MCCCLXIIAnno diCristomccclxii. IndizioneXV.Urbano Vpapa 1.Carlo IVimperadore 8.Fu chiamato in quest'anno da Dio a miglior vitaInnocenzo VIsommo pontefice in Avignone[Vita Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 11, cap. 26.], essendo succeduta la di lui morte nella notte del dì 12 venendo il 13 del mese di settembre, dopo il contento d'aver inteso che i Romani, prima ribelli, gli aveano data la libera signoria della città, con patto che ilcardinale Albornoznon vi avesse uffizio o giurisdizione alcuna. Se men amore avesse egli avuto per li suoi parenti, ossia men cura d'ingrassarli, così lodevoli furono le altre sue operazioni, che fra gli ottimi pontefici avrebbe potuto prendere qualche sito. Poichè, quanto al dirsi da Pietro Azario[Petrus Azarius, Chron., tom, 16 Rer. Ital., pag. 370.]che devastò la Chiesa romana, nè fece grazia ad alcuno; e che chiunque volle benefizii, bisognò che li comperasse da lui e da' suoi cortigiani, con pagare poscia le rendite del primo anno al tesoriere del signor di Milano: si può dubitare se tal racconto in tutto sia assistito dalla verità. Certo è nondimeno che i Viscontiallora aggravavano forte i beni delle chiese, senza alcun timor di Dio. Non accordandosi i cardinali in eleggere papa alcuno dell'ordine loro[Vita Innocentii VI.], finalmente diedero i lor voti aGuglielmo di Grimoaldo, abbate di San Vittore di Marsilia, dell'ordine di San Benedetto, uomo di sessanta anni, scienziato, di vita sommamente onesta e religiosa, che odiava la pompa della corte d'allora. Non era egli in Avignone, perchè dianzi inviato con titolo di nunzio allaregina Giovanna, e trovandosi in Firenze, gli fu segretamente portata la nuova, giacchè si tenne occulta l'elezione, finchè egli arrivasse ad Avignone. Racconta Giorgio Stella[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.], tanta essere stata la di lui umiltà, che, in passando per Genova, avvegnachè sapesse d'essere papa, pure andò a visitare ildoge Boccanegra, accompagnato da un solo notaio. Nella notte nel dì 30 d'ottobre giunse egli ad Avignone, e nel dì seguente, pubblicato papa, prese il nome diUrbano V, con essere poi seguita nel dì 6 di novembre la sua coronazione. Cessato lo spavento della peste, saltò fuori de' nascondigliBernabò Visconte, e venne a Parma, dove cominciò un trattato per avere a tradimento la città di Reggio. Matteo Villani scrive[Matteo Villani, lib. 10, cap. 90.]che cinque mila de' suoi masnadieri (numero, a mio credere, eccessivo) entrarono in quella città; ed avereFeltrino da Gonzagasignor della terra con gran valore, benchè con poca gente, assaliti e messi in fuga gli entrati, e fattine molti prigioni. Parevano in poco buono stato gli affari delcardinal Egidio Albornoz, legato per la potenza di Bernabò, il quale pien di superbia moveva esorbitanti pretensioni alla corte pontificia in un trattato incominciato di pace. Ma in breve cangiò aspetto la forma, perchè l'industrioso porporato cotanto s'affaticò che strinse seco in lega[Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.]verso il fine diaprileNiccolò marchesedi Ferrara,Francesco da Carrarasignor di Padova, eFeltrino da Gonzagasignore di Reggio, tutti interessati nell'impedire l'accrescimento di potenza di Bernabò, che di niun facea conto e tutti conculcava. Per questa lega ricuperò il marchese Niccolò dal cardinale le due terre di Nonantola e Bazzano, già tolte al distretto di Modena dai Bolognesi: il che loro molto dispiacque. Nel dì 19 di maggio strinse il marchese Niccolò maggiormente l'alleanza sua col signor di Verona[Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. eod.], avendo presa per moglieVerde dalla Scala, sorella d'essoCan Signore. Fu notificata per mezzo degli ambasciatori loro da questi principi a Bernabò la lega contratta, con pregarlo di dar orecchio ad una buona pace. Furono essi dileggiati da quel bestione, e la Cronica Padovana[Additamenta ad Cortus. Hist., tom 12 Rer. Italic.]ha che egli mandò tre abiti bianchi a quei del Carrarese, e li forzò a prendere l'udienza pubblica in quella forma. Donò loro de' vasi d'argento, ma con figure derisorie di tutti, e si vantava che tratterebbe da putti ognun di questi suoi nemici.Nè tardò il Visconte a dar principio alla guerra, facendo scorrere sul Modenese le genti sue ch'erano a Castelfranco sul Bolognese.Anichino di Mongardo, dopo essere stato in Puglia colla sua compagnia, ed essersene partito con poco onore, era venuto a' servigi di Bernabò. Costui circa il dì 20 di maggio con tre mila cavalli ed altrettanti fanti venne sul Modenese a Massa e Solara, distruggendo il paese, e piantò una bastia a Solara sul canale, ossia sul Panaro; e, ciò fatto, se ne tornò in Lombardia. Sul fine dello stesso mese il vecchioMalatestasignor di Rimini capitano della lega[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]raunò la sua armata in Modena, e venuto sul basso Modenese a Massa, quivi piantò anche egli una bastia. Poscia marciò sul Parmigianoa' danni di Bernabò, alle cui genti verso Peschiera fu data una rotta sul principio di giugno. Teneva esso Bernabò l'importante fortezza di Rubiera, posta sulla Via Claudia al fiume Secchia, che gli serviva d'asilo per far passare le sue armi alla volta del Bolognese. Salvatico de' Boiardi, che gliela avea data con ritenersi il Cassero, la ribellò, e consegnò quella terra al marchese di Ferrara[Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital.]. Per tale acquisto in Modena e Bologna gran festa si fece, e si accesero molti falò. Ribellaronsi in questi tempi molte nobili casate guelfe di Brescia a Bernabò[Corio, Istor. di Milano.], e dopo aver prese alcune castella di quel territorio, si collegarono conCane Signoredalla Scala. Fu in pericolo la stessa città di Brescia[Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital., pag. 392.], e l'esercito della lega essendovi accorso, vi mise l'assedio, e ne fece scappare Bernabò che dentro v'era. Ma, sopraggiunta la peste, sconcertò tutta l'impresa, con essere forzata quell'armata a ritirarsi[Matteo Villani, lib. 11, cap. 4.]. Modena in quest'anno e Bologna[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.]furono sommamente afflitte da essa pestilenza, siccome ancora varie parti della Toscana e del regno di Napoli provarono il medesimo flagello. Scritto è che in Modena e ne' suoi borghi perirono trentasei mila persone. Fra le varie vicende della guerra sul Bresciano riuscì a Bernabò di ritorre ai collegati Ponte Vico sull'Oglio, con far prigione quel presidio, consistente in dieciotto bandiere tra cavalieri e fanti. Anche nel novembre riportò la sua gente sul Reggiano alquanto di vittoria sopra i collegati. Contuttociò poco ben passava ad essoBernabòla guerra in queste parti, e più favorevole non era la fortuna aGaleazzosuo fratello nella guerra conGiovanni marchesedi Monferrato. Trovandosi questo principe assai forte per la gran compagnia d'Inglesi, Franzesi e Normandi ch'egli aveatratta di Provenza, s'impadronì di Voghera, Sala, Garlasco, Romagnana, Castelnuovo di Tortona, e di altre terre su quel di Novara, di Tortona e di Pavia. AveaGaleazzoal suo soldo ilconte Landocolla sua compagnia di Tedeschi; ma costui poco si curava di spargere il sangue per altrui[Petrus Azarius, Chronic., tom. 16 Rer. Ital., pag. 380.]. L'unico suo intento e dei suoi era di spremere il sangue dalle borse altrui, e di vendersi, a chi più dava. Con più fedeltà servirono gl'Inglesi al marchese di Monferrato, sotto il comando di Albaret Sterz capitano di quella gente, e di nazione Tedesco. La lor bravura, i lor costumi, le loro scelleraggini si veggono descritte da Pietro Azario, siccome ancora da lui abbiamo il filo della guerra fatta in quelle parti colla distruzione di tutti que' paesi. Col marchese tenevaSimonino Boccanegradoge di Genova, ed in rinforzo suo inviò colà molta gente insieme conLuchinetto, figliuolo del fuLuchino Viscontesignor di Milano, a cui avea data in moglie una sua figliuola. Tentò questa gente la città di Tortona, ma invano. Furono devastate o spogliate assaissime terre dagli armati, e nello stesso tempo la pestilenza facea del resto.Per giunta a tanti scompigli della misera Italia insorse in quest'anno guerra fra le repubbliche di Firenze e di Pisa[Matteo Villani, lib. 11, cap. 2.], città rivali fin da' vecchi tempi. Gran preparamento d'armi e d'armati fece l'uno e l'altro popolo. Nel dì 19 di luglio giunse l'armata de' Fiorentini, passato il fosso Arnonico, ardendo e saccheggiando, sino in vicinanza di Pisa, dove, a scorno dei Pisani, fece correre un ricco palio di velluto. Presero i Fiorentini le terre di Pecciole, Montecchio, Aiatico e Toano, e ne arsero molte altre. Anche per mare fecero guerra a' Pisani, avendo preso al soldo loro quattro galee genovesi, colle quali occuparono l'isola del Giglio e Porto Pisano. Però l'anno presente riuscì molto funesto al popolodi Pisa. Nelle nobilissime ed antichissime case di Savoia e d'Este non si leggono tradimenti ed omicidii dimestici. Non così fu nelle meno antiche e meno nobili dei Carraresi, degli Scaligeri ed altre d'Italia, siccome abbiam veduto. Entrò nell'anno presente questo diabolico pensiero, figliuolo della troppa voglia di dominare, inLodovicoe Francesco figliuoli diGuido da Gonzaga[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Nel dì 13 di ottobre (il Platina[Platin., Histor. Mant., tom. 20 Rer. Ital.]scrive nel dì 2 di esso mese) amendue congiurati contra diUgolinosignore di Mantova, lor fratello maggiore, ed uomo di gran senno e valore, il privarono proditoriamente di vita, e presero in sè la signoria della città con grande affanno diGuidolor padre tuttavia vivente, benchè altri scriva ch'egli stesso n'ebbe la colpa. Un grosso anacronismo è quello del Corio[Corio, Istor. di Milano.], che riferisce questa detestabile uccisione all'anno 1376. Venne a morte in questo anno a' dì 26 di maggioLuigi redi Napoli, marito dellareina Giovanna, in età d'anni quarantadue. Il ritratto che di lui lasciò Matteo Villani[Matteo Villani, lib. 10, cap. 100.], è assai svantaggioso, rappresentandolo uomo di vita assai sconcia e dissoluta, poco amico del suo sangue, vile nelle avversità, che appresso di sè mai non volle uomini virtuosi, che formò il suo consiglio di sola gente malvagia, e maltrattò la reina sua consorte, con giugnere alcune volte a batterla. Ora trovandosi la reina Giovanna vedova, e conoscendo di non poter senza appoggio governar le teste calde de' Napoletani, e tener in freno i principi reali, pensò di accasarsi di nuovo. Fece premuraGiovanni redi Francia alla corte di Avignone, per darle in maritoFilippo ducadi Tours suo figliuolo cadetto; ma Giovanna, volendo piuttosto chi le ubbidisse, che chi le comandasse, anteposeGiacomo d'Aragona, figliuolo del re di Maiorica, giovane belloe valoroso, con patto che non assumesse il titolo di re, e si contentasse di quello di duca di Calabria; e nascendo figliuoli, giacchè Giovanna era anche in età capace di farne, ad essi, e non al padre, si devolvesse il regno. Il contratto stabilito nel dì 14 di dicembre dell'anno presente si legge intero presso il Rinaldi[Raynald., Annal. Eccles.].
Fu chiamato in quest'anno da Dio a miglior vitaInnocenzo VIsommo pontefice in Avignone[Vita Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 11, cap. 26.], essendo succeduta la di lui morte nella notte del dì 12 venendo il 13 del mese di settembre, dopo il contento d'aver inteso che i Romani, prima ribelli, gli aveano data la libera signoria della città, con patto che ilcardinale Albornoznon vi avesse uffizio o giurisdizione alcuna. Se men amore avesse egli avuto per li suoi parenti, ossia men cura d'ingrassarli, così lodevoli furono le altre sue operazioni, che fra gli ottimi pontefici avrebbe potuto prendere qualche sito. Poichè, quanto al dirsi da Pietro Azario[Petrus Azarius, Chron., tom, 16 Rer. Ital., pag. 370.]che devastò la Chiesa romana, nè fece grazia ad alcuno; e che chiunque volle benefizii, bisognò che li comperasse da lui e da' suoi cortigiani, con pagare poscia le rendite del primo anno al tesoriere del signor di Milano: si può dubitare se tal racconto in tutto sia assistito dalla verità. Certo è nondimeno che i Viscontiallora aggravavano forte i beni delle chiese, senza alcun timor di Dio. Non accordandosi i cardinali in eleggere papa alcuno dell'ordine loro[Vita Innocentii VI.], finalmente diedero i lor voti aGuglielmo di Grimoaldo, abbate di San Vittore di Marsilia, dell'ordine di San Benedetto, uomo di sessanta anni, scienziato, di vita sommamente onesta e religiosa, che odiava la pompa della corte d'allora. Non era egli in Avignone, perchè dianzi inviato con titolo di nunzio allaregina Giovanna, e trovandosi in Firenze, gli fu segretamente portata la nuova, giacchè si tenne occulta l'elezione, finchè egli arrivasse ad Avignone. Racconta Giorgio Stella[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.], tanta essere stata la di lui umiltà, che, in passando per Genova, avvegnachè sapesse d'essere papa, pure andò a visitare ildoge Boccanegra, accompagnato da un solo notaio. Nella notte nel dì 30 d'ottobre giunse egli ad Avignone, e nel dì seguente, pubblicato papa, prese il nome diUrbano V, con essere poi seguita nel dì 6 di novembre la sua coronazione. Cessato lo spavento della peste, saltò fuori de' nascondigliBernabò Visconte, e venne a Parma, dove cominciò un trattato per avere a tradimento la città di Reggio. Matteo Villani scrive[Matteo Villani, lib. 10, cap. 90.]che cinque mila de' suoi masnadieri (numero, a mio credere, eccessivo) entrarono in quella città; ed avereFeltrino da Gonzagasignor della terra con gran valore, benchè con poca gente, assaliti e messi in fuga gli entrati, e fattine molti prigioni. Parevano in poco buono stato gli affari delcardinal Egidio Albornoz, legato per la potenza di Bernabò, il quale pien di superbia moveva esorbitanti pretensioni alla corte pontificia in un trattato incominciato di pace. Ma in breve cangiò aspetto la forma, perchè l'industrioso porporato cotanto s'affaticò che strinse seco in lega[Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.]verso il fine diaprileNiccolò marchesedi Ferrara,Francesco da Carrarasignor di Padova, eFeltrino da Gonzagasignore di Reggio, tutti interessati nell'impedire l'accrescimento di potenza di Bernabò, che di niun facea conto e tutti conculcava. Per questa lega ricuperò il marchese Niccolò dal cardinale le due terre di Nonantola e Bazzano, già tolte al distretto di Modena dai Bolognesi: il che loro molto dispiacque. Nel dì 19 di maggio strinse il marchese Niccolò maggiormente l'alleanza sua col signor di Verona[Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. eod.], avendo presa per moglieVerde dalla Scala, sorella d'essoCan Signore. Fu notificata per mezzo degli ambasciatori loro da questi principi a Bernabò la lega contratta, con pregarlo di dar orecchio ad una buona pace. Furono essi dileggiati da quel bestione, e la Cronica Padovana[Additamenta ad Cortus. Hist., tom 12 Rer. Italic.]ha che egli mandò tre abiti bianchi a quei del Carrarese, e li forzò a prendere l'udienza pubblica in quella forma. Donò loro de' vasi d'argento, ma con figure derisorie di tutti, e si vantava che tratterebbe da putti ognun di questi suoi nemici.
Nè tardò il Visconte a dar principio alla guerra, facendo scorrere sul Modenese le genti sue ch'erano a Castelfranco sul Bolognese.Anichino di Mongardo, dopo essere stato in Puglia colla sua compagnia, ed essersene partito con poco onore, era venuto a' servigi di Bernabò. Costui circa il dì 20 di maggio con tre mila cavalli ed altrettanti fanti venne sul Modenese a Massa e Solara, distruggendo il paese, e piantò una bastia a Solara sul canale, ossia sul Panaro; e, ciò fatto, se ne tornò in Lombardia. Sul fine dello stesso mese il vecchioMalatestasignor di Rimini capitano della lega[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]raunò la sua armata in Modena, e venuto sul basso Modenese a Massa, quivi piantò anche egli una bastia. Poscia marciò sul Parmigianoa' danni di Bernabò, alle cui genti verso Peschiera fu data una rotta sul principio di giugno. Teneva esso Bernabò l'importante fortezza di Rubiera, posta sulla Via Claudia al fiume Secchia, che gli serviva d'asilo per far passare le sue armi alla volta del Bolognese. Salvatico de' Boiardi, che gliela avea data con ritenersi il Cassero, la ribellò, e consegnò quella terra al marchese di Ferrara[Johann. de Bazano, tom. 15 Rer. Ital.]. Per tale acquisto in Modena e Bologna gran festa si fece, e si accesero molti falò. Ribellaronsi in questi tempi molte nobili casate guelfe di Brescia a Bernabò[Corio, Istor. di Milano.], e dopo aver prese alcune castella di quel territorio, si collegarono conCane Signoredalla Scala. Fu in pericolo la stessa città di Brescia[Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital., pag. 392.], e l'esercito della lega essendovi accorso, vi mise l'assedio, e ne fece scappare Bernabò che dentro v'era. Ma, sopraggiunta la peste, sconcertò tutta l'impresa, con essere forzata quell'armata a ritirarsi[Matteo Villani, lib. 11, cap. 4.]. Modena in quest'anno e Bologna[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.]furono sommamente afflitte da essa pestilenza, siccome ancora varie parti della Toscana e del regno di Napoli provarono il medesimo flagello. Scritto è che in Modena e ne' suoi borghi perirono trentasei mila persone. Fra le varie vicende della guerra sul Bresciano riuscì a Bernabò di ritorre ai collegati Ponte Vico sull'Oglio, con far prigione quel presidio, consistente in dieciotto bandiere tra cavalieri e fanti. Anche nel novembre riportò la sua gente sul Reggiano alquanto di vittoria sopra i collegati. Contuttociò poco ben passava ad essoBernabòla guerra in queste parti, e più favorevole non era la fortuna aGaleazzosuo fratello nella guerra conGiovanni marchesedi Monferrato. Trovandosi questo principe assai forte per la gran compagnia d'Inglesi, Franzesi e Normandi ch'egli aveatratta di Provenza, s'impadronì di Voghera, Sala, Garlasco, Romagnana, Castelnuovo di Tortona, e di altre terre su quel di Novara, di Tortona e di Pavia. AveaGaleazzoal suo soldo ilconte Landocolla sua compagnia di Tedeschi; ma costui poco si curava di spargere il sangue per altrui[Petrus Azarius, Chronic., tom. 16 Rer. Ital., pag. 380.]. L'unico suo intento e dei suoi era di spremere il sangue dalle borse altrui, e di vendersi, a chi più dava. Con più fedeltà servirono gl'Inglesi al marchese di Monferrato, sotto il comando di Albaret Sterz capitano di quella gente, e di nazione Tedesco. La lor bravura, i lor costumi, le loro scelleraggini si veggono descritte da Pietro Azario, siccome ancora da lui abbiamo il filo della guerra fatta in quelle parti colla distruzione di tutti que' paesi. Col marchese tenevaSimonino Boccanegradoge di Genova, ed in rinforzo suo inviò colà molta gente insieme conLuchinetto, figliuolo del fuLuchino Viscontesignor di Milano, a cui avea data in moglie una sua figliuola. Tentò questa gente la città di Tortona, ma invano. Furono devastate o spogliate assaissime terre dagli armati, e nello stesso tempo la pestilenza facea del resto.
Per giunta a tanti scompigli della misera Italia insorse in quest'anno guerra fra le repubbliche di Firenze e di Pisa[Matteo Villani, lib. 11, cap. 2.], città rivali fin da' vecchi tempi. Gran preparamento d'armi e d'armati fece l'uno e l'altro popolo. Nel dì 19 di luglio giunse l'armata de' Fiorentini, passato il fosso Arnonico, ardendo e saccheggiando, sino in vicinanza di Pisa, dove, a scorno dei Pisani, fece correre un ricco palio di velluto. Presero i Fiorentini le terre di Pecciole, Montecchio, Aiatico e Toano, e ne arsero molte altre. Anche per mare fecero guerra a' Pisani, avendo preso al soldo loro quattro galee genovesi, colle quali occuparono l'isola del Giglio e Porto Pisano. Però l'anno presente riuscì molto funesto al popolodi Pisa. Nelle nobilissime ed antichissime case di Savoia e d'Este non si leggono tradimenti ed omicidii dimestici. Non così fu nelle meno antiche e meno nobili dei Carraresi, degli Scaligeri ed altre d'Italia, siccome abbiam veduto. Entrò nell'anno presente questo diabolico pensiero, figliuolo della troppa voglia di dominare, inLodovicoe Francesco figliuoli diGuido da Gonzaga[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Nel dì 13 di ottobre (il Platina[Platin., Histor. Mant., tom. 20 Rer. Ital.]scrive nel dì 2 di esso mese) amendue congiurati contra diUgolinosignore di Mantova, lor fratello maggiore, ed uomo di gran senno e valore, il privarono proditoriamente di vita, e presero in sè la signoria della città con grande affanno diGuidolor padre tuttavia vivente, benchè altri scriva ch'egli stesso n'ebbe la colpa. Un grosso anacronismo è quello del Corio[Corio, Istor. di Milano.], che riferisce questa detestabile uccisione all'anno 1376. Venne a morte in questo anno a' dì 26 di maggioLuigi redi Napoli, marito dellareina Giovanna, in età d'anni quarantadue. Il ritratto che di lui lasciò Matteo Villani[Matteo Villani, lib. 10, cap. 100.], è assai svantaggioso, rappresentandolo uomo di vita assai sconcia e dissoluta, poco amico del suo sangue, vile nelle avversità, che appresso di sè mai non volle uomini virtuosi, che formò il suo consiglio di sola gente malvagia, e maltrattò la reina sua consorte, con giugnere alcune volte a batterla. Ora trovandosi la reina Giovanna vedova, e conoscendo di non poter senza appoggio governar le teste calde de' Napoletani, e tener in freno i principi reali, pensò di accasarsi di nuovo. Fece premuraGiovanni redi Francia alla corte di Avignone, per darle in maritoFilippo ducadi Tours suo figliuolo cadetto; ma Giovanna, volendo piuttosto chi le ubbidisse, che chi le comandasse, anteposeGiacomo d'Aragona, figliuolo del re di Maiorica, giovane belloe valoroso, con patto che non assumesse il titolo di re, e si contentasse di quello di duca di Calabria; e nascendo figliuoli, giacchè Giovanna era anche in età capace di farne, ad essi, e non al padre, si devolvesse il regno. Il contratto stabilito nel dì 14 di dicembre dell'anno presente si legge intero presso il Rinaldi[Raynald., Annal. Eccles.].