MCCCXXIIIAnno diCristomcccxxiii. Indiz.VI.Giovanni XXIIpapa 8.Imperio vacante.Piena di guai fu in quest'anno la Lombardia per l'ostinata guerra continuata dapapa Giovannie dalre Robertoai Visconti[Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., lib. 3, cap. 19, tom. 12 Rer. Ital. Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital. Corio, Istor. di Milano, et alii.]. Fece il legato pontificioBeltrandomassa grande di gente. N'ebbe da' Bolognesi, Fiorentini, Reggiani, Parmigiani, Piacentini ed altri Lombardi. VenneArrigo di Fiandracon un corpo d'armati a trovarlo per desiderio di riaver Lodi, di cui il fu imperadoreArrigo VIIlo avea investito. AccorsePagano dalla Torrepatriarca con Francesco, Simone, Moschino ed altri Torriani, conducendo seco molte schiere di combattenti furlani. In somma si contarono alla mostra del suo esercito otto mila cavalli e trenta mila pedoni.Galeazzocoi fratelli Visconti procurò anch'egli quanti aiuti potè da Como, Novara, Vercelli, Pavia, Lodi, Bergamo, e da altri amici suoi; e, benchè di troppo gli fossero superiori di forze i nemici, pure si preparò ad una gagliarda difesa. Già era succeduto un conflitto nel dì 25 di febbraio al fiume Adda[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 189.]. Avea Galeazzo inviati i suoi due fratelliMarcoeLuchinocon sei mila fanti e mille cavalli a guardare il passo di quel fiume. Nel dì suddetto in vicinanza di Trezzo lo passarono Simone Crivello e Francesco da Garbagnate nemici fieri de' Visconti, con assaissime squadre d'armati. Marco Visconte, che si trovava a quel passo con cinquecento soli cavalli, gli assalì, e fece strage di molti, fra' quali essendo stati presi i suddetti due capi de' fuorusciti milanesi, non potè contenersi dall'ucciderli di sua mano. Crescendo poi la piena de' nemici, perchè ne passò un altro gran corpo, Marco con perdita di pochi de' suoi si ritirò a Milano. Entrò poi il formidabil esercito del legato nel territorio di Milano sotto il comando diRaimondo da Cardona, di Arrigo di Fiandra, di Castrone nipote del legato, e d'altri tenenti generali[Gualvan. Flamma, cap. 362, tom. 11 Rer. Italic.]. Dopo l'acquisto di Monza, di Caravaggio e diVimercato, un altro fatto d'armi succedette nel dì 19 d'aprile al luogo della Trezella (Garazzuola vien chiamato dal Villani) fra i suddetti due fratelli Visconti e parte dell'esercito pontificio, in cui restò indecisa la vittoria. Maggiore nondimeno, secondo alcuni, fu la perdita dal canto di quei della Chiesa. Secondo il Villani, n'ebbero la peggio i Visconti. Passò dipoi nel dì 13 di giugno tutta la armata papale sotto Milano, ed accampossi ne' borghi di Porta Comasina, di Porta Tosa, Ticinese e Vercellina. Quasi due mesi durò quell'assedio, ma con poco frutto. Molti erano i Tedeschi che militavano in questi tempi in Italia, al soldo specialmente de' principi ghibellini: gente di gran valore, ma di niuna fede e venale. Si lasciarono corrompere dal danaro quei ch'erano in Milano al servigio di Galeazzo Visconte; e un dì presero l'armi contra di lui per ucciderlo od imprigionarlo. Si salvò egli nel suo palazzo, dove l'assediarono; maGiovanni Viscontesuo fratello, allora cherico, mosse all'armi tutte le soldatesche italiane, obbligò quei ribaldi a chiedere pace e misericordia, che loro fu conceduta, perchè il tempo così esigeva[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 211.]. Anzi i medesimi fecero che dieci bandiere d'altri Tedeschi, che erano al soldo della Chiesa nel campo, si partirono di là ed entrarono in Milano. L'essere andato fallito questo colpo agli uffiziali del papa, e il venire ogni dì scemando la loro gente per le sortite de' nemici e per le grandi malattie che condussero al sepolcro anche lo stesso Castrone generale dell'armata, e l'essere giunti ottocento uomini d'armi spediti daLodovico il Bavaroin aiuto di Galeazzo Visconte: questi motivi, congiunti colla mancanza delle vettovaglie, furono cagione che una notte tutte quelle gran brigate levarono precipitosamente il campo, e si ritirarono a Monza sul fine di luglio, con separarsi dipoi la loro armata. Nel mese susseguente i Milanesi andarono all'assedio di Monza, e vistettero sotto quasi due mesi; ma, avendo il legato inviata gran quantità di cavalli e fanti in aiuto di quella terra, se ne tornarono gli assedianti a guisa di sconfitti a Milano. Molti altri fatti di guerra succederono, prima che terminasse l'anno che io per brevità tralascio[Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. Georgius Stella, Annales Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. Ma non si dee tacere che in quest'annoRaimondo da Cardonanel dì 19 di febbraio ebbe a buoni patti la città di Tortona, e da lì a pochi giorni dalla guarnigione a forza di oro ebbe anche il castello. E nel dì 2 di aprile parimente la città d'Alessandria, per paura di assedio, venne in suo potere.Nel dì 17 di febbraio dell'anno presente, riuscì ai Genovesi[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 186.], dopo tanti affanni e dopo un sì lungo e sanguinoso assedio, di cacciar dai borghi della loro città i fuorusciti, con farne prigioni molti, e guadagnare un grosso bottino.Castrucciosignor di Lucca, sempre indefesso, riacquistò molte terre nella Garfagnana, e mise l'assedio a Prato, perchè quel popolo non gli volea pagar tributo, come faceano i Pistoiesi. Ma, accorsi con grande oste i Fiorentini, il fecero ritirare in fretta, senza operare di più, perchè la discordia, febbre ordinaria di quella città, scompigliò il parere di chi avea più senno. Era signore di Città di Castello in questi tempiBranca Guelfucci, che tiranneggiava forte quel popolo. Fecero trattato segreto alcuni di que' cittadini conGuido de' Tarlatida Pietramala, vescovo d'Arezzo, il quale spedì loro Tarlatino suo nipote con trecento cavalli. Entrati nel dì 2 d'ottobre costoro in tempo di notte, e corsa la terra, per forza ne cacciarono Branca e tutti i Guelfi, riducendo quella città a parte ghibellina: avvenimento sì sensibile alle città guelfe, che Firenze, Siena, Perugia, Orvieto, Gubbio e Bologna fecero dipoi grossa taglia insieme per far mutare stato a quella città. Fu poscia scomunicato per questo dal papa il vescovo d'Arezzo.Anche il popolo d'Urbino nel mese di aprile, a cagion de' soverchi aggravii, si ribellò ai ministri della Chiesa[Raynaldus, Annal. Eccl.]. Cominciò in quest'anno la rottura grande frapapa Giovanni XXIIeLodovico il Bavaro. Era Lodovico rimasto senza chi gli contrastasse la corona dell'imperio, perchè teneva nelle sue prigioni l'emuloFederigo ducad'Austria, con aggiugnere alcuno scrittore ch'esso Federigo infin l'anno presente rinunziò in favore di lui le sue ragioni: il che non so se sia vero. Il papa e ilre Roberto, a' quali premeva che durasse in quelle parti la discordia, nè l'Italia avesse imperadore, o alcuno imperador tedesco, per arrivar intanto al fine de' lor disegni, non solo animaronoLeopoldo, valoroso fratello di Federigo, a sostener la guerra contra del Bavaro, ma indussero anche il re di Francia a somministrargli de' gagliardi aiuti. IntantoGaleazzo Viscontee gli altri principi ghibellini, al vedersi venire addosso un sì fiero temporale dell'armi del papa, caldamente si raccomandarono con lettere e messi a Lodovico per ottener soccorso, rappresentandogli, che se riusciva al pontefice e a Roberto di aggiugnere a tante altre conquiste quella di Milano, era sbrigata pel regno d'Italia; perciocchè da che fosse giunta a trionfare la fazion guelfa nemica dell'imperio, poco o nulla sarebbe mancato a Roberto per mutare il titolo di vicario in quello di re d'Italia e d'imperadore; giacchè il papa mostrava abbastanza di non voler più Tedeschi a comandar le feste in queste contrade, e ognun sapeva ch'egli era lo zimbello delle voglie d'esso Roberto. Perciò Lodovico nell'aprile di questo anno inviò i suoi ambasciatori al legato cardinale, dimorante in Piacenza, con pregarlo di astenersi dal molestar Milano, ch'era dello imperio[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 194.]. Rispose l'accorto cardinale, non pretendere il papa di levare allo imperio alcuno de' suoi diritti, ma bensì di conservarli tutti; e ch'egli si maravigliavacome il loro signore volesse prender la protezione degli eretici. Fece anche istanza d'una copia del loro mandato, ch'essi cautamente negarono di avere su questo. Lodovico, informato che a nulla avea servito l'ambasciata, e che Milano era stretto d'assedio, mandò colà, come abbiam detto, ottocento (se pur furono tanti) uomini d'armi, che furono l'opportuno preservativo della caduta di quella città, inevitabile senza di questo soccorso. Dio vi dica l'ira di papa Giovanni, attizzata specialmente dal re Roberto[Chron. Astens., tom. 11 Rer. Ital.]. Nel dì 9 d'ottobre pubblicò egli un monitorio contra del Bavaro, accusandolo d'aver preso il titolo di re de' Romani senza venir prima approvato dal papa; e d'essersi mischiato nel governo degli Stati dell'imperio, spettante ai romani pontefici, durante la vacanza di esso; e di aver dato aiuto ai Visconti, benchè condannati come nemici della Chiesa romana ed eretici. Poscia nel luglio del seguente anno lo scomunicò[Raynaldus, Annal. Eccles.]. Lodovico di Baviera, intesa questa sinfonia, in un parlamento tenuto nell'anno seguente in Norimberga, fece un'autentica protesta, allegando che il papa faceva delle novità, ed era dietro ad usurpare i diritti dell'imperio, con toccar altre corde ch'io tralascio; ed appellò al concilio generale. Ecco dunque aperto il teatro della guerra fra esso Lodovico e il papa: guerra che si tirò dietro de' gravissimi scandali, per quanto vedremo.
Piena di guai fu in quest'anno la Lombardia per l'ostinata guerra continuata dapapa Giovannie dalre Robertoai Visconti[Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., lib. 3, cap. 19, tom. 12 Rer. Ital. Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital. Corio, Istor. di Milano, et alii.]. Fece il legato pontificioBeltrandomassa grande di gente. N'ebbe da' Bolognesi, Fiorentini, Reggiani, Parmigiani, Piacentini ed altri Lombardi. VenneArrigo di Fiandracon un corpo d'armati a trovarlo per desiderio di riaver Lodi, di cui il fu imperadoreArrigo VIIlo avea investito. AccorsePagano dalla Torrepatriarca con Francesco, Simone, Moschino ed altri Torriani, conducendo seco molte schiere di combattenti furlani. In somma si contarono alla mostra del suo esercito otto mila cavalli e trenta mila pedoni.Galeazzocoi fratelli Visconti procurò anch'egli quanti aiuti potè da Como, Novara, Vercelli, Pavia, Lodi, Bergamo, e da altri amici suoi; e, benchè di troppo gli fossero superiori di forze i nemici, pure si preparò ad una gagliarda difesa. Già era succeduto un conflitto nel dì 25 di febbraio al fiume Adda[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 189.]. Avea Galeazzo inviati i suoi due fratelliMarcoeLuchinocon sei mila fanti e mille cavalli a guardare il passo di quel fiume. Nel dì suddetto in vicinanza di Trezzo lo passarono Simone Crivello e Francesco da Garbagnate nemici fieri de' Visconti, con assaissime squadre d'armati. Marco Visconte, che si trovava a quel passo con cinquecento soli cavalli, gli assalì, e fece strage di molti, fra' quali essendo stati presi i suddetti due capi de' fuorusciti milanesi, non potè contenersi dall'ucciderli di sua mano. Crescendo poi la piena de' nemici, perchè ne passò un altro gran corpo, Marco con perdita di pochi de' suoi si ritirò a Milano. Entrò poi il formidabil esercito del legato nel territorio di Milano sotto il comando diRaimondo da Cardona, di Arrigo di Fiandra, di Castrone nipote del legato, e d'altri tenenti generali[Gualvan. Flamma, cap. 362, tom. 11 Rer. Italic.]. Dopo l'acquisto di Monza, di Caravaggio e diVimercato, un altro fatto d'armi succedette nel dì 19 d'aprile al luogo della Trezella (Garazzuola vien chiamato dal Villani) fra i suddetti due fratelli Visconti e parte dell'esercito pontificio, in cui restò indecisa la vittoria. Maggiore nondimeno, secondo alcuni, fu la perdita dal canto di quei della Chiesa. Secondo il Villani, n'ebbero la peggio i Visconti. Passò dipoi nel dì 13 di giugno tutta la armata papale sotto Milano, ed accampossi ne' borghi di Porta Comasina, di Porta Tosa, Ticinese e Vercellina. Quasi due mesi durò quell'assedio, ma con poco frutto. Molti erano i Tedeschi che militavano in questi tempi in Italia, al soldo specialmente de' principi ghibellini: gente di gran valore, ma di niuna fede e venale. Si lasciarono corrompere dal danaro quei ch'erano in Milano al servigio di Galeazzo Visconte; e un dì presero l'armi contra di lui per ucciderlo od imprigionarlo. Si salvò egli nel suo palazzo, dove l'assediarono; maGiovanni Viscontesuo fratello, allora cherico, mosse all'armi tutte le soldatesche italiane, obbligò quei ribaldi a chiedere pace e misericordia, che loro fu conceduta, perchè il tempo così esigeva[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 211.]. Anzi i medesimi fecero che dieci bandiere d'altri Tedeschi, che erano al soldo della Chiesa nel campo, si partirono di là ed entrarono in Milano. L'essere andato fallito questo colpo agli uffiziali del papa, e il venire ogni dì scemando la loro gente per le sortite de' nemici e per le grandi malattie che condussero al sepolcro anche lo stesso Castrone generale dell'armata, e l'essere giunti ottocento uomini d'armi spediti daLodovico il Bavaroin aiuto di Galeazzo Visconte: questi motivi, congiunti colla mancanza delle vettovaglie, furono cagione che una notte tutte quelle gran brigate levarono precipitosamente il campo, e si ritirarono a Monza sul fine di luglio, con separarsi dipoi la loro armata. Nel mese susseguente i Milanesi andarono all'assedio di Monza, e vistettero sotto quasi due mesi; ma, avendo il legato inviata gran quantità di cavalli e fanti in aiuto di quella terra, se ne tornarono gli assedianti a guisa di sconfitti a Milano. Molti altri fatti di guerra succederono, prima che terminasse l'anno che io per brevità tralascio[Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital. Georgius Stella, Annales Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]. Ma non si dee tacere che in quest'annoRaimondo da Cardonanel dì 19 di febbraio ebbe a buoni patti la città di Tortona, e da lì a pochi giorni dalla guarnigione a forza di oro ebbe anche il castello. E nel dì 2 di aprile parimente la città d'Alessandria, per paura di assedio, venne in suo potere.
Nel dì 17 di febbraio dell'anno presente, riuscì ai Genovesi[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 186.], dopo tanti affanni e dopo un sì lungo e sanguinoso assedio, di cacciar dai borghi della loro città i fuorusciti, con farne prigioni molti, e guadagnare un grosso bottino.Castrucciosignor di Lucca, sempre indefesso, riacquistò molte terre nella Garfagnana, e mise l'assedio a Prato, perchè quel popolo non gli volea pagar tributo, come faceano i Pistoiesi. Ma, accorsi con grande oste i Fiorentini, il fecero ritirare in fretta, senza operare di più, perchè la discordia, febbre ordinaria di quella città, scompigliò il parere di chi avea più senno. Era signore di Città di Castello in questi tempiBranca Guelfucci, che tiranneggiava forte quel popolo. Fecero trattato segreto alcuni di que' cittadini conGuido de' Tarlatida Pietramala, vescovo d'Arezzo, il quale spedì loro Tarlatino suo nipote con trecento cavalli. Entrati nel dì 2 d'ottobre costoro in tempo di notte, e corsa la terra, per forza ne cacciarono Branca e tutti i Guelfi, riducendo quella città a parte ghibellina: avvenimento sì sensibile alle città guelfe, che Firenze, Siena, Perugia, Orvieto, Gubbio e Bologna fecero dipoi grossa taglia insieme per far mutare stato a quella città. Fu poscia scomunicato per questo dal papa il vescovo d'Arezzo.Anche il popolo d'Urbino nel mese di aprile, a cagion de' soverchi aggravii, si ribellò ai ministri della Chiesa[Raynaldus, Annal. Eccl.]. Cominciò in quest'anno la rottura grande frapapa Giovanni XXIIeLodovico il Bavaro. Era Lodovico rimasto senza chi gli contrastasse la corona dell'imperio, perchè teneva nelle sue prigioni l'emuloFederigo ducad'Austria, con aggiugnere alcuno scrittore ch'esso Federigo infin l'anno presente rinunziò in favore di lui le sue ragioni: il che non so se sia vero. Il papa e ilre Roberto, a' quali premeva che durasse in quelle parti la discordia, nè l'Italia avesse imperadore, o alcuno imperador tedesco, per arrivar intanto al fine de' lor disegni, non solo animaronoLeopoldo, valoroso fratello di Federigo, a sostener la guerra contra del Bavaro, ma indussero anche il re di Francia a somministrargli de' gagliardi aiuti. IntantoGaleazzo Viscontee gli altri principi ghibellini, al vedersi venire addosso un sì fiero temporale dell'armi del papa, caldamente si raccomandarono con lettere e messi a Lodovico per ottener soccorso, rappresentandogli, che se riusciva al pontefice e a Roberto di aggiugnere a tante altre conquiste quella di Milano, era sbrigata pel regno d'Italia; perciocchè da che fosse giunta a trionfare la fazion guelfa nemica dell'imperio, poco o nulla sarebbe mancato a Roberto per mutare il titolo di vicario in quello di re d'Italia e d'imperadore; giacchè il papa mostrava abbastanza di non voler più Tedeschi a comandar le feste in queste contrade, e ognun sapeva ch'egli era lo zimbello delle voglie d'esso Roberto. Perciò Lodovico nell'aprile di questo anno inviò i suoi ambasciatori al legato cardinale, dimorante in Piacenza, con pregarlo di astenersi dal molestar Milano, ch'era dello imperio[Giovanni Villani, lib. 9, cap. 194.]. Rispose l'accorto cardinale, non pretendere il papa di levare allo imperio alcuno de' suoi diritti, ma bensì di conservarli tutti; e ch'egli si maravigliavacome il loro signore volesse prender la protezione degli eretici. Fece anche istanza d'una copia del loro mandato, ch'essi cautamente negarono di avere su questo. Lodovico, informato che a nulla avea servito l'ambasciata, e che Milano era stretto d'assedio, mandò colà, come abbiam detto, ottocento (se pur furono tanti) uomini d'armi, che furono l'opportuno preservativo della caduta di quella città, inevitabile senza di questo soccorso. Dio vi dica l'ira di papa Giovanni, attizzata specialmente dal re Roberto[Chron. Astens., tom. 11 Rer. Ital.]. Nel dì 9 d'ottobre pubblicò egli un monitorio contra del Bavaro, accusandolo d'aver preso il titolo di re de' Romani senza venir prima approvato dal papa; e d'essersi mischiato nel governo degli Stati dell'imperio, spettante ai romani pontefici, durante la vacanza di esso; e di aver dato aiuto ai Visconti, benchè condannati come nemici della Chiesa romana ed eretici. Poscia nel luglio del seguente anno lo scomunicò[Raynaldus, Annal. Eccles.]. Lodovico di Baviera, intesa questa sinfonia, in un parlamento tenuto nell'anno seguente in Norimberga, fece un'autentica protesta, allegando che il papa faceva delle novità, ed era dietro ad usurpare i diritti dell'imperio, con toccar altre corde ch'io tralascio; ed appellò al concilio generale. Ecco dunque aperto il teatro della guerra fra esso Lodovico e il papa: guerra che si tirò dietro de' gravissimi scandali, per quanto vedremo.