MCCCXXXVIIIAnno diCristomcccxxxviii. Indiz.VI.Benedetto XIIpapa 5.Imperio vacante.Per le tante perdite dell'anno precedente in grandi affanni e sospiri si trovavaMastino dalla Scala, nè sapea a qual partito volgersi per ottenere soccorso[Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.]. Avea nel dicembre scorso mosse proposizioni di pace a Venezia, e per trattarne colà si portaronoObizzo marchesed'Este,Marsilio da Carrarasignore di Padova,Guido da Gonzaga,Giovannifigliuolo diTaddeo Pepoli, gli ambasciatori d'Azzo Visconte, de' Fiorentini e dello stesso Mastino. Sì alte erano tuttavia le pretensioni de' Veneziani, perchè esigevano che egli dimettesse Trivigi, Lucca e Parma, che andò a terra ogni speranza di aggiustamento. Vivamente si raccomandò poscia Mastino aLodovico il Bavaro, per aver gente ed altri aiuti da lui, con dargli in ostaggio Francesco Cane suo figliuolo ed altri nobili per sicurezza de' pagamenti; ma restò burlato da lui. Poco poi potè godere del nuovo suo principatoMarsilio da Carrarasignore di Padova, perchè, infermatosi, nel dì 21 di marzo dell'anno presente mancò di vita. Non lasciando egli figliuoli proprii, prima di morire, coll'assenso della repubblica veneta, fece eleggere suo successore nella signoria di PadovaUbertino da Carrarasuo cugino, che stato nella gioventù discolo e malvivente, cominciò a governare il suo popolo, più procurando di farsi temere che amare[Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital.]. Per altro fu uomo di gran senno, e tenne in molta riputazione il nome suo e di sua casa. La prima impresa di lui quella fu di portarsi all'assedio di Monselice, per affrettarneil più tosto possibile l'acquisto. Ma dentro vi eraPietro del Verme, la cui fedeltà verso Mastino, ed insieme la bravura ed accortezza rendea vani tutti i tradimenti e gli assalti d'Ubertino. Fecero fra loro una guerra arrabbiata. IntantoOrlando Rossogenerale dell'armata veneta nel mese d'aprile mise in marcia le sue genti, e saccheggiando pervenne fino alle porte di Verona, dove fece correre un palio. Nel dì 8 di maggio se gli diede Montecchio maggiore, terra che da lì a non molto fu assediata da Mastino. Fu egli astretto a ritirarsene con mal ordine; e seguirono dipoi varii combattimenti, ma con isvantaggio sempre delle di lui milizie, che specialmente nel dì 29 di settembre furono sconfitte a Montagnana. Finalmente nel dì 19 di agosto[Chron. Patav., tom. 8 Rer. Ital. Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.]la terra di Monselice si arrendè ad Ubertino da Carrara, ma non già la rocca, di cui si cominciò l'assedio. Uscì libero colla sua gente Pietro del Verme, e cavalcò a Verona. Per danari ebbe poscia il Carrarese anche la rocca di Monselice nel dì 18 di novembre. Tale doveva essere in questi tempi la rabbia di Mastino[Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.], che cavalcando per Verona nel giorno 27 d'agosto insieme con Azzo da Correggio, incontratosi conBartolomeo dalla Scalavescovo della città, per meri sospetti ch'egli tramasse congiura contra di lui, come avea fatto il vescovo di Vicenza, sguainata la spada, di propria mano l'uccise. Per questa scelleraggine contra di lui procedettepapa Benedetto XIIalle rigorose censure, e stette Mastino gran tempo in disgrazia della santa Sede. Nel dì 19 di ottobre le genti venete entrarono ne' borghi di Vicenza, e quivi si afforzarono; colpo che fece disperare Mastino, e più che mai applicarsi ad un trattato di pace, siccome diremo all'anno seguente.Giacchè in Sicilia regnavano delle dissensioni, e al valentere Federigoerasucceduto ilre Pietro, persona di mente assai debole[Giovanni Villani, lib. 11, cap. 78.], stimòRoberto redi Napoli che fosse giunto il sospirato giorno da poter ricuperar quell'isola. Nel mese dunque di maggio spedì colà una flotta di sessanta tra galee e legni da trasporto con mille e cinquecento cavalieri e molta fanteria. Un'altra parimente, ed anche maggiore, ne inviò a quella volta nel mese di giugno sotto il comando diCarlo ducadi Durazzo suo nipote. Ognuno si credeva che tante forze ingoierebbero senza fallo la Sicilia tutta; ma appena, dopo lungo assedio, presero Termole, e intanto entrata la peste, ossia una forte epidemia, in quell'armata, bisognò sloggiare, e tornarsene con perdita di molta gente a Napoli. Riuscirono inutili tutti i tentativi, umiliazioni ed esibizioni fatte daLodovico il Bavaroper riacquistare la grazia del papa[Albertus Argent., Chron.]. Colpa non fu del buon pontefice, che inclinava alla pace, e chiaramente dicea che compativa gli eccessi commessi dal Bavaro, perchè il suo predecessoreGiovanni XXII, col non volergli fare giustizia, l'avea come spinto nel precipizio. Disse anche all'orecchio agli ambasciatori di Lodovico, quasi piangendo, d'essere dispostissimo a favorire il lor principe; ma aver lettere diFilippo redi Francia, colle quali il minacciava di trattarlo peggio di quel cheFilippo il Belloavea trattatopapa Bonifazio VIII, qualora assolvesse il Bavaro dalle scomuniche. Ecco se è vero che i romani pontefici furono in una babilonica schiavitù, finchè vollero tener ferma la loro residenza di là da' monti. So che questo è negato da alcuni; se poi con buone ragioni, nol so. Ora cotali durezze della corte pontificia, benchè cagionate dalla prepotenza altrui, diedero occasione al Bavaro e agli elettori dell'imperio (eccettuatoneGiovannire diBoemia) di unire una dieta nel territorio di Magonza, in cui nel dì quindici di luglio formaronoun decreto[Rebdorf., Histor. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Raynaldus, Annal. Eccles.], che chiunque è eletto dai principi elettorali concordi, o dalla maggior parte di essi, re de' Romani, non ha bisogno d'approvazione e consenso della santa Sede per prendere il titolo di re e per amministrare i diritti dell'imperio: il che fu una gran ferita all'autorità e agli antichi diritti della santa Sede. Tanto è poi andata innanzi la faccenda, che laddove gli antichi principi eletti prendevano il titolo solamente di re di Germania e d'Italia, oppure de' Romani, senza giammai usar quello d'imperadori de' Romani, se non dopo la coronazione romana, cominciarono ad intitolarsi, anche senza essere coronati dal papa, imperadori de' Romani: il che è divenuto uso stabile. Intorno a questi punti disputano gli eruditi politici: lasciamoli noi disputare, e andiamo avanti. Venne in quest'anno a morte nel dì 21 d'aprileTeodoro marchese di Monferrato[Benven. da S. Giorg., Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.], che avea portato in Italia il sangue de' greci imperadori, ed ebbe per successoreGiovannisuo unico figliuolo, che superò in valore e fortuna il padre.
Per le tante perdite dell'anno precedente in grandi affanni e sospiri si trovavaMastino dalla Scala, nè sapea a qual partito volgersi per ottenere soccorso[Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.]. Avea nel dicembre scorso mosse proposizioni di pace a Venezia, e per trattarne colà si portaronoObizzo marchesed'Este,Marsilio da Carrarasignore di Padova,Guido da Gonzaga,Giovannifigliuolo diTaddeo Pepoli, gli ambasciatori d'Azzo Visconte, de' Fiorentini e dello stesso Mastino. Sì alte erano tuttavia le pretensioni de' Veneziani, perchè esigevano che egli dimettesse Trivigi, Lucca e Parma, che andò a terra ogni speranza di aggiustamento. Vivamente si raccomandò poscia Mastino aLodovico il Bavaro, per aver gente ed altri aiuti da lui, con dargli in ostaggio Francesco Cane suo figliuolo ed altri nobili per sicurezza de' pagamenti; ma restò burlato da lui. Poco poi potè godere del nuovo suo principatoMarsilio da Carrarasignore di Padova, perchè, infermatosi, nel dì 21 di marzo dell'anno presente mancò di vita. Non lasciando egli figliuoli proprii, prima di morire, coll'assenso della repubblica veneta, fece eleggere suo successore nella signoria di PadovaUbertino da Carrarasuo cugino, che stato nella gioventù discolo e malvivente, cominciò a governare il suo popolo, più procurando di farsi temere che amare[Gatari, Istor. Padov., tom. 17 Rer. Ital.]. Per altro fu uomo di gran senno, e tenne in molta riputazione il nome suo e di sua casa. La prima impresa di lui quella fu di portarsi all'assedio di Monselice, per affrettarneil più tosto possibile l'acquisto. Ma dentro vi eraPietro del Verme, la cui fedeltà verso Mastino, ed insieme la bravura ed accortezza rendea vani tutti i tradimenti e gli assalti d'Ubertino. Fecero fra loro una guerra arrabbiata. IntantoOrlando Rossogenerale dell'armata veneta nel mese d'aprile mise in marcia le sue genti, e saccheggiando pervenne fino alle porte di Verona, dove fece correre un palio. Nel dì 8 di maggio se gli diede Montecchio maggiore, terra che da lì a non molto fu assediata da Mastino. Fu egli astretto a ritirarsene con mal ordine; e seguirono dipoi varii combattimenti, ma con isvantaggio sempre delle di lui milizie, che specialmente nel dì 29 di settembre furono sconfitte a Montagnana. Finalmente nel dì 19 di agosto[Chron. Patav., tom. 8 Rer. Ital. Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.]la terra di Monselice si arrendè ad Ubertino da Carrara, ma non già la rocca, di cui si cominciò l'assedio. Uscì libero colla sua gente Pietro del Verme, e cavalcò a Verona. Per danari ebbe poscia il Carrarese anche la rocca di Monselice nel dì 18 di novembre. Tale doveva essere in questi tempi la rabbia di Mastino[Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.], che cavalcando per Verona nel giorno 27 d'agosto insieme con Azzo da Correggio, incontratosi conBartolomeo dalla Scalavescovo della città, per meri sospetti ch'egli tramasse congiura contra di lui, come avea fatto il vescovo di Vicenza, sguainata la spada, di propria mano l'uccise. Per questa scelleraggine contra di lui procedettepapa Benedetto XIIalle rigorose censure, e stette Mastino gran tempo in disgrazia della santa Sede. Nel dì 19 di ottobre le genti venete entrarono ne' borghi di Vicenza, e quivi si afforzarono; colpo che fece disperare Mastino, e più che mai applicarsi ad un trattato di pace, siccome diremo all'anno seguente.
Giacchè in Sicilia regnavano delle dissensioni, e al valentere Federigoerasucceduto ilre Pietro, persona di mente assai debole[Giovanni Villani, lib. 11, cap. 78.], stimòRoberto redi Napoli che fosse giunto il sospirato giorno da poter ricuperar quell'isola. Nel mese dunque di maggio spedì colà una flotta di sessanta tra galee e legni da trasporto con mille e cinquecento cavalieri e molta fanteria. Un'altra parimente, ed anche maggiore, ne inviò a quella volta nel mese di giugno sotto il comando diCarlo ducadi Durazzo suo nipote. Ognuno si credeva che tante forze ingoierebbero senza fallo la Sicilia tutta; ma appena, dopo lungo assedio, presero Termole, e intanto entrata la peste, ossia una forte epidemia, in quell'armata, bisognò sloggiare, e tornarsene con perdita di molta gente a Napoli. Riuscirono inutili tutti i tentativi, umiliazioni ed esibizioni fatte daLodovico il Bavaroper riacquistare la grazia del papa[Albertus Argent., Chron.]. Colpa non fu del buon pontefice, che inclinava alla pace, e chiaramente dicea che compativa gli eccessi commessi dal Bavaro, perchè il suo predecessoreGiovanni XXII, col non volergli fare giustizia, l'avea come spinto nel precipizio. Disse anche all'orecchio agli ambasciatori di Lodovico, quasi piangendo, d'essere dispostissimo a favorire il lor principe; ma aver lettere diFilippo redi Francia, colle quali il minacciava di trattarlo peggio di quel cheFilippo il Belloavea trattatopapa Bonifazio VIII, qualora assolvesse il Bavaro dalle scomuniche. Ecco se è vero che i romani pontefici furono in una babilonica schiavitù, finchè vollero tener ferma la loro residenza di là da' monti. So che questo è negato da alcuni; se poi con buone ragioni, nol so. Ora cotali durezze della corte pontificia, benchè cagionate dalla prepotenza altrui, diedero occasione al Bavaro e agli elettori dell'imperio (eccettuatoneGiovannire diBoemia) di unire una dieta nel territorio di Magonza, in cui nel dì quindici di luglio formaronoun decreto[Rebdorf., Histor. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Raynaldus, Annal. Eccles.], che chiunque è eletto dai principi elettorali concordi, o dalla maggior parte di essi, re de' Romani, non ha bisogno d'approvazione e consenso della santa Sede per prendere il titolo di re e per amministrare i diritti dell'imperio: il che fu una gran ferita all'autorità e agli antichi diritti della santa Sede. Tanto è poi andata innanzi la faccenda, che laddove gli antichi principi eletti prendevano il titolo solamente di re di Germania e d'Italia, oppure de' Romani, senza giammai usar quello d'imperadori de' Romani, se non dopo la coronazione romana, cominciarono ad intitolarsi, anche senza essere coronati dal papa, imperadori de' Romani: il che è divenuto uso stabile. Intorno a questi punti disputano gli eruditi politici: lasciamoli noi disputare, e andiamo avanti. Venne in quest'anno a morte nel dì 21 d'aprileTeodoro marchese di Monferrato[Benven. da S. Giorg., Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.], che avea portato in Italia il sangue de' greci imperadori, ed ebbe per successoreGiovannisuo unico figliuolo, che superò in valore e fortuna il padre.