MCCCCXXX

MCCCCXXXAnno diCristomccccxxx. Indiz.VIII.Martino Vpapa 14.Sigismondore de' Romani 21.Intento più che maipapa Martinoa ricuperare gli Stati della Chiesa romana, giacchè erano mancati di vitaCarloeMalatestafratelli de i Malatesti, procurò di profittar della discordia insorta fra i consorti di quella famiglia, con ispedire in quelle parti le sue genti d'armi. Secondo il Biglia[Billius, Hist., lib. 7, tom. 19 Rer. Ital.], restò egli padrone della ricca e popolata terra di Borgo San Sepolcro, tanto apprezzata da Carlo Malatesta, che dianzi n'era in possesso. Conquistò ancora Bertinoro; e perchèGuidantonio conted'Urbino secondò l'armi pontifizie in tale occasione, impadronitosi di alcune castella del Riminese, le ritenne poi per sè. Lorenzo Bonincontro aggiugne[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]che i Malatesti restituirono al papa, oltre al suddetto Borgo San Sepolcro, anche Osimo, Cervia, Fano, la Pergola e Sinigaglia: la qual ultima città fu data dipoi da esso pontefice aMalatestasignore di Pesaro. Nella primavera passarono sul Lucchese le forze de' Fiorentini con gran voglia e speranza di aggiugnere quella città al loro dominio, e lastrinsero d'assedio[Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 18.]. Ma non tardarono a conoscere, che gran tempo si richiedea all'impresa, giacchèPaolo Guinigis'era, il meglio che avesse potuto, preparato a sostenersi[Billius, Hist., lib. 8, tom. 19 Rer. Ital.], e a vendere caro la propria rovina; oltre di che quei cittadini, benchè mal contenti del di lui governo, pure maggiormente ancora abborrivano quello de' Fiorentini.Filippo Brunelleschi, architetto allora ossia ingegnere di gran credito in Firenze, fece credere ai suoi di avere in saccoccia il segreto per ridurre in breve ai lor voleri i Lucchesi. Consisteva esso in voltare addosso a Lucca la corrente del Serchio, fiume che passa non lungi alle mura di quella città: proposizione impugnata daNeri Capponie da altri[Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.], convinti che gli ingegneri, per conto di dar legge alle acque, sovente formano di bei disegni in carta, che vani poi riescono alla sperienza. Fu nondimeno accettata, e dato principio al lavoro con gran copia di guastatori. Ma i Lucchesi, conosciuta tale intenzione, si premunirono con argini, in guisa tale, che in vece di nuocere alla città, si rivolse il fiume ad allagare il campo de' Fiorentini. Intanto Paolo Guinigi tempestava con lettere e messi gli amici, perchè il sovvenissero in tanto rischio, e massimamente fece ricorso aFilippo Maria ducadi Milano e alla repubblica di Siena. Vedevano i Sanesi di mal occhio che i Fiorentini s'insignorissero di Lucca, e spedirono per questo ambasciatori a Firenze; tanto nulla di meno seppero adoperarsi i Fiorentini, che in Siena si ratificò la lor lega, e parve quieto quel popolo. Ma ritrovandosi in essa città di Siena mal soddisfatto de' Fiorentini Antonio Petrucci, ebbe egli delle segrete commessioni di aiutare il Guinigi per quanto potesse; e a tal fine si portò a Milano, dove coi messi del Guinigi attese a muovere quel duca in favore di Lucca. Ne avea gran vogliaFilippo Maria.Ma perchè nei capitoli dell'ultima pace v'era ch'egli non si dovesse impacciare negli affari della Romagna e Toscana, gli conveniva stare zitto per non riaccendere la guerra. Tuttavia ricorse ad un ripiego.Ilconte Francesco Sforza, fatta già conoscere colla pazienza sua la sua fede ed innocenza, gli era rientrato in grazia[Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 2, tom. 21 Rer. Ital.]. A lui fu data l'incombenza di soccorrere Lucca, e gran somma di danaro contata in segreto dal Petrucci, dal ministro delGuinigie, come fu creduto, anche dal duca, il quale mostrò di licenziarlo dal suo servigio, siccome capitano venturiere, la cui condotta era finita. Con quel danaro il conte Francesco rimise ben in arnese le sue veterane fedeli truppe, e ne assoldò delle altre, e poscia inviatosi alla volta della Lunigiana, come condotto al soldo del signore di Lucca, andò a piantarsi a Borgo a Buggiano. Per la venuta di questo campione sciolsero i Fiorentini l'assedio di Lucca, e si ritirarono coll'armata a Ripafratta[Chron. Senense, tom. 20 Rer. Ital.], ed intanto crearono lor generaleGuidantonio conte d'Urbino. Di questa congiuntura si prevalsero i Lucchesi per riacquistare la lor libertà, giacchè s'intese, o fu finto, che il Guinigi trattava di vendere a' Fiorentini quella città. Intorno a ciò intesisi prima col conte Francesco, misero un dì le mani addosso al medesimoPaolo Guinigi, ed appresso svaligiarono tutto il suo palazzo, nel qual mentreLadislaosuo figliuolo fu anche egli detenuto prigione dal conte Francesco. Il Guinigi con tutti i suoi figliuoli, per le istanze de' Lucchesi, fu condotto al duca di Milano, nelle cui carceri terminò dopo due anni i suoi giorni. Attese intanto la Sforza a ricuperare varie terre del territorio lucchese; ed è ben lecito il credere che gran somma d'oro ricavasse dai Lucchesi per averli doppiamente beneficati, liberandoli dalle unghiede' Fiorentini e dall'interno giogo tirannico del Guinigi. Il bello fu, che anche i Fiorentini, per levar di Toscana questo noioso ostacolo ai loro disegni, ricorsero alla spada d'oro, capace di tagliare ogni nodo. Per coonestare il fatto, si trovò che essendo restato creditore di settanta mila fiorini d'oroSforzapadre delconte Francesco, se gli pagherebbe questo danaro, purchè uscisse di Toscana, e si obbligasse per alcuni mesi di non andare ai servigi del duca di Milano. Pagato il contante, egli passò in Lombardia, e colle sue genti venne ad accamparsi su quello della Mirandola. Minutamente si trova descritta questa guerra da Andrea Biglia[Billius, Hist., lib. 8, tom. 19 Rer. Ital.]. Indarno mandarono i Lucchesi a Firenze per placare quella signoria. Non sapeano i Fiorentini digerire di aver fatta tanta spesa contra de' Lucchesi, e che in bene de' soli Lucchesi si fosse convertito tutto il loro sforzo. Perciò partito che fu Francesco Sforza, tornarono, come prima, all'assedio di Lucca[Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 20.], e i Lucchesi tornarono a pulsare il duca di Milano per soccorso. PerchèFilippo Mariavolea pure aiutarli, e nello stesso tempo parere di non intricarsi in que' fatti, permise che i Genovesi formassero una particolar lega coi Lucchesi, allegando che, secondo i lor privilegii, poteano farla[Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.].Niccolò Piccininoin questi tempi attendeva a sottomettere le terre de' Fieschi e della Lunigiana al duca di Milano. Si mostrò che i Genovesi l'avessero eletto per lor capitano; e questi in fatti colle sue genti d'armi s'inviò verso Lucca, e fu a fronte del campo fiorentino, restando solamente frapposto il fiume Serchio fra le armate. Era di parere il conte di Urbino che non si togliesse battaglia. Venuto di Firenze ordine in contrario, seguì a dì 2 di dicembre un fatto d'armi funesto all'esercito fiorentino, il qualeinteramente fu rotto con prigionia di mille e cinquecento cavalieri, con perdita di bagaglio e di attrecci, e con altri danni. Ilconte Urbino,Niccolò Fortebraccioe gli altri capitani, ben serviti dai lor cavalli, si salvarono chi a Librafatta e chi a Pisa[Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.]. Intanto la peste era in Lucca, e non ne era esente Genova, Roma ed altre città, fra le quali anche Firenze. Ora i Fiorentini, avendo spediti i loro ambasciatori a Venezia, faceano gran fuoco per rinnovar la guerra contra del duca di Milano, pretendendo che egli avesse contravvenuto ai patti della pace. Per attestato del Sanuto[Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.], nel dì 22 d'agosto fu confermata la lega dei Veneziani e Fiorentini contra del duca di Milano. Nè si dee tacere che in questo anno la città di Bologna, sempre inquieta, perchè divisa dalle fazioni bentivoglia e de' Canedoli, tumultuò[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.], e da Baldassare Canedolo, unito coll'abbate de' Zambeccari, nel dì 17 di febbraio furono barbaramente uccisi nello stesso palazzo degli anziani Egano de' Lambertini, Niccolò de' Malvezzi, ed altri aderenti de' Bentivogli. Per cagione di queste turbolenze il cardinale legato uscì della città e si ritirò a Cento. Arrivò poi nel dì 25 di giugno il vescovo di Turpia colle bolle della legazion di Bologna; e questi, raunate le milizie della Chiesa conAntonio Bentivoglioe con gli altri fuorusciti, cominciò la guerra contro a quella città. Continuarono tutto quest'anno le ostilità, e intanto si trattava d'accordo col papa; ma questo non fu conchiuso se non nell'anno seguente.

Intento più che maipapa Martinoa ricuperare gli Stati della Chiesa romana, giacchè erano mancati di vitaCarloeMalatestafratelli de i Malatesti, procurò di profittar della discordia insorta fra i consorti di quella famiglia, con ispedire in quelle parti le sue genti d'armi. Secondo il Biglia[Billius, Hist., lib. 7, tom. 19 Rer. Ital.], restò egli padrone della ricca e popolata terra di Borgo San Sepolcro, tanto apprezzata da Carlo Malatesta, che dianzi n'era in possesso. Conquistò ancora Bertinoro; e perchèGuidantonio conted'Urbino secondò l'armi pontifizie in tale occasione, impadronitosi di alcune castella del Riminese, le ritenne poi per sè. Lorenzo Bonincontro aggiugne[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]che i Malatesti restituirono al papa, oltre al suddetto Borgo San Sepolcro, anche Osimo, Cervia, Fano, la Pergola e Sinigaglia: la qual ultima città fu data dipoi da esso pontefice aMalatestasignore di Pesaro. Nella primavera passarono sul Lucchese le forze de' Fiorentini con gran voglia e speranza di aggiugnere quella città al loro dominio, e lastrinsero d'assedio[Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 18.]. Ma non tardarono a conoscere, che gran tempo si richiedea all'impresa, giacchèPaolo Guinigis'era, il meglio che avesse potuto, preparato a sostenersi[Billius, Hist., lib. 8, tom. 19 Rer. Ital.], e a vendere caro la propria rovina; oltre di che quei cittadini, benchè mal contenti del di lui governo, pure maggiormente ancora abborrivano quello de' Fiorentini.Filippo Brunelleschi, architetto allora ossia ingegnere di gran credito in Firenze, fece credere ai suoi di avere in saccoccia il segreto per ridurre in breve ai lor voleri i Lucchesi. Consisteva esso in voltare addosso a Lucca la corrente del Serchio, fiume che passa non lungi alle mura di quella città: proposizione impugnata daNeri Capponie da altri[Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.], convinti che gli ingegneri, per conto di dar legge alle acque, sovente formano di bei disegni in carta, che vani poi riescono alla sperienza. Fu nondimeno accettata, e dato principio al lavoro con gran copia di guastatori. Ma i Lucchesi, conosciuta tale intenzione, si premunirono con argini, in guisa tale, che in vece di nuocere alla città, si rivolse il fiume ad allagare il campo de' Fiorentini. Intanto Paolo Guinigi tempestava con lettere e messi gli amici, perchè il sovvenissero in tanto rischio, e massimamente fece ricorso aFilippo Maria ducadi Milano e alla repubblica di Siena. Vedevano i Sanesi di mal occhio che i Fiorentini s'insignorissero di Lucca, e spedirono per questo ambasciatori a Firenze; tanto nulla di meno seppero adoperarsi i Fiorentini, che in Siena si ratificò la lor lega, e parve quieto quel popolo. Ma ritrovandosi in essa città di Siena mal soddisfatto de' Fiorentini Antonio Petrucci, ebbe egli delle segrete commessioni di aiutare il Guinigi per quanto potesse; e a tal fine si portò a Milano, dove coi messi del Guinigi attese a muovere quel duca in favore di Lucca. Ne avea gran vogliaFilippo Maria.Ma perchè nei capitoli dell'ultima pace v'era ch'egli non si dovesse impacciare negli affari della Romagna e Toscana, gli conveniva stare zitto per non riaccendere la guerra. Tuttavia ricorse ad un ripiego.

Ilconte Francesco Sforza, fatta già conoscere colla pazienza sua la sua fede ed innocenza, gli era rientrato in grazia[Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 2, tom. 21 Rer. Ital.]. A lui fu data l'incombenza di soccorrere Lucca, e gran somma di danaro contata in segreto dal Petrucci, dal ministro delGuinigie, come fu creduto, anche dal duca, il quale mostrò di licenziarlo dal suo servigio, siccome capitano venturiere, la cui condotta era finita. Con quel danaro il conte Francesco rimise ben in arnese le sue veterane fedeli truppe, e ne assoldò delle altre, e poscia inviatosi alla volta della Lunigiana, come condotto al soldo del signore di Lucca, andò a piantarsi a Borgo a Buggiano. Per la venuta di questo campione sciolsero i Fiorentini l'assedio di Lucca, e si ritirarono coll'armata a Ripafratta[Chron. Senense, tom. 20 Rer. Ital.], ed intanto crearono lor generaleGuidantonio conte d'Urbino. Di questa congiuntura si prevalsero i Lucchesi per riacquistare la lor libertà, giacchè s'intese, o fu finto, che il Guinigi trattava di vendere a' Fiorentini quella città. Intorno a ciò intesisi prima col conte Francesco, misero un dì le mani addosso al medesimoPaolo Guinigi, ed appresso svaligiarono tutto il suo palazzo, nel qual mentreLadislaosuo figliuolo fu anche egli detenuto prigione dal conte Francesco. Il Guinigi con tutti i suoi figliuoli, per le istanze de' Lucchesi, fu condotto al duca di Milano, nelle cui carceri terminò dopo due anni i suoi giorni. Attese intanto la Sforza a ricuperare varie terre del territorio lucchese; ed è ben lecito il credere che gran somma d'oro ricavasse dai Lucchesi per averli doppiamente beneficati, liberandoli dalle unghiede' Fiorentini e dall'interno giogo tirannico del Guinigi. Il bello fu, che anche i Fiorentini, per levar di Toscana questo noioso ostacolo ai loro disegni, ricorsero alla spada d'oro, capace di tagliare ogni nodo. Per coonestare il fatto, si trovò che essendo restato creditore di settanta mila fiorini d'oroSforzapadre delconte Francesco, se gli pagherebbe questo danaro, purchè uscisse di Toscana, e si obbligasse per alcuni mesi di non andare ai servigi del duca di Milano. Pagato il contante, egli passò in Lombardia, e colle sue genti venne ad accamparsi su quello della Mirandola. Minutamente si trova descritta questa guerra da Andrea Biglia[Billius, Hist., lib. 8, tom. 19 Rer. Ital.]. Indarno mandarono i Lucchesi a Firenze per placare quella signoria. Non sapeano i Fiorentini digerire di aver fatta tanta spesa contra de' Lucchesi, e che in bene de' soli Lucchesi si fosse convertito tutto il loro sforzo. Perciò partito che fu Francesco Sforza, tornarono, come prima, all'assedio di Lucca[Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 20.], e i Lucchesi tornarono a pulsare il duca di Milano per soccorso. PerchèFilippo Mariavolea pure aiutarli, e nello stesso tempo parere di non intricarsi in que' fatti, permise che i Genovesi formassero una particolar lega coi Lucchesi, allegando che, secondo i lor privilegii, poteano farla[Johann. Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.].Niccolò Piccininoin questi tempi attendeva a sottomettere le terre de' Fieschi e della Lunigiana al duca di Milano. Si mostrò che i Genovesi l'avessero eletto per lor capitano; e questi in fatti colle sue genti d'armi s'inviò verso Lucca, e fu a fronte del campo fiorentino, restando solamente frapposto il fiume Serchio fra le armate. Era di parere il conte di Urbino che non si togliesse battaglia. Venuto di Firenze ordine in contrario, seguì a dì 2 di dicembre un fatto d'armi funesto all'esercito fiorentino, il qualeinteramente fu rotto con prigionia di mille e cinquecento cavalieri, con perdita di bagaglio e di attrecci, e con altri danni. Ilconte Urbino,Niccolò Fortebraccioe gli altri capitani, ben serviti dai lor cavalli, si salvarono chi a Librafatta e chi a Pisa[Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.]. Intanto la peste era in Lucca, e non ne era esente Genova, Roma ed altre città, fra le quali anche Firenze. Ora i Fiorentini, avendo spediti i loro ambasciatori a Venezia, faceano gran fuoco per rinnovar la guerra contra del duca di Milano, pretendendo che egli avesse contravvenuto ai patti della pace. Per attestato del Sanuto[Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.], nel dì 22 d'agosto fu confermata la lega dei Veneziani e Fiorentini contra del duca di Milano. Nè si dee tacere che in questo anno la città di Bologna, sempre inquieta, perchè divisa dalle fazioni bentivoglia e de' Canedoli, tumultuò[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.], e da Baldassare Canedolo, unito coll'abbate de' Zambeccari, nel dì 17 di febbraio furono barbaramente uccisi nello stesso palazzo degli anziani Egano de' Lambertini, Niccolò de' Malvezzi, ed altri aderenti de' Bentivogli. Per cagione di queste turbolenze il cardinale legato uscì della città e si ritirò a Cento. Arrivò poi nel dì 25 di giugno il vescovo di Turpia colle bolle della legazion di Bologna; e questi, raunate le milizie della Chiesa conAntonio Bentivoglioe con gli altri fuorusciti, cominciò la guerra contro a quella città. Continuarono tutto quest'anno le ostilità, e intanto si trattava d'accordo col papa; ma questo non fu conchiuso se non nell'anno seguente.


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