MCCCLXXVAnno diCristomccclxxv. Indiz.XIII.Gregorio XIpapa 6.Carlo IVimperadore 21.Per la tregua fatta coi Visconti, e per la disposizione ancora ad una pace, pareva che omai si dovesse sperar la quiete in Italia. Ma eccoti dalla Lombardia passare l'incendio della guerra negli Stati della Chiesa.Gregorio XIera buon papa, ma buoni non erano gli uffiziali oltramontani da lui mandati al governo d'Italia[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. eod.]. Tutti attendevano a divorar le rendite della camera pontificia, e tutti a cavar danari per ogni verso, nè giustizia era fatta da loro: di maniera che i pastori della Chiesa (così erano chiamati), oltre al discredito, aveano guadagnato l'odio e la disapprovazione di tutti. Trascorre in questo argomento con molte esagerazioni l'autore della Cronica di Piacenza[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.], assai ghibellino, per quanto si vede, di cuore.Guglielmo cardinalelegato di Bologna ebbe, in questi tempi,un trattato segreto per occupar la bella terra di Prato ai Fiorentini, e, mostrando di non poter più mantenere le soldatesche, delle quali s'era servito contro i Visconti, le spinse alla volta di Toscana. Ne fu gran mormorio e sdegno in Firenze; e que' maggiorenti, i più allora inclinati al ghibellinismo, dal desiderio della vendetta si lasciarono trasportare ad esorbitanti risoluzioni contra del buon pontefice, tradito da' suoi ministri. Perciò si fornirono di gente d'armi, e a forza di danaro seppero ritenereGiovanni Aucud, che, entrando nel loro distretto co' suoi Inglesi, non facesse acquisto alcuno. La Cronica di Siena[Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.]ha, che gli pagarono centotrenta mila fiorini d'oro, de' quali gravarono i cherici loro per settantacinque mila. Qui non finì la faccenda. Cominciarono ancora con segrete congiure a sommuovere le città della Chiesa a ribellione, promettendo a cadauna favore ed aiuto, acciocchè ricuperassero la perduta libertà. Nello stesso tempo fecero lega conBernabò Visconte. Anzi abbiamo dal suddetto cronista sanese che lega fu fatta fraBernabò Visconte, lareina Giovanna, iFiorentini, Sanesi, Pisani, LucchesiedAretini,per riparare agl'iniqui cherici. La prima città che alzò la bandiera della libertà colle spalle de' Fiorentini, nel mese di novembre fu la città di Castello oppure Viterbo, Monte Fiascone e Narni. Ilprefetto da Vico, avuto Viterbo, in pochi dì s'impadronì anche della rocca[Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.]. Successivamente nel dicembre si ribellarono Perugia, Assisi, Spoleti, Gubbio ed Urbino: della qual ultima città s'impadronìAntonio conte di Montefeltro, siccome ancora di Cagli.Rinaldino da Monteverdesi fece signore di Fermo. Ecco già un grande squarcio fatto agli Stati della Chiesa romana. Verso quelle parti inviò il legatoGiovanni Aucudcolla sua forte compagnia d'Inglesi, che era al soldo della Chiesa. Ma quel furbo maestro di guerranulla fece di rilevante, e lasciò che i Perugini tutti in armi divenissero padroni anche delle due fortezze della loro città. Mangiava costui a due ganascie, perchè segretamente tirava una pensione da' Fiorentini. In somma in pochi giorni si sottrassero al dominio della Chiesa ottanta fra città, castella e fortezze, nè si trovò chi facesse riparo a sì gran piena.Giunse in quest'anno nel dì 17 oppure 19 d'ottobre al fine de' suoi giorniCan Signore dalla Scalasignore di Verona e Vicenza[Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.]. Suo fratelloPaolo Alboino,siccome legittimo, avrebbe dovuto succedere in quella signoria, ma egli era detenuto prigione in Peschiera, e Cane, pensando più al mondo da cui si partiva, che all'altro a cui s'incamminava, prima di morire, il fece barbaramente strangolare, affinchè, senza contrasto, succedessero nel dominio i due suoi figliuoli bastardi Bartolomeo ed Antonio, i quali già avea fatto proclamar signori, dappoichè vide disperata la sua salute. Fu pubblicamente esposto il cadavero d'Alboino, e per questo cessò ogni pericolo di commozione. Ma, essendo i suddetti suoi figliuoli in età meno di sedici anni, corseGaleotto Malatesta, lasciato insieme conNiccolò marchesedi Ferrara per loro curatore; ed esso marchese eFrancesco da Carraravi spedirono gente per lor sicurezza. In questi tempi trovandosi vedovaGiovanna reginadi Napoli per la morte già seguita dell'infante suo terzo marito, pensò di passare a nuove nozze[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.], consigliata a questo o da' suoi ministri, o dal timore diLodovico red'Ungheria e Polonia, che tuttavia andava mantenendo, anzi producendo le sue pretensioni sopra quel regno, o sopra il principato di Salerno e la contea di Provenza. Dava ancora molto da sospettare alla reginaCarlo di Durazzo, figliuolo del giàLuigisuo zio, il quale allora si trovava a' servigi del suddettore Lodovico in Ungheria. Ancor questi aspirava al regno pel diritto del sangue. Mise dunque Giovanna gli occhi, benchè in lontananza, addosso adOttone duca di Brunsvich, e a lui diede la preminenza nella scelta d'un marito[Benvenuto da S. Giorgio, Istoria di Monferrato, tom. 22 Rer. Ital.]. Per nobiltà, se si eccettuavano i re della schiatta franzese, niuno gli andava innanzi, perchè discendeva dall'antica e nobilissima linea estense guelfa di Germania, che avea prodotto illustri duchi e un imperadore. Pochi poi il pareggiavano nel valore e nella saviezza. Da alcuni anni in qua egli dimorava in Monferrato, lancia e scudo ai teneri figliuoli del fumarchese Teodorosuo parente. Per li suoi importanti servigi unitamente con essi figliuoli era investito delle città d'Asti e d'Alba, e della terra di Montevico, e non men d'essi dichiarato vicario generale dell'imperio in quelle parti daCarlo IV Augusto. Accettò questo principe l'offerta del regal matrimonio, e nell'anno seguente si diede compimento al contratto, ma colla condizion che la reina gli farebbe comune il letto, ma non il trono.
Per la tregua fatta coi Visconti, e per la disposizione ancora ad una pace, pareva che omai si dovesse sperar la quiete in Italia. Ma eccoti dalla Lombardia passare l'incendio della guerra negli Stati della Chiesa.Gregorio XIera buon papa, ma buoni non erano gli uffiziali oltramontani da lui mandati al governo d'Italia[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. eod.]. Tutti attendevano a divorar le rendite della camera pontificia, e tutti a cavar danari per ogni verso, nè giustizia era fatta da loro: di maniera che i pastori della Chiesa (così erano chiamati), oltre al discredito, aveano guadagnato l'odio e la disapprovazione di tutti. Trascorre in questo argomento con molte esagerazioni l'autore della Cronica di Piacenza[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.], assai ghibellino, per quanto si vede, di cuore.Guglielmo cardinalelegato di Bologna ebbe, in questi tempi,un trattato segreto per occupar la bella terra di Prato ai Fiorentini, e, mostrando di non poter più mantenere le soldatesche, delle quali s'era servito contro i Visconti, le spinse alla volta di Toscana. Ne fu gran mormorio e sdegno in Firenze; e que' maggiorenti, i più allora inclinati al ghibellinismo, dal desiderio della vendetta si lasciarono trasportare ad esorbitanti risoluzioni contra del buon pontefice, tradito da' suoi ministri. Perciò si fornirono di gente d'armi, e a forza di danaro seppero ritenereGiovanni Aucud, che, entrando nel loro distretto co' suoi Inglesi, non facesse acquisto alcuno. La Cronica di Siena[Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.]ha, che gli pagarono centotrenta mila fiorini d'oro, de' quali gravarono i cherici loro per settantacinque mila. Qui non finì la faccenda. Cominciarono ancora con segrete congiure a sommuovere le città della Chiesa a ribellione, promettendo a cadauna favore ed aiuto, acciocchè ricuperassero la perduta libertà. Nello stesso tempo fecero lega conBernabò Visconte. Anzi abbiamo dal suddetto cronista sanese che lega fu fatta fraBernabò Visconte, lareina Giovanna, iFiorentini, Sanesi, Pisani, LucchesiedAretini,per riparare agl'iniqui cherici. La prima città che alzò la bandiera della libertà colle spalle de' Fiorentini, nel mese di novembre fu la città di Castello oppure Viterbo, Monte Fiascone e Narni. Ilprefetto da Vico, avuto Viterbo, in pochi dì s'impadronì anche della rocca[Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.]. Successivamente nel dicembre si ribellarono Perugia, Assisi, Spoleti, Gubbio ed Urbino: della qual ultima città s'impadronìAntonio conte di Montefeltro, siccome ancora di Cagli.Rinaldino da Monteverdesi fece signore di Fermo. Ecco già un grande squarcio fatto agli Stati della Chiesa romana. Verso quelle parti inviò il legatoGiovanni Aucudcolla sua forte compagnia d'Inglesi, che era al soldo della Chiesa. Ma quel furbo maestro di guerranulla fece di rilevante, e lasciò che i Perugini tutti in armi divenissero padroni anche delle due fortezze della loro città. Mangiava costui a due ganascie, perchè segretamente tirava una pensione da' Fiorentini. In somma in pochi giorni si sottrassero al dominio della Chiesa ottanta fra città, castella e fortezze, nè si trovò chi facesse riparo a sì gran piena.
Giunse in quest'anno nel dì 17 oppure 19 d'ottobre al fine de' suoi giorniCan Signore dalla Scalasignore di Verona e Vicenza[Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.]. Suo fratelloPaolo Alboino,siccome legittimo, avrebbe dovuto succedere in quella signoria, ma egli era detenuto prigione in Peschiera, e Cane, pensando più al mondo da cui si partiva, che all'altro a cui s'incamminava, prima di morire, il fece barbaramente strangolare, affinchè, senza contrasto, succedessero nel dominio i due suoi figliuoli bastardi Bartolomeo ed Antonio, i quali già avea fatto proclamar signori, dappoichè vide disperata la sua salute. Fu pubblicamente esposto il cadavero d'Alboino, e per questo cessò ogni pericolo di commozione. Ma, essendo i suddetti suoi figliuoli in età meno di sedici anni, corseGaleotto Malatesta, lasciato insieme conNiccolò marchesedi Ferrara per loro curatore; ed esso marchese eFrancesco da Carraravi spedirono gente per lor sicurezza. In questi tempi trovandosi vedovaGiovanna reginadi Napoli per la morte già seguita dell'infante suo terzo marito, pensò di passare a nuove nozze[Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.], consigliata a questo o da' suoi ministri, o dal timore diLodovico red'Ungheria e Polonia, che tuttavia andava mantenendo, anzi producendo le sue pretensioni sopra quel regno, o sopra il principato di Salerno e la contea di Provenza. Dava ancora molto da sospettare alla reginaCarlo di Durazzo, figliuolo del giàLuigisuo zio, il quale allora si trovava a' servigi del suddettore Lodovico in Ungheria. Ancor questi aspirava al regno pel diritto del sangue. Mise dunque Giovanna gli occhi, benchè in lontananza, addosso adOttone duca di Brunsvich, e a lui diede la preminenza nella scelta d'un marito[Benvenuto da S. Giorgio, Istoria di Monferrato, tom. 22 Rer. Ital.]. Per nobiltà, se si eccettuavano i re della schiatta franzese, niuno gli andava innanzi, perchè discendeva dall'antica e nobilissima linea estense guelfa di Germania, che avea prodotto illustri duchi e un imperadore. Pochi poi il pareggiavano nel valore e nella saviezza. Da alcuni anni in qua egli dimorava in Monferrato, lancia e scudo ai teneri figliuoli del fumarchese Teodorosuo parente. Per li suoi importanti servigi unitamente con essi figliuoli era investito delle città d'Asti e d'Alba, e della terra di Montevico, e non men d'essi dichiarato vicario generale dell'imperio in quelle parti daCarlo IV Augusto. Accettò questo principe l'offerta del regal matrimonio, e nell'anno seguente si diede compimento al contratto, ma colla condizion che la reina gli farebbe comune il letto, ma non il trono.