MCCCLXIIIAnno diCristomccclxiii. IndizioneI.Urbano Vpapa 2.Carlo IVimperadore 9.Fu solennemente scomunicato nel marzo di quest'anno dapapa Urbano, e dichiarato eretico,Bernabò Visconte, con tutte le maledizioni e pene che si usavano in quei tempi, non ostante che il re di Francia pontasse assaissimo in favore di lui[Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Raynaldus, Annal. Eccles.]. Inferocì maggiormente per questo il Visconte, ed inteso che le genti del marchese di Ferrara coll'altre dei collegati aveano assediato, o si disponevano ad assediar la bastia di Solara sul Modenese, in persona, con due mila e cinquecento cavalieri e molta fanteria, cavalcò nel principio d'aprile a quella volta, ed ebbe tal possanza, che introdusse trentasei carra di munizioni da bocca e da guerra in essa bastia. Vi entrò egli stesso, e visitò tutto; ma colpito da un verrettone in una mano, si condusse a Crevalcuore per farsi curare, lasciando l'oste in que' contorni. AlloraFeltrino da Gonzaga, che pochi giorni prima avea ricevuto il bastone da comando di tutta l'armata collegata, valorosamente uscì ad assalire i nemici. Durò sino al vespro l'ostinata battaglia con gran prodezza degli uni e degli altri[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Mutinens., tom. eod.]; ma in fine fu rovesciato e disfatto interamente l'esercito del Visconte. Vi restarono prigionieri assaissimi signori dellaprima nobiltà[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic. Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. Additamenta ad Cortusior. Histor., tom. 12 Rer. Ital.], fra' qualiAmbrosio Viscontebastardo di Bernabò, e generale della sua armata,Lionardo dalla RoccaPisano,Andrea dei Pepolida Bologna,MarsilioeGuglielmo Cavalcabòda Cremona,Guido Savinada Fogliano Reggiano,GibertoePietrosignori di Correggio,Giovanni Ponzoneda Cremona,Sinibaldofigliuolo di Francesco degli Ordelaffi,Beltramo Rossoda Parma,Antoniofigliuolo di Giberto San Vitale da Parma,Giovannidalla Mirandola,Giberto Pio, Niccolò Pelavicinoda Piacenza, oppure da Parma, ed altri, dei quali fa menzione anche Matteo Villani[Matteo Villani, lib. 12.]. Scrive questo autore che nel dì 16 d'aprile succedette esso fatto d'armi. La Cronica di Bologna la mette nel dì 6. Parmi più sicuro l'attenersi alla Cronica Modenese di Giovanni da Bazzano, terminata appunto in questo anno, dove è detto chedie dominico IX aprilisvenne Bernabò a fornir la bastia di Solara, e che, nell'andarsene, fu sconfitto dalle genti del marchese d'Este e della lega. Dopo sì gloriosa vittoria fu continuato l'assedio della bastia di Solara, la quale nel dì 31 di maggio si trovò obbligata a rendersi almarchese Niccolòd'Este. E i signori della Mirandola, che dianzi tenevano la parte di Bernabò, lasciarono entrare in quella terra la guarnigion della lega[Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.]. Ma sul principio di giugno eccoti comparire un nuovo esercito di Bernabò sul Modenese, che si accampò alla villa de' Cesi, e quivi fabbricò una nuova bastia. Ribellossi ancora al marchese NiccolòGalasso de Piisignore di Carpi. La politica di Bernabò era di sciogliere il più presto che potea le leghe fatte contro di lui. Però, veggendo che questa già s'era messa a dargli delle dure lezioni, prestò subito orecchio ad un trattato di pace; e laddove egli in Milano e i suoi ambasciatoriin corte del papa parlavano alto per l'addietro, cominciarono a favellare più dolce. Il perchè nel settembre fu fatta una tregua fra lui e la lega, acciocchè fra tanto si smaltissero le difficoltà della pace, di cui si trattò nel verno seguente[Additamenta ad Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.]. Di questo riposo si servì Bernabò, per ben munire le castella da lui occupate, e la bastia de' Cesi, con grave incomodo e danno dei Modenesi.Nei medesimi tempi più che mai dura fu la guerra fraGaleazzo VisconteeGiovanni marchesedi Monferrato. Venuto in Italia Ottone della nobilissimacasa di Brunsvich, principe di gran senno e valore[Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital., pag. 408.], entrò anch'egli al servigio del marchese, ed unitosi conAlbaretcapo della compagnia degl'Inglesi, di fiere ostilità fece contra del Visconte. Giacchè andò in fumo un trattato di pace promosso dallo stesso Galeazzo, la compagnia degli Inglesi nel dì 4 di gennaio di quest'anno, valicato a guazzo il Ticino, entrò furibonda nel contado di Milano. Prese Mazenta, Corbetta; arrivò a Legnano, Nerviano, Castano, e giunse fin cinque o sei miglia in vicinanza di Milano. Più di secento nobili fecero prigioni, e carichi d'immense spoglie se ne tornarono sani e salvi a Romagnano. Avvenne che nel dì 22 d'aprile essi Inglesi cavalcarono per vettovaglia a Briona sul Novarese. Trovavasi allora in Novara a' servigi di Galeazzo il conteCorrado Lando, capitano, tante volte di sopra nominato, della compagnia de' masnadieri tedeschi. Costui, benchè poco gl'importassero gli andamenti e saccheggi de' nemici[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.], pure tanto fu tempestato, che, dato di piglio alle armi, co' suoi cavalcò per iscacciare gl'Inglesi. Venne con loro alle mani, ma, percosso con una lancia, lasciò ivi la vita, pagando con un sol colpo tante iniquità da lui commesse per più anni in variecontrade d'Italia. Ma perciocchè non potea il marchese di Monferrato supplire alle tante spese che occorrevano per pagare la suddetta copiosa compagnia bianca degl'Inglesi, pensò a scaricarsi della maggior parte d'essi. Per buona fortuna erano capitati colà gli ambasciatori de' Pisani, offerendosi di prenderli al loro soldo, e si stabilì il contratto: del che fu ben contentoGaleazzo Visconte, che d'accordo permise loro di passare pel Piacentino alla volta di Pisa. Erano circa tre mila cavalieri, tutti brava gente.Ottone di Brunsvichcol resto di quella compagnia stette saldo al servigio del marchese. Sminuite in questa maniera le forze nemiche, Galeazzo da lì innanzi ricuperò molte terre a lui tolte ne' contadi di Pavia e Tortona: al che molto contribuì il senno e valore diLuchino del Vermesuo capitan generale.In quest'anno essendo gravemente malatoSimone Boccanegradoge di Genova[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 11, cap. 42.], il popolo prese l'armi, e messe le guardie al palagio ducale, creò, vivente ancora il Boccanegra, un nuovo doge, cioèGabriello Adorno, mercatante di molta saviezza e buona fama, senza che fosse permesso ai nobili e grandi d'intervenire all'elezione. O sia che al Boccanegra avesse alcuno dato dianzi il veleno, oppur che ciò succedesse dipoi, certamente pubblica voce corse ch'egli fosse aiutato a sbrigarsi dal mondo. Obbrobriosamente più per li Genovesi che per lui, fu portato il suo cadavero alla sepoltura da due facchini e da un famiglio. Seguitò in quest'anno ancora la guerra de' Fiorentini contro i Pisani[Idem, cap. 45.], con vicendevol perdita ora degli uni ed ora degli altri. Ma in una battaglia, che fu assai aspra sul Pisano, restò rotta dai Fiorentini, e dal prode lor capitanoPietro da Farnesel'oste de' Pisani, e vi fu fatto prigioneRinieri da' Baschicapitano dell'armata. Poscia nel mese di maggiocavalcò l'esercito fiorentino di nuovo sino alle porte di Pisa, e quivi fece battere moneta d'oro e d'argento in dispetto dei Pisani: che di queste inezie si pasceva allora la vanità de' nostri Italiani. Essendo mancato di vita nel seguente giugno il valoroso Pietro di Farnese, in suo luogo fu eletto capitano della guerraRanucciosuo fratello, uomo di molta lealtà, ma poco sperto nel mestier della guerra. Arrivò intanto la compagnia degl'Inglesi, comandata daAlbaret, in Toscana[Filippo Villani, lib. 11, cap. 63.], ed allora i Pisani cavalcarono senza opposizione alcuna sul contado di Firenze, con rendere il sacco a misura colma ai Fiorentini. Saccheggiando e bruciando giunsero fin sotto le porte di Firenze, e quivi impiccarono tre asini, per far onta a quegli abitanti, e li caricarono di villanie. Per questa mutazion di fortuna i Fiorentini elessero per lor capitanoPandolfo Malatesta, che si portò colà, menando seco cento uomini d'arme e cento fanti. Tardarono poco ad esserne scontenti, perchè assai segni diede egli di volerli ridurre a dargli la signoria della città: dal che erano essi ben lontani. Preso che ebbero gl'Inglesi e Pisani nel dì 6 di settembre il borgo di Feghine, andò verso quella parte tutta la gente d'armi de' Fiorentini[Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Italic.]; ma sul principio d'ottobre spintisi loro addosso gl'Inglesi, li misero in rotta, facendo prigione Ranuccio da Farnese e molti altri nobili, oltre la ciurma de' soldati. Fu anche disfatta da' Sanesi nel dì 8 d'ottobre la compagnia del Cappello di gente tedesca, la qual veniva al servigio del comune di Firenze. Cagion furono poco appresso i mali portamenti diPandolfo Malatesta, che i Fiorentini il cassassero, e chiamassero per lor capitanoGaleotto Malatesta, uomo di gran credito, ma vecchio. Se ne ritornarono poi a Pisa sul venire del verno gl'Inglesi carichi di prede e di prigioni, e si risero de' Pisani che li vedeano mal volentieri entro lacittà. Venne in quest'anno a NapoliGiacomo infante di Maiorica, nuovo marito dellaregina Giovanna[Raynaldus, Annal. Eccles.], nè tardarono ad insorgere dissensioni fra loro, parendo a lui cosa vergognosa l'avere per moglie una regina, senza partecipar del titolo e degli onori del trono, e senza poter mettere presidio neppure in una sola fortezza. Il papa con sue lettere lo esortò all'osservanza de' patti; ma egli non fu mai per l'avvenire contento d'un matrimonio che il facea comparire servo e non padrone in quel regno, anzi se ne tornò presto in Ispagna. Nel giugno di questo anno[Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.]Can Signoredalla Scala menò moglieAgnesefigliuola del duca di Durazzo, e per molti giorni tenne in Verona corte bandita, alla quale intervenneroNiccolò marchesedi Ferrara,Francesco da Gonzagasignore di Mantova,Reginamoglie diBernabò Visconte, e gli ambasciatori d'altri signori.
Fu solennemente scomunicato nel marzo di quest'anno dapapa Urbano, e dichiarato eretico,Bernabò Visconte, con tutte le maledizioni e pene che si usavano in quei tempi, non ostante che il re di Francia pontasse assaissimo in favore di lui[Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Raynaldus, Annal. Eccles.]. Inferocì maggiormente per questo il Visconte, ed inteso che le genti del marchese di Ferrara coll'altre dei collegati aveano assediato, o si disponevano ad assediar la bastia di Solara sul Modenese, in persona, con due mila e cinquecento cavalieri e molta fanteria, cavalcò nel principio d'aprile a quella volta, ed ebbe tal possanza, che introdusse trentasei carra di munizioni da bocca e da guerra in essa bastia. Vi entrò egli stesso, e visitò tutto; ma colpito da un verrettone in una mano, si condusse a Crevalcuore per farsi curare, lasciando l'oste in que' contorni. AlloraFeltrino da Gonzaga, che pochi giorni prima avea ricevuto il bastone da comando di tutta l'armata collegata, valorosamente uscì ad assalire i nemici. Durò sino al vespro l'ostinata battaglia con gran prodezza degli uni e degli altri[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Mutinens., tom. eod.]; ma in fine fu rovesciato e disfatto interamente l'esercito del Visconte. Vi restarono prigionieri assaissimi signori dellaprima nobiltà[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Italic. Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. Additamenta ad Cortusior. Histor., tom. 12 Rer. Ital.], fra' qualiAmbrosio Viscontebastardo di Bernabò, e generale della sua armata,Lionardo dalla RoccaPisano,Andrea dei Pepolida Bologna,MarsilioeGuglielmo Cavalcabòda Cremona,Guido Savinada Fogliano Reggiano,GibertoePietrosignori di Correggio,Giovanni Ponzoneda Cremona,Sinibaldofigliuolo di Francesco degli Ordelaffi,Beltramo Rossoda Parma,Antoniofigliuolo di Giberto San Vitale da Parma,Giovannidalla Mirandola,Giberto Pio, Niccolò Pelavicinoda Piacenza, oppure da Parma, ed altri, dei quali fa menzione anche Matteo Villani[Matteo Villani, lib. 12.]. Scrive questo autore che nel dì 16 d'aprile succedette esso fatto d'armi. La Cronica di Bologna la mette nel dì 6. Parmi più sicuro l'attenersi alla Cronica Modenese di Giovanni da Bazzano, terminata appunto in questo anno, dove è detto chedie dominico IX aprilisvenne Bernabò a fornir la bastia di Solara, e che, nell'andarsene, fu sconfitto dalle genti del marchese d'Este e della lega. Dopo sì gloriosa vittoria fu continuato l'assedio della bastia di Solara, la quale nel dì 31 di maggio si trovò obbligata a rendersi almarchese Niccolòd'Este. E i signori della Mirandola, che dianzi tenevano la parte di Bernabò, lasciarono entrare in quella terra la guarnigion della lega[Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.]. Ma sul principio di giugno eccoti comparire un nuovo esercito di Bernabò sul Modenese, che si accampò alla villa de' Cesi, e quivi fabbricò una nuova bastia. Ribellossi ancora al marchese NiccolòGalasso de Piisignore di Carpi. La politica di Bernabò era di sciogliere il più presto che potea le leghe fatte contro di lui. Però, veggendo che questa già s'era messa a dargli delle dure lezioni, prestò subito orecchio ad un trattato di pace; e laddove egli in Milano e i suoi ambasciatoriin corte del papa parlavano alto per l'addietro, cominciarono a favellare più dolce. Il perchè nel settembre fu fatta una tregua fra lui e la lega, acciocchè fra tanto si smaltissero le difficoltà della pace, di cui si trattò nel verno seguente[Additamenta ad Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.]. Di questo riposo si servì Bernabò, per ben munire le castella da lui occupate, e la bastia de' Cesi, con grave incomodo e danno dei Modenesi.
Nei medesimi tempi più che mai dura fu la guerra fraGaleazzo VisconteeGiovanni marchesedi Monferrato. Venuto in Italia Ottone della nobilissimacasa di Brunsvich, principe di gran senno e valore[Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital., pag. 408.], entrò anch'egli al servigio del marchese, ed unitosi conAlbaretcapo della compagnia degl'Inglesi, di fiere ostilità fece contra del Visconte. Giacchè andò in fumo un trattato di pace promosso dallo stesso Galeazzo, la compagnia degli Inglesi nel dì 4 di gennaio di quest'anno, valicato a guazzo il Ticino, entrò furibonda nel contado di Milano. Prese Mazenta, Corbetta; arrivò a Legnano, Nerviano, Castano, e giunse fin cinque o sei miglia in vicinanza di Milano. Più di secento nobili fecero prigioni, e carichi d'immense spoglie se ne tornarono sani e salvi a Romagnano. Avvenne che nel dì 22 d'aprile essi Inglesi cavalcarono per vettovaglia a Briona sul Novarese. Trovavasi allora in Novara a' servigi di Galeazzo il conteCorrado Lando, capitano, tante volte di sopra nominato, della compagnia de' masnadieri tedeschi. Costui, benchè poco gl'importassero gli andamenti e saccheggi de' nemici[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.], pure tanto fu tempestato, che, dato di piglio alle armi, co' suoi cavalcò per iscacciare gl'Inglesi. Venne con loro alle mani, ma, percosso con una lancia, lasciò ivi la vita, pagando con un sol colpo tante iniquità da lui commesse per più anni in variecontrade d'Italia. Ma perciocchè non potea il marchese di Monferrato supplire alle tante spese che occorrevano per pagare la suddetta copiosa compagnia bianca degl'Inglesi, pensò a scaricarsi della maggior parte d'essi. Per buona fortuna erano capitati colà gli ambasciatori de' Pisani, offerendosi di prenderli al loro soldo, e si stabilì il contratto: del che fu ben contentoGaleazzo Visconte, che d'accordo permise loro di passare pel Piacentino alla volta di Pisa. Erano circa tre mila cavalieri, tutti brava gente.Ottone di Brunsvichcol resto di quella compagnia stette saldo al servigio del marchese. Sminuite in questa maniera le forze nemiche, Galeazzo da lì innanzi ricuperò molte terre a lui tolte ne' contadi di Pavia e Tortona: al che molto contribuì il senno e valore diLuchino del Vermesuo capitan generale.
In quest'anno essendo gravemente malatoSimone Boccanegradoge di Genova[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 11, cap. 42.], il popolo prese l'armi, e messe le guardie al palagio ducale, creò, vivente ancora il Boccanegra, un nuovo doge, cioèGabriello Adorno, mercatante di molta saviezza e buona fama, senza che fosse permesso ai nobili e grandi d'intervenire all'elezione. O sia che al Boccanegra avesse alcuno dato dianzi il veleno, oppur che ciò succedesse dipoi, certamente pubblica voce corse ch'egli fosse aiutato a sbrigarsi dal mondo. Obbrobriosamente più per li Genovesi che per lui, fu portato il suo cadavero alla sepoltura da due facchini e da un famiglio. Seguitò in quest'anno ancora la guerra de' Fiorentini contro i Pisani[Idem, cap. 45.], con vicendevol perdita ora degli uni ed ora degli altri. Ma in una battaglia, che fu assai aspra sul Pisano, restò rotta dai Fiorentini, e dal prode lor capitanoPietro da Farnesel'oste de' Pisani, e vi fu fatto prigioneRinieri da' Baschicapitano dell'armata. Poscia nel mese di maggiocavalcò l'esercito fiorentino di nuovo sino alle porte di Pisa, e quivi fece battere moneta d'oro e d'argento in dispetto dei Pisani: che di queste inezie si pasceva allora la vanità de' nostri Italiani. Essendo mancato di vita nel seguente giugno il valoroso Pietro di Farnese, in suo luogo fu eletto capitano della guerraRanucciosuo fratello, uomo di molta lealtà, ma poco sperto nel mestier della guerra. Arrivò intanto la compagnia degl'Inglesi, comandata daAlbaret, in Toscana[Filippo Villani, lib. 11, cap. 63.], ed allora i Pisani cavalcarono senza opposizione alcuna sul contado di Firenze, con rendere il sacco a misura colma ai Fiorentini. Saccheggiando e bruciando giunsero fin sotto le porte di Firenze, e quivi impiccarono tre asini, per far onta a quegli abitanti, e li caricarono di villanie. Per questa mutazion di fortuna i Fiorentini elessero per lor capitanoPandolfo Malatesta, che si portò colà, menando seco cento uomini d'arme e cento fanti. Tardarono poco ad esserne scontenti, perchè assai segni diede egli di volerli ridurre a dargli la signoria della città: dal che erano essi ben lontani. Preso che ebbero gl'Inglesi e Pisani nel dì 6 di settembre il borgo di Feghine, andò verso quella parte tutta la gente d'armi de' Fiorentini[Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Italic.]; ma sul principio d'ottobre spintisi loro addosso gl'Inglesi, li misero in rotta, facendo prigione Ranuccio da Farnese e molti altri nobili, oltre la ciurma de' soldati. Fu anche disfatta da' Sanesi nel dì 8 d'ottobre la compagnia del Cappello di gente tedesca, la qual veniva al servigio del comune di Firenze. Cagion furono poco appresso i mali portamenti diPandolfo Malatesta, che i Fiorentini il cassassero, e chiamassero per lor capitanoGaleotto Malatesta, uomo di gran credito, ma vecchio. Se ne ritornarono poi a Pisa sul venire del verno gl'Inglesi carichi di prede e di prigioni, e si risero de' Pisani che li vedeano mal volentieri entro lacittà. Venne in quest'anno a NapoliGiacomo infante di Maiorica, nuovo marito dellaregina Giovanna[Raynaldus, Annal. Eccles.], nè tardarono ad insorgere dissensioni fra loro, parendo a lui cosa vergognosa l'avere per moglie una regina, senza partecipar del titolo e degli onori del trono, e senza poter mettere presidio neppure in una sola fortezza. Il papa con sue lettere lo esortò all'osservanza de' patti; ma egli non fu mai per l'avvenire contento d'un matrimonio che il facea comparire servo e non padrone in quel regno, anzi se ne tornò presto in Ispagna. Nel giugno di questo anno[Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.]Can Signoredalla Scala menò moglieAgnesefigliuola del duca di Durazzo, e per molti giorni tenne in Verona corte bandita, alla quale intervenneroNiccolò marchesedi Ferrara,Francesco da Gonzagasignore di Mantova,Reginamoglie diBernabò Visconte, e gli ambasciatori d'altri signori.