MXXXV

MXXXVAnno diCristoMXXXV. IndizioneIII.Benedetto IXpapa 3.Corrado IIre di Germania 12, imperadore 9.Secondochè s'ha da Ermanno Contratto[Ermannus Contractus, in Chron. edition. Canisii.], nell'anno presenteAdelbero dux Carentani et Histriae(marchese ancora della Marca di Verona)amissa imperatoris gratia, ducatu quoque privatus est. Wippone[Wippo, in Vit. Conradi Salici.]parla di questo fatto all'anno 1028, e scrive che esso Adalberone fu mandato in esilio. Diede poscia l'imperadore nell'anno seguente, per attestato del medesimo Ermanno Contratto, il ducato di Carintia e d'Istria, e per conseguente anche la Marca veronese, aCorradoduca di Franconia suo cugino, cioè a quel medesimo ch'era stato suo concorrente alla corona, ed avea poscia portate le armi contra di lui.Corrado, padre di questo Corrado, avea anch'egli, per quanto altrove s'è detto, dianzi goduto questi medesimi Stati. Nota inoltre il suddetto Wippone che in questa maniera, cioè colla giunta di un tal regalo,dux Chuno(lo stesso è cheCorrado)fidus et bene militans imperatori, et filio ejus Heinrico, regi, quousque vixit permansit. Dagli Annali pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]abbiamo che in questo annoPisani fecerunt stolum magnum(cioè un'armata navale, onde la voce italianastuolo),et vicerunt civitatem Bonam in Africa, et coronam regis imperatori dederunt. Scrisse inoltre il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 8.]nell'anno 1050 che dai medesimiPisani fu fatta una spedizione in Africa, e presa la città diCartagine, del che si può dubitare, quantunque il Tronci[Tronci, Annal. Pisani.]con altri moderni sotto quell'anno parli di tale impresa, con descriverla come s'egli vi si fosse trovato presente. A quest'anno poi il prefatto Tronci racconta che i Pisani ebbero per assedio la città diLipari, con aver fatto un grosso bottino in quell'isola. Questo nol dovettero sapere i suddetti antichi Annali pisani, perchè neppure una parola ne dicono. Poscia, secondo il medesimo Tronci, accadde nell'anno 1036 la conquista diBona: il che per conto del tempo non s'accorda co' suddetti Annali pisani, e piuttosto sarebbe da credere che ciò avvenisse nell'anno 1035, perchè i Pisani di nove mesi anticipano l'anno nostro volgare. Del restoBona, città dell'Africa, è l'anticaHippona, di cui fu vescovo il glorioso sant'Agostino dottore della Chiesa. Si turbò gravemente in quest'anno la quiete della Lombardia. Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chron.]ne parla con queste parole così:In Italia minores milites contra dominos suos insurgentes, et suis legibus vivere, eosque opprimere volentes, validam conjurationem fecere. Medesimamente Wippone scrive che in questi tempi seguì una confusione non prima udita in Italia, perchè congiurarono tutti i valvassori d'Italia e i militi gregarii contra de' loro signori, e tutti i minori contra de' maggiori, col non lasciare senza vendetta, se dai signori veniva lor fatta cosa ch'essi riputassero di loro aggravio; e diceano:Si imperator eorum nollet venire, ipsi per se legem sibimet facerent. Dovette il Sigonio leggere in qualche testo, o autore,regemin vece dilegem, perchè scrive, checonjurarunt, se non passuros quemquam regnare, qui aliud, quam quod ipsis luberet, sibi imponeret. È confusa nell'edizion d'Epidanno, fatta del Goldasto, la cronologia di questi tempi, veggendosi ivi posticipati i fatti di sei anni. Però sotto l'anno1041 egli[Epidannus, in Annal. tom. 1 Rer. Alamann.]parla di questa cospirazione de' militi inferiori contra dei lor signori, e de' servi contra de' loro padroni. Ma nell'edizion del Du-Chesne troviamo ciò riferito all'anno presente.Che significasse il nome divalvassorisi raccoglie facilmente dai libri de' Feudi. I più nobili una volta tra i vassalli erano i duchi, marchesi, conti, arcivescovi, vescovi ed abbati, i quali a dirittura riconoscevano dai re ed imperadori i loro feudi e le loro dignità temporali. Questi poi solevano concedere in feudo castella o altri beni ai cospicui nobili privati, per avere alle occorrenze il loro servigio nelle guerre e nelle comparse onorevoli. E a questi nobili si dava il nome divalvassori maggiorie dicapitanei. Similmente poi questi nobili infeudavano corti e poderi ad altri men nobili, per aver anche eglino dei seguaci e aderenti ne' lor bisogni. E questi ultimi venivano distinti col nome divalvassori minori, ossia divalvassini. Ora insorsero dissapori, e poscia aperta dissensione e rottura fra i signori e i lor vassalli subordinati, pretendendo gli ultimi d'essere oltre al dovere aggravati dai primi. E tal briga aprì il campo anche ai servi (da noi ora chiamati schiavi) di rivoltarsi contra de' lor padroni, quasichè troppo aspramente fossero da loro trattati. L'origine nondimeno di questi disordini pare che si debba attribuire adEriberto arcivescovodi Milano. Non mancavano a lui molte virtù, ma queste si miravano contaminate dalla superbia, talmente che egli puzzava alquanto di tiranno. Tutto voleva a suo modo, nè a lui mettevano freno o paura le leggi. Lo confessa lo stesso Arnolfo[Arnulfus, Hist. Mediolan., lib. 2, cap. 10.], storico milanese, che potè forse conoscerlo, con dire chemultis prosperatus successibus praesul Heribertus, immoderate paululum dominabatur omnium, suum considerans, non alienum animum. Unde factum est, ut quidam urbis milites, vulgo walvassores nominati, clanculo illius insidiarentur operibus; adversusipsum assidue conspirantes. Comperta autem occasione, cujusdam potentis beneficio(così tuttavia si nominavano quei che ora appelliamo feudi)privati: subito proruunt in apertam rebellandi audaciam, plures jam facti. Si studiò a tutta prima l'arcivescovo colle buone di quetare l'insorto tumulto; ma nulla con ciò profittando, mise mano alle brusche con dar di piglio alle armi. Seguì entro la stessa città di Milano un conflitto, in cui le genti dell'arcivescovo restarono superiori, e convenne ai vinti di ritirarsi colla testa bassa, ma col cuore pregno d'ira, fuori della città. Allora fu che con costoro si unirono i popoli della Martesana e del Seprio, fecesi anche in altri contadi cospirazione ed unione; ma sopra tutti trasse a questo rumore il popolo di Lodi, troppo esacerbato per la violenza lor fatta dall'arcivescovo stesso in volere dar loro un vescovo, siccome abbiam detto di sopra. Ciò che partorisse una tal discordia lo vedremo fra poco. Crede il Sigonio[Sigonius, de Regno Italiae, lib. 8.]che l'esempio de' valvassori milanesi servisse di stimolo anche al popolo di Cremona per rivoltarsi in questo anno contra diLandolfoloro vescovo, cacciar lui di città, dirupare il di lui palazzo, che era ridotto in forma di fortezza, e per maltrattare alla peggio i di lui canonici. Ma nulla ebbero che fare coi movimenti de' Milanesi quei di Cremona; erano anzi accaduti molti anni prima; e, se crediamo all'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Cremonens.], il vescovo Landolfo cessò di vivere nell'anno 1030. Di questo Landolfo così scrive Sicardo[Sicardus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.], vescovo anch'egli di Cremona:Temporibus Henrici Claudi, capellanus ejus nomine Landolphus Cremonae fuit episcopus, qui monasterii sancti Laurentii, et cremonensis populi fuit acerrimus persequutor. Quocirca populus ipsum de civitate ejecit, et palatium(non giàoppidum, come ha il Sigonio),turribus et duplici muromunitum, destruxit. Proinde licei episcopio multa conquisierit, tamen multa per superbiam, multa per inertiam perdidit.Nomina poscia Sicardo per successore di Landolfo nel vescovatoBaldo, cioèUbaldo, ai tempi di Corrado Augusto,qui quoque monasterium sancti Laurentii persequutus est, et apud Lacum obscurum impugnatus est.

Secondochè s'ha da Ermanno Contratto[Ermannus Contractus, in Chron. edition. Canisii.], nell'anno presenteAdelbero dux Carentani et Histriae(marchese ancora della Marca di Verona)amissa imperatoris gratia, ducatu quoque privatus est. Wippone[Wippo, in Vit. Conradi Salici.]parla di questo fatto all'anno 1028, e scrive che esso Adalberone fu mandato in esilio. Diede poscia l'imperadore nell'anno seguente, per attestato del medesimo Ermanno Contratto, il ducato di Carintia e d'Istria, e per conseguente anche la Marca veronese, aCorradoduca di Franconia suo cugino, cioè a quel medesimo ch'era stato suo concorrente alla corona, ed avea poscia portate le armi contra di lui.Corrado, padre di questo Corrado, avea anch'egli, per quanto altrove s'è detto, dianzi goduto questi medesimi Stati. Nota inoltre il suddetto Wippone che in questa maniera, cioè colla giunta di un tal regalo,dux Chuno(lo stesso è cheCorrado)fidus et bene militans imperatori, et filio ejus Heinrico, regi, quousque vixit permansit. Dagli Annali pisani[Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.]abbiamo che in questo annoPisani fecerunt stolum magnum(cioè un'armata navale, onde la voce italianastuolo),et vicerunt civitatem Bonam in Africa, et coronam regis imperatori dederunt. Scrisse inoltre il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 8.]nell'anno 1050 che dai medesimiPisani fu fatta una spedizione in Africa, e presa la città diCartagine, del che si può dubitare, quantunque il Tronci[Tronci, Annal. Pisani.]con altri moderni sotto quell'anno parli di tale impresa, con descriverla come s'egli vi si fosse trovato presente. A quest'anno poi il prefatto Tronci racconta che i Pisani ebbero per assedio la città diLipari, con aver fatto un grosso bottino in quell'isola. Questo nol dovettero sapere i suddetti antichi Annali pisani, perchè neppure una parola ne dicono. Poscia, secondo il medesimo Tronci, accadde nell'anno 1036 la conquista diBona: il che per conto del tempo non s'accorda co' suddetti Annali pisani, e piuttosto sarebbe da credere che ciò avvenisse nell'anno 1035, perchè i Pisani di nove mesi anticipano l'anno nostro volgare. Del restoBona, città dell'Africa, è l'anticaHippona, di cui fu vescovo il glorioso sant'Agostino dottore della Chiesa. Si turbò gravemente in quest'anno la quiete della Lombardia. Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chron.]ne parla con queste parole così:In Italia minores milites contra dominos suos insurgentes, et suis legibus vivere, eosque opprimere volentes, validam conjurationem fecere. Medesimamente Wippone scrive che in questi tempi seguì una confusione non prima udita in Italia, perchè congiurarono tutti i valvassori d'Italia e i militi gregarii contra de' loro signori, e tutti i minori contra de' maggiori, col non lasciare senza vendetta, se dai signori veniva lor fatta cosa ch'essi riputassero di loro aggravio; e diceano:Si imperator eorum nollet venire, ipsi per se legem sibimet facerent. Dovette il Sigonio leggere in qualche testo, o autore,regemin vece dilegem, perchè scrive, checonjurarunt, se non passuros quemquam regnare, qui aliud, quam quod ipsis luberet, sibi imponeret. È confusa nell'edizion d'Epidanno, fatta del Goldasto, la cronologia di questi tempi, veggendosi ivi posticipati i fatti di sei anni. Però sotto l'anno1041 egli[Epidannus, in Annal. tom. 1 Rer. Alamann.]parla di questa cospirazione de' militi inferiori contra dei lor signori, e de' servi contra de' loro padroni. Ma nell'edizion del Du-Chesne troviamo ciò riferito all'anno presente.

Che significasse il nome divalvassorisi raccoglie facilmente dai libri de' Feudi. I più nobili una volta tra i vassalli erano i duchi, marchesi, conti, arcivescovi, vescovi ed abbati, i quali a dirittura riconoscevano dai re ed imperadori i loro feudi e le loro dignità temporali. Questi poi solevano concedere in feudo castella o altri beni ai cospicui nobili privati, per avere alle occorrenze il loro servigio nelle guerre e nelle comparse onorevoli. E a questi nobili si dava il nome divalvassori maggiorie dicapitanei. Similmente poi questi nobili infeudavano corti e poderi ad altri men nobili, per aver anche eglino dei seguaci e aderenti ne' lor bisogni. E questi ultimi venivano distinti col nome divalvassori minori, ossia divalvassini. Ora insorsero dissapori, e poscia aperta dissensione e rottura fra i signori e i lor vassalli subordinati, pretendendo gli ultimi d'essere oltre al dovere aggravati dai primi. E tal briga aprì il campo anche ai servi (da noi ora chiamati schiavi) di rivoltarsi contra de' lor padroni, quasichè troppo aspramente fossero da loro trattati. L'origine nondimeno di questi disordini pare che si debba attribuire adEriberto arcivescovodi Milano. Non mancavano a lui molte virtù, ma queste si miravano contaminate dalla superbia, talmente che egli puzzava alquanto di tiranno. Tutto voleva a suo modo, nè a lui mettevano freno o paura le leggi. Lo confessa lo stesso Arnolfo[Arnulfus, Hist. Mediolan., lib. 2, cap. 10.], storico milanese, che potè forse conoscerlo, con dire chemultis prosperatus successibus praesul Heribertus, immoderate paululum dominabatur omnium, suum considerans, non alienum animum. Unde factum est, ut quidam urbis milites, vulgo walvassores nominati, clanculo illius insidiarentur operibus; adversusipsum assidue conspirantes. Comperta autem occasione, cujusdam potentis beneficio(così tuttavia si nominavano quei che ora appelliamo feudi)privati: subito proruunt in apertam rebellandi audaciam, plures jam facti. Si studiò a tutta prima l'arcivescovo colle buone di quetare l'insorto tumulto; ma nulla con ciò profittando, mise mano alle brusche con dar di piglio alle armi. Seguì entro la stessa città di Milano un conflitto, in cui le genti dell'arcivescovo restarono superiori, e convenne ai vinti di ritirarsi colla testa bassa, ma col cuore pregno d'ira, fuori della città. Allora fu che con costoro si unirono i popoli della Martesana e del Seprio, fecesi anche in altri contadi cospirazione ed unione; ma sopra tutti trasse a questo rumore il popolo di Lodi, troppo esacerbato per la violenza lor fatta dall'arcivescovo stesso in volere dar loro un vescovo, siccome abbiam detto di sopra. Ciò che partorisse una tal discordia lo vedremo fra poco. Crede il Sigonio[Sigonius, de Regno Italiae, lib. 8.]che l'esempio de' valvassori milanesi servisse di stimolo anche al popolo di Cremona per rivoltarsi in questo anno contra diLandolfoloro vescovo, cacciar lui di città, dirupare il di lui palazzo, che era ridotto in forma di fortezza, e per maltrattare alla peggio i di lui canonici. Ma nulla ebbero che fare coi movimenti de' Milanesi quei di Cremona; erano anzi accaduti molti anni prima; e, se crediamo all'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Cremonens.], il vescovo Landolfo cessò di vivere nell'anno 1030. Di questo Landolfo così scrive Sicardo[Sicardus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.], vescovo anch'egli di Cremona:Temporibus Henrici Claudi, capellanus ejus nomine Landolphus Cremonae fuit episcopus, qui monasterii sancti Laurentii, et cremonensis populi fuit acerrimus persequutor. Quocirca populus ipsum de civitate ejecit, et palatium(non giàoppidum, come ha il Sigonio),turribus et duplici muromunitum, destruxit. Proinde licei episcopio multa conquisierit, tamen multa per superbiam, multa per inertiam perdidit.Nomina poscia Sicardo per successore di Landolfo nel vescovatoBaldo, cioèUbaldo, ai tempi di Corrado Augusto,qui quoque monasterium sancti Laurentii persequutus est, et apud Lacum obscurum impugnatus est.


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