MCCCCAnno diCristomcccc. IndizioneVIII.Bonifazio IXpapa 12.Robertore de' Romani 1.Aveapapa Bonifaziorestituito all'anno centesimo il giubileo romano, il quale perciò fu con gran solennità e concorso di gente celebrato nell'anno presente. Scrive Bonincontro[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.], che avvicinandosi il tempo d'aprire esso giubileo, i Romani spedirono ambasciatori al papa,che dovea essere fuori di Roma, pregandolo di venire alla gran città. Rispose che verrebbe, purchè eleggessero in senatoreMalatestafigliuolo diPandolfo Malatesta, e cassassero il magistrato de' Banderesi. Tutto fecero i Romani, perchè lo richiedeva il loro interesse: laonde Bonifazio riacquistò il pieno dominio di Roma: e fortificato castello Sant'Angelo, vi mise un buon presidio[Raynaldus, Annal. Eccles.]. Fu, dissi, gran concorso di gente a Roma da molte parti della cristianità, e fin dalla Francia, benchè lo vietasse quel re ai suoi sudditi, sapendo essi che solamente in Roma si poteano guadagnar le indulgenze concedute dal vero pontefice Bonifazio IX. Ma durante la guerra del papa contra del conte di Fondi, male passava per li pellegrini, battendo le genti di esso conte le strade, e svaligiando chiunque in lor si incontrava. Entrò inoltre la peste in Roma, mietendo le vite non solo dei divoti stranieri, ma anche dei cittadini. Non si volle muovere di Roma papa Bonifazio[Theodoricus de Niem., Hist.]per timore di perdere quel dominio. Nè già gli mancavano de' nemici. Fra gli altriGiovannieNiccolò dalla Colonnasignori di Palestrina, avendo intelligenza con molti Romani malcontenti, entrarono una notte nel gennaio di quest'anno in Roma con un corpo di cavalleria e fanteria, gridando:Viva il popolo, e muoia papa Bonifazio IX tiranno. Penetrati sino alla piazza del Campidoglio, tentarono di espugnare quel palazzo ben fortificato; ma veggendo non farsi movimento alcuno da que' Romani[Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.]che erano di concerto con loro, per la paura che la congiura fosse stata scoperta, venuto il giorno, si ritirarono. De' loro uomini trentuno caddero in mano degli uffiziali del papa, e caldi caldi furono impiccati per la gola. Formato il processo contro d'essi Colonnesi e loro seguaci, fulminò poi Bonifazio le scomuniche ed altre pene nel dì 14 del seguentemaggio. E messi insieme due mila cavalli, mandò il popolo romano a dare il guasto alle terre d'essi Colonnesi.A quest'anno (ma pare spettante al precedente) riferisce il Rinaldi[Raynaldus, Annal. Eccles.]l'avere il pontefice proibito l'accesso a Roma, o almeno la permanenza in essa, alle compagnie divote de' Bianchi, con riprovare eziandio il loro movimento, come non istituito colle dovute licenze de' superiori ecclesiastici; e molto più perchè fra i buoni si trovavano mischiati degl'impostori e degli ipocriti, che fingevano dei miracoli. Ma chi degli scrittori portava affezione a quella pia novità, fu d'avviso che Bonifazio si servisse di sì fatti pretesti per non volere in Roma tante migliaia di persone, che aveano cominciato il moto loro dalla Provenza, per sospetto dì qualche mina fabbricata sotto colore di pietà dall'avversario antipapa. Per conto de' miracoli, che si dicono allora accaduti, certamente in simili bollori facile è che la malizia inventi o la semplicità si figuri delle soprannaturali avventure, che ben esaminate si truovino poscia insussistenti. Sicchè cessò la correria de' Bianchi, restandone solo nelle città l'istituto. E perciocchè la misera natura umana ha troppo pendio al male, colla stessa facilità, con cui tanti e tanti all'aspetto d'essi abbracciata aveano la penitenza, e data a' nemici la pace, colla medesima tornarono ben tosto ai vizii e peccati primieri, e seguitò il secolo ad essere pieno d'iniquità, d'abusi, di risse e guerre, come prima. Nè la peste, che in quest'anno ancora portò l'eccidio a moltissime città, e massimamente nella Toscana, fu bastante a far migliorare i costumi sregolati dei popoli. In quest'anno il re Ladislao, divenuto pacifico possessore di Napoli[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.], mosse anch'egli le armi sue contra diOnorato Gaetanoconte di Fondi, e gli tolse alcune castella. Da tale sbigottimento e doglia fu preso il conte, uomo dianzi sì potente e temuto,che se ne morì, e tutto il suo Stato pervenne alle mani del re. Per questo guadagno, e per gli altri suoi vantaggi, tornato Ladislao a Napoli, ordinò giostre e tenne corte bandita.Non cessavaGian-Galeazzoduca di Milano di lavorar con doni e promesse per mezzo de' suoi ambasciatori affine di indurre i Perugini ad accettarlo per loro signore[Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Delayto, Chron., tom. 18 Rer. Italic.]. Ne guadagnò molti, e massimamente il principal d'essi, cioèCeccolino de' Michelottifratello del già uccisoBiordo; in guisa che nel dì 30 di gennaio dell'anno presente dalla maggior parte di quel popolo gli fu data la signoria della città, ed egli vi mise il suo vicario. Da lì a non molto, cioè d'aprile, le genti sue, sotto il comando diOttone de' TerziParmigiano, occuparono anche Assisi, pretendendolo come dipendenza di Perugia. Con questi passi di fortuna politica ogni dì più andava crescendo la potenza del duca. Aveva egli prima oppressi imarchesi Malaspinacoll'armi, e tolta loro tutta la Lunigiana. E, secondo il Corio[Corio, Istor. di Milano.], nell'anno presente s'impossessarono le di lui milizie di Nocera e di Spoleti, del che sommamente s'alteròpapa Bonifazio, e spavento sempre più s'accrebbe a' Fiorentini.Facino Cane, allora capitano d'esso duca, non so se a nome di lui, oppure diTeodoro marchesedi Monferrato, che era in guerra conAmedeo di Savoiaprincipe d'Acaia, tolse ad esso principe alcune castella, e diede il guasto alle di lui terre sino ai borghi d'Ivrea. Da per tutto stendea le mani l'ingordo Visconte[Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.]; e giacchè non potè ridurre alla sua ubbidienza la città di Lucca, diede almeno appoggio aPaolo Guiniginobile della medesima, che con truppe a lui inviate da esso duca, e raccolte nella Garfagnana, mosse per forza quel popolo a dichiararlo capitano delle armi, e da lì a poco anche signore della città, dove per sua sicurezza diede principioad una rocca. Temendo intanto, e con ragione, i Fiorentini dell'insaziabil ambizione di questo principe, condussero al loro soldo cinquecento lancie. Trattavasi in questi tempi in Venezia di convertire in una pace la tregua dianzi stabilita fra esso duca e i collegati suoi avversarii. Il duca, mostrandosi sempre voglioso della medesima, condusse nondimeno sì destramente i suoi affari, che con buone condizioni la conchiuse nel dì 21 di marzo, e fu questa poi pubblicata nel dì 11 d'aprile[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.]. Svantaggiose furono le condizioni d'essa per li Fiorentini; ma convenne loro accettarla qual era, per non potere di più. E fin qui era stato detenuto prigione in Faenza ilmarchese Azzo Estense, già preso nella rotta di Porto. FacevaAstorre de' Manfredisignore di quella città costar ben caro aNiccolò marchesela custodia di questo importante prigioniere, non cessando mai di domandar danari e di minacciare. Stanchi i Ferraresi di questa musica, allorchèGian-Galeazzofigliuolo d'esso Astorre in compagnia della moglie diCarlo Malatestapassava travestito in nave per Po, il presero nel dì 3 di giugno, e il condussero nel castello di Ferrara[Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic.]. Grandi smanie e lamenti fece per questo a Milano e a Venezia Astorre. Interpostisi finalmente i signori veneziani, fu pattuito che Astorre consegnasse al senato veneto il marchese Azzo da mandarsi a' confini in Candia, pel cui sostentamento il marchese pagasse annualmente tre mila fiorini d'oro. Con ciò il figliuolo d'Astorre, menato a Venezia, fu rimesso in libertà nel dì 23 di agosto. Mancò di vita in quest'annoAntonio Venierodoge di Venezia nel giorno 23 di novembre[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.], e in luogo suo fu sublimato a quella dignitàMichele Steno.Per la morte data dai Bolognesi nel precedente anno aGiovanni conte di Barbianoe ad altri di quella casa, non poteadarsi pace il vecchioconte Alberico da Barbiano, soprannominato il gran contestabile, e celebre condottier d'armi in questi tempi[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. eod.]. Era egli ai servigi del duca di Milano, e da lui impetrò un corpo di armati per voglia di vendicarsi. Ma contra de' Bolognesi ragion volea che no, perchè era stata abbattuta la fazione, da cui furono condannati alla morte i signori da Barbiano, e dominava allora la contraria. Lo sdegno dunque d'Alberico si rivolse contra di Astorre de' Manfredi signor di Faenza, ad istigazione di cui i suoi parenti lasciarono il capo sul palco. Gli stessi Bolognesi, che aveano preso per loro generalePino degli Ordelaffisignor di Forlì, si collegarono col conte Alberico, e fecero viva guerra ad Astorre per tutto quest'anno, e tennero bloccata la città di Faenza, avendo ivi piantata una bastia. Un bel che fare avrebbe chi prendesse a descrivere tutte le rivoluzioni seguite in quest'anno nella troppo facilmente tumultuante città di Genova. A me basterà di accennare[Georg. Stella, Annal. Gen., tom. 17 Rer. Ital.], che, mossa sedizione da una parte di quel popolo contra diColardogovernatore pel re di Francia nel dì 12 di gennaio, tal paura gli fecero, che se ne fuggì a Savona. Fu eletto per governatoreBatista Boccanegracon titolo di capitan delle guardie del re di Francia; eppure egli si diede a far guerra al castelletto presidiato da' Franzesi. Presero per questo le armi gli Adorni ed altri nobili; e, prevalendo la loro fazione e possanza, dopo molti combattimenti, rimase abbattuto il Boccanegra, e a lui fu sostituitoBattista de' FranchiLusiardo nel grado di capitano. Non cessarono per questo le risse e sedizioni fra quei di Guarco, di Montaldo, gli Adorni e Campofregosi. Tuttavia tenne saldo il suo grado il suddetto Batista fino al fine dell'anno presente. Videsi intanto comparire a VeneziaManuello Paleologoimperador de' Greci, che fu ivi con rara magnificenza accolto. Passò aPadova[Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.], dove con grande onore incontrato daFrancesco da Carrarae daNiccolò marchesedi Ferrara, che s'era apposta portato colà, se n'andò poscia a Pavia[Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.]a trovareGian-GaleazzoVisconte duca di Milano, e di là poi si trasferì in Francia. Il motivo del suo viaggio era per chiedere soccorso ai principi cristiani d'Occidente contro la potenza dei Turchi, la quale minacciava oramai lo sterminio totale all'imperio de' Greci. Poco profitto ne ricavò egli. Sua fortuna fu che il granTamerlanoimperador dei Tartari il liberò dall'oppressione diBaiazetteimperador de' Turchi. L'anno ancora fu questo[Gobelinus. Theodericus de Niem. S. Antonin., et alii.], in cui contra diVenceslao re de' Romanisi sollevò buona parte degli elettori e de' principi dell'imperio. Era egli venuto in disprezzo a tutti, non avendo mai atteso ad altro che ad imbriacarsi fra continui banchetti, perduto nell'amore d'una mulinaia, sprezzatore d'ogni legge, e solito per leggeri motivi a far morire persone di merito, e fin dei vescovi. Perciò fu presa la risoluzion di deporlo come persona inetta al governo. Si pretendeva ch'egli avesse pregiudicato all'imperio col creare duca di Milano Gian-Galeazzo Visconte, e molto più per avere abbandonata l'Italia, permettendo che esso duca l'andasse a poco a poco ingoiando.Papa Bonifazio IXanch'egli si dichiarò contra di lui, perchè non si dava pensiero alcuno, come protettor della Chiesa, per estinguere lo scisma. Fattene anche varie doglianze dagli elettori al papa, l'avea questi più volte paternamente ammonito a mutar vita; ma, vedendo che predicava al deserto, finalmente lasciò in libertà gli elettori di provvedere, come avessero creduto il meglio. Pertanto, dopo le citazioni, nel dì 20 d'agosto raunati i principi, esposero la dappocaggine e tutti gli altri di lui reati, e poscia vennero alla sentenza delladeposizione, con eleggere in sua vece re de' RomaniFederico ducadi Brunsvich, il quale non giunse alla corona germanica, perchè da una congiura gli venne tolta la vita. Si passò all'elezione d'un altro, e questa cadde inRoberto conte Palatinodel Reno e duca di Baviera, principe valoroso e ben degno di quella carica. Era egli nipote diLodovico il Bavaro. Venceslao, saputa la sua deposizione, come era d'animo abbietto, benchè molti seguitassero a tenere per lui, e massimamente in Italia il duca di Milano, pure si ritirò nel suo regno di Boemia, continuando a menar la vita di prima. Per le sue tirannie fu dipoi posto dai Boemi in prigione nel 1403. Fuggito di là, ebbe maniera di ricuperare il regno, in cui commise nuove crudeltà, finchè nell'anno 1418 morì d'apoplessia, da niuno compianto, e abborrito da ognuno.
Aveapapa Bonifaziorestituito all'anno centesimo il giubileo romano, il quale perciò fu con gran solennità e concorso di gente celebrato nell'anno presente. Scrive Bonincontro[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.], che avvicinandosi il tempo d'aprire esso giubileo, i Romani spedirono ambasciatori al papa,che dovea essere fuori di Roma, pregandolo di venire alla gran città. Rispose che verrebbe, purchè eleggessero in senatoreMalatestafigliuolo diPandolfo Malatesta, e cassassero il magistrato de' Banderesi. Tutto fecero i Romani, perchè lo richiedeva il loro interesse: laonde Bonifazio riacquistò il pieno dominio di Roma: e fortificato castello Sant'Angelo, vi mise un buon presidio[Raynaldus, Annal. Eccles.]. Fu, dissi, gran concorso di gente a Roma da molte parti della cristianità, e fin dalla Francia, benchè lo vietasse quel re ai suoi sudditi, sapendo essi che solamente in Roma si poteano guadagnar le indulgenze concedute dal vero pontefice Bonifazio IX. Ma durante la guerra del papa contra del conte di Fondi, male passava per li pellegrini, battendo le genti di esso conte le strade, e svaligiando chiunque in lor si incontrava. Entrò inoltre la peste in Roma, mietendo le vite non solo dei divoti stranieri, ma anche dei cittadini. Non si volle muovere di Roma papa Bonifazio[Theodoricus de Niem., Hist.]per timore di perdere quel dominio. Nè già gli mancavano de' nemici. Fra gli altriGiovannieNiccolò dalla Colonnasignori di Palestrina, avendo intelligenza con molti Romani malcontenti, entrarono una notte nel gennaio di quest'anno in Roma con un corpo di cavalleria e fanteria, gridando:Viva il popolo, e muoia papa Bonifazio IX tiranno. Penetrati sino alla piazza del Campidoglio, tentarono di espugnare quel palazzo ben fortificato; ma veggendo non farsi movimento alcuno da que' Romani[Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.]che erano di concerto con loro, per la paura che la congiura fosse stata scoperta, venuto il giorno, si ritirarono. De' loro uomini trentuno caddero in mano degli uffiziali del papa, e caldi caldi furono impiccati per la gola. Formato il processo contro d'essi Colonnesi e loro seguaci, fulminò poi Bonifazio le scomuniche ed altre pene nel dì 14 del seguentemaggio. E messi insieme due mila cavalli, mandò il popolo romano a dare il guasto alle terre d'essi Colonnesi.
A quest'anno (ma pare spettante al precedente) riferisce il Rinaldi[Raynaldus, Annal. Eccles.]l'avere il pontefice proibito l'accesso a Roma, o almeno la permanenza in essa, alle compagnie divote de' Bianchi, con riprovare eziandio il loro movimento, come non istituito colle dovute licenze de' superiori ecclesiastici; e molto più perchè fra i buoni si trovavano mischiati degl'impostori e degli ipocriti, che fingevano dei miracoli. Ma chi degli scrittori portava affezione a quella pia novità, fu d'avviso che Bonifazio si servisse di sì fatti pretesti per non volere in Roma tante migliaia di persone, che aveano cominciato il moto loro dalla Provenza, per sospetto dì qualche mina fabbricata sotto colore di pietà dall'avversario antipapa. Per conto de' miracoli, che si dicono allora accaduti, certamente in simili bollori facile è che la malizia inventi o la semplicità si figuri delle soprannaturali avventure, che ben esaminate si truovino poscia insussistenti. Sicchè cessò la correria de' Bianchi, restandone solo nelle città l'istituto. E perciocchè la misera natura umana ha troppo pendio al male, colla stessa facilità, con cui tanti e tanti all'aspetto d'essi abbracciata aveano la penitenza, e data a' nemici la pace, colla medesima tornarono ben tosto ai vizii e peccati primieri, e seguitò il secolo ad essere pieno d'iniquità, d'abusi, di risse e guerre, come prima. Nè la peste, che in quest'anno ancora portò l'eccidio a moltissime città, e massimamente nella Toscana, fu bastante a far migliorare i costumi sregolati dei popoli. In quest'anno il re Ladislao, divenuto pacifico possessore di Napoli[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.], mosse anch'egli le armi sue contra diOnorato Gaetanoconte di Fondi, e gli tolse alcune castella. Da tale sbigottimento e doglia fu preso il conte, uomo dianzi sì potente e temuto,che se ne morì, e tutto il suo Stato pervenne alle mani del re. Per questo guadagno, e per gli altri suoi vantaggi, tornato Ladislao a Napoli, ordinò giostre e tenne corte bandita.
Non cessavaGian-Galeazzoduca di Milano di lavorar con doni e promesse per mezzo de' suoi ambasciatori affine di indurre i Perugini ad accettarlo per loro signore[Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Delayto, Chron., tom. 18 Rer. Italic.]. Ne guadagnò molti, e massimamente il principal d'essi, cioèCeccolino de' Michelottifratello del già uccisoBiordo; in guisa che nel dì 30 di gennaio dell'anno presente dalla maggior parte di quel popolo gli fu data la signoria della città, ed egli vi mise il suo vicario. Da lì a non molto, cioè d'aprile, le genti sue, sotto il comando diOttone de' TerziParmigiano, occuparono anche Assisi, pretendendolo come dipendenza di Perugia. Con questi passi di fortuna politica ogni dì più andava crescendo la potenza del duca. Aveva egli prima oppressi imarchesi Malaspinacoll'armi, e tolta loro tutta la Lunigiana. E, secondo il Corio[Corio, Istor. di Milano.], nell'anno presente s'impossessarono le di lui milizie di Nocera e di Spoleti, del che sommamente s'alteròpapa Bonifazio, e spavento sempre più s'accrebbe a' Fiorentini.Facino Cane, allora capitano d'esso duca, non so se a nome di lui, oppure diTeodoro marchesedi Monferrato, che era in guerra conAmedeo di Savoiaprincipe d'Acaia, tolse ad esso principe alcune castella, e diede il guasto alle di lui terre sino ai borghi d'Ivrea. Da per tutto stendea le mani l'ingordo Visconte[Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.]; e giacchè non potè ridurre alla sua ubbidienza la città di Lucca, diede almeno appoggio aPaolo Guiniginobile della medesima, che con truppe a lui inviate da esso duca, e raccolte nella Garfagnana, mosse per forza quel popolo a dichiararlo capitano delle armi, e da lì a poco anche signore della città, dove per sua sicurezza diede principioad una rocca. Temendo intanto, e con ragione, i Fiorentini dell'insaziabil ambizione di questo principe, condussero al loro soldo cinquecento lancie. Trattavasi in questi tempi in Venezia di convertire in una pace la tregua dianzi stabilita fra esso duca e i collegati suoi avversarii. Il duca, mostrandosi sempre voglioso della medesima, condusse nondimeno sì destramente i suoi affari, che con buone condizioni la conchiuse nel dì 21 di marzo, e fu questa poi pubblicata nel dì 11 d'aprile[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.]. Svantaggiose furono le condizioni d'essa per li Fiorentini; ma convenne loro accettarla qual era, per non potere di più. E fin qui era stato detenuto prigione in Faenza ilmarchese Azzo Estense, già preso nella rotta di Porto. FacevaAstorre de' Manfredisignore di quella città costar ben caro aNiccolò marchesela custodia di questo importante prigioniere, non cessando mai di domandar danari e di minacciare. Stanchi i Ferraresi di questa musica, allorchèGian-Galeazzofigliuolo d'esso Astorre in compagnia della moglie diCarlo Malatestapassava travestito in nave per Po, il presero nel dì 3 di giugno, e il condussero nel castello di Ferrara[Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic.]. Grandi smanie e lamenti fece per questo a Milano e a Venezia Astorre. Interpostisi finalmente i signori veneziani, fu pattuito che Astorre consegnasse al senato veneto il marchese Azzo da mandarsi a' confini in Candia, pel cui sostentamento il marchese pagasse annualmente tre mila fiorini d'oro. Con ciò il figliuolo d'Astorre, menato a Venezia, fu rimesso in libertà nel dì 23 di agosto. Mancò di vita in quest'annoAntonio Venierodoge di Venezia nel giorno 23 di novembre[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.], e in luogo suo fu sublimato a quella dignitàMichele Steno.
Per la morte data dai Bolognesi nel precedente anno aGiovanni conte di Barbianoe ad altri di quella casa, non poteadarsi pace il vecchioconte Alberico da Barbiano, soprannominato il gran contestabile, e celebre condottier d'armi in questi tempi[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. eod.]. Era egli ai servigi del duca di Milano, e da lui impetrò un corpo di armati per voglia di vendicarsi. Ma contra de' Bolognesi ragion volea che no, perchè era stata abbattuta la fazione, da cui furono condannati alla morte i signori da Barbiano, e dominava allora la contraria. Lo sdegno dunque d'Alberico si rivolse contra di Astorre de' Manfredi signor di Faenza, ad istigazione di cui i suoi parenti lasciarono il capo sul palco. Gli stessi Bolognesi, che aveano preso per loro generalePino degli Ordelaffisignor di Forlì, si collegarono col conte Alberico, e fecero viva guerra ad Astorre per tutto quest'anno, e tennero bloccata la città di Faenza, avendo ivi piantata una bastia. Un bel che fare avrebbe chi prendesse a descrivere tutte le rivoluzioni seguite in quest'anno nella troppo facilmente tumultuante città di Genova. A me basterà di accennare[Georg. Stella, Annal. Gen., tom. 17 Rer. Ital.], che, mossa sedizione da una parte di quel popolo contra diColardogovernatore pel re di Francia nel dì 12 di gennaio, tal paura gli fecero, che se ne fuggì a Savona. Fu eletto per governatoreBatista Boccanegracon titolo di capitan delle guardie del re di Francia; eppure egli si diede a far guerra al castelletto presidiato da' Franzesi. Presero per questo le armi gli Adorni ed altri nobili; e, prevalendo la loro fazione e possanza, dopo molti combattimenti, rimase abbattuto il Boccanegra, e a lui fu sostituitoBattista de' FranchiLusiardo nel grado di capitano. Non cessarono per questo le risse e sedizioni fra quei di Guarco, di Montaldo, gli Adorni e Campofregosi. Tuttavia tenne saldo il suo grado il suddetto Batista fino al fine dell'anno presente. Videsi intanto comparire a VeneziaManuello Paleologoimperador de' Greci, che fu ivi con rara magnificenza accolto. Passò aPadova[Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.], dove con grande onore incontrato daFrancesco da Carrarae daNiccolò marchesedi Ferrara, che s'era apposta portato colà, se n'andò poscia a Pavia[Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.]a trovareGian-GaleazzoVisconte duca di Milano, e di là poi si trasferì in Francia. Il motivo del suo viaggio era per chiedere soccorso ai principi cristiani d'Occidente contro la potenza dei Turchi, la quale minacciava oramai lo sterminio totale all'imperio de' Greci. Poco profitto ne ricavò egli. Sua fortuna fu che il granTamerlanoimperador dei Tartari il liberò dall'oppressione diBaiazetteimperador de' Turchi. L'anno ancora fu questo[Gobelinus. Theodericus de Niem. S. Antonin., et alii.], in cui contra diVenceslao re de' Romanisi sollevò buona parte degli elettori e de' principi dell'imperio. Era egli venuto in disprezzo a tutti, non avendo mai atteso ad altro che ad imbriacarsi fra continui banchetti, perduto nell'amore d'una mulinaia, sprezzatore d'ogni legge, e solito per leggeri motivi a far morire persone di merito, e fin dei vescovi. Perciò fu presa la risoluzion di deporlo come persona inetta al governo. Si pretendeva ch'egli avesse pregiudicato all'imperio col creare duca di Milano Gian-Galeazzo Visconte, e molto più per avere abbandonata l'Italia, permettendo che esso duca l'andasse a poco a poco ingoiando.Papa Bonifazio IXanch'egli si dichiarò contra di lui, perchè non si dava pensiero alcuno, come protettor della Chiesa, per estinguere lo scisma. Fattene anche varie doglianze dagli elettori al papa, l'avea questi più volte paternamente ammonito a mutar vita; ma, vedendo che predicava al deserto, finalmente lasciò in libertà gli elettori di provvedere, come avessero creduto il meglio. Pertanto, dopo le citazioni, nel dì 20 d'agosto raunati i principi, esposero la dappocaggine e tutti gli altri di lui reati, e poscia vennero alla sentenza delladeposizione, con eleggere in sua vece re de' RomaniFederico ducadi Brunsvich, il quale non giunse alla corona germanica, perchè da una congiura gli venne tolta la vita. Si passò all'elezione d'un altro, e questa cadde inRoberto conte Palatinodel Reno e duca di Baviera, principe valoroso e ben degno di quella carica. Era egli nipote diLodovico il Bavaro. Venceslao, saputa la sua deposizione, come era d'animo abbietto, benchè molti seguitassero a tenere per lui, e massimamente in Italia il duca di Milano, pure si ritirò nel suo regno di Boemia, continuando a menar la vita di prima. Per le sue tirannie fu dipoi posto dai Boemi in prigione nel 1403. Fuggito di là, ebbe maniera di ricuperare il regno, in cui commise nuove crudeltà, finchè nell'anno 1418 morì d'apoplessia, da niuno compianto, e abborrito da ognuno.