MCCCXXIX

MCCCXXIXAnno diCristomcccxxix. IndizioneXII.Giovanni XXIIpapa 14.Imperio vacante.Stando in PisaLodovico il Bavaro, si trovava più che mai fallito di moneta. Erano alla corte di luiAzzofigliuolo eGiovannifratello del fuGaleazzo Visconte[Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 10, cap. 117.], e forse erano forzati a starvi. Unitisi questi conMarco Visconte, stato sempre in grazia d'esso Bavaro, seppero così ben trattare i fatti loro, che coll'esibizione di settanta mila fiorini d'oro (il Villani dice cento venticinque mila), da pagarsegli parte in Milano e parte dappoi, ottennero quanto vollero: cioè Azzo impetrò il vicariato di Milano, e Giovanni dall'antipapa, che era venuto a Pisa, fu creato cardinale, e suo legato generale per tutta la Lombardia nel dì 18 di gennaio. Di questo danaro assegnò il Bavaro trenta mila fiorini d'oro ai Tedeschi ribellati che stavano nel Ceruglio, sperando di riavergli al suo servigio; ma, perchè non corse la moneta, Marco Visconte, siccome già accennai, fu ritenuto come ostaggio e mallevadore da essi. Andossene il valoroso giovaneAzzo Visconte, accompagnato dal Porcaro (così è nominato dal Villani: io il credo Burgravio) uffiziale del Bavaro, per entrare in possesso di Milano, e giunse in Monza con giubilo di quel popolo. Quivi si fermò tredici dì, perchè Guglielmo conte di Monteforte governatore di Milano non volea cedere, se non era prima soddisfatto delle sue paghe. Azzo il soddisfece, e prese il dominio di Milano. Scrive il Villani che il Porcaro suddetto, a nome del Bavaro, ebbe da Azzo venticinque mila fiorini d'oro, coi quali marciò alla volta di Lamagna, senza mandare un soldo ad esso Bavaro, nè a' cavalieri del Ceruglio: del che il sitibondo Bavaro provò grande affanno. Anche Giovanni zio d'Azzo, e falso cardinale, dovettetornare in tal congiuntura a Milano; ed allora avvenne ciò che narra Galvano Fiamma[Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic.]: cioè che in quella città insorsero molti falsi religiosi, pubblicamente predicanti chepapa Giovanni XXIIera eretico scomunicato, deposto ed omicida, esaltando poi alle stelle l'antipapa Niccolò. Una gran fazione di frati minori col loro generale fra Michele da Cesena era allora troppo inviperita contra del papa per alcune ridicole questioni della lor povertà. Accadde ancora che nel dì 2 di febbraio il capitano pontificio del Patrimonio cogli Orvietani[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 118 e 122.]credendosi d'occupare la città di Viterbo, vi entrò ostilmente; ma vi rimase sconfitto. Oltre a ciò, il conte di Chiaramonte, creato marchese della marca d'Ancona dall'antipapa, con gente del Bavaro e cogli altri Ghibellini entrò nella città di Jesi; e presovi Tano, che la signoreggiava, o piuttosto la tiranneggiava, col credito d'essere uno de' primi caporali de' Guelfi, gli fece tagliare la testa. Albertino Mussato attesta[Albertinus Mussatus, in Ludov. Bavar.]che esso conte s'impadronì della maggior parte della marca. I Romani anche essi, perchè pativano gran carestia, nè Guglielmo da Ebole vicario delre Roberto, e senatore allora di Roma, provvedeva al loro bisogno, alzato rumore, il cacciarono vituperosamente dalla lor città, e crearono senatori Stefano dalla Colonna e Ponciello degli Orsini, che seppero provvedere di grano quella città. Finalmente i Tarlati di Pietramala, signori di Arezzo e di Città di Castello, possenti ghibellini, s'impadronirono di Borgo San Sepolcro, togliendolo alla Chiesa.In tale stato di confusione si trovava l'Italia, quando a tutto un tempo si vide andare in depressione ilBavarocol suo antipapa, e risorgere gli affari di papa Giovanni[Raynaldus, Annal. Eccles. ad ann. 1328, num. 54.]. I primi ad abiurare l'unoe l'altro furonoRinaldo,ObizzoeNiccolòfratelli, marchesi estensi, signori di Ferrara, Rovigo, Comacchio ed altri luoghi. Non potendo essi accomodarsi più alle stravaganti ed empie azioni di Lodovico il Bavaro, massimamente dopo la detestabil creazione dell'antipapa, cercarono fin dall'anno precedente di mettersi in grazia del pontefice, e gli spedirono ambasciatori ad Avignone con espressioni di tutta umiltà, offerendosi a' suoi servigi[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Il papa, duro finora con essi, al considerare il proprio pericoloso stato per le tante novità d'Italia, si ammollì facilmente verso di loro. Fecesi conoscere (e ci volea ben poco) che non erano quei miscredenti ed eretici che venivano spacciati ne' falsi processi fabbricati contra di loro. Però il papa, dopo ricevuta la confessione, che essi riconoscevano Ferrara per istato indubitato della Chiesa romana, annullò le scomuniche, e levò l'interdetto a Ferrara, nè più inquietò gli Estensi per conto del possesso e della signoria di quella città; anzi loro la confermò coll'obbligo del censo annuo di dieci mila fiorini d'oro. Fecero di più i marchesi[Raynaldus, Annal. Eccl. ad hunc annum, num. 20.]. Servironsi della parentela che passava fra loro edAzzo Visconte, e diBeatrice Estensemadre di esso Azzo, e zia de' marchesi, per istaccare il medesimo Azzo dal Bavaro. Troppo era chiaro che niun potea fidarsi di questo principe, il quale, chiamato in Italia contra de' Guelfi, nulla finora avea operato di rilevante contra d'essi; con attendere solamente a rovinar gl'interessi de' principi e delle città ghibelline sue seguaci, avendole smunte tutte di danaro, e sì obbrobriosamente maltrattati i Visconti. Ultimamente ancora avea di nuovo nel dì 16 di marzo[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 124.]tolta la signoria di Lucca ai figliuoli di Castruccio, e datala a Francesco Castracane degli Interminelli per ventidue mila fiorinid'oro. Questi ed altri motivi, congiunti col riguardo della religione, sì malmenata dal Bavaro, fecero buona breccia nel cuore d'Azzo Visconte; e tanto più perchè gli stava tuttavia davanti agli occhi l'orrida prigionia patita in Monza, e gli altri indegni strapazzi fatti al padre e alla sua famiglia dallo sconoscente Bavaro. Cominciò pertanto a trattare segretamente ad Avignone per acconciarsi col papa, e si rimise in sua grazia, siccome dirò all'anno seguente; nè più mandò un soldo al Bavaro, che pure al sommo penuriava di moneta. Giudicò bene il Bavaro di calar egli in persona in Lombardia, giacchè assai chiaramente scorgeva che non più per lui, ma contra di lui era Azzo Visconte[Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., cap. 40, tom. 12 Rer. Ital.]. Giunto al Po, secento suoi fanti balestrieri disertarono, e andarono a prendere soldo dal signor di Milano: colpo che sconcertò non poco l'animo del Bavaro. Tenne un parlamento a Marcheria sino al dì 21 d'aprile[Albertinus Mussatus, in Ludov. Bavar.], al quale si trovò Cane dalla Scala, accompagnato da più armati che non avea lo stesso Bavaro, perchè neppur egli si fidava molto di chi parea rivolto ad assassinar gli amici, e non a distruggere i nemici. Quivi si trattò di far oste contra di Milano. I fatti danno assai a conoscere che lo Scaligero non se ne volle impacciare. Aveva egli altre idee in capo. In questo mentre Azzo Visconte nel dì 17 d'aprile spinse a Monza cinquecento cavalli, che, entrati in quella città, se ne impadronirono.Lodovico ducadi Tech, ivi governatore pel Bavaro, si ritirò co' suoi Tedeschi nel castello, dove con grandi fossi e steccati fu rinserrato. Arrivò sul principio di maggio il Bavaro a Lodi, e gli furono serrate le porte in faccia; poscia fu sotto Monza, ed entrò nel castello; ma ritrovò il presidio del Visconte ben preparato nella terra alla difesa[Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.].Nel dì 11 di giugno si portò colla sua gente sotto Milano, e ne cominciò l'assedio, alloggiando nel monistero di San Vittore. Azzo avea prese tutte le precauzioni necessarie, ed era per lui tutto il popolo, il quale andava facendo di tanto in tanto dei badalucchi con gli assedianti, villaneggiando i Tedeschi. Ma Azzo, da uomo prudente, non lasciava passar giorno che non mandasse mattina e sera qualche rinfresco e regalo di vini preziosi e di altri viveri al Bavaro. Si trattò d'accordo; ed Azzo, per ricuperar dalle mani di lui il forte castello di Monza, e per mandarlo via il meno malcontento che si potesse, gli pagò una somma di danaro: non si sa quanto.Nel dì 19 di maggio andò il Bavaro a Pavia[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 146.], e quivi stette sino al principio d'ottobre; nel dì 25 settembre diede ad Azzo Visconte l'investitura del vicariato di Milano, rapportata dal Corio[Corio, Istoria di Milano.]. Passò dipoi a Cremona, e di là a Parma, per certi trattati che avea di torre Bologna alcardinal Beltrandodal Poggetto. Ma, scoperta la trama, nel dì 9 di dicembre si portò a Trento per parlamentare con certi baroni di Germania, e affine di provveder gente, mostrandosi risoluto di tornare alla primavera contra di Bologna. Colà gli arrivò nuova della morte diFederigo ducad'Austria emulo suo, e che gran moto si faceva per eleggere un nuovo re de' Romani: però passò in Germania per attendere a' fatti suoi, nè mai più gli venne voglia di comparire in Italia, dove lasciò un'abbominevol memoria di sè medesimo presso i Guelfi, e forse non minore presso degli stessi Ghibellini. Maneggiossi in questi tempi Cane dalla Scala per introdurre accordo fra il Bavaro ed Azzo Visconte, nè volle mai dar braccio ad esso Bavaro per le sue meditate imprese. Solamente mandò e lasciò andare Marsilio da Carrara con gente in aiuto de' Rossi, mentre il legatodel papa facea guerra a Parma[Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.]. Marsilio fu quasi preso da Simone da Correggio in quella spedizione. Ora, dopo aver Cane tenute in esercizio le sue truppe senza far nulla per molto tempo[Chron. Patav., tom. 8 Rer. Ital.], finalmente nel dì 4 di luglio si mosse da Padova con potente esercito, e andò a mettere l'assedio a Trivigi. Guecelo Tempesta avvocato e signor di Trivigi si sostenne per quattordici giorni; ma veggendo che il duca di Carintia, in vece di inviare un gagliardo soccorso, animava solamente con delle grandiose promesse, nel dì 18 del detto mese capitolò con buoni patti la resa di quella città. Magnificamente v'entrò il vittorioso Scaligero; ma a sì bel giorno tenne dietro una bruttissima sera. Ecco sorpreso Cane da una mortal malattia, che nel dì 22 d'esso mese, in età solamente di quarantun anno, il fa sloggiare dal mondo, allora appunto ch'egli era giunto all'auge della grandezza: principe glorioso, amato e temuto non meno pel valore che pel senno, e per la sua magnificenza ed onoratezza. S'egli maggiormente campava, par bene che si sarebbe stesa la sua potenza molto più oltre. Era padrone di Verona, Vicenza, Padova, Trivigi, Feltre, Cividal di Friuli e d'altri luoghi, dei quali restarono eredi i due suoi nipotiAlbertoeMastino, legittimi figliuoli diAlboino, senza che v'abboccassero i suoi figliuoli bastardi.Marsilio da Carrara, che con Bailardo da Nogarola assistè alla morte d'esso Cane, corse tosto a portarne la nuova a Padova, ed onoratamente fece che quel popolo giurasse nelle sue mani fedeltà ai due fratelli Scaligeri.Alberto dalla Scalanel dì 27 di luglio[Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.]prese il possesso di Padova, ed appresso vennero in potere di lui Conegliano, Asolo, e le restanti castella del Trevisano. Bartolomeo e Giliberto, figliuoli bastardi del predetto Cane, sul fine di quest'anno accusati d'aver macchinato contra la vita elo stato de' due regnanti Scaligeri, furono presi e condannati ad una perpetua carcere. Francesco loro maestro fu strascinato a coda di cavallo, e poscia impiccato per la gola. Era in questi tempiMarco Viscontetuttavia per ostaggio coi Tedeschi nel Ceruglio, amato e riverito da loro, perchè il conoscevano personaggio di gran perizia nei fatti di guerra[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 129.]. Come fu partito di Toscana il Bavaro, s'intesero essi Tedeschi con altri che stavano di guarnigione nell'Agosto, cioè nel castello ossia nella fortezza di Lucca; e, fatto lor capitano il suddetto Marco Visconte, a dì 15 d'aprile cavalcarono di notte, e furono ricevuti nell'Agosta. Minacciando poi di correre la città, Francesco Castracane, signore ivi pel Bavaro e i Lucchesi, diedero loro d'accordo la signoria di Lucca; e, perciocchè tal fatto era succeduto con segreta intelligenza de' Fiorentini che aveano promessa buona somma di moneta, mandarono i Tedeschi a Firenze per l'adempimento della parola, offerendo anche di dar Lucca al comune stesso di Firenze per ottanta mila fiorini d'oro. Per le dissensioni che di leggeri intervenivano allora nei consigli delle repubbliche, non accettarono i Fiorentini il partito. Se n'ebbero ben a pentire andando innanzi.Anche i Pisani, dacchè videro il Bavaro, impegnato in Lombardia, pensarono a scuotere il di lui giogo; e fatto venir da Lucca Marco Visconte con alcune masnade di Tedeschi ribellati al Bavaro, nel mese di giugno levarono la terra a rumore, e ne cacciarono Tarlatino da Pietramala, che vi era vicario per esso Bavaro, co' suoi soldati, e si tornarono a reggere a repubblica. Altrettanto fece anche Pistoia. Ossia che Marco Visconte trattasse occultamente co' Fiorentini per farli padroni di Lucca, e forse anche di Pisa, e che perciò i Pisani cominciassero a mostrar diffidenza di lui; oppure che egli, uso agl'imbrogli, spontaneamentevolesse andare a trattar co' Fiorentini: certo è ch'egli si partì di Lucca, e venne a Firenze, dove, ben ricevuto dai priori[Bonincon. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital.], dopo molti ragionamenti con loro, e da loro regalato, ma riconosciuto per uomo instabile, sen venne alla volta di Bologna, dove dicono che segretamente si abboccò col cardinal Beltrando, con voce che gli promettesse di fargli avere Milano. Portatosi poscia a Milano, nel dì 14 d'agosto, fu amorevolmente accolto dal nipoteAzzo, signore della città, e dai suoi fratelliLuchinoeGiovanni, ai quali fece di gravi rimproveri, perchè lo avessero lasciato tanto tempo per ostaggio, senza pagare il convenuto danaro. Quindi si diede a grandeggiare in Milano; avea più seguito che lo stesso nipote Azzo; e fu creduto che gli volesse anche torre la signoria. Scrivono alcuni, che essendo ben uniti Azzo, Luchino e Giovanni, tra che gli andamenti di Marco erano loro sospetti, e il non potersi eglino dimenticare della rovina e prigionia lor procurata da esso Marco due anni prima, determinarono di sbrigarsene. Pietro Azario pretende[Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.]che Luchino non solamente niuna mano ebbe al fatto, ma ne restò fortemente irritato. Invitaronlo dunque ad un convito[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 133.], dopo il quale, chiamatolo in camera, fecero strangolar lui, e gittar giù dalle finestre il suo corpo nel dì 8 di settembre, oppure in altro giorno. Questo atto di gettarlo dalle finestre non par vero, stante l'onorevol sepoltura che i nipoti e i fratelli gli fecero dare. Altri dicono[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]che egli da sè stesso, credendo di salvarsi, si gittò giù, e morì di quel salto. Almeno fu sparsa questa voce. Passò anche male all'antipapa Niccolò, bene nondimeno, secondo il suo merito[Bernardus Guid., in Vit. Johann. XXII.]. Partito che fu il Bavaro da Pisa, quel popolo, non vedendo volentieriin lor casa un sì abbominevol mostro, gli fecero intendere che se n'andasse. Raccomandossi costui alconte Faziodi Donoratico, che il tenne occulto per alquanti mesi in un suo castello; ma, per paura che i Fiorentini l'avessero scoperto, e gliel togliessero, segretamente il ridusse di nuovo a Pisa nell'anno seguente, e tennelo appiattato in sua casa fino al dì quarto d'agosto. In fine, essendo traspirato dove egli era, si cominciò a trattare di darlo in mano dipapa Giovanni, che fu lietissimo di questo regalo, e fece perciò molte grazie a' Pisani[Raynaldus, in Annal. Eccles. ad ann. 1330.]. Abiurati i suoi errori in Pisa, e ricevutane l'assoluzione, fu condotto in una galea a Marsilia, e di là ad Avignone, con una salva di villanie e maledizioni dovunque egli passava. Quivi pubblicamente davanti al papa in pubblico concistoro rinnovò la sua abiura; poscia posto in carcere, trattato come familiare, ma custodito qual nemico, da lì a tre anni diede fine a' suoi giorni. Ed ecco dove andò a terminare la detestabil tragedia di Lodovico il Bavaro contro della Chiesa romana. S'erano già tolte di sotto il dominio pontificio le città di Parma e Reggio[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]. Ilcardinal Beltrandolegato nel dì 19 di marzo fece oste contra queste città con ottocento cavalli e più di sedici mila fanti, dando il guasto a tutto il paese. I Correggieschi erano con lui.OrlandoePietro de' Rossiteneano Parma, i Manfredi Reggio. Dovette seguire qualche accordo fra loro; imperciocchè nel dì 17 d'agosto chiamati a Bologna[Matth. de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 8 Rer. Ital.]il suddetto Orlando ed Azzo de' Manfredi, il legato, che non manteneva patti, se non quando gli tornava il conto, perchè non gli vollero dare l'intero dominio di Parma e Reggio, li fece imprigionare. Nel settembre rinnovò la guerra contro di quelle città, e bruciò i borghi di Reggio e quante ville potè. Nel novembreMarsilioePietro de' Rossi, irritati contro al legato per la prigionia d'esso Orlando, condussero il Bavaro a Parma, e da lui ottennero il vicariato di quella città. Nel dì 27 d'esso mese mise il Bavaro un suo vicario in Reggio.Fecero pruova anche i Modenesi dell'infedeltà del legato[Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic.], il quale non volendo stare a' patti precedenti, in occasion delle guerre suddette, nel dì ultimo di giugno fece assediar Modena per quattro giorni. Accordo poi seguì nel dì 4 di luglio, essendo stati obbligati i Modenesi a ricevere di presidio cinquanta uomini d'armi del legato, e di concedergli la quarta parte del dazio delle porte[Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.]. Ma dacchè il popolo di Modena seppe che il Bavaro era venuto a Parma, ed avea posto presidio in Reggio, saltarono su molti amatori della parte dell'imperio, che cominciarono a consigliare che, giacchè Dio avea lor mandata la buona fortuna di potersi dare all'imperadore, non bisognava lasciarsi scappar dalle mani sì bella occasione. A piè pari vi saltò dentro il forsennato popolo; supplicò per aver presidio tedesco, ed ebbe la sospirata grazia, con inviar anche in dono al Bavaro tre mila fiorini d'oro: picciolo refrigerio alla sua sete. Il conte palatino di Turge, maresciallo del Bavaro, con ottocento cavalli la sera del dì 28 di novembre entrò in Modena, giorno felice, giorno beato. Non capivano in sè stessi i mal accorti Modenesi per l'allegrezza; corsero tutti a baciar l'armi e le vesti de' ben venuti Tedeschi; buona cena preparata per loro, e facevano ai pugni per averli cadauno in lor casa. Nel giorno seguente cominciarono questi onorati forestieri a visitar granai, cantine e fenili dei cittadini: tutto era roba loro, a sentirli parlare; e chi neppur intendeva il loro ferloccare, si accorgeva ai fatti che parlavano daddovero. Diedersipoi a spogliare il territorio, a mettere colte e taglie: ogni dì ce n'era una nuova; i poveri osti e bottegai perderono tutti la scherma: tante erano le avanie e maniere di rubare e di prendere tutto senza pagare, che adoperavano questi sottili ed inumani insidiatori delle sostanze altrui. Curiosa cosa e insieme compassionevole si è il racconto minuto che delle loro invenzioni e ribalderie fa Bonifazio Morano autore di veduta. Oh allora sì che proruppero i Modenesi in mirabili atti di pentimento; ma il fallo era fatto, e conveniva farne la penitenza. Anche lo spirituale di questa città andò tutto sossopra, perchè il Bavaro mandò a star qui nel dì undici di dicembre un certo Orlando vescovo tedesco, il quale, intitolandosi vicario dell'antipapa, afflisse in varie maniere il clero, e metteva all'incanto tutti i benefizii. Intanto nel dì 15 d'esso meseGuidoeManfredi de' Piiottennero dal Bavaro il vicariato di Modena, e diedero principio alla lor signoria, ma senza poter mettere alcun freno all'indicibil ingordigia e disordine degli scapestrati Tedeschi. La Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]mette sotto l'anno precedente che Ricciardo de' Manfredi occupò Faenza, e poi la diede al cardinale legato. Ma, secondo il Villani[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 140.]avendola esso legato assediata nel dì 6 di luglio, l'ebbe a patti, dopo venticinque giorni, nell'anno presente daAlberghettino de' Manfredi, al quale fece di grandi promesse, e intanto il volle confinato in Bologna. Ma perchè si scoprì nell'ottobre di quest'anno[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.]in essa città di Bologna una congiura contra del legato per dar quella città al Bavaro, il medesimo Alberghettino con altri nobili primarii di Bologna ebbe tagliata la testa. Quando allora per semplici sospetti o per vendetta si volea torre taluno dal mondo, sempre era in pronto la voce e il processo d'una congiura. Può nondimeno essere che questa fosse vera;ma il legato era in poco buon concetto presso di tutti. Ucciso fu nel settembre di quest'annoSilvestro de' Gattitiranno di Viterbo, e quella città coll'altre del Patrimonio e della Marca venne all'ubbidienza delcardinale Orsinolegato del papa[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 143. Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.]. Esibirono più volte i Tedeschi del Ceruglio, dominanti in Lucca, ai Fiorentini quella città per danari; e questi, o per diffidenza della fede di quell'aspra gente, o perchè sperassero miglior mercato, non vi vollero giammai acconsentire. Udendo poi che i Pisani erano in trattato di comperarla per sessanta mila fiorini d'oro, ne sturbarono il contratto col fare gran guerra a Pisa, ed obbligar quel popolo a chiedere pace. Fecesi innanzi in questo mezzoGherardino SpinolaGenovese, e collo sborso di trenta mila fiorini (Giorgio Stella scrive[Georgius Stella, in Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]settantaquattro mila), comperata da' Tedeschi la signoria di quella città, v'entrò nel dì 2 settembre: il che rincrebbe forte ai Fiorentini, nè vollero perciò dare ascolto alcuno alle proposizioni di pace loro fatte da esso Spinola. La suberbia e avarizia di quel popolo la vedremo ben gastigata, andando innanzi.

Stando in PisaLodovico il Bavaro, si trovava più che mai fallito di moneta. Erano alla corte di luiAzzofigliuolo eGiovannifratello del fuGaleazzo Visconte[Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 10, cap. 117.], e forse erano forzati a starvi. Unitisi questi conMarco Visconte, stato sempre in grazia d'esso Bavaro, seppero così ben trattare i fatti loro, che coll'esibizione di settanta mila fiorini d'oro (il Villani dice cento venticinque mila), da pagarsegli parte in Milano e parte dappoi, ottennero quanto vollero: cioè Azzo impetrò il vicariato di Milano, e Giovanni dall'antipapa, che era venuto a Pisa, fu creato cardinale, e suo legato generale per tutta la Lombardia nel dì 18 di gennaio. Di questo danaro assegnò il Bavaro trenta mila fiorini d'oro ai Tedeschi ribellati che stavano nel Ceruglio, sperando di riavergli al suo servigio; ma, perchè non corse la moneta, Marco Visconte, siccome già accennai, fu ritenuto come ostaggio e mallevadore da essi. Andossene il valoroso giovaneAzzo Visconte, accompagnato dal Porcaro (così è nominato dal Villani: io il credo Burgravio) uffiziale del Bavaro, per entrare in possesso di Milano, e giunse in Monza con giubilo di quel popolo. Quivi si fermò tredici dì, perchè Guglielmo conte di Monteforte governatore di Milano non volea cedere, se non era prima soddisfatto delle sue paghe. Azzo il soddisfece, e prese il dominio di Milano. Scrive il Villani che il Porcaro suddetto, a nome del Bavaro, ebbe da Azzo venticinque mila fiorini d'oro, coi quali marciò alla volta di Lamagna, senza mandare un soldo ad esso Bavaro, nè a' cavalieri del Ceruglio: del che il sitibondo Bavaro provò grande affanno. Anche Giovanni zio d'Azzo, e falso cardinale, dovettetornare in tal congiuntura a Milano; ed allora avvenne ciò che narra Galvano Fiamma[Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic.]: cioè che in quella città insorsero molti falsi religiosi, pubblicamente predicanti chepapa Giovanni XXIIera eretico scomunicato, deposto ed omicida, esaltando poi alle stelle l'antipapa Niccolò. Una gran fazione di frati minori col loro generale fra Michele da Cesena era allora troppo inviperita contra del papa per alcune ridicole questioni della lor povertà. Accadde ancora che nel dì 2 di febbraio il capitano pontificio del Patrimonio cogli Orvietani[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 118 e 122.]credendosi d'occupare la città di Viterbo, vi entrò ostilmente; ma vi rimase sconfitto. Oltre a ciò, il conte di Chiaramonte, creato marchese della marca d'Ancona dall'antipapa, con gente del Bavaro e cogli altri Ghibellini entrò nella città di Jesi; e presovi Tano, che la signoreggiava, o piuttosto la tiranneggiava, col credito d'essere uno de' primi caporali de' Guelfi, gli fece tagliare la testa. Albertino Mussato attesta[Albertinus Mussatus, in Ludov. Bavar.]che esso conte s'impadronì della maggior parte della marca. I Romani anche essi, perchè pativano gran carestia, nè Guglielmo da Ebole vicario delre Roberto, e senatore allora di Roma, provvedeva al loro bisogno, alzato rumore, il cacciarono vituperosamente dalla lor città, e crearono senatori Stefano dalla Colonna e Ponciello degli Orsini, che seppero provvedere di grano quella città. Finalmente i Tarlati di Pietramala, signori di Arezzo e di Città di Castello, possenti ghibellini, s'impadronirono di Borgo San Sepolcro, togliendolo alla Chiesa.

In tale stato di confusione si trovava l'Italia, quando a tutto un tempo si vide andare in depressione ilBavarocol suo antipapa, e risorgere gli affari di papa Giovanni[Raynaldus, Annal. Eccles. ad ann. 1328, num. 54.]. I primi ad abiurare l'unoe l'altro furonoRinaldo,ObizzoeNiccolòfratelli, marchesi estensi, signori di Ferrara, Rovigo, Comacchio ed altri luoghi. Non potendo essi accomodarsi più alle stravaganti ed empie azioni di Lodovico il Bavaro, massimamente dopo la detestabil creazione dell'antipapa, cercarono fin dall'anno precedente di mettersi in grazia del pontefice, e gli spedirono ambasciatori ad Avignone con espressioni di tutta umiltà, offerendosi a' suoi servigi[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Il papa, duro finora con essi, al considerare il proprio pericoloso stato per le tante novità d'Italia, si ammollì facilmente verso di loro. Fecesi conoscere (e ci volea ben poco) che non erano quei miscredenti ed eretici che venivano spacciati ne' falsi processi fabbricati contra di loro. Però il papa, dopo ricevuta la confessione, che essi riconoscevano Ferrara per istato indubitato della Chiesa romana, annullò le scomuniche, e levò l'interdetto a Ferrara, nè più inquietò gli Estensi per conto del possesso e della signoria di quella città; anzi loro la confermò coll'obbligo del censo annuo di dieci mila fiorini d'oro. Fecero di più i marchesi[Raynaldus, Annal. Eccl. ad hunc annum, num. 20.]. Servironsi della parentela che passava fra loro edAzzo Visconte, e diBeatrice Estensemadre di esso Azzo, e zia de' marchesi, per istaccare il medesimo Azzo dal Bavaro. Troppo era chiaro che niun potea fidarsi di questo principe, il quale, chiamato in Italia contra de' Guelfi, nulla finora avea operato di rilevante contra d'essi; con attendere solamente a rovinar gl'interessi de' principi e delle città ghibelline sue seguaci, avendole smunte tutte di danaro, e sì obbrobriosamente maltrattati i Visconti. Ultimamente ancora avea di nuovo nel dì 16 di marzo[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 124.]tolta la signoria di Lucca ai figliuoli di Castruccio, e datala a Francesco Castracane degli Interminelli per ventidue mila fiorinid'oro. Questi ed altri motivi, congiunti col riguardo della religione, sì malmenata dal Bavaro, fecero buona breccia nel cuore d'Azzo Visconte; e tanto più perchè gli stava tuttavia davanti agli occhi l'orrida prigionia patita in Monza, e gli altri indegni strapazzi fatti al padre e alla sua famiglia dallo sconoscente Bavaro. Cominciò pertanto a trattare segretamente ad Avignone per acconciarsi col papa, e si rimise in sua grazia, siccome dirò all'anno seguente; nè più mandò un soldo al Bavaro, che pure al sommo penuriava di moneta. Giudicò bene il Bavaro di calar egli in persona in Lombardia, giacchè assai chiaramente scorgeva che non più per lui, ma contra di lui era Azzo Visconte[Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., cap. 40, tom. 12 Rer. Ital.]. Giunto al Po, secento suoi fanti balestrieri disertarono, e andarono a prendere soldo dal signor di Milano: colpo che sconcertò non poco l'animo del Bavaro. Tenne un parlamento a Marcheria sino al dì 21 d'aprile[Albertinus Mussatus, in Ludov. Bavar.], al quale si trovò Cane dalla Scala, accompagnato da più armati che non avea lo stesso Bavaro, perchè neppur egli si fidava molto di chi parea rivolto ad assassinar gli amici, e non a distruggere i nemici. Quivi si trattò di far oste contra di Milano. I fatti danno assai a conoscere che lo Scaligero non se ne volle impacciare. Aveva egli altre idee in capo. In questo mentre Azzo Visconte nel dì 17 d'aprile spinse a Monza cinquecento cavalli, che, entrati in quella città, se ne impadronirono.Lodovico ducadi Tech, ivi governatore pel Bavaro, si ritirò co' suoi Tedeschi nel castello, dove con grandi fossi e steccati fu rinserrato. Arrivò sul principio di maggio il Bavaro a Lodi, e gli furono serrate le porte in faccia; poscia fu sotto Monza, ed entrò nel castello; ma ritrovò il presidio del Visconte ben preparato nella terra alla difesa[Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.].Nel dì 11 di giugno si portò colla sua gente sotto Milano, e ne cominciò l'assedio, alloggiando nel monistero di San Vittore. Azzo avea prese tutte le precauzioni necessarie, ed era per lui tutto il popolo, il quale andava facendo di tanto in tanto dei badalucchi con gli assedianti, villaneggiando i Tedeschi. Ma Azzo, da uomo prudente, non lasciava passar giorno che non mandasse mattina e sera qualche rinfresco e regalo di vini preziosi e di altri viveri al Bavaro. Si trattò d'accordo; ed Azzo, per ricuperar dalle mani di lui il forte castello di Monza, e per mandarlo via il meno malcontento che si potesse, gli pagò una somma di danaro: non si sa quanto.

Nel dì 19 di maggio andò il Bavaro a Pavia[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 146.], e quivi stette sino al principio d'ottobre; nel dì 25 settembre diede ad Azzo Visconte l'investitura del vicariato di Milano, rapportata dal Corio[Corio, Istoria di Milano.]. Passò dipoi a Cremona, e di là a Parma, per certi trattati che avea di torre Bologna alcardinal Beltrandodal Poggetto. Ma, scoperta la trama, nel dì 9 di dicembre si portò a Trento per parlamentare con certi baroni di Germania, e affine di provveder gente, mostrandosi risoluto di tornare alla primavera contra di Bologna. Colà gli arrivò nuova della morte diFederigo ducad'Austria emulo suo, e che gran moto si faceva per eleggere un nuovo re de' Romani: però passò in Germania per attendere a' fatti suoi, nè mai più gli venne voglia di comparire in Italia, dove lasciò un'abbominevol memoria di sè medesimo presso i Guelfi, e forse non minore presso degli stessi Ghibellini. Maneggiossi in questi tempi Cane dalla Scala per introdurre accordo fra il Bavaro ed Azzo Visconte, nè volle mai dar braccio ad esso Bavaro per le sue meditate imprese. Solamente mandò e lasciò andare Marsilio da Carrara con gente in aiuto de' Rossi, mentre il legatodel papa facea guerra a Parma[Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.]. Marsilio fu quasi preso da Simone da Correggio in quella spedizione. Ora, dopo aver Cane tenute in esercizio le sue truppe senza far nulla per molto tempo[Chron. Patav., tom. 8 Rer. Ital.], finalmente nel dì 4 di luglio si mosse da Padova con potente esercito, e andò a mettere l'assedio a Trivigi. Guecelo Tempesta avvocato e signor di Trivigi si sostenne per quattordici giorni; ma veggendo che il duca di Carintia, in vece di inviare un gagliardo soccorso, animava solamente con delle grandiose promesse, nel dì 18 del detto mese capitolò con buoni patti la resa di quella città. Magnificamente v'entrò il vittorioso Scaligero; ma a sì bel giorno tenne dietro una bruttissima sera. Ecco sorpreso Cane da una mortal malattia, che nel dì 22 d'esso mese, in età solamente di quarantun anno, il fa sloggiare dal mondo, allora appunto ch'egli era giunto all'auge della grandezza: principe glorioso, amato e temuto non meno pel valore che pel senno, e per la sua magnificenza ed onoratezza. S'egli maggiormente campava, par bene che si sarebbe stesa la sua potenza molto più oltre. Era padrone di Verona, Vicenza, Padova, Trivigi, Feltre, Cividal di Friuli e d'altri luoghi, dei quali restarono eredi i due suoi nipotiAlbertoeMastino, legittimi figliuoli diAlboino, senza che v'abboccassero i suoi figliuoli bastardi.Marsilio da Carrara, che con Bailardo da Nogarola assistè alla morte d'esso Cane, corse tosto a portarne la nuova a Padova, ed onoratamente fece che quel popolo giurasse nelle sue mani fedeltà ai due fratelli Scaligeri.Alberto dalla Scalanel dì 27 di luglio[Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.]prese il possesso di Padova, ed appresso vennero in potere di lui Conegliano, Asolo, e le restanti castella del Trevisano. Bartolomeo e Giliberto, figliuoli bastardi del predetto Cane, sul fine di quest'anno accusati d'aver macchinato contra la vita elo stato de' due regnanti Scaligeri, furono presi e condannati ad una perpetua carcere. Francesco loro maestro fu strascinato a coda di cavallo, e poscia impiccato per la gola. Era in questi tempiMarco Viscontetuttavia per ostaggio coi Tedeschi nel Ceruglio, amato e riverito da loro, perchè il conoscevano personaggio di gran perizia nei fatti di guerra[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 129.]. Come fu partito di Toscana il Bavaro, s'intesero essi Tedeschi con altri che stavano di guarnigione nell'Agosto, cioè nel castello ossia nella fortezza di Lucca; e, fatto lor capitano il suddetto Marco Visconte, a dì 15 d'aprile cavalcarono di notte, e furono ricevuti nell'Agosta. Minacciando poi di correre la città, Francesco Castracane, signore ivi pel Bavaro e i Lucchesi, diedero loro d'accordo la signoria di Lucca; e, perciocchè tal fatto era succeduto con segreta intelligenza de' Fiorentini che aveano promessa buona somma di moneta, mandarono i Tedeschi a Firenze per l'adempimento della parola, offerendo anche di dar Lucca al comune stesso di Firenze per ottanta mila fiorini d'oro. Per le dissensioni che di leggeri intervenivano allora nei consigli delle repubbliche, non accettarono i Fiorentini il partito. Se n'ebbero ben a pentire andando innanzi.

Anche i Pisani, dacchè videro il Bavaro, impegnato in Lombardia, pensarono a scuotere il di lui giogo; e fatto venir da Lucca Marco Visconte con alcune masnade di Tedeschi ribellati al Bavaro, nel mese di giugno levarono la terra a rumore, e ne cacciarono Tarlatino da Pietramala, che vi era vicario per esso Bavaro, co' suoi soldati, e si tornarono a reggere a repubblica. Altrettanto fece anche Pistoia. Ossia che Marco Visconte trattasse occultamente co' Fiorentini per farli padroni di Lucca, e forse anche di Pisa, e che perciò i Pisani cominciassero a mostrar diffidenza di lui; oppure che egli, uso agl'imbrogli, spontaneamentevolesse andare a trattar co' Fiorentini: certo è ch'egli si partì di Lucca, e venne a Firenze, dove, ben ricevuto dai priori[Bonincon. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital.], dopo molti ragionamenti con loro, e da loro regalato, ma riconosciuto per uomo instabile, sen venne alla volta di Bologna, dove dicono che segretamente si abboccò col cardinal Beltrando, con voce che gli promettesse di fargli avere Milano. Portatosi poscia a Milano, nel dì 14 d'agosto, fu amorevolmente accolto dal nipoteAzzo, signore della città, e dai suoi fratelliLuchinoeGiovanni, ai quali fece di gravi rimproveri, perchè lo avessero lasciato tanto tempo per ostaggio, senza pagare il convenuto danaro. Quindi si diede a grandeggiare in Milano; avea più seguito che lo stesso nipote Azzo; e fu creduto che gli volesse anche torre la signoria. Scrivono alcuni, che essendo ben uniti Azzo, Luchino e Giovanni, tra che gli andamenti di Marco erano loro sospetti, e il non potersi eglino dimenticare della rovina e prigionia lor procurata da esso Marco due anni prima, determinarono di sbrigarsene. Pietro Azario pretende[Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.]che Luchino non solamente niuna mano ebbe al fatto, ma ne restò fortemente irritato. Invitaronlo dunque ad un convito[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 133.], dopo il quale, chiamatolo in camera, fecero strangolar lui, e gittar giù dalle finestre il suo corpo nel dì 8 di settembre, oppure in altro giorno. Questo atto di gettarlo dalle finestre non par vero, stante l'onorevol sepoltura che i nipoti e i fratelli gli fecero dare. Altri dicono[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]che egli da sè stesso, credendo di salvarsi, si gittò giù, e morì di quel salto. Almeno fu sparsa questa voce. Passò anche male all'antipapa Niccolò, bene nondimeno, secondo il suo merito[Bernardus Guid., in Vit. Johann. XXII.]. Partito che fu il Bavaro da Pisa, quel popolo, non vedendo volentieriin lor casa un sì abbominevol mostro, gli fecero intendere che se n'andasse. Raccomandossi costui alconte Faziodi Donoratico, che il tenne occulto per alquanti mesi in un suo castello; ma, per paura che i Fiorentini l'avessero scoperto, e gliel togliessero, segretamente il ridusse di nuovo a Pisa nell'anno seguente, e tennelo appiattato in sua casa fino al dì quarto d'agosto. In fine, essendo traspirato dove egli era, si cominciò a trattare di darlo in mano dipapa Giovanni, che fu lietissimo di questo regalo, e fece perciò molte grazie a' Pisani[Raynaldus, in Annal. Eccles. ad ann. 1330.]. Abiurati i suoi errori in Pisa, e ricevutane l'assoluzione, fu condotto in una galea a Marsilia, e di là ad Avignone, con una salva di villanie e maledizioni dovunque egli passava. Quivi pubblicamente davanti al papa in pubblico concistoro rinnovò la sua abiura; poscia posto in carcere, trattato come familiare, ma custodito qual nemico, da lì a tre anni diede fine a' suoi giorni. Ed ecco dove andò a terminare la detestabil tragedia di Lodovico il Bavaro contro della Chiesa romana. S'erano già tolte di sotto il dominio pontificio le città di Parma e Reggio[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]. Ilcardinal Beltrandolegato nel dì 19 di marzo fece oste contra queste città con ottocento cavalli e più di sedici mila fanti, dando il guasto a tutto il paese. I Correggieschi erano con lui.OrlandoePietro de' Rossiteneano Parma, i Manfredi Reggio. Dovette seguire qualche accordo fra loro; imperciocchè nel dì 17 d'agosto chiamati a Bologna[Matth. de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 8 Rer. Ital.]il suddetto Orlando ed Azzo de' Manfredi, il legato, che non manteneva patti, se non quando gli tornava il conto, perchè non gli vollero dare l'intero dominio di Parma e Reggio, li fece imprigionare. Nel settembre rinnovò la guerra contro di quelle città, e bruciò i borghi di Reggio e quante ville potè. Nel novembreMarsilioePietro de' Rossi, irritati contro al legato per la prigionia d'esso Orlando, condussero il Bavaro a Parma, e da lui ottennero il vicariato di quella città. Nel dì 27 d'esso mese mise il Bavaro un suo vicario in Reggio.

Fecero pruova anche i Modenesi dell'infedeltà del legato[Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic.], il quale non volendo stare a' patti precedenti, in occasion delle guerre suddette, nel dì ultimo di giugno fece assediar Modena per quattro giorni. Accordo poi seguì nel dì 4 di luglio, essendo stati obbligati i Modenesi a ricevere di presidio cinquanta uomini d'armi del legato, e di concedergli la quarta parte del dazio delle porte[Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.]. Ma dacchè il popolo di Modena seppe che il Bavaro era venuto a Parma, ed avea posto presidio in Reggio, saltarono su molti amatori della parte dell'imperio, che cominciarono a consigliare che, giacchè Dio avea lor mandata la buona fortuna di potersi dare all'imperadore, non bisognava lasciarsi scappar dalle mani sì bella occasione. A piè pari vi saltò dentro il forsennato popolo; supplicò per aver presidio tedesco, ed ebbe la sospirata grazia, con inviar anche in dono al Bavaro tre mila fiorini d'oro: picciolo refrigerio alla sua sete. Il conte palatino di Turge, maresciallo del Bavaro, con ottocento cavalli la sera del dì 28 di novembre entrò in Modena, giorno felice, giorno beato. Non capivano in sè stessi i mal accorti Modenesi per l'allegrezza; corsero tutti a baciar l'armi e le vesti de' ben venuti Tedeschi; buona cena preparata per loro, e facevano ai pugni per averli cadauno in lor casa. Nel giorno seguente cominciarono questi onorati forestieri a visitar granai, cantine e fenili dei cittadini: tutto era roba loro, a sentirli parlare; e chi neppur intendeva il loro ferloccare, si accorgeva ai fatti che parlavano daddovero. Diedersipoi a spogliare il territorio, a mettere colte e taglie: ogni dì ce n'era una nuova; i poveri osti e bottegai perderono tutti la scherma: tante erano le avanie e maniere di rubare e di prendere tutto senza pagare, che adoperavano questi sottili ed inumani insidiatori delle sostanze altrui. Curiosa cosa e insieme compassionevole si è il racconto minuto che delle loro invenzioni e ribalderie fa Bonifazio Morano autore di veduta. Oh allora sì che proruppero i Modenesi in mirabili atti di pentimento; ma il fallo era fatto, e conveniva farne la penitenza. Anche lo spirituale di questa città andò tutto sossopra, perchè il Bavaro mandò a star qui nel dì undici di dicembre un certo Orlando vescovo tedesco, il quale, intitolandosi vicario dell'antipapa, afflisse in varie maniere il clero, e metteva all'incanto tutti i benefizii. Intanto nel dì 15 d'esso meseGuidoeManfredi de' Piiottennero dal Bavaro il vicariato di Modena, e diedero principio alla lor signoria, ma senza poter mettere alcun freno all'indicibil ingordigia e disordine degli scapestrati Tedeschi. La Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]mette sotto l'anno precedente che Ricciardo de' Manfredi occupò Faenza, e poi la diede al cardinale legato. Ma, secondo il Villani[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 140.]avendola esso legato assediata nel dì 6 di luglio, l'ebbe a patti, dopo venticinque giorni, nell'anno presente daAlberghettino de' Manfredi, al quale fece di grandi promesse, e intanto il volle confinato in Bologna. Ma perchè si scoprì nell'ottobre di quest'anno[Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.]in essa città di Bologna una congiura contra del legato per dar quella città al Bavaro, il medesimo Alberghettino con altri nobili primarii di Bologna ebbe tagliata la testa. Quando allora per semplici sospetti o per vendetta si volea torre taluno dal mondo, sempre era in pronto la voce e il processo d'una congiura. Può nondimeno essere che questa fosse vera;ma il legato era in poco buon concetto presso di tutti. Ucciso fu nel settembre di quest'annoSilvestro de' Gattitiranno di Viterbo, e quella città coll'altre del Patrimonio e della Marca venne all'ubbidienza delcardinale Orsinolegato del papa[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 143. Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.]. Esibirono più volte i Tedeschi del Ceruglio, dominanti in Lucca, ai Fiorentini quella città per danari; e questi, o per diffidenza della fede di quell'aspra gente, o perchè sperassero miglior mercato, non vi vollero giammai acconsentire. Udendo poi che i Pisani erano in trattato di comperarla per sessanta mila fiorini d'oro, ne sturbarono il contratto col fare gran guerra a Pisa, ed obbligar quel popolo a chiedere pace. Fecesi innanzi in questo mezzoGherardino SpinolaGenovese, e collo sborso di trenta mila fiorini (Giorgio Stella scrive[Georgius Stella, in Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.]settantaquattro mila), comperata da' Tedeschi la signoria di quella città, v'entrò nel dì 2 settembre: il che rincrebbe forte ai Fiorentini, nè vollero perciò dare ascolto alcuno alle proposizioni di pace loro fatte da esso Spinola. La suberbia e avarizia di quel popolo la vedremo ben gastigata, andando innanzi.


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