MCCCLXXIIAnno diCristomccclxxii. IndizioneX.Gregorio XIpapa 3.Carlo IVimperadore 18.Secondo il Guichenone[Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye.],Giovanni marchese di Monferrato, principe glorioso, forse per gli affanni patiti ne' sinistri successi della sua guerra conGaleazzo Visconte, gravemente s'infermò e terminò i suoi giorni. Nella Cronica di Piacenza[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.]è scritto che la sua morte accadde nel dì 13 di marzo del 1371. Ma il testamento e i codicilli di questo principe dati alla luce da Benvenuto da San Giorgio[Benvenuto da S. Giorgio, Istoria di Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.], benchè non assai esatti nelle note cronologiche, abbastanza ci assicurano esser egli passato all'altra vita dopo il dì 14 di marzo dell'anno presente, e prima del dì 20 d'esso mese. Sotto la protezion del papa lasciò suo erede nel MonferratoSecondottosuo primogenito; e la città d'Asti volle che fosse per indiviso di esso Secondotto, e diGiovanni, TeodoroeGuglielmoaltri suoi figliuoli, e diOttone ducadi Brunsvich suo parente, al quale avea anche donato varie altre castella, deputandolo per tutore e curatore de' suddetti suoi figliuoli insieme conAmedeo conte di Savoia. Aveva egli tenuto Ottone di Brunsvich in addietro per suo principal consigliere, e quasi secondopadrone di quegli Stati: cotanta era la sua onoratezza, fedeltà e prudenza. Maggiormente si applicò esso duca da lì innanzi a sostener gl'interessi di quei principi giovinetti. Ma si trovava egli in gravi pericoli, perchèGaleazzo Visconteminacciava la città d'Asti, e in fatti passò ad assediarla nell'anno presente. Trattò di pace il duca di Brunsvich, ma ritrovate troppo alte le pretensioni di Galeazzo, che a tutte le maniere voleva Asti, se ne ritornò alla difesa di quella città e del Monferrato, con implorar l'aiuto del suddetto Amedeo conte di Savoia, valoroso principe di questi tempi. Era il conte cognato di Galeazzo, cugino de' figliuoli del fu marchese Teodoro, e perciò sembrava irresoluto; ma l'essersiFederigo marchesedi Saluzzo collegato coi Visconti, e il timore che il crescere di Galeazzo non ridondasse in proprio danno, gli persuasero di entrare in lega col Monferrato. Inoltre seppe così ben rappresentare al papa la necessità di reprimere i Visconti[Raynaldus, Annal. Eccles.], siccome gente vogliosa di assorbir tutta l'Italia, che il trasse seco in lega, e n'ebbe gran rinforzo di gente e danari. Erano unite anche le altre milizie pontificie con quelle delmarchese Niccolò Estense, diFrancesco da Carrarae de'Fiorentini, per resistere in altre parti alle forze diBernabò Visconte. Quanto al Monferrato, durò lungo tempo l'assedio d'Asti: v'andò un potente soccorso del conte di Savoia; seguirono varii combattimenti colla peggio de' Visconti[Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.]; e in fine sì vigorosa difesa fecero di quella città il conte ed Ottone duca di Brunsvich, con aver anche prese le bastie del Visconte, che Galeazzo fu forzato a ritirarsi colle mani vote.Altro destino ebbe la guerra di Bernabò col marchese estense.Ambrosiosuo figliuolo bastardo, scelto per capitano colla sua armata, collegato conManfredino signor di Sassuolo, venne da Reggio a dare il guasto al territorio diModena[Annales Mediolan., tom. 16 Rerum Italic. Chronic. Placentin., tom. eod. Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Gli furono a fronte le genti del marchese, del legato pontificio, del Carrarese e de' Fiorentini, e corsero anche esse a' danni del Sassolese. Poscia nel dì 2 di giugno vennero alle mani le due nemiche armate. La sanguinosa battaglia durò ore quattro continue; voltò in fine la spalle quella de' collegati, con essere rimasti prigionieriFrancesco e Guglielmo da Fogliano, nobili reggiani, capitani dell'Estense e della Chiesa, eGiovanni RodTedesco capitano de' Fiorentini, e circa mille soldati. Nè si dee tacere una delle tante crudeltà di Bernabò. Nel dicembre di quest'anno fece intimar la morte al suddetto Francesco da Fogliano, se non gli consegnava tutte le castella esistenti nel Reggiano. Ma non era in sua mano il darle, perchè v'era guarnigione del papa e del marchese Niccolò; eGuido Savinasuo fratello, che in esse castella soggiornava, benchè scongiurato, sempre ricusò di consegnarle. Fece Bernabò ignominiosamente impiccare quel prode cavaliere: barbarie divolgata e detestata per tutta l'Italia. La perdita della battaglia suddetta, che si tirò dietro la presa di Correggio, venne da lì a non molto riparata coll'arrivo di numerose squadre d'armati, spedite dalcardinal Pietro Bituricense, venuto nel gennaio a Bologna legato apostolico, e daGiovanna reginadi Napoli. Queste impedirono a Bernabò il piantare intorno a Modena due bastie, che gli erano costate sessanta mila fiorini d'oro. Ma perciocchè esso Bernabò, volendo prestar soccorso al fratelloGaleazzo[Corio, Istor. di Milano.], contra di cui era marciato con molte forzeAmedeo conte di Savoia, spedì verso Asti il figliuolo Ambrosio, e buona parte dell'esercito suo[Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.]: l'armata de' collegati s'inoltrò sul Reggiano e Parmigiano, dove fece immenso bottino, e rovinò il paese per otto giorni. Oltrea ciò, la compagnia degl'Inglesi, sotto il comando diGiovanni Aucud, che militava per Bernabò Visconte, terminata la sua ferma, e disgustata, perchè non le fu permesso di venire a battaglia col conte di Savoia, passò ai servigi del papa e de' collegati; e giunta sul Piacentino, dopo aver prese parecchie castella di quel contado, quivi dolcemente si riposò nel verno alle spese de' miseri popoli. Verso lo stesso territorio di Piacenza si inviò nel novembre il conte di Savoia col disegno di entrar sul Milanese; ma i fiumi grossi e le buone difese fatte dai Visconti fecero abortir le sue idee[Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.]. Eransi già ritirate ai quartieri le milizie de' collegati, ed era seguita una tregua con Bernabò per mezzo del re di Francia, quando Ambrosio Visconti, senza saputa del padre (per quanto si fece credere), cavalcò con tutte le sue genti di armi sul Bolognese[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]nel dì 18 di novembre, dove diede un terribil guasto, e bruciò case e palagi. Arrivò fino alle porte di Bologna all'improvviso, niuno aspettando tal visita in vigor della tregua. Ne menò via ben tre mila buoi, e il danno recato si fece ascendere fino a secento mila fiorini d'oro. In Pavia nel dì 3 di settembre di quest'anno finì di vivereIsabellamoglie del giovaneGaleazzo Visconteconte di Virtù, e figliuola diGiovanni re di Francia, principessa che per le sue rare virtù si truova sommamente encomiata negli Annali di Milano e di Piacenza.Non ostante che s'interponessero gli ambasciatori del legato pontificio, dei Fiorentini e Pisani, per impedir la guerra che s'andava preparando fra iVenezianieFrancesco da Carrarasignor di Padova, maniera non si trovò per quetar le differenze[Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital. Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital. Andreas de Redusio, Chron., tom. 19 Rer. Ital.]. Severamente furono gastigati alcuni nobili veneti amici del Carrarese,che gli rivelavano i segreti del consiglio. Ma ciò che maggiormente irritò il senato veneto, fu l'avere scoperta un'indignità del Carrarese, il quale segretamente avea spediti a Venezia alcuni suoi sgherri per levar di vita certi altri nobili suoi nemici, perchè attraversavano i trattati della concordia. A molti di quegli assassini costò la vita lo scoprimento del disegno; e per questo si venne all'armi. Gli avvenimenti di essa guerra, in cui fu assistito il Carrarese daLodovico red'Ungheria, furono varii, e veggonsi diffusamente descritti dal Caresino, dal Redusio e dai Gatari. Fino poi a questo anno erano durate le fiere nemicizie e guerre fra i re di Napoli Angioini e i re di Sicilia Aragonesi[Raynaldus, Annal. Eccles.]. Dacchè ilre Pietrotolse alre Carlo Ila Sicilia, non mai durevol pace seguì fra loro; nel presente anno finalmente stabilirono un accordoGiovanna reginadi Napoli e donFederigo d'Aragona redi Sicilia, essendosi indotto l'ultimo a riconoscere dalla regina in feudo quell'isola, e di pagarle annualmente a titolo di censo tre mila once d'oro, cadauna delle quali valeva cinque fiorini d'oro, e per conseguente quindici mila fiorini d'oro per anno: somma veramente pesante; e di usare il titolo di re di Trinacria, e non già di Sicilia, riserbato alla regina Giovanna. Il Fazello[Fazell., de Reb. Sic., lib. 9, cap. 6.]con error grave fa mancato di vita il re Federigo nell'anno 1368. Gli Atti pubblicati dal Rinaldi il comprovano vivo in quest'anno, ed autore della suddetta concordia, la quale fu approvata dal papa. Diede bensì fine al suo vivere nel dì 11 di luglio dell'anno presente[Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.]Malatesta Ungherosignore di Rimini, e, secondo la Cronica di Bologna[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.],della sua morte fu gran danno, perchè era prode uomo, come sono stati sempre i Malatesti. Il dominio degli Stati rimase aGaleottosuo zio e aPandolfosuo fratello, il quale nell'anno appresso fece anch'egli fine a' suoi giorni. Facendosi in quest'anno la coronazione diPietro redi Cipri, a cagion della precedenza fra i balii o consoli, insorse gran rissa fra i Veneziani e Genovesi[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. In favore de' primi furono i Cipriotti: laonde alquanti Genovesi vennero uccisi, oppure precipitati dai balconi. Portata questa disgustosa nuova a Genova, si sollevò gran rabbia e tumulto in quel popolo, nè tardò quel dogeDomenico da Campofregosoa mettere in ordine una possente armata marittima, di cui fu ammiraglioPietro da Campofregoso, fratello del doge, per passare in Cipri a farne vendetta. Questo accidente risvegliò l'antica gara ed odio fra le due nazioni veneta e genovese, onde ne seguirono poi sconcerti e guerre implacabili.
Secondo il Guichenone[Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye.],Giovanni marchese di Monferrato, principe glorioso, forse per gli affanni patiti ne' sinistri successi della sua guerra conGaleazzo Visconte, gravemente s'infermò e terminò i suoi giorni. Nella Cronica di Piacenza[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.]è scritto che la sua morte accadde nel dì 13 di marzo del 1371. Ma il testamento e i codicilli di questo principe dati alla luce da Benvenuto da San Giorgio[Benvenuto da S. Giorgio, Istoria di Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.], benchè non assai esatti nelle note cronologiche, abbastanza ci assicurano esser egli passato all'altra vita dopo il dì 14 di marzo dell'anno presente, e prima del dì 20 d'esso mese. Sotto la protezion del papa lasciò suo erede nel MonferratoSecondottosuo primogenito; e la città d'Asti volle che fosse per indiviso di esso Secondotto, e diGiovanni, TeodoroeGuglielmoaltri suoi figliuoli, e diOttone ducadi Brunsvich suo parente, al quale avea anche donato varie altre castella, deputandolo per tutore e curatore de' suddetti suoi figliuoli insieme conAmedeo conte di Savoia. Aveva egli tenuto Ottone di Brunsvich in addietro per suo principal consigliere, e quasi secondopadrone di quegli Stati: cotanta era la sua onoratezza, fedeltà e prudenza. Maggiormente si applicò esso duca da lì innanzi a sostener gl'interessi di quei principi giovinetti. Ma si trovava egli in gravi pericoli, perchèGaleazzo Visconteminacciava la città d'Asti, e in fatti passò ad assediarla nell'anno presente. Trattò di pace il duca di Brunsvich, ma ritrovate troppo alte le pretensioni di Galeazzo, che a tutte le maniere voleva Asti, se ne ritornò alla difesa di quella città e del Monferrato, con implorar l'aiuto del suddetto Amedeo conte di Savoia, valoroso principe di questi tempi. Era il conte cognato di Galeazzo, cugino de' figliuoli del fu marchese Teodoro, e perciò sembrava irresoluto; ma l'essersiFederigo marchesedi Saluzzo collegato coi Visconti, e il timore che il crescere di Galeazzo non ridondasse in proprio danno, gli persuasero di entrare in lega col Monferrato. Inoltre seppe così ben rappresentare al papa la necessità di reprimere i Visconti[Raynaldus, Annal. Eccles.], siccome gente vogliosa di assorbir tutta l'Italia, che il trasse seco in lega, e n'ebbe gran rinforzo di gente e danari. Erano unite anche le altre milizie pontificie con quelle delmarchese Niccolò Estense, diFrancesco da Carrarae de'Fiorentini, per resistere in altre parti alle forze diBernabò Visconte. Quanto al Monferrato, durò lungo tempo l'assedio d'Asti: v'andò un potente soccorso del conte di Savoia; seguirono varii combattimenti colla peggio de' Visconti[Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.]; e in fine sì vigorosa difesa fecero di quella città il conte ed Ottone duca di Brunsvich, con aver anche prese le bastie del Visconte, che Galeazzo fu forzato a ritirarsi colle mani vote.
Altro destino ebbe la guerra di Bernabò col marchese estense.Ambrosiosuo figliuolo bastardo, scelto per capitano colla sua armata, collegato conManfredino signor di Sassuolo, venne da Reggio a dare il guasto al territorio diModena[Annales Mediolan., tom. 16 Rerum Italic. Chronic. Placentin., tom. eod. Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Gli furono a fronte le genti del marchese, del legato pontificio, del Carrarese e de' Fiorentini, e corsero anche esse a' danni del Sassolese. Poscia nel dì 2 di giugno vennero alle mani le due nemiche armate. La sanguinosa battaglia durò ore quattro continue; voltò in fine la spalle quella de' collegati, con essere rimasti prigionieriFrancesco e Guglielmo da Fogliano, nobili reggiani, capitani dell'Estense e della Chiesa, eGiovanni RodTedesco capitano de' Fiorentini, e circa mille soldati. Nè si dee tacere una delle tante crudeltà di Bernabò. Nel dicembre di quest'anno fece intimar la morte al suddetto Francesco da Fogliano, se non gli consegnava tutte le castella esistenti nel Reggiano. Ma non era in sua mano il darle, perchè v'era guarnigione del papa e del marchese Niccolò; eGuido Savinasuo fratello, che in esse castella soggiornava, benchè scongiurato, sempre ricusò di consegnarle. Fece Bernabò ignominiosamente impiccare quel prode cavaliere: barbarie divolgata e detestata per tutta l'Italia. La perdita della battaglia suddetta, che si tirò dietro la presa di Correggio, venne da lì a non molto riparata coll'arrivo di numerose squadre d'armati, spedite dalcardinal Pietro Bituricense, venuto nel gennaio a Bologna legato apostolico, e daGiovanna reginadi Napoli. Queste impedirono a Bernabò il piantare intorno a Modena due bastie, che gli erano costate sessanta mila fiorini d'oro. Ma perciocchè esso Bernabò, volendo prestar soccorso al fratelloGaleazzo[Corio, Istor. di Milano.], contra di cui era marciato con molte forzeAmedeo conte di Savoia, spedì verso Asti il figliuolo Ambrosio, e buona parte dell'esercito suo[Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.]: l'armata de' collegati s'inoltrò sul Reggiano e Parmigiano, dove fece immenso bottino, e rovinò il paese per otto giorni. Oltrea ciò, la compagnia degl'Inglesi, sotto il comando diGiovanni Aucud, che militava per Bernabò Visconte, terminata la sua ferma, e disgustata, perchè non le fu permesso di venire a battaglia col conte di Savoia, passò ai servigi del papa e de' collegati; e giunta sul Piacentino, dopo aver prese parecchie castella di quel contado, quivi dolcemente si riposò nel verno alle spese de' miseri popoli. Verso lo stesso territorio di Piacenza si inviò nel novembre il conte di Savoia col disegno di entrar sul Milanese; ma i fiumi grossi e le buone difese fatte dai Visconti fecero abortir le sue idee[Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.]. Eransi già ritirate ai quartieri le milizie de' collegati, ed era seguita una tregua con Bernabò per mezzo del re di Francia, quando Ambrosio Visconti, senza saputa del padre (per quanto si fece credere), cavalcò con tutte le sue genti di armi sul Bolognese[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.]nel dì 18 di novembre, dove diede un terribil guasto, e bruciò case e palagi. Arrivò fino alle porte di Bologna all'improvviso, niuno aspettando tal visita in vigor della tregua. Ne menò via ben tre mila buoi, e il danno recato si fece ascendere fino a secento mila fiorini d'oro. In Pavia nel dì 3 di settembre di quest'anno finì di vivereIsabellamoglie del giovaneGaleazzo Visconteconte di Virtù, e figliuola diGiovanni re di Francia, principessa che per le sue rare virtù si truova sommamente encomiata negli Annali di Milano e di Piacenza.
Non ostante che s'interponessero gli ambasciatori del legato pontificio, dei Fiorentini e Pisani, per impedir la guerra che s'andava preparando fra iVenezianieFrancesco da Carrarasignor di Padova, maniera non si trovò per quetar le differenze[Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital. Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital. Andreas de Redusio, Chron., tom. 19 Rer. Ital.]. Severamente furono gastigati alcuni nobili veneti amici del Carrarese,che gli rivelavano i segreti del consiglio. Ma ciò che maggiormente irritò il senato veneto, fu l'avere scoperta un'indignità del Carrarese, il quale segretamente avea spediti a Venezia alcuni suoi sgherri per levar di vita certi altri nobili suoi nemici, perchè attraversavano i trattati della concordia. A molti di quegli assassini costò la vita lo scoprimento del disegno; e per questo si venne all'armi. Gli avvenimenti di essa guerra, in cui fu assistito il Carrarese daLodovico red'Ungheria, furono varii, e veggonsi diffusamente descritti dal Caresino, dal Redusio e dai Gatari. Fino poi a questo anno erano durate le fiere nemicizie e guerre fra i re di Napoli Angioini e i re di Sicilia Aragonesi[Raynaldus, Annal. Eccles.]. Dacchè ilre Pietrotolse alre Carlo Ila Sicilia, non mai durevol pace seguì fra loro; nel presente anno finalmente stabilirono un accordoGiovanna reginadi Napoli e donFederigo d'Aragona redi Sicilia, essendosi indotto l'ultimo a riconoscere dalla regina in feudo quell'isola, e di pagarle annualmente a titolo di censo tre mila once d'oro, cadauna delle quali valeva cinque fiorini d'oro, e per conseguente quindici mila fiorini d'oro per anno: somma veramente pesante; e di usare il titolo di re di Trinacria, e non già di Sicilia, riserbato alla regina Giovanna. Il Fazello[Fazell., de Reb. Sic., lib. 9, cap. 6.]con error grave fa mancato di vita il re Federigo nell'anno 1368. Gli Atti pubblicati dal Rinaldi il comprovano vivo in quest'anno, ed autore della suddetta concordia, la quale fu approvata dal papa. Diede bensì fine al suo vivere nel dì 11 di luglio dell'anno presente[Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.]Malatesta Ungherosignore di Rimini, e, secondo la Cronica di Bologna[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.],della sua morte fu gran danno, perchè era prode uomo, come sono stati sempre i Malatesti. Il dominio degli Stati rimase aGaleottosuo zio e aPandolfosuo fratello, il quale nell'anno appresso fece anch'egli fine a' suoi giorni. Facendosi in quest'anno la coronazione diPietro redi Cipri, a cagion della precedenza fra i balii o consoli, insorse gran rissa fra i Veneziani e Genovesi[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. In favore de' primi furono i Cipriotti: laonde alquanti Genovesi vennero uccisi, oppure precipitati dai balconi. Portata questa disgustosa nuova a Genova, si sollevò gran rabbia e tumulto in quel popolo, nè tardò quel dogeDomenico da Campofregosoa mettere in ordine una possente armata marittima, di cui fu ammiraglioPietro da Campofregoso, fratello del doge, per passare in Cipri a farne vendetta. Questo accidente risvegliò l'antica gara ed odio fra le due nazioni veneta e genovese, onde ne seguirono poi sconcerti e guerre implacabili.