MCCLXXII

MCCLXXIIAnno diCristomcclxxii. IndizioneXV.Gregorio Xpapa 2.Imperio vacante.Nel primo giorno di gennaio dell'anno presente approdò a Brindisi il nuovo pontefice elettoGregorio X, venendo di Soria[Vita Gregorii X, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Arrivato che fu a Benevento, quivi fu ad inchinarlo ilre Carlo, che poscia con magnificenza ed onore l'accompagnò nel resto del viaggio. Fu incontrato a Ceperano da molti cardinali, e dagli ambasciatori di Roma, che il pregarono di trasferirsi a quella città. Ma egli continuò il cammino sino a Viterbo. Portatosi poi a Roma, nel dì 27 di marzofu consecrato; con gran solennità ricevè la tiara pontificia, il giuramento di fedeltà e d'omaggio dal re Carlo. Venuto poscia ad Orvieto, principalmente si applicò ai soccorsi di Terra santa. Intimò a questo fine un concilio generale da tenersi in Lione, e fece maneggi coi popoli di Venezia, Pisa, Genova e Marsilia, per ottenere da essi la lor quota di galee per quella sacra impresa[Raynald., in Annal. Ecclesiast.]. Ma perciocchè i Veneziani aveano guerra co' Bolognesi in terra, e per mare co' Genovesi, spedì l'arcivescovo d'Aix con titolo di legato apostolico, acciocchè trattasse di pace fra loro; e non potendola egli conchiudere, ordinasse a quei comuni d'inviare i lor plenipotenziarii alla corte pontificia. Dalle memorie rapportate dal Rinaldi vegniamo in cognizione, che tuttavia i Sanesi e Pisani ricusavano di riconoscere il re Carlo per vicario della Toscana, e gli ultimi aveano occupati alcuni luoghi in Sardegna. Intimò loro il pontefice le censure, e la privazione del vescovato[Ptolom. Lucens., in Annalib. Brev., tom. 11 Rer. Ital.], se nel termine prefisso non ubbidivano. Fece poscia una promozione di cinque cardinali, uno de' quali fusan Bonaventura, ministro generale dell'ordine de' Minori, insigne dottore della Chiesa. Trovandosi tuttavia alla corte pontificiaOttone Viscontearcivescovo di Milano[Annales Mediolanens., tom. 16 Rer. Ital.], si presentò al papa implorando il suo aiuto contro la prepotenza de' Torriani signori di Milano, che lui e tanti nobili teneano banditi dalla patria. Intanto essi Torriani faceano gran guerra, e i nobili fuorusciti, i quali nondimeno cresciuti in forze per l'assistenza de' Comaschi faceano testa, elessero per loro capitano Simone da Locarno, uomo di grande sperienza nei fatti di guerra. Abbiamo dalla Cronica di Parma[Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.], che Guido e Matteo da Correggio parmigiani, dopo essere stati per lungo tempo come signori di Mantova,furono in quest'anno scacciati da quella podesteria per opera diPinamonte dei BonacossiMantovano loro nipote. Costui non solamente occupò quel dominio, ma si unì co' Veronesi a parte ghibellina, esiliò la maggior parte de' Guelfi di quella città, e cagion fu di non pochi altri mali. Fecero i Pavesi oste contro la terra di Valenza, e fu in loro aiuto il conte Ubertino Landò[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.]con cinquanta uomini di armi. Portatosi a Brescia il suddetto arcivescovo d'Aix[Malvecius, Chron. Brix., tom. 14 Rer. Ital.]per trattar di concordia fra quel comune e i Torriani di Milano, così saggiamente condusse l'affare, che nel mese d'ottobre nella villa di Gocaglio, dove si trovarono i deputati delle parti, stabilì pace fra loro, con pagare la città di Brescia sei mila e trecento lire imperiali ai Torriani. Rimasero sacrificati, in tal congiuntura, i nobili ghibellini usciti di quella città, perchè lasciati alla discrezion del re Carlo, e mandati furono a' confini. Loro ancora furono tolte varie castella, e distrutte dal popolo di Brescia, fra' quali si contarono Seniga, gli Orci, Palazzuolo e Chiari. Dopo tanti anni di prigionia in Bologna[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]arrivò al fine di sua vita nel di 14 di marzoEnzo redi Sardegna, e con grande onore data gli fu sepoltura nella chiesa de' frati predicatori. Ma insorsero in quella città gravi discordie fra le due fazioni de' Geremii guelfi e de' Lambertazzi ghibellini. Gli Annali di Bologna[Annal. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.]e il Ghirardacci[Ghirardacci, Istor. di Bologna.]ne parlano all'anno seguente, ma fuor di sito, a mio credere. L'antica Cronica di Reggio[Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.], e, quel ch'è più, Ricobaldo[Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.], storico di questi tempi e fra Francesco Pippino[Pippin, Chron. Bononiens., tom. eod.]ne danno relazione sotto il presente anno. Aveano ed han tuttavia i Bolognesi scolpitoin marmo un privilegio, che dicono conceduto da Teodosio minore Augusto nell'anno 455 dopo Cristo alla lor città, e fu da me dato alla luce[Antiq. Ital., Dissert. XXXIV.], che è la più sconcia impostura che si trovi fra le tante dei secoli ignoranti. Perchè in esso i territorii del territorio bolognese si fan giugnere fino al fiume Scultenna ossia Panaro verso il distretto di Modena, quel potente comune volle finalmente far valere le sue ragioni fondate sopra quel documento, ridicoloso bensì, ma da essi, per malizia o per goffaggine, tenuto qual incontrastabil decisione contra dei Modenesi, antichi possessori di varie castella di là dal suddetto fiume, e di molti più ne' secoli precedenti. Ah ignoranza dei barbarici secoli, di quant'altre novità e disordini sei tu stata la madre!Fecero dunque i Bolognesi un decreto, in cui obbligarono qualsisia lor podestà di ricuperare il territorio sino al Panaro, e lo fecero intagliare in marmo e giurare ad ogni nuovo podestà. E nell'anno presente, prevalendo il partito dei Lambertazzi, fu presa la risoluzione di procedere ai danni de' Modenesi, coll'adunare un grosso esercito, e menar in piazza il carroccio, per dar principio alla guerra. A questo avviso, i Modenesi ricorsero alle loro amistà per aiuto. Cento uomini d'arme da tre cavalli per uno mandarono i Cremonesi. Due mila fanti e molti cavalieri vennero da Parma.I Reggiani, siccome amici de' Bolognesi, permisero che molti de' suoi privatamente venissero in soccorso de' Modenesi,Obizzo marchesed'Este anch'egli con tutte le forze de' Ferraresi fu in armi, per sostenere i loro interessi. O sia che questo gagliardo armamento do' Modenesi facesse mutar pensiero ai più savii de' Bolognesi, oppure che la fazion guelfa de' Geremii se l'intendesse co' Modenesi, certo è che essi Geremii non si vollero muovere contra di Modena, e fu gran lite fra essi e i Lambertazzi. Temendo dunque gli ultimi che, se uscivano di Bologna, la fazioncontraria introducesse in quella città Obizzo Estense signor di Ferrara, restarono, ed altro non seguì per conto di Modena. Anzi si ottenne dipoi che quel decreto e marmo pregiudiziale ai Modenesi fosse abolito. Carlo re di Sicilia, che nullameno sotto l'ombra di paciere andava macchinando il dominio di tutta l'Italia, scoprì in quest'anno l'animo suo verso la città di Genova[Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital.]. Col mezzo delcardinale Ottobuonodel Fiesco fece venire alla corte pontificia tutti i banditi e confinati di quella città, col pretesto di promuovere la concordia d'essi cogli ambasciatori di Genova, i quali si trovavano anch'essi in Roma. La conchiusione fu, che tutti que' nobili banditi, i Grimaldi specialmente e i Fieschi col cardinale suddetto, per quanto era in loro potere, suggettarono la lor patria ad esso re Carlo. Fu segreta la capitolazione, e non ne traspirò notizia agli ambasciatori suddetti; ma gli effetti poco appresso la scoprirono. Cominciarono que' nobili fuorusciti delle ostilità contro la patria; e il re Carlo in un determinato giorno, senza far precedere sfida alcuna, fece prendere quanti Genovesi si trovarono in Sicilia e Puglia colle loro mercatanzie e navi. Per buona ventura si salvarono due ricche navi che erano approdate a Malta, non essendo riuscito alla furberia dell'uffiziale del re Carlo di mettervi l'unghie addosso. Fu afflitta da grave carestia in quest'anno ancora la Lombardia.

Nel primo giorno di gennaio dell'anno presente approdò a Brindisi il nuovo pontefice elettoGregorio X, venendo di Soria[Vita Gregorii X, P. I, tom. 3 Rer. Ital.]. Arrivato che fu a Benevento, quivi fu ad inchinarlo ilre Carlo, che poscia con magnificenza ed onore l'accompagnò nel resto del viaggio. Fu incontrato a Ceperano da molti cardinali, e dagli ambasciatori di Roma, che il pregarono di trasferirsi a quella città. Ma egli continuò il cammino sino a Viterbo. Portatosi poi a Roma, nel dì 27 di marzofu consecrato; con gran solennità ricevè la tiara pontificia, il giuramento di fedeltà e d'omaggio dal re Carlo. Venuto poscia ad Orvieto, principalmente si applicò ai soccorsi di Terra santa. Intimò a questo fine un concilio generale da tenersi in Lione, e fece maneggi coi popoli di Venezia, Pisa, Genova e Marsilia, per ottenere da essi la lor quota di galee per quella sacra impresa[Raynald., in Annal. Ecclesiast.]. Ma perciocchè i Veneziani aveano guerra co' Bolognesi in terra, e per mare co' Genovesi, spedì l'arcivescovo d'Aix con titolo di legato apostolico, acciocchè trattasse di pace fra loro; e non potendola egli conchiudere, ordinasse a quei comuni d'inviare i lor plenipotenziarii alla corte pontificia. Dalle memorie rapportate dal Rinaldi vegniamo in cognizione, che tuttavia i Sanesi e Pisani ricusavano di riconoscere il re Carlo per vicario della Toscana, e gli ultimi aveano occupati alcuni luoghi in Sardegna. Intimò loro il pontefice le censure, e la privazione del vescovato[Ptolom. Lucens., in Annalib. Brev., tom. 11 Rer. Ital.], se nel termine prefisso non ubbidivano. Fece poscia una promozione di cinque cardinali, uno de' quali fusan Bonaventura, ministro generale dell'ordine de' Minori, insigne dottore della Chiesa. Trovandosi tuttavia alla corte pontificiaOttone Viscontearcivescovo di Milano[Annales Mediolanens., tom. 16 Rer. Ital.], si presentò al papa implorando il suo aiuto contro la prepotenza de' Torriani signori di Milano, che lui e tanti nobili teneano banditi dalla patria. Intanto essi Torriani faceano gran guerra, e i nobili fuorusciti, i quali nondimeno cresciuti in forze per l'assistenza de' Comaschi faceano testa, elessero per loro capitano Simone da Locarno, uomo di grande sperienza nei fatti di guerra. Abbiamo dalla Cronica di Parma[Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.], che Guido e Matteo da Correggio parmigiani, dopo essere stati per lungo tempo come signori di Mantova,furono in quest'anno scacciati da quella podesteria per opera diPinamonte dei BonacossiMantovano loro nipote. Costui non solamente occupò quel dominio, ma si unì co' Veronesi a parte ghibellina, esiliò la maggior parte de' Guelfi di quella città, e cagion fu di non pochi altri mali. Fecero i Pavesi oste contro la terra di Valenza, e fu in loro aiuto il conte Ubertino Landò[Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.]con cinquanta uomini di armi. Portatosi a Brescia il suddetto arcivescovo d'Aix[Malvecius, Chron. Brix., tom. 14 Rer. Ital.]per trattar di concordia fra quel comune e i Torriani di Milano, così saggiamente condusse l'affare, che nel mese d'ottobre nella villa di Gocaglio, dove si trovarono i deputati delle parti, stabilì pace fra loro, con pagare la città di Brescia sei mila e trecento lire imperiali ai Torriani. Rimasero sacrificati, in tal congiuntura, i nobili ghibellini usciti di quella città, perchè lasciati alla discrezion del re Carlo, e mandati furono a' confini. Loro ancora furono tolte varie castella, e distrutte dal popolo di Brescia, fra' quali si contarono Seniga, gli Orci, Palazzuolo e Chiari. Dopo tanti anni di prigionia in Bologna[Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.]arrivò al fine di sua vita nel di 14 di marzoEnzo redi Sardegna, e con grande onore data gli fu sepoltura nella chiesa de' frati predicatori. Ma insorsero in quella città gravi discordie fra le due fazioni de' Geremii guelfi e de' Lambertazzi ghibellini. Gli Annali di Bologna[Annal. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.]e il Ghirardacci[Ghirardacci, Istor. di Bologna.]ne parlano all'anno seguente, ma fuor di sito, a mio credere. L'antica Cronica di Reggio[Memorial. Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.], e, quel ch'è più, Ricobaldo[Richobald., in Pomar., tom. 9 Rer. Ital.], storico di questi tempi e fra Francesco Pippino[Pippin, Chron. Bononiens., tom. eod.]ne danno relazione sotto il presente anno. Aveano ed han tuttavia i Bolognesi scolpitoin marmo un privilegio, che dicono conceduto da Teodosio minore Augusto nell'anno 455 dopo Cristo alla lor città, e fu da me dato alla luce[Antiq. Ital., Dissert. XXXIV.], che è la più sconcia impostura che si trovi fra le tante dei secoli ignoranti. Perchè in esso i territorii del territorio bolognese si fan giugnere fino al fiume Scultenna ossia Panaro verso il distretto di Modena, quel potente comune volle finalmente far valere le sue ragioni fondate sopra quel documento, ridicoloso bensì, ma da essi, per malizia o per goffaggine, tenuto qual incontrastabil decisione contra dei Modenesi, antichi possessori di varie castella di là dal suddetto fiume, e di molti più ne' secoli precedenti. Ah ignoranza dei barbarici secoli, di quant'altre novità e disordini sei tu stata la madre!

Fecero dunque i Bolognesi un decreto, in cui obbligarono qualsisia lor podestà di ricuperare il territorio sino al Panaro, e lo fecero intagliare in marmo e giurare ad ogni nuovo podestà. E nell'anno presente, prevalendo il partito dei Lambertazzi, fu presa la risoluzione di procedere ai danni de' Modenesi, coll'adunare un grosso esercito, e menar in piazza il carroccio, per dar principio alla guerra. A questo avviso, i Modenesi ricorsero alle loro amistà per aiuto. Cento uomini d'arme da tre cavalli per uno mandarono i Cremonesi. Due mila fanti e molti cavalieri vennero da Parma.

I Reggiani, siccome amici de' Bolognesi, permisero che molti de' suoi privatamente venissero in soccorso de' Modenesi,Obizzo marchesed'Este anch'egli con tutte le forze de' Ferraresi fu in armi, per sostenere i loro interessi. O sia che questo gagliardo armamento do' Modenesi facesse mutar pensiero ai più savii de' Bolognesi, oppure che la fazion guelfa de' Geremii se l'intendesse co' Modenesi, certo è che essi Geremii non si vollero muovere contra di Modena, e fu gran lite fra essi e i Lambertazzi. Temendo dunque gli ultimi che, se uscivano di Bologna, la fazioncontraria introducesse in quella città Obizzo Estense signor di Ferrara, restarono, ed altro non seguì per conto di Modena. Anzi si ottenne dipoi che quel decreto e marmo pregiudiziale ai Modenesi fosse abolito. Carlo re di Sicilia, che nullameno sotto l'ombra di paciere andava macchinando il dominio di tutta l'Italia, scoprì in quest'anno l'animo suo verso la città di Genova[Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital.]. Col mezzo delcardinale Ottobuonodel Fiesco fece venire alla corte pontificia tutti i banditi e confinati di quella città, col pretesto di promuovere la concordia d'essi cogli ambasciatori di Genova, i quali si trovavano anch'essi in Roma. La conchiusione fu, che tutti que' nobili banditi, i Grimaldi specialmente e i Fieschi col cardinale suddetto, per quanto era in loro potere, suggettarono la lor patria ad esso re Carlo. Fu segreta la capitolazione, e non ne traspirò notizia agli ambasciatori suddetti; ma gli effetti poco appresso la scoprirono. Cominciarono que' nobili fuorusciti delle ostilità contro la patria; e il re Carlo in un determinato giorno, senza far precedere sfida alcuna, fece prendere quanti Genovesi si trovarono in Sicilia e Puglia colle loro mercatanzie e navi. Per buona ventura si salvarono due ricche navi che erano approdate a Malta, non essendo riuscito alla furberia dell'uffiziale del re Carlo di mettervi l'unghie addosso. Fu afflitta da grave carestia in quest'anno ancora la Lombardia.


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