MXCIII

MXCIIIAnno diCristoMXCIII. IndizioneI.UrbanoII papa 6.ArrigoIV re 38, imperad. 10.CorradoII re d'Italia 1.Un gran colpo venne fatto in questo anno ai difensori della parte pontificia, e principalmente, per quanto si può sospettare, v'ebbe mano lacontessa Matilda. Cioè riuscì loro d'indurreCorrado, primogenito dell'Augusto Arrigo, a ribellarsi contra del padre: il che succedette all'anno presente, per testimonianza di varii storici[Berthold. Constantiensis, in Chron. Sigebertus, in Chron. Dodechinus, in Chron.], e non già più tardi, come volle Donizone. Gran colpo, dissi, di politica sì, ma che non si può leggere senza qualche orrore, sapendo noi che i figliuoli possono bensì, per non consentire col padre nell'iniquità, separarsi da lui, ma non potersi eglino dispensare dall'onorarlo.Se poi deggia essere loro permesso di levar gli Stati a chi li generò, e d'impugnar l'armi contra di lui, lascerò io che altri ne giudichi. I motivi che fecero rivoltar questo giovane principe contra del padre si veggono riferiti da Dodechino, e son così orridi, che si ha della pena a crederli veri[Berthold. Constantiensis, in Chron. Sigebertus, in Chron. Dodechinus, in Chron.]. Cioè avendo Arrigo conceputo odio e sprezzo diAdelaide(chiamataPrassededa altri) sua moglie, la mise in prigione, diede licenza a molti d'usarle violenza, ed esortò anche il figliuolo Corrado a fare lo stesso. Perchè questi ricusò di commettere questo nefando eccesso, cominciò Arrigo a dire che egli non era suo figliuolo, ma bensì di un certo principe di Suevia, a cui portava somiglianti le fattezze. Ora che Adelaide fosse maltrattata dall'Augusto consorte, non si può controvertere. Ella stessa in due concilii accusò il marito delle violenze a lei fatte. Altresì è fuor di dubbio che Corrado fu principe umile, modesto e pieno di tutta bontà, accordandosi tutti gli scrittori a confessarlo tale; e si può credere ch'egli fosse anche mal soddisfatto del padre. Quando sia vero che Arrigo gli proponesse il suddetto misfatto, si meriterebbe bene un padre tale che il dichiarassimo eziandio pazzo e furioso. Comunque sia, trovavasi Corrado col padre in Italia, e, siccome già dicemmo, era corso in Piemonte a mettersi in possesso degli Stati della contessaAdelaideavola sua. Si servì di questa congiuntura la contessa Matilda, o alcuno de' suoi partigiani per guadagnarlo, con esibirgli di farlo re d'Italia. Un grande incanto ai figliuoli di Adamo è la vista d'una corona. Ma non andò sì segreto il maneggio, che non ne venisse qualche sospetto ad Arrigo suo padre. Perciò, furbescamente chiamato a sè il figliuolo, il mise in prigione. Si sa ch'egli ebbe maniera di fuggirsene, e di ricoverarsi presso la contessa Matilda, la quale l'inviò a papa Urbano per ottener l'assoluzione dellascomunica: il che gli fu ben facile. Fece gran rumore dappertutto, ma specialmente in Lombardia, questo ritirarsi da Arrigo un figliuolo ornato di sì belle doti; ed essendosi ancora sparse le sopra accennate voci contra d'esso imperadore, stomacati non pochi abbracciarono il partito de' cattolici. Quel che più importa, le città di Milano, Cremona, Lodi e Piacenza, abbandonato Arrigo, fecero contra di lui una lega per venti anni avvenire colduca Guelfoe collacontessa Matildasua moglie: il che diede un gran tracollo agli interessi e all'estimazione d'esso Augusto. Abbiam già veduto che Milano, Lodi e Pavia aveano presa qualche forma di repubblica, ossia di città libera, governata da' suoi cittadini, e non più dai ministri imperiali. Vo io credendo che maggiormente quelle città in tempi sì sconcerti stabilissero il proprio governo, e cominciassero a reggersi co' proprii uffiziali, riconoscendo nondimeno la sovrana autorità di chi era re d'Italia. L'esempio d'esse a poco a poco indusse dipoi l'altre città d'Italia a mettersi in libertà.Fu poi mandatoCorradoa Milano, dove per le mani d'Anselmo vescovocattolico di quella città ricevette la corona del regno d'Italia tanto in Monza, quanto nella basilica milanese di santo Ambrosio. Ne fa menzione anche Landolfo iuniore[Landulf. Junior, Hist. Mediolan., cap. 1, tom. 5 Rer. Ital.], cognominato da san Paolo, storico milanese di questi tempi, della cui Storia cominceremo a valerci, con iscrivere:Cono quoque rex(Conone e Corrado, torno io qui a ripeterlo, è lo stesso nome)qui dum pater ejus Henricus viveret, per contractationem Mathildis comitissae, et officium hujus Anselmi de Rode fuit coronatus Modoetiae, et in ecclesia sancti Ambrosii regali more. Scrive ancora Bertoldo da Costanza[Bertholdus Constantiensis, in Chron.]che questa coronazione si feceannuente Welphone duce Italiae, et Mathilda ejus carissimaconjuge. Appresso egli soggiugne cheGuelfo IVduca di Baviera, padre d'esso Guelfo V, poco dappoi venne in Italia a visitar questo re novello, e ad offerirsi suo fedele aderente insieme col figliuolo. Per questo inaspettato accidente restò sì depresso e sbalordito l'imperadore Arrigo, che si ritirò in una fortezza, e quivi gran tempo si trattenne come persona privata e senza la dignità regale. Anzi fama corse, esser egli stato preso da tanta afflizione, che si volle dar la morte, e l'avrebbe fatto, se i suoi non l'avessero impedito. Ma in quest'anno terminò i suoi giorni il suddettoAnselmo IIIarcivescovo di Milano; e perciocchè in questi tempi le fazioni contrarie facilmente faceano gl'interpreti de' gabinetti del cielo, probabilmente gli scismatici dovettero attribuire ai giudizii di Dio la di lui morte, per aver sostenuto la ribellion d'un figliuolo contra del padre. Ma ricordar non occorre quanta sia, se non sempre, almen bene spesso, la nostra temerità, allorchè vogliam mettere mano ne' consigli dell'Altissimo, e immaginar cagioni soprannaturali degli avvenimenti naturali. Ebbe Anselmo per successoreArnolfonobile milanese dalla Porta Orientale, il quale non pare credibile, come alcuni hanno scritto, che prendesse la investitura dall'Augusto Arrigo, perchè Milano allora seguitava la parte del romano pontefice e del re Corrado. Che egli nondimeno avesse delle opposizioni, si può dedurre dall'esser egli stato solamente nell'anno 1095 consecrato. Si dee anche avvertire per gloria dell'Italia che in quest'annosanto Anselmo, grande splendore del monachismo, fu creato arcivescovo di Cantorberì, e primate della Inghilterra. Nato nella città di Aosta, abbracciò nel monistero di Becco in Normandia la vita monastica, fu creato abbate, e poi contra sua volontà dalre Guglielmo IIalzato al primo seggio della Chiesa inglese. Provò egli dipoi delle gravissime vessazioni che servirono ad accrescere la di lui gloria in terra, e piùnel cielo.Ruggieri ducadi Puglia, che avea preso per moglieAdelaidefigliuola diRoberto contedi Fiandra, e nipote di Filippo re di Francia, s'infermò gravemente in quest'anno, talmente che si sparse nuova ch'era mancato di vita[Gaufrid. Malaterra, lib. 3, cap. 15.]. Sollevaronsi dunque contra i di lui Stati e figliuoli, non solamenteBoamondosuo fratello, ma ancora altri baroni vassalli suoi. Riavutosi egli da quella malattia, Boamondo si riconciliò tosto con lui; ma Guglielmo di Grantmaniol stando pertinace nella ribellione, obbligò il duca risanato a procedere coll'armi contra di lui. Colle milizie del nipote unì ancheRuggieri contedi Sicilia un buon nerbo di soldati, coi quali fu ridotto Guglielmo a fuggirsene a Costantinopoli colla perdita di tutti i suoi Stati. La maggior parte nondimeno ne riebbe egli dopo qualche tempo dalla clemenza del duca. Prosperò non poco in quest'anno la fede cattolica, non solamente in Italia, ma anche in Germania. Lo stesso papa Urbano potè celebrare in Roma (non so in qual chiesa) con solennità la festa del Natale, quantunque in quella città tuttavia dimorassero non pochi seguaci dell'antipapa. Il saggio pontefice, che abborriva di adoperare il rimedio dell'arme per cacciarli, piuttosto volle sofferirli, che inquietare il popolo; e tanto più perchè castello Sant'Angelo, oltre ad altri siti, restava tuttavia in potere di Guiberto, che vi teneva buona guarnigione. Intanto esso Guiberto dimorava con Arrigo in Verona, fingendosi prontissimo a rinunziare il preteso suo papato, se in altra maniera non si potea dar la pace alla Chiesa. Ho io prodotto, ma colle note cronologiche poco esatte, una donazione fatta in quest'anno da esso Arrigo[Antiquit. Italic., Dissert. LXVII.], dimorante in Mantova, aCononeossiaCorradovescovo di quella città.

Un gran colpo venne fatto in questo anno ai difensori della parte pontificia, e principalmente, per quanto si può sospettare, v'ebbe mano lacontessa Matilda. Cioè riuscì loro d'indurreCorrado, primogenito dell'Augusto Arrigo, a ribellarsi contra del padre: il che succedette all'anno presente, per testimonianza di varii storici[Berthold. Constantiensis, in Chron. Sigebertus, in Chron. Dodechinus, in Chron.], e non già più tardi, come volle Donizone. Gran colpo, dissi, di politica sì, ma che non si può leggere senza qualche orrore, sapendo noi che i figliuoli possono bensì, per non consentire col padre nell'iniquità, separarsi da lui, ma non potersi eglino dispensare dall'onorarlo.Se poi deggia essere loro permesso di levar gli Stati a chi li generò, e d'impugnar l'armi contra di lui, lascerò io che altri ne giudichi. I motivi che fecero rivoltar questo giovane principe contra del padre si veggono riferiti da Dodechino, e son così orridi, che si ha della pena a crederli veri[Berthold. Constantiensis, in Chron. Sigebertus, in Chron. Dodechinus, in Chron.]. Cioè avendo Arrigo conceputo odio e sprezzo diAdelaide(chiamataPrassededa altri) sua moglie, la mise in prigione, diede licenza a molti d'usarle violenza, ed esortò anche il figliuolo Corrado a fare lo stesso. Perchè questi ricusò di commettere questo nefando eccesso, cominciò Arrigo a dire che egli non era suo figliuolo, ma bensì di un certo principe di Suevia, a cui portava somiglianti le fattezze. Ora che Adelaide fosse maltrattata dall'Augusto consorte, non si può controvertere. Ella stessa in due concilii accusò il marito delle violenze a lei fatte. Altresì è fuor di dubbio che Corrado fu principe umile, modesto e pieno di tutta bontà, accordandosi tutti gli scrittori a confessarlo tale; e si può credere ch'egli fosse anche mal soddisfatto del padre. Quando sia vero che Arrigo gli proponesse il suddetto misfatto, si meriterebbe bene un padre tale che il dichiarassimo eziandio pazzo e furioso. Comunque sia, trovavasi Corrado col padre in Italia, e, siccome già dicemmo, era corso in Piemonte a mettersi in possesso degli Stati della contessaAdelaideavola sua. Si servì di questa congiuntura la contessa Matilda, o alcuno de' suoi partigiani per guadagnarlo, con esibirgli di farlo re d'Italia. Un grande incanto ai figliuoli di Adamo è la vista d'una corona. Ma non andò sì segreto il maneggio, che non ne venisse qualche sospetto ad Arrigo suo padre. Perciò, furbescamente chiamato a sè il figliuolo, il mise in prigione. Si sa ch'egli ebbe maniera di fuggirsene, e di ricoverarsi presso la contessa Matilda, la quale l'inviò a papa Urbano per ottener l'assoluzione dellascomunica: il che gli fu ben facile. Fece gran rumore dappertutto, ma specialmente in Lombardia, questo ritirarsi da Arrigo un figliuolo ornato di sì belle doti; ed essendosi ancora sparse le sopra accennate voci contra d'esso imperadore, stomacati non pochi abbracciarono il partito de' cattolici. Quel che più importa, le città di Milano, Cremona, Lodi e Piacenza, abbandonato Arrigo, fecero contra di lui una lega per venti anni avvenire colduca Guelfoe collacontessa Matildasua moglie: il che diede un gran tracollo agli interessi e all'estimazione d'esso Augusto. Abbiam già veduto che Milano, Lodi e Pavia aveano presa qualche forma di repubblica, ossia di città libera, governata da' suoi cittadini, e non più dai ministri imperiali. Vo io credendo che maggiormente quelle città in tempi sì sconcerti stabilissero il proprio governo, e cominciassero a reggersi co' proprii uffiziali, riconoscendo nondimeno la sovrana autorità di chi era re d'Italia. L'esempio d'esse a poco a poco indusse dipoi l'altre città d'Italia a mettersi in libertà.

Fu poi mandatoCorradoa Milano, dove per le mani d'Anselmo vescovocattolico di quella città ricevette la corona del regno d'Italia tanto in Monza, quanto nella basilica milanese di santo Ambrosio. Ne fa menzione anche Landolfo iuniore[Landulf. Junior, Hist. Mediolan., cap. 1, tom. 5 Rer. Ital.], cognominato da san Paolo, storico milanese di questi tempi, della cui Storia cominceremo a valerci, con iscrivere:Cono quoque rex(Conone e Corrado, torno io qui a ripeterlo, è lo stesso nome)qui dum pater ejus Henricus viveret, per contractationem Mathildis comitissae, et officium hujus Anselmi de Rode fuit coronatus Modoetiae, et in ecclesia sancti Ambrosii regali more. Scrive ancora Bertoldo da Costanza[Bertholdus Constantiensis, in Chron.]che questa coronazione si feceannuente Welphone duce Italiae, et Mathilda ejus carissimaconjuge. Appresso egli soggiugne cheGuelfo IVduca di Baviera, padre d'esso Guelfo V, poco dappoi venne in Italia a visitar questo re novello, e ad offerirsi suo fedele aderente insieme col figliuolo. Per questo inaspettato accidente restò sì depresso e sbalordito l'imperadore Arrigo, che si ritirò in una fortezza, e quivi gran tempo si trattenne come persona privata e senza la dignità regale. Anzi fama corse, esser egli stato preso da tanta afflizione, che si volle dar la morte, e l'avrebbe fatto, se i suoi non l'avessero impedito. Ma in quest'anno terminò i suoi giorni il suddettoAnselmo IIIarcivescovo di Milano; e perciocchè in questi tempi le fazioni contrarie facilmente faceano gl'interpreti de' gabinetti del cielo, probabilmente gli scismatici dovettero attribuire ai giudizii di Dio la di lui morte, per aver sostenuto la ribellion d'un figliuolo contra del padre. Ma ricordar non occorre quanta sia, se non sempre, almen bene spesso, la nostra temerità, allorchè vogliam mettere mano ne' consigli dell'Altissimo, e immaginar cagioni soprannaturali degli avvenimenti naturali. Ebbe Anselmo per successoreArnolfonobile milanese dalla Porta Orientale, il quale non pare credibile, come alcuni hanno scritto, che prendesse la investitura dall'Augusto Arrigo, perchè Milano allora seguitava la parte del romano pontefice e del re Corrado. Che egli nondimeno avesse delle opposizioni, si può dedurre dall'esser egli stato solamente nell'anno 1095 consecrato. Si dee anche avvertire per gloria dell'Italia che in quest'annosanto Anselmo, grande splendore del monachismo, fu creato arcivescovo di Cantorberì, e primate della Inghilterra. Nato nella città di Aosta, abbracciò nel monistero di Becco in Normandia la vita monastica, fu creato abbate, e poi contra sua volontà dalre Guglielmo IIalzato al primo seggio della Chiesa inglese. Provò egli dipoi delle gravissime vessazioni che servirono ad accrescere la di lui gloria in terra, e piùnel cielo.Ruggieri ducadi Puglia, che avea preso per moglieAdelaidefigliuola diRoberto contedi Fiandra, e nipote di Filippo re di Francia, s'infermò gravemente in quest'anno, talmente che si sparse nuova ch'era mancato di vita[Gaufrid. Malaterra, lib. 3, cap. 15.]. Sollevaronsi dunque contra i di lui Stati e figliuoli, non solamenteBoamondosuo fratello, ma ancora altri baroni vassalli suoi. Riavutosi egli da quella malattia, Boamondo si riconciliò tosto con lui; ma Guglielmo di Grantmaniol stando pertinace nella ribellione, obbligò il duca risanato a procedere coll'armi contra di lui. Colle milizie del nipote unì ancheRuggieri contedi Sicilia un buon nerbo di soldati, coi quali fu ridotto Guglielmo a fuggirsene a Costantinopoli colla perdita di tutti i suoi Stati. La maggior parte nondimeno ne riebbe egli dopo qualche tempo dalla clemenza del duca. Prosperò non poco in quest'anno la fede cattolica, non solamente in Italia, ma anche in Germania. Lo stesso papa Urbano potè celebrare in Roma (non so in qual chiesa) con solennità la festa del Natale, quantunque in quella città tuttavia dimorassero non pochi seguaci dell'antipapa. Il saggio pontefice, che abborriva di adoperare il rimedio dell'arme per cacciarli, piuttosto volle sofferirli, che inquietare il popolo; e tanto più perchè castello Sant'Angelo, oltre ad altri siti, restava tuttavia in potere di Guiberto, che vi teneva buona guarnigione. Intanto esso Guiberto dimorava con Arrigo in Verona, fingendosi prontissimo a rinunziare il preteso suo papato, se in altra maniera non si potea dar la pace alla Chiesa. Ho io prodotto, ma colle note cronologiche poco esatte, una donazione fatta in quest'anno da esso Arrigo[Antiquit. Italic., Dissert. LXVII.], dimorante in Mantova, aCononeossiaCorradovescovo di quella città.


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