MLXXXVIII

MLXXXVIIIAnno diCristoMLXXXVIII. IndizioneXI.UrbanoII papa 1.ArrigoIV re 33, imperad. 5.Sino al dì 8 di marzo dell'anno presente restò vacante la Sede apostolica[Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 4, cap. 2.]. Tante furono le istanze de' cattolici romani, e massimamente della contessa Matilda, che da varie parti dell'Italia, ed anche di Oltramonti, si raunò un concilio in Terracina, e nel suddetto giorno i vescovi e cardinali col resto del clero e popolo con voti concordi si unirono ad eleggere papa ilvescovo d'Ostia Ottone, di nazion francese, della diocesi di Rems, al quale imposero il nome diUrbano II. Era questi personaggio di granvaglia per la sua letteratura, mirabile per l'attività, e di zelo incorrotto per la religione e per la disciplina ecclesiastica. Fu prima canonico di Rems, poi monaco di Clugnì, poi vescovo d'Ostia, ed infine romano pontefice. Nel 12 di marzo prese egli il possesso del trono pontificale con plauso di tutti i buoni, e dalla maggior parte dell'Europa accettato e riverito. Tutto ciò abbiamo da Pietro Diacono, il quale parimente racconta[Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 3, cap. 71.]che papa Vittore III, prima di passare a miglior vita, ardendo di desiderio di veder gastigata la baldanza de' Saraceni africani, che con frequenti piraterie infestavano le coste d'Italia, e, sapendo quanta fosse la bravura e potenza de' Pisani e Genovesi in mare, commosse questi due popoli ed altri non pochi dell'Italia a formare una poderosa armata navale contra di que' Barbari. Adunque dopo la sua morte, e nell'anno presente fecero essi cristiani l'impresa contra del re di Tunisi, ed espugnarono una città con tagliare a pezzi cento mila Mori; e, quel che fu più mirabile, nello stesso giorno che succedette la loro vittoria, se n'ebbe e se ne sparse la nuova in Italia. Non han bisogno i lettori ch'io loro dica che la strage di tanti Mori è un ingrandimento della fama, facilmente bugiarda in simili casi. Anche Bertoldo da Costanza[Berthold. Constantiensis, in Chron.]parla di questo fatto, con dire che i Pisani e Genovesi ed altri molti Italiani ostilmente assalirono il re d'Africa, e, dato il sacco alla di lui terra, il costrinsero a rifugiarsi in una fortezza, e a rendersi tributario della santa Sede. Gli Annali pisani medesimamente[Annal. Pisani., tom. 6 Rer. Ital.]gonfiano le trombe con farci sapere sotto l'anno presente chefecerunt Pisani et Januenses stolum in Africam, et ceperunt duas munitissimas civitates(Almadiamè scritto di sopra)et Sibiliam in die sancti Sixti. In quo bello Ugo vicecomes filius Ugonisvicecomitis mortuus est. Ex quibus civitatibus, Saracenis fere omnibus interfectis, maximam praedam auri et argenti, palliorum et ornamentorum abstraxerunt. De qua praeda thesauros pisanae ecclesiae diversis ornamentis mirabiliter amplificaverunt, et ecclesiam beati Sixti in Curte Veteri aedificaverunt. Però s'han da correggere gli altri Annali pisani che mettono questa impresa all'anno 1075, oppure al 1077. Credono alcuni che in Africa fosse la città diMeadia, chiamata in questi AnnaliAlmadia, e per errore Dalmazia. Ma che i Cristiani prendessero allora Siviglia, città che non si sa che sia mai stata in Africa, o Siviglia città di Spagna, non è punto credibile. Pietro Diacono parla d'una sola città. Goffredo Malaterra[Gaufrid. Malaterra., lib. 4, cap. 3.]fa anch'egli menzione di quella spedizione, narrando chePisani apud Africam negotiando proficiscebantur. Quasdam injurias passi, exercitu congregato, urbem regiam regis Tunicii oppugnantes, usque ad majorem turrim, qua rex defendebatur, capiunt. Adunque lo sforzo de' Pisani fu contra Tunisi. Se essi inoltre espugnassero Meadia, o Almadia, resta incerto, quando per avventura Tunisi e Almadia non fossero la stessa città. Aggiugne dipoi, che i Pisani non avendo forze per mantener Tunisi in loro potere, spedirono aRuggieri contedi Sicilia, con esibirgli il possesso di quella città. Ma Ruggieri, fra cui e il re di Tunisi passava buona amicizia, non volle romperla per questo, o piuttosto perchè conosceva troppo difficile il sostenere le conquiste nell'Africa. Però il re di Tunisi, per liberarsi dai Pisani, diede loro una gran somma di danaro, promise di non più corseggiare sopra le terre d'Italia, e rilasciò lutti gli schiavi cristiani. Un tal racconto a me sembra il più credibile di tutti.Ora ci vien dicendo il Malaterra che in questi medesimi tempi il suddetto conte Ruggieri fece l'impresa di Siracusa. Sembra scorretto il suo testo, allorchè mettequesti fatti sotto l'anno 1085. Anche Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]e Romoaldo Salernitano[Romoaldus Salernitanus, Chronic., tom. 7 Rer. Ital.]riferiscono al presente anno 1088 la presa di Siracusa, la quale, per testimonianza d'esso Malaterra, accadde nella forma seguente. Mentre si trovava in Puglia o in Calabria il conte Ruggieri per calmare le dissensioni insorte fra ilduca RuggierieBoamondosuoi nipoti, Benavert saraceno comandante di Siracusa con una squadra di navi avea dato un gran guasto alla marina di Reggio e d'altri luoghi della Calabria, con profanare le chiese, e condurre in ischiavitù le monache e gli altri abitanti. Perciò Ruggieri, allestita nel verno una numerosa flotta, nel maggio dirizzò le prore alla volta di Siracusa, e per terra spedìGiordanosuo figliuolo colla cavalleria. Uscitogli incontro Benavert con tutte le sue forze di mare, si venne ad una sanguinosa battaglia. Saltò Ruggieri nella capitana nemica, e volendo Benavert passare in un'altra nave, cadde armato in mare, e vi si affogò. Ebbe con ciò fine il combattimento. Moltissimi legni di que' Mori vennero in potere del conte. Dopo di che egli strinse d'assedio Siracusa, e vi stette intorno ben quattro mesi. Per la mancanza de' viveri a tale venne la fame di quel popolo ostinato nella difesa, che alcuni si cibarono di cadaveri umani. Finalmente veggendo la moglie del morto Benavert disperato il caso, imbarcatasi col figliuolo e co' principali Saraceni in due navi, fece vela e si salvò nella marina di Noto: con che quella nobil città venne in potere del conte Ruggieri. Fece egli ribenedire i sacri templi già occupati dai Musulmani, e concedette il dominio d'essa città al figliuolo Giordano. Se crediamo al testo di Lupo Protospata, cominciò, siccome ho già detto, in quest'anno la guerra fra il duca di PugliaRuggierieBoamondosuo fratello maggiore. A me sembra più verisimile che se le desseprincipio molto prima. Certo è, per attestato del Malaterra, che Boamondo s'era insignorito della città d'Oria, e fatta gran massa di gente, infestava tutte le contrade di Taranto e d'Otranto. Romoaldo Salernitano scrive, ch'egli in quest'anno all'improvviso comparve a Farnito nel territorio di Benevento, ed attaccò battaglia coll'armata del duca suo fratello; e fu mirabile cosa, che quantunque restassero prigionieri molti soldati d'esso Boamondo, pure, a riserva d'un solo, niuno morì in quella zuffa. Ora il conte di Sicilia Ruggieri s'interpose fra i nipoti, e trattò di pace. Seguì infatti un accordo fra loro, per cui il duca cedette a Boamondo la suddetta città d'Oria con Otranto, Gallipoli, Taranto ed altre terre. Ma di questa discordia seppe profittare anche il conte Ruggieri loro zio, perchè, in premio d'aver presa la difesa del duca Ruggieri, ottenne da lui l'intera signoria della Calabria. Roberto Guiscardo non gli avea ceduto se non la metà del dominio nelle terre di quella provincia. In qual anno poi precisamente si stabilisse una tale concordia fra i due fratelli, non possiamo accertatamente saperlo. Mancò di vita in quest'anno[Bertholdus Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo, Chron. Augustan.]l'imperadrice Berta, e trasportato fu il suo cadavere alla città di Spira. E i Sassoni abbracciarono il partito dell'imperadore Arrigo: il che fu cagione che il reErmannosi ritirasse in Lorena. Poco nondimeno questi sopravvisse, perchè essendo all'assedio di un castello, colpito da un sasso nella testa, lasciò quivi la vita. Alcuni mettono la di lui morte nell'anno 1086, oppure nel 1087; ma più fede meritano gli allegati scrittori. Riuscì ancora aGuelfo ducadi Baviera di prendere in quest'anno nella seconda festa di Pasqua la città d'Augusta, e di farvi prigioneSigefredo vescovoscismatico. Poco poi stettero i Sassoni, a persuasione diEgberto marchese, a ribellarsi di nuovo ad Arrigo; anzi lui stesso assediarono, e sevolle liberarsi, fu costretto a promettere molto, ma senza ch'egli si credesse poi tenuto ad osservar la parola. Io non so bene se nell'anno seguente, come ha l'Annalista sassone, oppure sul fine del corrente, dal cui Natale Bertoldo incomincia il suo anno, seguisse la rotta data in Sassonia dal marchese Egberto al suddetto Arrigo. Certo è che in quel conflitto restò morto lo scismatico vescovo di Losanna, e presoLiemaro arcivescovodi Brema. Ebbe fatica a salvarsi Arrigo. Nella vigilia appunto di Natale succedette questa battaglia.

Sino al dì 8 di marzo dell'anno presente restò vacante la Sede apostolica[Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 4, cap. 2.]. Tante furono le istanze de' cattolici romani, e massimamente della contessa Matilda, che da varie parti dell'Italia, ed anche di Oltramonti, si raunò un concilio in Terracina, e nel suddetto giorno i vescovi e cardinali col resto del clero e popolo con voti concordi si unirono ad eleggere papa ilvescovo d'Ostia Ottone, di nazion francese, della diocesi di Rems, al quale imposero il nome diUrbano II. Era questi personaggio di granvaglia per la sua letteratura, mirabile per l'attività, e di zelo incorrotto per la religione e per la disciplina ecclesiastica. Fu prima canonico di Rems, poi monaco di Clugnì, poi vescovo d'Ostia, ed infine romano pontefice. Nel 12 di marzo prese egli il possesso del trono pontificale con plauso di tutti i buoni, e dalla maggior parte dell'Europa accettato e riverito. Tutto ciò abbiamo da Pietro Diacono, il quale parimente racconta[Petrus Diacon., Chron. Casinens., lib. 3, cap. 71.]che papa Vittore III, prima di passare a miglior vita, ardendo di desiderio di veder gastigata la baldanza de' Saraceni africani, che con frequenti piraterie infestavano le coste d'Italia, e, sapendo quanta fosse la bravura e potenza de' Pisani e Genovesi in mare, commosse questi due popoli ed altri non pochi dell'Italia a formare una poderosa armata navale contra di que' Barbari. Adunque dopo la sua morte, e nell'anno presente fecero essi cristiani l'impresa contra del re di Tunisi, ed espugnarono una città con tagliare a pezzi cento mila Mori; e, quel che fu più mirabile, nello stesso giorno che succedette la loro vittoria, se n'ebbe e se ne sparse la nuova in Italia. Non han bisogno i lettori ch'io loro dica che la strage di tanti Mori è un ingrandimento della fama, facilmente bugiarda in simili casi. Anche Bertoldo da Costanza[Berthold. Constantiensis, in Chron.]parla di questo fatto, con dire che i Pisani e Genovesi ed altri molti Italiani ostilmente assalirono il re d'Africa, e, dato il sacco alla di lui terra, il costrinsero a rifugiarsi in una fortezza, e a rendersi tributario della santa Sede. Gli Annali pisani medesimamente[Annal. Pisani., tom. 6 Rer. Ital.]gonfiano le trombe con farci sapere sotto l'anno presente chefecerunt Pisani et Januenses stolum in Africam, et ceperunt duas munitissimas civitates(Almadiamè scritto di sopra)et Sibiliam in die sancti Sixti. In quo bello Ugo vicecomes filius Ugonisvicecomitis mortuus est. Ex quibus civitatibus, Saracenis fere omnibus interfectis, maximam praedam auri et argenti, palliorum et ornamentorum abstraxerunt. De qua praeda thesauros pisanae ecclesiae diversis ornamentis mirabiliter amplificaverunt, et ecclesiam beati Sixti in Curte Veteri aedificaverunt. Però s'han da correggere gli altri Annali pisani che mettono questa impresa all'anno 1075, oppure al 1077. Credono alcuni che in Africa fosse la città diMeadia, chiamata in questi AnnaliAlmadia, e per errore Dalmazia. Ma che i Cristiani prendessero allora Siviglia, città che non si sa che sia mai stata in Africa, o Siviglia città di Spagna, non è punto credibile. Pietro Diacono parla d'una sola città. Goffredo Malaterra[Gaufrid. Malaterra., lib. 4, cap. 3.]fa anch'egli menzione di quella spedizione, narrando chePisani apud Africam negotiando proficiscebantur. Quasdam injurias passi, exercitu congregato, urbem regiam regis Tunicii oppugnantes, usque ad majorem turrim, qua rex defendebatur, capiunt. Adunque lo sforzo de' Pisani fu contra Tunisi. Se essi inoltre espugnassero Meadia, o Almadia, resta incerto, quando per avventura Tunisi e Almadia non fossero la stessa città. Aggiugne dipoi, che i Pisani non avendo forze per mantener Tunisi in loro potere, spedirono aRuggieri contedi Sicilia, con esibirgli il possesso di quella città. Ma Ruggieri, fra cui e il re di Tunisi passava buona amicizia, non volle romperla per questo, o piuttosto perchè conosceva troppo difficile il sostenere le conquiste nell'Africa. Però il re di Tunisi, per liberarsi dai Pisani, diede loro una gran somma di danaro, promise di non più corseggiare sopra le terre d'Italia, e rilasciò lutti gli schiavi cristiani. Un tal racconto a me sembra il più credibile di tutti.

Ora ci vien dicendo il Malaterra che in questi medesimi tempi il suddetto conte Ruggieri fece l'impresa di Siracusa. Sembra scorretto il suo testo, allorchè mettequesti fatti sotto l'anno 1085. Anche Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]e Romoaldo Salernitano[Romoaldus Salernitanus, Chronic., tom. 7 Rer. Ital.]riferiscono al presente anno 1088 la presa di Siracusa, la quale, per testimonianza d'esso Malaterra, accadde nella forma seguente. Mentre si trovava in Puglia o in Calabria il conte Ruggieri per calmare le dissensioni insorte fra ilduca RuggierieBoamondosuoi nipoti, Benavert saraceno comandante di Siracusa con una squadra di navi avea dato un gran guasto alla marina di Reggio e d'altri luoghi della Calabria, con profanare le chiese, e condurre in ischiavitù le monache e gli altri abitanti. Perciò Ruggieri, allestita nel verno una numerosa flotta, nel maggio dirizzò le prore alla volta di Siracusa, e per terra spedìGiordanosuo figliuolo colla cavalleria. Uscitogli incontro Benavert con tutte le sue forze di mare, si venne ad una sanguinosa battaglia. Saltò Ruggieri nella capitana nemica, e volendo Benavert passare in un'altra nave, cadde armato in mare, e vi si affogò. Ebbe con ciò fine il combattimento. Moltissimi legni di que' Mori vennero in potere del conte. Dopo di che egli strinse d'assedio Siracusa, e vi stette intorno ben quattro mesi. Per la mancanza de' viveri a tale venne la fame di quel popolo ostinato nella difesa, che alcuni si cibarono di cadaveri umani. Finalmente veggendo la moglie del morto Benavert disperato il caso, imbarcatasi col figliuolo e co' principali Saraceni in due navi, fece vela e si salvò nella marina di Noto: con che quella nobil città venne in potere del conte Ruggieri. Fece egli ribenedire i sacri templi già occupati dai Musulmani, e concedette il dominio d'essa città al figliuolo Giordano. Se crediamo al testo di Lupo Protospata, cominciò, siccome ho già detto, in quest'anno la guerra fra il duca di PugliaRuggierieBoamondosuo fratello maggiore. A me sembra più verisimile che se le desseprincipio molto prima. Certo è, per attestato del Malaterra, che Boamondo s'era insignorito della città d'Oria, e fatta gran massa di gente, infestava tutte le contrade di Taranto e d'Otranto. Romoaldo Salernitano scrive, ch'egli in quest'anno all'improvviso comparve a Farnito nel territorio di Benevento, ed attaccò battaglia coll'armata del duca suo fratello; e fu mirabile cosa, che quantunque restassero prigionieri molti soldati d'esso Boamondo, pure, a riserva d'un solo, niuno morì in quella zuffa. Ora il conte di Sicilia Ruggieri s'interpose fra i nipoti, e trattò di pace. Seguì infatti un accordo fra loro, per cui il duca cedette a Boamondo la suddetta città d'Oria con Otranto, Gallipoli, Taranto ed altre terre. Ma di questa discordia seppe profittare anche il conte Ruggieri loro zio, perchè, in premio d'aver presa la difesa del duca Ruggieri, ottenne da lui l'intera signoria della Calabria. Roberto Guiscardo non gli avea ceduto se non la metà del dominio nelle terre di quella provincia. In qual anno poi precisamente si stabilisse una tale concordia fra i due fratelli, non possiamo accertatamente saperlo. Mancò di vita in quest'anno[Bertholdus Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo, Chron. Augustan.]l'imperadrice Berta, e trasportato fu il suo cadavere alla città di Spira. E i Sassoni abbracciarono il partito dell'imperadore Arrigo: il che fu cagione che il reErmannosi ritirasse in Lorena. Poco nondimeno questi sopravvisse, perchè essendo all'assedio di un castello, colpito da un sasso nella testa, lasciò quivi la vita. Alcuni mettono la di lui morte nell'anno 1086, oppure nel 1087; ma più fede meritano gli allegati scrittori. Riuscì ancora aGuelfo ducadi Baviera di prendere in quest'anno nella seconda festa di Pasqua la città d'Augusta, e di farvi prigioneSigefredo vescovoscismatico. Poco poi stettero i Sassoni, a persuasione diEgberto marchese, a ribellarsi di nuovo ad Arrigo; anzi lui stesso assediarono, e sevolle liberarsi, fu costretto a promettere molto, ma senza ch'egli si credesse poi tenuto ad osservar la parola. Io non so bene se nell'anno seguente, come ha l'Annalista sassone, oppure sul fine del corrente, dal cui Natale Bertoldo incomincia il suo anno, seguisse la rotta data in Sassonia dal marchese Egberto al suddetto Arrigo. Certo è che in quel conflitto restò morto lo scismatico vescovo di Losanna, e presoLiemaro arcivescovodi Brema. Ebbe fatica a salvarsi Arrigo. Nella vigilia appunto di Natale succedette questa battaglia.


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