MXCVIIAnno diCristoMXCVII. IndizioneV.UrbanoII papa 10.ArrigoIV re 42, imperad. 14.CorradoII re d'Italia 5.Restò libera in quest'anno l'Italia dall'imperadore Arrigo. Veggendosi egli snervato e screditato affatto in queste parti, e più che mai concorrere i popoli in favore del pontefice e delre Corradosuo figliuolo[Bertholdus Constantiensis, in Chron.], meglio stimò di ritornarsene in Germania. Riportò indicibil gloria lacontessa Matildaper questo successo,con attribuirsi al di lei valore e prudenza un tale abbassamento di Arrigo. Si trattenne tutta la state esso Augusto in forma assai privata in Ratisbona e Nuremberga, dove avendo a lui fatto ricorso i Giudei, forzati nel precedente anno ad abbracciare la religione di Cristo, restituì loro la libertà della coscienza[Annalista Saxo. Abbas Urspergensis, in Chron.]. Circa il principio di dicembre tenne una conferenza co' principi tedeschi a motivo di trattar della pace, ma forse principalmente per promuovere al regnoArrigo Vsuo secondogenito, giacchè troppo odio portava egli al primogenitoCorrado. Era già pervenuto all'età di più di cento anni il marcheseAlberto Azzo IIestense, e conoscendo approssimarsi il termine de' suoi giorni, allora fu che più che in addietro volle esercitar la sua pia liberalità verso le chiese[Antichità Estensi, P. I, cap. 11.]. Resta tuttavia un'insigne donazione da lui fattaanno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi MLXXXXVII, tertiodecimo die introeunte mense aprilis, Indictione quinta. Cioè dona ivicinquanta possessioni, con ispecificare il nome di cadaun lavoratore d'esse, al monistero della Vangadizza sull'Adigetto, luogo di suo giuspatronato, e posto ne' suoi Stati. L'originale da me veduto nell'archivio di essa badia forse passò in mano del nobile veneziano Giam-Batista Recanati. Intervenne a questa pia donazione anche Ugo suo figliuolo, e trovandosi eglino nella nobil terra, oggidì città, di Rovigo, di cui era esso marchese padrone. Ma non andò molto, che il decrepito principe fu chiamato da Dio a miglior vita, con lasciare dopo di sè un glorioso nome sopra la terra.Azzo marchio de Longobardia(son parole di Bertoldo da Costanza, scrittore contemporaneo)pater Welphonis ducis de Bajoaria, jam major centenario, ut ajunt, viam universae terrae arripuit. Restarono di lui tre figliuoli maschi, cioèGuelfo IVduca di Baviera, edUgoeFolco; dal primo de' quali, natodaCunegondadei Guelfi, convien qui ripetere che discende l'imperiale, reale, elettorale e ducal casa di Brunswich; e daFolco, nato daGarsendaprincipessa del Maine, i marchesi d'Este, duchi di Ferrara, Modena, Reggio, ec. Ho io rapportato altrove[Antichità Estensi, P. 1, cap. 27.]una convenzione, stabilita nel dì 6 d'aprile dell'anno 1095, tra i due fratelli Ugo e Folco, da cui apparisce che Ugo principe, per quanto abbiamo già veduto, di poco lodevol condotta, vendè a Folco suo fratello tutte le pretensioni sue sopra molti Stati che il marchese Azzo avea con varii strumenti ceduto al medesimo Folco. Contuttociò Folco si contentò di lasciar godere ad esso suo fratello e a' suoi figliuoli maschi legittimi, ma con obbligo di vassallaggio,medietatem castrorum, et terrae, quae Azo marchio genitor noster tenet a Mincio usque ad Veneciam, et illam porcionem ceterorum castrorum de alia terra marchionis Azonis genitoris nostri. Accaduta dunque la morte del marchese Azzo, questi due fratelli entrarono in possesso di tutti gli Stati del padre, cioè di un fioritissimo paese dal fiume Mincio di Mantova sino al mare, che abbracciava fra le altre terre la nobil d'Este, e quella di Rovigo col suo Polesine, Montagnana, la Badia, ec., siccome ancora di tutti gli altri spettanti al padre nella Lunigiana e Toscana, e in varii altri contadi d'Italia specificati nel diploma d'Arrigo IV nell'anno 1077, senza contare quei ch'essi riconoscevano dalle chiese.Erano questi due principi stati sempre costanti nel partito cattolico del re Corrado contra dell'Augusto Arrigo. Però in questo medesimo annoFolco marcheseandò alla corte del re Corrado, che dimorava in borgo San Donnino, e nel dì 20 di agosto impetrò dallo stesso re un privilegio, da me dato alla luce[Idem, ibid., cap. 28.]. Ma non passò gran tempo cheGuelfo IV ducadi Baviera suscitò contra dei due suddetti suoi fratelli una gran tempesta. Veggendoil marchese Azzo sì ben provveduto in Germania esso Guelfo suo figliuolo del primo letto, avea trasmessi tutti i suoi Stati d'Italia negli altri due suddetti suoi figliuoli, acciocchè con isplendore tirassero innanzi le due loro linee in Italia. Ma non l'intese così il duca Guelfo loro fratello. Pretese anch'egli la sua parte negli Stati paterni, e perchè trovò renitenti a ciò Ugo e Folco, mosse loro guerra nell'anno presente. Dopo aver detto il suddetto Bertoldo che il marchese Azzo mancò di vita, soggiugne:Magnamque guerram suis filiis de rebus suis dereliquit. Nam Welfo dux omnia patris sui bona, utpote matri suae(Cunegonda)donata(il che non merita fede)obtinere voluit. Sed fratres ejus de alia matre(cioè da Garsenda)procreati noluerunt se poenitus exheredari. Si mise in procinto il duca Guelfo di scendere in Italia colle sue forze per sostener gagliardamente le sue pretensioni; ma Ugo e Folco anch'essi furono in armi,et aditum ei ad Longobardiam prohibuerunt, quum iret ad possidendum: il che ci fa intendere, qual fosse la lor potenza, quando era bastante ad impedire ad un duca di Baviera armato il passaggio in Italia. Allora fu che Guelfo si collegò conArrigo ducadi Carintia, e probabilmente ancora marchese della marca di Verona, e col patriarca d'Aquileia, fratello d'esso Arrigo duca e principe, signore del Friuli e della Carniola. Coll'accrescimento di tante forze al duca Guelfo non fu poi difficile il penetrare in Italia, e il portar la guerra contra de' fratelli.Sed filii ejusdem marchionis(aggiugne Bertoldo)de alia conjuge praedicto duci totis viribus resistere. Nulladimeno non potendo essi competere colla potenza di lui e de' suoi collegati, Guelfohereditatem patris de manibus eorum ex magna parte sibi vendicavit. Ma da lì a non molto ricuperò il marchese Folco gli Stati paterni, e dovette seguire qualche convenzione fra esso Folco e i figliuoli di Guelfo IV, all'osservarsi che la linea estense in Germania possedette dipoi la terza parte diRovigo, ed esercitò signoria anche nella nobil terra d'Este. Non si sa che divenisse delmarchese Ugo. Ho io ben trovato che lasciò figliuoli, a lui nati dalla figliuola diRoberto Guiscardoduca di Puglia. Abbiamo da Goffredo Malaterra[Gaufrid. Malaterra, lib. 4, cap. 25.]che in questo annoRuggieri contedi Sicilia maritò una sua figliuola conColomanno, appellato da alcuni impropriamente Carlo Manno re d'Ungheria. Le nozze furono con singolar pompa celebrate in Buda capitale di quel regno. Fece quanto potèAlessio imperadorede' Greci, principe accortissimo, per liberarsi dagli eserciti de' Franchi giunti in Tracia, che faceano immensi mali anche nei contorni di Costantinopoli. Fra lui e i principi di quelle armate in fine si stabilirono alcune capitolazioni, dopo le quali passati i Cristiani di là dallo Stretto, ed entrati in Asia, in una terribil battaglia nel dì 14 di maggio sconfissero un immenso esercito di Turchi. Si impadronirono appresso della città di Nicea; e continuato il loro viaggio, arrivarono fino alla regal città d'Antiochia, di cui intrapresero l'assedio nel dì 21 di ottobre. TrovandosiCorrado red'Italia in Cremona nel dì 22 d'esso mese d'ottobre, confermò i suoi privilegii ai canonici di Cremona, siccome consta dal diploma da me dato alla luce[Antiquit. Italic., Dissert. LXIV.], in cui l'anno XIV del regno d'esso Corrado non può sussistere. Terminò il corso di sua vita in quest'annoArnolfoarcivescovo di Milano, e in luogo suo fu eletto Anselmo di questo nome quarto. Secondo le carte prodotte dal Guichenon[Guichenon, de la Maison de Savoye, tom. 3.], fioriva in questi tempiUmbertoossiaUbertoII conte, da cui discende la real casa di Savoia. Truovasi nominatoUmbertus comes filius quondam Amedei, ed altrovecomes et marchisus. Quel che pare strano, egli professalege vivere romana, perchè que' principi erano di nazione e legge salica.
Restò libera in quest'anno l'Italia dall'imperadore Arrigo. Veggendosi egli snervato e screditato affatto in queste parti, e più che mai concorrere i popoli in favore del pontefice e delre Corradosuo figliuolo[Bertholdus Constantiensis, in Chron.], meglio stimò di ritornarsene in Germania. Riportò indicibil gloria lacontessa Matildaper questo successo,con attribuirsi al di lei valore e prudenza un tale abbassamento di Arrigo. Si trattenne tutta la state esso Augusto in forma assai privata in Ratisbona e Nuremberga, dove avendo a lui fatto ricorso i Giudei, forzati nel precedente anno ad abbracciare la religione di Cristo, restituì loro la libertà della coscienza[Annalista Saxo. Abbas Urspergensis, in Chron.]. Circa il principio di dicembre tenne una conferenza co' principi tedeschi a motivo di trattar della pace, ma forse principalmente per promuovere al regnoArrigo Vsuo secondogenito, giacchè troppo odio portava egli al primogenitoCorrado. Era già pervenuto all'età di più di cento anni il marcheseAlberto Azzo IIestense, e conoscendo approssimarsi il termine de' suoi giorni, allora fu che più che in addietro volle esercitar la sua pia liberalità verso le chiese[Antichità Estensi, P. I, cap. 11.]. Resta tuttavia un'insigne donazione da lui fattaanno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi MLXXXXVII, tertiodecimo die introeunte mense aprilis, Indictione quinta. Cioè dona ivicinquanta possessioni, con ispecificare il nome di cadaun lavoratore d'esse, al monistero della Vangadizza sull'Adigetto, luogo di suo giuspatronato, e posto ne' suoi Stati. L'originale da me veduto nell'archivio di essa badia forse passò in mano del nobile veneziano Giam-Batista Recanati. Intervenne a questa pia donazione anche Ugo suo figliuolo, e trovandosi eglino nella nobil terra, oggidì città, di Rovigo, di cui era esso marchese padrone. Ma non andò molto, che il decrepito principe fu chiamato da Dio a miglior vita, con lasciare dopo di sè un glorioso nome sopra la terra.Azzo marchio de Longobardia(son parole di Bertoldo da Costanza, scrittore contemporaneo)pater Welphonis ducis de Bajoaria, jam major centenario, ut ajunt, viam universae terrae arripuit. Restarono di lui tre figliuoli maschi, cioèGuelfo IVduca di Baviera, edUgoeFolco; dal primo de' quali, natodaCunegondadei Guelfi, convien qui ripetere che discende l'imperiale, reale, elettorale e ducal casa di Brunswich; e daFolco, nato daGarsendaprincipessa del Maine, i marchesi d'Este, duchi di Ferrara, Modena, Reggio, ec. Ho io rapportato altrove[Antichità Estensi, P. 1, cap. 27.]una convenzione, stabilita nel dì 6 d'aprile dell'anno 1095, tra i due fratelli Ugo e Folco, da cui apparisce che Ugo principe, per quanto abbiamo già veduto, di poco lodevol condotta, vendè a Folco suo fratello tutte le pretensioni sue sopra molti Stati che il marchese Azzo avea con varii strumenti ceduto al medesimo Folco. Contuttociò Folco si contentò di lasciar godere ad esso suo fratello e a' suoi figliuoli maschi legittimi, ma con obbligo di vassallaggio,medietatem castrorum, et terrae, quae Azo marchio genitor noster tenet a Mincio usque ad Veneciam, et illam porcionem ceterorum castrorum de alia terra marchionis Azonis genitoris nostri. Accaduta dunque la morte del marchese Azzo, questi due fratelli entrarono in possesso di tutti gli Stati del padre, cioè di un fioritissimo paese dal fiume Mincio di Mantova sino al mare, che abbracciava fra le altre terre la nobil d'Este, e quella di Rovigo col suo Polesine, Montagnana, la Badia, ec., siccome ancora di tutti gli altri spettanti al padre nella Lunigiana e Toscana, e in varii altri contadi d'Italia specificati nel diploma d'Arrigo IV nell'anno 1077, senza contare quei ch'essi riconoscevano dalle chiese.
Erano questi due principi stati sempre costanti nel partito cattolico del re Corrado contra dell'Augusto Arrigo. Però in questo medesimo annoFolco marcheseandò alla corte del re Corrado, che dimorava in borgo San Donnino, e nel dì 20 di agosto impetrò dallo stesso re un privilegio, da me dato alla luce[Idem, ibid., cap. 28.]. Ma non passò gran tempo cheGuelfo IV ducadi Baviera suscitò contra dei due suddetti suoi fratelli una gran tempesta. Veggendoil marchese Azzo sì ben provveduto in Germania esso Guelfo suo figliuolo del primo letto, avea trasmessi tutti i suoi Stati d'Italia negli altri due suddetti suoi figliuoli, acciocchè con isplendore tirassero innanzi le due loro linee in Italia. Ma non l'intese così il duca Guelfo loro fratello. Pretese anch'egli la sua parte negli Stati paterni, e perchè trovò renitenti a ciò Ugo e Folco, mosse loro guerra nell'anno presente. Dopo aver detto il suddetto Bertoldo che il marchese Azzo mancò di vita, soggiugne:Magnamque guerram suis filiis de rebus suis dereliquit. Nam Welfo dux omnia patris sui bona, utpote matri suae(Cunegonda)donata(il che non merita fede)obtinere voluit. Sed fratres ejus de alia matre(cioè da Garsenda)procreati noluerunt se poenitus exheredari. Si mise in procinto il duca Guelfo di scendere in Italia colle sue forze per sostener gagliardamente le sue pretensioni; ma Ugo e Folco anch'essi furono in armi,et aditum ei ad Longobardiam prohibuerunt, quum iret ad possidendum: il che ci fa intendere, qual fosse la lor potenza, quando era bastante ad impedire ad un duca di Baviera armato il passaggio in Italia. Allora fu che Guelfo si collegò conArrigo ducadi Carintia, e probabilmente ancora marchese della marca di Verona, e col patriarca d'Aquileia, fratello d'esso Arrigo duca e principe, signore del Friuli e della Carniola. Coll'accrescimento di tante forze al duca Guelfo non fu poi difficile il penetrare in Italia, e il portar la guerra contra de' fratelli.Sed filii ejusdem marchionis(aggiugne Bertoldo)de alia conjuge praedicto duci totis viribus resistere. Nulladimeno non potendo essi competere colla potenza di lui e de' suoi collegati, Guelfohereditatem patris de manibus eorum ex magna parte sibi vendicavit. Ma da lì a non molto ricuperò il marchese Folco gli Stati paterni, e dovette seguire qualche convenzione fra esso Folco e i figliuoli di Guelfo IV, all'osservarsi che la linea estense in Germania possedette dipoi la terza parte diRovigo, ed esercitò signoria anche nella nobil terra d'Este. Non si sa che divenisse delmarchese Ugo. Ho io ben trovato che lasciò figliuoli, a lui nati dalla figliuola diRoberto Guiscardoduca di Puglia. Abbiamo da Goffredo Malaterra[Gaufrid. Malaterra, lib. 4, cap. 25.]che in questo annoRuggieri contedi Sicilia maritò una sua figliuola conColomanno, appellato da alcuni impropriamente Carlo Manno re d'Ungheria. Le nozze furono con singolar pompa celebrate in Buda capitale di quel regno. Fece quanto potèAlessio imperadorede' Greci, principe accortissimo, per liberarsi dagli eserciti de' Franchi giunti in Tracia, che faceano immensi mali anche nei contorni di Costantinopoli. Fra lui e i principi di quelle armate in fine si stabilirono alcune capitolazioni, dopo le quali passati i Cristiani di là dallo Stretto, ed entrati in Asia, in una terribil battaglia nel dì 14 di maggio sconfissero un immenso esercito di Turchi. Si impadronirono appresso della città di Nicea; e continuato il loro viaggio, arrivarono fino alla regal città d'Antiochia, di cui intrapresero l'assedio nel dì 21 di ottobre. TrovandosiCorrado red'Italia in Cremona nel dì 22 d'esso mese d'ottobre, confermò i suoi privilegii ai canonici di Cremona, siccome consta dal diploma da me dato alla luce[Antiquit. Italic., Dissert. LXIV.], in cui l'anno XIV del regno d'esso Corrado non può sussistere. Terminò il corso di sua vita in quest'annoArnolfoarcivescovo di Milano, e in luogo suo fu eletto Anselmo di questo nome quarto. Secondo le carte prodotte dal Guichenon[Guichenon, de la Maison de Savoye, tom. 3.], fioriva in questi tempiUmbertoossiaUbertoII conte, da cui discende la real casa di Savoia. Truovasi nominatoUmbertus comes filius quondam Amedei, ed altrovecomes et marchisus. Quel che pare strano, egli professalege vivere romana, perchè que' principi erano di nazione e legge salica.