MXXXIVAnno diCristoMXXXIV. IndizioneII.Benedetto IXpapa 2.Corrado IIre di Germania 11, imperadore 8.Si credeva l'imperador Corradodi avere in pugno il regno della Borgogna, chiamato anche arelatense, perchè Arles era una delle città primarie d'esso. MaOdone ducadi Sciampagna, mancando alle promesse, seguitò a signoreggiarne una parte, e ad inquietare il rimanente[Wippo, in Vita Conradi Salici. Hermannus Contract., in Chronic. Sigebertus, in Chronico.]. Videsi dunque l'Augusto Corrado forzato a ripigliar le armi, e per non avervi più a tornare, raunò una potente armata in Germania, e un'altra d'Italiani ordinò che marciasse a quella volta.Exspeditis Teutonicis et Italicis, Burgundiam acute adiit. Teutones ex una parte, ex altera archiepiscopus mediolanensis Heribertus, et ceteri Italici, ductu Huperti comitis de Burgundia, usque Rhodanum fluvium convenerunt. Parla qui nominatamente Wippone diEriberto arcivescovodi Milano, che andò come capitano diquella spedizione secondo gli abusi di questi tempi. A tale impegno si può attribuire l'aver egli in quest'annomense martii, Indictione II, provveduto a' suoi temporali affari per tutte le disgrazie che potessero avvenire, con fare l'ultimo suo testamento. Leggesi questo dato alla luce dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 6 in Episcop. Mediolanens.]e dal Puricelli[Puricellius, Monument. Basil. Ambrosian.], dove egli fece una gran quantità di legati pii alle principali chiese, e a tutti i monisteri di Milano sì di monaci che di monache. Convien ora aggiugnere, che, oltre ad Eriberto, si distinse in quell'impresaBonifazio ducae marchese di Toscana, padre della contessa Matilda. Arnolfo[Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 2.], storico milanese, allora vivente, così ne parla:E vicino autem Italiae cum optimatibus ceteris electi duces incedunt, scilicet praesul Heribertus, et egregius marchio Bonifacius, duo lumina regni. Ducentes Langobardorum exercitum, Jovii montis ardua juga transcendunt, sicque vehementi irruptione terram ingredientes, ad Caesarem usque perveniunt. Si dovea tuttavia preparare per questa spedizione il marchese Bonifazio nel dì 17 di marzo,decimosexto kalendas aprilisdell'anno presente; imperciocchè, stando in Mantova, ivi fece una permuta di varie castella e poderi con un certo Magifredo. Hassi questa nelle Antichità Italiche[Antiq. Ital., Dissert. XI.]. Ora l'imperador Corrado con tanto sforzo di gente prese la città di Ginevra, e in essaGeroldoprincipe di quel paese, siccome ancoraBurcardoarcivescovo di Lione, uomo scellerato e sacrilego, se crediamo ad Ermanno Contratto. In somma tal terrore portò in quelle contrade, che non vi restò persona che non si rendesse a lui, o non fosse esterminata da lui, con venire alle sue mani tutto quel regno. Dopo di che per l'Alsazia se ne tornò in Germania. Appartiene all'anno presente un diploma di Corrado Augusto,inserito da Girolamo Rossi nella sua Storia di Ravenna[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.], con cui concede alla chiesa di essa città e al suo arcivescovoGebeardo(andato anche egli, come si può immaginare, colle sue genti alla guerra)comitatum faventinum cum omni districtu suo, et regali placito et judicio, omnibusque publicis functionibus, angariis, ec. hactenus juri regis legaliter attinentibus. Fu esso datopridie kalendas maii, Indictione II, anno dominicae Incarnationis MXXXIV, anno autem domni Chuonradi secundi, regni decimo, imperii vero octavo. Actum Ratisponae. Era allora in possesso del contado di Faenza Ugo conte di Bologna. Per cagione dunque del privilegio suddetto, esso Ugo conte nel dì 25 di giugno dell'anno presente cedette pubblicamente all'arcivescovo Gebeardo il suddetto intero contado di Faenza, con riceverne poi l'investitura della metà dal medesimo prelato. Questi son segni chiarissimi che l'esarcato di Ravenna era in questi tempi, come anche l'abbiam veduto per tanti anni addietro, sotto il dominio immediato dei re d'Italia, senza che apparisca che più vi avessero dominio o vi pretendessero i romani pontefici. Non meno dell'Augusto suo padre si segnalò il giovanettore Arrigo, suo figliuolo in quest'anno, con avere riportate due vittorie contro i Boemi, e messo al dovereOldericoduca di quella provincia, ed altri ribelli all'imperador suo padre. Seguì nell'anno presente, oppure nell'antecedente, uno strumento fraIngonevescovo di Modena[Antiquit. Ital., Dissert. 1.]eBonifaziochiaramente appellatomarchio et dux Tusciae. il vescovo dà a Bonifazio e aRichildasua moglie due castella, cioè Clagnano e Savignano, a titolo di livello; e i due consorti cedono al vescovato di Modena le due corti diBajoaria(oggidìBazovara) e delfossato del recolle loro castella. Confermò l'Augusto Corrado, non so se in questo o in altro anno, i suoi beni allabadia di Firenze con diploma, pubblicato dal padre Puccinelli[Puccinelli, Cron. della Badia Fiorent.], e datoII nonas maii, Indictione II, anno dominicae Incarnationis MXXXIV, anno autem domni Chuonradi secundi regnantis X, imperii vero VIII. Actum Radesbonae. Queste note cronologiche sono scorrette.
Si credeva l'imperador Corradodi avere in pugno il regno della Borgogna, chiamato anche arelatense, perchè Arles era una delle città primarie d'esso. MaOdone ducadi Sciampagna, mancando alle promesse, seguitò a signoreggiarne una parte, e ad inquietare il rimanente[Wippo, in Vita Conradi Salici. Hermannus Contract., in Chronic. Sigebertus, in Chronico.]. Videsi dunque l'Augusto Corrado forzato a ripigliar le armi, e per non avervi più a tornare, raunò una potente armata in Germania, e un'altra d'Italiani ordinò che marciasse a quella volta.Exspeditis Teutonicis et Italicis, Burgundiam acute adiit. Teutones ex una parte, ex altera archiepiscopus mediolanensis Heribertus, et ceteri Italici, ductu Huperti comitis de Burgundia, usque Rhodanum fluvium convenerunt. Parla qui nominatamente Wippone diEriberto arcivescovodi Milano, che andò come capitano diquella spedizione secondo gli abusi di questi tempi. A tale impegno si può attribuire l'aver egli in quest'annomense martii, Indictione II, provveduto a' suoi temporali affari per tutte le disgrazie che potessero avvenire, con fare l'ultimo suo testamento. Leggesi questo dato alla luce dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 6 in Episcop. Mediolanens.]e dal Puricelli[Puricellius, Monument. Basil. Ambrosian.], dove egli fece una gran quantità di legati pii alle principali chiese, e a tutti i monisteri di Milano sì di monaci che di monache. Convien ora aggiugnere, che, oltre ad Eriberto, si distinse in quell'impresaBonifazio ducae marchese di Toscana, padre della contessa Matilda. Arnolfo[Arnulf., Hist. Mediolan., lib. 2.], storico milanese, allora vivente, così ne parla:E vicino autem Italiae cum optimatibus ceteris electi duces incedunt, scilicet praesul Heribertus, et egregius marchio Bonifacius, duo lumina regni. Ducentes Langobardorum exercitum, Jovii montis ardua juga transcendunt, sicque vehementi irruptione terram ingredientes, ad Caesarem usque perveniunt. Si dovea tuttavia preparare per questa spedizione il marchese Bonifazio nel dì 17 di marzo,decimosexto kalendas aprilisdell'anno presente; imperciocchè, stando in Mantova, ivi fece una permuta di varie castella e poderi con un certo Magifredo. Hassi questa nelle Antichità Italiche[Antiq. Ital., Dissert. XI.]. Ora l'imperador Corrado con tanto sforzo di gente prese la città di Ginevra, e in essaGeroldoprincipe di quel paese, siccome ancoraBurcardoarcivescovo di Lione, uomo scellerato e sacrilego, se crediamo ad Ermanno Contratto. In somma tal terrore portò in quelle contrade, che non vi restò persona che non si rendesse a lui, o non fosse esterminata da lui, con venire alle sue mani tutto quel regno. Dopo di che per l'Alsazia se ne tornò in Germania. Appartiene all'anno presente un diploma di Corrado Augusto,inserito da Girolamo Rossi nella sua Storia di Ravenna[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.], con cui concede alla chiesa di essa città e al suo arcivescovoGebeardo(andato anche egli, come si può immaginare, colle sue genti alla guerra)comitatum faventinum cum omni districtu suo, et regali placito et judicio, omnibusque publicis functionibus, angariis, ec. hactenus juri regis legaliter attinentibus. Fu esso datopridie kalendas maii, Indictione II, anno dominicae Incarnationis MXXXIV, anno autem domni Chuonradi secundi, regni decimo, imperii vero octavo. Actum Ratisponae. Era allora in possesso del contado di Faenza Ugo conte di Bologna. Per cagione dunque del privilegio suddetto, esso Ugo conte nel dì 25 di giugno dell'anno presente cedette pubblicamente all'arcivescovo Gebeardo il suddetto intero contado di Faenza, con riceverne poi l'investitura della metà dal medesimo prelato. Questi son segni chiarissimi che l'esarcato di Ravenna era in questi tempi, come anche l'abbiam veduto per tanti anni addietro, sotto il dominio immediato dei re d'Italia, senza che apparisca che più vi avessero dominio o vi pretendessero i romani pontefici. Non meno dell'Augusto suo padre si segnalò il giovanettore Arrigo, suo figliuolo in quest'anno, con avere riportate due vittorie contro i Boemi, e messo al dovereOldericoduca di quella provincia, ed altri ribelli all'imperador suo padre. Seguì nell'anno presente, oppure nell'antecedente, uno strumento fraIngonevescovo di Modena[Antiquit. Ital., Dissert. 1.]eBonifaziochiaramente appellatomarchio et dux Tusciae. il vescovo dà a Bonifazio e aRichildasua moglie due castella, cioè Clagnano e Savignano, a titolo di livello; e i due consorti cedono al vescovato di Modena le due corti diBajoaria(oggidìBazovara) e delfossato del recolle loro castella. Confermò l'Augusto Corrado, non so se in questo o in altro anno, i suoi beni allabadia di Firenze con diploma, pubblicato dal padre Puccinelli[Puccinelli, Cron. della Badia Fiorent.], e datoII nonas maii, Indictione II, anno dominicae Incarnationis MXXXIV, anno autem domni Chuonradi secundi regnantis X, imperii vero VIII. Actum Radesbonae. Queste note cronologiche sono scorrette.