MCCCCVIAnno diCristomccccvi. IndizioneXIV.Gregorio XIIpapa 1.Robertore de' Romani 7.Benchè dopo la fuga dipapa Innocenzo VIIda Roma quel popolo tenesse il pieno possesso e dominio di quella città, pure la pazza discordia quivi più che mai imperversava[Raynaldus, Annal. Eccles. Aretinus, Histor. sui temp., tom. 19 Rer. Ital. Theodoricus de Niem, Histor.]. Temevano inoltre dell'insaziabil ambizione delre Ladislao, dal cui presidio era occupato castello Sant'Angelo. Ma avendoPaolo Orsinomesse in rotta le genti d'esso re, e restando accertati i Romani che il buon papa non solamente niuna mano avea avuta nella crudel bestialità diLodovicosuo nipote, ma l'avea al maggior segno detestata, pentiti delle insolenze usate contra del papa medesimo, il mandarono a chiamar da Viterbo. Senza farsi molto pregare, nel dì 15 di marzo si trasferì il pontefice a Roma[Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.], ed incredibil onore gli fu fatto. Formò poscia processo contra del re Ladislao siccome perturbatore di Roma e dello Stato ecclesiastico; ildichiarò decaduto dal regno, e privato di ogni privilegio. Strinse parimente d'assedio castello Sant'Angelo. Per le quali cose Ladislao giudicò meglio di pacificare il papa con un accordo, ch'egli poi pensava di non mantenere, e mediatore ne fu Paolo Orsino. In tal congiuntura fu restituito ad esso pontefice il castello suddetto nel dì 9 d'agosto con giubilo universal de' Romani, e Ladislao venne creato gonfaloniere della Chiesa. Ma poco potè poi godere di questo buono stato Innocenzo, perciocchè fu rapito dalla morte nel dì 6 di novembre: pontefice da tutti commendato per la sua mansuetudine, per l'abborrimento alla simonia, e desideroso di far del bene a tutti. Solamente l'aver egli alzato l'immeritevol suo nipoteLodovico de' Miglioratial grado di marchese della marca d'Ancona, che noi vedremo poi signor di Fermo, e il non aver data mano all'estinzion dello scisma, sminuirono non poco la gloria del suo pontificato. Non mancò chi sparse sospetti d'averlo fatto avvelenare ilcardinal Cossaper timore di perdere la legazion di Bologna[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]. Ma in que' tempi era suggetta a simili dicerie la morte di cadauno de' gran signori. Radunatisi nel conclave quattordici cardinali che si trovavano allora in Roma, per desiderio di riunir la Chiesa divisa, e per secondar le istanze di molti re e principi, che faceano premura di levar quello scandalo[Leonardus Aretin., Hist., tom. 19 Rer. Ital. Theodor. de Niem, Histor. Gobelinus.], tutti a gara si obbligarono con giuramento e voto, che chiunque fossa eletto papa, rinunzierebbe la dignità, qualunque volta anche l'antipapa facesse altrettanto, per devenire unitamente col partito contrario all'elezion d'un indubitato pontefice[Vita Innocentii VII, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]: con altri bei capitoli e restrizion di tempo, tutto per ben della Chiesa. Restò dunque eletto nel dì 30 di novembre Angelo Corrano, cardinale di santa Maria, di patria Veneziano, già vescovodi Venezia, ed allora patriarca di Costantinopoli, persona dottissima nella teologia, e tenuta in concetto di santa vita[Sozomenus, Istor., tom. 16 Rer. Ital.], che prese il nome diGregorio XII. Fu egli creduto più d'ogni altro a proposito per togliere lo scisma, e venne dipoi coronato nel dì 19 di dicembre. Non solamente, fatto che fu papa, confermò il voto e la promessa di promuovere a tutto potere l'union della Chiesa, ma ne scrisse ancora calde lettere ed esortazioni all'antipapa e ai di lui cardinali, affinchè si mettesse fine alla lor deplorabil divisione. Senza far caso dell'accordo fatto nel precedente anno col popolo di Forlì[Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. Delayto, Annal., tom. eod.],Baldassare Cossacardinale legato di Bologna mandò il suo esercito nel gennaio di quest'anno ai danni di quella città. Replicò poi la cosa nel dì 23 d'aprile, tanto che gli riuscì nel dì 19 ossia 29 di maggio[Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.]di sottomettere quella città ai suoi voleri, e tosto ordinò che quivi si fabbricasse una cittadella.Oltre a Parma e Reggio, siccome dicemmo, aveaOttabuono de' Terzioccupata la città di Piacenza, mostrandosi, ciò non ostante, amico diGian-Maria Visconteduca di Milano. AncheFacino Canes'era impadronito d'Alessandria, ma non perciò lasciava di mostrarsi aderente ed unito conFilippo Maria Visconteconte di Pavia. Per ordine di Filippo, a mio credere, prese egli a liberar Piacenza dalla tirannia d'Ottobuono, e a questo fine si mosse egli a quella volta con poderoso esercito nel mese di maggio[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.]. Perchè Ottobuono non credea di aver forze bastanti a resistergli, abbandonò Piacenza, ma col lasciar ivi lunga memoria della sua crudeltà, perchè le fece dar, prima di partirsi, un orrido universal sacco dalle sue genti d'armi, rapportato all'anno seguente dalla Cronica di Bologna[Cronica di Bologna, tom. eod.], colla morte di molti cittadinie col rubamento di molte zitelle. Giunto colà Facino[Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.], dacchè ebbe colla forza costrette alla sua resa tutte le fortezze, si fece proclamar signore di quella città. Brutta scena si vide ancora in Cremona nel dì 31 di luglio. DaGabrino FondoloCremonese restò traditoCarlo Cavalcabòsignore di quella città; e fatto prigione egli, Andrea e quattro altri di quella nobil casa, tutti furono crudelmente privati di vita nelle carceri, impadronendosi in tal guisa il tiranno del dominio di quella città. Fu in quest'anno[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]afflitta di molto la città di Genova dalla peste. Predicava nello stesso tempo in quella città fraVincenzo Ferreridell'ordine de' Predicatori, che poi fu aggiunto al catalogo dei santi. Arrivò la moria anche a Savona, e cagion fu cheBenedetto antipapaivi dimorante scappasse a Monaco, indi a Nizza, e finalmente a Marsilia. Abbiamo il suo Itinerario, da me dato alla luce[Itinerar. Benedicti Antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Erasi intanto partito, perchè disgustato, dal servigio de' VenezianiGaleazzo da Mantova, uno de' più prodi condottieri d'armi che si avesse allora l'Italia, e che già vedemmo aver terminata la guerra di Padova in favor d'essi Veneziani[Annal. Forolivienses, tom. 22 Rer. Ital.]. Acconciatosi col duca di Milano, fu spedito a soggiogare i villani di una valle di Bergamo, oppur della Riva di Trento, che s'erano ribellati. Vi lasciò la vita ucciso da quella gente; e i Padovani credettero ciò vendetta di Dio, per aver egli, come diceano, sotto la parola tradito Francesco da Carrara già loro signore. Secondochè abbiamo dagli Annali di Lorenzo Bonincontri[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.], essendo mortoRaimondo Orsinopotente principe di Taranto, con lasciar dopo di sèGian-AntonioeGabriellofigliuoli di tenera età e una figliuola, ilre Ladislaonella primavera di questoanno volle profittar di tale occasione, e andò a mettere il campo intorno a Taranto. Prese tutte le castella di quel territorio. Impadronissi ancora di Conversano e di Sant'Angelo. Dopo lunga difesa entrò per tradimento anche nella città di Taranto. Si ritirò allora co' figliuoli nel castelloMariavedova del suddetto Raimondo. Possedeva ella un gran tesoro, ed anche era dotata di rara bellezza e di distinta nobiltà. Perciò Ladislao, volonteroso di dar fine a quella guerra, e di mettere le mani in quell'oro, si esibì di prenderla per moglie. Accettata la proposizione, egli la sposò, e da lì a due mesi la condusse a Napoli, dove con grande onore fu ricevuta. Da Sozomeno[Sozomen., Hist., tom. 16 Rer. Ital.], dall'autore de' Giornali Napoletani[Giornal Napolet., tom. 23 Rer. Ital.]e dalla Cronica di Bologna[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]tali nozze son differite all'anno seguente. Il testo del Bonincontro è slogato in questi tempi.Dappoichè i Fiorentini ebbero fatto un copioso ammasso di genti d'armi e provvigione di viveri per l'impresa di Pisa[Gino Capponi, Istor., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. Poggius et alii.], nel dì 4 di marzo andarono a piantar l'assedio intorno a quella città, città mal preparata, perchè per varii sinistri avvenimenti le erano mancati i soccorsi di gente per terra, e quelli della vettovaglia per mare. Tuttavia i cittadini per l'inveterato odio verso de' Fiorentini si accinsero ad una valorosa difesa.Luca del Fiescoera generale de' Fiorentini.Sforza da Cotignolacon Micheletto suo parente, e Tartaglia, condottieri di gente, erano anch'essi al loro servigio. Un dì che i Pisani aveano fatta una sortita, esso Sforza e Tartaglia con tal vigore, benchè inferiori di gente, gli assalirono e sbaragliarono, che non venne lor voglia da lì a molto tempo di uscire dalla città. Insorse poi discordia, anzi implacabilnemicizia fra questi due capitani, e convenne separarli. Mandò intanto il duca di Borgogna ad intimare a' Fiorentini che Pisa era sua; ma questi se ne risero, nè lasciarono per questo di continuar le offese e gli assalti. Cresceva di dì in dì maggiormente la fame nella misera città, e giunse a tal segno, che per difetto di cibo mancava di vita la povera gente per le strade. OraGiovanni Gambacorta, doge ossia capitano del popolo, pensò allora a profittar per sè stesso nella rovina della patria; e segretamente inviata persona a trattar coi Fiorentini, vendè lor Pisa per cinquanta mila fiorini d'oro, oltre ad alcune castella, che doveano restare in suo dominio, con altri suoi vantaggi[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. Pertanto nel dì 9 d'ottobre aperta una porta di Pisa, quel popolo, senza essere prima informato del contratto, vide entrare a bandiere spiegate l'esercito fiorentino, e prendere il possesso della città con sì buona disciplina, che niuno sconcerto ne seguì; ed arrivate poi carrette di pane, attesero tutti a cavarsi la fame, per cui la maggior parte erano divenuti scheletri. In questa maniera l'antica e già sì possente città di Pisa giunse a perdere la sua libertà, ma col guadagno di veder cessate le tante sue gare civili, e con accrescimento grande di gloria e potenza dalla parte dei Fiorentini. Da orribil pestilenza fu in quest'anno afflitta la città di Milano[Corio, Istoria di Milano.]. Quivi, oltre a ciò, tutto era in disordine per la discordia de' Guelfi e Ghibellini.
Benchè dopo la fuga dipapa Innocenzo VIIda Roma quel popolo tenesse il pieno possesso e dominio di quella città, pure la pazza discordia quivi più che mai imperversava[Raynaldus, Annal. Eccles. Aretinus, Histor. sui temp., tom. 19 Rer. Ital. Theodoricus de Niem, Histor.]. Temevano inoltre dell'insaziabil ambizione delre Ladislao, dal cui presidio era occupato castello Sant'Angelo. Ma avendoPaolo Orsinomesse in rotta le genti d'esso re, e restando accertati i Romani che il buon papa non solamente niuna mano avea avuta nella crudel bestialità diLodovicosuo nipote, ma l'avea al maggior segno detestata, pentiti delle insolenze usate contra del papa medesimo, il mandarono a chiamar da Viterbo. Senza farsi molto pregare, nel dì 15 di marzo si trasferì il pontefice a Roma[Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.], ed incredibil onore gli fu fatto. Formò poscia processo contra del re Ladislao siccome perturbatore di Roma e dello Stato ecclesiastico; ildichiarò decaduto dal regno, e privato di ogni privilegio. Strinse parimente d'assedio castello Sant'Angelo. Per le quali cose Ladislao giudicò meglio di pacificare il papa con un accordo, ch'egli poi pensava di non mantenere, e mediatore ne fu Paolo Orsino. In tal congiuntura fu restituito ad esso pontefice il castello suddetto nel dì 9 d'agosto con giubilo universal de' Romani, e Ladislao venne creato gonfaloniere della Chiesa. Ma poco potè poi godere di questo buono stato Innocenzo, perciocchè fu rapito dalla morte nel dì 6 di novembre: pontefice da tutti commendato per la sua mansuetudine, per l'abborrimento alla simonia, e desideroso di far del bene a tutti. Solamente l'aver egli alzato l'immeritevol suo nipoteLodovico de' Miglioratial grado di marchese della marca d'Ancona, che noi vedremo poi signor di Fermo, e il non aver data mano all'estinzion dello scisma, sminuirono non poco la gloria del suo pontificato. Non mancò chi sparse sospetti d'averlo fatto avvelenare ilcardinal Cossaper timore di perdere la legazion di Bologna[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]. Ma in que' tempi era suggetta a simili dicerie la morte di cadauno de' gran signori. Radunatisi nel conclave quattordici cardinali che si trovavano allora in Roma, per desiderio di riunir la Chiesa divisa, e per secondar le istanze di molti re e principi, che faceano premura di levar quello scandalo[Leonardus Aretin., Hist., tom. 19 Rer. Ital. Theodor. de Niem, Histor. Gobelinus.], tutti a gara si obbligarono con giuramento e voto, che chiunque fossa eletto papa, rinunzierebbe la dignità, qualunque volta anche l'antipapa facesse altrettanto, per devenire unitamente col partito contrario all'elezion d'un indubitato pontefice[Vita Innocentii VII, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]: con altri bei capitoli e restrizion di tempo, tutto per ben della Chiesa. Restò dunque eletto nel dì 30 di novembre Angelo Corrano, cardinale di santa Maria, di patria Veneziano, già vescovodi Venezia, ed allora patriarca di Costantinopoli, persona dottissima nella teologia, e tenuta in concetto di santa vita[Sozomenus, Istor., tom. 16 Rer. Ital.], che prese il nome diGregorio XII. Fu egli creduto più d'ogni altro a proposito per togliere lo scisma, e venne dipoi coronato nel dì 19 di dicembre. Non solamente, fatto che fu papa, confermò il voto e la promessa di promuovere a tutto potere l'union della Chiesa, ma ne scrisse ancora calde lettere ed esortazioni all'antipapa e ai di lui cardinali, affinchè si mettesse fine alla lor deplorabil divisione. Senza far caso dell'accordo fatto nel precedente anno col popolo di Forlì[Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic. Delayto, Annal., tom. eod.],Baldassare Cossacardinale legato di Bologna mandò il suo esercito nel gennaio di quest'anno ai danni di quella città. Replicò poi la cosa nel dì 23 d'aprile, tanto che gli riuscì nel dì 19 ossia 29 di maggio[Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.]di sottomettere quella città ai suoi voleri, e tosto ordinò che quivi si fabbricasse una cittadella.
Oltre a Parma e Reggio, siccome dicemmo, aveaOttabuono de' Terzioccupata la città di Piacenza, mostrandosi, ciò non ostante, amico diGian-Maria Visconteduca di Milano. AncheFacino Canes'era impadronito d'Alessandria, ma non perciò lasciava di mostrarsi aderente ed unito conFilippo Maria Visconteconte di Pavia. Per ordine di Filippo, a mio credere, prese egli a liberar Piacenza dalla tirannia d'Ottobuono, e a questo fine si mosse egli a quella volta con poderoso esercito nel mese di maggio[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.]. Perchè Ottobuono non credea di aver forze bastanti a resistergli, abbandonò Piacenza, ma col lasciar ivi lunga memoria della sua crudeltà, perchè le fece dar, prima di partirsi, un orrido universal sacco dalle sue genti d'armi, rapportato all'anno seguente dalla Cronica di Bologna[Cronica di Bologna, tom. eod.], colla morte di molti cittadinie col rubamento di molte zitelle. Giunto colà Facino[Ripalta, Annal. Placent., tom. 20 Rer. Ital.], dacchè ebbe colla forza costrette alla sua resa tutte le fortezze, si fece proclamar signore di quella città. Brutta scena si vide ancora in Cremona nel dì 31 di luglio. DaGabrino FondoloCremonese restò traditoCarlo Cavalcabòsignore di quella città; e fatto prigione egli, Andrea e quattro altri di quella nobil casa, tutti furono crudelmente privati di vita nelle carceri, impadronendosi in tal guisa il tiranno del dominio di quella città. Fu in quest'anno[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]afflitta di molto la città di Genova dalla peste. Predicava nello stesso tempo in quella città fraVincenzo Ferreridell'ordine de' Predicatori, che poi fu aggiunto al catalogo dei santi. Arrivò la moria anche a Savona, e cagion fu cheBenedetto antipapaivi dimorante scappasse a Monaco, indi a Nizza, e finalmente a Marsilia. Abbiamo il suo Itinerario, da me dato alla luce[Itinerar. Benedicti Antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]. Erasi intanto partito, perchè disgustato, dal servigio de' VenezianiGaleazzo da Mantova, uno de' più prodi condottieri d'armi che si avesse allora l'Italia, e che già vedemmo aver terminata la guerra di Padova in favor d'essi Veneziani[Annal. Forolivienses, tom. 22 Rer. Ital.]. Acconciatosi col duca di Milano, fu spedito a soggiogare i villani di una valle di Bergamo, oppur della Riva di Trento, che s'erano ribellati. Vi lasciò la vita ucciso da quella gente; e i Padovani credettero ciò vendetta di Dio, per aver egli, come diceano, sotto la parola tradito Francesco da Carrara già loro signore. Secondochè abbiamo dagli Annali di Lorenzo Bonincontri[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.], essendo mortoRaimondo Orsinopotente principe di Taranto, con lasciar dopo di sèGian-AntonioeGabriellofigliuoli di tenera età e una figliuola, ilre Ladislaonella primavera di questoanno volle profittar di tale occasione, e andò a mettere il campo intorno a Taranto. Prese tutte le castella di quel territorio. Impadronissi ancora di Conversano e di Sant'Angelo. Dopo lunga difesa entrò per tradimento anche nella città di Taranto. Si ritirò allora co' figliuoli nel castelloMariavedova del suddetto Raimondo. Possedeva ella un gran tesoro, ed anche era dotata di rara bellezza e di distinta nobiltà. Perciò Ladislao, volonteroso di dar fine a quella guerra, e di mettere le mani in quell'oro, si esibì di prenderla per moglie. Accettata la proposizione, egli la sposò, e da lì a due mesi la condusse a Napoli, dove con grande onore fu ricevuta. Da Sozomeno[Sozomen., Hist., tom. 16 Rer. Ital.], dall'autore de' Giornali Napoletani[Giornal Napolet., tom. 23 Rer. Ital.]e dalla Cronica di Bologna[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]tali nozze son differite all'anno seguente. Il testo del Bonincontro è slogato in questi tempi.
Dappoichè i Fiorentini ebbero fatto un copioso ammasso di genti d'armi e provvigione di viveri per l'impresa di Pisa[Gino Capponi, Istor., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital. Poggius et alii.], nel dì 4 di marzo andarono a piantar l'assedio intorno a quella città, città mal preparata, perchè per varii sinistri avvenimenti le erano mancati i soccorsi di gente per terra, e quelli della vettovaglia per mare. Tuttavia i cittadini per l'inveterato odio verso de' Fiorentini si accinsero ad una valorosa difesa.Luca del Fiescoera generale de' Fiorentini.Sforza da Cotignolacon Micheletto suo parente, e Tartaglia, condottieri di gente, erano anch'essi al loro servigio. Un dì che i Pisani aveano fatta una sortita, esso Sforza e Tartaglia con tal vigore, benchè inferiori di gente, gli assalirono e sbaragliarono, che non venne lor voglia da lì a molto tempo di uscire dalla città. Insorse poi discordia, anzi implacabilnemicizia fra questi due capitani, e convenne separarli. Mandò intanto il duca di Borgogna ad intimare a' Fiorentini che Pisa era sua; ma questi se ne risero, nè lasciarono per questo di continuar le offese e gli assalti. Cresceva di dì in dì maggiormente la fame nella misera città, e giunse a tal segno, che per difetto di cibo mancava di vita la povera gente per le strade. OraGiovanni Gambacorta, doge ossia capitano del popolo, pensò allora a profittar per sè stesso nella rovina della patria; e segretamente inviata persona a trattar coi Fiorentini, vendè lor Pisa per cinquanta mila fiorini d'oro, oltre ad alcune castella, che doveano restare in suo dominio, con altri suoi vantaggi[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. Pertanto nel dì 9 d'ottobre aperta una porta di Pisa, quel popolo, senza essere prima informato del contratto, vide entrare a bandiere spiegate l'esercito fiorentino, e prendere il possesso della città con sì buona disciplina, che niuno sconcerto ne seguì; ed arrivate poi carrette di pane, attesero tutti a cavarsi la fame, per cui la maggior parte erano divenuti scheletri. In questa maniera l'antica e già sì possente città di Pisa giunse a perdere la sua libertà, ma col guadagno di veder cessate le tante sue gare civili, e con accrescimento grande di gloria e potenza dalla parte dei Fiorentini. Da orribil pestilenza fu in quest'anno afflitta la città di Milano[Corio, Istoria di Milano.]. Quivi, oltre a ciò, tutto era in disordine per la discordia de' Guelfi e Ghibellini.