MXLIIIAnno diCristoMXLIII. IndizioneXI.Benedetto IXpapa 11.Arrigo IIIre di Germania e d'Italia 5.Da un documento da me pubblicato[Antiquit. Italic., Dissert. LXVI.]noi ricaviamo cheAdalgerio, cancelliere e messo del re Arrigo, tenne un placito in Pavia nel monistero di san Pietroin coelo aureo, al quale intervenneroEriberto arcivescovodi Milano,Rinaldo vescovodi Pavia,Riuprando vescovodiNovara,Litigerio vescovodi Como eAdelberto conte. Fu scritto quel giudicatoanno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi millesimo quadragesimo tertio, regni vero domini Heinrici regis hic in Italia V, decimotertio kalendas madias, Indictione undecima. Ma dovrebbe essere l'anno IVdel regno, prendendo il principio dell'epoca sua dalla morte di Corrado suo padre. Tristano Calco e il Puricelli che, fondati su questo documento, scrissero essere in quest'anno venuto in Italia il re Arrigo, presero un grosso abbaglio. Quivi non è vestigio alcuno di tal venuta, e vi si oppone ancora il silenzio delle storie. Seguitarono in questo anno ancora i nobili fuorusciti milanesi a tenere bloccata la città di Milano, con succedere frequentissimi conflitti fra essi e il popolo di quella città , da cui valorosamente si resisteva ai loro sforzi. Non men crudele danza continuava nella Puglia. Era stato balzato dal trono di Costantinopoli nell'anno addietroMichele Calafata, e in luogo suo innalzatoCostantino Monomaco, che prese per moglie l'imperadrice Zoe, cioè la sconvolgitrice di quell'imperio[Guilielmus Apulus, Hist., lib. 1.]. Passava un'antica nimicizia fra esso Costantino e Giorgio Maniaco generale in Italia dell'armi greche. Prevedendo costui la sua rovina sotto un imperadore sì mal affetto verso di lui, parte per disperazione, parte per gli stimoli dell'ambizione, s'appigliò ad un'arditissima risoluzione con farsi proclamare imperador de' Greci, e prenderne le insegne. Cedreno accenna[Cedren., in Compend. Histor.]che per cagion di Romano Duro, suo nemico e prepotente alla corte di Costantinopoli, Maniaco si ribellò. Infatti l'Augusto Monomaco avea spedito in Italia Pardo protospatario con ordine di spogliar Maniaco del comando. Ma lo scaltro Maniaco seppe così bene fare, che spogliò lui della vita e delle gran somme d'oro portate da esso Pardo in Italia, e se ne servì per regalar le truppe, e maggiormenteadescarle nel suo partito. Abbiamo poi da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]che Maniaco andò sotto Bari, ma nol potè trarre alla sua devozione. V'era dentro Argiro figliuol di Melo, che nè per minacce, nè per promesse volle indursi a sottomettersi a lui. Tentò anche di guadagnare i Normanni, ma non gli riuscì. Tutto questo pare succeduto nell'anno precedente. L'imperadore Costantino, a cui scottava forte la ribellion di Maniaco, nè trovava mezzi per ismorzar questo fuoco, si rivolse anch'egli ad Argiro e ai Normanni; ed esibite loro delle ingorde condizioni, e massimamente, come si può credere, la conferma delle loro conquiste, li tirò dalla sua. Dall'Anonimo Barense, da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. I.], si raccoglie che vennero ad Argiro lettere imperialiFoederatus, et Patriciatus, et Catapani, et Vestatus(forseSebastatus). Portarono anche i messi imperiali dei magnifici regali per Argiro e per li Normanni. Tutto avrebbe dato il Monomaco per liberarsi da questo competitor dell'imperio. Argiro, ch'era da gran tempo all'assedio di Trani, ed avea fatta fabbricare una mirabil torre di legnami per espugnar la terra, tosto indusse i Normanni a ritirarsene, e a far preparamenti in favore di Costantino Monomaco contra di Maniaco. Scrisse a Rainolfo conte di Aversa per nuovi aiuti; e, raccolta un'armata di settemila persone, tutta gente di somma bravura ed avvezza alle vittorie, con Guglielmo Ferrodibraccio s'inviò in questo anno alla volta di Taranto, dove s'era chiuso Maniaco, non osando tenere la campagna contra de' pochi, ma formidabili Normanni. Taranto era città fortissima; prenderla per assalto si conosceva impossibile; nè i Greci voleano uscire a battaglia. Però dopo qualche tempo se ne tornarono indietro i Normanni. Saputo poi che Maniaco se n'era ito ad Otranto, e che contra di lui era venuta una flotta greca condotta da Teodoro patrizioe catapano, accorsero anch'essi per terra all'assedio di quella città . Maniaco, veggendo la malparata, ebbe la fortuna di potersi salvare per mare e di andarsene a Durazzo. Ma poco durò la sua buona sorte, perchè sorpreso dai soldati dell'Augusto Monomaco, terminò la sua tragedia con restare ucciso in quelle contrade; oppure, come vuol Cedreno, benchè vincitore, morì di una ferita. Il capo suo, portato a Costantinopoli, empiè di consolazione tutta quella corte. Otranto si diede ad Argiro, il quale dopo questa impresa licenziò tutti i Normanni, e se ne tornò glorioso alla città di Bari. In quest'anno ancora, per attestato del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], avendo finiti i suoi giorniDomenico Flabanicodoge di Venezia, gli succedette in quel principatoDomenico Contareno.Constantinus Augustus hunc ducem magistrali sede decoravit, sono parole d'esso Dandolo, significanti che dal greco augusto fu dichiarato questo dogemagister militum, come erano i duchi di Napoli, cioè generale d'armata. Rapporta l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Venet. Patriarch.]la fondazione da lui fatta in quest'anno, insieme conDomenico patriarcadi Grado e conDomenico vescovoolivolense, ossia di Venezia, del monistero di san Niccolò in Lido, con ivi ordinareSergioabbate. Passò in questo anno alle seconde nozze il re Arrigo III, con prendere per moglie, nel dì d'Ognissanti[Hermannus Contractus. Lambertus Scafnaburgensis. Chron. Andegavense.],Agnesefigliuola diGuglielmo ducadi Poitiers. Negli Annali d'Ildeseim[Annales Hildesheim.]si parla all'anno seguente di questo fatto, ma con errore. A tali nozze fu un gran concorso di buffoni, giocolieri e ciarlatani, tutti credendo, come era l'uso di quei secoli, di riportarne de' bei regali. Ma Arrigo, ridendosi di quel ridicolo costume, tutti li lasciò colle mani piene di mosche, e ne dovette riportarmolte maledizioni da quella canaglia, ma insieme molte lodi dai buoni e saggi.
Da un documento da me pubblicato[Antiquit. Italic., Dissert. LXVI.]noi ricaviamo cheAdalgerio, cancelliere e messo del re Arrigo, tenne un placito in Pavia nel monistero di san Pietroin coelo aureo, al quale intervenneroEriberto arcivescovodi Milano,Rinaldo vescovodi Pavia,Riuprando vescovodiNovara,Litigerio vescovodi Como eAdelberto conte. Fu scritto quel giudicatoanno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi millesimo quadragesimo tertio, regni vero domini Heinrici regis hic in Italia V, decimotertio kalendas madias, Indictione undecima. Ma dovrebbe essere l'anno IVdel regno, prendendo il principio dell'epoca sua dalla morte di Corrado suo padre. Tristano Calco e il Puricelli che, fondati su questo documento, scrissero essere in quest'anno venuto in Italia il re Arrigo, presero un grosso abbaglio. Quivi non è vestigio alcuno di tal venuta, e vi si oppone ancora il silenzio delle storie. Seguitarono in questo anno ancora i nobili fuorusciti milanesi a tenere bloccata la città di Milano, con succedere frequentissimi conflitti fra essi e il popolo di quella città , da cui valorosamente si resisteva ai loro sforzi. Non men crudele danza continuava nella Puglia. Era stato balzato dal trono di Costantinopoli nell'anno addietroMichele Calafata, e in luogo suo innalzatoCostantino Monomaco, che prese per moglie l'imperadrice Zoe, cioè la sconvolgitrice di quell'imperio[Guilielmus Apulus, Hist., lib. 1.]. Passava un'antica nimicizia fra esso Costantino e Giorgio Maniaco generale in Italia dell'armi greche. Prevedendo costui la sua rovina sotto un imperadore sì mal affetto verso di lui, parte per disperazione, parte per gli stimoli dell'ambizione, s'appigliò ad un'arditissima risoluzione con farsi proclamare imperador de' Greci, e prenderne le insegne. Cedreno accenna[Cedren., in Compend. Histor.]che per cagion di Romano Duro, suo nemico e prepotente alla corte di Costantinopoli, Maniaco si ribellò. Infatti l'Augusto Monomaco avea spedito in Italia Pardo protospatario con ordine di spogliar Maniaco del comando. Ma lo scaltro Maniaco seppe così bene fare, che spogliò lui della vita e delle gran somme d'oro portate da esso Pardo in Italia, e se ne servì per regalar le truppe, e maggiormenteadescarle nel suo partito. Abbiamo poi da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]che Maniaco andò sotto Bari, ma nol potè trarre alla sua devozione. V'era dentro Argiro figliuol di Melo, che nè per minacce, nè per promesse volle indursi a sottomettersi a lui. Tentò anche di guadagnare i Normanni, ma non gli riuscì. Tutto questo pare succeduto nell'anno precedente. L'imperadore Costantino, a cui scottava forte la ribellion di Maniaco, nè trovava mezzi per ismorzar questo fuoco, si rivolse anch'egli ad Argiro e ai Normanni; ed esibite loro delle ingorde condizioni, e massimamente, come si può credere, la conferma delle loro conquiste, li tirò dalla sua. Dall'Anonimo Barense, da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. I.], si raccoglie che vennero ad Argiro lettere imperialiFoederatus, et Patriciatus, et Catapani, et Vestatus(forseSebastatus). Portarono anche i messi imperiali dei magnifici regali per Argiro e per li Normanni. Tutto avrebbe dato il Monomaco per liberarsi da questo competitor dell'imperio. Argiro, ch'era da gran tempo all'assedio di Trani, ed avea fatta fabbricare una mirabil torre di legnami per espugnar la terra, tosto indusse i Normanni a ritirarsene, e a far preparamenti in favore di Costantino Monomaco contra di Maniaco. Scrisse a Rainolfo conte di Aversa per nuovi aiuti; e, raccolta un'armata di settemila persone, tutta gente di somma bravura ed avvezza alle vittorie, con Guglielmo Ferrodibraccio s'inviò in questo anno alla volta di Taranto, dove s'era chiuso Maniaco, non osando tenere la campagna contra de' pochi, ma formidabili Normanni. Taranto era città fortissima; prenderla per assalto si conosceva impossibile; nè i Greci voleano uscire a battaglia. Però dopo qualche tempo se ne tornarono indietro i Normanni. Saputo poi che Maniaco se n'era ito ad Otranto, e che contra di lui era venuta una flotta greca condotta da Teodoro patrizioe catapano, accorsero anch'essi per terra all'assedio di quella città . Maniaco, veggendo la malparata, ebbe la fortuna di potersi salvare per mare e di andarsene a Durazzo. Ma poco durò la sua buona sorte, perchè sorpreso dai soldati dell'Augusto Monomaco, terminò la sua tragedia con restare ucciso in quelle contrade; oppure, come vuol Cedreno, benchè vincitore, morì di una ferita. Il capo suo, portato a Costantinopoli, empiè di consolazione tutta quella corte. Otranto si diede ad Argiro, il quale dopo questa impresa licenziò tutti i Normanni, e se ne tornò glorioso alla città di Bari. In quest'anno ancora, per attestato del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], avendo finiti i suoi giorniDomenico Flabanicodoge di Venezia, gli succedette in quel principatoDomenico Contareno.Constantinus Augustus hunc ducem magistrali sede decoravit, sono parole d'esso Dandolo, significanti che dal greco augusto fu dichiarato questo dogemagister militum, come erano i duchi di Napoli, cioè generale d'armata. Rapporta l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Venet. Patriarch.]la fondazione da lui fatta in quest'anno, insieme conDomenico patriarcadi Grado e conDomenico vescovoolivolense, ossia di Venezia, del monistero di san Niccolò in Lido, con ivi ordinareSergioabbate. Passò in questo anno alle seconde nozze il re Arrigo III, con prendere per moglie, nel dì d'Ognissanti[Hermannus Contractus. Lambertus Scafnaburgensis. Chron. Andegavense.],Agnesefigliuola diGuglielmo ducadi Poitiers. Negli Annali d'Ildeseim[Annales Hildesheim.]si parla all'anno seguente di questo fatto, ma con errore. A tali nozze fu un gran concorso di buffoni, giocolieri e ciarlatani, tutti credendo, come era l'uso di quei secoli, di riportarne de' bei regali. Ma Arrigo, ridendosi di quel ridicolo costume, tutti li lasciò colle mani piene di mosche, e ne dovette riportarmolte maledizioni da quella canaglia, ma insieme molte lodi dai buoni e saggi.