MXCIV

MXCIVAnno diCristoMXCIV. IndizioneII.UrbanoII papa 7.ArrigoIV re 39, imperad. 11.CorradoII re d'Italia 2.Il solo Sigeberto è quello[Sigebertus, in Chron.]che accenna una scorsa data in quest'anno dall'imperadore Arrigonella Gallia, cioè nella Borgogna o Lorena. Servì il suo allontanamento dall'Italia a far crescere smisuratamente la parte pontificia in queste parti, di maniera che moltissime fortezze si ribellarono, e presero l'armi contra di lui. Profittonne anchepapa Urbano. Da Bertoldo di Costanza[Berthold. Constantiensis, in Chron.]e da una lettera di Goffredo abbate vindocinense, cioè di Vandomo, ci vien confermato[Goffrid. Vindocinensis, lib. 1, Epist. 8.]che in questi tempi l'antipapa teneva tuttavia guarnigione nel palazzo del Laterano, ed era inoltre padrone di castello Sant'Angelo e della basilica vaticana. Abitava all'incontro quasi privatamente papa Urbano nella casa di Giovanni Frangipane, nobile romano, la quale dovea aver sembianza di fortezza. Quindici dì prima di Pasqua venne a trovarlo Ferruccio, lasciato dal suddetto Guiberto per custode d'esso palazzo lateranense, offerendo di dargli quel riguardevol edifizio, purchè gli fosse pagata una buona somma di danari. Era vota la borsa pontificia, e perciò Urbano si raccomandò ai vescovi e cardinali, che poco gli diedero, perchè poveri anche essi a cagion della persecuzione e de' malanni correnti. Trovossi per accidente in Roma il suddetto Goffredo abbate vindocinense, e questi ciò udito, vendè tosto i suoi muli e cavalli, e contribuì tutto quanto l'oro e l'argento che avea; e con ciò si ultimò il mercato con Ferruccio, ed Urbano entrò in possesso della torre e delpalazzo lateranense. Col nome di questatorrepensa il padre Pagi[Pagius, Crit. ad Annal. Baron.]disegnato castelloSant'Angelo. Io non ne son persuaso. Esso abbate Goffredo nella lettera seguente[Goffrid., lib. 1, Epist. 9.]si pregia di aver tolto a Guibertolateranense palatium, senza parlar più della torre. Se gli avesse anche tolto castello Sant'Angelo, siccome fortezza di maggior conseguenza, non l'avrebbe egli taciuto. E Bertoldo Costanziense chiaramente asserisce che Guiberto ne era padrone, e che i suoi impedivano il passare per ponte Sant'Angelo. Ma che vo io cercando conghietture? Il suddetto Bertoldo attesta che anche nell'anno 1097 Guiberto tenea presidio in quel castello. Dimorava tuttavia in Roma il pontefice romano nel dì 29 di giugno, in cui confermò i privilegii della badia di Montebello sul Pavese, con bolla data[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1 in Append.]Romae III kalendas julii, anno Domini millesimo nonagesimo quarto, Indictione secunda, pontificatus domni Urbani II septimo. Abbiamo da Donizone[Donizo, lib. 2, cap. 8.]che, per consiglio della contessa Matilda, esso pontefice determinò di venire in Lombardia, per maggiormente fortificare il partito dei cattolici, e sradicare la gramigna guibertina. Perciò verso il fine dell'anno, per attestato di Bertoldo[Berthold. Constantiensis, in Chron.], celebrò il santo Natale in Toscana, dove fu ad accoglierlo con tutta divozione la contessa Matilda. Se rimase Arrigo sommamente sconcertato per la fuga e ribellione del figliuoloCorradonell'anno precedente, restò egli in questo anche oltremodo svergognato per la fuga dellaregina Adelaide, ossiaPrassede, sua moglie. La teneva egli imprigionata in Verona[Donizo, lib. 2, cap. 8. Berthold. Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo.], ed avendo essa trovato modo di far sapere le sue miserie alla suddetta contessa Matilda, con raccomandarsi a lei, seppe la contessa così ben menare un segreto trattato, che nel verno di quest'anno la fece fuggir dalle carceri. Rifugiossi ella presso ilduca Guelfo V, il quale colla consorteMatilda le fece un trattamento da pari sua; ed allora fu che essa regina diede fuoco a tutte le iniquità e crudeltà commesse contra di lei dal bestiale marito, il cui discredito certamente dovette andar crescendo alla pubblicazione di fatti sì enormi. Essendosi poi tenuto un gran concilio di cattolici tedeschi nella città di Costanza daGebeardo vescovo, fece la regina suddetta esporre in quella sacra adunanza le sue querele, che mossero a sdegno e compassione chiunque la udì. Intanto in GermaniaGuelfo IVduca di Baviera conchiuse una pace e lega per tutta la Suevia, Francia teutonica, Alsazia e Baviera, sino ai confini dell'Ungheria: contrade tutte parziali al vero romano pontefice. Scrive sotto quest'anno il Dandolo[Dandul., in Chron, tom. 12 Rer. Ital.], che trovandosi l'imperadore Arrigo in Trivigi,Vitale Faledrodoge di Venezia gli spedì tre suoi legati, che il trovarono molto favorevole agli interessi de' Veneziani. In segno di che non solamente egli rinnovò i patti antichi col popolo di Venezia, ma ancora alzò dal sacro fonte una figliuola del doge. Scoprissi ancora in Venezia il sacro corpo di San Marco evangelista, essendo gran tempo che s'era smarrita la memoria del sito in cui era seppellito; e di nuovo fu posto in luogo, oggidì affatto ignoto, nella di lui basilica: che così allora si costumava per timore de' ladri pii delle sacre reliquie, che per più secoli non lasciarono riposar le ossa sacre dei santi. Andò anche Arrigo Augusto per sua divozione a visitare in Venezia la basilica suddetta, e dopo aver girata la città, ne commendò molto il sito e il governo, e concedute esenzioni a varii monisteri, se ne tornò in terra ferma. Potrebbe nondimeno essere che prima di questo anno, e in tempo di maggior felicità, Arrigo visitasse Venezia. Abbiamo anche un privilegio fatto in questo medesimo anno dal soprallodato dogeVitaleal popolo di Loreo, castello fabbricato e ben fortificato dallo stesso doge.

Il solo Sigeberto è quello[Sigebertus, in Chron.]che accenna una scorsa data in quest'anno dall'imperadore Arrigonella Gallia, cioè nella Borgogna o Lorena. Servì il suo allontanamento dall'Italia a far crescere smisuratamente la parte pontificia in queste parti, di maniera che moltissime fortezze si ribellarono, e presero l'armi contra di lui. Profittonne anchepapa Urbano. Da Bertoldo di Costanza[Berthold. Constantiensis, in Chron.]e da una lettera di Goffredo abbate vindocinense, cioè di Vandomo, ci vien confermato[Goffrid. Vindocinensis, lib. 1, Epist. 8.]che in questi tempi l'antipapa teneva tuttavia guarnigione nel palazzo del Laterano, ed era inoltre padrone di castello Sant'Angelo e della basilica vaticana. Abitava all'incontro quasi privatamente papa Urbano nella casa di Giovanni Frangipane, nobile romano, la quale dovea aver sembianza di fortezza. Quindici dì prima di Pasqua venne a trovarlo Ferruccio, lasciato dal suddetto Guiberto per custode d'esso palazzo lateranense, offerendo di dargli quel riguardevol edifizio, purchè gli fosse pagata una buona somma di danari. Era vota la borsa pontificia, e perciò Urbano si raccomandò ai vescovi e cardinali, che poco gli diedero, perchè poveri anche essi a cagion della persecuzione e de' malanni correnti. Trovossi per accidente in Roma il suddetto Goffredo abbate vindocinense, e questi ciò udito, vendè tosto i suoi muli e cavalli, e contribuì tutto quanto l'oro e l'argento che avea; e con ciò si ultimò il mercato con Ferruccio, ed Urbano entrò in possesso della torre e delpalazzo lateranense. Col nome di questatorrepensa il padre Pagi[Pagius, Crit. ad Annal. Baron.]disegnato castelloSant'Angelo. Io non ne son persuaso. Esso abbate Goffredo nella lettera seguente[Goffrid., lib. 1, Epist. 9.]si pregia di aver tolto a Guibertolateranense palatium, senza parlar più della torre. Se gli avesse anche tolto castello Sant'Angelo, siccome fortezza di maggior conseguenza, non l'avrebbe egli taciuto. E Bertoldo Costanziense chiaramente asserisce che Guiberto ne era padrone, e che i suoi impedivano il passare per ponte Sant'Angelo. Ma che vo io cercando conghietture? Il suddetto Bertoldo attesta che anche nell'anno 1097 Guiberto tenea presidio in quel castello. Dimorava tuttavia in Roma il pontefice romano nel dì 29 di giugno, in cui confermò i privilegii della badia di Montebello sul Pavese, con bolla data[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1 in Append.]Romae III kalendas julii, anno Domini millesimo nonagesimo quarto, Indictione secunda, pontificatus domni Urbani II septimo. Abbiamo da Donizone[Donizo, lib. 2, cap. 8.]che, per consiglio della contessa Matilda, esso pontefice determinò di venire in Lombardia, per maggiormente fortificare il partito dei cattolici, e sradicare la gramigna guibertina. Perciò verso il fine dell'anno, per attestato di Bertoldo[Berthold. Constantiensis, in Chron.], celebrò il santo Natale in Toscana, dove fu ad accoglierlo con tutta divozione la contessa Matilda. Se rimase Arrigo sommamente sconcertato per la fuga e ribellione del figliuoloCorradonell'anno precedente, restò egli in questo anche oltremodo svergognato per la fuga dellaregina Adelaide, ossiaPrassede, sua moglie. La teneva egli imprigionata in Verona[Donizo, lib. 2, cap. 8. Berthold. Constantiensis, in Chron. Annalista Saxo.], ed avendo essa trovato modo di far sapere le sue miserie alla suddetta contessa Matilda, con raccomandarsi a lei, seppe la contessa così ben menare un segreto trattato, che nel verno di quest'anno la fece fuggir dalle carceri. Rifugiossi ella presso ilduca Guelfo V, il quale colla consorteMatilda le fece un trattamento da pari sua; ed allora fu che essa regina diede fuoco a tutte le iniquità e crudeltà commesse contra di lei dal bestiale marito, il cui discredito certamente dovette andar crescendo alla pubblicazione di fatti sì enormi. Essendosi poi tenuto un gran concilio di cattolici tedeschi nella città di Costanza daGebeardo vescovo, fece la regina suddetta esporre in quella sacra adunanza le sue querele, che mossero a sdegno e compassione chiunque la udì. Intanto in GermaniaGuelfo IVduca di Baviera conchiuse una pace e lega per tutta la Suevia, Francia teutonica, Alsazia e Baviera, sino ai confini dell'Ungheria: contrade tutte parziali al vero romano pontefice. Scrive sotto quest'anno il Dandolo[Dandul., in Chron, tom. 12 Rer. Ital.], che trovandosi l'imperadore Arrigo in Trivigi,Vitale Faledrodoge di Venezia gli spedì tre suoi legati, che il trovarono molto favorevole agli interessi de' Veneziani. In segno di che non solamente egli rinnovò i patti antichi col popolo di Venezia, ma ancora alzò dal sacro fonte una figliuola del doge. Scoprissi ancora in Venezia il sacro corpo di San Marco evangelista, essendo gran tempo che s'era smarrita la memoria del sito in cui era seppellito; e di nuovo fu posto in luogo, oggidì affatto ignoto, nella di lui basilica: che così allora si costumava per timore de' ladri pii delle sacre reliquie, che per più secoli non lasciarono riposar le ossa sacre dei santi. Andò anche Arrigo Augusto per sua divozione a visitare in Venezia la basilica suddetta, e dopo aver girata la città, ne commendò molto il sito e il governo, e concedute esenzioni a varii monisteri, se ne tornò in terra ferma. Potrebbe nondimeno essere che prima di questo anno, e in tempo di maggior felicità, Arrigo visitasse Venezia. Abbiamo anche un privilegio fatto in questo medesimo anno dal soprallodato dogeVitaleal popolo di Loreo, castello fabbricato e ben fortificato dallo stesso doge.


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