MLXXXIII

MLXXXIIIAnno diCristoMLXXXIII. IndizioneVI.GregorioVII papa 11.ArrigoIV re di Germania e d'Italia 28.In quest'anno ancora per la terza volta ritornò ilre Arrigosotto Roma con isperanza d'entrarvi un giorno colla forza, o almeno con intenzione di stancare i Romani e d'indurli a qualche capitolazione[Berthold. Constantiensis, in Chron.]. Fece alzare un castello in faccia alla città leonina, che infestava molto i Romani difensori d'essa città. Certamente s'ingannò Bertoldo da Costanza, autore per altro assai esatto di questi tempi, in credere che l'antipapa Guiberto fosse consecrato papa ed intronizzato nel presente anno. Ciò avvenne nell'anno seguente. Quand'anche Arrigo in questo anno si fosse impadronito del Vaticano, certamente non mise piede nella basilica lateranense, necessaria per intronizzare un papa. Vero è bensì ch'egli cominciò de' trattati segreti coi nobili romani, impiegando cogli uni l'oro, e l'ingorde promesse cogli altri, in maniera che, a riserva di Gisolfo principe di Salerno, essi convennero di far tenere al papa nel mese di novembre venturo un concilio, dove si dibattesse la causa del regno controverso,ed ognun si acquetasse alla determinazion di quella sacra assemblea. Promise Arrigo di lasciar libero a tutti il cammino per intervenirvi. Tornossene perciò egli in Lombardia, e fece venire a Ravenna il suo antipapa. Ma non mantenne poi la parola, perciocchè fece prigioni i legati de' principi tedeschi suoi nemici; trattenne inoltreOttone vescovodi Ostia, legato della santa Sede, e molti altri; impedì ancora cheUgo arcivescovodi Lione,Anselmo vescovodi Lucca eRinaldo vescovodi Como non potessero intervenire al concilio suddetto. Fu nondimeno celebrato esso concilio[Labbe, Concil., tom. 10.]nel dì 20 di novembre, e da tanti fu pregato il pontefice Gregorio, che s'astenne dallo scomunicar di nuovo Arrigo; ma con tal forza parlò della fede e morale cristiana, e della costanza necessaria nella persecuzione presente, che cavò le lagrime dagli occhi di tutti. Scomunicò soltanto chi aveva impedito quei che venivano a Roma[Card. de Aragon., in Vit. Gregor. VII.]. Molte istanze fecero i Romani, acciocchè egli accogliesse Arrigo senza esigere soddisfazione. Ma egli saldissimo negò di farlo, quando Arrigo non soddisfacesse per le offese fatte a Dio e alla Chiesa. Si venne allora in cognizione che essi Romani aveano nella state precedente contratta obbligazione con giuramento di fare in maniera che il papa gli desse la corona; e non volendola dare, ch'essi eleggerebbono un altro che gliela desse, con discacciare lo stesso Gregorio papa. Nè egli, nè i suoi familiari aveano fin qui potuto discoprir quest'arcano. Si ricorse dunque ad un sottil ripiego: cioè, che non avendo i Romani promesso di dare ad Arrigo la corona con solennità, poteano rispondere di esser pronti a fargliela dare dal papa, qualora il re desse segni di vero pentimento; se no, il pontefice con una fune gliene manderebbe giù una da castello Sant'Angelo. Nè l'uno, nè l'altro piacque ad Arrigo; e però i Romani protestarono di essere assoluti dalla lor promessa,e dal giuramento a lui fatto, e si unirono di nuovo a sostener papa Gregorio. In questi infelici tempi restarono pochissimi vescovi uniti al partito d'esso pontefice, e questi ancora, per la maggior parte cacciati dalle lor chiese. Il rifugio di tutti era allora la contessa Matilda. Arrigo tornato dipoi sotto Roma, celebrò il santo Nataleapud sanctum Petrum, come ha l'Urspergense[Urspergensis, in Chron.].Abbiamo da Pietro Diacono[Petrus Diacon., Chron. Casinens. lib. 3, cap. 30.]che esso Arrigo, dopo aver preso e distrutto il portico di san Pietro, scrisse aDesiderioinsigne abbate di Monte Casino, perchè venisse a trovarlo. Non sapendo l'abbate che titolo dargli, non gli rispose. Un'altra lettera più forte e minacciosa gli scrisse Arrigo, comandandogli di presentarsi a lui in Farfa. Rispose allora Desiderio assai cautamente, con addurre per sua scusa i pericoli del viaggio per cagion de' Normanni; e intanto significò a papa Gregorio quanto gli accadeva, per sapere come si avesse a regolare; ma Gregorio niuna risposta gli diede. Sopravvenute poi altre lettere più formidabili di Arrigo, che minacciavano la rovina del monistero, Desiderio andò fino ad Albano, e trattò conGiordano principedi Capoa, ma stando sempre saldo in non voler giurar fedeltà ad Arrigo, e ricevere dalle mani di lui la badia, benchè badia imperiale. Se Giordano non avesse smorzata l'ira di Arrigo, era questa per iscoppiare in danno del monistero. Ma mise egli sì buone parole, che Desiderio fu ammesso all'udienza del re. Alla istanza di prendere da lui il baston pastorale rispose, che quando la maestà sua avesse ricevuta la corona imperiale, allora esso abbate risolverebbe o di ricevere da lui la badia, o di rinunziarla. Ed essendosi fermato più giorni in corte, ebbe di gravi dispute coll'antipapa, e collo stesso vescovo d'Ostia ritenuto da Arrigo, intorno al valore deldecreto di papa Niccolò II, ch'essi voleano far valere, ed egli lo sosteneva per cosa ingiusta e pazzamente fatta, benchè fatta da un papa e da un numeroso concilio. Non finì la faccenda che Desiderio ottenne da Arrigo il diploma confermatorio dei beni del suo monistero con bolla d'oro, ed impetrata licenza, se ne tornò al suo monistero. Avrei volentieri veduto questo diploma per conoscere a qual anno veramente appartenga questo fatto. Ma o esso è perito, o il padre Gattola non giudicò bene di darlo alla luce nella Storia sua del monistero casinense. Erasi ribellata aRoberto Guiscardoduca la città di Canne. Sono concordi Guglielmo Pugliese[Guillelmus Apulus, lib. 4.], Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.], l'Anonimo Barense[Anonymus Barensis, apud Peregrin.]e Romoaldo Salernitano[Romualdus Salernit., Chron., tom. 7 Rer. Italic.]in scrivere che Roberto nel maggio dell'anno presente vi mise l'assedio. Presa poi nel mese di giugno, oppure nel dì 10 di luglio, quella terra, la distrusse affatto. Aggiugne esso Anonimo che il duca suddetto afflisse non poco il popolo di Bari con una esorbitante contribuzione loro imposta, e col carcerar molti di que' cittadini. E Lupo scrive che i Romani erano in procinto di darsi al re Arrigo: il che saputo da Roberto, inviò a Roma trentamila scudi d'oro, e coll'applicazione di questo rimedio tenne quell'anime venali attaccate al partito del papa e suo. Temeva egli, che prevalendo l'armi d'Arrigo, si volgessero poi contra delle sue conquiste. Nè si dee tacere che per testimonianza di Pietro Diacono,Giordano principedi Capoa provvide anch'egli a' suoi interessi con prendere dal re Arrigo l'investitura di quel principato, mediante lo sborso di gran quantità di danaro, adattandosi alle scabrose congiunture di questi tempi. Ma il monistero di Monte Casino, spettante al distretto del principatomedesimo, fu riserbato sotto il dominio, ossia sotto la protezione degli imperadori. Era restato in Albania al comando dell'armata normannicaBoamondo, prode figliuolo primogenito di Roberto Guiscardo. Anna Comnena scrive[Anna Comnena, lib. 5 Alexiad.]che egli occupò e fortificò la città di Giovannina. Venne l'imperador grecoAlessionel mese di maggio per opporsi ai di lui progressi, ma in due battaglie restò sconfitto. Avendo poi fatto calare in aiuto suo un possente corpo di Turchi, gli riuscì di sconfiggere i Romani che assediavano Larissa. Ricuperò anche la città di Castoria dianzi presa da Boamondo. In quest'anno, per attestato di Sicardo[Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Ital.], la contessa Matilda assediò Nonantola nel contado di Modena. È da credere che questo insigne monistero, per essere imperiale, seguitasse le parti del re Arrigo.

In quest'anno ancora per la terza volta ritornò ilre Arrigosotto Roma con isperanza d'entrarvi un giorno colla forza, o almeno con intenzione di stancare i Romani e d'indurli a qualche capitolazione[Berthold. Constantiensis, in Chron.]. Fece alzare un castello in faccia alla città leonina, che infestava molto i Romani difensori d'essa città. Certamente s'ingannò Bertoldo da Costanza, autore per altro assai esatto di questi tempi, in credere che l'antipapa Guiberto fosse consecrato papa ed intronizzato nel presente anno. Ciò avvenne nell'anno seguente. Quand'anche Arrigo in questo anno si fosse impadronito del Vaticano, certamente non mise piede nella basilica lateranense, necessaria per intronizzare un papa. Vero è bensì ch'egli cominciò de' trattati segreti coi nobili romani, impiegando cogli uni l'oro, e l'ingorde promesse cogli altri, in maniera che, a riserva di Gisolfo principe di Salerno, essi convennero di far tenere al papa nel mese di novembre venturo un concilio, dove si dibattesse la causa del regno controverso,ed ognun si acquetasse alla determinazion di quella sacra assemblea. Promise Arrigo di lasciar libero a tutti il cammino per intervenirvi. Tornossene perciò egli in Lombardia, e fece venire a Ravenna il suo antipapa. Ma non mantenne poi la parola, perciocchè fece prigioni i legati de' principi tedeschi suoi nemici; trattenne inoltreOttone vescovodi Ostia, legato della santa Sede, e molti altri; impedì ancora cheUgo arcivescovodi Lione,Anselmo vescovodi Lucca eRinaldo vescovodi Como non potessero intervenire al concilio suddetto. Fu nondimeno celebrato esso concilio[Labbe, Concil., tom. 10.]nel dì 20 di novembre, e da tanti fu pregato il pontefice Gregorio, che s'astenne dallo scomunicar di nuovo Arrigo; ma con tal forza parlò della fede e morale cristiana, e della costanza necessaria nella persecuzione presente, che cavò le lagrime dagli occhi di tutti. Scomunicò soltanto chi aveva impedito quei che venivano a Roma[Card. de Aragon., in Vit. Gregor. VII.]. Molte istanze fecero i Romani, acciocchè egli accogliesse Arrigo senza esigere soddisfazione. Ma egli saldissimo negò di farlo, quando Arrigo non soddisfacesse per le offese fatte a Dio e alla Chiesa. Si venne allora in cognizione che essi Romani aveano nella state precedente contratta obbligazione con giuramento di fare in maniera che il papa gli desse la corona; e non volendola dare, ch'essi eleggerebbono un altro che gliela desse, con discacciare lo stesso Gregorio papa. Nè egli, nè i suoi familiari aveano fin qui potuto discoprir quest'arcano. Si ricorse dunque ad un sottil ripiego: cioè, che non avendo i Romani promesso di dare ad Arrigo la corona con solennità, poteano rispondere di esser pronti a fargliela dare dal papa, qualora il re desse segni di vero pentimento; se no, il pontefice con una fune gliene manderebbe giù una da castello Sant'Angelo. Nè l'uno, nè l'altro piacque ad Arrigo; e però i Romani protestarono di essere assoluti dalla lor promessa,e dal giuramento a lui fatto, e si unirono di nuovo a sostener papa Gregorio. In questi infelici tempi restarono pochissimi vescovi uniti al partito d'esso pontefice, e questi ancora, per la maggior parte cacciati dalle lor chiese. Il rifugio di tutti era allora la contessa Matilda. Arrigo tornato dipoi sotto Roma, celebrò il santo Nataleapud sanctum Petrum, come ha l'Urspergense[Urspergensis, in Chron.].

Abbiamo da Pietro Diacono[Petrus Diacon., Chron. Casinens. lib. 3, cap. 30.]che esso Arrigo, dopo aver preso e distrutto il portico di san Pietro, scrisse aDesiderioinsigne abbate di Monte Casino, perchè venisse a trovarlo. Non sapendo l'abbate che titolo dargli, non gli rispose. Un'altra lettera più forte e minacciosa gli scrisse Arrigo, comandandogli di presentarsi a lui in Farfa. Rispose allora Desiderio assai cautamente, con addurre per sua scusa i pericoli del viaggio per cagion de' Normanni; e intanto significò a papa Gregorio quanto gli accadeva, per sapere come si avesse a regolare; ma Gregorio niuna risposta gli diede. Sopravvenute poi altre lettere più formidabili di Arrigo, che minacciavano la rovina del monistero, Desiderio andò fino ad Albano, e trattò conGiordano principedi Capoa, ma stando sempre saldo in non voler giurar fedeltà ad Arrigo, e ricevere dalle mani di lui la badia, benchè badia imperiale. Se Giordano non avesse smorzata l'ira di Arrigo, era questa per iscoppiare in danno del monistero. Ma mise egli sì buone parole, che Desiderio fu ammesso all'udienza del re. Alla istanza di prendere da lui il baston pastorale rispose, che quando la maestà sua avesse ricevuta la corona imperiale, allora esso abbate risolverebbe o di ricevere da lui la badia, o di rinunziarla. Ed essendosi fermato più giorni in corte, ebbe di gravi dispute coll'antipapa, e collo stesso vescovo d'Ostia ritenuto da Arrigo, intorno al valore deldecreto di papa Niccolò II, ch'essi voleano far valere, ed egli lo sosteneva per cosa ingiusta e pazzamente fatta, benchè fatta da un papa e da un numeroso concilio. Non finì la faccenda che Desiderio ottenne da Arrigo il diploma confermatorio dei beni del suo monistero con bolla d'oro, ed impetrata licenza, se ne tornò al suo monistero. Avrei volentieri veduto questo diploma per conoscere a qual anno veramente appartenga questo fatto. Ma o esso è perito, o il padre Gattola non giudicò bene di darlo alla luce nella Storia sua del monistero casinense. Erasi ribellata aRoberto Guiscardoduca la città di Canne. Sono concordi Guglielmo Pugliese[Guillelmus Apulus, lib. 4.], Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.], l'Anonimo Barense[Anonymus Barensis, apud Peregrin.]e Romoaldo Salernitano[Romualdus Salernit., Chron., tom. 7 Rer. Italic.]in scrivere che Roberto nel maggio dell'anno presente vi mise l'assedio. Presa poi nel mese di giugno, oppure nel dì 10 di luglio, quella terra, la distrusse affatto. Aggiugne esso Anonimo che il duca suddetto afflisse non poco il popolo di Bari con una esorbitante contribuzione loro imposta, e col carcerar molti di que' cittadini. E Lupo scrive che i Romani erano in procinto di darsi al re Arrigo: il che saputo da Roberto, inviò a Roma trentamila scudi d'oro, e coll'applicazione di questo rimedio tenne quell'anime venali attaccate al partito del papa e suo. Temeva egli, che prevalendo l'armi d'Arrigo, si volgessero poi contra delle sue conquiste. Nè si dee tacere che per testimonianza di Pietro Diacono,Giordano principedi Capoa provvide anch'egli a' suoi interessi con prendere dal re Arrigo l'investitura di quel principato, mediante lo sborso di gran quantità di danaro, adattandosi alle scabrose congiunture di questi tempi. Ma il monistero di Monte Casino, spettante al distretto del principatomedesimo, fu riserbato sotto il dominio, ossia sotto la protezione degli imperadori. Era restato in Albania al comando dell'armata normannicaBoamondo, prode figliuolo primogenito di Roberto Guiscardo. Anna Comnena scrive[Anna Comnena, lib. 5 Alexiad.]che egli occupò e fortificò la città di Giovannina. Venne l'imperador grecoAlessionel mese di maggio per opporsi ai di lui progressi, ma in due battaglie restò sconfitto. Avendo poi fatto calare in aiuto suo un possente corpo di Turchi, gli riuscì di sconfiggere i Romani che assediavano Larissa. Ricuperò anche la città di Castoria dianzi presa da Boamondo. In quest'anno, per attestato di Sicardo[Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Ital.], la contessa Matilda assediò Nonantola nel contado di Modena. È da credere che questo insigne monistero, per essere imperiale, seguitasse le parti del re Arrigo.


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