MCCCXXII

MCCCXXIIAnno diCristomcccxxii. IndizioneV.Giovanni XXIIpapa 7.Imperio vacante.Benchè sul principio di quest'anno un bell'aspetto prendesse la fortuna dei Visconti, pure, andando innanzi, cominciò forte a vacillare, e parve vicino alla rovina. AvendoGaleazzo Viscontecontinuato l'assedio alla città di Cremona[Corio, Istor. di Milano.], nel dì 17 di gennaio dell'anno presente n'entrò in possesso; e, fattosi eleggere signore di quella città, v'introdusse tutti i fuorusciti, eccettochè i Cavalcabò: dopo di che se ne tornò a Piacenza, dove si dichiarò nemico suo Verzusio Lando, per aver egli, secondochè allora fu detto, mostrate voglie impure verso Bianchina, bellissima ed insieme onesta moglie d'esso Verzusio[Bonincontrus Morigia, lib. 3, cap. 2, tom. 12 Rer. Ital.]. Galeazzo tolse al Lando il castello di Rivalta; ma costogli ben caro l'aver perduta l'amicizia di questo nobile, siccome fra poco vedremo. Nel febbraio il legato pontificio, cioè ilcardinale Beltrandodal Poggetto, nel luogo di Burgolio dell'Alessandrino,con gran solennità fulminò tutte le maledizioni di Dio, e pubblicò e confermò tutte le scomuniche e gl'interdetti contro la persona diMatteo Visconte, de' suoi figliuoli e fautori, e delle di lui città, col confisco de' beni, schiavitù delle persone, come se si trattasse di Saraceni. Furono ancora aperti tutti i tesori delle indulgenze e del perdono de' peccati a chi prendeva la croce e l'armi contra di questi pretesi eretici. Nello stesso mese in Genova[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom, 17 Rer. Ital.]con grande allegria di quel popolo si fece la pubblicazione di quelle scomuniche e della medesima crociata. Dopo aver fattoRaimondo da Cardona, generale del papa e delre Roberto, molti danni all'Alessandrino[Chronic. Astense, tom. 11 Rer. Ital.]e Tortonese, andò colle macchine militari per espugnare il castello di Bassignana. Nel dì 6 di luglioMarco Viscontecon due mila cavalli e dieci mila fanti andò a trovarlo[Bonincontr. Morigia, lib. 3, cap. 27, tom. 12 Rer. Ital.]. Tuttochè Raimondo fosse inferior di gente, pure temerariamente andò ad assalirlo, e gran sangue si sparse. Ma egli ne rimase sconfitto, e più di cinquecento cavalieri e circa ducento balestrieri e pedoni de' suoi furono menati prigioni. Poco nondimeno servì ai Visconti questo vantaggio, perchè di tanto in tanto venivano spediti nuovi rinforzi al Cardona da papa Giovanni e dal re Roberto, ed erano in aria altri nuvoli. E qui convien prima accennare un altro spediente preso da esso papa e re, per mettere a terra i Ghibellini. Fecero essi maneggio, acciocchèFederigo d'Austriaeletto re de' Romani venisse colle sue forze in Italia alla distruzion de' Visconti, dandogli a credere di voler decidere la lite dell'imperio in suo favore, e mettere a lui in capo la corona[Corio, Istor. di Milano.]. Non si attentò già Federigo di venire in persona per timore del Bavaro, ma bensì, dopo aver ricevuto dal papa un aiuto di cento milafiorini d'oro, fece calare in ItaliaArrigosuo fratello, il quale con due mila cavalli arrivò a Brescia[Malvec., Chronic. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.], accolto con sommo onore da quel popolo. Quivi era ancoraPagano dalla Torre patriarcad'Aquileia, che, pubblicata contra de' Visconti e degli altri Ghibellini, chiamati ribelli della Chiesa, la terribil bolla delle scomuniche, predicò la crociata, e mise in armi quattro o cinque mila persone pronte a' suoi cenni. L'arrivo di Arrigo d'Austria sbalordì i principi de' Ghibellini, che non si sentivano voglia di cedere a' suoi comandamenti, e resistendo parea loro d'alzar bandiera contro all'imperio, per essere il di lui fratello eletto re de' Romani. Fatto un parlamento, spedirono a lui ambasciatori, rappresentandogli che solenne pazzia sarebbe quella di procedere contra dei Ghibellini, unici fedeli dell'imperio in Italia; essere quella una trama del re Roberto per annientare la fazion ghibellina ed innalzar la guelfa: il che se gli veniva fatto, restava egli padron dell'Italia, e metteva un buon catenaccio alle porte di essa, di modo che nè il re Federigo, nè altro principe di Germania avrebbe più potuto goderne la signoria. Trovò Arrigo co' suoi consiglieri fondate queste ragioni; e comunicatele al fratello, gli fece mutar parere; laonde, allorchè era in viaggio per andare a rimettere in Bergamo i fuorusciti guelfi, che gli aveano promesso venti mila fiorini, non volle passar oltre, schiettamente dicendo:Son io venuto qua per abbattere i fedeli dell'imperio? Signor no. Piuttosto ad innalzarli. E fattagli istanza da' Bresciani, perchè li liberasse dalla molestia de' fuorusciti, disse di farlo, purchè gli dessero le porte della città in guardia e due mila fiorini. Il danaro, ma non le porte, vollero dargli i Bresciani, ed egli sdegnato passò con sue genti a Verona, dove magnificamente ricevuto da Cane Scaligero, gli furono contati a nome della lega ghibellina sessanta milafiorini, coi quali se ne ritornò assai contento in Germania.Ancorchè passasse questo minaccioso turbine, pure avea esso dianzi recato gran pregiudizio agli affari diMatteo Visconte. Imperciocchè molti nobili milanesi fin dal mese di febbraio si diedero a macchinare la di lui depressione; parte per vedere che si preparavano in Italia, in Francia e fino in Germania tante armi contra di lui e della loro città; parte per terror delle scomuniche; e parte perchè segretamente guadagnati dal disinvolto legato del papa, che prometteva i secoli d'oro ai Milanesi, e particolari ricompense a certe persone, se si davano al papa e al re Roberto. Secondo alcuni scrittori[Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., lib. 3, cap. 2, tom. 12 Rer. Ital. Chron. Astense, cap. 105, tom. 11 Rer. Ital.], pare che lo stesso Matteo si mostrasse inclinato a cedere; ma, secondo altri[Corio, Istoria di Milano. Gualvan. Flamma, cap. 361, tom. 11 Rer. Ital.], fra il suo cuore e le sue parole passava poca armonia, ed egli si trovò in grandi affanni allo scorgere che titubavano nella fede i primati milanesi. Ne scrisse ai collegati ghibellini; fece venir di Piacenza Galeazzo suo primogenito, in cui mano rassegnò il governo; e poi si diede alla visita de' sacri templi, con professar dappertutto la fede cattolica. Probabilmente questi fieri sconcerti d'animo, aggiunti all'età d'anni settantadue, quei furono che il fecero cader malato nel monistero di Crescenzago, dove finì di vivere circa il dì 27 di giugno dell'anno presente. Dagli scrittori milanesi egli vien chiamatoMatteo il Magnoper cagion del suo gran senno che il condusse a sì alto grado di principato; ma non si sa che alcuno il piagnesse morto, perchè vivo avea forte aggravati i popoli, nè era esente da vizii. Lasciò dopo di sè cinque figliuoli,Galeazzo, Marco, Luchino, Stefano, tutti e quattro ammogliati, eGiovannicherico, già eletto arcivescovo di Milano, ma rifiutato dal papa.Tennero questi celata la morte del padre per lo spazio di quattordici dì; e fecero seppellire il di lui corpo in luogo ignoto per cagion delle scomuniche e dell'interdetto: dopo il qual tempoGaleazzoebbe maniera di farsi proclamare signor di Milano. Ma non gli mancarono de' nemici in casa. Fra gli altri si contò Francesco da Garbagnate, quel medesimo che avea sotto Arrigo VII aiutato con tanta attenzione Matteo Visconte a salire, e che poi riempiuto di benefizii e di roba da lui, era divenuto uno de' più benestanti ed autorevoli di Milano. Del pari Lodrisio Visconte figliuolo d'un fratello d'esso Matteo, per tacere degli altri, palesò il suo mal talento contra di Galeazzo. Accadde in questi tempi la vittoria, che già abbiam detto, riportata daMarco Viscontein Bassignana, il cui borgo venne ancora alle sue mani; ma ciò non trattenne punto il pendio della fortuna avversa ad esso Galeazzo. Aveva egli lasciata in Piacenza Beatrice Estense sua moglie col giovinettoAzzosuo figliuolo alla custodia della città[Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic. Chron. Astense, tom. 11 Rer. Italic.]. Intanto Verzusio Lando, che era presso il legato pontificio, manipulò una congiura con alcuni cittadini di Piacenza; ed ottenuto da esso legato un buon corpo di cavalleria, nella notte precedente al dì 9 di ottobre arrivò a quella città. Per un'apertura fatta dai traditori (fra' quali Buonincontro[Boninc. Morigia, lib. 3, cap. 4, tom. 12 Rer. Italic.]mette anche Manfredi Lando, benchè la Cronica di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]dica il contrario) entrò Verzusio nella città. Ebbe il giovane Azzo Visconte la sorte di potersi salvare per senno della marchesa Beatrice sua madre e donna virile, la quale, gittando dalle finestre gran copia di moneta, fermò i soldati papalini, e fece attaccar lite fra loro, e in questo mentre diede tempo al figliuolo di scappare a Fiorenzuola con dodici cavalli. Patì elladipoi delle gravi molestie; pure fu onorevolmente accompagnata fuori di Piacenza. Nel dì 27 di novembre fece la sua entrata in quella città il legato pontificio, e i Piacentini si diedero al papa, eleggendolo per loro signor temporale, secondo la Cronica di Piacenza,toto tempore vitae suae. Intorno a questo punto, cioè del dominio allora acquistato da papa Giovanni nella città di Piacenza, s'è disputato negli anni addietro fra gli avvocati della Chiesa romana e quei dell'imperadore, pretendendo i primi che il popolo di Piacenza, dopo alcuni anni, con pubblico atto riconoscessero che Piacenza col suo distrettoimmediate subjecta sit et fuerit ab antiquo sanctae romanae Ecclesiae; e pretendendo gli altri, con addurre pubblico documento, che quella sia un'impostura, e che la signoria di Piacenza, data a quel pontefice, fosse chiaramente ristretta al tempo della vacanza dell'imperio, come fu fatto circa questi tempi da Parma, Modena ed altri simili città non mai suggette in addietro al temporal dominio de' romani pontefici.Anche i Rossi co' figliuoli di Giberto da Correggio[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]nel dì 19 del mese di settembre occuparono la città di Parma, e ne scacciarono Giamquillico di San-Vitale con tutti i suoi aderenti ghibellini. Scrivono altri[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]che fecero prigione il San-Vitale, e il misero in una gabbia di ferro. Abbiamo negli Annali Ecclesiastici[Raynald., in Annal. Eccles. ad hunc annum, num. 13.]l'atto in cui quel popolo si mise anch'esso sotto il dominio del papa, mavacante imperio, sicut nunc vacare dignoscitur.Certamente può quest'atto far dubitare d'interpolazione nel troppo diverso spettante a Piacenza. I Reggiani anch'essi dimandarono ed ebbero dal legato pontificio un vicario del papa al loro governo. Ma eccoti un'altra peripezia. Andarono tanto innanzi le mine interneed esterne in Milano, che quei primati, avendo guadagnato il presidio tedesco di quella città[Bonincontrus, Chron. Mod., lib. 3, cap. 7, tom. 12 Rer. Ital. Chron. Astense, cap. 109, tom. 11 Rer. Ital.], nel dì 8 di novembre mossero a rumore la terra contro aGaleazzo Visconte, il quale, dopo aver sostenuto con gran vigore più battaglie, finalmente fu costretto a prendere la fuga. Si ritirò egli a Lodi, dove amorevolmente venne accollo dai Vestarini, caporali della fazion ghibellina di quella città. Qualche accordo, ma non so ben dir quale, pare che succedesse, o almen si trattasse, fra il legato del papa e i reggenti allora di Milano, che tuttavia si tenevano a parte ghibellina, e fecero lor capitano un tal Giovanni dalla Torre Borgognone. Ma che? Nella Martesana cominciarono i Guelfi a muovere delle sedizioni, e s'impadronirono della città di Monza coll'espulsion de' Ghibellini. Corsero allora a Monza assaissimi ribaldi di Bergamo e di Crema; ma vi accorsero ancora Lodrisio Visconte e Francesco da Garbagnate coll'esercito milanese, per gastigar questa ribellione, benchè fatta da pochi malviventi, e per forza v'entrarono. Quivi le crudeltà e la lussuria si sfogarono per tre dì, e andò ogni cosa a sacco, senza distinguere Guelfi da Ghibellini. Poco andò che, trovandosi in confusione il governo di Milano, nè mantenendosi dal legato ai Milanesi, nè da' Milanesi alla guarnigion tedesca le promesse, i Tedeschi, pentiti di aver cacciatoGaleazzo Visconte, che li teneva dianzi nella bambagia, spedirono a Lodi ad invitarlo. Fece egli segretamente trattar con Lodrisio Visconte, e si convenne con lui[Boninc. Morigia, lib. 3, cap. 14. Corio, Istoria di Milano. Gualvaneus Flamma, cap. 361, tom. 11 Rer. Ital.]; laonde nel dì 9 di dicembre rientrò, e fu confermato capitano e signore della città. Se n'andò a spasso il Borgognone, e per paura di Galeazzo, Francesco da Garbagnate, Simon Crivello ed altri nobili, già congiurati contra di lui, si ridussero a Piacenza,dove si diedero a muovere cielo e terra contra de' Visconti. Nel dì 3 di settembre di quest'annoCane dalla ScalaePasserinosignor di Mantova e Modena[Moranus, Chronic., tom. 11 Rer. Ital. Johannes de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.], con grosso esercito, a cui intervennero anche i Modenesi, andarono sotto Reggio in favore de' Sessi e degli altri fuorusciti ghibellini. Cinque bei borghi avea quella città; tutti furono dati alle fiamme, parte da' cittadini e parte dagli assedianti. La nuova della mutazion seguita in Parma li fece tornare in fretta alle lor case. Nel dì 9 di maggio[Chron. Bononiens., tom. eodem.]Romeo de' Pepoli con Testa de' Gozzadini e cogli altri usciti di Bologna, rinforzato da assaissimi Ferraresi e Romagnuoli, avendo intelligenza con alcuni de' suoi parziali in Bologna, andò colà una notte, sperando di rientrare nella città. E già aveano rotti i catenacci e le serrature d'una porta; ma andò loro fallito il colpo, perchè dal popolo mosso all'armi fu impedito loro l'ingresso. Furono perciò mandati a' confini i Gozzadini e molti altri nobili di quella città; alcuni ancora finirono la vita col capestro, e la città restò tutta sossopra. Morì poscia Romeo de' Pepoli nel dì primo di ottobre in Avignone, dove si era portato per ottenere il favor del papa.Tenevano la signoria di Ravenna in questi tempiGuidoeRinaldofratelli da Polenta[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6.]. Dimorava il primo in Bologna, capitano di quel popolo; l'altro se ne stava in Ravenna, arcidiacono di quella chiesa, e d'essa già eletto arcivescovo dopo la morte accaduta in quest'anno di un altroRinaldo arcivescovodi santa vita.Ostasio da Polentasignore di Cervia, in cui la smoderata voglia di dominare avea estinto ogni riflesso di parentela e sentimento d'umanità, ito a Ravenna come amico, barbaramente tolse di vita esso Rinaldo arcivescovo eletto, ed occupò il dominio di quella città. Dopoun lunghissimo assedio i Perugini[Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9, cap. 137.]riacquistarono nel dì 2 d'aprile la città d'Assisi, ma con loro infamia, perchè contro i patti corsero la terra, ed uccisero a furore più di cento di que' cittadini, e smantellarono dipoi tutte le mura e fortezze di quella città, con altri aggravii. Pareva in questi tempiFederigo contedi Montefeltro in un bell'ascendente di fortuna, perchè padrone d'Urbino e d'altre città ghibelline, che il riguardavano come lor capo in quelle contrade, bench'egli fosse scomunicato dal papa, e dichiarato, secondo l'uso d'allora, eretico ed idolatra. Per gl'impegni della guerra aveva egli caricato di taglie ed imposte gli Urbinati. Quel popolo in furia nel dì 22 d'aprile (il Villani dice 26) si mosse contra di lui. Rifugiossi egli nella sua fortezza della Torre. Ma ritrovandosi ivi sprovveduto di gente e di viveri, col capestro al collo chiedendo misericordia, si diede nelle mani dell'inferocito popolo. La misericordia che usarono a lui e ad un suo figliuolo, fu di metterli in pezzi, e di seppellirli come scomunicati a guisa di cavalli morti. Nel dì primo di gennaio dell'anno presente i Fiorentini[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 139.]si liberarono dalla signoria delre Roberto. V'ha chi scrive, averla spontaneamente rinunziata esso re. Si può crede un'immaginazione. Le città allora avvezze alla libertà trovavano pesanti i padroni, ancorchè buoni; nè Roberto era principe da disprezzar così nobil boccone. Tornarono in quest'anno alle mani degli uffiziali pontificii le città di Recanati, di Fano e d'Urbino. Anche Osimo loro si diede nel mese di maggio; ma nell'agosto si tornò a ribellare; ed unito il popolo d'essa città con quei di Fermo e Fabriano, e coi Ghibellini di quelle parti, fece guerra al marchese della marca d'Ancona.Castrucciosignor di Lucca cotanto molestò i Pistoiesi, che quel popolo fece, contro la volontà deiFiorentini, tregua con lui, obbligandosi di pagargli ogni anno quattro mila fiorini d'oro. Continuò in quest'anno ancora l'aspra guerra fra i Genovesi[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Ital. Giovanni Villani.]i e loro usciti ghibellini; e quantunque ilre Robertomandasse in aiuto dei primi una buona flotta, pure non potè impedire che i fuorusciti non ripigliassero per forza la città d'Albenga. Di gran sangue fu sparso in quest'anno in Germania; imperocchè i due eletti re de' Romani, cioèFederigo ducad'Austria eLodovico ducadi Baviera, vennero con due possenti eserciti alle mani, per decidere le lor contese col ferro nel dì 28 o 29 di settembre[Rebdorf. Cortus. Histor, tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9. Continuat. Albert. Argentin., et alii.]. In quella terribil giornata, che costò la vita a molte migliaia di persone, rimase sconfitto e prigioniere del Bavaro il re Federigo conArrigosuo fratello. Scrittore c'è che sembra attribuire la disavventura di questi principi a gastigo di Dio, perchè, chiamati dal papa in Italia contro ai tiranni ed eretici di Lombardia, aveano tradita la causa pontificia con ritirarsi. Idea strana che vuole far Dio sì interessato ne' politici disegni e nell'ingrandimento temporale dei papi, come certamente egli è nella conservazione della sua vera religione e Chiesa; e quasi fosse peccato grave l'essere desistito un re de' Romani, futuro imperadore, dall'assassinar sè stesso col procurar la rovina de' Ghibellini amanti dell'imperio, e l'esaltazione de' Guelfi nemici d'esso imperio.

Benchè sul principio di quest'anno un bell'aspetto prendesse la fortuna dei Visconti, pure, andando innanzi, cominciò forte a vacillare, e parve vicino alla rovina. AvendoGaleazzo Viscontecontinuato l'assedio alla città di Cremona[Corio, Istor. di Milano.], nel dì 17 di gennaio dell'anno presente n'entrò in possesso; e, fattosi eleggere signore di quella città, v'introdusse tutti i fuorusciti, eccettochè i Cavalcabò: dopo di che se ne tornò a Piacenza, dove si dichiarò nemico suo Verzusio Lando, per aver egli, secondochè allora fu detto, mostrate voglie impure verso Bianchina, bellissima ed insieme onesta moglie d'esso Verzusio[Bonincontrus Morigia, lib. 3, cap. 2, tom. 12 Rer. Ital.]. Galeazzo tolse al Lando il castello di Rivalta; ma costogli ben caro l'aver perduta l'amicizia di questo nobile, siccome fra poco vedremo. Nel febbraio il legato pontificio, cioè ilcardinale Beltrandodal Poggetto, nel luogo di Burgolio dell'Alessandrino,con gran solennità fulminò tutte le maledizioni di Dio, e pubblicò e confermò tutte le scomuniche e gl'interdetti contro la persona diMatteo Visconte, de' suoi figliuoli e fautori, e delle di lui città, col confisco de' beni, schiavitù delle persone, come se si trattasse di Saraceni. Furono ancora aperti tutti i tesori delle indulgenze e del perdono de' peccati a chi prendeva la croce e l'armi contra di questi pretesi eretici. Nello stesso mese in Genova[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom, 17 Rer. Ital.]con grande allegria di quel popolo si fece la pubblicazione di quelle scomuniche e della medesima crociata. Dopo aver fattoRaimondo da Cardona, generale del papa e delre Roberto, molti danni all'Alessandrino[Chronic. Astense, tom. 11 Rer. Ital.]e Tortonese, andò colle macchine militari per espugnare il castello di Bassignana. Nel dì 6 di luglioMarco Viscontecon due mila cavalli e dieci mila fanti andò a trovarlo[Bonincontr. Morigia, lib. 3, cap. 27, tom. 12 Rer. Ital.]. Tuttochè Raimondo fosse inferior di gente, pure temerariamente andò ad assalirlo, e gran sangue si sparse. Ma egli ne rimase sconfitto, e più di cinquecento cavalieri e circa ducento balestrieri e pedoni de' suoi furono menati prigioni. Poco nondimeno servì ai Visconti questo vantaggio, perchè di tanto in tanto venivano spediti nuovi rinforzi al Cardona da papa Giovanni e dal re Roberto, ed erano in aria altri nuvoli. E qui convien prima accennare un altro spediente preso da esso papa e re, per mettere a terra i Ghibellini. Fecero essi maneggio, acciocchèFederigo d'Austriaeletto re de' Romani venisse colle sue forze in Italia alla distruzion de' Visconti, dandogli a credere di voler decidere la lite dell'imperio in suo favore, e mettere a lui in capo la corona[Corio, Istor. di Milano.]. Non si attentò già Federigo di venire in persona per timore del Bavaro, ma bensì, dopo aver ricevuto dal papa un aiuto di cento milafiorini d'oro, fece calare in ItaliaArrigosuo fratello, il quale con due mila cavalli arrivò a Brescia[Malvec., Chronic. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.], accolto con sommo onore da quel popolo. Quivi era ancoraPagano dalla Torre patriarcad'Aquileia, che, pubblicata contra de' Visconti e degli altri Ghibellini, chiamati ribelli della Chiesa, la terribil bolla delle scomuniche, predicò la crociata, e mise in armi quattro o cinque mila persone pronte a' suoi cenni. L'arrivo di Arrigo d'Austria sbalordì i principi de' Ghibellini, che non si sentivano voglia di cedere a' suoi comandamenti, e resistendo parea loro d'alzar bandiera contro all'imperio, per essere il di lui fratello eletto re de' Romani. Fatto un parlamento, spedirono a lui ambasciatori, rappresentandogli che solenne pazzia sarebbe quella di procedere contra dei Ghibellini, unici fedeli dell'imperio in Italia; essere quella una trama del re Roberto per annientare la fazion ghibellina ed innalzar la guelfa: il che se gli veniva fatto, restava egli padron dell'Italia, e metteva un buon catenaccio alle porte di essa, di modo che nè il re Federigo, nè altro principe di Germania avrebbe più potuto goderne la signoria. Trovò Arrigo co' suoi consiglieri fondate queste ragioni; e comunicatele al fratello, gli fece mutar parere; laonde, allorchè era in viaggio per andare a rimettere in Bergamo i fuorusciti guelfi, che gli aveano promesso venti mila fiorini, non volle passar oltre, schiettamente dicendo:Son io venuto qua per abbattere i fedeli dell'imperio? Signor no. Piuttosto ad innalzarli. E fattagli istanza da' Bresciani, perchè li liberasse dalla molestia de' fuorusciti, disse di farlo, purchè gli dessero le porte della città in guardia e due mila fiorini. Il danaro, ma non le porte, vollero dargli i Bresciani, ed egli sdegnato passò con sue genti a Verona, dove magnificamente ricevuto da Cane Scaligero, gli furono contati a nome della lega ghibellina sessanta milafiorini, coi quali se ne ritornò assai contento in Germania.

Ancorchè passasse questo minaccioso turbine, pure avea esso dianzi recato gran pregiudizio agli affari diMatteo Visconte. Imperciocchè molti nobili milanesi fin dal mese di febbraio si diedero a macchinare la di lui depressione; parte per vedere che si preparavano in Italia, in Francia e fino in Germania tante armi contra di lui e della loro città; parte per terror delle scomuniche; e parte perchè segretamente guadagnati dal disinvolto legato del papa, che prometteva i secoli d'oro ai Milanesi, e particolari ricompense a certe persone, se si davano al papa e al re Roberto. Secondo alcuni scrittori[Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., lib. 3, cap. 2, tom. 12 Rer. Ital. Chron. Astense, cap. 105, tom. 11 Rer. Ital.], pare che lo stesso Matteo si mostrasse inclinato a cedere; ma, secondo altri[Corio, Istoria di Milano. Gualvan. Flamma, cap. 361, tom. 11 Rer. Ital.], fra il suo cuore e le sue parole passava poca armonia, ed egli si trovò in grandi affanni allo scorgere che titubavano nella fede i primati milanesi. Ne scrisse ai collegati ghibellini; fece venir di Piacenza Galeazzo suo primogenito, in cui mano rassegnò il governo; e poi si diede alla visita de' sacri templi, con professar dappertutto la fede cattolica. Probabilmente questi fieri sconcerti d'animo, aggiunti all'età d'anni settantadue, quei furono che il fecero cader malato nel monistero di Crescenzago, dove finì di vivere circa il dì 27 di giugno dell'anno presente. Dagli scrittori milanesi egli vien chiamatoMatteo il Magnoper cagion del suo gran senno che il condusse a sì alto grado di principato; ma non si sa che alcuno il piagnesse morto, perchè vivo avea forte aggravati i popoli, nè era esente da vizii. Lasciò dopo di sè cinque figliuoli,Galeazzo, Marco, Luchino, Stefano, tutti e quattro ammogliati, eGiovannicherico, già eletto arcivescovo di Milano, ma rifiutato dal papa.Tennero questi celata la morte del padre per lo spazio di quattordici dì; e fecero seppellire il di lui corpo in luogo ignoto per cagion delle scomuniche e dell'interdetto: dopo il qual tempoGaleazzoebbe maniera di farsi proclamare signor di Milano. Ma non gli mancarono de' nemici in casa. Fra gli altri si contò Francesco da Garbagnate, quel medesimo che avea sotto Arrigo VII aiutato con tanta attenzione Matteo Visconte a salire, e che poi riempiuto di benefizii e di roba da lui, era divenuto uno de' più benestanti ed autorevoli di Milano. Del pari Lodrisio Visconte figliuolo d'un fratello d'esso Matteo, per tacere degli altri, palesò il suo mal talento contra di Galeazzo. Accadde in questi tempi la vittoria, che già abbiam detto, riportata daMarco Viscontein Bassignana, il cui borgo venne ancora alle sue mani; ma ciò non trattenne punto il pendio della fortuna avversa ad esso Galeazzo. Aveva egli lasciata in Piacenza Beatrice Estense sua moglie col giovinettoAzzosuo figliuolo alla custodia della città[Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic. Chron. Astense, tom. 11 Rer. Italic.]. Intanto Verzusio Lando, che era presso il legato pontificio, manipulò una congiura con alcuni cittadini di Piacenza; ed ottenuto da esso legato un buon corpo di cavalleria, nella notte precedente al dì 9 di ottobre arrivò a quella città. Per un'apertura fatta dai traditori (fra' quali Buonincontro[Boninc. Morigia, lib. 3, cap. 4, tom. 12 Rer. Italic.]mette anche Manfredi Lando, benchè la Cronica di Piacenza[Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.]dica il contrario) entrò Verzusio nella città. Ebbe il giovane Azzo Visconte la sorte di potersi salvare per senno della marchesa Beatrice sua madre e donna virile, la quale, gittando dalle finestre gran copia di moneta, fermò i soldati papalini, e fece attaccar lite fra loro, e in questo mentre diede tempo al figliuolo di scappare a Fiorenzuola con dodici cavalli. Patì elladipoi delle gravi molestie; pure fu onorevolmente accompagnata fuori di Piacenza. Nel dì 27 di novembre fece la sua entrata in quella città il legato pontificio, e i Piacentini si diedero al papa, eleggendolo per loro signor temporale, secondo la Cronica di Piacenza,toto tempore vitae suae. Intorno a questo punto, cioè del dominio allora acquistato da papa Giovanni nella città di Piacenza, s'è disputato negli anni addietro fra gli avvocati della Chiesa romana e quei dell'imperadore, pretendendo i primi che il popolo di Piacenza, dopo alcuni anni, con pubblico atto riconoscessero che Piacenza col suo distrettoimmediate subjecta sit et fuerit ab antiquo sanctae romanae Ecclesiae; e pretendendo gli altri, con addurre pubblico documento, che quella sia un'impostura, e che la signoria di Piacenza, data a quel pontefice, fosse chiaramente ristretta al tempo della vacanza dell'imperio, come fu fatto circa questi tempi da Parma, Modena ed altri simili città non mai suggette in addietro al temporal dominio de' romani pontefici.

Anche i Rossi co' figliuoli di Giberto da Correggio[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]nel dì 19 del mese di settembre occuparono la città di Parma, e ne scacciarono Giamquillico di San-Vitale con tutti i suoi aderenti ghibellini. Scrivono altri[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]che fecero prigione il San-Vitale, e il misero in una gabbia di ferro. Abbiamo negli Annali Ecclesiastici[Raynald., in Annal. Eccles. ad hunc annum, num. 13.]l'atto in cui quel popolo si mise anch'esso sotto il dominio del papa, mavacante imperio, sicut nunc vacare dignoscitur.Certamente può quest'atto far dubitare d'interpolazione nel troppo diverso spettante a Piacenza. I Reggiani anch'essi dimandarono ed ebbero dal legato pontificio un vicario del papa al loro governo. Ma eccoti un'altra peripezia. Andarono tanto innanzi le mine interneed esterne in Milano, che quei primati, avendo guadagnato il presidio tedesco di quella città[Bonincontrus, Chron. Mod., lib. 3, cap. 7, tom. 12 Rer. Ital. Chron. Astense, cap. 109, tom. 11 Rer. Ital.], nel dì 8 di novembre mossero a rumore la terra contro aGaleazzo Visconte, il quale, dopo aver sostenuto con gran vigore più battaglie, finalmente fu costretto a prendere la fuga. Si ritirò egli a Lodi, dove amorevolmente venne accollo dai Vestarini, caporali della fazion ghibellina di quella città. Qualche accordo, ma non so ben dir quale, pare che succedesse, o almen si trattasse, fra il legato del papa e i reggenti allora di Milano, che tuttavia si tenevano a parte ghibellina, e fecero lor capitano un tal Giovanni dalla Torre Borgognone. Ma che? Nella Martesana cominciarono i Guelfi a muovere delle sedizioni, e s'impadronirono della città di Monza coll'espulsion de' Ghibellini. Corsero allora a Monza assaissimi ribaldi di Bergamo e di Crema; ma vi accorsero ancora Lodrisio Visconte e Francesco da Garbagnate coll'esercito milanese, per gastigar questa ribellione, benchè fatta da pochi malviventi, e per forza v'entrarono. Quivi le crudeltà e la lussuria si sfogarono per tre dì, e andò ogni cosa a sacco, senza distinguere Guelfi da Ghibellini. Poco andò che, trovandosi in confusione il governo di Milano, nè mantenendosi dal legato ai Milanesi, nè da' Milanesi alla guarnigion tedesca le promesse, i Tedeschi, pentiti di aver cacciatoGaleazzo Visconte, che li teneva dianzi nella bambagia, spedirono a Lodi ad invitarlo. Fece egli segretamente trattar con Lodrisio Visconte, e si convenne con lui[Boninc. Morigia, lib. 3, cap. 14. Corio, Istoria di Milano. Gualvaneus Flamma, cap. 361, tom. 11 Rer. Ital.]; laonde nel dì 9 di dicembre rientrò, e fu confermato capitano e signore della città. Se n'andò a spasso il Borgognone, e per paura di Galeazzo, Francesco da Garbagnate, Simon Crivello ed altri nobili, già congiurati contra di lui, si ridussero a Piacenza,dove si diedero a muovere cielo e terra contra de' Visconti. Nel dì 3 di settembre di quest'annoCane dalla ScalaePasserinosignor di Mantova e Modena[Moranus, Chronic., tom. 11 Rer. Ital. Johannes de Bazano, tom. 15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.], con grosso esercito, a cui intervennero anche i Modenesi, andarono sotto Reggio in favore de' Sessi e degli altri fuorusciti ghibellini. Cinque bei borghi avea quella città; tutti furono dati alle fiamme, parte da' cittadini e parte dagli assedianti. La nuova della mutazion seguita in Parma li fece tornare in fretta alle lor case. Nel dì 9 di maggio[Chron. Bononiens., tom. eodem.]Romeo de' Pepoli con Testa de' Gozzadini e cogli altri usciti di Bologna, rinforzato da assaissimi Ferraresi e Romagnuoli, avendo intelligenza con alcuni de' suoi parziali in Bologna, andò colà una notte, sperando di rientrare nella città. E già aveano rotti i catenacci e le serrature d'una porta; ma andò loro fallito il colpo, perchè dal popolo mosso all'armi fu impedito loro l'ingresso. Furono perciò mandati a' confini i Gozzadini e molti altri nobili di quella città; alcuni ancora finirono la vita col capestro, e la città restò tutta sossopra. Morì poscia Romeo de' Pepoli nel dì primo di ottobre in Avignone, dove si era portato per ottenere il favor del papa.

Tenevano la signoria di Ravenna in questi tempiGuidoeRinaldofratelli da Polenta[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6.]. Dimorava il primo in Bologna, capitano di quel popolo; l'altro se ne stava in Ravenna, arcidiacono di quella chiesa, e d'essa già eletto arcivescovo dopo la morte accaduta in quest'anno di un altroRinaldo arcivescovodi santa vita.Ostasio da Polentasignore di Cervia, in cui la smoderata voglia di dominare avea estinto ogni riflesso di parentela e sentimento d'umanità, ito a Ravenna come amico, barbaramente tolse di vita esso Rinaldo arcivescovo eletto, ed occupò il dominio di quella città. Dopoun lunghissimo assedio i Perugini[Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9, cap. 137.]riacquistarono nel dì 2 d'aprile la città d'Assisi, ma con loro infamia, perchè contro i patti corsero la terra, ed uccisero a furore più di cento di que' cittadini, e smantellarono dipoi tutte le mura e fortezze di quella città, con altri aggravii. Pareva in questi tempiFederigo contedi Montefeltro in un bell'ascendente di fortuna, perchè padrone d'Urbino e d'altre città ghibelline, che il riguardavano come lor capo in quelle contrade, bench'egli fosse scomunicato dal papa, e dichiarato, secondo l'uso d'allora, eretico ed idolatra. Per gl'impegni della guerra aveva egli caricato di taglie ed imposte gli Urbinati. Quel popolo in furia nel dì 22 d'aprile (il Villani dice 26) si mosse contra di lui. Rifugiossi egli nella sua fortezza della Torre. Ma ritrovandosi ivi sprovveduto di gente e di viveri, col capestro al collo chiedendo misericordia, si diede nelle mani dell'inferocito popolo. La misericordia che usarono a lui e ad un suo figliuolo, fu di metterli in pezzi, e di seppellirli come scomunicati a guisa di cavalli morti. Nel dì primo di gennaio dell'anno presente i Fiorentini[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 139.]si liberarono dalla signoria delre Roberto. V'ha chi scrive, averla spontaneamente rinunziata esso re. Si può crede un'immaginazione. Le città allora avvezze alla libertà trovavano pesanti i padroni, ancorchè buoni; nè Roberto era principe da disprezzar così nobil boccone. Tornarono in quest'anno alle mani degli uffiziali pontificii le città di Recanati, di Fano e d'Urbino. Anche Osimo loro si diede nel mese di maggio; ma nell'agosto si tornò a ribellare; ed unito il popolo d'essa città con quei di Fermo e Fabriano, e coi Ghibellini di quelle parti, fece guerra al marchese della marca d'Ancona.Castrucciosignor di Lucca cotanto molestò i Pistoiesi, che quel popolo fece, contro la volontà deiFiorentini, tregua con lui, obbligandosi di pagargli ogni anno quattro mila fiorini d'oro. Continuò in quest'anno ancora l'aspra guerra fra i Genovesi[Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Ital. Giovanni Villani.]i e loro usciti ghibellini; e quantunque ilre Robertomandasse in aiuto dei primi una buona flotta, pure non potè impedire che i fuorusciti non ripigliassero per forza la città d'Albenga. Di gran sangue fu sparso in quest'anno in Germania; imperocchè i due eletti re de' Romani, cioèFederigo ducad'Austria eLodovico ducadi Baviera, vennero con due possenti eserciti alle mani, per decidere le lor contese col ferro nel dì 28 o 29 di settembre[Rebdorf. Cortus. Histor, tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9. Continuat. Albert. Argentin., et alii.]. In quella terribil giornata, che costò la vita a molte migliaia di persone, rimase sconfitto e prigioniere del Bavaro il re Federigo conArrigosuo fratello. Scrittore c'è che sembra attribuire la disavventura di questi principi a gastigo di Dio, perchè, chiamati dal papa in Italia contro ai tiranni ed eretici di Lombardia, aveano tradita la causa pontificia con ritirarsi. Idea strana che vuole far Dio sì interessato ne' politici disegni e nell'ingrandimento temporale dei papi, come certamente egli è nella conservazione della sua vera religione e Chiesa; e quasi fosse peccato grave l'essere desistito un re de' Romani, futuro imperadore, dall'assassinar sè stesso col procurar la rovina de' Ghibellini amanti dell'imperio, e l'esaltazione de' Guelfi nemici d'esso imperio.


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