MCCCXCIIIAnno diCristomcccxciii. IndizioneI.Bonifazio IXpapa 5.Venceslaore de' Romani 16.Mentrepapa Bonifaziodimorava in Perugia[Raynaldus, Annal. Eccles.], co' suoi buoni maneggi trassealla sua divozione il popolo d'Ancona, dianzi attaccato all'antipapa. Per guadagnarsi l'affetto de' Bolognesi[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.], accordò loro quanti privilegii e grazie seppero addimandare, confermando loro, fra le altre cose, il supposto privilegio di Teodosio imperadore. Acconciò ancora i suoi affari con altre città della Marca, lasciando ad esse la libertà, purchè pagassero un annuo censo. Viterbo, occupato daGiovanni Sciarra, gli era tuttavia contrario; ma i Romani, antichi nemici di quella città, ostilmente usciti contro alla medesima, obbligarono colla forza l'usurpatore a ricorrere alla clemenza del pontefice. Camerino, Jesi, Fabriano, Matelica ed altri luoghi occupati da varii signori, anch'essi gli ubbidirono, salva la signoria di que' potenti, che promisero censo anche essi. Ma nel mese d'agosto ebbe fine la quiete di Perugia, e la residenza del pontefice in quella città. Ne era esclusa la fazione de' Raspanti, ed, unitasi questa alla compagnia de' masnadieri diBiordo de' Michelotti, Perugino di patria, si portò sotto Perugia. Trattossi d'accordo, e, il papa, credendo alle promesse di que' fuorusciti, permise loro l'ingresso nella patria. Male per la fazion contraria de' Beccarini, contra dei quali non tardarono ad incrudelire col ferro i nuovi entrati; e non potendo il pontefice frenar così fatto furore, si ritirò ad Assisi. Entrò poscia Biordo in quella città, rimasta desolata, e tirannicamente ne prese il dominio. La partenza del papa da Perugia fu cagione che i Romani s'invogliarono di farlo ritornare a Roma. Spedirongli a questo fine ambasciatori; e giacchè non ebbero difficoltà a prendere quelle leggi che loro prescrisse il papa, il videro comparire a Roma, prima che terminasse l'anno presente. Ma non terminarono in quest'anno le violenze di Biordo[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]. Avea papa Bonifazio, secondo l'uso del nepotismo d'allora, creato marchese della MarcaAndreasuo fratello di casa Tomacelli. Biordo l'assediò in Macerata; per interposizione de' Fiorentini si salvò Andrea[Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.], con avergli i Maceratesi pagata la somma di mille fiorini d'oro. Diversamente scrive Bonincontro, con dire che Biordo l'ebbe prigione, e ciò viene confermato da Teodorico di Niem[Theodoricus de Niem, Hist.]. Fu poi riscattato con danari dal papa, e Biordo s'impadronì di varie città e castella della Marca. Anche i Malatesti, cioèCarloePandolfo, nel mese d'agosto coll'oste loro andarono fin sotto Forlì saccheggiando il paese. Poco vi mancò che non facessero prigioniFrancescoePino degli Ordelaffi, i quali poi colla valevole applicazion del danaro liberarono per ora dalle forze de' nemici il loro paese.Guerra non fu in quest'anno in Lombardia, ma si videro bene i preludii di quella che nacque nel seguente[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic.]. PenavaGian-Galeazzo Viscontea tenere in freno il rancore conceputo contra diFrancesco Gonzagasignore di Mantova, perchè egli s'era staccato da lui, e molto più perchè avea manipolata una sì forte lega a' suoi danni, ed ultimamente ancora, unito adAlberto marchese d'Este, era stato a Venezia a trattar con quella signoria. Intendeva ben egli a che fine esso Gonzaga, aiutato dai collegati, avesse piantato un ponte sul Po a Borgoforte, e ben afforzatolo ai due lati. Pertanto gli venne in pensiero di far anch'egli un brutto scherzo al Gonzaga con divertire dal loro letto le acque del Mincio. Fece a questo oggetto tagliare un monte presso a Valezzo; fece far di grandi chiuse ed altri lavorieri con incredibili fatiche e spese. Se riusciva il disegno, addio Mantova. Restava essa priva del lago, cioè della sua fortificazione, e vicina ad essere spopolata per l'aria fetente delle paludi. Ma più possanza ebbe l'escrescenza del fiume, che le invenzioni degliarchitetti, e andò a male tutto quel dispendioso lavoro: disgrazia, a cui soccombe facilmente chi vuol far da maestro alla forza de' fiumi. Se ne erano ingelositi forte i collegati, e tennero per questo i loro ambasciatori un parlamento in Ferrara; e veduto poi che il fiume da sè stesso avea provveduto al bisogno, altro non fecero per allora. Venne a morte nel dì 30 di luglio[Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di Bologna, tom. eod.]Alberto marchese d'Este, signor di Ferrara, Modena, Rovigo e Comacchio, principe di sempre cara ricordanza; e a lui d'unanime consenso dei popoli succedette nel dominioNiccolò marchese d'Estesuo figliuolo, già investito degli Stati dal papa e dall'imperadore[Delayto, Annal., tom. eod.]. Era egli in età di nove anni e mesi, e però gli furono assegnati dal padre alcuni nobili per tutori, sotto la protezione dell'inclita repubblica di Venezia, la quale, unitamente co' Bolognesi, Fiorentini e Mantovani, inviò rinforzi di milizie a Ferrara e Modena[Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.], per sicurezza del giovinetto principe, e per isventar le trame che potesse tentare il conte di Virtù. Fu ancora in questo anno un terribile sconvolgimento nella discorde città di Genova[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. eod.]per li tentativi fatti più volte daAntoniotto Adornoaffin di ricuperare la perduta dignità di doge. Troppo lontano mi condurrebbe l'argomento, se narrar volessi quegli avvenimenti, diffusamente descritti da Giorgio Stella. A me perciò basterà di accennare che il dogeAntonio di Montaldo, cedendo alla forza, si ritirò.Pietro da Campofregosofu assunto a quella dignità da alcuni; ma cadde anch'egli. Venne proclamato da altriClemente di Promontorio; neppur egli durò. Con più bella apparenza fu esaltatoFrancesco Giustinianodel fu Garibaldo. Vi furono battaglie, e con tutti i suoi sforzi Antoniotto Adorno nulla potè ottenere. Finalmente,prevalendo la fazione d'Antonio di Montaldo, questi riacquistò nel dì primo di settembre il trono ducale, e tornò alla sua quiete la scompigliata città, con restar nulladimeno in moto i mali umori delle detestabili fazioni. Guerra fu in quest'anno[Chron. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.]fraCarloePandolfo de' Malatestisignori di Rimini, Pesaro e d'altri luoghi dall'un canto, eCeccoePino degli Ordelaffisignori di Forlì. Si venne a battaglia fra loro nel dì 8 di agosto presso alla villa di Bosecchio, e ne andarono sconfitti gli ultimi, con lasciar molti prigionieri in mano de' nemici. Fin qui era stato ritenuto prigioniere nel castello di Monza[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]Francesco il vecchio da Carrara, trattato nondimeno con umanità daGian-Galeazzo Visconte, quando s'avvicinarono i giorni suoi al fine. Mancò egli di vita nel dì 6 d'ottobre dell'anno presente; e il Visconte, uomo di massime grandi, fattolo imbalsamare, con esequie magnifiche gli celebrò il funerale. Ottenne dipoiFrancesco Novelloil cadavero del padre, e, fattolo condurre a Padova, quivi con solennissima pompa gli diede sepoltura nel dì 20, oppure 21 di novembre. L'orazione funebre fatta in tale occasione da Pietro Paolo Vergerio, insigne oratore di questi tempi, colla descrizione del funerale, fu da me data alla luce[Verger., Orat., tom. 16 Rer. Ital.].
Mentrepapa Bonifaziodimorava in Perugia[Raynaldus, Annal. Eccles.], co' suoi buoni maneggi trassealla sua divozione il popolo d'Ancona, dianzi attaccato all'antipapa. Per guadagnarsi l'affetto de' Bolognesi[Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.], accordò loro quanti privilegii e grazie seppero addimandare, confermando loro, fra le altre cose, il supposto privilegio di Teodosio imperadore. Acconciò ancora i suoi affari con altre città della Marca, lasciando ad esse la libertà, purchè pagassero un annuo censo. Viterbo, occupato daGiovanni Sciarra, gli era tuttavia contrario; ma i Romani, antichi nemici di quella città, ostilmente usciti contro alla medesima, obbligarono colla forza l'usurpatore a ricorrere alla clemenza del pontefice. Camerino, Jesi, Fabriano, Matelica ed altri luoghi occupati da varii signori, anch'essi gli ubbidirono, salva la signoria di que' potenti, che promisero censo anche essi. Ma nel mese d'agosto ebbe fine la quiete di Perugia, e la residenza del pontefice in quella città. Ne era esclusa la fazione de' Raspanti, ed, unitasi questa alla compagnia de' masnadieri diBiordo de' Michelotti, Perugino di patria, si portò sotto Perugia. Trattossi d'accordo, e, il papa, credendo alle promesse di que' fuorusciti, permise loro l'ingresso nella patria. Male per la fazion contraria de' Beccarini, contra dei quali non tardarono ad incrudelire col ferro i nuovi entrati; e non potendo il pontefice frenar così fatto furore, si ritirò ad Assisi. Entrò poscia Biordo in quella città, rimasta desolata, e tirannicamente ne prese il dominio. La partenza del papa da Perugia fu cagione che i Romani s'invogliarono di farlo ritornare a Roma. Spedirongli a questo fine ambasciatori; e giacchè non ebbero difficoltà a prendere quelle leggi che loro prescrisse il papa, il videro comparire a Roma, prima che terminasse l'anno presente. Ma non terminarono in quest'anno le violenze di Biordo[Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.]. Avea papa Bonifazio, secondo l'uso del nepotismo d'allora, creato marchese della MarcaAndreasuo fratello di casa Tomacelli. Biordo l'assediò in Macerata; per interposizione de' Fiorentini si salvò Andrea[Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.], con avergli i Maceratesi pagata la somma di mille fiorini d'oro. Diversamente scrive Bonincontro, con dire che Biordo l'ebbe prigione, e ciò viene confermato da Teodorico di Niem[Theodoricus de Niem, Hist.]. Fu poi riscattato con danari dal papa, e Biordo s'impadronì di varie città e castella della Marca. Anche i Malatesti, cioèCarloePandolfo, nel mese d'agosto coll'oste loro andarono fin sotto Forlì saccheggiando il paese. Poco vi mancò che non facessero prigioniFrancescoePino degli Ordelaffi, i quali poi colla valevole applicazion del danaro liberarono per ora dalle forze de' nemici il loro paese.
Guerra non fu in quest'anno in Lombardia, ma si videro bene i preludii di quella che nacque nel seguente[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic.]. PenavaGian-Galeazzo Viscontea tenere in freno il rancore conceputo contra diFrancesco Gonzagasignore di Mantova, perchè egli s'era staccato da lui, e molto più perchè avea manipolata una sì forte lega a' suoi danni, ed ultimamente ancora, unito adAlberto marchese d'Este, era stato a Venezia a trattar con quella signoria. Intendeva ben egli a che fine esso Gonzaga, aiutato dai collegati, avesse piantato un ponte sul Po a Borgoforte, e ben afforzatolo ai due lati. Pertanto gli venne in pensiero di far anch'egli un brutto scherzo al Gonzaga con divertire dal loro letto le acque del Mincio. Fece a questo oggetto tagliare un monte presso a Valezzo; fece far di grandi chiuse ed altri lavorieri con incredibili fatiche e spese. Se riusciva il disegno, addio Mantova. Restava essa priva del lago, cioè della sua fortificazione, e vicina ad essere spopolata per l'aria fetente delle paludi. Ma più possanza ebbe l'escrescenza del fiume, che le invenzioni degliarchitetti, e andò a male tutto quel dispendioso lavoro: disgrazia, a cui soccombe facilmente chi vuol far da maestro alla forza de' fiumi. Se ne erano ingelositi forte i collegati, e tennero per questo i loro ambasciatori un parlamento in Ferrara; e veduto poi che il fiume da sè stesso avea provveduto al bisogno, altro non fecero per allora. Venne a morte nel dì 30 di luglio[Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di Bologna, tom. eod.]Alberto marchese d'Este, signor di Ferrara, Modena, Rovigo e Comacchio, principe di sempre cara ricordanza; e a lui d'unanime consenso dei popoli succedette nel dominioNiccolò marchese d'Estesuo figliuolo, già investito degli Stati dal papa e dall'imperadore[Delayto, Annal., tom. eod.]. Era egli in età di nove anni e mesi, e però gli furono assegnati dal padre alcuni nobili per tutori, sotto la protezione dell'inclita repubblica di Venezia, la quale, unitamente co' Bolognesi, Fiorentini e Mantovani, inviò rinforzi di milizie a Ferrara e Modena[Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.], per sicurezza del giovinetto principe, e per isventar le trame che potesse tentare il conte di Virtù. Fu ancora in questo anno un terribile sconvolgimento nella discorde città di Genova[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. eod.]per li tentativi fatti più volte daAntoniotto Adornoaffin di ricuperare la perduta dignità di doge. Troppo lontano mi condurrebbe l'argomento, se narrar volessi quegli avvenimenti, diffusamente descritti da Giorgio Stella. A me perciò basterà di accennare che il dogeAntonio di Montaldo, cedendo alla forza, si ritirò.Pietro da Campofregosofu assunto a quella dignità da alcuni; ma cadde anch'egli. Venne proclamato da altriClemente di Promontorio; neppur egli durò. Con più bella apparenza fu esaltatoFrancesco Giustinianodel fu Garibaldo. Vi furono battaglie, e con tutti i suoi sforzi Antoniotto Adorno nulla potè ottenere. Finalmente,prevalendo la fazione d'Antonio di Montaldo, questi riacquistò nel dì primo di settembre il trono ducale, e tornò alla sua quiete la scompigliata città, con restar nulladimeno in moto i mali umori delle detestabili fazioni. Guerra fu in quest'anno[Chron. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.]fraCarloePandolfo de' Malatestisignori di Rimini, Pesaro e d'altri luoghi dall'un canto, eCeccoePino degli Ordelaffisignori di Forlì. Si venne a battaglia fra loro nel dì 8 di agosto presso alla villa di Bosecchio, e ne andarono sconfitti gli ultimi, con lasciar molti prigionieri in mano de' nemici. Fin qui era stato ritenuto prigioniere nel castello di Monza[Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]Francesco il vecchio da Carrara, trattato nondimeno con umanità daGian-Galeazzo Visconte, quando s'avvicinarono i giorni suoi al fine. Mancò egli di vita nel dì 6 d'ottobre dell'anno presente; e il Visconte, uomo di massime grandi, fattolo imbalsamare, con esequie magnifiche gli celebrò il funerale. Ottenne dipoiFrancesco Novelloil cadavero del padre, e, fattolo condurre a Padova, quivi con solennissima pompa gli diede sepoltura nel dì 20, oppure 21 di novembre. L'orazione funebre fatta in tale occasione da Pietro Paolo Vergerio, insigne oratore di questi tempi, colla descrizione del funerale, fu da me data alla luce[Verger., Orat., tom. 16 Rer. Ital.].