MCCCCXIV

MCCCCXIVAnno diCristomccccxiv. Indiz.VII.Giovanni XXIIIpapa 5.Sigismondore de' Romani 5.Dopo avere stabilito quanto occorreva pel concilio generale da tenersi in questo anno in Costanza[Raynaldus, Annal. Eccles.], si separaronopapa Giovannie ilre Sigismondo. Da Cremona venne il pontefice a Mantova, e di là a Ferrara, dove fece la sua solenne entrata nel dì 18 di febbraio[Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital.]. In tale occasione tirò al suo partito, oppure maggiormente confermò in esso,Niccolò Estense marchesedi Ferrara, il quale nell'anno precedente, per le persuasioni diSforza Attendolo, s'era lasciato indurre a far lega col reLadislao, e già ne avea ricevuto trenta mila fiorini d'oro, col bastone delgeneralato. Rinunziò poscia e restituì il danaro. E qui non vo' lasciar di dire che questo principe nell'anno presente, essendosi messo in viaggio per andar alla divozion di San Jacopo di Galizia (era egli stato anche nell'antecedente anno al santo Sepolcro), nel passare, verso i confini del Genovesato, un castello appellato Monte San Michele di uno de' marchesi del Carretto[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Italic.], fu messo prigione da quel castellano per l'unico fine di ricavar danari dal suo riscatto: iniquità praticata non poco dai tirannetti di questi tempi contro il diritto delle genti. Per liberarsi fu il marchese obbligato a promettere gran somma di danaro, la quale non so se fosse poi pagata, e se ne tornò a Ferrara con incredibil consolazione di quel popolo, che quanto l'amava altrettanto aveva deplorata la disgrazia avvenutagli. Giunto a Bologna, nel dì 26 di febbraio, papa Giovanni[Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic.], quivi attese a rimettere in piedi il castello già smantellato da quel popolo, credendosi di quivi far le radici; ma altrimenti avea disposto la divina Provvidenza. Non mancavano intanto affanni ad esso pontefice, e timori a tutti i suoi cortigiani[Theodoric. de Niem, in Johanne XXIII.], perchè Ladislao re di Napoli, e padrone di Roma e d'altre città pontifizie, informato dei negoziati fatti dal papa col re Sigismondo contra di lui, fremendo minacciava di venir fino a Bologna per iscacciarlo di là. A questo fine si portò egli da Napoli a Roma nel dì 14 di marzo[Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.], per prepararsi alla spedizione suddetta. A' Fiorentini non piaceano questi andamenti del re per gelosia del loro Stato; e perciò tanto si adoperarono che strinsero pace e lega con lui nel dì 22 di giugno; e Ladislao promise di non molestar Bologna, nè il suo contado. Sul principio di luglio, trovandosi Ladislao in Perugia conPaolo Orsino, che sotto la buona fede era a lui venuto, e conOrso da MonteRotondoed altri baroni romani, non so per quali sospetti, li fece prender tutti e due, e condurli a Roma incatenati. In Paolo si univa la riputazion d'essere un prode condottier d'armi ed insieme il discredito d'uomo disleale; però la sua prigionia a molti dispiacque, e ad altri più fu gratissima. Ma peggio intervenne al medesimore Ladislao. Mentre era a campo a Narni, s'infermò per male attaccatogli, per quanto corse la fama, da una bagascia perugina nelle parti oscene. Non era allora conosciuto il morbo gallico; ma, per attestato degli antichi medici, si provarono talvolta i medesimi mali influssi dell'incontinenza, ai quali si dava il nome di veleno. Tormentato Ladislao da atroci dolori, fu portato sopra una barella a San Paolo fuori di Roma; e venute due galee di Gaeta, s'imbarcò in una di esse, menando seco incatenato il suddetto Paolo Orsino, e s'inviò per andare a Napoli. Ma cresciuto il suo malore, e fattosi portare al lido, oppure in Castello Nuovo, come si ha dai Giornali Napoletani[Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.], quivi, nel dì 6 d'agosto (altri dicono prima, altri dopo), diede fine alla vita, non meno che ai suoi grandiosi disegni di conquistar l'Italia. Di mondana politica era egli senza dubbio ben provveduto, ma più di desiderio di gloria e d'ingrandimento. Nel mestier della guerra pochi gli andavano innanzi: al che non gli mancava coraggio, pazienza e vigilanza. Parve in lui piuttosto ombra che sostanza di religione; minore tuttavia venne provata in lui l'osservanza delle promesse; e sfrenata poi la libidine, per cui, massimamente in Roma, commise molti eccessi, e da cui in fine fu condotto a morte nella metà della ordinaria vita degli uomini.La mancanza di questo re senza figliuoli aprì la strada aGiovannadi lui sorella per succedergli nel regno di Napoli.Giovanna Secondasi truova essa chiamata nelle storie. Era vedova diGuglielmofigliuolo diLeopoldo III ducad'Austria, dopo la cui morte senza figliuolise n'era tornata alla casa paterna. Non tardò essa ad essere riconosciuta da tutti per regina. Alzavano quasi tutti le mani al cielo per la gioia in Roma, Firenze ed altri luoghi, al vedersi liberati da questo re sì manesco e perfido; ma più d'ogni altro ne fece festapapa Giovanni XXIII, il quale sempre era in pena per così potente avversario[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.].Jacopo degl'Isolani, creato cardinale per guiderdone d'avergli fatto ricuperar Bologna, fu poscia spedito da lui alla volta di Roma a fine di ricuperar quegli Stati. Ed appunto nell'ottobre se gli diedero Monte Fiascone e Viterbo. Per conto poi di Roma, quella nobiltà e popolo nel sopraddetto mese d'agosto, dato le armi, si levarono dall'ubbidienza della regina Giovanna; e quantunqueSforzacon altri capitani di essa regina entrassero in quella città, non vi si poterono sostenere contra le forze de' Romani. Non di meno castello Sant'Angelo si conservò fedele ad essa regina. Entrò poscia in Roma il cardinale di Sant'Eustachio, cioè l'Isolano, legato di papa Giovanni, nel dì 19 d'ottobre, e prese il governo di quella città. Nel cuore intanto di esso pontefice stava fitto il desiderio di portarsi a Roma, e non già all'incominciato concilio di Costanza. L'abborriva egli per timor di cadere, nè s'ingannò nel presagio. Tanto dissero, tanto fecero i cardinali, che lo smossero; laonde nel dì primo d'ottobre, come biscia all'incanto, da Bologna s'inviò a quella volta. Credesi ch'egli si fosse prima assicurato della protezion diFederigo ducad'Austria. Giunto a Costanza, fece l'apertura del concilio generale, rappresentante la Chiesa universale, nel dì 5 di novembre. Da tutte le parti della Chiesa latina concorsero colà vescovi, abbati, teologi e gli ambasciatori dei principi cristiani, e innumerabile nobiltà, che andò poscia di mano in mano crescendo[S. Antonin., Par. III, tit. 22.].Non si potea vedere senza meravigliala sterminata unione di tanti riguardevoli ecclesiastici e secolari. E tutti ardevano di desiderio di vedere oramai tolto via lo scisma, e pacificata la Chiesa. Invitati ancora colà gli altri due papi, cioèGregorio XIIeBenedetto XIII, il primo si scusò con apparenti ragioni, e solamente inviò uno de' suoi cardinali, cioè quel di Ragusi, eGiovanni Contarenopatriarca di Costantinopoli, che assistessero per lui. L'altro poi spedì alcuni prelati, che da lì a qualche tempo se ne andarono con Dio, vedendo mal incamminati gli affari pel loro principale[Vita Johannis XXIII, P. II, tom. 3 Rer. Italic.]. Comparve ancora nella vigilia del Natale al sacro concilio ilre Sigismondocollaregina Barbarasua consorte ad accrescere la magnificenza della funzione, e ad accalorare l'importantissimo negozio della pace della Chiesa. Si era egli fatto coronare re di Germania nel dì 8 dell'antecedente novembre in Aquisgrana. Nulla poi di riguardevole succedette nell'anno presente in Lombardia[Corio, Istor. di Milano.], se non che il re Sigismondo, tornando in queste parti, e facendo il nemico diFilippo Maria ducadi Milano, mosse contra di luiGabrino Fondolotiranno di Cremona,Giovanni da Vignatetiranno di Lodi, eTeodoro marchesedi Monferrato. Ma in nulla si ridussero i loro tentativi, perchè le forze del duca si andavano ogni giorno più aumentando. Fermossi per due mesi in Piacenza Sigismondo, divisando le maniere di nuocergli. Passò ad Asti, dove contra di lui insorse una sedizione, ed in fine, senza aver altro operato, se ne tornò in Germania. Fiera commozione fu nel dicembre di quest'anno in Genova[Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.], essendosi sollevati contra diGiorgioAdorno novello doge i popolari ghibellini, con avere per capo Batista da Montaldo. Durò per tutto quel mese il tumulto con varie civili battaglie, nelle quali nondimeno non si osservòla crudeltà praticata da altre città in simili funeste congiunture. Se non falla il Sanuto[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.], dacchè il suddetto re Sigismondo fu slontanato da Piacenza, Filippo Maria duca spedì colà le sue genti d'armi, e ricuperò quella città nel dì 20 di marzo, e poscia il castello nel dì 6 di giugno. Nel novembre di quest'anno[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]Malatestasignore di Pesaro mosse guerra agli Anconitani, e diede varie battaglie alla stessa città, credendosi di averla per intelligenza con alcuni di quei cittadini; ma non gli venne fatto. Molti dei suoi restarono in quell'occasione estinti o presi. Pure circa ventinove castella di essi Anconitani vennero in potere di lui. Fu poi rimessa la lor lite nel senato veneto.

Dopo avere stabilito quanto occorreva pel concilio generale da tenersi in questo anno in Costanza[Raynaldus, Annal. Eccles.], si separaronopapa Giovannie ilre Sigismondo. Da Cremona venne il pontefice a Mantova, e di là a Ferrara, dove fece la sua solenne entrata nel dì 18 di febbraio[Diario Ferrarese, tom. 24 Rer. Ital.]. In tale occasione tirò al suo partito, oppure maggiormente confermò in esso,Niccolò Estense marchesedi Ferrara, il quale nell'anno precedente, per le persuasioni diSforza Attendolo, s'era lasciato indurre a far lega col reLadislao, e già ne avea ricevuto trenta mila fiorini d'oro, col bastone delgeneralato. Rinunziò poscia e restituì il danaro. E qui non vo' lasciar di dire che questo principe nell'anno presente, essendosi messo in viaggio per andar alla divozion di San Jacopo di Galizia (era egli stato anche nell'antecedente anno al santo Sepolcro), nel passare, verso i confini del Genovesato, un castello appellato Monte San Michele di uno de' marchesi del Carretto[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Italic.], fu messo prigione da quel castellano per l'unico fine di ricavar danari dal suo riscatto: iniquità praticata non poco dai tirannetti di questi tempi contro il diritto delle genti. Per liberarsi fu il marchese obbligato a promettere gran somma di danaro, la quale non so se fosse poi pagata, e se ne tornò a Ferrara con incredibil consolazione di quel popolo, che quanto l'amava altrettanto aveva deplorata la disgrazia avvenutagli. Giunto a Bologna, nel dì 26 di febbraio, papa Giovanni[Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic.], quivi attese a rimettere in piedi il castello già smantellato da quel popolo, credendosi di quivi far le radici; ma altrimenti avea disposto la divina Provvidenza. Non mancavano intanto affanni ad esso pontefice, e timori a tutti i suoi cortigiani[Theodoric. de Niem, in Johanne XXIII.], perchè Ladislao re di Napoli, e padrone di Roma e d'altre città pontifizie, informato dei negoziati fatti dal papa col re Sigismondo contra di lui, fremendo minacciava di venir fino a Bologna per iscacciarlo di là. A questo fine si portò egli da Napoli a Roma nel dì 14 di marzo[Antonii Petri Diar., tom. 24 Rer. Ital.], per prepararsi alla spedizione suddetta. A' Fiorentini non piaceano questi andamenti del re per gelosia del loro Stato; e perciò tanto si adoperarono che strinsero pace e lega con lui nel dì 22 di giugno; e Ladislao promise di non molestar Bologna, nè il suo contado. Sul principio di luglio, trovandosi Ladislao in Perugia conPaolo Orsino, che sotto la buona fede era a lui venuto, e conOrso da MonteRotondoed altri baroni romani, non so per quali sospetti, li fece prender tutti e due, e condurli a Roma incatenati. In Paolo si univa la riputazion d'essere un prode condottier d'armi ed insieme il discredito d'uomo disleale; però la sua prigionia a molti dispiacque, e ad altri più fu gratissima. Ma peggio intervenne al medesimore Ladislao. Mentre era a campo a Narni, s'infermò per male attaccatogli, per quanto corse la fama, da una bagascia perugina nelle parti oscene. Non era allora conosciuto il morbo gallico; ma, per attestato degli antichi medici, si provarono talvolta i medesimi mali influssi dell'incontinenza, ai quali si dava il nome di veleno. Tormentato Ladislao da atroci dolori, fu portato sopra una barella a San Paolo fuori di Roma; e venute due galee di Gaeta, s'imbarcò in una di esse, menando seco incatenato il suddetto Paolo Orsino, e s'inviò per andare a Napoli. Ma cresciuto il suo malore, e fattosi portare al lido, oppure in Castello Nuovo, come si ha dai Giornali Napoletani[Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.], quivi, nel dì 6 d'agosto (altri dicono prima, altri dopo), diede fine alla vita, non meno che ai suoi grandiosi disegni di conquistar l'Italia. Di mondana politica era egli senza dubbio ben provveduto, ma più di desiderio di gloria e d'ingrandimento. Nel mestier della guerra pochi gli andavano innanzi: al che non gli mancava coraggio, pazienza e vigilanza. Parve in lui piuttosto ombra che sostanza di religione; minore tuttavia venne provata in lui l'osservanza delle promesse; e sfrenata poi la libidine, per cui, massimamente in Roma, commise molti eccessi, e da cui in fine fu condotto a morte nella metà della ordinaria vita degli uomini.

La mancanza di questo re senza figliuoli aprì la strada aGiovannadi lui sorella per succedergli nel regno di Napoli.Giovanna Secondasi truova essa chiamata nelle storie. Era vedova diGuglielmofigliuolo diLeopoldo III ducad'Austria, dopo la cui morte senza figliuolise n'era tornata alla casa paterna. Non tardò essa ad essere riconosciuta da tutti per regina. Alzavano quasi tutti le mani al cielo per la gioia in Roma, Firenze ed altri luoghi, al vedersi liberati da questo re sì manesco e perfido; ma più d'ogni altro ne fece festapapa Giovanni XXIII, il quale sempre era in pena per così potente avversario[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.].Jacopo degl'Isolani, creato cardinale per guiderdone d'avergli fatto ricuperar Bologna, fu poscia spedito da lui alla volta di Roma a fine di ricuperar quegli Stati. Ed appunto nell'ottobre se gli diedero Monte Fiascone e Viterbo. Per conto poi di Roma, quella nobiltà e popolo nel sopraddetto mese d'agosto, dato le armi, si levarono dall'ubbidienza della regina Giovanna; e quantunqueSforzacon altri capitani di essa regina entrassero in quella città, non vi si poterono sostenere contra le forze de' Romani. Non di meno castello Sant'Angelo si conservò fedele ad essa regina. Entrò poscia in Roma il cardinale di Sant'Eustachio, cioè l'Isolano, legato di papa Giovanni, nel dì 19 d'ottobre, e prese il governo di quella città. Nel cuore intanto di esso pontefice stava fitto il desiderio di portarsi a Roma, e non già all'incominciato concilio di Costanza. L'abborriva egli per timor di cadere, nè s'ingannò nel presagio. Tanto dissero, tanto fecero i cardinali, che lo smossero; laonde nel dì primo d'ottobre, come biscia all'incanto, da Bologna s'inviò a quella volta. Credesi ch'egli si fosse prima assicurato della protezion diFederigo ducad'Austria. Giunto a Costanza, fece l'apertura del concilio generale, rappresentante la Chiesa universale, nel dì 5 di novembre. Da tutte le parti della Chiesa latina concorsero colà vescovi, abbati, teologi e gli ambasciatori dei principi cristiani, e innumerabile nobiltà, che andò poscia di mano in mano crescendo[S. Antonin., Par. III, tit. 22.].

Non si potea vedere senza meravigliala sterminata unione di tanti riguardevoli ecclesiastici e secolari. E tutti ardevano di desiderio di vedere oramai tolto via lo scisma, e pacificata la Chiesa. Invitati ancora colà gli altri due papi, cioèGregorio XIIeBenedetto XIII, il primo si scusò con apparenti ragioni, e solamente inviò uno de' suoi cardinali, cioè quel di Ragusi, eGiovanni Contarenopatriarca di Costantinopoli, che assistessero per lui. L'altro poi spedì alcuni prelati, che da lì a qualche tempo se ne andarono con Dio, vedendo mal incamminati gli affari pel loro principale[Vita Johannis XXIII, P. II, tom. 3 Rer. Italic.]. Comparve ancora nella vigilia del Natale al sacro concilio ilre Sigismondocollaregina Barbarasua consorte ad accrescere la magnificenza della funzione, e ad accalorare l'importantissimo negozio della pace della Chiesa. Si era egli fatto coronare re di Germania nel dì 8 dell'antecedente novembre in Aquisgrana. Nulla poi di riguardevole succedette nell'anno presente in Lombardia[Corio, Istor. di Milano.], se non che il re Sigismondo, tornando in queste parti, e facendo il nemico diFilippo Maria ducadi Milano, mosse contra di luiGabrino Fondolotiranno di Cremona,Giovanni da Vignatetiranno di Lodi, eTeodoro marchesedi Monferrato. Ma in nulla si ridussero i loro tentativi, perchè le forze del duca si andavano ogni giorno più aumentando. Fermossi per due mesi in Piacenza Sigismondo, divisando le maniere di nuocergli. Passò ad Asti, dove contra di lui insorse una sedizione, ed in fine, senza aver altro operato, se ne tornò in Germania. Fiera commozione fu nel dicembre di quest'anno in Genova[Johannes Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.], essendosi sollevati contra diGiorgioAdorno novello doge i popolari ghibellini, con avere per capo Batista da Montaldo. Durò per tutto quel mese il tumulto con varie civili battaglie, nelle quali nondimeno non si osservòla crudeltà praticata da altre città in simili funeste congiunture. Se non falla il Sanuto[Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.], dacchè il suddetto re Sigismondo fu slontanato da Piacenza, Filippo Maria duca spedì colà le sue genti d'armi, e ricuperò quella città nel dì 20 di marzo, e poscia il castello nel dì 6 di giugno. Nel novembre di quest'anno[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]Malatestasignore di Pesaro mosse guerra agli Anconitani, e diede varie battaglie alla stessa città, credendosi di averla per intelligenza con alcuni di quei cittadini; ma non gli venne fatto. Molti dei suoi restarono in quell'occasione estinti o presi. Pure circa ventinove castella di essi Anconitani vennero in potere di lui. Fu poi rimessa la lor lite nel senato veneto.


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