MXCIXAnno diCristoMXCIX. IndizioneVII.PasqualeII papa 1.ArrigoIV re 44, imperad. 16.CorradoII re d'Italia 7.Era tornato a Roma nel precedente anno il buon papa Urbano, e con gran pace avea quivi solennizzato la festa del santo Natale[Bertholdus Constantiensis, in Chron.], perchè gli era riuscito di rimettere in suo potere castello Sant'Angelo, fin qui occupato dal presidio dell'antipapa Guiberto. Niun'altra fortezza restava in quella città che non fosse dipendente dai di lui cenni; e coloro che quivi tuttavia si trovavano favorevoli alla fazione scismatica, o colle carezze o colla forza furono ridotti alla dovuta ubbidienza. Intimò egli un concilio da tenersi in Roma nella terza settimana dopo Pasqua, e infatti questo fu celebrato al tempo prefisso coll'intervento di cento cinquanta fra vescovi ed abbati, e col concorso d'innumerabili cherici. Vi fu presente anche ilcelebre arcivescovosanto Anselmo. Si rinnovò in esso la scomunica contro dell'antipapa e de' suoi parziali; si confermarono le censure contro de' preti concubinarii; e fu fatta gran premura dal pontefice per nuovi aiuti all'impresa di terra santa. Ma da lì a pochi mesi infermatosiUrbano II, passò in miglior paese a godere il frutto delle sue virtù dopo un pontificato insigne e glorioso d'undici anni e cinque mesi. Succedette la morte sua, per attestato di varii scrittori, nel dì 29 di luglio del presente anno. Non andò molto che dal clero e popolo fu sustituito nella cattedra di san PietroRinieridi nazione toscano, già monaco cluniacense, e poi prete cardinale del titolo di san Clemente, che assunto il nome diPasquale II, fu ordinato papa nel dì 14 d'agosto, dopo aver egli fatto gran resistenza, per fuggire così eccelsa dignità. Secondo la combinazione de' tempi, non potè il buon pontefice Urbano prima di chiuder gli occhi aver la consolazione di veder il frutto delle sue apostoliche fatiche, coll'avviso d'essersi impadronita l'armata de' cristiani crocesegnati della santa città di Gerusalemme, dove fecero un gran macello di Saraceni. Cioè fu essa dopo pochi giorni d'assedio presa nel dì 15 di luglio di quest'anno[Guillelmus Tyr., lib. 8, cap. ult.]; ma non potè, dissi, così importante nuova, che riempì di giubilo tutta la cristianità, ritrovar vivo esso Urbano. Raunati nella conquistata città i principi cristiani, dopo otto giorni di comun parere elessero re di GerusalemmeGotifredo di Buglioneduca di Lorena, il più saggio, il più pio, ed anche il più valoroso fra essi. Diede egli nel dì 14 del seguente agosto una terribil rotta all'immenso esercito del soldano d'Egitto presso ad Ascalona, che veniva per soccorrere Gerusalemme: con che restò mirabilmente coronata quella campagna. Ma perciocchè moltissimi di que' Franchi, dopo aver compiuti i lor voti, se ne tornarono appresso in Occidente, restò il novello re appena con trecento cavalli edue mila fanti: il che fu cagione ch'egli implorasse i soccorsi del papa e degli altri principi cristiani. Nè mancòpapa Pasquale, informato del felice successo dell'armi cristiane in Oriente, di sollecitare i popoli in aiuto de' Franchi conquistatori. Sembra a me verisimile che, prima della conquista di Gerusalemme, i Pisani, i Veneziani e i Genovesi, cadaun popolo colla sua flotta, si movesse verso quelle parti, quantunque forse vi arrivassero solamente dopo la presa d'essa città. Negli Annali Pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]è scritto, che di quest'anno restò bruciata tuttaKinsica, cioè una parte della città di Pisa, dove, a mio credere, abitavano i mercatanti mori che venivano a trafficare in quella città.Et stolus pisanus in Hierusalem ivit cum navibus centum viginti. De quo stolo Daibertus ejusdem ecclesiae archiepiscopus fuit ductor et dominus, qui tunc temporis in Hierusalem patriarcha remansit. Poscia all'anno 1100 vien quivi raccontata la presa di GerusalemmeXVIII kalendas augusti. Anticipando i Pisani di nove mesi il principio dell'anno volgare, la presa di Gerusalemme cade molto acconciamente nel dì 15 di luglio dell'anno presente. Ma, secondo quegli Annali, si era molto prima incamminata a quella volta l'armata pisana.Altri Annali poi attribuiscono principalmente ai Pisani la gloria del conquisto di Gerusalemme: il che non merita credenza, perchè niuno di tanti autori, o contemporanei o vicini a quella rinomata impresa, vi parla de' Pisani. Anzi Guglielmo Tirio[Guilelmus Tyr., lib. 3.]attesta che solamente verso il fine del presente anno arrivò con dei soccorsiDaimberto arcivescovodi Pisa, e legato della Sede apostolica, il quale fu anche eletto patriarca di Gerusalemme. Scrive il Dandolo[Dandulus, in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.]che i Veneziani misero insieme uno stuolo di circa dugento legni, dove, sotto il comando diGiovanni Michelefigliuolo del doge, s'imbarcaronotutti i crociati, e s'inviarono alla volta della Dalmazia, e poscia svernarono a Rodi.Alessio imperadordei Greci, nemicissimo in segreto della crociata, si adoperò per farli tornare indietro; ma inutili in ciò riuscirono le cabale sue. Venne poscia avviso ai Veneziani che i Pisani con cinquanta galee navigavano contro di loro, gloriandosi di voler entrare in quel porto. Fra queste due flotte seguì una zuffa, e toccò ai Pisani di salvarsi colla fuga. Arrivarono poscia i Veneziani alla città di Mira nella Licia, dove, se loro vogliam credere, trovarono il corpo di san Niccolò vescovo, e l'inviarono a Venezia, quantunque il popolo di Bari pretenda che assai prima quel sacro deposito passasse alla loro città. Scrivono ancora gli storici genovesi, che capitata in questi tempi la flotta genovese alla stessa città di Mira, ne asportò le ceneri di san Giovanni Battista. Un grande emporio di sacre reliquie doveva essere quella città. Lascerò io disputar fra loro questi troppo pii masnadieri, e seguiterò a dire che la flotta veneta giunse nel porto di Joppe, città già conquistata insieme con Gerusalemme dai Franchi. Però è da credere che gli aiuti portati per mare dai popoli italiani giugnessero colà solamente dappoichè Gerusalemme era caduta in potere dei collegati oltramontani. Fece l'imperadoreArrigo IVscoppiare in quest'anno lo sdegno suo contraCorradosuo primogenito, che ribello al padre avea occupata la corona del regno d'Italia. Raunata in Aquisgrana una dieta di principi germanici, quivi propose e fece accettar per suo collega e successore nel regnoArrigo V,suo secondogenito. Ho io pubblicato[Antiquit. Italic., Dissert. XLI.]un placito tenuto dalla contessa Matilde in Firenzeanno dominicae Incarnationis millesimo nonagesimo nono, VI nonas martii, Indictione VIII, in cui Guido Guerra, da cui si crede che discendesse la nobil casa de' conti Guidi, celebre nelle storie, concedette ai canonici dellacattedrale di quella città alcune terre. Notai quel placito come tenuto nell'anno presente, senza esaminarne le note cronologiche. Ora mi avveggo appartener esso all'anno susseguente, indicandolo l'indizione VIII. Quivi s'è adoperato l'anno fiorentino; cioè tuttavia in quella città nel dì 5 di marzo continuava l'anno 1099, laddove, secondo l'era volgare, nel dì primo di gennaio avea avuto principio l'anno 1100. Similmente è stata da me prodotta[Antiquit. Ital., Dissert. VIII.]una donazione fatta da essa contessa al monistero di san Salvatore della Fontana di Taone, e scrittaanno ab Incarnatione Domini millesimo nonagesimo nono, regnante imperatore Henricus, octavo idus septembris, Indictione sexta. Se così ha l'originale (il che io non posso affermare), quest'anno 1099 sarà l'anno pisano, e, secondo noi, l'anno 1098. Ma il Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 2.], accennando questo documento, leggeIndict. VIII, cominciata nel medesimo mese di settembre, e però quell'atto è da riferire all'anno presente. Non è certamente lieve imbroglio nella storia questa diversità degli anni e delle indizioni che comparisce nelle carte antiche, ed è facile il prendere degli abbagli, se non si ha molta attenzione ed altri lumi della storia.
Era tornato a Roma nel precedente anno il buon papa Urbano, e con gran pace avea quivi solennizzato la festa del santo Natale[Bertholdus Constantiensis, in Chron.], perchè gli era riuscito di rimettere in suo potere castello Sant'Angelo, fin qui occupato dal presidio dell'antipapa Guiberto. Niun'altra fortezza restava in quella città che non fosse dipendente dai di lui cenni; e coloro che quivi tuttavia si trovavano favorevoli alla fazione scismatica, o colle carezze o colla forza furono ridotti alla dovuta ubbidienza. Intimò egli un concilio da tenersi in Roma nella terza settimana dopo Pasqua, e infatti questo fu celebrato al tempo prefisso coll'intervento di cento cinquanta fra vescovi ed abbati, e col concorso d'innumerabili cherici. Vi fu presente anche ilcelebre arcivescovosanto Anselmo. Si rinnovò in esso la scomunica contro dell'antipapa e de' suoi parziali; si confermarono le censure contro de' preti concubinarii; e fu fatta gran premura dal pontefice per nuovi aiuti all'impresa di terra santa. Ma da lì a pochi mesi infermatosiUrbano II, passò in miglior paese a godere il frutto delle sue virtù dopo un pontificato insigne e glorioso d'undici anni e cinque mesi. Succedette la morte sua, per attestato di varii scrittori, nel dì 29 di luglio del presente anno. Non andò molto che dal clero e popolo fu sustituito nella cattedra di san PietroRinieridi nazione toscano, già monaco cluniacense, e poi prete cardinale del titolo di san Clemente, che assunto il nome diPasquale II, fu ordinato papa nel dì 14 d'agosto, dopo aver egli fatto gran resistenza, per fuggire così eccelsa dignità. Secondo la combinazione de' tempi, non potè il buon pontefice Urbano prima di chiuder gli occhi aver la consolazione di veder il frutto delle sue apostoliche fatiche, coll'avviso d'essersi impadronita l'armata de' cristiani crocesegnati della santa città di Gerusalemme, dove fecero un gran macello di Saraceni. Cioè fu essa dopo pochi giorni d'assedio presa nel dì 15 di luglio di quest'anno[Guillelmus Tyr., lib. 8, cap. ult.]; ma non potè, dissi, così importante nuova, che riempì di giubilo tutta la cristianità, ritrovar vivo esso Urbano. Raunati nella conquistata città i principi cristiani, dopo otto giorni di comun parere elessero re di GerusalemmeGotifredo di Buglioneduca di Lorena, il più saggio, il più pio, ed anche il più valoroso fra essi. Diede egli nel dì 14 del seguente agosto una terribil rotta all'immenso esercito del soldano d'Egitto presso ad Ascalona, che veniva per soccorrere Gerusalemme: con che restò mirabilmente coronata quella campagna. Ma perciocchè moltissimi di que' Franchi, dopo aver compiuti i lor voti, se ne tornarono appresso in Occidente, restò il novello re appena con trecento cavalli edue mila fanti: il che fu cagione ch'egli implorasse i soccorsi del papa e degli altri principi cristiani. Nè mancòpapa Pasquale, informato del felice successo dell'armi cristiane in Oriente, di sollecitare i popoli in aiuto de' Franchi conquistatori. Sembra a me verisimile che, prima della conquista di Gerusalemme, i Pisani, i Veneziani e i Genovesi, cadaun popolo colla sua flotta, si movesse verso quelle parti, quantunque forse vi arrivassero solamente dopo la presa d'essa città. Negli Annali Pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]è scritto, che di quest'anno restò bruciata tuttaKinsica, cioè una parte della città di Pisa, dove, a mio credere, abitavano i mercatanti mori che venivano a trafficare in quella città.Et stolus pisanus in Hierusalem ivit cum navibus centum viginti. De quo stolo Daibertus ejusdem ecclesiae archiepiscopus fuit ductor et dominus, qui tunc temporis in Hierusalem patriarcha remansit. Poscia all'anno 1100 vien quivi raccontata la presa di GerusalemmeXVIII kalendas augusti. Anticipando i Pisani di nove mesi il principio dell'anno volgare, la presa di Gerusalemme cade molto acconciamente nel dì 15 di luglio dell'anno presente. Ma, secondo quegli Annali, si era molto prima incamminata a quella volta l'armata pisana.
Altri Annali poi attribuiscono principalmente ai Pisani la gloria del conquisto di Gerusalemme: il che non merita credenza, perchè niuno di tanti autori, o contemporanei o vicini a quella rinomata impresa, vi parla de' Pisani. Anzi Guglielmo Tirio[Guilelmus Tyr., lib. 3.]attesta che solamente verso il fine del presente anno arrivò con dei soccorsiDaimberto arcivescovodi Pisa, e legato della Sede apostolica, il quale fu anche eletto patriarca di Gerusalemme. Scrive il Dandolo[Dandulus, in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.]che i Veneziani misero insieme uno stuolo di circa dugento legni, dove, sotto il comando diGiovanni Michelefigliuolo del doge, s'imbarcaronotutti i crociati, e s'inviarono alla volta della Dalmazia, e poscia svernarono a Rodi.Alessio imperadordei Greci, nemicissimo in segreto della crociata, si adoperò per farli tornare indietro; ma inutili in ciò riuscirono le cabale sue. Venne poscia avviso ai Veneziani che i Pisani con cinquanta galee navigavano contro di loro, gloriandosi di voler entrare in quel porto. Fra queste due flotte seguì una zuffa, e toccò ai Pisani di salvarsi colla fuga. Arrivarono poscia i Veneziani alla città di Mira nella Licia, dove, se loro vogliam credere, trovarono il corpo di san Niccolò vescovo, e l'inviarono a Venezia, quantunque il popolo di Bari pretenda che assai prima quel sacro deposito passasse alla loro città. Scrivono ancora gli storici genovesi, che capitata in questi tempi la flotta genovese alla stessa città di Mira, ne asportò le ceneri di san Giovanni Battista. Un grande emporio di sacre reliquie doveva essere quella città. Lascerò io disputar fra loro questi troppo pii masnadieri, e seguiterò a dire che la flotta veneta giunse nel porto di Joppe, città già conquistata insieme con Gerusalemme dai Franchi. Però è da credere che gli aiuti portati per mare dai popoli italiani giugnessero colà solamente dappoichè Gerusalemme era caduta in potere dei collegati oltramontani. Fece l'imperadoreArrigo IVscoppiare in quest'anno lo sdegno suo contraCorradosuo primogenito, che ribello al padre avea occupata la corona del regno d'Italia. Raunata in Aquisgrana una dieta di principi germanici, quivi propose e fece accettar per suo collega e successore nel regnoArrigo V,suo secondogenito. Ho io pubblicato[Antiquit. Italic., Dissert. XLI.]un placito tenuto dalla contessa Matilde in Firenzeanno dominicae Incarnationis millesimo nonagesimo nono, VI nonas martii, Indictione VIII, in cui Guido Guerra, da cui si crede che discendesse la nobil casa de' conti Guidi, celebre nelle storie, concedette ai canonici dellacattedrale di quella città alcune terre. Notai quel placito come tenuto nell'anno presente, senza esaminarne le note cronologiche. Ora mi avveggo appartener esso all'anno susseguente, indicandolo l'indizione VIII. Quivi s'è adoperato l'anno fiorentino; cioè tuttavia in quella città nel dì 5 di marzo continuava l'anno 1099, laddove, secondo l'era volgare, nel dì primo di gennaio avea avuto principio l'anno 1100. Similmente è stata da me prodotta[Antiquit. Ital., Dissert. VIII.]una donazione fatta da essa contessa al monistero di san Salvatore della Fontana di Taone, e scrittaanno ab Incarnatione Domini millesimo nonagesimo nono, regnante imperatore Henricus, octavo idus septembris, Indictione sexta. Se così ha l'originale (il che io non posso affermare), quest'anno 1099 sarà l'anno pisano, e, secondo noi, l'anno 1098. Ma il Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matild., lib. 2.], accennando questo documento, leggeIndict. VIII, cominciata nel medesimo mese di settembre, e però quell'atto è da riferire all'anno presente. Non è certamente lieve imbroglio nella storia questa diversità degli anni e delle indizioni che comparisce nelle carte antiche, ed è facile il prendere degli abbagli, se non si ha molta attenzione ed altri lumi della storia.