MCCCXCIAnno diCristomcccxci. IndizioneXIV.Bonifazio IXpapa 3.Venceslaore de' Romani 14.Poca materia degna d'osservazione ci viene in quest'anno somministrata dal regno di Napoli, dove la guerra lentamente procedeva fra i due emuli reLadislaoeLodovico[Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.]. All'ultimo venne fatto di costrignere alla resa il Castello Nuovo di Napoli, che per la fame non potè più lungamente resistere. Ma nel dì 2 di giugno se gli ribellò Pozzuolo, e tornò alla divozione del re Ladislao, che vien corrottamente, secondo l'uso delvolgo di allora, appellatoLancislaonella storia di Napoli. Molti de' baroni napoletani barcheggiavano in questi tempi, aspettando dove più inclinasse la fortuna. Il più potente fra essi eraRaimondosoprannominato del Balzo, ma di casa Orsina, di cui si è parlato di sopra. Secondo il Rinaldi[Raynald., Annal. Eccles.], si studiò papaBonifazio IXnell'anno presente di tirarlo nel partito del re Ladislao, con dichiararlo gonfaloniere della santa romana Chiesa. Altri, siccome vedremo, riferiscono questo fatto all'anno 1399. Inoltre esso papa[Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.]ricuperò la città di Spoleti dalle mani de' figliuoli di Rinaldo Orsino. Nel dì primo di novembreAmedeo VII contedi Savoia in età giovanile diede fine alla sua vita. Se vogliam credere al Guichenon[Guichenon, Histoir. de la Maison de Savoye.], cadutogli sotto il cavallo, mentre era alla caccia, di quella caduta morì. Merita però più fede l'autore contemporaneo della vita diClemente VIIantipapa, da cui sappiamo[Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]ch'egli mancò all'improvviso, e per veleno datogli, come fu creduto. Ebbe per successoreAmedeo VIIInon giunto per anche all'età di sette anni. Terminò ancora i suoi giorni ilconte di Genevra, e senza prole. Per questo l'antipapa suo fratello prese il possesso e dominio di quella città, e tennelo fino alla morte. Erasi, come dicemmo, ritirato da GenovaAntoniotto Adorno, e in suo luogo era stato eletto dogeJacopo da Campofregoso[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. Nel dì 5 d'aprile rientrò l'Adorno in Genova, scortato da un corpo d'uomini d'armi de' marchesi del Carretto. Voltò subito mantello quel non mai quieto popolo, e, fatto smontare il Campofregoso, di nuovo acclamò doge l'Adorno, sotto il cui governo da lì a non molto la città di Savona si ribellò ai Genovesi. Nell'agosto di quest'anno insorse fiera guerra fra iMalatestiedAntonio conted'Urbino[Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.]. Pace fra loro fu poi conchiusa nel febbraio dell'anno seguente. GiacchèAlberto marchesedi Ferrara godeva della pace, dopo avere abbracciata la neutralità in mezzo ai torbidi correnti allora[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], si mosse da Ferrara nel dì 8 di febbraio con superbo accompagnamento di nobili e cortigiani, tutti, al pari di lui, vestiti da pellegrini, e se n'andò a Roma a visitar papaBonifazio IX, da cui, oltre all'assoluzione de' suoi peccati, conseguì molte grazie per la sua città di Ferrara, che tuttavia ne gode. Grande onore a lui fecero i Fiorentini, i Bolognesi e gli altri signori, per gli Stati de' quali passò.Più che mai fecero in quest'anno i Fiorentini conoscere la loro risoluzione contra diGian-Galeazzosignor di Milano. Non credevano salva la lor libertà, se non abbassavano sì gran potenza, e per abbassarla non perdonarono a spese[Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15.]. Erano essi malcontenti diStefano ducadi Baviera, pretendendo che venuto al soldo loro e de' Bolognesi in aiuto diFrancesco Novelloda Carrara, mai non avesse voluto guastar le sue belle truppe con esporle a qualche cimento contro gli Stati del Visconte. Il perchè, nata discordia, egli se ne ritornò colle sue genti in Baviera. Aveano essi, non tanto per difesa del Carrarese, quanto per allontanar dal loro paese la guerra, e tenerla in Lombardia, spedito a Padova il prode lor capitano ingleseGiovanni Aucudcon grosso corpo di genti d'armi. Poco fu questo. Aveano anche, a forza di danari e di promesse, mosso in FranciaGiovanni conted'Armagnacco a venire in Italia colla sua gran compagnia d'armati, per battere da più parti gli Stati del conte di Virtù. La prima impresa de' collegati fu di passare nello stesso gennaio sul territorio di Vicenza[Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.], e molto più su quel di Verona,dove si lasciò la briglia ai saccheggi. Entrò questo esercito, venuto il febbraio, sul Mantovano, affine di obbligareFrancesco Gonzaga, signore di quella città, a rinunziare alla lega col Visconte[Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placent., tom. eod. Chron. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.]. Vi era intelligenza con lui, giacchè neppur egli si vedea sicuro da lì innanzi da chi era dietro ad ingoiar tutto. In fatti si staccò da quella lega, mostrando voglia per ora di starsene neutrale. Da lì a qualche tempo lo stesso Gonzaga, fatta processare come adulteraAgnese, figliuola del giàBernabò Visconte, la privò di vita, dando con ciò motivo di molte ciarle ai curiosi politici. Fu infin creduto che il Gonzaga, per artificiosa trama del conte di Virtù, togliesse dal mondo la moglie. Il concerto intanto era che ilconte di Armagnaccocalasse in Italia di maggio colle sue genti, e dalla parte d'Alessandria assalisse gli Stati del conte di Virtù. Nello stesso tempo si dovea muovereGiovanni Aucudcoll'armata de' collegati dal Padovano, e inoltrarsi sul Milanese, per isperanza d'unirsi coll'Armagnacco, e portar poi la guerra sino alle porte di Milano. Brutte erano senza dubbio le apparenze pel Visconte. A questo fine cavalcò Giovanni Aucud nel dì 10 di maggio colle forze de' collegati, ed entrò nel Bresciano, dando il sacco a quel paese e al Bergamasco. Penetrò ancora un buon corpo d'armati da Bologna sul Reggiano e Parmigiano[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], per tenere maggiormente distratte le armi nemiche. Ma nuova alcuna non s'udì nel mese suddetto, e neppur nel giugno seguente, dell'arrivo del conte d'Armagnacco; di modo che trovandosi intanto l'Aucud mancante di viveri, e insieme di qua e di là ristretto dalle guarnigioni ben disposte daUgolotto Biancardo, oppure daJacopo del Verme, capitani del Visconte, nel mese di luglio levò il campo. Inseguito da' nemici, diede loro una rotta, e poi con ordine maravigliosoper mezzo al paese nemico si ridusse di nuovo sui confini del Padovano, carico d'onore e di bottino. Sulla fede di Andrea Gatari[Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.]ho io scritta questa ritirata.Ma eccoti avviso che l'Armagnacco è in Italia, e che viene furioso addosso al conte di Virtù. Tornò in campagna colle sue genti l'Aucud, e s'innoltrò fino sul Cremonese, per darsi mano co' Franzesi, se questi più si appressavano. Era il conte di Armagnacco in gran credito nel mestier della guerra; era parente della real casa di Francia, e seco conducea[Idem, ibid., Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. Annales Mediolanenses, tom. eod.], chi dice quindici mila, chi dieci mila cavalli, e chi meno, con alcune migliaia di fanti. Venne egli baldanzoso, niun conto facendo de' Lombardi, anzi parlandone dappertutto con vilipendio. Fu il suo primo sforzo contro del Castellazzo, dove Jacopo del Verme generale di Gian-Galeazzo avea messo buon presidio. Usciti un giorno i difensori, diedero ad esso conte delle busse: il che fu cagione che egli s'ostinasse maggiormente a voler per forza quel castello. Come seguisse il resto delle sue imprese, v'ha discordia fra gli scrittori. A me sembra più da attendersi il racconto del Corio[Corio, Istor. di Milano.]. Venne un dì pensiero all'Armagnacco di riconoscere in persona la città di Alessandria, e con cinquecento de' suoi nobili e migliori cavalieri andò sino alle porte di quella città: e, smontato co' suoi, che andavano gridando:Fuori, o vilissimi Lombardi, stava aspettando, se uscivano. Irritato da tali ingiurie Jacopo dal Verme, colà inviato dal Visconte, spinse fuori cinquecento de' suoi più scelti combattenti, che attaccarono una cruda battaglia. Sostennero i Franzesi gran tempo, ma in fine sconfitti presero la fuga; indarno nondimeno, perchè quasi tutti rimasero prigioni. Lo stesso conte venne in poter dei nemici vincitori, e, condottoin Alessandria, tardò poco a dar fine alla sua baldanza e a' suoi giorni, o per ferite, o per troppo essersi riscaldato ed avere bevuto[Poggius, Hist., lib. 3.], oppure, come alcuni sospettarono, per veleno. Per questa perdita spaventato il resto delle sue genti, si levò in fretta dall'assedio del Castellazzo; ma inseguiti alla coda dal valoroso Jacopo del Verme, e fra Nizza dalla Paglia ed Ancisa messi in rotta, buona parte d'essi fu uccisa o presa. Gran bottino fu fatto; e, presi gli ambasciatori fiorentini, si riscattarono a caro prezzo, non meno che gli altri nobili. Scrivono altri[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]che seguì un general fatto d'armi tra i Lombardi e i Franzesi colla sconfitta degli ultimi. Comunque sia, indubitata cosa è che nel dì 25 di luglio una piena e mirabil vittoria ne riportò l'esercito del conte di Virtù, il quale perciò fece dappertutto fare gran festa.Ora veggendosi egli liberato da questo turbine, v'ha chi scrive, aver egli tosto pensato a rispignereGiovanni Aucud, che s'era accampato sul Cremonese, con ispedirgli contro tutta la sua armata. Una delle imprese più rinomate di esso Aucud fu la ritirata ch'egli fece in questa congiuntura con tale prudenza e stratagemmi, che meritò di essere uguagliato ai più gloriosi capitani romani; di modo che, ad onta dei nemici incomparabilmente superiori di numero, e non ostante l'impedimento dei fiumi, diede loro delle percosse, e sano e salvo finalmente si ritirò colle sue milizie a Castelbaldo sui confini del Padovano. Ma ho io accennato due diverse imprese, cioè due ritirate fatte in quest'anno dall'Aucud; pure, ritrovandosi chi ne mette una sola (e forse con più verisimiglianza), desidero io che sia il suo luogo alla verità. Essere può molto bene che l'Aucud, prima che comparisse in Italia l'Armagnacco, sloggiasse dal Cremonese, nè più ritornasse in quelle parti. Così ha specialmentela Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], che suol essere più fedele delle altre, perchè scritta da autori contemporanei. Ora il conte di Virtù, volendo vendicarsi de' Fiorentini, che coi lor maneggi e danari aveano messo a repentaglio il suo dominio[Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15.], spedì alla volta di SarzanaJacopo del Verme, con ordine di assalire il distretto di Firenze, giunto che fosse sul Pisano, comandando nello stesso tempo alle altre sue genti alloggiate in Siena d'uscir anche elle coi Sanesi dall'altra parte a' danni de' Fiorentini. Preveduto questo colpo, fu richiamato frettolosamente da Padova in Toscana Giovanni Aucud colle sue soldatesche, e si provvidero i Fiorentini d'altre genti d'armi. Unitosi il Verme nel mese di settembre co' Sanesi, penetrò nel cuore del territorio fiorentino: ma gli fu sempre a fronte e a' fianchi l'accortissimo Aucud. Seguirono varii scontri fra loro, ora favorevoli ed ora sinistri, colla morte e prigionia di molti; ma niun riguardevole fatto d'armi accadde. Non si dee però tacere che la Cronica di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]racconta che nel dì 16 di dicembre, conducendo i Fiorentini da Pisa un gran convoglio di mercatanzie e vettovaglie, questo cadde in mano delle genti del Visconte, restando prese circa due mila some, e da secento cavalieri, che servivano di scorta ad esso convoglio. Nel mese di settembre, credendo il Visconte di trovare indebolitoFrancesco da Carraraper la partenza del suddettoGiovanni Aucud[Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.], inviòUgolotto Biancardocon un altro esercito per infestare il Padovano. Piantò esso Ugolotto due bastie intorno a Castelbaldo. Ma ilconte da Carrara, sopravvenuto col popolo di Padova, il fece, suo malgrado, ritirare, con dargli anche una pizzicata, e distrusse dipoi le inalzate bastie. Per testimonianza di Sozomeno[Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.], in quest'anno i Sanesi,che già erano sotto il patrocinio diGian-Galeazzo Visconte, per maggiormente impegnarlo a sostenerli contro la potenza dei Fiorentini, lo elessero per loro signore; e cassati gli anziani ed altri magistrati, riceverono per loro governatoreAndrea Cavalcabòa nome d'esso Visconte. Entrò in quest'annoGiovanni Sciarracol braccio della sua fazione in Viterbo, e, fatta strage di ducento di que' cittadini, e, cacciata fuor di città la parte contraria, violentemente s'impadronì di quella città.
Poca materia degna d'osservazione ci viene in quest'anno somministrata dal regno di Napoli, dove la guerra lentamente procedeva fra i due emuli reLadislaoeLodovico[Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.]. All'ultimo venne fatto di costrignere alla resa il Castello Nuovo di Napoli, che per la fame non potè più lungamente resistere. Ma nel dì 2 di giugno se gli ribellò Pozzuolo, e tornò alla divozione del re Ladislao, che vien corrottamente, secondo l'uso delvolgo di allora, appellatoLancislaonella storia di Napoli. Molti de' baroni napoletani barcheggiavano in questi tempi, aspettando dove più inclinasse la fortuna. Il più potente fra essi eraRaimondosoprannominato del Balzo, ma di casa Orsina, di cui si è parlato di sopra. Secondo il Rinaldi[Raynald., Annal. Eccles.], si studiò papaBonifazio IXnell'anno presente di tirarlo nel partito del re Ladislao, con dichiararlo gonfaloniere della santa romana Chiesa. Altri, siccome vedremo, riferiscono questo fatto all'anno 1399. Inoltre esso papa[Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.]ricuperò la città di Spoleti dalle mani de' figliuoli di Rinaldo Orsino. Nel dì primo di novembreAmedeo VII contedi Savoia in età giovanile diede fine alla sua vita. Se vogliam credere al Guichenon[Guichenon, Histoir. de la Maison de Savoye.], cadutogli sotto il cavallo, mentre era alla caccia, di quella caduta morì. Merita però più fede l'autore contemporaneo della vita diClemente VIIantipapa, da cui sappiamo[Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital.]ch'egli mancò all'improvviso, e per veleno datogli, come fu creduto. Ebbe per successoreAmedeo VIIInon giunto per anche all'età di sette anni. Terminò ancora i suoi giorni ilconte di Genevra, e senza prole. Per questo l'antipapa suo fratello prese il possesso e dominio di quella città, e tennelo fino alla morte. Erasi, come dicemmo, ritirato da GenovaAntoniotto Adorno, e in suo luogo era stato eletto dogeJacopo da Campofregoso[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. Nel dì 5 d'aprile rientrò l'Adorno in Genova, scortato da un corpo d'uomini d'armi de' marchesi del Carretto. Voltò subito mantello quel non mai quieto popolo, e, fatto smontare il Campofregoso, di nuovo acclamò doge l'Adorno, sotto il cui governo da lì a non molto la città di Savona si ribellò ai Genovesi. Nell'agosto di quest'anno insorse fiera guerra fra iMalatestiedAntonio conted'Urbino[Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.]. Pace fra loro fu poi conchiusa nel febbraio dell'anno seguente. GiacchèAlberto marchesedi Ferrara godeva della pace, dopo avere abbracciata la neutralità in mezzo ai torbidi correnti allora[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], si mosse da Ferrara nel dì 8 di febbraio con superbo accompagnamento di nobili e cortigiani, tutti, al pari di lui, vestiti da pellegrini, e se n'andò a Roma a visitar papaBonifazio IX, da cui, oltre all'assoluzione de' suoi peccati, conseguì molte grazie per la sua città di Ferrara, che tuttavia ne gode. Grande onore a lui fecero i Fiorentini, i Bolognesi e gli altri signori, per gli Stati de' quali passò.
Più che mai fecero in quest'anno i Fiorentini conoscere la loro risoluzione contra diGian-Galeazzosignor di Milano. Non credevano salva la lor libertà, se non abbassavano sì gran potenza, e per abbassarla non perdonarono a spese[Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15.]. Erano essi malcontenti diStefano ducadi Baviera, pretendendo che venuto al soldo loro e de' Bolognesi in aiuto diFrancesco Novelloda Carrara, mai non avesse voluto guastar le sue belle truppe con esporle a qualche cimento contro gli Stati del Visconte. Il perchè, nata discordia, egli se ne ritornò colle sue genti in Baviera. Aveano essi, non tanto per difesa del Carrarese, quanto per allontanar dal loro paese la guerra, e tenerla in Lombardia, spedito a Padova il prode lor capitano ingleseGiovanni Aucudcon grosso corpo di genti d'armi. Poco fu questo. Aveano anche, a forza di danari e di promesse, mosso in FranciaGiovanni conted'Armagnacco a venire in Italia colla sua gran compagnia d'armati, per battere da più parti gli Stati del conte di Virtù. La prima impresa de' collegati fu di passare nello stesso gennaio sul territorio di Vicenza[Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.], e molto più su quel di Verona,dove si lasciò la briglia ai saccheggi. Entrò questo esercito, venuto il febbraio, sul Mantovano, affine di obbligareFrancesco Gonzaga, signore di quella città, a rinunziare alla lega col Visconte[Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placent., tom. eod. Chron. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.]. Vi era intelligenza con lui, giacchè neppur egli si vedea sicuro da lì innanzi da chi era dietro ad ingoiar tutto. In fatti si staccò da quella lega, mostrando voglia per ora di starsene neutrale. Da lì a qualche tempo lo stesso Gonzaga, fatta processare come adulteraAgnese, figliuola del giàBernabò Visconte, la privò di vita, dando con ciò motivo di molte ciarle ai curiosi politici. Fu infin creduto che il Gonzaga, per artificiosa trama del conte di Virtù, togliesse dal mondo la moglie. Il concerto intanto era che ilconte di Armagnaccocalasse in Italia di maggio colle sue genti, e dalla parte d'Alessandria assalisse gli Stati del conte di Virtù. Nello stesso tempo si dovea muovereGiovanni Aucudcoll'armata de' collegati dal Padovano, e inoltrarsi sul Milanese, per isperanza d'unirsi coll'Armagnacco, e portar poi la guerra sino alle porte di Milano. Brutte erano senza dubbio le apparenze pel Visconte. A questo fine cavalcò Giovanni Aucud nel dì 10 di maggio colle forze de' collegati, ed entrò nel Bresciano, dando il sacco a quel paese e al Bergamasco. Penetrò ancora un buon corpo d'armati da Bologna sul Reggiano e Parmigiano[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], per tenere maggiormente distratte le armi nemiche. Ma nuova alcuna non s'udì nel mese suddetto, e neppur nel giugno seguente, dell'arrivo del conte d'Armagnacco; di modo che trovandosi intanto l'Aucud mancante di viveri, e insieme di qua e di là ristretto dalle guarnigioni ben disposte daUgolotto Biancardo, oppure daJacopo del Verme, capitani del Visconte, nel mese di luglio levò il campo. Inseguito da' nemici, diede loro una rotta, e poi con ordine maravigliosoper mezzo al paese nemico si ridusse di nuovo sui confini del Padovano, carico d'onore e di bottino. Sulla fede di Andrea Gatari[Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.]ho io scritta questa ritirata.
Ma eccoti avviso che l'Armagnacco è in Italia, e che viene furioso addosso al conte di Virtù. Tornò in campagna colle sue genti l'Aucud, e s'innoltrò fino sul Cremonese, per darsi mano co' Franzesi, se questi più si appressavano. Era il conte di Armagnacco in gran credito nel mestier della guerra; era parente della real casa di Francia, e seco conducea[Idem, ibid., Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. Annales Mediolanenses, tom. eod.], chi dice quindici mila, chi dieci mila cavalli, e chi meno, con alcune migliaia di fanti. Venne egli baldanzoso, niun conto facendo de' Lombardi, anzi parlandone dappertutto con vilipendio. Fu il suo primo sforzo contro del Castellazzo, dove Jacopo del Verme generale di Gian-Galeazzo avea messo buon presidio. Usciti un giorno i difensori, diedero ad esso conte delle busse: il che fu cagione che egli s'ostinasse maggiormente a voler per forza quel castello. Come seguisse il resto delle sue imprese, v'ha discordia fra gli scrittori. A me sembra più da attendersi il racconto del Corio[Corio, Istor. di Milano.]. Venne un dì pensiero all'Armagnacco di riconoscere in persona la città di Alessandria, e con cinquecento de' suoi nobili e migliori cavalieri andò sino alle porte di quella città: e, smontato co' suoi, che andavano gridando:Fuori, o vilissimi Lombardi, stava aspettando, se uscivano. Irritato da tali ingiurie Jacopo dal Verme, colà inviato dal Visconte, spinse fuori cinquecento de' suoi più scelti combattenti, che attaccarono una cruda battaglia. Sostennero i Franzesi gran tempo, ma in fine sconfitti presero la fuga; indarno nondimeno, perchè quasi tutti rimasero prigioni. Lo stesso conte venne in poter dei nemici vincitori, e, condottoin Alessandria, tardò poco a dar fine alla sua baldanza e a' suoi giorni, o per ferite, o per troppo essersi riscaldato ed avere bevuto[Poggius, Hist., lib. 3.], oppure, come alcuni sospettarono, per veleno. Per questa perdita spaventato il resto delle sue genti, si levò in fretta dall'assedio del Castellazzo; ma inseguiti alla coda dal valoroso Jacopo del Verme, e fra Nizza dalla Paglia ed Ancisa messi in rotta, buona parte d'essi fu uccisa o presa. Gran bottino fu fatto; e, presi gli ambasciatori fiorentini, si riscattarono a caro prezzo, non meno che gli altri nobili. Scrivono altri[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]che seguì un general fatto d'armi tra i Lombardi e i Franzesi colla sconfitta degli ultimi. Comunque sia, indubitata cosa è che nel dì 25 di luglio una piena e mirabil vittoria ne riportò l'esercito del conte di Virtù, il quale perciò fece dappertutto fare gran festa.
Ora veggendosi egli liberato da questo turbine, v'ha chi scrive, aver egli tosto pensato a rispignereGiovanni Aucud, che s'era accampato sul Cremonese, con ispedirgli contro tutta la sua armata. Una delle imprese più rinomate di esso Aucud fu la ritirata ch'egli fece in questa congiuntura con tale prudenza e stratagemmi, che meritò di essere uguagliato ai più gloriosi capitani romani; di modo che, ad onta dei nemici incomparabilmente superiori di numero, e non ostante l'impedimento dei fiumi, diede loro delle percosse, e sano e salvo finalmente si ritirò colle sue milizie a Castelbaldo sui confini del Padovano. Ma ho io accennato due diverse imprese, cioè due ritirate fatte in quest'anno dall'Aucud; pure, ritrovandosi chi ne mette una sola (e forse con più verisimiglianza), desidero io che sia il suo luogo alla verità. Essere può molto bene che l'Aucud, prima che comparisse in Italia l'Armagnacco, sloggiasse dal Cremonese, nè più ritornasse in quelle parti. Così ha specialmentela Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], che suol essere più fedele delle altre, perchè scritta da autori contemporanei. Ora il conte di Virtù, volendo vendicarsi de' Fiorentini, che coi lor maneggi e danari aveano messo a repentaglio il suo dominio[Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15.], spedì alla volta di SarzanaJacopo del Verme, con ordine di assalire il distretto di Firenze, giunto che fosse sul Pisano, comandando nello stesso tempo alle altre sue genti alloggiate in Siena d'uscir anche elle coi Sanesi dall'altra parte a' danni de' Fiorentini. Preveduto questo colpo, fu richiamato frettolosamente da Padova in Toscana Giovanni Aucud colle sue soldatesche, e si provvidero i Fiorentini d'altre genti d'armi. Unitosi il Verme nel mese di settembre co' Sanesi, penetrò nel cuore del territorio fiorentino: ma gli fu sempre a fronte e a' fianchi l'accortissimo Aucud. Seguirono varii scontri fra loro, ora favorevoli ed ora sinistri, colla morte e prigionia di molti; ma niun riguardevole fatto d'armi accadde. Non si dee però tacere che la Cronica di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]racconta che nel dì 16 di dicembre, conducendo i Fiorentini da Pisa un gran convoglio di mercatanzie e vettovaglie, questo cadde in mano delle genti del Visconte, restando prese circa due mila some, e da secento cavalieri, che servivano di scorta ad esso convoglio. Nel mese di settembre, credendo il Visconte di trovare indebolitoFrancesco da Carraraper la partenza del suddettoGiovanni Aucud[Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.], inviòUgolotto Biancardocon un altro esercito per infestare il Padovano. Piantò esso Ugolotto due bastie intorno a Castelbaldo. Ma ilconte da Carrara, sopravvenuto col popolo di Padova, il fece, suo malgrado, ritirare, con dargli anche una pizzicata, e distrusse dipoi le inalzate bastie. Per testimonianza di Sozomeno[Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.], in quest'anno i Sanesi,che già erano sotto il patrocinio diGian-Galeazzo Visconte, per maggiormente impegnarlo a sostenerli contro la potenza dei Fiorentini, lo elessero per loro signore; e cassati gli anziani ed altri magistrati, riceverono per loro governatoreAndrea Cavalcabòa nome d'esso Visconte. Entrò in quest'annoGiovanni Sciarracol braccio della sua fazione in Viterbo, e, fatta strage di ducento di que' cittadini, e, cacciata fuor di città la parte contraria, violentemente s'impadronì di quella città.