MCCLXXI

MCCLXXIAnno diCristomcclxxi. IndizioneXIV.Gregorio Xpapa 1.Imperio vacante.Filipponuovo re di Francia eCarlo redi Sicilia suo zio sen vennero a Viterbo, affine di sollecitare i discordi cardinali all'elezione di un papa. Avvenne che colà ancora si portò ilconte Guidodi Monforte, vicario allora per esso re Carlo in Toscana[Raynaldus, Annal. Eccles. Ricordano Malaspina, cap. 196.]. Nudriva costui un immenso odio contro la real casa d'Inghilterra, perchè ilconte Simonesuo padre era stato ucciso, e ben giustamente, per gli suoi demeriti, dal re d'Inghilterra. Per questo mal talento commise esso conte Guido una delle più abbominevoli azioni che possano cadere in mente di uomo e cristiano. Imperocchè, avendo trovato in chiesa attento alla sacra messaArrigo, figliuolo diRiccardo d'Inghilterrare de' Romani, ch'era venuto coi suddetti due re dalla crociata di Tunisi, crudelmente quivi uccise quell'innocente principe. Nè di ciò contento, perchè gli fu ricordato che suo padre era stato strascinato, tornò indietro, e, preso pe' capelli quel cadavero, lo strascinò fuori di chiesa. Sotto gli occhi, per così dire, di quei due re fu commesso questo esecrabil fatto, e non se ne vide risentimento alcuno, non senza gravissimo lor biasimo; se non che il re Carlo gli levò il vicariato della Toscana. Se ne fuggì questo empio assassino; ma il colse a suo tempola mano di Dio, perchè finì malamente i suoi dì nelle prigioni di Sicilia. Benchè nulla avessero operato le premure dei suddetti re per indurre il collegio de' cardinali ad accordo, di maniera che attediati si partirono da Viterbo; pure da lì ad alcuni mesi si applicarono essi cardinali daddovero a dare un nuovo papa alla Chiesa di Dio[Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital.]. Di grave scandalo era stato ai popoli cristiani il vedere che da tanto tempo non aveano saputo i quindici cardinali accordarsi nell'elezione di alcun di essi; colpa della loro ambizione, che anteponeva il privato interesse a quel della repubblica cristiana. Fecero essi adunque un compromesso nel dì primo di settembre in sei cardinali, i quali senza perdere tempo nominarono papaTedaldo, appellato ancoraTebaldo, della nobil casa de' Visconti di Piacenza, non cardinale, non vescovo, ma solamente arcidiacono di Liegi[Ptolomeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. Richobaldus, in Pomario, tom. 9 Rer. Ital. Sabas Malaspina, lib. 5, cap. 8.], personaggio nondimeno di santi costumi, che si trovava allora in Accon, ossia in Acri di Soria, dove faticava in servigio della cristianità. Parve maravigliosa questa elezione, perchè egli neppure era conosciuto da alcuno dei cardinali; eppur tutti consentirono in lui, e se ne applaudirono bene a suo tempo: così bella riuscita fece questo degnissimo successore di san Pietro. Spedì il sacro collegio ambasciatori ad Accon a notificargli la sua promozione. Accettò egli l'elezione, e prese dipoi il nome diGregorio Xcon incredibil giubilo de' cristiani orientali, che concepirono di grandi speranze d'aiuti per la ricuperazione di Terra santa, stante il piissimo zelo già sperimentato di questo insigne personaggio per li progressi della crociata. Si dispose egli intanto pel suo ritorno in Italia: del che parleremo all'anno seguente. Cominciò in quest'anno a declinar la potenzade' Torriani[Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 307. Annales Mediolanense, tom. 16 Rer. Ital.]. Dopo essere stati i Comaschi sotto il loro governo per dieci anni, si ribellarono, e preso Accursio Cotica, vicario diNapo dalla Torre, tanto il ritennero, che fu rilasciato Simone da Locarno, il quale per nove anni era stato detenuto prigione in una gabbia di ferro in Milano. Rivoltatesi ancora contra de' Torriani le due nobili famiglie milanesi Castiglioni e Birago, si unirono co' nobili fuorusciti: del che sdegnato forte Napo Torriano, ostilmente entrò nel Seprio, e vi prese e diroccò il castello di Castiglione. In molte angustie si trovava il popolo di Piacenza[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.]per l'aspra guerra che gli faceva il conte Ubertino Lando coi nobili fuorusciti di quella città. Il perchè trattarono nel loro consiglio di darsi a Carlo re di Sicilia. Gran dibattimento, gran discordia fu ne' partiti; ma finalmente la vinse l'affermativa, e si giurò fedeltà ad esso re, con lasciare libertà a tutti i banditi di ritornare in città nel termine d'un mese, purchè si sottomettessero al re. La maggior parte d'essi vi ritornò.Passò in quest'anno per Reggio di Lombardia[Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.]Filippo redi Francia, conducendo seco l'ossa del santo genitoreLodovico IXe diGiovanni Tristanosuo fratello. Correvano tutti i popoli a venerar la cassa del re defunto, riguardandolo tutti come un principe santo; e questa si deponeva nelle chiese con molti doppieri accesi all'intorno. E però restò in queste parti una distinta divozione verso di lui, tenendosi tuttavia care le di lui monete, per appenderle al collo dei figliuolini. Nel dì primo d'aprile arrivò esso Filippo a Parma; ed avendo le sue soldatesche bruciate quindici case a Colorno[Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.], rifece quel danno con adeguato pagamento. Grave carestia patirono in quest'anno i Reggiani e Parmigiani: ciònon ostante fecero oste al castello di Corvara, dove dimorava con assai banditi Jacopo da Palù, e presolo dopo tre mesi di assedio, poco dappoi lo smantellarono. Continuando la guerra fra i Veneziani e Bolognesi[Annal. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.]al Po di Primaro, nel primo dì di settembre vennero alle mani i due nemici eserciti, e toccò la peggio ai Veneziani. Confessa il Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]che i suoi lasciarono in preda ai Bolognesi le lor tende e bagagli; ma che sopraggiunti altri capitani con gente assai, uccisero molti de' Bolognesi, e fortificarono il castello di Sant'Alberto, posto sul Po d'Argenta. Fecero guerra i potenti Bolognesi anche al comune di Modena, contro il tenor della pace, nel mese d'agosto, per l'ingiusta lor pretensione che i Modenesi nulla avessero da possedere di là dal fiume Panaro. Presero all'improvviso il castello di San Cesario[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.]: il che udito in Modena, si diede tosto campana a martello, e il popolo tutto in armi corse a quel castello, e impetuosamente superate le fosse, quanti Bolognesi vi trovarono, o fecero prigioni, oppure uccisero. Presero anche i Bolognesi le castella di Savignano, di Montecorone e Monteombraro, e le atterrarono. Nè di ciò contenti, vennero coll'esercito fino al ponte di Santo Ambrosio e al ponte di Navicello; ma dai Modenesi, accorsi alla difesa, virilmente furono rispinti. In tal congiuntura accorsero i Parmigiani, amici sempre fedeli, in aiuto di Modena[Memorial. Potest. Regiens.]. Ma neppur Bologna era esente da guai. Mali trattamenti faceano i nobili al popolo, specialmente togliendo loro le donne. Si afforzarono per questo i popolari, e formata un'unione fra loro, che fu appellata la lega o compagnia della giustizia, mandarono a' confini ottanta d'essi nobili: il che diede principio all'abbassamento di Bologna, città che allora si trovava inuna grande auge di potenza, fortuna e ricchezze. Presero in quest'anno i Cremonesi il castello di Malgrate per sagacità di Jacopino Rangone da Modena[Annales Veteres Mutinens.]lor podestà, il quale per questo fatto fu confermato nella podesteria dell'anno seguente. In Ferrara[Annal. Estens., tom. 15 Rer. Ital.]Giacomaccio dei Trotti, con altri aderenti alla fazion ghibellina del fu Salinguerra, fecero una congiura contra diObizzo marchesedi Este, signore della città; ma essendo questa venuta alla luce, lasciarono costoro il capo sopra d'un palco. Portossi nell'anno presente in IspagnaGuglielmo marchesedi Monferrato, quivi prese per moglieBeatricefigliuola diAlfonso redi Castiglia, soprannominato l'Astrologo, con varii patti, de' quali fa menzione Benvenuto da San Giorgio[Benvenuto da San Giorgio, Storia del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.]. Se s'ha da prestar fede a Galvano Fiamma[Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 306.], Alfonso, siccome eletto re de' Romani, dichiarò suo vicario in Italia esso marchese, e mandò ottocento cavalieri con esso lui, i quali fecero guerra a Milano; ma rimasero in breve sterminati daNapo Torriano. Per questo si accese un odio grande fra esso Napo e il marchese.

Filipponuovo re di Francia eCarlo redi Sicilia suo zio sen vennero a Viterbo, affine di sollecitare i discordi cardinali all'elezione di un papa. Avvenne che colà ancora si portò ilconte Guidodi Monforte, vicario allora per esso re Carlo in Toscana[Raynaldus, Annal. Eccles. Ricordano Malaspina, cap. 196.]. Nudriva costui un immenso odio contro la real casa d'Inghilterra, perchè ilconte Simonesuo padre era stato ucciso, e ben giustamente, per gli suoi demeriti, dal re d'Inghilterra. Per questo mal talento commise esso conte Guido una delle più abbominevoli azioni che possano cadere in mente di uomo e cristiano. Imperocchè, avendo trovato in chiesa attento alla sacra messaArrigo, figliuolo diRiccardo d'Inghilterrare de' Romani, ch'era venuto coi suddetti due re dalla crociata di Tunisi, crudelmente quivi uccise quell'innocente principe. Nè di ciò contento, perchè gli fu ricordato che suo padre era stato strascinato, tornò indietro, e, preso pe' capelli quel cadavero, lo strascinò fuori di chiesa. Sotto gli occhi, per così dire, di quei due re fu commesso questo esecrabil fatto, e non se ne vide risentimento alcuno, non senza gravissimo lor biasimo; se non che il re Carlo gli levò il vicariato della Toscana. Se ne fuggì questo empio assassino; ma il colse a suo tempola mano di Dio, perchè finì malamente i suoi dì nelle prigioni di Sicilia. Benchè nulla avessero operato le premure dei suddetti re per indurre il collegio de' cardinali ad accordo, di maniera che attediati si partirono da Viterbo; pure da lì ad alcuni mesi si applicarono essi cardinali daddovero a dare un nuovo papa alla Chiesa di Dio[Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital.]. Di grave scandalo era stato ai popoli cristiani il vedere che da tanto tempo non aveano saputo i quindici cardinali accordarsi nell'elezione di alcun di essi; colpa della loro ambizione, che anteponeva il privato interesse a quel della repubblica cristiana. Fecero essi adunque un compromesso nel dì primo di settembre in sei cardinali, i quali senza perdere tempo nominarono papaTedaldo, appellato ancoraTebaldo, della nobil casa de' Visconti di Piacenza, non cardinale, non vescovo, ma solamente arcidiacono di Liegi[Ptolomeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. Richobaldus, in Pomario, tom. 9 Rer. Ital. Sabas Malaspina, lib. 5, cap. 8.], personaggio nondimeno di santi costumi, che si trovava allora in Accon, ossia in Acri di Soria, dove faticava in servigio della cristianità. Parve maravigliosa questa elezione, perchè egli neppure era conosciuto da alcuno dei cardinali; eppur tutti consentirono in lui, e se ne applaudirono bene a suo tempo: così bella riuscita fece questo degnissimo successore di san Pietro. Spedì il sacro collegio ambasciatori ad Accon a notificargli la sua promozione. Accettò egli l'elezione, e prese dipoi il nome diGregorio Xcon incredibil giubilo de' cristiani orientali, che concepirono di grandi speranze d'aiuti per la ricuperazione di Terra santa, stante il piissimo zelo già sperimentato di questo insigne personaggio per li progressi della crociata. Si dispose egli intanto pel suo ritorno in Italia: del che parleremo all'anno seguente. Cominciò in quest'anno a declinar la potenzade' Torriani[Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 307. Annales Mediolanense, tom. 16 Rer. Ital.]. Dopo essere stati i Comaschi sotto il loro governo per dieci anni, si ribellarono, e preso Accursio Cotica, vicario diNapo dalla Torre, tanto il ritennero, che fu rilasciato Simone da Locarno, il quale per nove anni era stato detenuto prigione in una gabbia di ferro in Milano. Rivoltatesi ancora contra de' Torriani le due nobili famiglie milanesi Castiglioni e Birago, si unirono co' nobili fuorusciti: del che sdegnato forte Napo Torriano, ostilmente entrò nel Seprio, e vi prese e diroccò il castello di Castiglione. In molte angustie si trovava il popolo di Piacenza[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.]per l'aspra guerra che gli faceva il conte Ubertino Lando coi nobili fuorusciti di quella città. Il perchè trattarono nel loro consiglio di darsi a Carlo re di Sicilia. Gran dibattimento, gran discordia fu ne' partiti; ma finalmente la vinse l'affermativa, e si giurò fedeltà ad esso re, con lasciare libertà a tutti i banditi di ritornare in città nel termine d'un mese, purchè si sottomettessero al re. La maggior parte d'essi vi ritornò.

Passò in quest'anno per Reggio di Lombardia[Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.]Filippo redi Francia, conducendo seco l'ossa del santo genitoreLodovico IXe diGiovanni Tristanosuo fratello. Correvano tutti i popoli a venerar la cassa del re defunto, riguardandolo tutti come un principe santo; e questa si deponeva nelle chiese con molti doppieri accesi all'intorno. E però restò in queste parti una distinta divozione verso di lui, tenendosi tuttavia care le di lui monete, per appenderle al collo dei figliuolini. Nel dì primo d'aprile arrivò esso Filippo a Parma; ed avendo le sue soldatesche bruciate quindici case a Colorno[Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.], rifece quel danno con adeguato pagamento. Grave carestia patirono in quest'anno i Reggiani e Parmigiani: ciònon ostante fecero oste al castello di Corvara, dove dimorava con assai banditi Jacopo da Palù, e presolo dopo tre mesi di assedio, poco dappoi lo smantellarono. Continuando la guerra fra i Veneziani e Bolognesi[Annal. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.]al Po di Primaro, nel primo dì di settembre vennero alle mani i due nemici eserciti, e toccò la peggio ai Veneziani. Confessa il Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]che i suoi lasciarono in preda ai Bolognesi le lor tende e bagagli; ma che sopraggiunti altri capitani con gente assai, uccisero molti de' Bolognesi, e fortificarono il castello di Sant'Alberto, posto sul Po d'Argenta. Fecero guerra i potenti Bolognesi anche al comune di Modena, contro il tenor della pace, nel mese d'agosto, per l'ingiusta lor pretensione che i Modenesi nulla avessero da possedere di là dal fiume Panaro. Presero all'improvviso il castello di San Cesario[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.]: il che udito in Modena, si diede tosto campana a martello, e il popolo tutto in armi corse a quel castello, e impetuosamente superate le fosse, quanti Bolognesi vi trovarono, o fecero prigioni, oppure uccisero. Presero anche i Bolognesi le castella di Savignano, di Montecorone e Monteombraro, e le atterrarono. Nè di ciò contenti, vennero coll'esercito fino al ponte di Santo Ambrosio e al ponte di Navicello; ma dai Modenesi, accorsi alla difesa, virilmente furono rispinti. In tal congiuntura accorsero i Parmigiani, amici sempre fedeli, in aiuto di Modena[Memorial. Potest. Regiens.]. Ma neppur Bologna era esente da guai. Mali trattamenti faceano i nobili al popolo, specialmente togliendo loro le donne. Si afforzarono per questo i popolari, e formata un'unione fra loro, che fu appellata la lega o compagnia della giustizia, mandarono a' confini ottanta d'essi nobili: il che diede principio all'abbassamento di Bologna, città che allora si trovava inuna grande auge di potenza, fortuna e ricchezze. Presero in quest'anno i Cremonesi il castello di Malgrate per sagacità di Jacopino Rangone da Modena[Annales Veteres Mutinens.]lor podestà, il quale per questo fatto fu confermato nella podesteria dell'anno seguente. In Ferrara[Annal. Estens., tom. 15 Rer. Ital.]Giacomaccio dei Trotti, con altri aderenti alla fazion ghibellina del fu Salinguerra, fecero una congiura contra diObizzo marchesedi Este, signore della città; ma essendo questa venuta alla luce, lasciarono costoro il capo sopra d'un palco. Portossi nell'anno presente in IspagnaGuglielmo marchesedi Monferrato, quivi prese per moglieBeatricefigliuola diAlfonso redi Castiglia, soprannominato l'Astrologo, con varii patti, de' quali fa menzione Benvenuto da San Giorgio[Benvenuto da San Giorgio, Storia del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.]. Se s'ha da prestar fede a Galvano Fiamma[Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 306.], Alfonso, siccome eletto re de' Romani, dichiarò suo vicario in Italia esso marchese, e mandò ottocento cavalieri con esso lui, i quali fecero guerra a Milano; ma rimasero in breve sterminati daNapo Torriano. Per questo si accese un odio grande fra esso Napo e il marchese.


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