MXXI

MXXIAnno diCristoMXXI. IndizioneIV.BenedettoVIII papa 10.ArrigoII re di Germania 20, imperadore 8.Ardevano di voglia i Greci di aver in lor manoDatto, che già dicemmo uno dei principali della Puglia ribellati allalor signoria, e parente del defunto Melo. Dopo l'infelice battaglia di Canne, per attestato dell'Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 37 et 38.], s'era egli ritirato colla sua famiglia sotto la protezione di Atenolfo abbate di Monte Casino. Ma poscia papa Benedetto VIII, perchè il conosceva fedele all'imperadore Arrigo, il mise alla custodia della torre del Garigliano,quam idem papa tunc retinebat, con alcuni Normanni. Che fece il catapano grecoBoiano(lo stesso è cheBugiano) per averlo? Guadagnò con danariPandolfo II principedi Capua, acciocchè gli permettesse di prendere il misero Datto. All'improvviso dunque arrivato colle sue soldatesche sotto quella torre, cominciò a tormentarla con assalti e macchine. Per due giorni si difesero quei di dentro, ma in fine colla torre rimasero presi. Alle preghiere dell'abbate Atenolfo, lasciò Bugiano la libertà ai Normanni; maDatto[Lupus Protospata, in Chronico.]fra le catene e sopra un asinello condotto a Bari nel dì 15 di giugno, a guisa de' parricidi, chiuso in un sacco di cuoio, fu gittato in mare. Secondo gli Annali di Pisa[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.], avea Mugetto re de' Mori, oppure, come io credo, corsaro potente, preso nell'anno precedente castel Giovanni (forse in Sardegna) che era sotto l'arcivescovo di Milano. Nell'anno presente poi con poderosa armata di navi tornò in Sardegna. Allora i Pisani, tirati in lega i Genovesi contra di questo comune nemico, fatto un grande sforzo di navi e di gente, il cacciarono dall'isola, e maggiormente poscia attesero a stabilirsi e fortificarsi in quella vasta isola. Il ricco tesoro d'esso Mugetto, venuto alle lor mani, fu da essi ceduto ai Genovesi in pagamento delle loro spese e fatiche. Il Tronci storico pisano scrive[Tronci, Annal. Pisan.]che Mugetto in quest'anno s'impadronì di nuovo della Sardegna, e che nel seguente ne fu cacciato. E qui combattono gli storici di Pisa con quei di Genova, pretendendoi primi che niun diritto acquistassero i Genovesi sopra la Sardegna, e gli altri sostenendo il contrario; intorno a che li lasceremo duellare. Se parimente vogliam credere al Tronci suddetto, i Pisani divisero poi quell'isola in quattro giudicati,che furono dati in governo a quattro nobili pisani, cioè diCagliari, diGallura, diArboreae diTorri, volgarmente dettoSasseri. E taligiudici arrivarono a tanto fasto, che furono anche nominati regi, e le loro mogli regine. Ma temo io forte che non sieno assai sicure tali notizie, dappoichè ho altrove fatto vedere[Antiquit. Ital., Dissert. V et XXXII.]che in questo medesimo secolo vi era in Sardegna la division dei giudicati, e che quei giudici usavano anche liberamente il titolo di re: il che punto non conviene a chi unicamente fosse stato governatore di quelle contrade per la repubblica pisana. Oltre di che, non v'ha negli atti di quei giudici o re menomo vestigio di dipendenza da Pisa. Anzi da un fatto narrato dall'Ostiense[Leo Ostiensis, Chron. lib. 3, cap. 23.]circa l'anno 1063 si scorge che i Pisani miravano con invidia i Sardi, ed aveano nemicizia con Barasone re di quell'isola. Però si può sospettare che molto più tardi la potenza dei Pisani fissasse il piede nella Sardegna; o almeno meriterebbe questo punto d'essere più sodamente chiamato ad esame. L'insulto fatto alla torre del Garigliano, colla presa e morte crudele di Datto, dovette far rinforzare le istanze e preghiere di papaBenedetto VIIIall'AugustoArrigo, perchè accorresse alla difesa dell'Italia orientale che era in manifesto pericolo di perdersi. Perchè Arrigo, siccome scrive Leone ostiense[Idem, ibidem, lib. 2.]reputans secum, fore ut Graeci amissa Apulia ac principatu, Romam quoque maturarent, Italiamque totam simul amitteret, determinò di tornare, e ben armato, in Italia. Comunemente il Sigonio, il Baronio, il padre Pagi ed altri hanno scritto ch'egli venisse solamente nell'anno seguente.Ma si ha a tenere per certo che la sua calata fu nell'autunno dell'anno presente, sotto il quale Ermanno Contratto[Ermannus Contract., edition. Canisii.]racconta che Henricus imperator in Italiam expeditionem movit. E l'Annalista sassone[Annalista Saxo apud Eccardum.]aggiugne ch'egliNatale Domini celebravit in Italia. Abbiamo inoltre documenti che ce ne assicurano. Ho io prodotto un insigne placito[Antichità Estensi P. 1, cap. 14.], da lui stesso tenuto in Verona,anno praedicti Domni Heinrici gloriosissimi imperatoris Deo propicio, hic in Italia, octavo, sexta die mensis decembris, Indictione V, cominciata nel settembre di quest'anno. Degno è d'essere rapportato qui il principio di quell'atto:Dum in Dei nomine foris, et non multum longe urbis veronensis, in solario proprio beatissimi sancti Zenonis confessori Christi, quod est constructum juxta praedictum monasterium sancti Zenonis confessoris Christi, in caminata dormitoria ad regalem imperium in judicio resideret domnus gloriosissimus Heinricus Romanorum imperator Augustus, unicuique justitias faciendas, hac deliberandas, residentibus cum eo domnus Popo sanctae aquilejensis ecclesiae patriarcha. Fermiamoci qui per dire che non meritava censura il Sigonio, per avere scritto che Arrigo passò in Italiacum Piligrino coloniensi, et Poppone aquilejensi praesulibus, con pretendersi che non Poppone patriarca di Aquileia, ma bensìPopponeallora arcivescovo di Treveri, ignorato dal Sigonio, quegli fosse che accompagnò in tale spedizione l'imperadore. Perchè l'Ostiense chiamòarcivescovoquesto Poppone, perciò si è creduto che sbagliasse il Sigonio. Il Browero[Brovverus, Annal. Trevirens., tom. I.]anch'egli (e poscia il padre Mabillone[Mabillon., in Annal. Benedictin.]), fondato solamente sopra quella parola dell'Ostiense, quasichè il patriarca d'Aquileia non fosse anch'egli arcivescovo, si figurò che il suo Poppone venisse in Italia, e seco menasseun grosso corpo di truppe. Ma noi qui abbiam chiaramentePoppone patriarca d'Aquileiaal corteggio dell'imperadore, e non già l'arcivescovo di Treveri, e però salda saldissima resta l'asserzion del Sigonio. Seguitano le parole del placito:Pelegrinus coloniensis, Eribertus mediolanensis, sanctarum dei ecclesiarum archiepiscopis, Johannes veronensis, Leo vercellensis, Siginfredus placentinus, Henricus parmensis, Arnaldus tervianensis(di Trivigi),Ermingerius cenedensis, Rigizo feltrensis, Ludovicus bellunensis, Ugo marchio, ec. De' marchesi d'Italia non si trovò in tale occasione a corteggiare Arrigo, se nonUgo, uno degli antenati della casa d'Este, di cui tornerà occasion di parlare. Fra i pochi che sottoscrissero, si legge ancoraUgo marchio. Era, come abbiam veduto, l'imperadore in Verona nel dì 6 di dicembre. Io il trovo nel dì 10 d'esso mese in Mantova, ciò constando da un suo diploma, dato da esso Augusto in favore d'Itolfovescovo di quella città, e da me pubblicato[Antiquit. Ital., Dissert. LXXIII.], le cui note guaste, da me allora non esaminate, conviene ora raddirizzare. Tali sono esse nella copia ch'io n'ebbi:Data IIII idus decembris, Indictione V, anno dominicae Incarnationis MXX, anno domni Heinrici regnantis XVIII, imperii vero VII. Actum Mantuae in palatio ejusdem episcopi. L'indizione V cominciata nel settembre ci dà a conoscer che nell'originale sarà stato scrittoanno dominicae Incarnationis MXXI, ec.regnantis XX, imperii VIII.

Ardevano di voglia i Greci di aver in lor manoDatto, che già dicemmo uno dei principali della Puglia ribellati allalor signoria, e parente del defunto Melo. Dopo l'infelice battaglia di Canne, per attestato dell'Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 2, cap. 37 et 38.], s'era egli ritirato colla sua famiglia sotto la protezione di Atenolfo abbate di Monte Casino. Ma poscia papa Benedetto VIII, perchè il conosceva fedele all'imperadore Arrigo, il mise alla custodia della torre del Garigliano,quam idem papa tunc retinebat, con alcuni Normanni. Che fece il catapano grecoBoiano(lo stesso è cheBugiano) per averlo? Guadagnò con danariPandolfo II principedi Capua, acciocchè gli permettesse di prendere il misero Datto. All'improvviso dunque arrivato colle sue soldatesche sotto quella torre, cominciò a tormentarla con assalti e macchine. Per due giorni si difesero quei di dentro, ma in fine colla torre rimasero presi. Alle preghiere dell'abbate Atenolfo, lasciò Bugiano la libertà ai Normanni; maDatto[Lupus Protospata, in Chronico.]fra le catene e sopra un asinello condotto a Bari nel dì 15 di giugno, a guisa de' parricidi, chiuso in un sacco di cuoio, fu gittato in mare. Secondo gli Annali di Pisa[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.], avea Mugetto re de' Mori, oppure, come io credo, corsaro potente, preso nell'anno precedente castel Giovanni (forse in Sardegna) che era sotto l'arcivescovo di Milano. Nell'anno presente poi con poderosa armata di navi tornò in Sardegna. Allora i Pisani, tirati in lega i Genovesi contra di questo comune nemico, fatto un grande sforzo di navi e di gente, il cacciarono dall'isola, e maggiormente poscia attesero a stabilirsi e fortificarsi in quella vasta isola. Il ricco tesoro d'esso Mugetto, venuto alle lor mani, fu da essi ceduto ai Genovesi in pagamento delle loro spese e fatiche. Il Tronci storico pisano scrive[Tronci, Annal. Pisan.]che Mugetto in quest'anno s'impadronì di nuovo della Sardegna, e che nel seguente ne fu cacciato. E qui combattono gli storici di Pisa con quei di Genova, pretendendoi primi che niun diritto acquistassero i Genovesi sopra la Sardegna, e gli altri sostenendo il contrario; intorno a che li lasceremo duellare. Se parimente vogliam credere al Tronci suddetto, i Pisani divisero poi quell'isola in quattro giudicati,che furono dati in governo a quattro nobili pisani, cioè diCagliari, diGallura, diArboreae diTorri, volgarmente dettoSasseri. E taligiudici arrivarono a tanto fasto, che furono anche nominati regi, e le loro mogli regine. Ma temo io forte che non sieno assai sicure tali notizie, dappoichè ho altrove fatto vedere[Antiquit. Ital., Dissert. V et XXXII.]che in questo medesimo secolo vi era in Sardegna la division dei giudicati, e che quei giudici usavano anche liberamente il titolo di re: il che punto non conviene a chi unicamente fosse stato governatore di quelle contrade per la repubblica pisana. Oltre di che, non v'ha negli atti di quei giudici o re menomo vestigio di dipendenza da Pisa. Anzi da un fatto narrato dall'Ostiense[Leo Ostiensis, Chron. lib. 3, cap. 23.]circa l'anno 1063 si scorge che i Pisani miravano con invidia i Sardi, ed aveano nemicizia con Barasone re di quell'isola. Però si può sospettare che molto più tardi la potenza dei Pisani fissasse il piede nella Sardegna; o almeno meriterebbe questo punto d'essere più sodamente chiamato ad esame. L'insulto fatto alla torre del Garigliano, colla presa e morte crudele di Datto, dovette far rinforzare le istanze e preghiere di papaBenedetto VIIIall'AugustoArrigo, perchè accorresse alla difesa dell'Italia orientale che era in manifesto pericolo di perdersi. Perchè Arrigo, siccome scrive Leone ostiense[Idem, ibidem, lib. 2.]reputans secum, fore ut Graeci amissa Apulia ac principatu, Romam quoque maturarent, Italiamque totam simul amitteret, determinò di tornare, e ben armato, in Italia. Comunemente il Sigonio, il Baronio, il padre Pagi ed altri hanno scritto ch'egli venisse solamente nell'anno seguente.

Ma si ha a tenere per certo che la sua calata fu nell'autunno dell'anno presente, sotto il quale Ermanno Contratto[Ermannus Contract., edition. Canisii.]racconta che Henricus imperator in Italiam expeditionem movit. E l'Annalista sassone[Annalista Saxo apud Eccardum.]aggiugne ch'egliNatale Domini celebravit in Italia. Abbiamo inoltre documenti che ce ne assicurano. Ho io prodotto un insigne placito[Antichità Estensi P. 1, cap. 14.], da lui stesso tenuto in Verona,anno praedicti Domni Heinrici gloriosissimi imperatoris Deo propicio, hic in Italia, octavo, sexta die mensis decembris, Indictione V, cominciata nel settembre di quest'anno. Degno è d'essere rapportato qui il principio di quell'atto:Dum in Dei nomine foris, et non multum longe urbis veronensis, in solario proprio beatissimi sancti Zenonis confessori Christi, quod est constructum juxta praedictum monasterium sancti Zenonis confessoris Christi, in caminata dormitoria ad regalem imperium in judicio resideret domnus gloriosissimus Heinricus Romanorum imperator Augustus, unicuique justitias faciendas, hac deliberandas, residentibus cum eo domnus Popo sanctae aquilejensis ecclesiae patriarcha. Fermiamoci qui per dire che non meritava censura il Sigonio, per avere scritto che Arrigo passò in Italiacum Piligrino coloniensi, et Poppone aquilejensi praesulibus, con pretendersi che non Poppone patriarca di Aquileia, ma bensìPopponeallora arcivescovo di Treveri, ignorato dal Sigonio, quegli fosse che accompagnò in tale spedizione l'imperadore. Perchè l'Ostiense chiamòarcivescovoquesto Poppone, perciò si è creduto che sbagliasse il Sigonio. Il Browero[Brovverus, Annal. Trevirens., tom. I.]anch'egli (e poscia il padre Mabillone[Mabillon., in Annal. Benedictin.]), fondato solamente sopra quella parola dell'Ostiense, quasichè il patriarca d'Aquileia non fosse anch'egli arcivescovo, si figurò che il suo Poppone venisse in Italia, e seco menasseun grosso corpo di truppe. Ma noi qui abbiam chiaramentePoppone patriarca d'Aquileiaal corteggio dell'imperadore, e non già l'arcivescovo di Treveri, e però salda saldissima resta l'asserzion del Sigonio. Seguitano le parole del placito:Pelegrinus coloniensis, Eribertus mediolanensis, sanctarum dei ecclesiarum archiepiscopis, Johannes veronensis, Leo vercellensis, Siginfredus placentinus, Henricus parmensis, Arnaldus tervianensis(di Trivigi),Ermingerius cenedensis, Rigizo feltrensis, Ludovicus bellunensis, Ugo marchio, ec. De' marchesi d'Italia non si trovò in tale occasione a corteggiare Arrigo, se nonUgo, uno degli antenati della casa d'Este, di cui tornerà occasion di parlare. Fra i pochi che sottoscrissero, si legge ancoraUgo marchio. Era, come abbiam veduto, l'imperadore in Verona nel dì 6 di dicembre. Io il trovo nel dì 10 d'esso mese in Mantova, ciò constando da un suo diploma, dato da esso Augusto in favore d'Itolfovescovo di quella città, e da me pubblicato[Antiquit. Ital., Dissert. LXXIII.], le cui note guaste, da me allora non esaminate, conviene ora raddirizzare. Tali sono esse nella copia ch'io n'ebbi:Data IIII idus decembris, Indictione V, anno dominicae Incarnationis MXX, anno domni Heinrici regnantis XVIII, imperii vero VII. Actum Mantuae in palatio ejusdem episcopi. L'indizione V cominciata nel settembre ci dà a conoscer che nell'originale sarà stato scrittoanno dominicae Incarnationis MXXI, ec.regnantis XX, imperii VIII.


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