MCCCLXXIVAnno diCristomccclxxiv. Indiz.XII.Gregorio XIpapa 5.Carlo IVimperadore 20.Continuò bensì la guerra in Lombardia, ma assai melensamente, perchè era in piedi un vigoroso trattato di pace[Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.]. Nel dì 26 d'aprile l'esercito della Chiesa e diNiccolò marchesed'Este passò su quel di Parma e Piacenza a' danni di quei paesi, e vi stette a bottinare sino al dì 3 di giugno. Copiosamente ancora fornì di gente e di munizioni le castella già ivi conquistate dal papa, e restate in suo potere. Nel ritorno diede il guasto intorno alle castella de' Fogliani di Reggio, perchèGuido Savinada Fogliano, senza curar i nipoti, figliuoli del giustiziatoFrancesco, le avea sottomesse aBernabò Visconte. Fu anche dato il sacco ai contorni di Carpi, per gastigareGiberto Pioche s'era collegato con Bernabò. Nello stesso tempoMarsilio Piosuo fratello stava attaccato al marchese d'Este. Ciò che impedì altre militari imprese fu la pioggia continuata per più settimane,che guastò le biade in erba, nè lasciò fare la raccolta de' fieni. Succedette perciò una gravissima carestia per quasi tutta l'Italia. E con questo malanno si collegò anche la pestilenza, che mirabili stragi fece in Milano, Piacenza, Parma, Reggio, Modena e Bologna, o, per dir meglio, in quasi tutta la Lombardia[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer, Ital.]. Si provò lo stesso flagello di carestia e moria in Roma, Firenze, Pisa ed altre città della Toscana, Romagna e Marca, siccome ancora in Avignone ed altri luoghi della Francia; per lo che rimasero spopolate alcune città. Finalmente, giacchè non si potè per ora conchiudere la pace fra la Chiesa e i Visconti, si stabilì almeno, per interposizione dei duchi di Austria, la tregua d'un anno, la quale fu bandita nel dì 6 di giugno. Probabilmente prima di questo tempo le milizie pontificie, che col vescovo di Vercelli assediavano la cittadella di Vercelli, dopo aver impedito i soccorsi che v'inviòGaleazzo Visconte, se ne impadronirono: con che tutta quella città restò all'ubbidienza della Chiesa. Se si vuol credere al Rinaldi[Raynaldus, Annal. Eccles.], in quest'anno i Vigevanaschi, i Piacentini e Pavesi si ribellarono aGaleazzo Visconte, e si diedero alla Chiesa: cosa, a mio credere, lontana dal vero, perchè niuna di queste città nel temporale truovo io che facesse mutazione alcuna. Secondo il Corio[Corio, Istor. di Milano.],Amedeo conte di Savoianon solamente si staccò dalla lega del papa, ma eziandio si collegò conGian-Galeazzo contedi Virtù, figliuolo diGaleazzo Visconte. Ma non appartiene all'anno presente un tal fatto. Solamente nell'anno seguente, per attestato del medesimo storico, Gian-Galeazzo fu emancipato dal padre, ed autorizzato a potere far guerra e pace, con avergli assegnato il governo di Novara, Vercelli, Alessandria e Casale di Santo Evasio. Quanto poi alla concordiacol conte di Savoia, il Guichenone[Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye.]ne rapporta lo strumento, e la fa vedere stipulata nel dì 29 d'agosto del 1378.MaBernabò, che durante la tregua non potea impiegare i suoi pensieri in imprese di guerra, li rivolse tutti alla caccia. Questo era il suo più favorito divertimento[Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.], e per cagion d'esso ancora commise infinite crudeltà: mestiere per altro sempre a lui familiare. Sotto pena della vita e perdita di tutti i beni proibì a chi che sia l'uccidere cignali ed altre fiere; e questa barbarica legge fece eseguire a puntino, anzi stese i suoi processi a chi nei quattro precedenti anni ne avesse ucciso o ne avesse mangiato. In servigio della caccia parimente tenea circa cinque mila cani, e questi distribuiva ai contadini con obbligo di ben nutrirli e condurli ogni mese alla revista. Guai se si trovavano magri, peggio se morti: v'era la pena del confisco dei beni, oltre ad altre pene. Più temuti erano i canetieri di Bernabò che i podestà delle terre. E, quantunque per le guerre, per la carestia e moria fossero i suoi sudditi affatto smunti, accrebbe smisuratamente le taglie e i tributi, per adunar tesori da far nuove guerre. Alla vista e al rimbombo di queste ed altre tirannie di sì disumanato principe tutti tremavano, nè alcuno ardiva di zittire. Due frati minori, che osarono di muover parola a lui stesso di tante estorsioni, li fece bruciar vivi[Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.]. Merita oraFrancesco Petrarcache si faccia menzione della sua morte, accaduta nel dì 18 di luglio dell'anno presente nella deliziosa villa d'Arquà del Padovano[Tomasini, Petrarca rediviv.]. Tale era il credito di questo insigne poeta a' suoi tempi, cheFrancesco da Carrarasignor di Padova e copiosa nobiltà vollero colla lor presenza onorare il di lui funerale. Ad esso Petrarca grande obbligazione hanno le lettere, perchè egli fu uno de' principalia farle risorgere in Italia. In questi tempi gran guerra ebbero i Sanesi[Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.]coi Salimbeni loro ribelli. E tornato ilduca d'Andrianel regno di Napoli con un'armata di Franzesi, Guasconi ed Italiani, in numero di più di quindici mila combattenti, si condusse verso Capoa ed Aversa[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.]. Non dormiva laregina Giovanna; anch'ella mise in campo un esercito numeroso. Ma per le esortazioni del conte camerlengo suo zio, il duca lasciò l'impresa, e se ne tornò di nuovo in Provenza. Veggendosi così abbandonate le sue truppe, formarono una compagnia sotto varii capitani, e s'impadronirono di una terra della duchessa di Durazzo. La regina, col regalo lor fatto di dieci mila fiorini, si sgravò di costoro, e rivolse il mal tempo addosso ad altri paesi.
Continuò bensì la guerra in Lombardia, ma assai melensamente, perchè era in piedi un vigoroso trattato di pace[Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.]. Nel dì 26 d'aprile l'esercito della Chiesa e diNiccolò marchesed'Este passò su quel di Parma e Piacenza a' danni di quei paesi, e vi stette a bottinare sino al dì 3 di giugno. Copiosamente ancora fornì di gente e di munizioni le castella già ivi conquistate dal papa, e restate in suo potere. Nel ritorno diede il guasto intorno alle castella de' Fogliani di Reggio, perchèGuido Savinada Fogliano, senza curar i nipoti, figliuoli del giustiziatoFrancesco, le avea sottomesse aBernabò Visconte. Fu anche dato il sacco ai contorni di Carpi, per gastigareGiberto Pioche s'era collegato con Bernabò. Nello stesso tempoMarsilio Piosuo fratello stava attaccato al marchese d'Este. Ciò che impedì altre militari imprese fu la pioggia continuata per più settimane,che guastò le biade in erba, nè lasciò fare la raccolta de' fieni. Succedette perciò una gravissima carestia per quasi tutta l'Italia. E con questo malanno si collegò anche la pestilenza, che mirabili stragi fece in Milano, Piacenza, Parma, Reggio, Modena e Bologna, o, per dir meglio, in quasi tutta la Lombardia[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer, Ital.]. Si provò lo stesso flagello di carestia e moria in Roma, Firenze, Pisa ed altre città della Toscana, Romagna e Marca, siccome ancora in Avignone ed altri luoghi della Francia; per lo che rimasero spopolate alcune città. Finalmente, giacchè non si potè per ora conchiudere la pace fra la Chiesa e i Visconti, si stabilì almeno, per interposizione dei duchi di Austria, la tregua d'un anno, la quale fu bandita nel dì 6 di giugno. Probabilmente prima di questo tempo le milizie pontificie, che col vescovo di Vercelli assediavano la cittadella di Vercelli, dopo aver impedito i soccorsi che v'inviòGaleazzo Visconte, se ne impadronirono: con che tutta quella città restò all'ubbidienza della Chiesa. Se si vuol credere al Rinaldi[Raynaldus, Annal. Eccles.], in quest'anno i Vigevanaschi, i Piacentini e Pavesi si ribellarono aGaleazzo Visconte, e si diedero alla Chiesa: cosa, a mio credere, lontana dal vero, perchè niuna di queste città nel temporale truovo io che facesse mutazione alcuna. Secondo il Corio[Corio, Istor. di Milano.],Amedeo conte di Savoianon solamente si staccò dalla lega del papa, ma eziandio si collegò conGian-Galeazzo contedi Virtù, figliuolo diGaleazzo Visconte. Ma non appartiene all'anno presente un tal fatto. Solamente nell'anno seguente, per attestato del medesimo storico, Gian-Galeazzo fu emancipato dal padre, ed autorizzato a potere far guerra e pace, con avergli assegnato il governo di Novara, Vercelli, Alessandria e Casale di Santo Evasio. Quanto poi alla concordiacol conte di Savoia, il Guichenone[Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye.]ne rapporta lo strumento, e la fa vedere stipulata nel dì 29 d'agosto del 1378.
MaBernabò, che durante la tregua non potea impiegare i suoi pensieri in imprese di guerra, li rivolse tutti alla caccia. Questo era il suo più favorito divertimento[Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.], e per cagion d'esso ancora commise infinite crudeltà: mestiere per altro sempre a lui familiare. Sotto pena della vita e perdita di tutti i beni proibì a chi che sia l'uccidere cignali ed altre fiere; e questa barbarica legge fece eseguire a puntino, anzi stese i suoi processi a chi nei quattro precedenti anni ne avesse ucciso o ne avesse mangiato. In servigio della caccia parimente tenea circa cinque mila cani, e questi distribuiva ai contadini con obbligo di ben nutrirli e condurli ogni mese alla revista. Guai se si trovavano magri, peggio se morti: v'era la pena del confisco dei beni, oltre ad altre pene. Più temuti erano i canetieri di Bernabò che i podestà delle terre. E, quantunque per le guerre, per la carestia e moria fossero i suoi sudditi affatto smunti, accrebbe smisuratamente le taglie e i tributi, per adunar tesori da far nuove guerre. Alla vista e al rimbombo di queste ed altre tirannie di sì disumanato principe tutti tremavano, nè alcuno ardiva di zittire. Due frati minori, che osarono di muover parola a lui stesso di tante estorsioni, li fece bruciar vivi[Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.]. Merita oraFrancesco Petrarcache si faccia menzione della sua morte, accaduta nel dì 18 di luglio dell'anno presente nella deliziosa villa d'Arquà del Padovano[Tomasini, Petrarca rediviv.]. Tale era il credito di questo insigne poeta a' suoi tempi, cheFrancesco da Carrarasignor di Padova e copiosa nobiltà vollero colla lor presenza onorare il di lui funerale. Ad esso Petrarca grande obbligazione hanno le lettere, perchè egli fu uno de' principalia farle risorgere in Italia. In questi tempi gran guerra ebbero i Sanesi[Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.]coi Salimbeni loro ribelli. E tornato ilduca d'Andrianel regno di Napoli con un'armata di Franzesi, Guasconi ed Italiani, in numero di più di quindici mila combattenti, si condusse verso Capoa ed Aversa[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.]. Non dormiva laregina Giovanna; anch'ella mise in campo un esercito numeroso. Ma per le esortazioni del conte camerlengo suo zio, il duca lasciò l'impresa, e se ne tornò di nuovo in Provenza. Veggendosi così abbandonate le sue truppe, formarono una compagnia sotto varii capitani, e s'impadronirono di una terra della duchessa di Durazzo. La regina, col regalo lor fatto di dieci mila fiorini, si sgravò di costoro, e rivolse il mal tempo addosso ad altri paesi.