MXXAnno diCristoMXX. Indiz.III.BenedettoVIII papa 9.ArrigoII re di Germania 19, imperadore 7.L'anno fu questo in cuipapa Benedetto VIIIandò in Germania a trovar l'imperadore Arrigo, che l'aspettava in Bamberga. Il Sigonio, il Baronio, l'Hoffmanno, e soprattutto il padre Pagi hanno preteso che questa andata del pontefice accadesse nell'anno precedente 1019, e che mal si sieno apposti coloro che la riferiscono all'anno presente, con citare per la loro sentenza Lamberto da Scafnaburgo, Mariano Scoto, gli Annali d'Ildeseim e l'abbate Urspergense. Ma non ha fatta assai riflessione il padre Pagi a questo punto di storia. Mariano Scoto, se ben si guarda, a quest'anno[Marianus Scotus, in Chron.]appunto parla del viaggio di papa Benedetto. E si conosce che le stampe hanno alterato i testi di Lamberto e dell'Urspergense,e degli Annali d'Ildeseim. Dico, si conosce, perchè ivi la morte di sant'Eriberto arcivescovo di Colonia si mira nei loro testi stampati all'anno 1020, quando è fuor di dubbio che avvenne nell'anno 1021, come confessa lo stesso padre Pagi. Però gli autori suddetti si dee credere che abbiano posta l'andata del papa nel presente anno 1020, e nel seguente la morte di sant'Eriberto. Che poi veramente il papa in quest'anno si portasse a Bamberga, l'abbiamo da Ermanno Contratto[Ermannus Contractus, in Chron., edition. Canisii.]nell'edizion migliore e più copiosa del Canisio, da Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], dall'Annalista sassone[Annalista Saxo.], dal Cronografo sassone[Chronographus Saxo.], da Alberico monaco dei tre Fonti e da altri storici. Lo stesso si scorge dell'antica Vita dello stesso santo Arrigo[Vita S. Henrici inter Acta Sanctor. Bolland., ad diem 14 julii.]pubblicata dal Gretsero e da altri. Quivi è scritto che il papa invitato dall'imperadore,in proximo aprili Alemanniam intravit, omnibusque civitatibus illius regionis peragratis, tempore, quo condixerat, Babengerg locum adire disposuit. Venit ergo V feria majoris hebdomadae, hora sexta, sacris pontificalibus vestimentis indutus, ec. Questo minuto racconto fa conoscere che l'autor d'essa vita prese un tal fatto da buone notizie, e probabilmente da quella che scrisse Adelboldo, giunta a noi troppo mancante. Ma se papa Benedetto entrò d'aprile in Alemagna, ed arrivò nel giovedì santo a Bamberga, adunque nell'anno presente arrivò colà, e non già nel precedente. Perciocchè nell'anno 1019 la Pasqua cadde nel dì 20 dimarzo, e in quest'anno si celebrò essa nel dì 17 d'aprile. Nè voglio tacere che viene anche citata la Vita di san Meinwerco vescovo di Paderbona[Vita S. Meinwerci apud Leibnitium, tom. 1, Scriptor. Brunswic.], per comprovar l'opinionedei suddetti sostenitori dell'anno 1019. Ma quella Vita, quando anche dicesse ciò che pretendono, essendo scritta nel secolo susseguente, non può chiamarsi un testimonio infallibile di quel che cerchiamo. Oltre di che, fors'anche quella va d'accordo coll'opinione mia, scorgendosi che il medesimo autore all'anno susseguente mette il passaggio a miglior vita del suddetto santo Eriberto, ii qual pure viene stabilito nell'anno 1021. Fra l'altre cose che aggiugne l'autore della Vita suddetta di santo Arrigo imperadore, racconta che nel mattutino di Pasqua ilpatriarca d'Aquileiarecitò la prima lezione, l'arcivescovo di Ravennala seconda, e ilpapala terza. E che poscia il pontefice medesimoVIII kalendas maii basilicam in honore sancti Stephani consecravit; e lo stesso ancora abbiamo dall'autor della Vita di san Meinwerco. Il dì 24 d'aprile qui enunziato più s'accorda colla mia suddetta opinione. Saggiamente osservò il cardinal Baronio che fra i motivi per li quali andò volentieri papa Benedetto, ancor quello vi dovette essere di commuovere l'Augusto Arrigo a condurre o spedire una buona armata per far argine ai progressi dei Greci. Circa il dì primo di ottobre nell'anno precedente era succeduta, come dicemmo, la disfatta del picciolo esercito di Melo. Tutto perciò andava a seconda dei Greci, i quali non solamente ricuperarono quanto aveano perduto, ma eziandio ritirarono nel loro partitoPandolfo II, principe di Capua. Scrive l'Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 38.]:Quum capuanus princeps latenter faveret constantinopolitano Basilio, fecit interim fieri claves aureas, et misit ad illum, tam se, quam civitatem capuanam, immo universum principatum ejus per haec imperio contradens.Davano negli occhi e gran gelosia recavano a papa Benedetto questi maneggi ed avanzamenti de' Greci, che stendevano il loro dominio fino ad Ascoli; ese mettevano il piede anche sopra il principato di Capua, già se li sentiva alle porte di Roma. Nè era già da sperare che i greci Augusti avessero voluto lasciare ai papi, se si fossero impadroniti di Roma, quella signoria che, secondo i patti cogl'imperadori d'Occidente, da più di due secoli godevano. Però dovette il buon papa sollecitare, per quanto potè, l'Augusto Arrigo ad impiegar le sue forze contra di quella nazione, nemica ancora dei Latini, la quale aspirava allora a dei gran voli. Abbiamo anche da Glabro[Glaber, Chronic., lib. 3, cap. 1.]che Rodolfo normanno fuggito da Normandia a Roma con alquanti compagni, andò a trovar papa Benedetto VIII per contargli i suoi guai. Ma il papacoepit ei querelam exponere de Graecorum invasione romani imperii, e indusse que' Normanni a militar contra di loro. Portò intanto la disgrazia che Melo trovandosi in Germania per muovere quella corte contra de' Greci, infermatosi quivi nell'anno presente, cessò di vivere. L'abbiamo da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]; e Guglielmo pugliese[Guilielmus Apulus, lib. i, de Normann.]l'attesta anch'egli scrivendo d'esso Melo, e dell'onore fattogli alla sepoltura, le seguenti parole:At Melus regredi praeventus morte nequivit;Henricus sepelit rex hunc, ut regius est mos;Funeris exsequias comitatus ad usque sepulcrum,Carmine regali tumulum decoravit humati.Nella Cronica del Protospata egli è appellatodux Apuliae, nè senza ragione. Questo titolo gliel diede l'Augusto Arrigo per premio del già operato, e per animarlo ad operare di più: il che è da avvertire per intendere se gli Augusti avessero donato ai papi il ducato di Benevento; e con ciò va concorde il suddetto passo di Glabro col seguente. Abbiamo nella Vita di esso santo imperadore[Vita S. Henrici, cap. 3, in Actis Sanct. ad diem 14 julii.],benchè non con tutta l'esattezza, che esso imperadoreApuliam a Graecis diu possessam, romano imperio recuperavit, et eidem provinciae Ismaelem(vuol dire Melo)ducem praefecit, qui postea in babenbergensi loco mortuus, et in capitulo majoris monasterii sepultus requiescit in Domino. Oltre a ciò, sappiamo dal Protospata che in quest'anno i Saraceni assediarono la città diBisignano, e la sottomisero al loro dominio: sicchè e Greci e Mori malmenavano forte quelle contrade. Specialmente poi in questi tempi si studiavano i principi e gran signori di pelare or soavemente or violentemente le chiese. La maniera soave era quella di prendere i loro beni e castella a livello con promettere un annuo canone, e intanto donar qualche terra in proprietà ad essi luoghi sacri, per indurre i vescovi e gli abbati col picciolo presente vantaggio a livellar essi beni, l'usufrutto dei quali mai più non soleva arrivare a consolidarsi col diretto dominio. Uno dei gran cacciatori di tali beni già ho detto che era ilmarchese Bonifazio, padre poscia della gloriosa contessa Matilda. Può essere motivo di stupore l'osservare quante castella, corti, chiese, ec. egli carpisse al solo vescovato di Reggio. Ne ho io pubblicata la lista[Antiquit. Ital., Dissert. XXXVI.]. Altrettanto, o poco meno, dovette egli fare co' vescovi di Modena, Parma, Cremona, Mantova, ed altre città circonvicine. Ed in questo anno appunto egli ottenne a livello daWarinoossiaGuarinovescovo di Modenamedietatem de monte uno, qui dicitur Barelli, ubi antea castrum edificatum fuit, cum fossatum in parte circumdatum.
L'anno fu questo in cuipapa Benedetto VIIIandò in Germania a trovar l'imperadore Arrigo, che l'aspettava in Bamberga. Il Sigonio, il Baronio, l'Hoffmanno, e soprattutto il padre Pagi hanno preteso che questa andata del pontefice accadesse nell'anno precedente 1019, e che mal si sieno apposti coloro che la riferiscono all'anno presente, con citare per la loro sentenza Lamberto da Scafnaburgo, Mariano Scoto, gli Annali d'Ildeseim e l'abbate Urspergense. Ma non ha fatta assai riflessione il padre Pagi a questo punto di storia. Mariano Scoto, se ben si guarda, a quest'anno[Marianus Scotus, in Chron.]appunto parla del viaggio di papa Benedetto. E si conosce che le stampe hanno alterato i testi di Lamberto e dell'Urspergense,e degli Annali d'Ildeseim. Dico, si conosce, perchè ivi la morte di sant'Eriberto arcivescovo di Colonia si mira nei loro testi stampati all'anno 1020, quando è fuor di dubbio che avvenne nell'anno 1021, come confessa lo stesso padre Pagi. Però gli autori suddetti si dee credere che abbiano posta l'andata del papa nel presente anno 1020, e nel seguente la morte di sant'Eriberto. Che poi veramente il papa in quest'anno si portasse a Bamberga, l'abbiamo da Ermanno Contratto[Ermannus Contractus, in Chron., edition. Canisii.]nell'edizion migliore e più copiosa del Canisio, da Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], dall'Annalista sassone[Annalista Saxo.], dal Cronografo sassone[Chronographus Saxo.], da Alberico monaco dei tre Fonti e da altri storici. Lo stesso si scorge dell'antica Vita dello stesso santo Arrigo[Vita S. Henrici inter Acta Sanctor. Bolland., ad diem 14 julii.]pubblicata dal Gretsero e da altri. Quivi è scritto che il papa invitato dall'imperadore,in proximo aprili Alemanniam intravit, omnibusque civitatibus illius regionis peragratis, tempore, quo condixerat, Babengerg locum adire disposuit. Venit ergo V feria majoris hebdomadae, hora sexta, sacris pontificalibus vestimentis indutus, ec. Questo minuto racconto fa conoscere che l'autor d'essa vita prese un tal fatto da buone notizie, e probabilmente da quella che scrisse Adelboldo, giunta a noi troppo mancante. Ma se papa Benedetto entrò d'aprile in Alemagna, ed arrivò nel giovedì santo a Bamberga, adunque nell'anno presente arrivò colà, e non già nel precedente. Perciocchè nell'anno 1019 la Pasqua cadde nel dì 20 dimarzo, e in quest'anno si celebrò essa nel dì 17 d'aprile. Nè voglio tacere che viene anche citata la Vita di san Meinwerco vescovo di Paderbona[Vita S. Meinwerci apud Leibnitium, tom. 1, Scriptor. Brunswic.], per comprovar l'opinionedei suddetti sostenitori dell'anno 1019. Ma quella Vita, quando anche dicesse ciò che pretendono, essendo scritta nel secolo susseguente, non può chiamarsi un testimonio infallibile di quel che cerchiamo. Oltre di che, fors'anche quella va d'accordo coll'opinione mia, scorgendosi che il medesimo autore all'anno susseguente mette il passaggio a miglior vita del suddetto santo Eriberto, ii qual pure viene stabilito nell'anno 1021. Fra l'altre cose che aggiugne l'autore della Vita suddetta di santo Arrigo imperadore, racconta che nel mattutino di Pasqua ilpatriarca d'Aquileiarecitò la prima lezione, l'arcivescovo di Ravennala seconda, e ilpapala terza. E che poscia il pontefice medesimoVIII kalendas maii basilicam in honore sancti Stephani consecravit; e lo stesso ancora abbiamo dall'autor della Vita di san Meinwerco. Il dì 24 d'aprile qui enunziato più s'accorda colla mia suddetta opinione. Saggiamente osservò il cardinal Baronio che fra i motivi per li quali andò volentieri papa Benedetto, ancor quello vi dovette essere di commuovere l'Augusto Arrigo a condurre o spedire una buona armata per far argine ai progressi dei Greci. Circa il dì primo di ottobre nell'anno precedente era succeduta, come dicemmo, la disfatta del picciolo esercito di Melo. Tutto perciò andava a seconda dei Greci, i quali non solamente ricuperarono quanto aveano perduto, ma eziandio ritirarono nel loro partitoPandolfo II, principe di Capua. Scrive l'Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 38.]:Quum capuanus princeps latenter faveret constantinopolitano Basilio, fecit interim fieri claves aureas, et misit ad illum, tam se, quam civitatem capuanam, immo universum principatum ejus per haec imperio contradens.
Davano negli occhi e gran gelosia recavano a papa Benedetto questi maneggi ed avanzamenti de' Greci, che stendevano il loro dominio fino ad Ascoli; ese mettevano il piede anche sopra il principato di Capua, già se li sentiva alle porte di Roma. Nè era già da sperare che i greci Augusti avessero voluto lasciare ai papi, se si fossero impadroniti di Roma, quella signoria che, secondo i patti cogl'imperadori d'Occidente, da più di due secoli godevano. Però dovette il buon papa sollecitare, per quanto potè, l'Augusto Arrigo ad impiegar le sue forze contra di quella nazione, nemica ancora dei Latini, la quale aspirava allora a dei gran voli. Abbiamo anche da Glabro[Glaber, Chronic., lib. 3, cap. 1.]che Rodolfo normanno fuggito da Normandia a Roma con alquanti compagni, andò a trovar papa Benedetto VIII per contargli i suoi guai. Ma il papacoepit ei querelam exponere de Graecorum invasione romani imperii, e indusse que' Normanni a militar contra di loro. Portò intanto la disgrazia che Melo trovandosi in Germania per muovere quella corte contra de' Greci, infermatosi quivi nell'anno presente, cessò di vivere. L'abbiamo da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chronico.]; e Guglielmo pugliese[Guilielmus Apulus, lib. i, de Normann.]l'attesta anch'egli scrivendo d'esso Melo, e dell'onore fattogli alla sepoltura, le seguenti parole:
At Melus regredi praeventus morte nequivit;Henricus sepelit rex hunc, ut regius est mos;Funeris exsequias comitatus ad usque sepulcrum,Carmine regali tumulum decoravit humati.
At Melus regredi praeventus morte nequivit;
Henricus sepelit rex hunc, ut regius est mos;
Funeris exsequias comitatus ad usque sepulcrum,
Carmine regali tumulum decoravit humati.
Nella Cronica del Protospata egli è appellatodux Apuliae, nè senza ragione. Questo titolo gliel diede l'Augusto Arrigo per premio del già operato, e per animarlo ad operare di più: il che è da avvertire per intendere se gli Augusti avessero donato ai papi il ducato di Benevento; e con ciò va concorde il suddetto passo di Glabro col seguente. Abbiamo nella Vita di esso santo imperadore[Vita S. Henrici, cap. 3, in Actis Sanct. ad diem 14 julii.],benchè non con tutta l'esattezza, che esso imperadoreApuliam a Graecis diu possessam, romano imperio recuperavit, et eidem provinciae Ismaelem(vuol dire Melo)ducem praefecit, qui postea in babenbergensi loco mortuus, et in capitulo majoris monasterii sepultus requiescit in Domino. Oltre a ciò, sappiamo dal Protospata che in quest'anno i Saraceni assediarono la città diBisignano, e la sottomisero al loro dominio: sicchè e Greci e Mori malmenavano forte quelle contrade. Specialmente poi in questi tempi si studiavano i principi e gran signori di pelare or soavemente or violentemente le chiese. La maniera soave era quella di prendere i loro beni e castella a livello con promettere un annuo canone, e intanto donar qualche terra in proprietà ad essi luoghi sacri, per indurre i vescovi e gli abbati col picciolo presente vantaggio a livellar essi beni, l'usufrutto dei quali mai più non soleva arrivare a consolidarsi col diretto dominio. Uno dei gran cacciatori di tali beni già ho detto che era ilmarchese Bonifazio, padre poscia della gloriosa contessa Matilda. Può essere motivo di stupore l'osservare quante castella, corti, chiese, ec. egli carpisse al solo vescovato di Reggio. Ne ho io pubblicata la lista[Antiquit. Ital., Dissert. XXXVI.]. Altrettanto, o poco meno, dovette egli fare co' vescovi di Modena, Parma, Cremona, Mantova, ed altre città circonvicine. Ed in questo anno appunto egli ottenne a livello daWarinoossiaGuarinovescovo di Modenamedietatem de monte uno, qui dicitur Barelli, ubi antea castrum edificatum fuit, cum fossatum in parte circumdatum.