MLXXXIX

MLXXXIXAnno diCristoMLXXXIX. IndizioneXII.UrbanoII papa 2.ArrigoIV re 34, imperad. 6.Secondochè s'ha da Bertoldo da Costanza[Bertholdus Constantiensis, in Chron.], tenne in quest'annopapa Urbanoun concilio di cento quindici vescovi in Roma, dove furono confermati i decreti de' pontefici predecessori contra de' simoniaci, contra del clero incontinente e di Guiberto antipapa. Costui tuttavia si teneva fortificato in qualche sito di Roma. Tornati in sè i Romani, ed animati da questo coraggioso papa, l'assediarono, e a tali strettezze fu ridotto l'ambizioso Guiberto, che se volle uscirne, gli convenne promettere con giuramento di non occupar in avvenire la Sedia apostolica. Anche in Germania si trattò di pace fra le due fazioni. S'abboccarono i duchi e principi cattolici collo stessoArrigo IV, offerendosi pronti a ristabilirlo pienamente nel regno, s'egli abbandonava l'antipapa. Non era egli lontano dal farlo; ma riserbandosi di aver l'assenso de' principi suoi aderenti, trovò tale schiamazzo nei vescovi scismatici del suo partito, persuasi della lor caduta, se questa concordia aveva effetto, che andò per terra tutto quel trattato. In questo medesimo anno[Chronographus Saxo. Annalista Saxo.]esso Augusto Arrigo passò ad un secondo matrimonio conAdelaide(chiamataPrassededa Bertoldo) vedova diUtone marchesedi Brandeburgo, e figliuola del re della Russia. Le nozze furono celebrate in Colonia. In un grande ascendente si vede in questi tempi la nobilissima casa d'Este. Aveva il marcheseAlberto Azzo IIin Germania il suo primogenitoGuelfo IV, principe bellicoso, e forte sostegno del partito cattolico, in possesso dell'insigne ducato della Baviera. Si studiò egli d'ingrandir maggiormente la di lui linea con un cospicuo ed utilissimo matrimonio, e trattò con papa Urbano II di dar per marito alla celebre contessaMatilde Guelfo Vfigliuolo d'esso Guelfo IV. Fu la proposizione molto accetta al pontefice, e però indusse la contessa ad acconsentirvi,tam pro incontinentia, dice Bertoldo da Costanza[Berthold. Constantiensis, in Chron.],quam pro romani Pontificis obedientia, videlicet ut tanto virilius sanctae romanae Ecclesiae contra scismaticos posset subvenire[Chron. Weingart. Sigebertus, in Chron.]. Sappiamo da Alberico monaco dei tre Fonti[Alberic. Monachus, Chron. apud Leibnit.], che nell'anno precedenteRobertoprimogenito diGuglielmoil Conquistatore, famosissimo re d'Inghilterra e duca di Normandia, avea tentato di ottenere per moglie la suddetta contessa, ma non gli venne fatto. Gli interessi di questi tempi consigliarono il papa e la contessa ad accordarsi conGuelfo V, perchè così cogli Stati di Baviera in Germania, e con quei della contessa Matilda in Italia e delmarchese Azzoestense, avolo paterno del medesimo Guelfo V, si veniva a maggiormente assodare il partito de' Cattolici. Che nei capitoli o nelle promesse di siffatto matrimonio fosse stabilito che gli Stati di Matilda avessero dopo la di lei morte a ricadere in esso Guelfo V, io non ne dubito punto, per quel che diremo all'anno 1095. Venne infatti questo principe in Italia; e ne seguirono le nozze. Perchè dovette con gran segretezza condursi questo affare, l'imperadore Arrigo solamente dopo il fatto venne a saperlo. Ne arrabbiò,ragionevolmente temendo che questo nodo gl'imbrogliasse forte gli affari del regno d'Italia. Però si diede a far preparamenti per calare di nuovo in queste parti. Nè tardarono gli scismatici di Lombardia a prendere tosto l'armi contra dello stesso Guelfo; con poca fortuna nondimeno, perchè furono sì ben ricevuti da lui, che ebbero per grazia di ottenere per mezzo della contessa di lui moglie una tregua fino alla Pasqua prossima ventura. Circa questi tempi ancora si dee riferire un altro avvenimento spettante alla medesima casa d'Este. Era nell'anno 1087 giunto al termine de' suoi giorni il suddetto famosissimo re d'InghilterraGuglielmoil Conquistatore, con lasciare il solo ducato di Normandia aRobertosuo primogenito, e il regno d'Inghilterra aGuglielmoil Rosso suo secondogenito. Insorsero tosto dissensioni fra i due fratelli, nè mancò un gagliardo partito favorevole a Roberto stesso in Inghilterra. Si prevalsero dunque di tali torbidi i popoli del Maine in Francia per sottrarsi all'ubbidienza del re d'Inghilterra. E perchè conservano tuttavia la divozione ai figliuoli del secondo letto del marchese Azzo estense e diGarsenda contessa, ultimo rampollo di quei principi, li richiamarono per la seconda volta al possesso di quel principato. Gli Atti dei vescovi cenomanensi, dati alla luce dal padre Mabillone[Mabill., Analect., tom. 3.], e Orderico Vitale nella sua Storia[Orderic. Vitalis, Hist. Eccles., lib. 8.], scritta in vicinanza di que' tempi, fanno memoria di questo fatto.Scrive spezialmente Orderico che i Cenomani spedirono in Italia i lor legati ai figliuoliAzzonis marchionis Liguriae, con grande istanza perchè passassero in Francia. Tennero questi consiglio col padre, tuttavia vivente, e cogli amici.Tandem definierunt, ut Fulco, qui natu major erat(il propagatore della linea estense oggidì regnante)patris honorem(cioè gli Stati)in Italia possideret, Hugo autem frater ejus principatum(nel Maine)exmatris hereditate sibi reposceret. Portossi dunque Ugo in Francia, e ritornò in possesso di quel principato. Ma perciocchè era egli bensì nato di casa d'Este, ma non avea ereditato il valore e le virtù degli Estensi, gli mise tale spavento in cuore Elia, signor della Fleche, con esagerargli le forze del re d'Inghilterra, che l'indusse da lì a non molto a vendergli quel principato, e a ritornarsene carico di disonore in Italia. Nè fu questa la sola azione degenerante di esso Ugo. Abbiam veduto ch'egli prese per moglie una figliuola del celebre ducaRoberto Guiscardo. Ora ecco ciò che ne scrive il soprallodato Orderico:Hic filiam Roberti Wiscardi conjugem habuit. Sed generosae conjugis magnanimitatem vir ignavus ferre non valens, ipsam repudiavit. Pro qua re papa Urbanus(II)palam eum excommunicavit. Questa ed altre azioni poco lodevoli, che io non tacerò, del medesimo Ugo furono infin cagione che i suoi il cacciarono di là dai monti con inviarlo in Borgogna. Secondo Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.], fu celebrato nel mese di settembre di quest'anno in Melfi di Puglia un gran concilio di vescovi, al quale intervennero anche tutti i baroni di quelle parti. Fu in esso accettata e giurata latregua di Dioper le nemicizie private: del che s'è fatto menzione di sopra. Ancorchè Lupo non parli di papa Urbano, pure sappiamo ch'egli presedette a quel concilio, e lo stesso storico c'insegna ch'esso pontefice si portò dipoi a Bari, ed appresso consecrò la chiesa di Brindisi. Attesta Romoaldo Salernitano[Romuald. Salern., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]che in quel concilioRuggieri ducadi Puglia giurò vassallaggio al papa, e fu col confalone investito del ducato. Morì in quest'annoSichelgaitasua madre, e nel medesimo parimente, e non già nell'anno 1086, come ha il testo del Malaterra[Gaufrid. Malaterra, lib. 4, cap. 5.], da me creduto scorretto,Ruggieri contedi Sicilia mise l'assedioalla città d'Agrigento, oggidì Girgenti. Vi stette sotto da quattro mesi, ed avendola astretta alla resa nel dì 25 di luglio, vi colse dentro i figliuoli e la moglie di Camutto amira de' Saraceni, che furono da lui trattati con molta cortesia, e facilitarono poscia a lui l'acquisto dell'importante fortezza di castello San Giovanni: al che con tanti desiderii e sforzi non era potuto giugnere mai in addietro. Imperocchè impadronitosi di undici terre circonvicine, e mosso poi trattato di concordia col mentovato Camutto, tanto operò, che il Saraceno non solamente abbracciò il partito di Ruggieri, ma anche la religion cristiana. Questo esempio commosse gli altri Mori a far lo stesso, e a consegnare il suddetto castello di San Giovanni al conte. Furono assegnate a Camutto in Calabria molte terre, ed egli finchè visse, non mancò mai alla fedeltà verso i Normanni. Noveiro scrittore arabo mette la conquista fatta da Ruggieri di castello San Giovanni e di Girgenti sotto il precedente anno. Morì certo nel presenteLanfrancodi nazion pavese, glorioso arcivescovo di Cantorberì in Inghilterra, con odore di santità, e mancò in lui uno degli insigni personaggi di questo secolo. Fu restitutore delle lettere in Francia, della religione in Inghilterra. In Piacenza era stato accettato per vescovoBonizone, giàvescovocattolico di Sutri. Non poteano accomodarsi al suo zelo i fazionarii scismatici, e però crudelmente un giorno gli levarono la vita con cavargli prima gli occhi e poi tagliarlo a pezzi; laonde fu riguardato qual martire dalla Chiesa cattolica. Per testimonianza di Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], cominciò in questi tempi il morbo pestilenziale del fuoco sacro ad affliggere la Lorena, e si sparse dipoi per la Francia e per l'Italia. Consumava a poco a poco le carni del corpo umano, e riduceva a morte i pazienti, facendoli divenir come carboni. Fu per questo celebre col tempo la divozion de' popoli a santo Antonio abbate, venerato in Viennadel Delfinato, dove ricorreva la gente per la guarigione di questo male. E di qui ebbero origine tante chiese di santo Antonio abbate, anche per le città d'Italia, e il dipignere o rappresentare in altra maniera il santo suddetto colle fiamme di fuoco in mano, o da un lato della sua immagine. Questo fuoco nelle antiche sue immagini significava la sua gran carità; il porco a' piedi, la vittoria di tutti gli affetti sensuali. Ma il rozzo popolo interpretò ch'egli avesse particolar virtù contra del fuoco e per la salute dei bestiami. L'ordine de' religiosi istituito sotto il suo nome fu poi soppresso; il morbo per misericordia del Signore col tempo anche esso cessò, ma ne dura tuttavia la memoria col nome di fuoco di sant'Antonio, santo venerato con altra idea a' dì nostri dal volgo, qual protettore e liberatore dagl'incendii cagionati dal fuoco naturale.

Secondochè s'ha da Bertoldo da Costanza[Bertholdus Constantiensis, in Chron.], tenne in quest'annopapa Urbanoun concilio di cento quindici vescovi in Roma, dove furono confermati i decreti de' pontefici predecessori contra de' simoniaci, contra del clero incontinente e di Guiberto antipapa. Costui tuttavia si teneva fortificato in qualche sito di Roma. Tornati in sè i Romani, ed animati da questo coraggioso papa, l'assediarono, e a tali strettezze fu ridotto l'ambizioso Guiberto, che se volle uscirne, gli convenne promettere con giuramento di non occupar in avvenire la Sedia apostolica. Anche in Germania si trattò di pace fra le due fazioni. S'abboccarono i duchi e principi cattolici collo stessoArrigo IV, offerendosi pronti a ristabilirlo pienamente nel regno, s'egli abbandonava l'antipapa. Non era egli lontano dal farlo; ma riserbandosi di aver l'assenso de' principi suoi aderenti, trovò tale schiamazzo nei vescovi scismatici del suo partito, persuasi della lor caduta, se questa concordia aveva effetto, che andò per terra tutto quel trattato. In questo medesimo anno[Chronographus Saxo. Annalista Saxo.]esso Augusto Arrigo passò ad un secondo matrimonio conAdelaide(chiamataPrassededa Bertoldo) vedova diUtone marchesedi Brandeburgo, e figliuola del re della Russia. Le nozze furono celebrate in Colonia. In un grande ascendente si vede in questi tempi la nobilissima casa d'Este. Aveva il marcheseAlberto Azzo IIin Germania il suo primogenitoGuelfo IV, principe bellicoso, e forte sostegno del partito cattolico, in possesso dell'insigne ducato della Baviera. Si studiò egli d'ingrandir maggiormente la di lui linea con un cospicuo ed utilissimo matrimonio, e trattò con papa Urbano II di dar per marito alla celebre contessaMatilde Guelfo Vfigliuolo d'esso Guelfo IV. Fu la proposizione molto accetta al pontefice, e però indusse la contessa ad acconsentirvi,tam pro incontinentia, dice Bertoldo da Costanza[Berthold. Constantiensis, in Chron.],quam pro romani Pontificis obedientia, videlicet ut tanto virilius sanctae romanae Ecclesiae contra scismaticos posset subvenire[Chron. Weingart. Sigebertus, in Chron.]. Sappiamo da Alberico monaco dei tre Fonti[Alberic. Monachus, Chron. apud Leibnit.], che nell'anno precedenteRobertoprimogenito diGuglielmoil Conquistatore, famosissimo re d'Inghilterra e duca di Normandia, avea tentato di ottenere per moglie la suddetta contessa, ma non gli venne fatto. Gli interessi di questi tempi consigliarono il papa e la contessa ad accordarsi conGuelfo V, perchè così cogli Stati di Baviera in Germania, e con quei della contessa Matilda in Italia e delmarchese Azzoestense, avolo paterno del medesimo Guelfo V, si veniva a maggiormente assodare il partito de' Cattolici. Che nei capitoli o nelle promesse di siffatto matrimonio fosse stabilito che gli Stati di Matilda avessero dopo la di lei morte a ricadere in esso Guelfo V, io non ne dubito punto, per quel che diremo all'anno 1095. Venne infatti questo principe in Italia; e ne seguirono le nozze. Perchè dovette con gran segretezza condursi questo affare, l'imperadore Arrigo solamente dopo il fatto venne a saperlo. Ne arrabbiò,ragionevolmente temendo che questo nodo gl'imbrogliasse forte gli affari del regno d'Italia. Però si diede a far preparamenti per calare di nuovo in queste parti. Nè tardarono gli scismatici di Lombardia a prendere tosto l'armi contra dello stesso Guelfo; con poca fortuna nondimeno, perchè furono sì ben ricevuti da lui, che ebbero per grazia di ottenere per mezzo della contessa di lui moglie una tregua fino alla Pasqua prossima ventura. Circa questi tempi ancora si dee riferire un altro avvenimento spettante alla medesima casa d'Este. Era nell'anno 1087 giunto al termine de' suoi giorni il suddetto famosissimo re d'InghilterraGuglielmoil Conquistatore, con lasciare il solo ducato di Normandia aRobertosuo primogenito, e il regno d'Inghilterra aGuglielmoil Rosso suo secondogenito. Insorsero tosto dissensioni fra i due fratelli, nè mancò un gagliardo partito favorevole a Roberto stesso in Inghilterra. Si prevalsero dunque di tali torbidi i popoli del Maine in Francia per sottrarsi all'ubbidienza del re d'Inghilterra. E perchè conservano tuttavia la divozione ai figliuoli del secondo letto del marchese Azzo estense e diGarsenda contessa, ultimo rampollo di quei principi, li richiamarono per la seconda volta al possesso di quel principato. Gli Atti dei vescovi cenomanensi, dati alla luce dal padre Mabillone[Mabill., Analect., tom. 3.], e Orderico Vitale nella sua Storia[Orderic. Vitalis, Hist. Eccles., lib. 8.], scritta in vicinanza di que' tempi, fanno memoria di questo fatto.

Scrive spezialmente Orderico che i Cenomani spedirono in Italia i lor legati ai figliuoliAzzonis marchionis Liguriae, con grande istanza perchè passassero in Francia. Tennero questi consiglio col padre, tuttavia vivente, e cogli amici.Tandem definierunt, ut Fulco, qui natu major erat(il propagatore della linea estense oggidì regnante)patris honorem(cioè gli Stati)in Italia possideret, Hugo autem frater ejus principatum(nel Maine)exmatris hereditate sibi reposceret. Portossi dunque Ugo in Francia, e ritornò in possesso di quel principato. Ma perciocchè era egli bensì nato di casa d'Este, ma non avea ereditato il valore e le virtù degli Estensi, gli mise tale spavento in cuore Elia, signor della Fleche, con esagerargli le forze del re d'Inghilterra, che l'indusse da lì a non molto a vendergli quel principato, e a ritornarsene carico di disonore in Italia. Nè fu questa la sola azione degenerante di esso Ugo. Abbiam veduto ch'egli prese per moglie una figliuola del celebre ducaRoberto Guiscardo. Ora ecco ciò che ne scrive il soprallodato Orderico:Hic filiam Roberti Wiscardi conjugem habuit. Sed generosae conjugis magnanimitatem vir ignavus ferre non valens, ipsam repudiavit. Pro qua re papa Urbanus(II)palam eum excommunicavit. Questa ed altre azioni poco lodevoli, che io non tacerò, del medesimo Ugo furono infin cagione che i suoi il cacciarono di là dai monti con inviarlo in Borgogna. Secondo Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.], fu celebrato nel mese di settembre di quest'anno in Melfi di Puglia un gran concilio di vescovi, al quale intervennero anche tutti i baroni di quelle parti. Fu in esso accettata e giurata latregua di Dioper le nemicizie private: del che s'è fatto menzione di sopra. Ancorchè Lupo non parli di papa Urbano, pure sappiamo ch'egli presedette a quel concilio, e lo stesso storico c'insegna ch'esso pontefice si portò dipoi a Bari, ed appresso consecrò la chiesa di Brindisi. Attesta Romoaldo Salernitano[Romuald. Salern., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.]che in quel concilioRuggieri ducadi Puglia giurò vassallaggio al papa, e fu col confalone investito del ducato. Morì in quest'annoSichelgaitasua madre, e nel medesimo parimente, e non già nell'anno 1086, come ha il testo del Malaterra[Gaufrid. Malaterra, lib. 4, cap. 5.], da me creduto scorretto,Ruggieri contedi Sicilia mise l'assedioalla città d'Agrigento, oggidì Girgenti. Vi stette sotto da quattro mesi, ed avendola astretta alla resa nel dì 25 di luglio, vi colse dentro i figliuoli e la moglie di Camutto amira de' Saraceni, che furono da lui trattati con molta cortesia, e facilitarono poscia a lui l'acquisto dell'importante fortezza di castello San Giovanni: al che con tanti desiderii e sforzi non era potuto giugnere mai in addietro. Imperocchè impadronitosi di undici terre circonvicine, e mosso poi trattato di concordia col mentovato Camutto, tanto operò, che il Saraceno non solamente abbracciò il partito di Ruggieri, ma anche la religion cristiana. Questo esempio commosse gli altri Mori a far lo stesso, e a consegnare il suddetto castello di San Giovanni al conte. Furono assegnate a Camutto in Calabria molte terre, ed egli finchè visse, non mancò mai alla fedeltà verso i Normanni. Noveiro scrittore arabo mette la conquista fatta da Ruggieri di castello San Giovanni e di Girgenti sotto il precedente anno. Morì certo nel presenteLanfrancodi nazion pavese, glorioso arcivescovo di Cantorberì in Inghilterra, con odore di santità, e mancò in lui uno degli insigni personaggi di questo secolo. Fu restitutore delle lettere in Francia, della religione in Inghilterra. In Piacenza era stato accettato per vescovoBonizone, giàvescovocattolico di Sutri. Non poteano accomodarsi al suo zelo i fazionarii scismatici, e però crudelmente un giorno gli levarono la vita con cavargli prima gli occhi e poi tagliarlo a pezzi; laonde fu riguardato qual martire dalla Chiesa cattolica. Per testimonianza di Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], cominciò in questi tempi il morbo pestilenziale del fuoco sacro ad affliggere la Lorena, e si sparse dipoi per la Francia e per l'Italia. Consumava a poco a poco le carni del corpo umano, e riduceva a morte i pazienti, facendoli divenir come carboni. Fu per questo celebre col tempo la divozion de' popoli a santo Antonio abbate, venerato in Viennadel Delfinato, dove ricorreva la gente per la guarigione di questo male. E di qui ebbero origine tante chiese di santo Antonio abbate, anche per le città d'Italia, e il dipignere o rappresentare in altra maniera il santo suddetto colle fiamme di fuoco in mano, o da un lato della sua immagine. Questo fuoco nelle antiche sue immagini significava la sua gran carità; il porco a' piedi, la vittoria di tutti gli affetti sensuali. Ma il rozzo popolo interpretò ch'egli avesse particolar virtù contra del fuoco e per la salute dei bestiami. L'ordine de' religiosi istituito sotto il suo nome fu poi soppresso; il morbo per misericordia del Signore col tempo anche esso cessò, ma ne dura tuttavia la memoria col nome di fuoco di sant'Antonio, santo venerato con altra idea a' dì nostri dal volgo, qual protettore e liberatore dagl'incendii cagionati dal fuoco naturale.


Back to IndexNext