MCCCXXXII

MCCCXXXIIAnno diCristomcccxxxii. Indiz.XV.Giovanni XXIIpapa 17.Imperio vacante.Benchè i marchesi d'EsteRinaldo,ObizzoeNiccolò, signori di Ferrara, si fossero molto prima d'ora concordati con papa Giovanni, pure solamente in quest'anno fu dato compimento ad essa concordia. Nel mese di giugno vennero le bolle del vicariato di Ferrara, loroconceduto da esso pontefice[Matth. de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.], con obbligo non di meno di rimettere in mano del cardinale legato la terra ossia la città d'Argenta. Diede esecuzione esso legato alle lettere papali, riebbe Argenta, e nel febbraio seguente fu levato l'interdetto dalla città di Ferrara[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Che frutto ricavassero da questo accordo i marchesi, lo vedremo all'anno seguente; intanto abbiamo, che essi si spogliarono della suddetta Argenta; il legato promise loro gran cose, e nulla poi attenne. Parlano gli Annali Bolognesi delle feste e falò fatti in Bologna, perchè nello stesso mese di febbraio vennero lettere pontificie che assicuravano quel molto credulo popolo, come era risoluta la venuta del pontefice in Italia, e fissata la sua residenza in quella città[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 199.]: tutte cabale delcardinale Beltrandodal Poggetto, il quale creato conte della Romagna e marchese della marca d'Ancona, ad altro non attendeva che a stabilir bene in suo pro que' principati, anzi ad accrescerli, e macchinava tutto dì la rovina de' marchesi estensi e degli stessi Fiorentini, e di chiunque si mostrava contrario aGiovanni redi Boemia, seco collegato. Tenne poscia nel dì 18 di marzo un general parlamento in Faenza[Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.], e nel dì 26 andò a prendere il possesso di Forlì, sicchè in Romagna non vi restò città o signore che non fosse ubbidiente a' suoi cenni. Ma perciocchè in Bologna i saggi si vedevano alla vigilia di perdere affatto l'antica libertà, e di divenire schiavi perpetui del legato, tra pel giogo imposto loro col fortissimo castello quivi fabbricato, e per la lega contratta da lui col re di Boemia, probabilmente loro scappò detta qualche parola non ben misurata, per cui, insospettitosi il cardinale, finse di voler parlare con Taddeo de' Pepoli, Bornio de' Samaritani, Andalò de' Griffoni eBrandalisio de' Gozzadini, cittadini potenti di quella città, e li trattenne prigioni. Se non li rilasciava presto, già il popolo avea cominciato a tumultuare, ed era imminente una gran sedizione. Abbiamo dal Villani[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 211.]che nel novembre il re Giovanni di Boemia andò ad Avignone per abboccarsi col papa: del che ebbe gran gelosia ilre Roberto, e voleva impedire la di lui andata. Ma piacque il contrario al pontefice, il quale fece due diverse figure, mostrando di esser in collera col Boemo, e sgridandolo per gli acquisti fatti in Italia, quando nello stesso tempo per quindici dì era ciascun giorno a segreto consiglio con lui, e fece varie ordinazioni, che col tempo vennero alla luce. Tutto era allora simulazione e dissimulazione in quella corte; e di questa arte poi poteva leggere in cattedra il cardinale Beltrando legato di Bologna, Romagna e marca d'Ancona. Intanto i principi di Lombardia collegati contra del re di Boemia non istavano oziosi. Secondo i patti della lega, che la Cronica di Verona[Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.]dice fatta, o confermata nel dì 22 di novembre di quest'anno, adAzzo Visconte, pel partaggio fatto tra loro[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.], dovea toccare Bergamo e Cremona; adAlbertoeMastino dalla Scala, Parma; aiGonzaghi, Reggio; e Modena aimarchesi estensi. Mastino dalla Scala avea già ricevute segrete lettere dai primati guelfi di Brescia[Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital. Johannes de Bazano, tom. 9 Rer. Italic. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital.], che l'invitavano all'acquisto di quella città, disgustati dal re di Boemia, per aver egli contra i patti fabbricata quivi una fortezza, ed impegnata la riviera di Garda ai nobili da Castelbarco; avea anche donate varie castella di quel distretto a' suoi uffiziali, e staccata la giurisdizione di Val Camonica dalla città. Ora Mastino, messi in campagna due mila scelti cavalli e gran corpo di fanteria, parte de' quali eradiObizzo marchesed'Este[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], che accorse in persona ad aiutar Mastino, e fingendo che venissero da Asola, terra allora posseduta dal legato sui confini del Bresciano, sotto il comando di Marsilio da Carrara li fece la mattina del dì 15 di giugno arrivare alle porte di Brescia[Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 9 Rer. Ital.]. Portavano finte bandiere della Chiesa, e gridavano: Viva la Chiesa. Furono tosto in armi i Guelfi della città, e corsero ad aprire per forza la porta di San Giovanni, per cui entrata la gente di Mastino, cominciò a gridare:Viva la Chiesa, e muoia il re. Allora si rifugiarono nel castello i soldati del re Giovanni; ma perchè non era esso ben provveduto, e si diede un feroce assalto a quegli uffiziali, non già coll'armi, ma coll'esibizion di danaro[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 203.], nel dì 4 di luglio lo renderono, e se n'andarono pei fatti loro. I Ghibellini di quella città, fuorchè pochi scappati nel castello, se ne stavano quieti; ed ancorchè sentissero gridare:Viva Mastino dalla Scala, si credevano assai sicuri al sapere che lo Scaligero era gran caporale della lor fazione, ma restarono ingannati. Mastino, che non ascoltava se non i consigli della propria ambizione, li sagrificò all'odio de' Guelfi (così d'accordo ne' patti); cioè permise che per tre giorni i Guelfi infierissero contra d'essi Ghibellini[Chronic. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.], molti de' quali rimasero uccisi, e gli altri forzati a fuggire fuori della città. Una gran percossa ebbe in tal congiuntura la già sì potente famiglia de' Maggi. Così la nobil città di Brescia venne in potere dei signori dalla Scala.Sconvolta era eziandio la città di Bergamo per le fazioni civili[Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.].Azzo Viscontesignor di Milano nel mese di settembre si portò coll'esercito suo colà, e nel dì 27 di quel mese (non so se per assedioo per amichevol trattato) ne acquistò la signoria, togliendola alle genti del re di Boemia. Nella Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]è scritto che vi perirono molti dell'armata sua. Egli poi v'introdusse i Rivoli ed altri fuorusciti, e volle che fosse pace fra tutti: dal che gli venne gran lode. Erasi mosso da ParmaCarlo figliuolo del re boemo, por dar soccorso a Bergamo; ma, per paura d'azzardar troppo, se ne tornò indietro. Nello stesso settembre[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 203.]il Visconte, gli Scaligeri, i marchesi estensi e i Gonzaghi strinsero la lega col comune di Firenze e colre Roberto: tutti contro al Bavaro e al re di Boemia, e a chi desse loro aiuto e favore, facendosi gl'Italiani segni di croce al mirare in lega potenze dianzi sì nemiche e di mire affatto opposte. Pensavano anche i marchesi estensi alla conquista di Modena, destinata ad essi in lor parte. Nè mancava la pazza discordia di malmenare ancora questa città. Già ne erano esclusi e fuorusciti i nobili Rangoni, Grassoni, Boschetti e signori da Sassuolo. Nel gennaio di questo anno erano stati mandati a' confini altri nobili[Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.], ed altri verso il dì 22 di giugno malcontenti se ne fuggirono. Ritirossi Nicolò da Fredo a Spilamberto, e quei dalla Mirandola e da Magreta alle lor terre, che si ribellarono contra della città. Sul fine di settembreRinaldo marchesed'Este conAlberto dalla ScalaeGuido da Gonzagaentrò sul Modenese, guarnito d'un copioso esercito; mise l'assedio al castello di San Felice con sette mangani che continuamente flagellavano quella terra. Nello stesso tempo il grosso della loro armata venne sino ai borghi di Modena, prendendo varii luoghi fra la Secchia e il Panaro. Aggiugne il Villani che, dopo averAzzo Viscontetentato di prendere Cremona[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 207.], ma con restarnecacciate le sue genti che in parte vi erano entrate, cavalcò anch'egli dipoi sotto Modena con mille e cinquecento cavalieri, e vi stette intorno per venti dì, guastando tutti i contorni: per la qual cosa il legato, che era in Romagna, corse tosto a Bologna per paura di perdere quella città.Manfredi de' Piisì bravamente difese Modena[Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.], che veggendo i collegati di buttare il tempo, se ne tornarono indietro[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Si ridusse il marchese Rinaldo sotto San Felice, il cui assedio continuava. Erano i Ferraresi vicini ad impadronirsene, quando Alberto dalla Scala, per segrete preghiere di Manfredi de' Pii, se n'andò con sua gente. Ma, udita che ebbe Mastino la vergognosa ritirata del fratello, spedì altra fanteria e cavalleria in sussidio dell'Estense. Seguitò l'assedio sino al dì 25 di novembre, in cui ebbe un funesto fine per li Ferraresi. Imperciocchè Manfredi de' Pii, raccomandatosi al legato, e ad Orlando Rosso di Parma e ai Manfredi di Reggio, ebbe un possente soccorso di cavalleria da tutte le parti, e in persona venne in aiuto suo Carlo figliuolo del re Giovanni, e Pietro e Marsilio de' Rossi[Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Cortus. Hist. tom. 12 Rer. Ital.]. Con questi rinforzi tutto il popolo di Modena atto all'armi marciò a San Felice. Andò il guanto della battaglia, che da Giovanni da Campo San Piero generale de' marchesi fu accettato; e nel dì suddetto, festa di santa Caterina, si azzuffarono le armate. Durò il fiero ed ostinato combattimento da terza fino alla sera, ora rinculando gli uni ed ora gli altri; in fine perchè le fanteria modenese attese a scannare i cavalli nemici, restò sconfitta l'oste de' marchesi, fatto prigione il Campo San Piero lor generale con assaissimi altri, e tutto il loro equipaggio co' militari attrezzi venne alle mani de' vincitori. Circa ottocento cavalierifra l'una parte e l'altra rimasero estinti sul campo; e fu creduto che da gran tempo sì crudel battaglia non fosse succeduta[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]. In così felice giornata ilprincipe Carlofu fatto cavaliere da un Tedesco, ed egli compartì lo stesso onore a Manfredi de' Pii, a Giberto da Fogliano, e a Nicolò e Pietro de' Rossi. S'impadronì in quest'annoAzzo Viscontedell'importante castello di Pizzighettone sull'Adda nel dì 22 di settembre, e verso il fine di novembre[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 210.]cavalcò colle sue milizie a Pavia, ed, assistito dai nobili da Beccheria, v'entrò e corse la città. Non potendo resistere alla di lui forza le masnade del re Giovanni, si ridussero nel castello già fabbricato da Matteo Visconte, e vi si sostennero sino al venturo marzo, siccome diremo. Parimente in quest'anno a' dì 22 di maggioGiovanni Visconte, zio di esso Azzo, già creato vescovo di Novara[Corio, Istoria di Milano. Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. 370.], ebbe maniera di cacciar da quella città i Tornielli, che ne erano padroni, e si fece anche proclamar signore in temporale della città suddetta, dove richiamò tutti gli usciti, e rimise la pace da gran tempo perduta. Ma esser potrebbe che questo fatto appartenesse agli anni seguenti, siccome si ha dagli Annali Milanesi[Annal. Mediol., tom. 15 Rer. Ital.]. Lo stesso Galvano Fiamma, che nel Manipolo dei Fiori racconta ciò all'anno presente, in altra sua opera[Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.]ne favella al seguente. Aveano i Pisani tolta a' Sanesi la città di Massa in Maremma; ma essendo essi all'assedio di un castello[Chron. Sanense, tom. 15 Rer. Ital.], i Sanesi coll'esercito loro nel giorno 16 di dicembre diedero loro una sconfitta con grave loro danno, e con far prigione Dino dalla Rocca lor capitano.

Benchè i marchesi d'EsteRinaldo,ObizzoeNiccolò, signori di Ferrara, si fossero molto prima d'ora concordati con papa Giovanni, pure solamente in quest'anno fu dato compimento ad essa concordia. Nel mese di giugno vennero le bolle del vicariato di Ferrara, loroconceduto da esso pontefice[Matth. de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.], con obbligo non di meno di rimettere in mano del cardinale legato la terra ossia la città d'Argenta. Diede esecuzione esso legato alle lettere papali, riebbe Argenta, e nel febbraio seguente fu levato l'interdetto dalla città di Ferrara[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Che frutto ricavassero da questo accordo i marchesi, lo vedremo all'anno seguente; intanto abbiamo, che essi si spogliarono della suddetta Argenta; il legato promise loro gran cose, e nulla poi attenne. Parlano gli Annali Bolognesi delle feste e falò fatti in Bologna, perchè nello stesso mese di febbraio vennero lettere pontificie che assicuravano quel molto credulo popolo, come era risoluta la venuta del pontefice in Italia, e fissata la sua residenza in quella città[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 199.]: tutte cabale delcardinale Beltrandodal Poggetto, il quale creato conte della Romagna e marchese della marca d'Ancona, ad altro non attendeva che a stabilir bene in suo pro que' principati, anzi ad accrescerli, e macchinava tutto dì la rovina de' marchesi estensi e degli stessi Fiorentini, e di chiunque si mostrava contrario aGiovanni redi Boemia, seco collegato. Tenne poscia nel dì 18 di marzo un general parlamento in Faenza[Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.], e nel dì 26 andò a prendere il possesso di Forlì, sicchè in Romagna non vi restò città o signore che non fosse ubbidiente a' suoi cenni. Ma perciocchè in Bologna i saggi si vedevano alla vigilia di perdere affatto l'antica libertà, e di divenire schiavi perpetui del legato, tra pel giogo imposto loro col fortissimo castello quivi fabbricato, e per la lega contratta da lui col re di Boemia, probabilmente loro scappò detta qualche parola non ben misurata, per cui, insospettitosi il cardinale, finse di voler parlare con Taddeo de' Pepoli, Bornio de' Samaritani, Andalò de' Griffoni eBrandalisio de' Gozzadini, cittadini potenti di quella città, e li trattenne prigioni. Se non li rilasciava presto, già il popolo avea cominciato a tumultuare, ed era imminente una gran sedizione. Abbiamo dal Villani[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 211.]che nel novembre il re Giovanni di Boemia andò ad Avignone per abboccarsi col papa: del che ebbe gran gelosia ilre Roberto, e voleva impedire la di lui andata. Ma piacque il contrario al pontefice, il quale fece due diverse figure, mostrando di esser in collera col Boemo, e sgridandolo per gli acquisti fatti in Italia, quando nello stesso tempo per quindici dì era ciascun giorno a segreto consiglio con lui, e fece varie ordinazioni, che col tempo vennero alla luce. Tutto era allora simulazione e dissimulazione in quella corte; e di questa arte poi poteva leggere in cattedra il cardinale Beltrando legato di Bologna, Romagna e marca d'Ancona. Intanto i principi di Lombardia collegati contra del re di Boemia non istavano oziosi. Secondo i patti della lega, che la Cronica di Verona[Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.]dice fatta, o confermata nel dì 22 di novembre di quest'anno, adAzzo Visconte, pel partaggio fatto tra loro[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.], dovea toccare Bergamo e Cremona; adAlbertoeMastino dalla Scala, Parma; aiGonzaghi, Reggio; e Modena aimarchesi estensi. Mastino dalla Scala avea già ricevute segrete lettere dai primati guelfi di Brescia[Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital. Johannes de Bazano, tom. 9 Rer. Italic. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital.], che l'invitavano all'acquisto di quella città, disgustati dal re di Boemia, per aver egli contra i patti fabbricata quivi una fortezza, ed impegnata la riviera di Garda ai nobili da Castelbarco; avea anche donate varie castella di quel distretto a' suoi uffiziali, e staccata la giurisdizione di Val Camonica dalla città. Ora Mastino, messi in campagna due mila scelti cavalli e gran corpo di fanteria, parte de' quali eradiObizzo marchesed'Este[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.], che accorse in persona ad aiutar Mastino, e fingendo che venissero da Asola, terra allora posseduta dal legato sui confini del Bresciano, sotto il comando di Marsilio da Carrara li fece la mattina del dì 15 di giugno arrivare alle porte di Brescia[Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 9 Rer. Ital.]. Portavano finte bandiere della Chiesa, e gridavano: Viva la Chiesa. Furono tosto in armi i Guelfi della città, e corsero ad aprire per forza la porta di San Giovanni, per cui entrata la gente di Mastino, cominciò a gridare:Viva la Chiesa, e muoia il re. Allora si rifugiarono nel castello i soldati del re Giovanni; ma perchè non era esso ben provveduto, e si diede un feroce assalto a quegli uffiziali, non già coll'armi, ma coll'esibizion di danaro[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 203.], nel dì 4 di luglio lo renderono, e se n'andarono pei fatti loro. I Ghibellini di quella città, fuorchè pochi scappati nel castello, se ne stavano quieti; ed ancorchè sentissero gridare:Viva Mastino dalla Scala, si credevano assai sicuri al sapere che lo Scaligero era gran caporale della lor fazione, ma restarono ingannati. Mastino, che non ascoltava se non i consigli della propria ambizione, li sagrificò all'odio de' Guelfi (così d'accordo ne' patti); cioè permise che per tre giorni i Guelfi infierissero contra d'essi Ghibellini[Chronic. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.], molti de' quali rimasero uccisi, e gli altri forzati a fuggire fuori della città. Una gran percossa ebbe in tal congiuntura la già sì potente famiglia de' Maggi. Così la nobil città di Brescia venne in potere dei signori dalla Scala.

Sconvolta era eziandio la città di Bergamo per le fazioni civili[Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.].Azzo Viscontesignor di Milano nel mese di settembre si portò coll'esercito suo colà, e nel dì 27 di quel mese (non so se per assedioo per amichevol trattato) ne acquistò la signoria, togliendola alle genti del re di Boemia. Nella Cronica Estense[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]è scritto che vi perirono molti dell'armata sua. Egli poi v'introdusse i Rivoli ed altri fuorusciti, e volle che fosse pace fra tutti: dal che gli venne gran lode. Erasi mosso da ParmaCarlo figliuolo del re boemo, por dar soccorso a Bergamo; ma, per paura d'azzardar troppo, se ne tornò indietro. Nello stesso settembre[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 203.]il Visconte, gli Scaligeri, i marchesi estensi e i Gonzaghi strinsero la lega col comune di Firenze e colre Roberto: tutti contro al Bavaro e al re di Boemia, e a chi desse loro aiuto e favore, facendosi gl'Italiani segni di croce al mirare in lega potenze dianzi sì nemiche e di mire affatto opposte. Pensavano anche i marchesi estensi alla conquista di Modena, destinata ad essi in lor parte. Nè mancava la pazza discordia di malmenare ancora questa città. Già ne erano esclusi e fuorusciti i nobili Rangoni, Grassoni, Boschetti e signori da Sassuolo. Nel gennaio di questo anno erano stati mandati a' confini altri nobili[Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.], ed altri verso il dì 22 di giugno malcontenti se ne fuggirono. Ritirossi Nicolò da Fredo a Spilamberto, e quei dalla Mirandola e da Magreta alle lor terre, che si ribellarono contra della città. Sul fine di settembreRinaldo marchesed'Este conAlberto dalla ScalaeGuido da Gonzagaentrò sul Modenese, guarnito d'un copioso esercito; mise l'assedio al castello di San Felice con sette mangani che continuamente flagellavano quella terra. Nello stesso tempo il grosso della loro armata venne sino ai borghi di Modena, prendendo varii luoghi fra la Secchia e il Panaro. Aggiugne il Villani che, dopo averAzzo Viscontetentato di prendere Cremona[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 207.], ma con restarnecacciate le sue genti che in parte vi erano entrate, cavalcò anch'egli dipoi sotto Modena con mille e cinquecento cavalieri, e vi stette intorno per venti dì, guastando tutti i contorni: per la qual cosa il legato, che era in Romagna, corse tosto a Bologna per paura di perdere quella città.Manfredi de' Piisì bravamente difese Modena[Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.], che veggendo i collegati di buttare il tempo, se ne tornarono indietro[Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.]. Si ridusse il marchese Rinaldo sotto San Felice, il cui assedio continuava. Erano i Ferraresi vicini ad impadronirsene, quando Alberto dalla Scala, per segrete preghiere di Manfredi de' Pii, se n'andò con sua gente. Ma, udita che ebbe Mastino la vergognosa ritirata del fratello, spedì altra fanteria e cavalleria in sussidio dell'Estense. Seguitò l'assedio sino al dì 25 di novembre, in cui ebbe un funesto fine per li Ferraresi. Imperciocchè Manfredi de' Pii, raccomandatosi al legato, e ad Orlando Rosso di Parma e ai Manfredi di Reggio, ebbe un possente soccorso di cavalleria da tutte le parti, e in persona venne in aiuto suo Carlo figliuolo del re Giovanni, e Pietro e Marsilio de' Rossi[Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Cortus. Hist. tom. 12 Rer. Ital.]. Con questi rinforzi tutto il popolo di Modena atto all'armi marciò a San Felice. Andò il guanto della battaglia, che da Giovanni da Campo San Piero generale de' marchesi fu accettato; e nel dì suddetto, festa di santa Caterina, si azzuffarono le armate. Durò il fiero ed ostinato combattimento da terza fino alla sera, ora rinculando gli uni ed ora gli altri; in fine perchè le fanteria modenese attese a scannare i cavalli nemici, restò sconfitta l'oste de' marchesi, fatto prigione il Campo San Piero lor generale con assaissimi altri, e tutto il loro equipaggio co' militari attrezzi venne alle mani de' vincitori. Circa ottocento cavalierifra l'una parte e l'altra rimasero estinti sul campo; e fu creduto che da gran tempo sì crudel battaglia non fosse succeduta[Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.]. In così felice giornata ilprincipe Carlofu fatto cavaliere da un Tedesco, ed egli compartì lo stesso onore a Manfredi de' Pii, a Giberto da Fogliano, e a Nicolò e Pietro de' Rossi. S'impadronì in quest'annoAzzo Viscontedell'importante castello di Pizzighettone sull'Adda nel dì 22 di settembre, e verso il fine di novembre[Giovanni Villani, lib. 10, cap. 210.]cavalcò colle sue milizie a Pavia, ed, assistito dai nobili da Beccheria, v'entrò e corse la città. Non potendo resistere alla di lui forza le masnade del re Giovanni, si ridussero nel castello già fabbricato da Matteo Visconte, e vi si sostennero sino al venturo marzo, siccome diremo. Parimente in quest'anno a' dì 22 di maggioGiovanni Visconte, zio di esso Azzo, già creato vescovo di Novara[Corio, Istoria di Milano. Gualvan. Flamma, Manip. Flor., cap. 370.], ebbe maniera di cacciar da quella città i Tornielli, che ne erano padroni, e si fece anche proclamar signore in temporale della città suddetta, dove richiamò tutti gli usciti, e rimise la pace da gran tempo perduta. Ma esser potrebbe che questo fatto appartenesse agli anni seguenti, siccome si ha dagli Annali Milanesi[Annal. Mediol., tom. 15 Rer. Ital.]. Lo stesso Galvano Fiamma, che nel Manipolo dei Fiori racconta ciò all'anno presente, in altra sua opera[Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.]ne favella al seguente. Aveano i Pisani tolta a' Sanesi la città di Massa in Maremma; ma essendo essi all'assedio di un castello[Chron. Sanense, tom. 15 Rer. Ital.], i Sanesi coll'esercito loro nel giorno 16 di dicembre diedero loro una sconfitta con grave loro danno, e con far prigione Dino dalla Rocca lor capitano.


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