MLXXX

MLXXXAnno diCristoMLXXX. IndizioneIII.Gregorio VIIpapa 8.Arrigo IVre di Germania e d'Italia 25.Crebbero in quest'anno gli affanni alla Germania e all'Italia per la funestissima guerra insorta fra il sacerdozio e fra i due emuli reArrigoeRidolfo. Il primo, figurandosi di trovar a dormire i Sassoni, nel dì 27 di gennaio dell'anno presente andò colla sua armata ad assalirli[Bertholdus Constant., in Chron. Bruno, Hist. Bell. Saxon.]. Si fece un sanguinoso fatto d'armi, in cui (che che ne dica la Cronica augustana) fu obbligato ad una vergognosa fuga Arrigo con tutti i suoi. Ridolfo ne spedì per mezzo dei suoi legati a Roma la lieta nuova, ed insieme fece esporre le doglianze sue contra di Arrigo, che sempre più sconvolgeva e desolava la Germania, e mostravasi disubbidiente al romano pontefice. Diedero motivo tali avvisi e lamenti apapa Gregoriodi apertamente dichiararsi in favore del re Ridolfo. Perciò nel concilio VII tenuto in Roma nel dì 9 di marzo, dopo avere rinnovate le scomuniche contra gli arcivescovi di Milano e di Ravenna, dichiarò legittimo re del regno germanico Ridolfo, e fulminò la scomunica e la sentenza di deposizione contra di Arrigo, usando le più forti espressioni, per esprimere in ciò l'autorità dei sommi pontefici, e colla stessa franchezza dicendo:Ipse autem Henricus cum suis fautoribus in omni congressione belli nullas vires, nullamque in vita sua victoriam obtineat. Mandò esso papa a Ridolfo una corona d'oro, dove si leggeva questa iscrizione:PETRA DEDIT PETRO, PETRVS DIADEMA RODVLPHO.Essendo volata in Germania la nuova di questa risoluzione[Marianus Scotus, in Chron. Otto Frisigen., in Cron. Sigebertus, in Chron. et alii.], crebbe a dismisurala rabbia del re Arrigo, nè mancarono perversi consiglieri che il trassero all'ultimo degli eccessi. Fece egli pertanto raunare un conciliabolo di trenta vescovi scismatici, e di molti signori sì di Germania che d'Italia, suoi fautori, in Brixen, o sia Bressanone sul Tirolo, e gl'indusse con empia ed affatto irregolar procedura a dichiarar deposto Gregorio VII dal papato, e ad eleggere in suo luogoGuiberto arcivescovodi Ravenna, già più volte scomunicato, il quale assunse dipoi il nome diClemente III. Era costui cittadino di Parma di gran nobiltà, e da molti vien creduto della nobil casa di Correggio. Scrive Donizone[Donizo, in Vit. Mathild., lib. 1, cap. 1.]che di tre figliuoli di Sigefredo lucchese, ascendente della contessa Matilde,Fiunt Parmenses duo fratres, ambo potentes.Dat Guibertinam minimus, primus Baratinam,Progenies ambas grandes, et honore micantes.Da essa schiatta gibertina sembra che discendesse il suddetto antipapa. Aspirava da gran tempo alla cattedra di san Pietro esso Guiberto, uomo, quanto privo dello spirito ecclesiastico, altrettanto provveduto di mondana politica. Il primo de' suoi pensieri era l'ambizione, l'ultimo il timore di Dio. L'esaltazione di questo mal uomo succedette nel dì 25 di giugno. Nel decreto di tale elezione, rapportato dall'abbate urspergense[Urspergensis, in Chron.], si spacciarono non poche stomachevoli calunnie contra di papa Gregorio, suggerite da Ugo il Bianco cardinale scomunicato, e che si leggono anche nell'empia diceria delle scismatico Bennone. Scrisse dipoi Arrigo allo stesso Gregorio pontefice e al popolo romano lettere infami per avvisarli dell'idolo ch'egli avea introdotto nella casa di Dio. Fu inoltre spedito in Italia il novello antipapa, per tirare nel suo partito tutti i simoniaci e i nemici del vero papa; nè a lui fu difficile di trovarne molti e di mettere insieme un'armata.Il presentimento di questo colpo, e gliavvisi di quel che andava succedendo in Germania, quegli sproni dovettero essere che finalmente indussero e ad affrettarono papa Gregorio a rilasciare la sua severità contra diRoberto Guiscardo ducadi Puglia, Calabria e Sicilia, ed accordarsi con lui. Roberto anch'egli si trovava in qualche disordine per le molte città che gli s'erano ribellate, e gli era utile l'accomodarsi ai voleri del papa. Però il ponteficepost octavas Pentecostes, circa il dì 7 di giugno, siccome abbiamo detto di sopra, andossene ad Aquino[Cardinal de Aragon., in Vit. Gregor. VII.], accompagnato daGiordano principedi Capoa, e quivi riconciliatosi con Roberto, l'assolvè dalle censure, e diedegli l'investitura di tutti quegli Stati che gli erano stati conceduti da Niccolò II e da Alessandro II pontefici predecessori, con aggiugnere:De illa autem terra, quam injuste tenes, sicut est Salernus, et Amalfia, et pars Marchiae Firmanae, nunc te patienter sustineo in confidentia Dei omnipotentis et tuae bonitatis, ec. Probabilmente questo era stato il punto principale che avea fin qui ritardata la pace fra loro. Giurò all'incontro fedeltà ed omaggio al papa il duca Roberto, con promettere ancora di pagar ogni anno alla Chiesa romana dodici denari di moneta pavese per ogni paio di buoi di tutti i suoi Stati. Già s'è, a mio credere, assai dimostrato di sopra all'anno 1078 non sussistere l'opinione del padre Pagi, che tal riconciliazione seguisse nell'anno 1077, e star forte quella del Sigonio e del cardinal Baronio, da' quali fu riferita al presente anno 1080. Aggiungo ora, che gli atti d'essa investitura e del giuramento di Roberto son posti fra le lettere del libro ottavo di Gregorio VII, che riguardano gli affari di quest'anno. E nella lettera settima d'esso libro il pontefice dà avviso a tutti i fedeli di aver parlatocum duce Roberto et Jordane, ceterisque potentioribus Nortmannorum principibus, che gli aveano promesso soccorso contra di ognuno in difesa della Chiesa romana,con palesar eziandio la risoluzione presa di marciare con un'armata contra di Ravenna, per liberar quella chiesa e città dalle mani dell'empio Guiberto, già alzato dalla perfidia al sacrilego grado di antipapa. Finalmente abbiamo dalla Cronichetta normannica da me pubblicata[Chron. Normann., tom. 5 Rer. Ital., p. 278.], cheanno MLXXX Robertus dux amicatus est cum Gregorio papa in mense junio, et confirmata fuit ab illo omnis terra, quam habebat Robertus dux in Apulia, Calabria et Sicilia. Guglielmo pugliese anch'egli narra[Guillelm. Apulus, Poemat., lib. 4.]sotto il presente anno la concordia suddetta; anzi la fa succeduta dopo la morte del re Ridolfo: nel che egli s'inganna. Dalla stessa Cronichetta abbiamo che il duca Roberto nell'aprile di quest'anno ricuperò la città di Taranto e Castellaneta. Presentossi ancora coll'esercito sotto Bari, e colla fuga di Petronio conte tornò ad impadronirsene. Fece anche lo stesso della città di Trani. Notizie tutte confermate da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]e dall'Anonimo barense[Anonymus Barensis, apud Peregrin.]. Era già stato, siccome accennai, daNiceforo Botoniataprecipitato dal trono imperiale d'OrienteMichele ParapinacioconCostantinosuo figliuolo, e genero del duca Roberto, ed obbligato a prendere l'abito di monaco. Una curiosa scena avvenne in quest'anno. Eccoti comparire in Puglia davanti il duca Roberto un uomo vilmente vestito, che si spaccia per Michele imperator deposto, e chiede aiuto contro l'occupator dell'imperio, spezialmente rappresentando che la sua rovina era proceduta dalla parentela contratta con esso Roberto, principe troppo odiato da' Greci. Fu accolto con grande onore, vestito di abiti imperiali, e trionfalmente condotto per la città. Credette, o mostrò di credere il duca Roberto che costui veramente fosse il deposto Michele. Anna Comnena[Anna Comnena, in Alexiad., lib. 1.]sostiene nella sua Storiache questa fu una finzione, procurata da Roberto stesso, principe che in astuzie politiche non avea pari, per prendere da ciò pretesto di assalire la monarchia dei Greci. Gaufredo Malaterra[Gaufrid. Malaterra, lib. 3, cap. 13.], tuttochè Normanno, pure anch'egli inclina a credere che questo Michele fosse un tiro di politica e una fantasima atta a commuovere i popoli alle imprese che Roberto, sbrigato dalle guerre civili, andava già macchinando, e alle quali cominciò nell'anno presente a prepararsi. Da una lettera di papa Gregorio[Gregor. VII, lib. 8, Epist. 6.]si scorge che anche a lui fu fatta credere la venuta in Italia dell'Augusto Michele. Il Malaterra suddetto mette la comparsa di questo fantoccio nell'anno 1077, ma i più nell'anno presente 1080, nel quale comparve in SiciliaRaimondo conte di Provenzaa chiedere per moglieMatildafigliuola primogenita delconte Ruggieri. Furono con gioiosa solennità celebrate quelle nozze, e lo sposo contento condusse la moglie alle sue contrade. Ebbero maniera i Saraceni di rientrare in questo anno nella città di Catania per tradimento di Bencimino governator d'essa, musulmano di professione, ma creduto di gran fede da Ruggieri. Udita questa dispiacevol nuova, non perdè tempoGiordanofigliuolo del conte Ruggieri ad accorrere colà con un piccolo corpo di cavalleria. Trovò schierati i Saraceni sotto quella città, gli assalì con incredibil valore, e talmente li riempiè di terrore, che, non credendosi sicuri neppure nella città, l'abbandonarono con ritirarsi in Siracusa.Intanto in Germania avvenne una terribile mutazion di cose[Marianus Scotus, in Chron. Bertholdus Constant., in Chron. Bruno, Hist. Bell. Saxon. et alii.]. Nel dì 15 di ottobre seguì la quarta battaglia campale fra i due reArrigoeRidolfo. Gran varietà si truova fra gli scrittori nella descrizion di essa, chi sostenendo che furono messi in fuga i Sassoni, e chi essersidichiarata la vittoria per loro. Quel che è certo, in quel conflitto restò mortalmente ferito, e di lì a non molto morì ilre Ridolfo. L'autore della Vita di Arrigo IV presso il Reubero[Auctor. Vit. Henrici IV, apud Reuberum.]pretende ch'egli fosse ucciso da' suoi medesimi soldati, guadagnati con danaro del re Arrigo. Questo colpo sconcertò sommamente gli affari della lega cattolica non solo in Germania, ma anche in Italia, ed espose alle dicerie de' nemici il pontefice Gregorio VII. Se merita fede Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], avea predetto esso papa che in quest'anno sarebbe morto il falso re, intendendo di Arrigo, ma in vece sua finì di vivere il re Ridolfo. Potrebbe essere una favola; ma certo egli, scrivendo a tutti i fedeli[Gregor. VII, lib. 8, Epist. 7 et 9.], avea fatto loro sperare,nefandorum perturbationem merita ruina cito sedandam, et sanctae Ecclesiae pacem et securitatem (sicut de divina clementia confidentes promittimus) proxime stabiliendam. Si raccoglie lo stesso da altre sue lettere. Però fecero grande schiamazzo i partigiani di Arrigo per l'avvenimento tutto contrario alle promesse o speranze pontificie. Loro ha già risposto il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.], e meritano intorno a ciò d'esser lette anche le riflessioni dell'abbate Fleury[Fleury, Hist. Eccl., tom. 13, dans la Pref.]. A questo infausto accidente un altro se ne aggiunse in Italia. Risoluta la celebrecontessa Matildadi sostener gl'interessi del romano pontefice, e di tentare, secondo il concerto fatto, di cacciar da Ravenna l'antipapa Guiberto, avea raunate le sue forze nel territorio di Mantova, città allora a lei ubbidiente. Ma fu anche in armi quasi tutta la Lombardia in aiuto di Arrigo, e con un potente esercito si portò alla Volta, luogo del Mantovano[Bertold. Constantiensis, in Chron.]. Quivi vennero alle mani le due armate, e a quella della contessa toccò la rotta nel dì 15 di ottobre, cioè nel giorno stesso in cui seguì l'altro infelice conflittodella Germania, dove il re Ridolfo perdè la vita. Leggesi parimente nella Vita di Gregorio VII[Cardinal. de Aragon., Vit. Gregor. VII, part. I, tom. 3 Rer. Italic.], che dopo la morte di Ridolfoevolutis paucis diebus, Henricus filius ejus(di Arrigo IV)cum exercitu llustris comitissae Mathildis pugnavit. Et quia, sicut fieri solet, varius est eventus belli, victoriam habuit. Che Enrico, ossia Arrigo, sia questo figliuolo del re Arrigo IV, non truovo io scrittore che me l'additi.Forse quello(dice il Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.]),che senza nome presso Donizone morì poi nell'assedio di Montebello. Certamente non fu Arrigo V, poscia imperadore, perchè si crede nato solamente nell'anno seguente. A me è ignoto se Arrigo IV avesse de' figliuoli bastardi. Nondimeno improbabil cosa non sarebbe che ne avesse avuto. Fece in quest'anno la suddetta contessa Matilde una donazione al monistero di san Prospero, oggidì di san Pietro, dei Benedettini di Reggio. La carta fu scritta[Antiquit. Italic., Dissert. XXII.]anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi millesimo octuagesimo, die IX mensis decembris, Indictione tertia. L'indizione corre qui sino al fine dell'anno; ma potrebbe dubitarsi che fosse qui adoperato l'anno pisano, e che lo strumento appartenesse all'anno precedente, nel cui settembre cominciò a correre l'Indizione III. Tenne inoltre essa contessa un placito in Corneto, terra del contado di Toscanella[Mabill., Annal. Benedict.],VII kalendas aprilis, Indictione III, dove decise la lite d'una chiesa in favore diBerardo abbatedi Farfa.

Crebbero in quest'anno gli affanni alla Germania e all'Italia per la funestissima guerra insorta fra il sacerdozio e fra i due emuli reArrigoeRidolfo. Il primo, figurandosi di trovar a dormire i Sassoni, nel dì 27 di gennaio dell'anno presente andò colla sua armata ad assalirli[Bertholdus Constant., in Chron. Bruno, Hist. Bell. Saxon.]. Si fece un sanguinoso fatto d'armi, in cui (che che ne dica la Cronica augustana) fu obbligato ad una vergognosa fuga Arrigo con tutti i suoi. Ridolfo ne spedì per mezzo dei suoi legati a Roma la lieta nuova, ed insieme fece esporre le doglianze sue contra di Arrigo, che sempre più sconvolgeva e desolava la Germania, e mostravasi disubbidiente al romano pontefice. Diedero motivo tali avvisi e lamenti apapa Gregoriodi apertamente dichiararsi in favore del re Ridolfo. Perciò nel concilio VII tenuto in Roma nel dì 9 di marzo, dopo avere rinnovate le scomuniche contra gli arcivescovi di Milano e di Ravenna, dichiarò legittimo re del regno germanico Ridolfo, e fulminò la scomunica e la sentenza di deposizione contra di Arrigo, usando le più forti espressioni, per esprimere in ciò l'autorità dei sommi pontefici, e colla stessa franchezza dicendo:Ipse autem Henricus cum suis fautoribus in omni congressione belli nullas vires, nullamque in vita sua victoriam obtineat. Mandò esso papa a Ridolfo una corona d'oro, dove si leggeva questa iscrizione:

PETRA DEDIT PETRO, PETRVS DIADEMA RODVLPHO.

PETRA DEDIT PETRO, PETRVS DIADEMA RODVLPHO.

Essendo volata in Germania la nuova di questa risoluzione[Marianus Scotus, in Chron. Otto Frisigen., in Cron. Sigebertus, in Chron. et alii.], crebbe a dismisurala rabbia del re Arrigo, nè mancarono perversi consiglieri che il trassero all'ultimo degli eccessi. Fece egli pertanto raunare un conciliabolo di trenta vescovi scismatici, e di molti signori sì di Germania che d'Italia, suoi fautori, in Brixen, o sia Bressanone sul Tirolo, e gl'indusse con empia ed affatto irregolar procedura a dichiarar deposto Gregorio VII dal papato, e ad eleggere in suo luogoGuiberto arcivescovodi Ravenna, già più volte scomunicato, il quale assunse dipoi il nome diClemente III. Era costui cittadino di Parma di gran nobiltà, e da molti vien creduto della nobil casa di Correggio. Scrive Donizone[Donizo, in Vit. Mathild., lib. 1, cap. 1.]che di tre figliuoli di Sigefredo lucchese, ascendente della contessa Matilde,

Fiunt Parmenses duo fratres, ambo potentes.Dat Guibertinam minimus, primus Baratinam,Progenies ambas grandes, et honore micantes.

Fiunt Parmenses duo fratres, ambo potentes.

Dat Guibertinam minimus, primus Baratinam,

Progenies ambas grandes, et honore micantes.

Da essa schiatta gibertina sembra che discendesse il suddetto antipapa. Aspirava da gran tempo alla cattedra di san Pietro esso Guiberto, uomo, quanto privo dello spirito ecclesiastico, altrettanto provveduto di mondana politica. Il primo de' suoi pensieri era l'ambizione, l'ultimo il timore di Dio. L'esaltazione di questo mal uomo succedette nel dì 25 di giugno. Nel decreto di tale elezione, rapportato dall'abbate urspergense[Urspergensis, in Chron.], si spacciarono non poche stomachevoli calunnie contra di papa Gregorio, suggerite da Ugo il Bianco cardinale scomunicato, e che si leggono anche nell'empia diceria delle scismatico Bennone. Scrisse dipoi Arrigo allo stesso Gregorio pontefice e al popolo romano lettere infami per avvisarli dell'idolo ch'egli avea introdotto nella casa di Dio. Fu inoltre spedito in Italia il novello antipapa, per tirare nel suo partito tutti i simoniaci e i nemici del vero papa; nè a lui fu difficile di trovarne molti e di mettere insieme un'armata.

Il presentimento di questo colpo, e gliavvisi di quel che andava succedendo in Germania, quegli sproni dovettero essere che finalmente indussero e ad affrettarono papa Gregorio a rilasciare la sua severità contra diRoberto Guiscardo ducadi Puglia, Calabria e Sicilia, ed accordarsi con lui. Roberto anch'egli si trovava in qualche disordine per le molte città che gli s'erano ribellate, e gli era utile l'accomodarsi ai voleri del papa. Però il ponteficepost octavas Pentecostes, circa il dì 7 di giugno, siccome abbiamo detto di sopra, andossene ad Aquino[Cardinal de Aragon., in Vit. Gregor. VII.], accompagnato daGiordano principedi Capoa, e quivi riconciliatosi con Roberto, l'assolvè dalle censure, e diedegli l'investitura di tutti quegli Stati che gli erano stati conceduti da Niccolò II e da Alessandro II pontefici predecessori, con aggiugnere:De illa autem terra, quam injuste tenes, sicut est Salernus, et Amalfia, et pars Marchiae Firmanae, nunc te patienter sustineo in confidentia Dei omnipotentis et tuae bonitatis, ec. Probabilmente questo era stato il punto principale che avea fin qui ritardata la pace fra loro. Giurò all'incontro fedeltà ed omaggio al papa il duca Roberto, con promettere ancora di pagar ogni anno alla Chiesa romana dodici denari di moneta pavese per ogni paio di buoi di tutti i suoi Stati. Già s'è, a mio credere, assai dimostrato di sopra all'anno 1078 non sussistere l'opinione del padre Pagi, che tal riconciliazione seguisse nell'anno 1077, e star forte quella del Sigonio e del cardinal Baronio, da' quali fu riferita al presente anno 1080. Aggiungo ora, che gli atti d'essa investitura e del giuramento di Roberto son posti fra le lettere del libro ottavo di Gregorio VII, che riguardano gli affari di quest'anno. E nella lettera settima d'esso libro il pontefice dà avviso a tutti i fedeli di aver parlatocum duce Roberto et Jordane, ceterisque potentioribus Nortmannorum principibus, che gli aveano promesso soccorso contra di ognuno in difesa della Chiesa romana,con palesar eziandio la risoluzione presa di marciare con un'armata contra di Ravenna, per liberar quella chiesa e città dalle mani dell'empio Guiberto, già alzato dalla perfidia al sacrilego grado di antipapa. Finalmente abbiamo dalla Cronichetta normannica da me pubblicata[Chron. Normann., tom. 5 Rer. Ital., p. 278.], cheanno MLXXX Robertus dux amicatus est cum Gregorio papa in mense junio, et confirmata fuit ab illo omnis terra, quam habebat Robertus dux in Apulia, Calabria et Sicilia. Guglielmo pugliese anch'egli narra[Guillelm. Apulus, Poemat., lib. 4.]sotto il presente anno la concordia suddetta; anzi la fa succeduta dopo la morte del re Ridolfo: nel che egli s'inganna. Dalla stessa Cronichetta abbiamo che il duca Roberto nell'aprile di quest'anno ricuperò la città di Taranto e Castellaneta. Presentossi ancora coll'esercito sotto Bari, e colla fuga di Petronio conte tornò ad impadronirsene. Fece anche lo stesso della città di Trani. Notizie tutte confermate da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]e dall'Anonimo barense[Anonymus Barensis, apud Peregrin.]. Era già stato, siccome accennai, daNiceforo Botoniataprecipitato dal trono imperiale d'OrienteMichele ParapinacioconCostantinosuo figliuolo, e genero del duca Roberto, ed obbligato a prendere l'abito di monaco. Una curiosa scena avvenne in quest'anno. Eccoti comparire in Puglia davanti il duca Roberto un uomo vilmente vestito, che si spaccia per Michele imperator deposto, e chiede aiuto contro l'occupator dell'imperio, spezialmente rappresentando che la sua rovina era proceduta dalla parentela contratta con esso Roberto, principe troppo odiato da' Greci. Fu accolto con grande onore, vestito di abiti imperiali, e trionfalmente condotto per la città. Credette, o mostrò di credere il duca Roberto che costui veramente fosse il deposto Michele. Anna Comnena[Anna Comnena, in Alexiad., lib. 1.]sostiene nella sua Storiache questa fu una finzione, procurata da Roberto stesso, principe che in astuzie politiche non avea pari, per prendere da ciò pretesto di assalire la monarchia dei Greci. Gaufredo Malaterra[Gaufrid. Malaterra, lib. 3, cap. 13.], tuttochè Normanno, pure anch'egli inclina a credere che questo Michele fosse un tiro di politica e una fantasima atta a commuovere i popoli alle imprese che Roberto, sbrigato dalle guerre civili, andava già macchinando, e alle quali cominciò nell'anno presente a prepararsi. Da una lettera di papa Gregorio[Gregor. VII, lib. 8, Epist. 6.]si scorge che anche a lui fu fatta credere la venuta in Italia dell'Augusto Michele. Il Malaterra suddetto mette la comparsa di questo fantoccio nell'anno 1077, ma i più nell'anno presente 1080, nel quale comparve in SiciliaRaimondo conte di Provenzaa chiedere per moglieMatildafigliuola primogenita delconte Ruggieri. Furono con gioiosa solennità celebrate quelle nozze, e lo sposo contento condusse la moglie alle sue contrade. Ebbero maniera i Saraceni di rientrare in questo anno nella città di Catania per tradimento di Bencimino governator d'essa, musulmano di professione, ma creduto di gran fede da Ruggieri. Udita questa dispiacevol nuova, non perdè tempoGiordanofigliuolo del conte Ruggieri ad accorrere colà con un piccolo corpo di cavalleria. Trovò schierati i Saraceni sotto quella città, gli assalì con incredibil valore, e talmente li riempiè di terrore, che, non credendosi sicuri neppure nella città, l'abbandonarono con ritirarsi in Siracusa.

Intanto in Germania avvenne una terribile mutazion di cose[Marianus Scotus, in Chron. Bertholdus Constant., in Chron. Bruno, Hist. Bell. Saxon. et alii.]. Nel dì 15 di ottobre seguì la quarta battaglia campale fra i due reArrigoeRidolfo. Gran varietà si truova fra gli scrittori nella descrizion di essa, chi sostenendo che furono messi in fuga i Sassoni, e chi essersidichiarata la vittoria per loro. Quel che è certo, in quel conflitto restò mortalmente ferito, e di lì a non molto morì ilre Ridolfo. L'autore della Vita di Arrigo IV presso il Reubero[Auctor. Vit. Henrici IV, apud Reuberum.]pretende ch'egli fosse ucciso da' suoi medesimi soldati, guadagnati con danaro del re Arrigo. Questo colpo sconcertò sommamente gli affari della lega cattolica non solo in Germania, ma anche in Italia, ed espose alle dicerie de' nemici il pontefice Gregorio VII. Se merita fede Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], avea predetto esso papa che in quest'anno sarebbe morto il falso re, intendendo di Arrigo, ma in vece sua finì di vivere il re Ridolfo. Potrebbe essere una favola; ma certo egli, scrivendo a tutti i fedeli[Gregor. VII, lib. 8, Epist. 7 et 9.], avea fatto loro sperare,nefandorum perturbationem merita ruina cito sedandam, et sanctae Ecclesiae pacem et securitatem (sicut de divina clementia confidentes promittimus) proxime stabiliendam. Si raccoglie lo stesso da altre sue lettere. Però fecero grande schiamazzo i partigiani di Arrigo per l'avvenimento tutto contrario alle promesse o speranze pontificie. Loro ha già risposto il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Ecclesiast.], e meritano intorno a ciò d'esser lette anche le riflessioni dell'abbate Fleury[Fleury, Hist. Eccl., tom. 13, dans la Pref.]. A questo infausto accidente un altro se ne aggiunse in Italia. Risoluta la celebrecontessa Matildadi sostener gl'interessi del romano pontefice, e di tentare, secondo il concerto fatto, di cacciar da Ravenna l'antipapa Guiberto, avea raunate le sue forze nel territorio di Mantova, città allora a lei ubbidiente. Ma fu anche in armi quasi tutta la Lombardia in aiuto di Arrigo, e con un potente esercito si portò alla Volta, luogo del Mantovano[Bertold. Constantiensis, in Chron.]. Quivi vennero alle mani le due armate, e a quella della contessa toccò la rotta nel dì 15 di ottobre, cioè nel giorno stesso in cui seguì l'altro infelice conflittodella Germania, dove il re Ridolfo perdè la vita. Leggesi parimente nella Vita di Gregorio VII[Cardinal. de Aragon., Vit. Gregor. VII, part. I, tom. 3 Rer. Italic.], che dopo la morte di Ridolfoevolutis paucis diebus, Henricus filius ejus(di Arrigo IV)cum exercitu llustris comitissae Mathildis pugnavit. Et quia, sicut fieri solet, varius est eventus belli, victoriam habuit. Che Enrico, ossia Arrigo, sia questo figliuolo del re Arrigo IV, non truovo io scrittore che me l'additi.Forse quello(dice il Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 1.]),che senza nome presso Donizone morì poi nell'assedio di Montebello. Certamente non fu Arrigo V, poscia imperadore, perchè si crede nato solamente nell'anno seguente. A me è ignoto se Arrigo IV avesse de' figliuoli bastardi. Nondimeno improbabil cosa non sarebbe che ne avesse avuto. Fece in quest'anno la suddetta contessa Matilde una donazione al monistero di san Prospero, oggidì di san Pietro, dei Benedettini di Reggio. La carta fu scritta[Antiquit. Italic., Dissert. XXII.]anno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi millesimo octuagesimo, die IX mensis decembris, Indictione tertia. L'indizione corre qui sino al fine dell'anno; ma potrebbe dubitarsi che fosse qui adoperato l'anno pisano, e che lo strumento appartenesse all'anno precedente, nel cui settembre cominciò a correre l'Indizione III. Tenne inoltre essa contessa un placito in Corneto, terra del contado di Toscanella[Mabill., Annal. Benedict.],VII kalendas aprilis, Indictione III, dove decise la lite d'una chiesa in favore diBerardo abbatedi Farfa.


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