MCCCCIIIAnno diCristomcccciii. IndizioneXI.Bonifazio IXpapa 15.Robertore de' Romani 4.Cominciaronsi in quest'anno a provar gli effetti della morte diGian-Galeazzoduca di Milano, cioè si cominciò a sfasciar la monarchia con tante guerre e fatiche da lui stabilita. Già fra i suoi figliuoli si era questa divisa; ma passò più oltre la malattia, con giugnere sino al cuore dello stesso dominio. Erano tuttavia i due figliuoli suoi, cioèGian-MariaeFilippo, in età incapace di governo; e però il padre nel suo testamento, se crediamo al Corio[Corio, Istoria di Milano.], avea lasciata la reggenza aCaterinasua moglie, aFrancesco Gonzagasignore di Mantova, alconte Antonio d'Urbino, aJacopo del Verme, aPandolfo Malatesta, alconte Albericoda Barbiano, e aFrancesco BarbavaraNovarese. Andrea Biglia, autore di questi tempi, scrive[Billius, in Histor., tom. 19 Rer. Ital.]essere stati i principali tutoriPietro di Candiaarcivescovo di Milano,Carlo MalatestaeJacopo del Verme. Entrò ben presto la discordia fra i reggenti. La troppa autorità, che si attribuiva il Barbavara, unitissimo colla duchessa, suscitò l'invidia e l'ambizione nei colleghi; crebbero i disgusti, e i migliori consigli erano ben di rado abbracciati. Il peggio fu in questi primi tempi l'odio e lo spirito della vendetta di chi era rimasto nemico della casa de' Visconti[Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 17.]. Si procurò di trattar pace co'Fiorentini; nulla si potè ottenere.Papa Bonifazio IXper le città dello Stato ecclesiastico usurpate, dopo aver pazientato in addietro per paura del potentissimo Biscione, ora determinò daddovero di ricuperare il suo. Il primo colpo ch'egli fece, fu di staccar da Milano e di prendere al suo servigio ilconte Alberico, soprannominato il gran contestabile, tassato d'ingratitudine dagli storici milanesi perchè dimentico di tanti benefizii che gli aveva compartiti Gian-Galeazzo, e molto più perchè contra dei di lui figliuoli impugnò la spada in questo anno. Già era il papa collegato co' Fiorentini, ed ora con esortazioni e comandamenti trasse ancora nella stessa lega[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.]Niccolò marchesed'Este signor di Ferrara, creandolo capitan generale dell'esercito della Chiesa. Dai reggenti di Milano furono spediti ambasciatori a Padova per quetareFrancesco da Carrara, e si conchiuse che il Visconte l'assolverebbe da ogni debito, e inoltre cederebbe a lui Feltro e Cividal di Belluno. Mancò a tali promesse il governo di Milano, e perciò il Carrarese si cominciò ad armare per far guerra ai due fratelli Visconti. Molto più di lui si preparavano i Fiorentini per la medesima danza. Spedì il papa a FerraraBaldassare Cossa cardinalecon titolo di legato di Bologna, acciocchè accudisse col marchese estense alla riduzion diBologna. Sul fine dunque di maggio l'esercito pontifizio, comandato dal marchese e da Uguccion de' Contrarii, premessa la sfida, entrò nel Bolognese ostilmente. Col marchese erano il gran contestabile, Carlo e Malatesta de' Malatesti, Pietro da Polenta, Paolo Orsino ed altri capitani di grido. Dopo aver preso alcuni luoghi del Bolognese, improvvisamente marciò quell'armata pel Modenese e Reggiano ai danni del Parmigiano, e grosso bottino vi fece. Indi, ritornata sul Bolognese, attese ad altre conquiste.Intanto in Milano contro la superbia di Francesco Barbavara si eccitò nel dì 25 di giugno una fiera sedizione daAntonio Visconte, dagli Aliprandi e da altri malcontenti; di modo che la duchessa col figliuoloGian-Mariae col Barbavara si ritirò nel castello. Sopraggiunto poi Antonio Porro, crebbe il tumulto del popolo; seguirono moltissimi ammazzamenti; e il Barbavara prese il partito di fuggirsene a Pavia, e più lungi ancora. Il giovinettoFilippo Mariaconte di Pavia si trasferì anch'egli a quella città per custodirla dalle rivoluzioni. Mirabil cosa fu il vedere scatenarsi in questi tempi per quasi tutte le città del ducato di Milano le dianzi addormentate fazioni de' Guelfi e Ghibellini, con fama che gl'industriosi Fiorentini spargessero sì gran fuoco dappertutto coi loro emissarii, e colle promesse d'aiuto a chiunque si ribellasse.Rolando Rossocoi Correggeschi ed altri Guelfi un gran turbine sollevò nel Parmigiano. Nel dì primo di luglio ilmarchese Ugo Cavalcabòoccupò Cremona e poi Crema, ed ebbe soccorso da essi Fiorentini;Franchino Ruscasi fece padron di Como; la fazion guelfa s'impadronì di buona parte di Brescia; in Bergamo si scannarono senza pietà le due nemiche fazioni; Lodi, la Martesana, Soncino, Bellinzona, e moltissime altre terre, chi si ribellò al duca, e chi fu sottoposta a gravi omicidii e saccheggi[Billius, Hist., tom. 19 Rer. Ital.]. Nè andò molto che anche gliScotti, iLandiedaltri nobili di Piacenza, cacciati gliAnguissoli, presero in sè il governo di quella città. Tutto in somma era in rivolta. In mezzo a tanto incendio pareano incantati i reggenti di Milano, sennonchèOttobuon Terzosostenne Parma, eFacino CaneconGaleazzo da Mantovadifese bravamente Bologna dagl'insulti dell'esercito pontificio, il qual di nuovo fece una irruzione nel Parmigiano[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Italic.]. Pur presero essi Reggenti un buon consiglio, e fu di pacificare il papa. Datane la commissione aFrancesco Gonzagasignore di Mantova, questi segretamente ne trattò colcardinal Cossalegato apostolico, per mezzo diCarlo Malatestasuo cognato, sì felicemente, che all'improvviso saltò fuori la pace fra loro nel dì 25 d'agosto, per cui furono restituite al papa le città di Bologna, Perugia ed Assisi, senza che il pontefice si prendesse in quella pace cura alcuna de' Fiorentini: del che fecero eglino molte doglianze. A questa pace si oppose, per quanto potè, Facino Cane, e fece gran danno alla città di Bologna; pure in fine se ne andò[Matth. de Griffon., Chron. Bonon., tom 18 Rer. Ital. Cronica di Bologna, tom. eod.], e nel dì 2 di settembre entrò il cardinal Cossa trionfante in quella città, di cui gli fu confermata la legazione dal papa. Nell'ottobre Nanne de' Gozzadini, che aveva ordito un tradimento per farsi signore di Bologna, mandò i suoi ad occupare una porta; ma il cardinale, che sapeva già e dissimulava tutto, non si lasciò trovare a letto. Fu preso Bonifazio fratello di Nanne, e questi lasciò la testa sul pubblico palco. Imprigionato ancora Gabbione figliuolo di Nanne, di questo si servì il cardinal legato nell'anno seguente per indurre suo padre a restituir la terra di Cento e la Pieve, minacciando la morte al figliuolo. Nanne promise; ma, non attenendo la parola, tolta fu la vita anche ad esso Gabbione. Parimente in Siena[Histor. Senensis, tom. 20 Rer. Ital.]si sollevarono sul fin di novembre le fazioni,l'una per sottrarsi al duca di Milano, e l'altra per sostenerlo; laonde il vicario duchesco fu in gran pericolo.Era attaccato il fuoco al bosco; ancheFrancesco da Carrarasignor di Padova pensò a scaldarsi[Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.]. La speranza di fare in suo pro qualche bel colpo in mezzo a sì grande sconvolgimento del ducato di Milano, parea fondatissima; e tanto più perchè una delle fazioni di Brescia gli facea sperar l'entrata in quella potente città. Il perchè, ottenuta permissione dai signori veneziani, che nondimeno il dissuasero non poco da imprendere quella guerra, nel dì 16 di agosto s'inviò colle sue armi unite a quelle diNiccolò marchesedi Ferrara suo genero alla volta di Brescia, dove entrò nel dì 18 d'esso mese, e gliene fu dato il dominio. Ma essendo la cittadella costante nell'ubbidienza a Milano, e venuti colà con gran corpo di genteJacopo del Verme, Ottobuon TerzoeGaleazzo da Mantova, non finì la faccenda, che ebbero per grazia le armi padovane e ferraresi di potersi ritirar illese alle lor case. Fece dipoi il Carrarese varie scorrerie sul Veronese, prese alcuni luoghi, vi piantò qualche bastia; maUgolotto Biancardogovernator di Verona il tenne corto, e il signore di Mantova gli ritolse le torri di Legnago che egli avea preso. Tornando dai principi oltramontaniManuello imperadorde' Greci con poco profitto de' suoi interessi, arrivò nel dì 22 di gennaio del presente anno a Genova[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Italic.]. Ricevette grande onore da quel popolo, e dal regio governatoreBucicaldo, e se ne andò poscia al suo viaggio, malcontento dei cristiani occidentali. Intanto perchè i Genovesi erano in rotta conGiano re di Cipri, armarono nove galee, sette navi e un galeone contra de' Cipriotti. Lo stesso Bucicaldo volle essere in persona capitano della flotta a quella impresa, e sciolse le vele verso Cipri. Questo armamento fucagione che quel re, dopo avere ricevuto alcuni danni, chiedesse accordo collo sborso di molta pecunia, e colla promessa d'altra ad altro tempo. Il vittorioso Bucicaldo si figurò di poter fare qualche bel colpo in Soria contro gl'infedeli, ma nulla gli riuscì, siccome neppure di ottener pace per li Genovesi dal soldano di Egitto. Contuttociò navigava egli con gran fasto per que' mari, non si sa se per tornarsene a Genova, oppure pel fare qualche tentativo ed insulto contro le terre de' Veneziani nell'Adriatico; quando eccoti uscir di ModoneCarlo Zenogenerale de' Veneziani, rinomato per molto suo valore non meno in terra che in mare, che con undici galee e due uscieri, cioè navi grosse, teneva d'occhio e seguitava la flotta genovese[Delayto, Chron., tom. 18 Rer. Ital. Redusius, Chron., tom. 19 Rer. Ital.]. Sulle prime parve amico; ma nel dì 7 d'ottobre scopertosi nemico, venne a battaglia con essi Genovesi. Si combattè con assai bravura dall'una parte e dall'altra; ma in fine Bucicaldo ebbe la peggio, e fu costretto a fuggirsene, con lasciar tre delle sue galee in potere de' Veneziani, i quali insieme colla gente le menarono a Modone. Il Sanuto scrive[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.]che gran sangue si sparse in quel conflitto, e conferma la presa delle tre galee. Nel tornarsene a casa gli sconfitti Genovesi, incontratisi in due galee veneziane, anch'essi se ne impadronirono. Diede molto da parlare per Italia questo fatto, ed incredibile schiamazzo ne fece il borioso Bucicaldo, di maniera che quantunque nell'anno appresso seguisse pace fra i Veneziani e Genovesi colla restituzion de' prigioni, pure Bucicaldo non come governator di Genova, ma come persona privata sparse un manifesto, in cui trattava Carlo Zeno da traditore, sfidandolo a duello in terra ferma, oppure con una galea per parte di cadauno in mare. Se ne rise Carlo Zeno, e il lasciò tempestar quanto volle.Nè si vuol tacere che sul principio di settembre, sollevatisi i Guelfi d'Alessandria, si ribellarono ai Visconti, ed implorarono aiuto da Genova per sottomettersi al re di Francia. Non fu pigro il vice-governatore di Genova a spedir gente in loro aiuto, con poca fortuna nondimeno; perchè, oltre all'essersi ritirati i Ghibellini nelle fortezze, arrivò colà Facino Cane con molte squadre, che ricuperò quella città, e mise in desolazione tutta la parte guelfa. Un simile orrido giuoco fecePandolfo Malatestaa Como, dove fu egli spedito per ricuperar quella città. Bolliva in questi tempi gran discordia fra i magnati della Ungheria[Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]. Coloro che non voleano per loro reSigismondofratello diVenceslaogià re de' Romani, si avvisarono di chiamare a quella coronaLadislao redi Napoli, siccome principe che vi pretendea per le ragioni delre Carlosuo padre e per altri titoli, promettendogli sicuro per lui quel vasto regno. Ladislao non perdè tempo ad imbarcarsi, ed arrivò a Zara. In essa città, correndo il dì cinque d'agosto, fu egli coronato dall'arcivescovo di Strigonia, oppure daAngelo Acciaiuolicardinal di Firenze[Raynaldus, Annal. Eccles.], spedito dal papa per dar braccio all'impresa. Ma avendo egli inviato i suoi deputati a prendere il possesso del rimanente del regno, trovò risorto più che mai il partito di Sigismondo, mutati d'opinione que' grandi e se stesso deluso. Il perchè adirato se ne ritornò a Napoli. Ne' Giornali Napoletani[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.]vien riferito questo avvenimento agli anni seguenti; ma, per gli atti che rapporta il Rinaldi e per l'attestato di varii altri scrittori, esso appartiene al presente.Sigismondo, siccome dissi, figliuolo diCarlo IVAugusto, si stabilì poscia sul trono dell'Ungheria, ma non senza crudeltà, e divenne col tempo imperador de' Romani.
Cominciaronsi in quest'anno a provar gli effetti della morte diGian-Galeazzoduca di Milano, cioè si cominciò a sfasciar la monarchia con tante guerre e fatiche da lui stabilita. Già fra i suoi figliuoli si era questa divisa; ma passò più oltre la malattia, con giugnere sino al cuore dello stesso dominio. Erano tuttavia i due figliuoli suoi, cioèGian-MariaeFilippo, in età incapace di governo; e però il padre nel suo testamento, se crediamo al Corio[Corio, Istoria di Milano.], avea lasciata la reggenza aCaterinasua moglie, aFrancesco Gonzagasignore di Mantova, alconte Antonio d'Urbino, aJacopo del Verme, aPandolfo Malatesta, alconte Albericoda Barbiano, e aFrancesco BarbavaraNovarese. Andrea Biglia, autore di questi tempi, scrive[Billius, in Histor., tom. 19 Rer. Ital.]essere stati i principali tutoriPietro di Candiaarcivescovo di Milano,Carlo MalatestaeJacopo del Verme. Entrò ben presto la discordia fra i reggenti. La troppa autorità, che si attribuiva il Barbavara, unitissimo colla duchessa, suscitò l'invidia e l'ambizione nei colleghi; crebbero i disgusti, e i migliori consigli erano ben di rado abbracciati. Il peggio fu in questi primi tempi l'odio e lo spirito della vendetta di chi era rimasto nemico della casa de' Visconti[Ammirat., Istoria di Firenze, lib. 17.]. Si procurò di trattar pace co'Fiorentini; nulla si potè ottenere.Papa Bonifazio IXper le città dello Stato ecclesiastico usurpate, dopo aver pazientato in addietro per paura del potentissimo Biscione, ora determinò daddovero di ricuperare il suo. Il primo colpo ch'egli fece, fu di staccar da Milano e di prendere al suo servigio ilconte Alberico, soprannominato il gran contestabile, tassato d'ingratitudine dagli storici milanesi perchè dimentico di tanti benefizii che gli aveva compartiti Gian-Galeazzo, e molto più perchè contra dei di lui figliuoli impugnò la spada in questo anno. Già era il papa collegato co' Fiorentini, ed ora con esortazioni e comandamenti trasse ancora nella stessa lega[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.]Niccolò marchesed'Este signor di Ferrara, creandolo capitan generale dell'esercito della Chiesa. Dai reggenti di Milano furono spediti ambasciatori a Padova per quetareFrancesco da Carrara, e si conchiuse che il Visconte l'assolverebbe da ogni debito, e inoltre cederebbe a lui Feltro e Cividal di Belluno. Mancò a tali promesse il governo di Milano, e perciò il Carrarese si cominciò ad armare per far guerra ai due fratelli Visconti. Molto più di lui si preparavano i Fiorentini per la medesima danza. Spedì il papa a FerraraBaldassare Cossa cardinalecon titolo di legato di Bologna, acciocchè accudisse col marchese estense alla riduzion diBologna. Sul fine dunque di maggio l'esercito pontifizio, comandato dal marchese e da Uguccion de' Contrarii, premessa la sfida, entrò nel Bolognese ostilmente. Col marchese erano il gran contestabile, Carlo e Malatesta de' Malatesti, Pietro da Polenta, Paolo Orsino ed altri capitani di grido. Dopo aver preso alcuni luoghi del Bolognese, improvvisamente marciò quell'armata pel Modenese e Reggiano ai danni del Parmigiano, e grosso bottino vi fece. Indi, ritornata sul Bolognese, attese ad altre conquiste.
Intanto in Milano contro la superbia di Francesco Barbavara si eccitò nel dì 25 di giugno una fiera sedizione daAntonio Visconte, dagli Aliprandi e da altri malcontenti; di modo che la duchessa col figliuoloGian-Mariae col Barbavara si ritirò nel castello. Sopraggiunto poi Antonio Porro, crebbe il tumulto del popolo; seguirono moltissimi ammazzamenti; e il Barbavara prese il partito di fuggirsene a Pavia, e più lungi ancora. Il giovinettoFilippo Mariaconte di Pavia si trasferì anch'egli a quella città per custodirla dalle rivoluzioni. Mirabil cosa fu il vedere scatenarsi in questi tempi per quasi tutte le città del ducato di Milano le dianzi addormentate fazioni de' Guelfi e Ghibellini, con fama che gl'industriosi Fiorentini spargessero sì gran fuoco dappertutto coi loro emissarii, e colle promesse d'aiuto a chiunque si ribellasse.Rolando Rossocoi Correggeschi ed altri Guelfi un gran turbine sollevò nel Parmigiano. Nel dì primo di luglio ilmarchese Ugo Cavalcabòoccupò Cremona e poi Crema, ed ebbe soccorso da essi Fiorentini;Franchino Ruscasi fece padron di Como; la fazion guelfa s'impadronì di buona parte di Brescia; in Bergamo si scannarono senza pietà le due nemiche fazioni; Lodi, la Martesana, Soncino, Bellinzona, e moltissime altre terre, chi si ribellò al duca, e chi fu sottoposta a gravi omicidii e saccheggi[Billius, Hist., tom. 19 Rer. Ital.]. Nè andò molto che anche gliScotti, iLandiedaltri nobili di Piacenza, cacciati gliAnguissoli, presero in sè il governo di quella città. Tutto in somma era in rivolta. In mezzo a tanto incendio pareano incantati i reggenti di Milano, sennonchèOttobuon Terzosostenne Parma, eFacino CaneconGaleazzo da Mantovadifese bravamente Bologna dagl'insulti dell'esercito pontificio, il qual di nuovo fece una irruzione nel Parmigiano[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Italic.]. Pur presero essi Reggenti un buon consiglio, e fu di pacificare il papa. Datane la commissione aFrancesco Gonzagasignore di Mantova, questi segretamente ne trattò colcardinal Cossalegato apostolico, per mezzo diCarlo Malatestasuo cognato, sì felicemente, che all'improvviso saltò fuori la pace fra loro nel dì 25 d'agosto, per cui furono restituite al papa le città di Bologna, Perugia ed Assisi, senza che il pontefice si prendesse in quella pace cura alcuna de' Fiorentini: del che fecero eglino molte doglianze. A questa pace si oppose, per quanto potè, Facino Cane, e fece gran danno alla città di Bologna; pure in fine se ne andò[Matth. de Griffon., Chron. Bonon., tom 18 Rer. Ital. Cronica di Bologna, tom. eod.], e nel dì 2 di settembre entrò il cardinal Cossa trionfante in quella città, di cui gli fu confermata la legazione dal papa. Nell'ottobre Nanne de' Gozzadini, che aveva ordito un tradimento per farsi signore di Bologna, mandò i suoi ad occupare una porta; ma il cardinale, che sapeva già e dissimulava tutto, non si lasciò trovare a letto. Fu preso Bonifazio fratello di Nanne, e questi lasciò la testa sul pubblico palco. Imprigionato ancora Gabbione figliuolo di Nanne, di questo si servì il cardinal legato nell'anno seguente per indurre suo padre a restituir la terra di Cento e la Pieve, minacciando la morte al figliuolo. Nanne promise; ma, non attenendo la parola, tolta fu la vita anche ad esso Gabbione. Parimente in Siena[Histor. Senensis, tom. 20 Rer. Ital.]si sollevarono sul fin di novembre le fazioni,l'una per sottrarsi al duca di Milano, e l'altra per sostenerlo; laonde il vicario duchesco fu in gran pericolo.
Era attaccato il fuoco al bosco; ancheFrancesco da Carrarasignor di Padova pensò a scaldarsi[Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.]. La speranza di fare in suo pro qualche bel colpo in mezzo a sì grande sconvolgimento del ducato di Milano, parea fondatissima; e tanto più perchè una delle fazioni di Brescia gli facea sperar l'entrata in quella potente città. Il perchè, ottenuta permissione dai signori veneziani, che nondimeno il dissuasero non poco da imprendere quella guerra, nel dì 16 di agosto s'inviò colle sue armi unite a quelle diNiccolò marchesedi Ferrara suo genero alla volta di Brescia, dove entrò nel dì 18 d'esso mese, e gliene fu dato il dominio. Ma essendo la cittadella costante nell'ubbidienza a Milano, e venuti colà con gran corpo di genteJacopo del Verme, Ottobuon TerzoeGaleazzo da Mantova, non finì la faccenda, che ebbero per grazia le armi padovane e ferraresi di potersi ritirar illese alle lor case. Fece dipoi il Carrarese varie scorrerie sul Veronese, prese alcuni luoghi, vi piantò qualche bastia; maUgolotto Biancardogovernator di Verona il tenne corto, e il signore di Mantova gli ritolse le torri di Legnago che egli avea preso. Tornando dai principi oltramontaniManuello imperadorde' Greci con poco profitto de' suoi interessi, arrivò nel dì 22 di gennaio del presente anno a Genova[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Italic.]. Ricevette grande onore da quel popolo, e dal regio governatoreBucicaldo, e se ne andò poscia al suo viaggio, malcontento dei cristiani occidentali. Intanto perchè i Genovesi erano in rotta conGiano re di Cipri, armarono nove galee, sette navi e un galeone contra de' Cipriotti. Lo stesso Bucicaldo volle essere in persona capitano della flotta a quella impresa, e sciolse le vele verso Cipri. Questo armamento fucagione che quel re, dopo avere ricevuto alcuni danni, chiedesse accordo collo sborso di molta pecunia, e colla promessa d'altra ad altro tempo. Il vittorioso Bucicaldo si figurò di poter fare qualche bel colpo in Soria contro gl'infedeli, ma nulla gli riuscì, siccome neppure di ottener pace per li Genovesi dal soldano di Egitto. Contuttociò navigava egli con gran fasto per que' mari, non si sa se per tornarsene a Genova, oppure pel fare qualche tentativo ed insulto contro le terre de' Veneziani nell'Adriatico; quando eccoti uscir di ModoneCarlo Zenogenerale de' Veneziani, rinomato per molto suo valore non meno in terra che in mare, che con undici galee e due uscieri, cioè navi grosse, teneva d'occhio e seguitava la flotta genovese[Delayto, Chron., tom. 18 Rer. Ital. Redusius, Chron., tom. 19 Rer. Ital.]. Sulle prime parve amico; ma nel dì 7 d'ottobre scopertosi nemico, venne a battaglia con essi Genovesi. Si combattè con assai bravura dall'una parte e dall'altra; ma in fine Bucicaldo ebbe la peggio, e fu costretto a fuggirsene, con lasciar tre delle sue galee in potere de' Veneziani, i quali insieme colla gente le menarono a Modone. Il Sanuto scrive[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.]che gran sangue si sparse in quel conflitto, e conferma la presa delle tre galee. Nel tornarsene a casa gli sconfitti Genovesi, incontratisi in due galee veneziane, anch'essi se ne impadronirono. Diede molto da parlare per Italia questo fatto, ed incredibile schiamazzo ne fece il borioso Bucicaldo, di maniera che quantunque nell'anno appresso seguisse pace fra i Veneziani e Genovesi colla restituzion de' prigioni, pure Bucicaldo non come governator di Genova, ma come persona privata sparse un manifesto, in cui trattava Carlo Zeno da traditore, sfidandolo a duello in terra ferma, oppure con una galea per parte di cadauno in mare. Se ne rise Carlo Zeno, e il lasciò tempestar quanto volle.
Nè si vuol tacere che sul principio di settembre, sollevatisi i Guelfi d'Alessandria, si ribellarono ai Visconti, ed implorarono aiuto da Genova per sottomettersi al re di Francia. Non fu pigro il vice-governatore di Genova a spedir gente in loro aiuto, con poca fortuna nondimeno; perchè, oltre all'essersi ritirati i Ghibellini nelle fortezze, arrivò colà Facino Cane con molte squadre, che ricuperò quella città, e mise in desolazione tutta la parte guelfa. Un simile orrido giuoco fecePandolfo Malatestaa Como, dove fu egli spedito per ricuperar quella città. Bolliva in questi tempi gran discordia fra i magnati della Ungheria[Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]. Coloro che non voleano per loro reSigismondofratello diVenceslaogià re de' Romani, si avvisarono di chiamare a quella coronaLadislao redi Napoli, siccome principe che vi pretendea per le ragioni delre Carlosuo padre e per altri titoli, promettendogli sicuro per lui quel vasto regno. Ladislao non perdè tempo ad imbarcarsi, ed arrivò a Zara. In essa città, correndo il dì cinque d'agosto, fu egli coronato dall'arcivescovo di Strigonia, oppure daAngelo Acciaiuolicardinal di Firenze[Raynaldus, Annal. Eccles.], spedito dal papa per dar braccio all'impresa. Ma avendo egli inviato i suoi deputati a prendere il possesso del rimanente del regno, trovò risorto più che mai il partito di Sigismondo, mutati d'opinione que' grandi e se stesso deluso. Il perchè adirato se ne ritornò a Napoli. Ne' Giornali Napoletani[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.]vien riferito questo avvenimento agli anni seguenti; ma, per gli atti che rapporta il Rinaldi e per l'attestato di varii altri scrittori, esso appartiene al presente.Sigismondo, siccome dissi, figliuolo diCarlo IVAugusto, si stabilì poscia sul trono dell'Ungheria, ma non senza crudeltà, e divenne col tempo imperador de' Romani.