Gisolfo nella torre o rocca fortissima, fabbricata sulla cima del monte. Stretto ancor ivi, finalmente fu forzato a rendersi a patti di buona guerra, ed ebbe la libertà d'andarsene. Soggiunge Pietro diacono che papa Gregorio il fece governatore della Campania. Dopo la presa di questa città, ch'era allora delle più belle e deliziose d'Italia, e celebre spezialmente per la scuola della medicina, colà per questo concorrendo anche gli oltramontani bisognosi di guarigione, il duce Roberto vi fece fabbricar nella pianura un castello inespugnabile. Anche nella Cronichetta amalfitana[Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 214.]l'acquisto di Salerno è attribuito all'anno presente. Diedesi ad esso duca anche Amalfi, città allora mercantile al sommo, piena d'oro, piena di popolo e di navi. Di essa così scrive Guglielmo pugliese[Guillelmus Apulus, lib. 3.]:Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbeRegis et Antiochi. Haec (ratibus) freta plurima transit.Hic (an heic?) Arabes, Indi, Siculi noscuntur et Afri:Haec gens est totum prope nobilitata per orbem,Et mercanda ferens, et amans mercata referre.Gaufredo Malaterra[Gaufridus Malaterra, lib. 3, cap. 3.]aggiugne che nel tempo medesimo dell'assedio di Salerno il duca Roberto entrò in possesso d'Amalfi, ed ebbe al suo servigio parte degli stessi Amalfitani contra di Salerno. Meritano ben più fede tali autori, che laCronichetta amalfitana, in cui all'anno 1074 è riferita la presa di Amalfi, con dirsi ivi ancora, che essendo mortoSergio ducadi quella città, gli succedetteGiovannisuo figlio, ma per poco tempo, perchè ne fu spogliato da Roberto Guiscardo.Abbiamo ancora dal suddetto Malaterra che in quest'anno ilconte Ruggieriassediò per mare e per terra in Sicilia la città di Trapani, e la forzò alla resa. Veggonsi varii atti di Arrigo IV e dei suoi ministri, prima ch'egli tornasse in Germania. Cioè confermò egli al monistero di san Salvatore di Pavia i suoi beni[Bullar. Casinense, tom. 2, Constit. CXIV.],III nonas aprilis anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi MLXXVII, Indictione XV, anno autem ordinationis quidem domni Henrici quarti regis XXVI, regni vero XXIV. Actum Papiae. Trovavasi egli in PiacenzaXIII kalendas martii, dove tenne un placito[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1, Append.], e giudicò in favore di quella cattedrale. Probabile è ancora che appartenga a quest'anno il diploma da me dato alla luce[Antichità Estensi, P. I, cap. 7.], in cui confermaUgoni et Fulchoni germanis, Aczonis marchionis filiis, cioè delmarchese Azzo IIprogenitore dei principi estensi, i loro Stati posti nei contadi diGavello, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Cremona, Parma, Lunigiana, Arezzo, Lucca, Pisa, Piacenza, Modena e Tortona; fra' quali specialmente vengono annoveratiEste, Rovigo, Montagnana, Casal Maggioredel Cremonese,Pontremolidella Lunigiana, e la terraObertengain Toscana, de' quali Stati ho io abbastanza favellato nelle Antichità estensi. Tre placiti ancora tenuti dai suoi ministri in Verona e in Padova si trovano da me pubblicati nelle Antichità italiche[Antiquit. Ital., Dissert. IX et XXXI.]. Ma quel che è più glorioso per la nobilissima casa d'Este, in quest'anno (s'io ben mi appongo) Roberto Guiscardo duca, dopo aver maritata, come già accennammo, una figliuola nell'imperadord'Oriente, un'altra ne diede adUgofigliuolo del sopraddetto marchese Azzo. Ne fa menzione Guglielmo pugliese[Guillelmus Apulus, lib. 3 Poemat.]con dire che dopo la presa di Salerno venne il duca alla città di Troia, e che fermatosi ivi,Nobilis advenit lombardus Marchio quidam,Nobilibus patriae multis comitantibus illum;Axo vocatus erat. Secum deduxit HugonemIllustrem natum. Ducis ut filia deturExigit, in sponsam. Comites, proceresque vocariQuoque facit super his dux consulturus ab urbe.Horum consiliis Roberti filia natoTraditur Axonis, ec.Poscia aggiugne che si fecero di gran feste e conviti per quelle nozze, e che Roberto sollecitò tutti i suoi baroni a regalar gli sposi: il che non essendo stato praticato nelle nozze della precedente figliuola, rattristò quei nobili. Tuttavia contribuirono tutti, e molto più fece egli.Iis generum donans, addens sua, classe parataAd sua cum magno, patremque remisit honore.In qual credito fosse allora la casa di Este, si può abbastanza dedurre anche da questo. Cessò di vivere nel novembre di quest'annoLandolfo VIprincipe di Benevento[Chronic. S. Sophiae apud Peregrinium.]; laonde Roberto Guiscardo duca, voglioso anche di questa conquista, si portò all'assedio di quella città. Se poi meritano fede gl'imbrogliati Annali pisani[Annali Pisani, tom. 6 Rer. Ital.], quel popolo unito co' Genovesi, passato in Africa, vi preseduas magnificas civitates Almadiam et Sibiliam in die sancti Sixti. Io so bene che una Siviglia è in Ispagna. Che un'altra ne fosse in Africa, non l'ho per anche letto. Il Tronci[Tronci, Annali Pisani.]ne parla all'anno 1087, e dice che presero le città diDamiatoe diLibia: tutte notizie che mancano di sicuri fondamenti. Veggasi l'anno 1088, al quale si dee riferire sì fatta impresa.

Secondo il concerto, s'era messo in viaggio ilpontefice Gregoriocon disegno d'andare alla dieta già intimata da tenersi in Augusta nel principio di febbraio di quest'anno[Lambert. Schafnaburgensis, in Chronico. Cardinal. de Arag., in Vita Gregorii VII.]. Uno dei più atroci verni che mai sieno stati, si provava allora in Lombardia. Contuttociò l'animoso pontefice si mise in viaggio, e, scortato dallacontessa Matilde, arrivò fino a Vercelli:quando eccoti nuova che ilre Arrigoera giunto in Piemonte. Infatti dopo incredibili patimenti aveva egli valicate le Alpi piene di ghiacci e nevi, e corso più volte pericolo della vita colla moglie e col figliuolo; ma per timore che passasse l'anno dopo la scomunica contra di lui fulminata, egli si espose ad ogni rischio e fatica, tantochè pervenne in Italia. Sparsasi la fama del suo arrivo, corsero a visitarlo ed onorarlo i vescovi simoniaci di Lombardia e i conti; ed in breve si vide alla sua corte un conflusso innumerabil di gente. Ora non sapendo il papa se Arrigo venisse o con buona o con cattiva intenzione, tenuto consiglio, giudicò bene di retrocedere e di ritirarsi colla contessa Matilda alla di lui inespugnabil rocca di Canossa sul Reggiano. Colà comparvero molti vescovi e laici di Germania, venuti per disastrose ed inusitate strade a chieder l'assoluzion della scomunica, e dopo qualche giorno di penitenza l'ottennero. Vi comparve ancor il re Arrigo, e fatta chiamar la contessa Matilde ad un abboccamento,eam precibus ac promissionibus oneratam ad papam transmisit, et cum ea socrum suam(Adelaide marchesana di Susa)filiumque ejus(Amedeo)Azzonem etiam marchionem(dal quale abbiam detto che discende la real casa di Brunswich e la ducale d'Este)et abbatem cluniacensem(Ugo),et alios nonnullos ex primis Italiae Principibus, quorum auctoritatem magni apud eum momenti esse non ambigebat, obsecrans, ut excomunicatione absolveretur, ne principibus teutonicis, qui ad accusandum eum stimulo invidiae magis quam zelo justitiae exarsissent, temere fides haberetur. Somma fatica si durò da tutti per muovere il papa a commiserazione ed accordo. Lasciossi in fine piegare, purchè Arrigo deponesse le regali insegne, e desse veri segni di pentimento. Seguì pertanto quella scena, che fece allora e dipoi grande strepito, e farallo anche nei secoli avvenire: cioè fu ammesso Arrigo entro la seconda cinta di muro di quellarocca, che tre ne avea. Quivi accompagnato da tutti, senza alcun segno dell'esser suo di re, con veste di lana, co' piè nudi, mentre un eccessivo freddo regnava sopra la terra, restò un giorno, e poi l'altro, ed anche il terzo, con farlo ivi digiunare sino alla sera. Tempo viene talvolta che la superbia, primo mobile dei regnanti, cede il trono all'interesse. Dopo i tre dì, e come scrive Donizone[Donizo, in Vita Mathild., lib. 2, cap. 1.]:

Ante dies septem, quam finem Janus haberet,Ante suam faciem concessit papa venireRegem, cum plantis nudis a frigore captis.

Ante dies septem, quam finem Janus haberet,

Ante suam faciem concessit papa venire

Regem, cum plantis nudis a frigore captis.

Cioè nel dì 25 di gennaio diede il papa udienza ad Arrigo, che prostrato a' suoi piedi, dimandò misericordia de' suoi falli. Celebrò il pontefice la messa, e presa la sacra ostia nelle mani, perchè i suoi nemici lo spacciavano per simoniacamente asceso al papato, si purgò da questa calunnia. Esibì ad Arrigo di fare altrettanto, s'egli si credeva innocente, e non reo di tante accuse prodotte contra di lui. Ma egli con varie scuse se ne guardò. Fu poscia al pranzo col pontefice, il quale lo avea ben assoluto della scomunica, ma con lasciare in sospeso l'affare del regno, e rimettere ai principi germanici e ad una dieta il decidere s'egli dovesse deporre la corona, oppure ritenerla. Dopo ciò il papa venne a Reggio, dove si trovavaGuiberto arcivescovodi Ravenna, il più maligno degli avversarii del papa, con gli altri vescovi simoniaci, aspettando il compimento delle promesse di Arrigo.

Convien ora sapere, essersi appena inteso in Lombardia come era passato il congresso del re col papa in Canossa[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.], che infinite mormorazioni ed insolenze si sparsero non men contra dello stesso pontefice, trattandolo da tiranno, da omicida, da simoniaco, quanto contra d'Arrigo, perchè sì vilmente si fosse suggettato ad un sì indegno trattamento. Fu proposto di creareCorradofigliuolo diArrigo, benchè di tenera età, re: tutti fuggivano, o vilipendevano Arrigo, e le città gli serravano le porte in faccia. Ora tra per questo, e perchè non già di buon cuore, ma per necessità de' suoi affari, egli avea fatta quella concordia col papa, se ne pentì egli ben presto. Gli stava a' fianchi il suddetto Guiberto con altri vescovi scomunicati, a' quali non fu difficile il fargli ritrattare il fatto, e ricominciar lo sprezzo delle condizioni già accettate, e la nemicizia col papa. In questa maniera ricuperò Arrigo a poco a poco la buona grazia de' vescovi e dei popoli della Lombardia[Paulus Benried., in Vita Greg. VII, c. 86.]. Ma non potè ottenere dal papa la licenza d'essere coronato re d'Italia colla corona ferrea in Monza. Riassunse nondimeno le insegne di re, benchè si fosse obbligato col papa di vivere in maniera privata, finchè in Germania fosse decisa la di lui causa. Un suo diploma da me pubblicato[Antiquit. Italic., Dissert. XXXI, pag. 948.]cel fa vedere in Pavia nel dì 3 d'aprile dell'anno presente. Se s'ha a credere a Donizone[Donizo, lib. 2, cap. 1.], egli tentò ancora di tirare il papa ad una conferenza, con disegno di prenderlo. Ma avvertitane la contessa Matilde, fece sventare la mina e condusse il papa alle montagne. Fece Arrigo prendere ancheGeraldo vescovod'Ostia, mandato dal papa per suo legato a Milano. Di tutto questo andò avviso in Germania. Non volle poi Arrigo portarsi alla dieta intimata a Forcheim, come avea data parola. Vi si trovarono bensì i legati del papa, e quivi i duchiRidolfo, Guelfo e Bertoldo, gli arcivescovi di Magonza e di Maddeburgo, e i vescovi di Virtzburg, di Metz e di altre chiese, i quali trattarono della maniera di restituir la pace, come essi credevano, o almen desideravano, alla Germania; e fu risoluto di creare un nuovo re[Bruno, Histor., Bell. Saxon.]. Fu dunque elettoRidolfo ducadi Suevia, tuttochè egli resistesse un pezzoad accettar questa pericolosa dignità. A buon conto nello stesso giorno della sua consecrazione, che fu il dì 26 di marzo dell'anno presente[Bertholdus, Constantiensis, in Chron.], si sollevò contra di lui una sedizione in Magonza. Quel che è più strano, apparisce dalle lettere di papa Gregorio[Gregor. VII, lib. 4, Epistol. 23, 24, 28.]che esso pontefice non approvò l'elezion di Ridolfo, e si riserbò la conoscenza di tal causa, per decidere a chi de' due contendenti fosse dovuta la corona; del che poi fece gravi doglianze la fazione d'esso Ridolfo, scrivendone al medesimo papa. Ricorse in questi tempi Arrigo al medesimo pontefice, implorando il suo aiuto contra di Ridolfo usurpatore della corona. Ebbe per risposta, che non si potea soddisfarlo, mentre esso Arrigo teneva tuttavia prigione s. Pietro nel suo legatoGeraldo, il quale poi diede fine alle sue miserie, chiamato da Dio a miglior vita sul principio di dicembre dell'anno presente. Ora il pontefice, dopo essersi fermato per tutto giugno in Bibianello, Carpineto e Carpi, terre del Reggiano, allora della contessa Matilde, e in Figheruolo sul Po; chiarito abbastanza che l'animo di Arrigo, lungi dall'essersi mutato, era disposto a far peggio, s'incamminò per la Toscana alla volta di Roma. Il re Arrigo anch'egli seppe trovar via di penetrare in Germania, dove raunato un picciolo esercito, cominciò la guerra contra del nuovo re Ridolfo[Bertholdus, Constantiensis, in Chron.]. Morì nel dì 14 di dicembre in quest'anno l'imperadrice Agnesesua madre in Roma, lasciando dopo di sè il concetto di molta pietà e prudenza. Mancarono anche in questo anno di vitaSigeardo patriarcad'Aquileia (a cui fu surrogatoArrigocanonico d'Augusta) edImbricone vescovod'Augusta, fautore di Arrigo. Ma quel che dovette far più rumore, fu la morte diGregoriovescovo di Vercelli, cancelliere in Italia d'esso re. Aveva egli intimata una dieta del regno da tenersi ne' pratidi Roncaglia circa il dì primo di maggio dell'anno avvenire, con disegno, se mai potea, di deporre il papa; ma una morte improvvisa prima di quel dì troncò le sue trame, e senza lasciargli tempo di penitenza.

Secondo Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.], in quest'annoRoberto Guiscardoduca di Puglia fece l'acquisto importante della città e del principato di Salerno. Ma per conto dell'anno è da maravigliarsi come cotanto discordino fra loro gli scrittori. L'anonimo casinense[Anonymus Casinens., in Chron.]accenna questo fatto all'anno 1075; Romoaldo salernitano[Romualdus Salernit., in Chron.]all'anno 1076. Quantunque io non vegga stabili nella lor cronologia questi autori, forse per difetto de' loro testi alterati dai copisti, pure stimo più verisimile che all'anno presente s'abbiano da riferir tali avvenimenti, per le ragioni che andremo adducendo. Erano in questi tempi gli Amalfitani sottoGisolfo principedi Salerno[Guillelmus Apulus, lib. 3.], ed aggravati da lui oltre il dovere e costume con dei tributi. Ricorsero essi a Roberto Guiscardo, che a bocca aperta stava aspettando l'opportunità e uno specioso pretesto per insignorirsi di quel nobile paese. Avendo egli presa ben volentieri la lor protezione, fece con ambasciata sapere a Gisolfo suo cognato che trattasse più umanamente quel popolo. Sdegnosamente gli rispose Gisolfo. Allora Roberto, che avea delle nimicizie conRiccardo I principedi Capoa, stabilì con esso lui pace, e fra le condizioni gl'impose di aiutarlo nell'impresa di Salerno. Infatti amendue colle lor forze e colle macchine militari posero l'assedio a Salerno per terra e per mare. Abbiamo da Pietro diacono[Petrus Diaconus, Chron. Casin., tom. 3, cap. 45.]continuator dell'Ostiense, che presentita questa guerra papa Gregorio, che amava non poco Gisolfo, gli spedìDesiderio abbatedi Monte Casino per esortarlo atrattar di pace; ma che Gisolfo neppur gli volle dare risposta. Dappoichè fu intrapreso l'assedio, tornò l'abbate casinense, e fatto abboccar Riccardo principe di Capoa con Gisolfo, gli consigliarono tutti di venire a concordia col duca Roberto. Egli più che mai pertinace nulla si curò del loro parere. Crebbe la fame nell'assediata città a tal segno, che il povero popolo si ridusse a cibarsi delle carni più immonde; e non potendo più reggere, aprirono le porte ai Normannioctavi tempore mensis. Ritirossi il principe Gisolfo nella torre o rocca fortissima, fabbricata sulla cima del monte. Stretto ancor ivi, finalmente fu forzato a rendersi a patti di buona guerra, ed ebbe la libertà d'andarsene. Soggiunge Pietro diacono che papa Gregorio il fece governatore della Campania. Dopo la presa di questa città, ch'era allora delle più belle e deliziose d'Italia, e celebre spezialmente per la scuola della medicina, colà per questo concorrendo anche gli oltramontani bisognosi di guarigione, il duce Roberto vi fece fabbricar nella pianura un castello inespugnabile. Anche nella Cronichetta amalfitana[Antiquit. Ital., tom. 1, pag. 214.]l'acquisto di Salerno è attribuito all'anno presente. Diedesi ad esso duca anche Amalfi, città allora mercantile al sommo, piena d'oro, piena di popolo e di navi. Di essa così scrive Guglielmo pugliese[Guillelmus Apulus, lib. 3.]:

Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbeRegis et Antiochi. Haec (ratibus) freta plurima transit.Hic (an heic?) Arabes, Indi, Siculi noscuntur et Afri:Haec gens est totum prope nobilitata per orbem,Et mercanda ferens, et amans mercata referre.

Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbe

Regis et Antiochi. Haec (ratibus) freta plurima transit.

Hic (an heic?) Arabes, Indi, Siculi noscuntur et Afri:

Haec gens est totum prope nobilitata per orbem,

Et mercanda ferens, et amans mercata referre.

Gaufredo Malaterra[Gaufridus Malaterra, lib. 3, cap. 3.]aggiugne che nel tempo medesimo dell'assedio di Salerno il duca Roberto entrò in possesso d'Amalfi, ed ebbe al suo servigio parte degli stessi Amalfitani contra di Salerno. Meritano ben più fede tali autori, che laCronichetta amalfitana, in cui all'anno 1074 è riferita la presa di Amalfi, con dirsi ivi ancora, che essendo mortoSergio ducadi quella città, gli succedetteGiovannisuo figlio, ma per poco tempo, perchè ne fu spogliato da Roberto Guiscardo.

Abbiamo ancora dal suddetto Malaterra che in quest'anno ilconte Ruggieriassediò per mare e per terra in Sicilia la città di Trapani, e la forzò alla resa. Veggonsi varii atti di Arrigo IV e dei suoi ministri, prima ch'egli tornasse in Germania. Cioè confermò egli al monistero di san Salvatore di Pavia i suoi beni[Bullar. Casinense, tom. 2, Constit. CXIV.],III nonas aprilis anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi MLXXVII, Indictione XV, anno autem ordinationis quidem domni Henrici quarti regis XXVI, regni vero XXIV. Actum Papiae. Trovavasi egli in PiacenzaXIII kalendas martii, dove tenne un placito[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1, Append.], e giudicò in favore di quella cattedrale. Probabile è ancora che appartenga a quest'anno il diploma da me dato alla luce[Antichità Estensi, P. I, cap. 7.], in cui confermaUgoni et Fulchoni germanis, Aczonis marchionis filiis, cioè delmarchese Azzo IIprogenitore dei principi estensi, i loro Stati posti nei contadi diGavello, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Cremona, Parma, Lunigiana, Arezzo, Lucca, Pisa, Piacenza, Modena e Tortona; fra' quali specialmente vengono annoveratiEste, Rovigo, Montagnana, Casal Maggioredel Cremonese,Pontremolidella Lunigiana, e la terraObertengain Toscana, de' quali Stati ho io abbastanza favellato nelle Antichità estensi. Tre placiti ancora tenuti dai suoi ministri in Verona e in Padova si trovano da me pubblicati nelle Antichità italiche[Antiquit. Ital., Dissert. IX et XXXI.]. Ma quel che è più glorioso per la nobilissima casa d'Este, in quest'anno (s'io ben mi appongo) Roberto Guiscardo duca, dopo aver maritata, come già accennammo, una figliuola nell'imperadord'Oriente, un'altra ne diede adUgofigliuolo del sopraddetto marchese Azzo. Ne fa menzione Guglielmo pugliese[Guillelmus Apulus, lib. 3 Poemat.]con dire che dopo la presa di Salerno venne il duca alla città di Troia, e che fermatosi ivi,

Nobilis advenit lombardus Marchio quidam,Nobilibus patriae multis comitantibus illum;Axo vocatus erat. Secum deduxit HugonemIllustrem natum. Ducis ut filia deturExigit, in sponsam. Comites, proceresque vocariQuoque facit super his dux consulturus ab urbe.Horum consiliis Roberti filia natoTraditur Axonis, ec.

Nobilis advenit lombardus Marchio quidam,

Nobilibus patriae multis comitantibus illum;

Axo vocatus erat. Secum deduxit Hugonem

Illustrem natum. Ducis ut filia detur

Exigit, in sponsam. Comites, proceresque vocari

Quoque facit super his dux consulturus ab urbe.

Horum consiliis Roberti filia nato

Traditur Axonis, ec.

Poscia aggiugne che si fecero di gran feste e conviti per quelle nozze, e che Roberto sollecitò tutti i suoi baroni a regalar gli sposi: il che non essendo stato praticato nelle nozze della precedente figliuola, rattristò quei nobili. Tuttavia contribuirono tutti, e molto più fece egli.

Iis generum donans, addens sua, classe parataAd sua cum magno, patremque remisit honore.

Iis generum donans, addens sua, classe parata

Ad sua cum magno, patremque remisit honore.

In qual credito fosse allora la casa di Este, si può abbastanza dedurre anche da questo. Cessò di vivere nel novembre di quest'annoLandolfo VIprincipe di Benevento[Chronic. S. Sophiae apud Peregrinium.]; laonde Roberto Guiscardo duca, voglioso anche di questa conquista, si portò all'assedio di quella città. Se poi meritano fede gl'imbrogliati Annali pisani[Annali Pisani, tom. 6 Rer. Ital.], quel popolo unito co' Genovesi, passato in Africa, vi preseduas magnificas civitates Almadiam et Sibiliam in die sancti Sixti. Io so bene che una Siviglia è in Ispagna. Che un'altra ne fosse in Africa, non l'ho per anche letto. Il Tronci[Tronci, Annali Pisani.]ne parla all'anno 1087, e dice che presero le città diDamiatoe diLibia: tutte notizie che mancano di sicuri fondamenti. Veggasi l'anno 1088, al quale si dee riferire sì fatta impresa.


Back to IndexNext